Dell’insulto e della contestazione

Dell’insulto e della contestazione

di Maurizio Tiriticco

Ormai quella dell’insulto al professore sembra diventata una moda! Resa poi virale dal fatto che esiste un web che funge da sostegno e incoraggiamento! Una sorta di gara a chi riesce meglio nell’impresa! Dalle Alpi al Lilibeo! Assistiamo al dileggio prima, poi all’assalto con il casco, al lancio dei cestini della mondezza, ai calci alle porte… mentre il pubblico sui banchi applaude e incoraggia! Ma il dramma è che la motivazione che sostiene l’impresa è una sola: divertirsi! E l’aula scolastica diventa un ministadio in cui si celebra il nuovo sport del “dagli all’insegnante”! Un tale molti anni fa offese e insultò i presenti in un’altra aula, indubbiamente più importante di un’aula scolastica, gridando: “Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”! Sembra che oggi le nostre aule scolastiche siano percepite dai nostri studenti un bivacco per manipoli di ragazzi annoiati! E la noia è una molla forte per dar luogo ad atti irresponsabili.

Ricordo un’altra contestazione, di cui fui anche vittima, ma la molla era un’altra! Discutibile quanto si vuole, è vero! Si trattava della contestazione studentesca, del famoso Sessantotto – mezzo secolo fa – quando gli studenti di tutto il mondo, da Pechino a Berkeley, da Parigi a Roma pretesero che nelle scuole e nelle università si discutesse anche di quanto in quegli anni accadeva di terribile! La guerra nel Vietnam sembrava non avere mai fine! L’esercito degli Stati Uniti era impegnato in un conflitto violento e crudele come non mai! Gas tossici, napalm, intere foreste distrutte e con esse una popolazione di contadini ineermi! Comunque contro tutto questo il meglio della intelligentia americana e mondiale si batteva con grande determinazione. Negli Stati Uniti Joan Baez cantava contro la guerra nel Vietnam. E finì in carcere dal dicembre al gennaio del 67/68 per avere guidato una dimostrazione davanti al distretto militare di Oakland. Nell’ottobre del ’67 cadeva combattendo un mito della rivoluzione cubana, Che Guevara. In Cina era in atto la cosiddetta “rivoluzione culturale”! Mao Tse Tung, che il primo ottobre del 1949, dopo un lungo periodo di lotta armata contro il regime aveva proclamato la nascita della Repubblica Popolare Cinese, lanciò la cosiddetta “rivoluzione culturale”, con una larga mobilitazione di giovani contro i dirigenti corrotti. E il “libretto rosso” di Mao veniva agitato anche dai nostri giovani di “Servire il popolo”!

Lo so! Sono solo accenni che meriterebbero ben altro discorso, ma che aiutano a comprendere la temperie di quegli anni. Quando gli studenti contestavano la “scuola dei padroni”. E anch’io, insegnante comunista, indubbiamente per nulla tenero contro il “regime capitalistico borghese”, sic!, venni contestato, perché la scuola “aveva la sola funzione di addormentare le menti”! Erano gli anni in cui Bourdieu e Passseron pubblicavano “La Reproduction”: cultura e scuola in uno Stato borghese hanno la sola funzione di “riprodurre” le ineguaglianze sociali!

Potrei andare avanti nei ricordi, ma ciò che intendo sottolineare è la profonda differenza che corre tra le due contestazioni della scuola e dei suoi insegnanti. Allora c’era una motivazione politica profonda, discutibile quanto si vuole, ma c’era! Oggi la motivazione della contestazione – che poi contestazione non è, ma puro bullismo – è soltanto la celebrazione di una spavalderia sfacciata, forte soltanto dell’approvazione del “gruppo” e della moltiplicazione riprodotta dai social.

Sono atti che, comunque, segnalano anche la crisi di una scuola che dalla sua fondazione post 1861, l’anno della proclamazione del Regno d’Italia, non ha mai conosciuto profonde riforme, fatta eccezione forse di quella del ministro Gentile, di quella dei “decreti delegati”, del recente innalzamento dell’obbligo di istruzione fino ai 16 anni di età. So benissimo che ci sono state altre riforme, ma ciò che intendo sottolineare è che, di fatto, le tre C di sempre, la Classe d’età, la Cattedra e la Campanella, per non dire del Banco più scomodo che mai, ore e ore seduti, e dell’Aula, spesso spoglia come un’anonima sala d’aspetto, scandiscono modi, tempi e rapporti che si infrangono con una realtà, quella odierna, che richiederebbe input diversi per sollecitare cultura, conoscenze, abilità e competenze – appunto il refrain delle competenze – quindi modi diversi non tanti di insegnare “cose fatte”, ma di sollecitare curiosità, interessi e promuovere apprendimenti.

C’è un mondo che cambia freneticamente giorno dopo giorno, soprattutto per quanto riguarda la diffusione delle informazioni, ma la nostra scuola sta lì immobile da sempre, con ministri che nulla ne sanno, troppo occupati a dare la scalata a posti di governo più ambiti! Perché la scuola vale poco! Anche se riguarda milioni di italiani! E a pagare il prezzo di questa incuria sono i nostri ragazzi! E i nostri insegnanti! E la 107 nulla ha colto dei nodi problematici del nostro “sistema nazionale di istruzione e formazione”! Una coperta di 212 commi stesa su una realtà che invece… deve essere “scoperta” e governata!

