A. Bennett, La cerimonia del massaggio

Bennett e la sua altra vita

di Antonio Stanca

Aveva sessantotto anni lo scrittore inglese Alan Bennett quando scrisse il breve romanzo La cerimonia del massaggio. Era il 2002 e in Italia fu pubblicato dalla casa editrice Adelphi di Milano che ora lo ripropone con la traduzione di Giulia Arborio Mella e Marco Rossari.

Bennett è nato a Leeds (Yorkshire Occidentale) nel 1934, ha studiato a Oxford e dopo la laurea in Storia è stato ricercatore e docente presso la stessa Università. Ha abbandonato poi l’attività accademica per dedicarsi al teatro. Sarebbe stato attore e autore di molte commedie, avrebbe collaborato alla loro trasposizione cinematografica e intanto avrebbe iniziato a scrivere di narrativa. Un autore molto noto in Inghilterra e all’estero sarebbe diventato.

Ora ha ottantaquattro anni e fino a tempi recenti sono comparsi suoi lavori teatrali e di narrativa. In entrambe queste direzioni Bennett si è mostrato sempre impegnato, anche attraverso quella maniera ironica che sarà sua propria, a mettere in evidenza i problemi di carattere individuale o sociale, privato o pubblico che stanno dietro quanto della vita appare, si vede. Alla ricerca dei segreti della vita, delle verità nascoste si è messo il Bennett drammaturgo e scrittore. E sempre interessante, sempre sorprendente è riuscito giacché comune, quotidiana è la vita nella quale egli va ad indagare, una vita che non fa mai pensare di nascondere tante cose. Questo della sorpresa, della rivelazione, è il motivo che gli ha procurato tanta notorietà.

Anche La cerimonia del massaggio contiene la storia di una persona comune, il giovane massaggiatore inglese Clive Dunlop morto in Perù a trentaquattro anni senza che ancora si sappia se la causa sia stata l’AIDS o la puntura di un insetto velenoso. Ad alcuni mesi di distanza dalla morte lo si vuole commemorare in una chiesa di Londra. Alla cerimonia sono presenti numerose personalità del mondo dello spettacolo televisivo e cinematografico. E’ questa una stranezza e tale risulta anche per il parroco che ha organizzato la cerimonia e che conosceva Clive, le sue origini piuttosto umili, la sua condizione piuttosto modesta.

Molti presenti sono soli ma molti altri sono accompagnati dalle rispettive mogli e tutti si mostrano partecipi, vicini alle parole del parroco circa la grave perdita che la morte di Clive ha rappresentato essendo avvenuta in età tanto giovane. Ma procedendo la cerimonia perde ogni aspetto religioso, ogni riferimento al sacro, al divino e si trasforma in uno spettacolo al quale ognuno dei presenti apporta il suo contributo. Si scoprirà così che tutti, signori e signore, erano lì convenuti perché tutti conoscevano Clive, tutti erano passati attraverso i suoi massaggi, si erano compiaciuti, si erano innamorati di lui fino ad averne fatto tutti, uomini e donne, il loro amante. Sarà una scoperta gravissima, scandalosa per ogni marito ed ogni moglie, sarà una paura terribile quella che si diffonderà al pensiero che Clive possa essere morto di AIDS e che avendo tutti “goduto” del “suo amore” tutti ne fossero stati contagiati.

La notizia, riferita da un ragazzo che era stato con Clive in Perù e che sosteneva che fosse morto per la puntura di un insetto velenoso, servirà a calmare gli animi ma non il chiasso, il frastuono che ormai si era creato in chiesa e che il parroco non riusciva a contenere giacché inutili si rivelavano i suoi continui inviti a pregare, a rivolgersi a Dio, a chiedere a Dio di essere buono per l’anima di Clive e per la vita degli altri. Si concluderà così quella che doveva essere una semplice cerimonia commemorativa e Bennett si mostrerà ancora una volta capace di muovere dalla vita quotidiana e mostrare quanto si cela dietro le apparenze, quante altre realtà stanno oltre l’evidenza, quanta altra vita c’è accanto a quella che si vede. Non è una scoperta, una rivelazione, una novità quella di Bennett ma nuovo è il modo col quale la fa apparire, la rappresenta, nuove sono le situazioni che crea con la sua scrittura e nuova soprattutto è l’ironia con la quale si esprime e che in questo romanzo raggiunge livelli esilaranti, diventa comicità pura.

L’alleanza educativa passa anche attraverso il “patto” sulla mensa

L’alleanza educativa passa anche attraverso il “patto” sulla mensa

di Cinzia Olivieri

Le modifiche allo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, apportate con il Dpr 235/07 che ha introdotto il Patto educativo di corresponsabilità (art. 5-bis), sono state guidate dall’indefettibile presupposto che scuola e famiglia costituiscano “la risorsa più idonea” per la diffusione di una cultura dell’osservanza delle regole e del “rispetto degli altrui diritti” (nota 31 luglio 2008).

Ispirato al “contratto formativo” della carta dei servizi scolastici di cui al DPCM 7 giugno 1995, destinatari naturali del patto sono i genitori, su cui incombe il dovere di educare i figli (art. 30 Cost., artt. 147, 155, 317 bis c.c.), al fine di impegnarli sin dall’iscrizione “a condividere” l’azione educativa.

Tuttavia appare inefficace alla realizzazione dell’auspicata alleanza educativa il richiamo dei tre attori: scuola – genitori – studenti, alle reciproche responsabilità, laddove tale strumento pattizio costituisca non il risultato di un effettivo generalizzato coinvolgimento e di un procedimento ampiamente condiviso, ma solo una mera formalità da adempiere all’iscrizione.

Da qui la necessità di una innovazione.

Tra scuola e famiglia c’è profonda crisi di dialogo, testimoniata dalla cronaca quotidiana ed i conflitti finiscono per essere rimessi alle aule di un tribunale o alla forza…

Significativa è la perdurante difficoltà nel condividere un momento naturale ed aggregante come il tempo mensa, nel rispetto della corresponsabilità e quindi delle scelte delle famiglie, considerate piuttosto responsabili di una scorretta educazione alimentare laddove non vogliano aderire al servizio dell’ente locale scegliendo il pasto domestico.

Tanto è ritenuta deteriore tale opzione, che si preferisce parlare piuttosto e riduttivamente del “panino da casa”.

Così, dopo il diffuso contenzioso in sede civile a seguito della chiara sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1049/2016 ed in attesa della pronuncia anche della Suprema Corte, nonostante i chiari principi di diritto espressi dalla summenzionata sentenza, spetterà al Consiglio di Stato, all’udienza fissata al 5 luglio p.v.,   decidere il cautelare ed il merito dell’appello proposto dal Comune di Benevento avverso la sentenza del TAR Campania N. 1566/2018, che ha annullato il regolamento emanato dall’ente locale che sanciva l’obbligatorietà del   servizio di ristorazione scolastica (art.1) con conseguente onere da parte del genitore non aderente di prelevare lo studente per il pranzo e riportarlo “all’inizio dell’orario delle attività pomeridiane secondo le indicazioni impartite dal dirigente scolastico” (art. 3).

Il TAR ha ritenuto che la asserita preoccupazione che il consumo di un pasto domestico nei locali scolastici “potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico-sanitario” non possa legittimamente “fondare le disposizioni avversate”, anche perché il regolamento comunale non appare strumento idoneo e sufficiente di per sé ad escludere a priori la “sicurezza igienica degli alimenti esterni”, che va piuttosto contestualizzata e valutata caso per caso.

Rileva il Tribunale amministrativo che invece “non appare inibito agli alunni il consumo di merende portate da casa, durante l’orario scolastico, ponendosi anche per queste –a tutto concedere- la eventuale problematica del rischio igienico- sanitario”. È chiaro che con tale asserzione non si vuole certo interdire l’ingresso a scuola delle merendine, ma solo evidenziare la palese contraddizione che emerge dalle condotte e dall’affermazione di un presunto rischio sanitario per nulla dimostrato e comunque che non può essere escluso neanche dal regolamento.

Premesso che  il tempo mensa è parte integrante del tempo scuola, realizzando un continuum tra attività mattutine e pomeridiane in orario curricolare, per cui non appare legittimo privarne chi l’ha scelto, la sentenza del TAR Campania ha ribadito il pacifico principio (confermato da ultimo dal Dlgs 63/2017) che la ristorazione scolastica è un servizio pubblico locale a domanda individuale, attivabile a richiesta degli interessati, quindi non obbligatorio né per l’ente né per gli utenti ed ha rilevato come l’aggravio ed il disagio logistico per le famiglie, laddove costrette al ritiro del proprio figlio in caso di mancata adesione al servizio, non sia efficace a determinare un ripensamento.

Traspare comunque che, in considerazione della normata autonomia scolastica, tali questioni potrebbero essere risolte efficacemente a livello di singola istituzione attraverso il coinvolgimento delle componenti.

E mentre si attende si esprimano i più alti gradi della giurisdizione civile ad amministrativa l’impugnata sentenza del Tar Campania ci ricorda che già la nota MIUR, n. 348 del 3 marzo 2017, in considerazione del riconoscimento giurisprudenziale del diritto a consumare il pasto domestico negli stesso locali destinati alla refezione, aveva fornito indicazione, concordata anche con il Ministero della salute, “di adottare, in presenza di alunni o studenti ammessi a consumare cibi preparati da casa, precauzioni analoghe a quelle adottate nell’ipotesi di somministrazione dei cd pasti speciali”, raccomandando ai Direttori degli uffici scolastici regionali di “mantenere con le scuole un confronto costante e produttivo supportandole affinché nella gestione dell’erogazione del servizio per gli aspetti di competenza, non si discostino dalle pronunce della Magistratura, (…) così come pare opportuno favorire e sostenere l’interlocuzione serena e costruttiva con le famiglie, raccogliendone ove possibile, segnalazioni e richieste al fine di contemperare le opposte esigenze di tutte le alunne e gli alunni”.

Senza questo dialogo, che invece tuttora evidentemente manca, il patto è violato.

Senza il rispetto delle scelte, così come avviene normalmente in caso di menù alternativi, non c’è alleanza.

Ed è negato il valore del tempo mensa come momento educativo in cui si consuma insieme il proprio pasto, anche nel rispetto delle differenze, giacché “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali(don Milani: Lettera a una professoressa ).

Dunque è forse legittimo pensare che il problema prima che giuridico sia relazionale.

Poiché siamo incapaci a quanto pare di condividere soluzioni fuori dalle aule di un tribunale, non resta che attendere le ulteriori pronunce della giurisprudenza. Ma non è su queste che si costruisce l’alleanza.

Il rispetto nella relazione uomo/donna

Il rispetto nella relazione uomo/donna:
una priorità nell’educare all’umano 

di Carlo De Nitti[1]

 

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica,
è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”
Matteo 7, 24-25

Il mondo sarebbe imperfetto senza la presenza della donna.
Tommaso d’Aquino

“La coppia felice che si riconosce nell’amore sfida l’universo e il tempo;
è sufficiente a se stessa, realizza l’assoluto”
Simone de Beauvoir

 

PREMESSA

Ogni ricerca pedagogica che voglia essere legittimamente fondata non sulla sabbia dell’autoreferenziale, ma sulla roccia del socialmente riconoscibile ed efficace non può che partire dall’empiria, da situazioni problematiche che vuole studiare per affrontarle e risolverle.

La ricerca pedagogica deve essere e non può non essere – come a chi scrive piace ripetere con le parole di un grande pedagogista pugliese del Novecento, Gaetano Santomauro – ‘in situazione’, ovvero una pedagogia che, forte dei suoi principi fondanti, vuole interagire con il mondo per rinnovarlo, rinnovandosi[2].

Con questo spirito, il Lions Club Bari San Nicola, nell’ambito del Progetto Donna 2016/17, coordinato dalla prof.ssa Concetta De Flammineis, ha voluto affrontare la problematica dell’educare al rispetto della persona, della donna e dei ruoli “portare l’attenzione alle continue violenze che vengono denunciate nei confronti delle donne, alle offese della dignità professionale di ciascuno, alla violenza che nella relazione uomo donna viene attuata in qualunque età”[3].

Da questa finalità è disceso il progetto che ha messo capo alla ricerca qui presentata da Cristiana Simonetti, docente dell’Università degli studi di Foggia, cofondatrice del CREADA ed attualmente Vice Presidente del CREADA Puglia, nel volume Educare al rispetto dei ruoli nella relazione uomo donna. Una prospettiva pedagogica attraverso una ricerca empirica, che ha recentissimamente visto la luce per i tipi di Adda Editore: tale ricerca è stata realizzata In collaborazione con il Centro di Ricerca Educativa ADulti Adolescenti (CREADA) PUGLIA Onlus, filiazione del CREADA, fondato nel 2011 e presieduto dalla prof.ssa Maria Luisa De Natale, pedagogista di preclara fama internazionale e Pro-Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano negli anni 2002-2010.

 

LE COORDINATE CULTURALI

L’educazione al rispetto dei ruoli e delle differenze nella relazione uomo donna è un tema cruciale in questo secondo decennio del XXI secolo: Esso è la cifra di quell’educare all’umano che non può non caratterizzare una società che si configura, suo malgrado, come sempre più abbisognevole di tempi e di luoghi educativi per tutte le età della vita. “L’educazione, in quanto dimensione della vita, si colloca proprio in una prospettiva lifelong per la rapidità delle trasformazioni sociali e culturali che rendono sempre più precario l’equilibrio della persona e mettono in crisi le scelte originarie del soggetto, il quale deve essere costantemente sollecitato ad interrogarsi sul senso del proprio esistere e del proprio essere, per restare ‘protagonista’ della propria vita”[4].

E’ questa dimensione ‘protagorea’[5] della pedagogia che la rende scienza al servizio dell’uomo per realizzare – come afferma Maria Luisa De Natale – “il superamento di quell’eclisse dell’educativo che sembra aver caratterizzato il periodo che ci ha preceduto, ove è […] si è sollecitata l’esaltazione di mentalità di tipo tecnocratico, manageriale, edonistico, si sono promosse innovazioni sulla base dell’utilizzazione dei prodotti più che sull’attivazione di processi, sottovalutando il rischio di imporre una formazione incapace di favorire la partecipazione della persona al percorso educativo e rendendola quindi più facilmente esposta a strumentalizzazioni di ogni genere”[6] .

Solo un rinnovato impegno educativo e pedagogico, teoreticamente e paticamente fondato ma anche normativamente sostenuto, che parta dalle situazioni critiche della fenomenologia dell’umano può sviluppare responsabilmente processi intimamente efficaci e relazioni prima che realizzare prodotti solo esteriormente efficienti che realizzino soltanto operazioni di marketing di facciata.

A parere di chi scrive, l’effettiva relazionalità dell’essere umano è , e deve essere, sostanziata di un’originaria responsabilità / libertà per … che lo contraddistingue, come scriveva, già molti decenni or sono, Giuseppe Semerari: “noi non siamo responsabili perché siamo socialmente impegnati, ma ci impegniamo socialmente perché siamo originariamente responsabili[7].

 

LA RICERCA EMPIRICA

L’indagine conoscitiva, che ha dato origine alla pubblicazione qui presentata, prende le mosse da una ricerca empirica svolta nell’anno scolastico 2016/17 tra circa cinquecento adolescenti, tutti studenti di quattro scuole superiori baresi [8] quale base materiale per delineare una possibile prospettiva pedagogica.

Oggi, il tema dell’educazione al rispetto dei ruoli nella relazione uomo – donna è, e deve essere, come quant’altri mai, al centro dell’azione educativa sinergica delle famiglie e della scuola, per formare persone competenti nell’umano, che imparino a riconoscere la dignità di ogni persona, e per elaborare percorsi personalizzati di riconoscimento e comprensione del mondo e dell’humanitas. L’educazione al rispetto dei ruoli nella relazione uomo / donna è una delle forme di educazione all’umano, così come concepita da Edgar Morin[9] .

In un mondo in cui, anche nel sé-dicente ‘civile’ Occidente, spesso le relazioni uomo donna sono drammaticamente traumatiche e sfociano in maltrattamenti ed uccisioni di donne (chiamate, con un neologismo in voga, femminicidio, peraltro, entrato per via legislativa nel vocabolario della nostra lingua[10]) interrogarsi su di esse e come educare a relazioni di genere positive è un imperativo categorico per chi svolge professioni educative con e per le bambine ed i bambini, le/gli adolescenti, le/i giovani, gli adulti, le famiglie in ogni contesto.

L’essere umano è costituito di relazioni, a partire da quella originaria generata dalla differenza sessuale, perché l’umano esiste in forma sessuata. Non è stata casuale la scelta dell’indagine svolta di iniziare le domande ai giovani a partire dall’esperienza dei loro genitori, quindi di figli e, nella maggioranza dei casi, membri di una società fraterna. “Tra i legami familiari quello della società fraterna è quello di più lunga durata che esprime la condivisione […] di un senso originario di appartenenza familiare”[11] . Il con-crescere di fratelli e sorelle è per ogni persona la prima esperienza dell’altro da sé ed, in particolare, dell’altro sesso.

Con un approccio ermeneutico di stampo rigorosamente e coerentemente personalistico, Cristiana Simonetti enuclea i temi fondanti dell’educazione di genere a partire dalle famiglie che gli adolescenti che vivono, in questi anni di inizio millennio, la loro ‘età difficile’. Lo spaccato del mondo giovanile che emerge dal campione dell’inchiesta, sapientemente investigato dall’Autrice del volume, è quello di adolescenti “che pare abbiano una grande capacità di autocoscienza e di lettura della realtà che li circonda e dei modelli comunicativi […] in cui sono immersi”[12]. E’ una vera e propria competenza relazionale che si concretizza “in un bisogno reale di comunicazione e di condivisione vera, che vada al di là dello schermo e delle esperienze virtuali”[13].

Il fondamento della comunicazione educativa a tutte le età è il dialogo, quello vero, “che coinvolge l’essere dei dialoganti, ne condiziona la formazione, ne definisce e modifica la costituzione […] un atto di compromissione ontologica”[14] .

Ciò che agli educatori (genitori, docenti e tutti gli adulti significativi) compete evitare è che “valori quali la fiducia, la speranza, la memoria, il futuro, tutti fondamentali per vivere e costruire relazioni tra ragazzo e ragazza hanno bisogno di ritrovare uno spazio nuovo”[15] senza essere schiacciati in una dimensione acronica che “non contempla né la memoria del passato né la prospettiva di futuro […] indispensabili “per il percorso della costruzione della nostra identità vera e propria di persone”[16]. L’appiattimento dell’uomo, monade tecnologica, alla mera dimensione temporale del presente, che atomizza i rapporti, non favorisce che l’altro da sé sia “una sorgente di senso e al tempo stesso uno spazio di libertà che richiede volontà, rispetto, impegno, progettualità”[17] .

Le identità sessuate non possono non coerire in una relazione che valorizzi le loro peculiari differenze e che si configuri come una vera e propria competenza affettiva, la quale consenta a ragazze e ragazzi di conseguire quella “consapevolezza di sé come individualità portatrice di peculiari emozioni e sentimenti, capace di compiere scelte autonome e responsabili a livello affettivo, sociale e morale, capace di leggere criticamente le seduttive immagini e i modelli che vengono presentati dal contesto culturale”[18] . In una parola, vivere la relazione tra i sessi sia all’interno di un gruppo di pari che in una situazione di coppia, sia improntata al rispetto reciproco ed alla parità: “si impone un rinnovato impegno da parte degli educatori nei confronti dei temi della libertà e della responsabilità umane, della necessità di vivere secondo una prospettiva consapevolmente scelta [… ] l’adolescenza termina quando queste relazioni sono assunte in termini significativi e responsabili”[19] .

La maturità acquisita non è certo un passaggio alla stabilità dei sentimenti e delle relazioni. “L’adolescente che vien fuori da questa ricerca, attraverso il questionario analizzato, è un giovane ben orientato, che desidera diventare autonomo e migliorarsi seguendo un cammino educativo, ma che non ha prospettive lontane né a livello affettivo, né professionale. Le cause di questo atteggiamento sono certamente da ritrovarsi nelle trasformazioni sociali, nei trend di modificazione sociale ai quali i nostri giovani assistono e di cui rimangono purtroppo vittime”[20]. Ciò li rende ancor più potenziali destinatari di interventi educativi in tutte le età.