Firmato il contratto istruzione e ricerca: dura fino a dicembre

da il manifesto

Firmato il contratto istruzione e ricerca: dura fino a dicembre

Sindacati confederali all’Aran. Aumenti tra gli 85 e i 110 euro da maggio per 1,2 milioni di dipendenti. La spaccatura con i sindacati di base

Dopo la pre-intesa del nove febbraio, il via libera del Consiglio dei Ministri, il passaggio alla Corte dei Conti ieri è arrivata la firma del nuovo contratto nazionale dell’istruzione e della ricerca all’Aran con i sindacati confederali Flc Cgil, Uil e Cisl Scuola. Tutti gli altri sindacati, a cominciare da Usb e Snals non hanno firmato. Lo ha fatto la Gilda ma «con riserva»: «Gli aumenti sono palesemente inadeguati» sostiene il coordinatore Rino Di Meglio che critica una norma che esclude i sindacati che non firmano da tutti i livelli di contrattazione.

In busta paga arriveranno tra gli 85 e i 110 euro medi in più al mese a partire da maggio per 1,2 milioni di dipendenti: circa un milione lavorano nella scuola, gli altri 200 mila in enti di ricerca, università, accademie e conservatori. Per gli aumenti una quota parte è stata presa dai fondi sul «merito». Tra l’altro l’accordo contiene un ridimensionamento del ruolo dei dirigenti scolastici concepito dalla legge 107, la «Buona scuola» di Renzi e del Pd, l’orario di servizio invariato. Invariati anche i permessi e le ferie sia per i docenti che per gli Ata. È stata rinviata a una successiva negoziazione la parte sulle sanzioni disciplinari.

Il contratto firmato ieri avrà vita breve: scadrà già nel dicembre 2018. «Non è un approdo – sostiene Francesco Sinopoli (Flc-Cgil) – ma una ripartenza in vista della riapertura della trattativa. Si riconquista con oggi il diritto a contrattare. Con questo contratto abbiamo modificato delle leggi scritte pensando che i nostri luoghi di lavoro fossero aziende: ora è stato scritto che la scuola è una “comunità educante”. Il prossimo governo dovrà rifinanziare il nuovo contratto di lavoro». «È la riconquista di uno strumento di tutela dopo un lungo periodo di blocco delle retribuzioni» sostiene Anna Maria Furlan (Cisl). Contraria all’accodo Usb. Per il sindacato si tratta di un «aumento di pochi spiccioli già erosi dall’inflazione, il contratto non tutela i diritti dei precari, lascia tantissimo lavoro sommerso non riconosciuto, non scalfisce in alcun modo la legge 107».

Contratto firmato, novità su sanzioni disciplinari: cosa cambia?

da Orizzontescuola

Contratto firmato, novità su sanzioni disciplinari: cosa cambia?

di redazione

Ricordiamo che le sanzioni disciplinari, come si legge all’articolo 29 del Contratto siglato venerdì scorso, saranno oggetto di sequenza contrattuale apposita.

Nel testo sono comunque presenti alcune questioni.

Nel titolo III sono inserite le responsabilità disciplinari che riguardano ad esempio l’uso improprio dei mezzi informatici, come già affrontato in questo articolo.

Vengono anche date indicazioni sulla condotta del dipendente della scuola in qualità di impegno, di rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità dell’attività amministrativa e così via.

Nel titolo IV, si danno disposizioni particolari, tra le quali i tassi di assenza del personale. Scarica la parte di contratto interessata.

Queste indicazioni dovranno essere integrate grazie ad una sequenza contrattuale apposita, che dovrà tenere conto dei seguenti fattori:

1) deve essere prevista la sanzione del licenziamento nelle seguenti ipotesi:

a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;

b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale;

2) occorre prevedere una specifica sanzione nel seguente caso:

a) condotte e comportamenti non coerenti, anche nell’uso dei canali sociali informatici, con le finalità della comunità educante, nei rapporti con gli studenti e le studentesse.

Visite fiscali ripetute e restrizioni su chi è escluso da obbligo di reperibilità. Orari invariati e visite anche di domenica

da Orizzontescuola

Visite fiscali ripetute e restrizioni su chi è escluso da obbligo di reperibilità. Orari invariati e visite anche di domenica

di Paolo Pizzo

Orari di reperibilità 9-13 e 15-18, visite fiscali anche di domenica e variazione dell’indirizzo di reperibilità?

Orari di reperibilità 9-13 e 15-18, visite fiscali anche di domenica e variazione dell’indirizzo di reperibilità?

Nulla di nuovo. Sono altre le novità. Visite fiscali ripetute e restrizioni sulle esclusioni dall’obbligo di reperibilità per i dipendenti pubblici.

Il nuovo decreto del 17 ottobre 2017, n. 206 ha suscitato molta enfasi negli addetti ai lavori soprattutto per due punti:

  • gli orari di reperibilità dei dipendenti pubblici;
  • la presunta “novità” della visita fiscale possibile anche di domenica.