 

LA PROSPETTIVA PEDAGOGICA

A parere di chi scrive queste righe, il pregio migliore del volume – uno tra i molti – è la delineazione sicura, proprio perché teoreticamente legittimata, di una prospettiva per il domani: quella del futuro è l’unica dimensione concreta che invera la ricerca pedagogica, perché essa non può non “scommettere”[21] sulla sua capacità di educare ed educarsi in un moto infinito che si interfaccia sempre con la vita, costituendone parte integrante.

La prospettiva pedagogica che Cristiana Simonetti avanza è rivolta fondamentalmente agli adulti, in primis nel senso etimologico della parola: insegnanti, ma anche genitori, adulti significativi, educatori, operatori del sociale, catechisti: essa si fonda “sulla metodologia della ricerca intervento propria del CREADA”[22] che si è posto, fin dalla sua nascita, l’obiettivo della promozione di una cultura dell’educazione ancorata alla fondazione antropologica del personalismo cristiano, che intende rispondere alle richieste più specifiche provenienti dalle diverse realtà territoriali, caratterizzandosi come realtà di servizio educativo nei confronti degli adulti, protagonisti responsabili della relazione educativa.

Il CREADA opera secondo la metodologia della ricerca-intervento, arricchita dai contributi di studio e di produzione scientifica che il gruppo di ricerca ha elaborato nel corso di questi ultimi anni attraverso percorsi innovativi.

Presupposto di questa modalità di ricerca è il “conoscere cambiando”, attraverso lo studio empirico e sperimentale – in situazione, appunto – del fenomeno da studiare sul campo, provocando modifiche negli eventi, osservandone gli effetti e procedendo con confronti di gruppo e con interventi di tipo formativo-educativo.

Attraverso il metodo della ricerca-intervento ogni educatore si responsabilizza nel suo impegno quotidiano e sente di poter contare sui suggerimenti e gli orientamenti che provengono dalla teoria, ma che sono declinati secondo le esigenze e i bisogni educativi dei suoi diretti ‘casi’. “Essere un educatore o un adulto che si educa e per esserlo responsabilmente, significa oggi essere capace di svolgere un ruolo attivo nelle dimensioni della ricerca, della creatività, della critica costruttiva, significa, in altri termini, essere capace di autoapprendimento e di autodirezionalità”[23].

Educatori e ricercatori cooperano – con funzioni diverse – ad una ricerca-azione riflessiva che parte dalle motivazioni concrete dei problemi da risolvere e procede in modo che agendo ci sia formi e formando si agisca in un coinvolgimento reciproco e totale dei soggetti della ricerca: “il livello di responsabilizzazione è molto elevato […] L’impegno educativo esige che ciascuno sia così totalmente appassionato da non sentirsi mai deresponsabilizzato di fronte al dovere che il proprio ruolo esige” [24].

Fondamentale è il ruolo – lo si è visto precedentemente – della comunicazione dialogica tra tutti i soggetti coinvolti nell’educazione: “ il dialogare è l’aspetto più appropriato e determinante della relazione della relazione interpersonale intesa non come rapporto avventizio sena ripercussioni ontologiche ma come instaurazione delle persone stesse nelle loro modalità concrete di essere e di fare” [25].

 

CONCLUSIONE

Palmare appare l’efficacia di una metodologia fondata sulla riflessione sulle prassi al fine di modificarle: un metodo per il quale la teoria non è aliena dalla prassi. In pedagogia il loro rapporto, ci si permette sommessamente di rilevare, è consustanziale: parafrasando Immanuel Kant, la teoria senza la prassi è vuota, la prassi senza la teoria è cieca. Proprio questa condizione evita tanto un agire non teoreticamente legittimato quanto un teorizzare vaniloquente, come sovente accade quando si cerca di raccogliere un tangibile prodotto, spesso effimero, piuttosto che implementare un processo che può essere impervio, ma non certo impossibile, quando l’educatore investa tutto se stesso nell’impresa dell’educare, identificandosi con essa.

A chi scrive piace sempre pensare che gli insegnanti, nel senso etimologico di in-segnare, gli educatori – come i filosofi ‘protagorei’ – siano dei ‘viaggiatori senza biglietto’[26], ovvero non possano avere una meta fissata aprioristicamente e la garanzia del successo che potrebbe non arridere loro per ragioni sovente indipendenti da loro: ma non per questo possono ridurre la loro opera alla ricezione di uno stantio formulario ereditato dalla tradizione, appreso malamente e spesso peggio applicato, condannandosi ad essere soltanto dei meri epigoni.

La prospettiva assiologica delineata da Cristiana Simonetti, fondamento dell’attività del CREADA, rappresenta un importante ‘spazio’ per la crescita delle giovani generazioni nel futuro che ogni giorno tutti sperimentiamo, sotto la guida di educatori competenti ed appassionati.

 


BIBLIOGRAFIA / SITIGRAFIA

  • MORIN, EDGAR, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Milano 2001, Cortina;
  • MORIN EDGAR, Tesi sulla scienza e l’etica, in AA. VV., Trattato di bioetica, a cura di F. BELLINO, Bari 1992, Levante;
  • SANTOMAURO, GAETANO, Il senso di una pedagogia impegnata, Lecce 1964, Milella;
  • SANTOMAURO, GAETANO, Per una pedagogia in situazione, Brescia 1967, La Scuola;
  • SEMERARI, GIUSEPPE, Responsabilità e comunità umana, Manduria 1966, II ed., Lacaita;
  • SEMERARI, GIUSEPPE, Filosofia e potere, Bari 1973, Dedalo.
  • creadaitalia.it

 


[1] CARLO DE NITTI (Bari, 1960) opera da circa trenta anni nel mondo della scuola, di cui da oltre dieci in qualità di dirigente scolastico; dal primo settembre 2015 è preposto all’I.I.S.S. “Elena di Savoia – Piero Calamandrei” di Bari.

[2] Non appare eccentrico a chi scrive, rispetto al tema di cui si discuterà nelle righe seguenti, accennare, nel secondo decennio di questo secolo, sulla ‘pedagogia in situazione’, così come teorizzata da Santomauro negli anni ’60 del secolo scorso, in quanto gli pare che essa costituisca l’indispensabile substrato culturale, pedagogico e no, della Weltanschauung personalista espressa nella ricerca e nel volume di cui qui si discuterà. Si vedano, nella prospettiva qui assunta GAETANO SANTOMAURO, Il senso di una pedagogia impegnata, Lecce 1963, Milella e IDEM, Per una pedagogia in situazione, Brescia 1967, La Scuola.
La ‘pedagogia in situazione’ è, a parere di chi scrive, la scommessa pedagogica che vive ogni giorno chi voglia operare con consapevolezza ed efficacia nella scuola del XXI secolo per formare persone, uomini e donne, competenti nell’umano, educando alla responsabilità, alla cittadinanza attiva, alla solidarietà, alla differenza, ma soprattutto al rispetto di tutt* e di ciascun*.
Sul pensiero di Santomauro (Minervino Murge, BA, 1923 – Bari, 1976), si veda il volume di RICCARDO PAGANO, Il pensiero pedagogico di Gaetano Santomauro, Brescia 2008, La Scuola.
In questa sede, a chi scrive è gradito anche ricordare il Seminario di studi Il pensiero di Gaetano Santomauro nella scuola pugliese e meridionale del XXI secolo, tenuto, il 10/12/2010, presso il Liceo “Giordano Bianchi-Dottula” di Bari i cui risultati sono nell’omonimo fascicolo pubblicato nel febbraio 2012 in “Educazione & Scuola” al link http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=9066.

[3] CONCETTA DE FLAMMINEIS, Presentazione, in CRISTIANA SIMONETTI, Educare al rispetto dei ruoli nella relazione uomo-donna. Una prospettiva pedagogica attraverso una ricerca empirica, Bari 2018, Adda Editore, p. 9.

[4] MARIA LUISA DE NATALE, Introduzione alla ricerca, in CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 12.

[5] Chi scrive pensa che esista un modello ‘protagoreo’ della pedagogia – al pari di quello della filosofia, come magistralmente teorizzato da GIUSEPPE SEMERARI. Si veda al riguardo IDEM, Filosofia. Lezioni preliminari, Milano 1991, Guerini e Associati, pp. 61 – 68.
Tale modello è, di certo, invenibile in quel personalismo realistico che trova nella persona il giusto equilibrio tra l’ ‘hic et nunc’ e l’ansia del trascendente: esso legittima e sostiene la ‘pedagogia in situazione’ che è ermeneutica allorchè sollecita a trovare i principi categoriali con i quali ‘comprendere’ le situazioni.

[6] MARIA LUISA DE NATALE, Op. cit., p. 13.

[7] GIUSEPPE SEMERARI, Responsabilità e comunità umana, Manduria 1966, II ed., Lacaita, p. 84

[8] L’équipe di ricerca ha coinvolto quattro istituti di diverso indirizzo: l’Istituto Istruzione Secondaria Superiore “Elena di Savoia – Piero Calamandrei”, il Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini”, l’Istituto Tecnico Economico “Vito Vittorio Lenoci”, l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato “Luigi Santarella”. Una ricerca come quella condotta ha consentito – alle scuole che lo abbiano voluto – di riflettere sui vissuti extrascolastici dei fruitori dei loro servizio di istruzione che, ovviamente, non possono non interagire con quelli scolastici stricto sensu, essendo essi l’humus della crescita dei discenti.

[9] EDGAR MORIN, I sette saperi necessari al futuro, Milano 2001, Cortina. Ancorché in una prospettiva tutt’affatto diversa da quella personalista, Morin sostiene l’educazione all’umano ed alla cittadinanza planetaria come uno dei saperi indispensabili per essere persone e cittadini consapevoli del XXI secolo.
Si può vedere anche il breve ma significativo testo del medesimo Autore, Tesi sulla scienza e l’etica, in FRANCESCO BELLINO (a cura di), Trattato di bioetica, Bari 1992, Levante, pp. 13 – 18.

[10] L. n° 119 del 15.10.2013 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province” (Governo Letta).
E’ appena il caso di notare, in questa sede, che la nascita del neologismo misura i cambiamenti nel mondo sociale intorno al ruolo della donna: in precedenza il reato era rubricato nel codice penale come “uxoricidio” (art. 577) e collegato (art. 587) al delitto d’onore, abolito soltanto circa trentacinque anni fa con la Legge n° 442 del 10 agosto 1981 (Governo Spadolini I).

[11] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 205.

[12] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 199.

[13] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit.., p. 200. Per un’efficace riflessione sui new media ed i social network ed il loro uso consapevole e critico, si veda il recente breve testo di FRANCESCO CACUCCI, I social network e la convinzione di interpretare la realtà, Bari 2018, Ecumenica editrice, pp. 16.

[14] GIUSEPPE SEMERARI, Filosofia e potere, Bari 1973, Dedalo, p. 78.

[15] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 197.

[16] CRISTIANA SIMONETTI, Ibidem.

[17] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 198.

[18] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p.215.

[19] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., pp. 212 – 213.

[20] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 227

[21] Non è casuale l’uso di un verbo che, a chi legge, rammemora sicuramente Blaise Pascal e la sua “scommessa”. Educare all’uso consapevole dei new media è – nel tempo che ci tocca di vivere, spesso caratterizzato da “miseria educativa” – è certamente un’urgenza per gli educatori ed, in primis, per il mondo della scuola.

[22] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., p. 231.

[23] CRISTIANA SIMONETTI, Ibidem.

[24] CRISTIANA SIMONETTI, Op. cit., pp. 233 – 234.

[25] GIUSEPPE SEMERARI, Op. cit., pp. 78 – 79.

[26] Cfr. “Aut aut”, nn° 214 – 215, 1986. Così Pier Aldo Rovatti definiva Enzo Paci e Jean-Paul Sartre nel numero monografico della Rivista dedicata al decennale della scomparsa di Enzo Paci (1911 – 1976), fondatore della medesima.

FAQ Handicap e Scuola – 62

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono il papà di una bimba di 5 anni disabile al 100% ceca assoluta celebrolesa grave non si muove,non parla, non tiene il capo, si nutre con peg e soffre di epilessia grave ridotta con 4 farmaci e tiene il pannolone. La mia domanda è: vorrei sapere se è obbligatorio iscriverla a scuola.

Senta gli esperti che seguono la bimba; se essi ritengono che comunque è importante farle fare l’esperienza di integrazione scolastica, la iscriva pretendendo che siano predisposti per lei tutti i servizi necessari che Le sono suggeriti dagli esperti, ivi compresi anche quelli della Lega del Filo d’oro di Osimo, specializzati nelle persone con pluri-minorazioni. Altrimenti chieda alla scuola o il riconoscimento al diritto all’istruzione domiciliare o di effettuare l’istruzione familiare.
Comunque tutti questi sono modi di adempimento dell’obbligo scolastico che non può essere violato, pena l’irrogazione di un’ammenda.

Sono una docente di sostegno, abbiamo redatto un PEI ad un bambino a cui la commissione medica ha dato la 104, però a scuola non è arrivata ancora l’attestazione di handicap. È illegale aver redatto il PEI?

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, il bambino non può essere riconosciuto come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può essere elaborato un PEI.

Sono un docente di sostegno in un V di un I.T.T. Seguo un ragazzo in possesso di certificazione medica a cui è associato un codice ICF ma sprovvisto di certificazione medica ai fini della legge 104/92; in vista dell’esame di stato mi chiedo se l’alunno in questione possa essere supportato dal docente di sostegno; secondo l’ordinanza ministeriale 2017/18 ex art. 22 mi sembrerebbe di no.

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, lo studente non può essere riconosciuto come alunno con disabilità. Al momento, poi, non ci sono più i tempi neppure per un riconoscimento come alunno con BES, in quanto il documento del 15 maggio e i suoi allegati riservati sono già stati depositati.

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna gravissima che quest’anno sosterrà l’esame di Stato. Volevo sapere se, vista la gravità, l’alunna potrà sostenere solo il colloquio orale (proiezione di una tesina sul suo percorso scolastico) e non le prove scritte, visto che non sa scrivere, non conosce né lettere né numeri e ha grande difficoltà di concentrazione. Durante l’anno é stata valutata in tre materie per attività prevalentemente educative. Potrebbero esserci problemi per il calcolo del voto, visto che mancherebbero i voti degli scritti? Esistono dei riferimenti di legge a riguardo?

Risulta abbastanza strano – e improprio – che nel corso dell’anno scolastico si sia proceduto alla valutazione di soli tre materie e non di tutte, essendo il riferito tempo-scuola coerente con una progettazione che deve essere predisposta e inserita nel Piano Educativo Individualizzato.
Per ciascuna disciplina, infatti, andavano indicate le relative valutazione “in decimi”. Vi è una mancanza al riguardo. Per gli alunni con disabilità per i quali viene adottata una programmazione differenziata il Consiglio di classe prevede per ciascuna disciplina (la cui corrispondenza è il “tempo-scuola”) le relative attività, comprensive di “prove di verifica e di criteri di valutazione”. Questa programmazione non può essere omessa. Si rimanda, al riguardo, all’OM 90/2001.
Ciò premesso, va detto che le prove differenziate (si deduce che per l’alunna, previo acquisito consenso della famiglia, il Consiglio di classe abbia adottato una programmazione differenziata) sono costruite coerentemente con quanto indicato nel PEI. Ne consegue che, sulla base dell’allegato riservato del documento del 15 maggio, potranno essere predisposte prove coerenti, quindi anche una tesina il cui contenuto dovrà essere coerente con le attività “effettivamente svolte” nel corso dell’anno scolastico.
Per quanto riguarda il voto conclusivo, trattandosi di prove differenziate è possibile sostituire alcune o tutte le prove scritte con prove orali e quindi il punteggio globale è rapportabile a quello dei compagni, sia pur trattandosi di PEI differenziato.

Sono una docente di sostegno di una scuola professionale ho saputo che un ragazzo di 20 anni con legge 104 e diagnosi funzionale vuole iscriversi al serale ha diritto al docente di sostegno?
Non ci vuole come per gli altri anche la documentazione dell INPS?

Certamente senza certificazione della Commissione INPS, attestante la certificazione di disabilità ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92, non si può richiedere (e avere) il sostegno.
Qualora ciò sia presente agli atti della scuola, l’alunno, anche nei corsi serali, ha diritto al sostegno in forza del D.M. n. 455/97 che è stato, di fatto, recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti.
Ovviamente se ha già avuto ore di sostegno nelle classi della scuola secondaria di Secondo grado (del mattino), queste verranno decurtate dal monte-ore di sostegno serale e, se le avesse avute con cattedra intera per tutti i cinque anni, riteniamo che l’USR difficilmente riassegnerà ore di sostegno al serale.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei un chiarimento sulla promozione di una ragazza autistica a basso funzionamento non verbale. I genitori si oppongono alla promozione appoggiati dal neuropsichiatra il quale ha firmato una loro richiesta con la quale chiedono la bocciatura della figlia. Il consiglio di classe è invece di parere contrario e voterà per la promozione dell’alunna in quanto ha fatto il suo percorso ottenendo tra l’altro anche dei buoni risultati a livello sia di comportamento e di relazione con gli altri. Vorrei sapere se la ragazza può essere promossa oppure il consiglio deve tenere conto del parere del neuropsichiatra e dei genitori.

È compito esclusivo del Consiglio di classe stabilire l’ammissione o la non ammissione di uno studente alla classe successiva o all’esame di Stato (D.Lgs. 62/2017 e DPR 122/2009).

Sono la mamma di un ragazzo con disabilità. Mio figlio frequenta la quarta elementare ma ha 11 anni perché lo abbiamo trattenuto un anno in più alla scuola dell’infanzia in accordo ovviamente con gli specialisti e insegnanti….ma… mio figlio da quasi due anni ha capito ovviamente di essere più grande e di essere diverso per la sua malattia quindi sono due anni che ci dice che non vuole più stare alle elementari e dal prossimo anno vuole andare in prima media….questa cosa lo fa soffrire e ha chiuso con tutti… La mia domanda è: possiamo far saltare la quinta elementare e portarlo in prima media?

L’art 10 del decreto legislativo n. 62/17 a proposito degli esami dei privatisti stabilisce quanto segue: possono sostenere gli esami di idoneità alla frequenza del primo anno di scuola media i candidati che abbiano compiuto 11 anni di età.
Avendo suo figlio già compiuto 11 anni, potrà partecipare.
In qualità di genitori dovete parlare con la scuola per sapere se può far domanda anche se non si è ritirato entro fine Marzo.
Al momento non si vedono altre soluzioni.

Un ragazzo con dichiarazione di EES per border cognitivo che frequenta la classe terza media, in seguito alla rivalutazione della diagnosi in vista del passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, effettuata ad aprile 2018, viene diagnosticato con ritardo cognitivo lieve ICD-10 F70.
Ovviamente la diagnosi verrà recapitata quanto prima alla scuola superiore, ma mi chiedo come comportarci nel corso di questo ultimo mese di scuola e in particolare all’esame di stato del terzo anno. Non possiamo non tenere conto della certificazione, immagino, ma non so se possiamo predisporre delle prove calibrate sulle sue difficoltà, differenziando i quesiti, semplificando le richieste per le materie d’esame, non essendo riconosciuto come diveresamente abile dall’USR e non avendo avuto l’assegnazione delle ore di sostegno.

La sola certificazione non è sufficiente per poter avviare la procedura prevista dalla normativa a favore degli alunni con disabilità. Occorre, infatti, che la famiglia presenti alla scuola copia della Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL (ai sensi del DPCM 185/2006).
Se la famiglia provvederà in tal senso, consegnando cioè la Diagnosi Funzionale alla scuola, allora il Consiglio di classe con la collaborazione della famiglia e degli specialisti provvederà a elaborare il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI e, in sede di esame di Stato, lo studente potrà sostenere prove coerenti con il PEI.
Se, invece, la famiglia non farà avere alla scuola la Diagnosi Funzionale, la scuola dovrà procedere secondo quanto previsto dalla norma vigente: in questo caso, in presenza del solo riconoscimento di BES, lo studente sosterrà le prove d’esame esattamente come i suoi compagni.