Non voglio deludere nessuno ma tali disposizioni erano già previste ed in vigore dal 2009.

È utile quindi fare chiarezza.

FASCE ORARIE DI REPERIBILITÀ E VISITE FISCALI ANCHE DI DOMENICA

L’art. 3 del nuovo decreto non cambia di una virgola rispetto al precedente ordinamento (art 1 del DM 206/2009) disponendo:

In caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi.”

Pertanto, rimangono invariati per i dipendenti pubblici gli orari di reperibilità rispetto al decreto del 2009 così come rimane invariata la possibilità per l’Amministrazione di disporre la visita fiscale nei giorni non lavorativi e festivi.

Sottolineiamo, se ce ne fosse bisogno, che l’obbligo di reperibilità durante i giorni non lavorativi e festivi è dovuto ovviamente solo se tali giorni sono ricompresi nella certificazione medica.

VISITA FISCALE DISPOSTA PIÙ VOLTE ANCHE PER LO STESSO EVENTO MORBOSO

Questa sì che è una delle novità.

Ricordiamo infatti che nella previgente disciplina tra gli esclusi dall’obbligo del rispetto delle fasce di reperibilità (art. 2 DM 206/2009) vi erano anche i dipendenti nei confronti dei quali era stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Pertanto, per ogni evento morboso era possibile un solo controllo fiscale dopodiché il dipendente non poteva più essere sottoposto ad altro controllo sempre con riferimento al periodo dello stesso evento morboso.

Ora, invece, all’art. 2 del nuovo DM 206/17 è previsto che le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale.

Pertanto, il dipendente, in tutto il periodo di malattia (stesso evento morboso) può essere sottoposto a più visite fiscali. Ovviamente anche nei giorni festivi sempre se tali giorni sono ricompresi nella certificazione.

DIPENDENTI ESCLUSI DALL’OBBLIGO DI REPERIBILITÀ: INTRODOTTA LA PERCENTUALE MINIMA DI INVALIDITÀ, CHI È IN INFORTUNIO SUL LAVORO DEVE RISPETTARE LE FASCE DI REPERIBILITÀ

L’altra novità riguarda la platea dei lavoratori esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità.

Per capire meglio le novità introdotte è utile riportare l’art. 2 dell’ormai abrogato DM 206/2009 il quale disponeva l’esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità per:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) infortuni sul lavoro;

c) malattie per le quali e’ stata riconosciuta la causa di servizio;

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Il nuovo art. 4 del DM 206/17, invece, così dispone:

Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali l’assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;

c) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Tre quindi le novità:

  • Per ciò che riguarda l’assenza dovuta a malattia per causa di servizio si fa uno specifico riferimento ad una norma e alle tabelle ad essa allegate, mentre prima era una dicitura diciamo generica.

http://www.dag.mef.gov.it/normativa/pensioni/documenti/DPR_834_81.pdf

  • Per quanto riguarda invece l’assenza dovuta a malattia riconducibile ad un’invalidità riconosciuta, ciò dobbiamo dire che non è assolutamente una novità, come qualcuno ha scritto, perché, come si evince chiaramente dal DM del 2009, l’esenzione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità era già prevista. La novità sta invece nel fatto che così come era già prevista per il privato ora viene precisata la percentuale minima di invalidità che deve essere pari o superiore al 67%. Quindi, se vogliamo, una restrizione in tal senso.
  • In ultimo, salta sicuramente all’occhio come i dipendenti in malattia per infortunio sul lavoro debbano, a differenza della previgente normativa, rispettare le fasce orarie di reperibilità! Certamente si rimane un po’ sorpresi. Se è vero infatti che la visita fiscale ha (o dovrebbe avere?) lo scopo di valutare solo lo stato di salute del dipendente, ci viene difficile capire come si potrà mettere in discussione tale stato di fronte ad una prognosi rilasciata dall’INAIL che è l’organo deputato alla valutazione di volta in volta dell’infortunio del lavoratore e a prescriverne la guarigione.

ATTENZIONE: RIMANE SEMPRE LA “POSSIBILITÀ” E NON L’“OBBLIGO” DELL’INVIO DELLA VISITA FISCALE (CON QUALCHE ECCEZIONE)

È utile anche qui sottolineare ciò che rimane invariato rispetto la previgente normativa.

Rimane infatti sempre la “possibilità” e non l’“obbligo” dell’amministrazione dell’invio della visita fiscale.

Il comma 1 della nuova disciplina continua a disporre che “La visita fiscale può essere richiesta, dal datore di lavoro pubblico, fin dal primo giorno di assenza dal servizio per malattia del dipendente…”.

può essere richiesta…” non “deve essere richiesta…

E al comma 3 che “le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimita’ delle giornate festive e di riposo settimanale..”

Anche qui “possono…”

Unica eccezione:

Sempre il comma 3 richiama l’attenzione all’articolo 55-septies, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (comma in realtà sostituito dall’articolo 16, comma 9, del D.L. 6 LUGLIO 2011 N. 98) il quale continua a disporre, come per la previgente normativa, che:

Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Il controllo è in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative”.

Quindi nulla di nuovo.