Sono il papà di un bambino di 3 anni e mezzo iscritto alla scuola Primaria con Disturbo dello Spettro Autistico, il bambino è certificato con il comma 3 ed ha diritto all’Insegante di Sostegno (al massimo delle ore), all’Assistente Igienico Sanitario ed all’Assistente alla Comunicazione.
Nella sua scuola ci sono 4 bambini Certificati (con il massimo delle ore) e ci sono solo 3 Insegnanti di Sostegno per cui mio figlio come gli altri 3 resta scoperto per un paio di ore, mi chiedo se ciò è possibile?
Il Comune ha nominato l’Assistente alla Comunicazione per un totale di 2 ore settimanali, mi chiedo se ciò è possibile?
Il prossimo anno lo vorremmo trasferire presso un altro Asilo, all’interno dello stesso Circolo ma in un Comune diverso, l’Assistente alla Comunicazione deve essere pagato dal Comune di Residenza del bambino o dal Comune della Classe che frequenta?

Gli alunni certificati con l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, in situazione di gravità, solitamente hanno diritto ad una cattedra intera. In mancanza, si invia diffida all’Ufficio Scolastico Regionale, quindi si procede con il ricorso.

Vi chiedo informazioni e chiarimenti in merito alla possibilità o meno di fermare un alunno certificato.
Ho visto già delle vostre risposte sul sito ma vi chiedo se ci sono novità recenti in quanto la nostra dirigente, in estrema sintesi, ci dice che non si possono più fermare gli alunni con disabilità viste le ultime indicazioni in merito.
Il problema sorge quando è la famiglia stessa a chiederci, a ragione e in pieno accordo con il consiglio di classe, di prolungare il percorso nel primo grado d’istruzione.
Se la non ammissione alla classe successiva, così come la non ammissione all’esame di terza media, di fatto, non pare neanche più contemplabile, che strumenti ci sono per dare più tempo a quegli alunni che sono in uno stato di forte gravità e per cui un anno in più sarebbe senz’altro utile?
Ci pare di capire che l’alunno disabile non possa non avere che un successo formativo, è così?

La normativa sembra puntare più su miglioramenti apprenditivi fondati sulla prosecuzione e senza interruzione coi compagni e sugli sviluppi nel tempo degli stessi, più che sulla ripetizione tramite bocciature.
Comunque se l’alunno non raggiunge gli obiettivi indicati nel PEI, il Consiglio di classe, all’unanimità per la scuola primaria e a maggioranza per gli altri ordini di scuola, può non ammettere alla classe successiva. Su questa decisione, che compete esclusivamente ai docenti della classe, non ha alcuna influenza (né può averla) l’eventuale richiesta di bocciatura da parte della famiglia o di qualsiasi altro soggetto non appartenente al Consiglio di classe.

Una studentessa iscritta al quinto anno di Liceo artistico, fino al quarto anno con diagnosi Dsa (risalente a precedenti ordini di scuola) e relativa predisposizione annuale del Pdp, all’inizio del quinto anno presenta alla scuola una relazione dell’Asl, dove si fa riferimento alla diagnosi F70 codice ICD10 ritardo mentale lieve. Nella relazione si aggiunge che su richiesta della famiglia e dell’allieva non si procede nell’iter per ottenere il riconoscimento della L. 104, ma si chiede ai docenti di adottare una semplificazione del programma. Il consiglio di classe, appurato che in effetti l’allieva necessita di tale semplificazione e con molta volontà raggiunge gli obiettivi minimi attraverso strumenti adeguati, recepiscono le indicazioni scritte nella relazione. Ora però il consiglio di classe, su sollecitazione del dipartimento dei docenti di sostegno, che ritiene non abbia valore per la scuola la relazione Asl ricevuta, decide a maggioranza di ritenere ancora valida la precedente diagnosi Dsa, riprendendo il precedente Pdp riferito a soli strumenti compensativi/dispensativi, senza alcuna semplificazione. È corretta tale decisione? Altri docenti invece ritenevano più corretto adottare un Pdp riferito a un Bes, in quanto la relazione Asl escluderebbe sia la 104 che la 170, ma con riferimento al deficit cognitivo diagnosticato richiederebbe una semplificazione del programma. La domanda è quale procedura sia legittima, e in che modo le indicazioni adottate dal consiglio di classe dovranno essere recepite in sede di esame di Stato.
E’ possibile adottare una semplificazione del programma in caso di Dsa, ad esempio in caso di deficit cognitivo secondario al disturbo? E sarebbe possibile considerare tale semplificazione uno strumento compensativo, possibile quindi in sede di esame di Stato, anche per studenti con Bes? Se sì, a quali condizioni?

Nel presentare la “relazione dell’ASL” la studentessa e la famiglia chiedono l’applicazione di quanto previsto per gli alunni con disabilità, senza tuttavia produrre la relativa documentazione (Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento); in questo caso la scuola non ha gli strumenti per poter “semplificare il programma”.
In assenza di ciò, il Consiglio di classe si chiede se procedere con il riconoscimento di BES; al riguardo, si ricorda che, anche se la studentessa fosse riconosciuta dal CdC come alunna con BES, il programma svolto coincide con quello della classe frequentata (lo stesso vale per gli studenti con diagnosi di DSA).
Infine, per ritenere “ancora valida” la documentazione presentata (diagnosi di DSA, di cui lei non riferisce se sia stata ritirata o meno) è necessario interpellare la famiglia e la studentessa e, in caso di conferma, procedere alla elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato, come previsto dalla normativa a favore degli alunni con DSA, documento che dovrà poi essere allegato, come riservato, al fascicolo del 15 maggio.
Ripetiamo: la semplificazione del programma in presenza di alunni con BES o di alunni con diagnosi di DSA non è possibile; l’individualizzazione del percorso è prevista unicamente per gli studenti con certificazione di disabilità.
La Consensus Conference ha precisato che la diagnosi di DSA comporta l’esclusione della presenza di disabilità. Per cui non può sussistere una disabilità intellettiva come “secondaria” rispetto al Disturbo specifico di Apprendimento.
Le prove equipollenti, peraltro, sono previste esclusivamente per alunni certificati con disabilità ai sensi della l.n. 104/92.

Sono un docente a cui viene chiesto di firmare le ore dell’assistente: il preside è tenuto a comunicare ai docenti l’orario di questi assistenti in forma ufficiale cioè tramite documentazione scritta?

Se le viene chiesto solo di “controfirmare” la firma dell’assistente e non anche di segnalare la sua assenza, non le serve l’orario dell’assistente. Supponiamo che tale richiesta sia determinata dal fatto che gli assistenti vanno pagati ad ora e che, in sala-insegnanti, non esista un registro delle presenze.

Sono la mamma di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia.
Sono venuta a sapere che il Dirigente scolastico farà cessare il contratto della supplente di sostegno alla data del 30.05.2018. Per tutto il mese di giugno, quindi, mio figlio si troverà sprovvisto della sua insegnante.
Vorrebbe motivare tale scelta col fatto che, non essendoci più il servizio mensa, i bambini uscirebbero alle ore 13, quindi ci sarebbe la compresenza delle 2 insegnanti di classe, una delle quali si occuperebbe di lui!!!
Tale decisione a me pare priva di fondamento normativo, oltre che logico.
Sono rimasta esterrefatta.
Vorrei sapere se posso muovermi legalmente per far cessare tale forma di arbitrio e sopruso, se di questo si tratta.
Ha mio figlio diritto all’insegnante di sostegno fino al termine delle attività didattiche?

Compito primario del docente per il sostegno è la didattica. Pertanto che la sua presenza non serva più per la pausa-pranzo è irrilevante ai fini del sostegno didattico, il cui bisogno permane per tutto l’anno scolastico e non può essere interrotto per motivi estranei alla didattica, pena ricorso per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.
Scriva una lettera in tal senso al Dirigente scolastico, minacciando eventuale ricorso al Tribunale civile.

Sono un insegnante di scuola superiore. Un mio alunno h dal primo giorno di scuola non ha frequentato, poiché i suoi disturbi comportamentali lo hanno portato a chiudersi sempre piu in se stesso e a rifiutare il contatto umano
Malgrado le sollecitazioni rivolte ai genitori dell’alunno fino al mese di marzo nulla è cambiato. All’inizio di Aprile con nostra sorpresa la famiglia dell’alunno ha contattato il dirigente scolastico chiedendo di predisporre un piano per l’inserimento (di fatto qualche giorno di frequenza saltuaria) e la conseguente promozione. Il dirigente scolastico è stato molto solerte pressando indirettamente il consiglio di classe al fine di predisporre del materiale fittizio che giustifichi un lavoro ed una valutazione che di fatto non ci sarà. Il dirigente è favorevole alla promozione ma allo stesso tempo non ci ha fornito i riferimenti legislativi che giustifichino tale atto. Tutto ruota intorno ad una interpretazione del concetto di valutazione per alunni con handicap grave. Il dirigente asserisce che non dovendo l’alunno ricevere un diploma ma un attestato il Consiglio di Classe può promuovere malgrado le innumerevoli assenze. La disponibilità del Consiglio è totale ma vorremmo essere confortati dalla Legge.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/09 stabilisce che, per evitare l’invalidità dell’anno scolastico, la famiglia deve presentare la certificazione dell’ASL da cui risulti che le assenze sono dovute a gravi motivi di salute.
I docenti del Consiglio di classe, inoltre, debbono poter effettuare delle interrogazioni e qualche compito a scuola, sulla base del PEI dell’alunno, in modo da acquisire sufficienti elementi e procedere alla valutazione.

Sono la mamma di un ragazzo autistico di 14 anni che frequenta la prima superiore di un istituto tecnico. Il suo Pei prevede il conseguimento di obbiettivi minimi e lui ha buoni voti nella maggior parte delle materie tranne due.
Le mie domande: può essere rimandato nelle materie dov’e’insufficiente? Si potrebbe cambiare il suo programma con uno che porti all’attestato dal momento che abbiamo deciso di fargli fare solo il biennio? Questo cambiamento potrebbe evitargli di essere rimandato a settembre? Se anche fosse bocciato, dopo la ripetizione del primo anno sara’considerato assolto l’obbligo scolastico?