COMUNICAZIONE DELLA VARIAZIONE DELL’INDIRIZZO DI REPERIBILITÀ

In ultimo, per ciò che riguarda la comunicazione del dipendente di un’eventuale variazione dell’indirizzo di reperibilità (art. 6 del nuovo decreto), anche qui nessuna novità per i dipendenti della scuola.

Il CCNL 2007 all’art 17 comma 13 aveva già disposto chiaramente che:

Il dipendente, che durante l’assenza, per particolari motivi, dimori in luogo diverso da quello di residenza o del domicilio dichiarato all’amministrazione deve darne immediata comunicazione, precisando l’indirizzo dove può essere reperito.”

Disposizione già contenuta anche in diverse circolari della Funzione Pubblica.

ATA supplenze prorogate al 31 agosto, la nota Miur

da Orizzontescuola

ATA supplenze prorogate al 31 agosto, la nota Miur

di redazione

Nei casi di effettiva necessità i Dirigenti Scolastici possono prorogare al 31 agosto i contratti di supplenza del personale ATA inizialmente stipulati al 30 giugno.

La richiesta deve essere motivata e inviata agli Uffici Scolastici regionali per l’autorizzazione.

Le possibili motivazioni, indicate nella nota Miur, sono: attività connesse allo svolgimento degli esami di stato, debiti di recupero nelle scuole secondarie di secondo grado. Si aggiunge poi: situazioni eccezionali che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto con riflessi sull’ordinato avvio dell’anno scolastico (es. adempimenti legati all’aggiornamento delle graduatorie di istituto ATA, allo svolgimento delle procedure concorsuali in atto ,etc.)

I riferimenti normativi sono l’art.1 comma 7 del Regolamento supplenze del personale ATA, e le istruzioni impartite con la nota Miur del 10 giugno 2009 prot.n. 8556 reiterata negli anni successivi.

La nota permetterà dunque di avere a disposizione il personale ATA utile per lo svolgimento di tutte quelle attività che coinvolgono il personale nel periodo estivo, in preparazione dell’anno scolastico successivo, operazioni ordinarie alle quali si aggiungono quest’anno la pubblicazione delle graduatorie ATA di III fascia e lo svolgimento del concorso per docenti abilitati.

La nota Miur

Assenze per visite, terapie ed esami: cosa prevede il nuovo CCNL per il personale ATA

da La Tecnica della Scuola

Assenze per visite, terapie ed esami: cosa prevede il nuovo CCNL per il personale ATA

Diplomati magistrale, il Miur vuole una soluzione parlamentare

da La Tecnica della Scuola

Diplomati magistrale, il Miur vuole una soluzione parlamentare

“Corso di sopravvivenza per i docenti aggrediti”

da La Tecnica della Scuola

“Corso di sopravvivenza per i docenti aggrediti”

L’Italia lontana dagli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2030

da La Tecnica della Scuola

L’Italia lontana dagli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2030

Bullismo verso insegnanti, Fedeli: ‘Linea rigorosa. In casi gravi arrivare alla non ammissione allo scrutinio finale’

da Tuttoscuola

Bullismo verso insegnanti, Fedeli: ‘Linea rigorosa. In casi gravi arrivare alla non ammissione allo scrutinio finale’ 

Nei primi quattro mesi del 2018 ben 26 insegnanti sono stati aggrediti dentro o nei dintorni di scuole italiane. In pratica, uno ogni quattro giorni, secondo i dati riportati su Repubblica da Corrado Zunino. Una vera e propria emergenza educativa. Eppure, stando a quanto segnalato da Evangelisti su Il Messaggero, lo scorso anno solo lo 0,1% degli studenti è stato bocciato a causa della sua cattiva condotta. Minacce e offese a docenti da parte di studenti sono inaccettabili ed è necessaria una linea rigorosa nelle sanzioni. Chi infrange le regole, chi ricorre alla violenza verbale o fisica nei confronti di professoresse e professori va sanzionato secondo le norme vigenti, che prevedono la sospensione dalle lezioni per periodi di tempo diversi a seconda della gravità delle azioni compiute e, nei casi più gravi, anche la non ammissione allo scrutinio finale”. Così si è pronunciata la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in merito ai video diffusi in rete in cui si vedono studenti che minacciano e aggrediscono verbalmente i propri docenti.

“Di fronte a immagini come quelle che ci arrivano da Lucca o da Velletri bisogna reagire con fermezza. Applicando le norme esistenti anche nei confronti di chi riprende con smartphone e diffonde simili video per ironizzare e umiliare il proprio professore”, aggiunge la Ministra Fedeli. Che sottolinea: “I docenti non devono subire simili episodi di violenza, e vanno sostenuti non solo dalle loro colleghe e dai loro colleghi e dalle e dai loro dirigenti, ma dall’insieme della società. La figura del docente deve essere adeguatamente riconosciuta, rispettata, valorizzata. Già nei giorni scorsi, consegnando all’insegnante di italiano e storia Franca Di Blasio un’onorificenza come Cavaliere dell’Ordine ‘Al Merito della Repubblica Italiana’, avevo lanciato un appello alle famiglie e alla società tutta. Un appello al rispetto come valore centrale per la scuola e per l’intero Paese, perché non rispettare chi è incaricato di formare le nuove generazioni, non riconoscere il loro valore, la loro funzione educativa, significa non rispettare le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Un appello che torno a rivolgere anche e soprattutto ai genitori, perché sappiamo bene che l’autorevolezza dell’insegnante si intreccia in modo stretto, agli occhi delle ragazze e dei ragazzi, con quella dei genitori”.