Il Consiglio di classe ha adottato per suo figlio il programma semplificato, ovvero globalmente riconducibile ai programmi ministeriali (OM 90/2001), finalizzato al conseguimento del titolo di studio. Questo contempla che possa essere anche rimandato in una o due materie, ma sulla valutazione dell’insufficienza si deve esprimere il Consiglio di classe (provi a parlarne con i professori). Le suggeriremmo di evitare di passare a un programma differenziato, ancor più a fronte del fatto che lei intende avvalersi unicamente del periodo di obbligo scolastico. Obbligo che si completa al compimento del 16esimo anno di età (pertanto, una volta compiuti i 16 anni, lo studente ha assolto tale adempimento e non è più vincolato alla frequenza).

Sono una docente di sostegno della Scuola dell’Infanzia, seguo un bambino con disturbo dello spettro autistico che frequenta l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. E’ un bambino con delle difficoltà, ma ultimamente, il suo comportamento è peggiorato al punto da mettere in pericolo la sua incolumità e quella dei compagni. La nostra scuola funziona a tempo normale con sevizio mensa, per cui il bambino rimane a scuola dalle 8.00 alle 16.00, ma dalle 13.00 alle 16.00 il bambino resta senza l’insegnante di sostegno. Fatta questa premessa volevo sapere: il bambino può rimanere di pomeriggio a scuola senza l’insegnante di sostegno?

Molto probabilmente è necessario rammentare che il bambino è alunno di tutti i docenti della sezione e non soltanto del docente incaricato su posto di sostegno. L’alunno con disabilità ha diritto a frequentare per il tempo scelto dalla famiglia e i docenti in servizio non possono rifiutare l’alunno!
Va poi aggiunto che, se effettivamente il bimbo ha necessità di un supporto dalle ore 13 in poi, la scuola può chiedere al Sindaco un certo numero di ore di assistenza per l’autonomia personale, facendo riferimento alle risultanze della “Diagnosi Funzionale”, del Profilo Dinamico Funzionale, già predisposto, e del “Piano Educativo Individualizzato” elaborato per l’anno in corso.
Se necessario, inoltre, la famiglia insista col Comune per iscritto che, se non viene assegnato l’assistente, si rivolgerà al giudice per discriminazione.

Sono un’educatrice/assistente alla comunicazione. Avrei bisogno del Vs aiuto/chiarimento in merito a quanto sto assistendo nella scuola dove lavoro.
Avrei bisogno di sapere se, un insegnante di sostegno (nella fattispecie segue un ragazzo autistico a bassissimo funzionamento) può telefonare a casa dei genitori e chiedere a loro che lo stesso sia tenuto a casa perché il sostegno stesso è malata senza, peraltro, chiedere nemmeno il permesso alla dirigente, tenendo all’oscuro il suo operato. I genitori, molto contrariati hanno tenuto a casa il ragazzo. Esiste una legge che regolamenta questo comportamento?

Nessun docente, sia esso incaricato su posto di sostegno o su posto disciplinare, può chiedere a un genitore di tenere a casa il figlio da scuola.
Si consideri inoltre che, in base all’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92, la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni autistico non verbale, che andrà in gita con la sua classe a maggio. Lo seguirà il suo professore di sostegno, non l’addetta all’assistenza, ma il dirigente ha chiesto alla famiglia se lo accompagnerà anche un genitore. Il papà ha acconsentito pur di agevolare nostro figlio quindi parteciperà alla gita di 3 giorni a Siena. Ora la scuola chiede gli acconti e più tardi i saldi per tutti e due. (la spesa sarà di 200 euro a testa)
Negli anni precedenti abbiamo sempre accompagnato nostro figlio nelle uscite della scuola di tasca nostra e senza tante storie, perchè per noi è sempre stato importante coinvolgere nostro figlio con gli altri, ma anche gli altri con lui. Purtroppo, ora le spese sono più impegnative.
Vi chiedo gentilmente di spiegarmi in che modo far presente alla scuola che l’accompagnatore, non dovrebbe assumersi la spesa.

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Poiché il Dirigente stesso ha chiesto la presenza del genitore in qualità di accompagnatore, il genitore non deve sostenere le spese per tale attività. Diversamente si incorrerebbe in una palese discriminazione, vietata dalla legge n. 67/2006.

Sono una mamma con un figlio autistico ad alto funzionamento le scrivo perchè spero possa consigliarmi in merito a delle problematiche che sto avendo a scuola con l’insegnante di sostegno. Dopo aver constatato che mio figlio non ha partecipato ad alcune attività perchè non c’erano stai i tempi per prepararlo… Cosa posso fare, qual è la norma e come posso muovermi abbiamo già fatto presente alla scuola le linee guida del Miur ma ci hanno risposto che l’insegnante di sostegno può insegnare alla classe perché è insegnante di classe.

Quanto le è stato comunicato dalla scuola è vero in parte: il docente per il sostegno è assegnato alla classe, ma la sua presenza, fissata in un certo numero di ore, è determinata dal fatto che, in quella classe, è iscritto un alunno con disabilità. E quelle ore devono essere puntualmente assicurate: non si possono sottrarre le ore di sostegno, in quanto ciò produrrebbe un’interruzione di pubblico servizio oltre alla lesione del diritto allo studio per l’alunno con disabilità, diritto costituzionalmente garantito.
L’utilizzo del docente di sostegno per supplenze quando l’alunno con disabilità è a scuola, non solo è scorretto e improprio, ma illegale, anche quando questo avviene per l’assenza del docente curricolare nella stessa classe.

Durante le esercitazioni pratiche all’interno di un laboratorio con un alunno comportamentale la responsabilità è solo del insegnante curriculare o anche dell’educatore?

La responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, è del/dei docenti in servizio.
Per quanto riguarda l’educatore egli risponderà, a titolo personale, per eventuali suoi comportamenti nei riguardi dello studente e nei riguardi di terzi.
Le possiamo suggerire di inviare una diffida al Dirigente scolastico per lesione del diritto allo studio e interruzione di pubblico servizio.

Volevo avere dei chiarimenti sui diritti di mio figlio che ha la sindrome di malan che comporta un ritardo psico motorio, non parla non dice quando gli scappano i bisogni ma bisogna ricordarglielo ed accompagnarlo al bagno accertato dall’asl con legge 104 art 3 comma 3, lui frequenta la scuola del infanzia con una copertura di 15 ore per le insegnanti di sostegno e 7 ore assistente at personam. Il problema è che il bambino può frequentare l’asilo solo per quelle 22 ore: è possibile questo per legge? Perché la dirigente mi disse che sono le insegnanti che gestiscono le ore, parlo anche con loro ma mi dissero che loro non si fidano a tenere il bambino in classe per tutte le 40 ore e che non possono restare da sole con lui perché se devono accompagnarlo al bagno non possono abbandonare la classe e che le bidelle non hanno il compito di accompagnare i bambini al bagno.. la npi ci ha chiaramente detto che mio figlio NON ha bisogno di un assistenza con rapporto 1:1 .. ho sentito altre scuole e mi hanno detto che assolutamente il bambino deve frequentare per tutto l orario ma non so cosa devo fare e a che leggi appellarmi.

La legge 104/92 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione dal nido all’università (art. 12). Pertanto il bambino ha diritto a frequentare per tutto il tempo scuola. Per le questioni poste, suggeriamo di convocare un GLHO in cui affrontare la questione dell’assistenza di base e dell’autonomia.
Per l’assistenza di base (bagno), la competenza è dei collaboratori scolastici: pertanto il dirigente scolastico deve affidare tale compito a una collaboratrice o a un collaboratore.
Per l’autonomia personale (e per la comunicazione), la legge stabilisce che siano garantite figure professionali come gli assistenti ad personam (art. 13 della legge 104/92); in questo caso è possibile chiedere la presenza dell’assistente ad personam per il tempo necessario (in sede di incontro, inserite anche la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).
Per quanto riguarda il docente, invece, essendo il bambino certificato con art. 3 comma 3, gli devono essere riconosciute 25 ore di insegnante di sostegno, ovvero il rapporto 1:1 (anche in questo caso, in sede di incontro di GLHO, inserite la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).

Sono un ‘insegnate referente delle visite guidate nella scuola primaria. Nell organizzare un’ uscita un genitore di un alunno diversamente abile ha chiesto di essere autorizzato ad accompagnare il bambino, perche giornalmente gli vengono somministrati medicinali poiche’ affetto da crisi epilettiche. Dietro mia richiesta il DS ha autorizzato il genitore. Di conseguenza ho ritenuto opportuno mettere l ‘insegnante di sostegno del bambino a supporto su altre classi che superano i 15 bambini. Il quesito e’ il seguente: e’ corretto quello che ho fatto oppure no?

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Se il genitore partecipa all’uscita per “somministrare i medicinali” al figlio e anche in qualità di “accompagnatore”, allora quanto da lei disposto va bene ed è legittimo.

Vorrei sapere se è possibile che un alunno non vedente sostenga l’esame di maturità usando un tablet o simili, personale o deve essere fornito dalla scuola.

Se lo studente ha utilizzato lo strumento nel corso dell’anno, sicuramente può utilizzarlo anche in sede di esame di stato, purché siano rimossi file o altri materiali non coerenti con la prova o che potrebbero in qualche modo inficiare la prova stessa. Nel dubbio, sarà la scuola a provvedere con apposito strumento, ovviamente fruibile e noto, nell’utilizzo, allo studente.

La famiglia di un alunno diversamente abile, è obbligata a consegnare alla scuola la certificazione di situazione di handicap o in base al D.L. 196/2003, depositare in segreteria un certificato generico, rilasciato dal medico di base, che attesti la disabilità e la necessita di un docente di sostegno?

La famiglia, affinché per il figlio siano riconosciute e assegnate le risorse necessarie, deve consegnare alla scuola “copia” della documentazione necessaria, nello specifico: la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento, entrambi rilasciati dall’ASL, ai sensi del DPCM 185/2006.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola superiore. All’interno della mia classe frequentano tre allieve disabili, tutte che seguono la programmazione con gli obiettivi minimi; preciso che una di queste allieve ha chiesto a dicembre, nell’ ambito della stessa scuola, un cambio di classe ed è per questo motivo che ora nel secondo quadrimestre ci troviamo con tre studentesse diversamente abili e tre docenti di sostegno che, suddividendosi le discipline, seguono singolarmente le tre allieve. Conosco gli artt. del DPR 122/2009: “… Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto.”
Secondo il mio modesto parere, per ogni allieva disabile i tre docenti di sostegno esprimono in sede di scrutinio un voto solo; secondo altri, tutti e tre i docenti votano per ogni singolo allievo disabile con un totale di 9 voti, tre per ogni studentessa.

La norma da lei citata è chiarissima: ogni docente del consiglio di classe esprime un solo voto.
Il caso citato dal DPR 122/2009 riguarda l’assegnazione per lo stesso caso.
Nella situazione da lei descritta l’assegnazione, per quanto sia alla classe, è intesa come rapporto 1:1. Pertanto ogni insegnante componente del gruppo di classe vota per tutti gli alunni attraverso un solo voto.
Solo se un alunno è seguito da più docenti per il sostegno, questi, tutti insieme, esprimono un solo voto.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei avere informazioni riguardo il caso di un ragazzo sordo.
L’alunno ha frequentato la scuola alberghiera seguendo un PEI differenziato (è solo sordo, non presenta ritardi), la mamma non soddisfatta di questo percorso proposto ha deciso di iscriverlo nella nostra scuola.
La mamma vorrebbe riscrivere il figlio al primo anno e fargli seguire un PEI ad obiettivi minimi e affiancargli un assistente alla comunicazione, secondo i diritti che hanno tutti i sordi.
In questo modo perderebbe due anni, ma ricomincerebbe un nuovo percorso.
Ciò è possibile? Chi stabilisce che il ragazzo pur avendo fatto due anni di PEI differenziato non ha le competenze per iscriversi al 3 anno?
La mamma deve sottoscrivere una dichiarazione in cui esplicitamente chiede la rinuncia di due anni?

L’ammissione al primo o al terzo anno spetta alla scuola e non alla famiglia; in mancanza di un titolo di studio idoneo, sarà il Consiglio di classe a stabilire in quale classe iscrivere lo studente.
Vi sono, piuttosto, problemi relativi al sostegno e all’età. Non ci si può iscrivere alla scuola secondaria di secondo grado (frequenza del mattino), se si è ultradiciottenni; in questo caso, infatti, è possibile iscriversi solo ai corsi serali.
Quanto al sostegno, se lo studente ha già fruito di questo diritto alla scuola secondaria di secondo grado, già frequentata, vi sono dubbi in merito al fatto che l’Ufficio Scolastico Regionale assegni un altro docente per il sostegno.

Greco e latino non sono lingue morte: vivono nel liceo classico

da ItaliaOggi 

Greco e latino non sono lingue morte: vivono nel liceo classico

di Gianfranco Morra
Matteo Renzi non ebbe dubbi: «La buona scuola» intitolò i pochi interventi, per lo più organizzativi, fatti dal suo governo (fra i quali la famigerata limitazione dei licei a quattro anni). Purtroppo né studenti, né docenti erano d’accordo. Anzi. «Buona» è una scuola che serve, ma a che cosa? Le società e le culture sono diverse e propongono scuole diverse. La nostra, oggi, privilegia il fare e il lavoro, il presente e il progresso. Ciò che più conta sono l’inglese e la tecnologia.C’è del vero in questa pretesa, anche se riduce la scuola ad un corso purtroppo poco efficiente di avviamento al lavoro. La scuola deve essere anche questo, ma non solo questo. E non dovrebbe tagliare i ponti con la tradizione europea, che è quella che va dai «collegia» dei gesuiti e dei protestanti sino al liceo classico di Gentile. Che erano scuole formative, dalle quali usciva la futura classe dirigente. Ce lo ricorda un grecista dell’Università di Bologna, Federico Condello: La scuola giusta. In difesa del liceo classico (Mondadori, pp. 264, euro 18). Un’opera lontana da apologie e polemiche, che ripercorre la storia della più alta scuola europea e disvela le autentiche finalità del Liceo classico, nato da una riforma, quella di Gentile, che nulla ebbe di fascista. Ma non è una scuola di élite, sorpassata e fuori del tempo?

Al contrario. È una scuola che raccoglie e adatta la tradizione, i cui saperi sono arricchiti e rinnovati; una scuola di qualità, ma aperta a tutti, che democratizza il capitale simbolico, favorisce l’eguaglianza scolastica e la mobilità tra le generazioni, educa alla riflessione e alla critica (negli anni Trenta tutto l’antifascismo vero degli intellettuali nacque nei licei classici). Ma, insistono i confusi e dogmatici «innovatori», studiare ancora storia e letteratura, greco e latino, queste lingue «morte», serve poco. Non è così: quando i giovani le studiavano, uscivano dai licei capaci di ciò che oggi non sanno più fare: parlare e scrivere in lingua italiana.

Come, tanto e più di tanti aveva capito Giovanni Guareschi: «Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata, non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire, e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto «sonoro», potrà parlare per un’ora senza dire niente. Cosa impossibile col latino» (nel Candido, 1956, n. 18).

Comandi dirigenti scolastici e docenti, indicazioni Miur per l’anno scolastico 2018/19

da Orizzontescuola

Comandi dirigenti scolastici e docenti, indicazioni Miur per l’anno scolastico 2018/19

di redazione

Il Miur, con nota n. 15260 del 18 maggio 2018, ha fornito indicazioni in merito ai “Comandi dei dirigenti scolastici e del personale docente anno scolastico 2018/2019.”

Nella nota leggiamo che, per il prossimo anno scolastico, possono essere individuati in posizione di comando:

  • 732 docenti per i progetti di cui all’articolo 1 comma 65 secondo periodo della legge 107/115 nella ripartizione definita per ciascun Ufficio scolastico dal Decreto ministeriale 659116;
  • 100 docenti per le assegnazioni presso gli Enti e le Associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale o di assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti;
  • 50 docenti per le assegnazioni presso le Associazioni professionali del personale direttivo e docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti che operano nel campo della formazione e della ricerca educativa e didattica;
  • n. 35 unità di personale scolastico di cui all’art. 13, comma l, del decreto legislativo n.64 del 13 aprile 2017, individuato tramite procedura selettiva a cura del Dipartimento per il Sistema di Educativo di Istruzione e Formazione, da utilizzare ai sensi del sopracitato comma del decreto legislativo n. 64 del 2017.

Dirigenti e docenti distaccati a supporto dell’autonomia

I dirigenti scolastici e i docenti distaccati a supporto dell’autonomia scolastica, ai sensi dell’art. 26 primo periodo della legge 448/98, individuati dalle procedure di selezione espletate nel 2016 per il triennio 2016-2019, possono essere sostituiti solo in caso di rinuncia, cessazione o destinazione a diverso incarico. La sostituzione avverrà mediante lo scorrimento delle attuali graduatorie e solo in caso di esaurimento delle medesime gli Uffici competenti potranno attivare nuove selezioni.

Assegnazioni presso enti di prevenzione del disagio psico-sociale

Le assegnazioni presso  Enti e Associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale o di assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti, hanno durata annuale e comportano il collocamento fuori ruolo per l’anno scolastico 2018/19.

Assegnazioni presso Associazioni professionali dei dirigenti e dei docenti

Anche le assegnazioni presso le Associazioni  professionali del personale direttivo e docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti che operano nel campo della formazione e della ricerca educativa e didattica, hanno durata annuale e comportano il collocamento fuori ruolo per l’anno scolastico 2018/19.

nota e allegati

PON, troppe incombenze per la gestione dei progetti

da Orizzontescuola

PON, troppe incombenze per la gestione dei progetti

di redazione

Dopo l’ANP, anche la Flc Cgil ha avanzato le proprie rimostranze relativamente alla gestione dei progetti PON.

PON. L’ANP scrive al MIUR: pochi compensi per la mole di lavoro, meglio non partecipare più ai bandi

Il sindacato, guidato da Sinopoli, ha sottoposto la questione nel corso dell’incontro dedicato al Regolamento Europeo sulla Privacy.

La gestione dei progetti implica una fitta serie di adempimenti che gravano sulle scuole, già in deficit di risorse umane  (basti pensare alle reggenze di dirigenti scolastici e DSGA ormai dilaganti su quasi tutto il sistema scolastico).

Gli impegni presi dall’amministrazione in materia di semplificazione – conclude la Flc Cgil –  sono stati del tutto disattesi.

Regolamento europeo sulla privacy: presto corso di formazione per DS e DSGA e procedure nomina RDP

da Orizzontescuola

Regolamento europeo sulla privacy: presto corso di formazione per DS e DSGA e procedure nomina RDP

di redazione

Si è svolto oggi l’incontro richiesto dalla FLC CGIL con CISL Scuola e UIL Scuola RUA, lo scorso 26 aprile, sull’applicazione del Regolamento europeo sulla Privacy (RGPD).

Ne dà notizia la FLC CGIL.

Il MIUR emanerà all’inizio della prossima settimana una nota agli USR e alle scuole, per dare indicazioni operative sulle procedure di nomina dei RDP; le procedure saranno coordinate dagli Uffici Scolastici e porteranno alla designazione di un solo RPD per le scuole della stessa area territoriale.

Nella nota saranno anche fornite indicazioni su un percorso di formazione di dirigenti scolastici e direttori dei servizi: una piattaforma di formazione sarà disponibile tra un paio di settimane e sono previste iniziative in presenza con utilizzo dei fondi PON. Le scuole avranno a disposizione un modello base di registro dei trattamenti.

Il 23 maggio 70.000 studentesse e studenti insieme contro le mafie

da Orizzontescuola

Il 23 maggio 70.000 studentesse e studenti insieme contro le mafie

di redazione

Comunicato MIUR – È nel nome degli ‘angeli’ del passato e del presente, degli uomini e delle donne delle scorte che hanno rischiato e rischiano quotidianamente la vita per proteggere servitori dello Stato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che quest’anno si commemora il XXVI anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina.

La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica.