La Ministra Fedeli ricorda anche le iniziative messe in campo negli ultimi mesi dal MIUR per sostenere concretamente l’azione di cambiamento sociale e culturale necessario, fondato sul dialogo e sul rispetto. “Abbiamo lanciato lo scorso ottobre il Piano nazionale per l’educazione al rispetto, sottolineando la centralità delle relazioni umane e civili nella scuola come fattore centrale per la complessiva qualità di questa istituzione e per il futuro dell’intero Paese. E abbiamo rilanciato il Patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglie, perché la centralità e il valore della comunità educante non vanno soltanto enunciati ma fatti vivere ogni giorno, concretamente”.

Conclude la Ministra: “Ripartire dal rispetto e dalla fondamentale importanza della figura dei docenti, mai minimizzare e anzi subito denunciare episodi di violenza verbale o fisica, linea rigorosa nelle sanzioni: ecco la strada da seguire affinché non si debba più assistere a immagini come quelle che ci sono giunte da Lucca e da Velletri”.

Di violenza a scuola e della fragilità dell’alleanza scuola-famiglia parleremo in un webinar gratuito il prossimo 3 maggio, alle 17. Titolo della diretta: “Violenze scolastiche, crisi di un’alleanza educativa”. 

FAQ Handicap e Scuola – 62

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono una docente di sostegno della Scuola dell’Infanzia, seguo un bambino con disturbo dello spettro autistico che frequenta l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. E’ un bambino con delle difficoltà, ma ultimamente, il suo comportamento è peggiorato al punto da mettere in pericolo la sua incolumità e quella dei compagni. La nostra scuola funziona a tempo normale con sevizio mensa, per cui il bambino rimane a scuola dalle 8.00 alle 16.00, ma dalle 13.00 alle 16.00 il bambino resta senza l’insegnante di sostegno. Fatta questa premessa volevo sapere: il bambino può rimanere di pomeriggio a scuola senza l’insegnante di sostegno?

Molto probabilmente è necessario rammentare che il bambino è alunno di tutti i docenti della sezione e non soltanto del docente incaricato su posto di sostegno. L’alunno con disabilità ha diritto a frequentare per il tempo scelto dalla famiglia e i docenti in servizio non possono rifiutare l’alunno!
Va poi aggiunto che, se effettivamente il bimbo ha necessità di un supporto dalle ore 13 in poi, la scuola può chiedere al Sindaco un certo numero di ore di assistenza per l’autonomia personale, facendo riferimento alle risultanze della “Diagnosi Funzionale”, del Profilo Dinamico Funzionale, già predisposto, e del “Piano Educativo Individualizzato” elaborato per l’anno in corso.
Se necessario, inoltre, la famiglia insista col Comune per iscritto che, se non viene assegnato l’assistente, si rivolgerà al giudice per discriminazione.

Sono un’educatrice/assistente alla comunicazione. Avrei bisogno del Vs aiuto/chiarimento in merito a quanto sto assistendo nella scuola dove lavoro.
Avrei bisogno di sapere se, un insegnante di sostegno (nella fattispecie segue un ragazzo autistico a bassissimo funzionamento) può telefonare a casa dei genitori e chiedere a loro che lo stesso sia tenuto a casa perché il sostegno stesso è malata senza, peraltro, chiedere nemmeno il permesso alla dirigente, tenendo all’oscuro il suo operato. I genitori, molto contrariati hanno tenuto a casa il ragazzo. Esiste una legge che regolamenta questo comportamento?

Nessun docente, sia esso incaricato su posto di sostegno o su posto disciplinare, può chiedere a un genitore di tenere a casa il figlio da scuola.
Si consideri inoltre che, in base all’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92, la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni autistico non verbale, che andrà in gita con la sua classe a maggio. Lo seguirà il suo professore di sostegno, non l’addetta all’assistenza, ma il dirigente ha chiesto alla famiglia se lo accompagnerà anche un genitore. Il papà ha acconsentito pur di agevolare nostro figlio quindi parteciperà alla gita di 3 giorni a Siena. Ora la scuola chiede gli acconti e più tardi i saldi per tutti e due. (la spesa sarà di 200 euro a testa)
Negli anni precedenti abbiamo sempre accompagnato nostro figlio nelle uscite della scuola di tasca nostra e senza tante storie, perchè per noi è sempre stato importante coinvolgere nostro figlio con gli altri, ma anche gli altri con lui. Purtroppo, ora le spese sono più impegnative.
Vi chiedo gentilmente di spiegarmi in che modo far presente alla scuola che l’accompagnatore, non dovrebbe assumersi la spesa.

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Poiché il Dirigente stesso ha chiesto la presenza del genitore in qualità di accompagnatore, il genitore non deve sostenere le spese per tale attività. Diversamente si incorrerebbe in una palese discriminazione, vietata dalla legge n. 67/2006.

Sono una mamma con un figlio autistico ad alto funzionamento le scrivo perchè spero possa consigliarmi in merito a delle problematiche che sto avendo a scuola con l’insegnante di sostegno. Dopo aver constatato che mio figlio non ha partecipato ad alcune attività perchè non c’erano stai i tempi per prepararlo… Cosa posso fare, qual è la norma e come posso muovermi abbiamo già fatto presente alla scuola le linee guida del Miur ma ci hanno risposto che l’insegnante di sostegno può insegnare alla classe perché è insegnante di classe.

Quanto le è stato comunicato dalla scuola è vero in parte: il docente per il sostegno è assegnato alla classe, ma la sua presenza, fissata in un certo numero di ore, è determinata dal fatto che, in quella classe, è iscritto un alunno con disabilità. E quelle ore devono essere puntualmente assicurate: non si possono sottrarre le ore di sostegno, in quanto ciò produrrebbe un’interruzione di pubblico servizio oltre alla lesione del diritto allo studio per l’alunno con disabilità, diritto costituzionalmente garantito.
L’utilizzo del docente di sostegno per supplenze quando l’alunno con disabilità è a scuola, non solo è scorretto e improprio, ma illegale, anche quando questo avviene per l’assenza del docente curricolare nella stessa classe.

Durante le esercitazioni pratiche all’interno di un laboratorio con un alunno comportamentale la responsabilità è solo del insegnante curriculare o anche dell’educatore?

La responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, è del/dei docenti in servizio.
Per quanto riguarda l’educatore egli risponderà, a titolo personale, per eventuali suoi comportamenti nei riguardi dello studente e nei riguardi di terzi.
Le possiamo suggerire di inviare una diffida al Dirigente scolastico per lesione del diritto allo studio e interruzione di pubblico servizio.

Volevo avere dei chiarimenti sui diritti di mio figlio che ha la sindrome di malan che comporta un ritardo psico motorio, non parla non dice quando gli scappano i bisogni ma bisogna ricordarglielo ed accompagnarlo al bagno accertato dall’asl con legge 104 art 3 comma 3, lui frequenta la scuola del infanzia con una copertura di 15 ore per le insegnanti di sostegno e 7 ore assistente at personam. Il problema è che il bambino può frequentare l’asilo solo per quelle 22 ore: è possibile questo per legge? Perché la dirigente mi disse che sono le insegnanti che gestiscono le ore, parlo anche con loro ma mi dissero che loro non si fidano a tenere il bambino in classe per tutte le 40 ore e che non possono restare da sole con lui perché se devono accompagnarlo al bagno non possono abbandonare la classe e che le bidelle non hanno il compito di accompagnare i bambini al bagno.. la npi ci ha chiaramente detto che mio figlio NON ha bisogno di un assistenza con rapporto 1:1 .. ho sentito altre scuole e mi hanno detto che assolutamente il bambino deve frequentare per tutto l orario ma non so cosa devo fare e a che leggi appellarmi.

La legge 104/92 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione dal nido all’università (art. 12). Pertanto il bambino ha diritto a frequentare per tutto il tempo scuola. Per le questioni poste, suggeriamo di convocare un GLHO in cui affrontare la questione dell’assistenza di base e dell’autonomia.
Per l’assistenza di base (bagno), la competenza è dei collaboratori scolastici: pertanto il dirigente scolastico deve affidare tale compito a una collaboratrice o a un collaboratore.
Per l’autonomia personale (e per la comunicazione), la legge stabilisce che siano garantite figure professionali come gli assistenti ad personam (art. 13 della legge 104/92); in questo caso è possibile chiedere la presenza dell’assistente ad personam per il tempo necessario (in sede di incontro, inserite anche la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).
Per quanto riguarda il docente, invece, essendo il bambino certificato con art. 3 comma 3, gli devono essere riconosciute 25 ore di insegnante di sostegno, ovvero il rapporto 1:1 (anche in questo caso, in sede di incontro di GLHO, inserite la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).

Sono un ‘insegnate referente delle visite guidate nella scuola primaria. Nell organizzare un’ uscita un genitore di un alunno diversamente abile ha chiesto di essere autorizzato ad accompagnare il bambino, perche giornalmente gli vengono somministrati medicinali poiche’ affetto da crisi epilettiche. Dietro mia richiesta il DS ha autorizzato il genitore. Di conseguenza ho ritenuto opportuno mettere l ‘insegnante di sostegno del bambino a supporto su altre classi che superano i 15 bambini. Il quesito e’ il seguente: e’ corretto quello che ho fatto oppure no?

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Se il genitore partecipa all’uscita per “somministrare i medicinali” al figlio e anche in qualità di “accompagnatore”, allora quanto da lei disposto va bene ed è legittimo.

Vorrei sapere se è possibile che un alunno non vedente sostenga l’esame di maturità usando un tablet o simili, personale o deve essere fornito dalla scuola.

Se lo studente ha utilizzato lo strumento nel corso dell’anno, sicuramente può utilizzarlo anche in sede di esame di stato, purché siano rimossi file o altri materiali non coerenti con la prova o che potrebbero in qualche modo inficiare la prova stessa. Nel dubbio, sarà la scuola a provvedere con apposito strumento, ovviamente fruibile e noto, nell’utilizzo, allo studente.

La famiglia di un alunno diversamente abile, è obbligata a consegnare alla scuola la certificazione di situazione di handicap o in base al D.L. 196/2003, depositare in segreteria un certificato generico, rilasciato dal medico di base, che attesti la disabilità e la necessita di un docente di sostegno?

La famiglia, affinché per il figlio siano riconosciute e assegnate le risorse necessarie, deve consegnare alla scuola “copia” della documentazione necessaria, nello specifico: la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento, entrambi rilasciati dall’ASL, ai sensi del DPCM 185/2006.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola superiore. All’interno della mia classe frequentano tre allieve disabili, tutte che seguono la programmazione con gli obiettivi minimi; preciso che una di queste allieve ha chiesto a dicembre, nell’ ambito della stessa scuola, un cambio di classe ed è per questo motivo che ora nel secondo quadrimestre ci troviamo con tre studentesse diversamente abili e tre docenti di sostegno che, suddividendosi le discipline, seguono singolarmente le tre allieve. Conosco gli artt. del DPR 122/2009: “… Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto.”
Secondo il mio modesto parere, per ogni allieva disabile i tre docenti di sostegno esprimono in sede di scrutinio un voto solo; secondo altri, tutti e tre i docenti votano per ogni singolo allievo disabile con un totale di 9 voti, tre per ogni studentessa.

La norma da lei citata è chiarissima: ogni docente del consiglio di classe esprime un solo voto.
Il caso citato dal DPR 122/2009 riguarda l’assegnazione per lo stesso caso.
Nella situazione da lei descritta l’assegnazione, per quanto sia alla classe, è intesa come rapporto 1:1. Pertanto ogni insegnante componente del gruppo di classe vota per tutti gli alunni attraverso un solo voto.
Solo se un alunno è seguito da più docenti per il sostegno, questi, tutti insieme, esprimono un solo voto.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei avere informazioni riguardo il caso di un ragazzo sordo.
L’alunno ha frequentato la scuola alberghiera seguendo un PEI differenziato (è solo sordo, non presenta ritardi), la mamma non soddisfatta di questo percorso proposto ha deciso di iscriverlo nella nostra scuola.
La mamma vorrebbe riscrivere il figlio al primo anno e fargli seguire un PEI ad obiettivi minimi e affiancargli un assistente alla comunicazione, secondo i diritti che hanno tutti i sordi.
In questo modo perderebbe due anni, ma ricomincerebbe un nuovo percorso.
Ciò è possibile? Chi stabilisce che il ragazzo pur avendo fatto due anni di PEI differenziato non ha le competenze per iscriversi al 3 anno?
La mamma deve sottoscrivere una dichiarazione in cui esplicitamente chiede la rinuncia di due anni?

L’ammissione al primo o al terzo anno spetta alla scuola e non alla famiglia; in mancanza di un titolo di studio idoneo, sarà il Consiglio di classe a stabilire in quale classe iscrivere lo studente.
Vi sono, piuttosto, problemi relativi al sostegno e all’età. Non ci si può iscrivere alla scuola secondaria di secondo grado (frequenza del mattino), se si è ultradiciottenni; in questo caso, infatti, è possibile iscriversi solo ai corsi serali.
Quanto al sostegno, se lo studente ha già fruito di questo diritto alla scuola secondaria di secondo grado, già frequentata, vi sono dubbi in merito al fatto che l’Ufficio Scolastico Regionale assegni un altro docente per il sostegno.

Prove INVALSI


Scuola primaria (fascicoli cartacei):

  • 3 maggio 2018: prova d’Inglese (V primaria);
  • 9 maggio 2018: prova di Italiano (II e V primaria) e prova preliminare di lettura (quest’anno, la prova di lettura è svolta solo dalle classi campione della II primaria);
  • 11 maggio 2018: prova di Matematica (II e V primaria).

Scuola secondaria (prove computer based – CBT):

  • 4 – 21 aprile 2018: prove di Italiano, Matematica e Inglese per le classi terze della scuola secondaria di primo grado;
  • 7 – 19 maggio 2018: prove di Italiano e Matematica, comprensive anche del questionario studente per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado.

Invalsi, Fedeli: “Bilancio positivo per la prima tornata di prove. Dalle scuole risposta importante”

(Sabato, 21 aprile 2018) “Alla fine di questa prima tornata di prove Invalsi 2018, che ha coinvolto le classi III della secondaria di I grado, possiamo tracciare un bilancio più che soddisfacente. E possiamo farlo grazie alla risposta importante e positiva del mondo della scuola, delle ragazze e dei ragazzi, delle famiglie, alle novità introdotte dal decreto legislativo 62 del 2017”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.

Fino all’anno scorso le prove Invalsi si svolgevano, nella scuola secondaria di I grado, durante l’esame finale. Da quest’anno, invece, le studentesse e gli studenti sono stati chiamati ad effettuare le prove di Italiano, di Matematica e, per la prima volta, di Inglese, in un periodo diverso da quello degli esami. E, sempre per la prima volta, le prove si sono svolte al computer, coinvolgendo oltre mezzo milione di ragazze e ragazzi fra il 4 e il 21 aprile.

“Abbiamo voluto queste novità – ricorda Fedeli – per consentire alle nostre studentesse e ai nostri studenti di accedere alle prove con una maggiore serenità. E di viverle come vanno vissute: come un’occasione per misurare le proprie conoscenze e le proprie competenze, scoprire i propri punti di forza e gli aspetti su cui continuare a investire per migliorare giorno dopo giorno. La valutazione deve essere per loro uno stimolo, non uno spauracchio. E un’opportunità: penso alla novità dell’Inglese che consente a tutte e tutti, per la prima volta, di valutare, con uno strumento qualitativamente alto come la prova Invalsi, la propria conoscenza della lingua, in coerenza con il Quadro comune di riferimento europeo per le lingue, senza costi aggiuntivi per le famiglie”.

La valutazione, continua Fedeli, “è un momento impegnativo, ma è anche uno stimolo per tutta la comunità scolastica, per un costante miglioramento del sistema di istruzione. In queste settimane i dirigenti, le e i docenti, il personale scolastico hanno messo in campo uno sforzo importante che ha consentito alle ragazze e ai ragazzi di affrontare serenamente questo momento. Lo spirito di collaborazione all’interno delle comunità scolastiche e tra le istituzioni scolastiche e l’Invalsi ha consentito di ridurre al minimo l’impatto sulla didattica e condurre a buon fine l’intera rilevazione. C’è stato un grande impegno condiviso che ha messo al centro studentesse e studenti. Questi giorni di prove, voglio ricordarlo, sono il frutto di un lavoro che dura da mesi. Ci sarà tempo per approfondire le implicazioni di queste nuove modalità, e anche per individuare margini di miglioramento, ma oggi è importante e doveroso ringraziare l’Istituto nazionale di valutazione, che ha lavorato incessantemente per supportare le istituzioni scolastiche, e la scuola tutta, che ha risposto così generosamente ad un cambiamento che riservava alcune incognite e che ha consentito di giungere al termine delle prime rilevazioni registrando un bilancio complessivo più che positivo”.


Invalsi, Fedeli: “Buon lavoro alle studentesse e agli studenti che saranno impegnati nelle prove. Grazie alle scuole per il loro encomiabile lavoro”

(Martedì, 03 aprile 2018) “Buon lavoro alle studentesse e agli studenti che da domani saranno impegnati nelle prove Invalsi. Si tratta di un’importante occasione per misurare le proprie conoscenze e le proprie competenze, scoprire i propri punti di forza e gli aspetti su cui continuare a investire per migliorare giorno dopo giorno. È questo il senso di una valutazione che deve servire da stimolo alle giovani e ai giovani, ma anche e soprattutto a tutta la comunità scolastica, per un costante miglioramento del sistema di istruzione”. È il messaggio che la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, rivolge ai circa 574.600 studentesse e studenti delle classi terze delle scuole secondarie di I grado che, a partire da domani e fino al 21 aprile, sosterranno le prove Invalsi in Italiano, Matematica e, per la prima volta in assoluto, in Inglese.

Fino allo scorso anno le prove Invalsi erano uno degli scritti dell’Esame finale del I ciclo. Da quest’anno, invece, in base a quanto previsto dal decreto legislativo 62 del 2017 (attuativo della legge 107 del 2015) le prove si svolgono, per la prima volta, nel corso dell’anno scolastico.

“Una novità importante che consentirà alle nostre giovani e ai nostri giovani di accedere alle prove con una maggiore serenità – commenta Fedeli -. Le prove Invalsi rappresentano per le nostre studentesse e i nostri studenti una sfida che, grazie al loro studio, al loro impegno e alla loro passione, possono vincere. Un ringraziamento particolare va, in questo anno in cui vengono in introdotte importanti novità, alle scuole e all’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione: in questi mesi hanno portato avanti un lavoro encomiabile per recepire i cambiamenti introdotti e garantire a ciascun giovane le condizioni migliori per svolgere le prove”.

Per consentire alle scuole di organizzarsi al meglio, è stata prevista una finestra temporale di somministrazione delle prove di durata variabile tra il 4 e il 21 aprile, anche in ragione della numerosità delle studentesse e degli studenti partecipanti e del fatto che le prove saranno al computer, online (CBT – computer based tests). La prova di Inglese sarà strutturata in due sezioni: una rivolta alla comprensione della lettura e una alla comprensione dell’ascolto. La durata delle prove sarà di 90 minuti per ciascuna disciplina (Italiano, Matematica, Inglese).

“Per garantire il migliore svolgimento possibile delle prove – prosegue Fedeli – l’Invalsi e il Miur hanno organizzato negli scorsi mesi incontri con gli oltre 5.000 dirigenti scolastici interessati dalle nuove modalità, coordinati dagli Uffici Scolastici Regionali, per contribuire ad affrontare e risolvere le eventuali criticità che potrebbero presentarsi in questa fase di ‘rodaggio’. Le scuole hanno lavorato con costanza e solerzia per predisporre tutto ciò che è necessario allo svolgimento delle prove. C’è stato un grande impegno condiviso: grazie a tutte e tutti coloro che si sono assunti con senso del dovere questa responsabilità educativa. Le nuove generazioni, la loro crescita e il loro futuro sono e devono essere sempre di più centro della nostra azione”.