Oltre 70.000 ragazze e ragazzi saranno coinvolti il prossimo 23 maggio in tutta Italia nelle iniziative di#PalermoChiamaItalia promosse dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dallaFondazione Falcone. Iniziative che nel corso degli anni, a partire dal 2002, si sono arricchite di importanti contributi grazie agli accordi firmati con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), consentendo di portare nelle scuole esperti e attività didattiche mirate alla diffusione della cultura del rispetto e della legalità.

Anche quest’anno il cammino verso la consapevolezza dell’importanza di una cittadinanza attiva e responsabile culminerà il 23 maggio a Palermo. Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci migliaia di studentesse e studenti delle scuole e delle università ricorderanno il sacrificio dei servitori dello Stato morti per mano criminale. Le celebrazioni istituzionali si terranno nell’Aula Bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra. Sono previste, poi, attività nelle piazze e nelle scuole della città. A Palermo ci saranno le studentesse e gli studenti siciliani, ma anche gli oltre mille ragazze e ragazzi che arriveranno, la mattina del 23 maggio, con la Nave della Legalità che salperà il pomeriggio del giorno prima dal porto di Civitavecchia, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A bordo della Nave studentesse e studenti troveranno anche un “equipaggio” speciale composto da 50 giovani dell’Università degli Studi di Milano accompagnati dal loro docente, il professoreNando Dalla Chiesa, che parteciperanno a momenti di riflessione e attività sul tema della lotta alla criminalità organizzata. Il Prefetto Filippo Dispenza, vertice della struttura che assiste i familiari delle vittime di mafia e terrorismo della Polizia di Stato, illustrerà alle studentesse e agli studenti progetti sul tema della legalità. Sulla nave dibatterà con le ragazze e i ragazzi anche Claudia Loi, sorella di Emanuela Loi, agente della scorta di Borsellino. Il viaggio è reso possibile grazie alla collaborazione con Grandi Navi Veloci (GNV), società del Gruppo MSC, che mette a disposizione una delle sue navi.

Il “no” alle mafie verrà rilanciato il 23 maggio in 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana e Umbria) da migliaia di studentesse e studenti in una sorta di “staffetta” a distanza. A coordinare le attività nelle città coinvolte saranno gli Uffici Scolastici Regionali.

“Il 23 maggio e il 19 luglio, date delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, sono anniversari importanti del nostro calendario civile – dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – in cui ricordiamo donne e uomini che hanno perso la vita a causa del potere mafioso, mentre con profondo senso del dovere servivano lo Stato. Celebrare queste date è importante per rammentare a tutte e tutti noi come sia cambiata la vita civile e democratica del Paese dopo quella primavera e quell’estate del 1992. Farlo con le nuove generazioni è imprescindibile: ogni anno migliaia di studentesse e studenti, pur non avendo avuto esperienza diretta di quei terribili anni che hanno insanguinato l’Italia, mostrano apertura, curiosità, interesse, protagonismo e responsabilità e raccolgono la chiamata di Palermo a mostrare la loro opposizione alle mafie – a tutte le mafie – e alla criminalità organizzata. Queste giovani e questi giovani che, attraverso la scuola, diventano cittadine e cittadini attivi e consapevoli sono il miglior modo per onorare la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e dei loro ‘angeli’, le loro scorte, per non disperdere i loro insegnamenti e il valore del loro impegno, per proseguire la loro battaglia per la legalità, la democrazia e la libertà”.

“Quest’anno dedichiamo la ricorrenza del 23 maggio agli agenti di scorta caduti negli attentati di Capaci e via D’Amelio – spiega la presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone -. Giovanissimi, spesso poco più che ragazzi, hanno questo in comune: erano uomini e donne dello Stato morti per aver fatto con coscienza il loro lavoro, così duro e pericoloso, fondamentale nella lotta alla mafia. Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano – gli ‘angeli delle scorte’, come amiamo chiamarli – sono da tutti noi ricordati per quel grande senso del dovere che li accomuna a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino. È questo l’insegnamento che viene dal loro sacrificio: l’antimafia, quella vera, esige che ciascuno agisca, quotidianamente, con onestà e onore. Il loro esempio è un monito per tutti noi, adulti e giovani, perché nessuno può considerarsi esente da questo imperativo morale”.

La commemorazione onorerà tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine che hanno sacrificato la vita nella lotta alle mafie. Questo anche attraverso la speciale collaborazione fra il MIUR, la Fondazione Falcone e laPolizia di Stato che nei mesi scorsi hanno bandito due concorsi dedicati agli “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria” per le scuole d’Italia e quelle di Palermo e provincia.

“La vera battaglia contro la Mafia non è solo combattere contro un’organizzazione criminale particolarmente pervasiva. È la battaglia per riaffermare i nostri diritti e le nostre libertà – afferma Franco Gabrielli, capo della Polizia di Stato – perché a volte pensiamo che i diritti e le libertà possano essere limitati soltanto da un oppressore straniero o da un’occupazione armata, ma ci sono forme di dipendenza e di soggezione molto più subdole e molto più invasive ma non per questo meno preoccupanti per la democrazia. Credo che il modo migliore per ricordare chi è morto nel nome di questi ideali e per questi valori, perché erano dei grandi giudici e dei grandi poliziotti, sia quello di avere coscienza di tutto questo”.

Alle manifestazioni del 23 maggio parteciperà il Presidente della Camera, Roberto Fico, che sarà presente a Palermo. L’Aula Bunker dell’Ucciardone, al cui interno sarà allestita la mostra fotografica realizzata dall’agenzia di stampa ANSA “L’eredità di Falcone e Borsellino”, ospiterà la cerimonia istituzionale che sarà trasmessa in diretta suRai Uno dalle 10 alle 13. Interverranno, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura,Giovanni Legnini, la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, il Procuratore NazionaleAntimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, il Capo della Polizia Franco Gabrielli, il rappresentante del Federal Bureau of Investigation (FBI) John Brosnan, la presidente della Fondazione Falcone e sorella di Giovanni,Maria Falcone, due dei magistrati protagonisti del Maxiprocesso, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, rispettivamente giudice a latere e  pubblico ministero dello storico processo contro Cosa Nostra istruito da Falcone e Borsellino. Presenti anche i parenti delle vittime e i superstiti delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Durante la cerimonia, Franco Gabrielli, Maria Falcone e Tina Montinaro, vedova di Antonio, caposcorta del giudice Falcone, premieranno le studentesse e gli studenti vincitori del concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”, mentre il coro dell’Istituto Comprensivo “Sperone Pertini” di Palermo intonerà il brano rap dal titolo “In questa città”, preparato per l’occasione. Le studentesse e gli studenti primi classificati avranno l’opportunità di volare negli Stati Uniti, dal 23 al 30 giugno, per un viaggio della legalità tra Washington e New York che li porterà anche a Quantico, sede dell’Accademia dell’FBI, nel cui giardino si trova la statua di Giovanni Falcone. Le 15 scuole vincitrici di Palermo e provincia saranno protagoniste delle manifestazioni che si svolgeranno in città: si trasformeranno in vere e proprie piazze della legalità, aperte al pubblico, per incontri, seminari, dibattiti, performance teatrali.

Iniziative, spettacoli e laboratori didattici animeranno dal mattino anche piazza Magionevia D’Amelio, l’area che circonda l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, dove viveva Giovanni Falcone, e il Giardino della Memoria di Capaci, inaugurato lo scorso anno nel punto esatto in cui la mafia piazzò la carica di esplosivo che uccise Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. A piazza Magione il figlio di Vito Schifani, Antonino Emanuele, Tenente della Guardia di Finanza, accenderà la fiaccola dei campionati studenteschi di atletica leggera che si tengono, quest’anno, proprio a Palermo.

Nel pomeriggio partiranno i due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia, che vedono protagoniste le scuole ma che saranno aperti a tutta la città: il primo si muoverà alle ore 15.30 da via D’Amelio, il secondo alle ore 16 dall’Aula Bunker. Entrambi si ricongiungeranno sotto l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, per il Silenzio, alle 17.58, l’ora della strage di Capaci. La giornata si concluderà in serata con una messa, alle ore 19, presso la Chiesa di San Domenico, in ricordo delle vittime di mafia. La celebrazione sarà seguita da un concerto della banda della Polizia di Stato, al Teatro Massimo.

Per il secondo anno consecutivo, inoltre, verranno presentati a Palermo i progetti delle “Università della Legalità”, i 23 atenei che hanno aderito al Protocollo d’intesa siglato il 23 maggio del 2016 tra il MIUR, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) e la Fondazione Falcone, con l’obiettivo di promuovere la cultura della memoria e dell’impegno attraverso un percorso di sensibilizzazione e formazione del mondo accademico.

Il 23 maggio sui social

Il MIUR e la Fondazione Falcone uniranno le piazze di #PalermoChiamaItalia e tutte le scuole che vorranno partecipare facendo sentire la loro voce per dire “no” alle mafie utilizzando anche i canali social. Sui profili twitter@MiurSocial e @23maggioItalia ci saranno le dirette degli eventi raccontati attraverso gli hasthag #23maggio,#PalermoChiamaItalia e #navedellalegalità. Gli eventi potranno essere seguiti sulle pagine Facebook,Instagram Youtube del MIUR e di PalermoChiamaItalia e attraverso Miur Radio Network, la web radio che il Ministero attiverà dalla prossima settimana per dare voce alla scuola e alle sue buone pratiche e i cui speaker saranno studentesse e studenti.

Per ulteriori informazioni e dettagli sul programma è possibile consultare le pagine www.miur.gov.it ewww.fondazionefalcone.it. Sui due siti saranno progressivamente caricati materiali, foto, schede.

I numeri della manifestazione:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/I+numeri+della+manifestazione.pdf/2532663b-6c97-4aa2-9d6c-0ab879460d3b

La Nave della Legalità:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/La+nave+della+legalit%C3%A0.pdf/6717e0fe-d711-4a9a-9876-3e2ffdf564c1

Le attività a Palermo:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Le+attivit%C3%A0+a+Palermo.pdf/5ba1524d-ac8f-4748-8dab-cb10c6c32f95

Le Università per la Legalità:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Le+Universit%C3%A0+per+la+Legalit%C3%A0.pdf/71feb0d5-228b-4c49-9d5e-ea5a06a1c3ac

La mostra fotografica ANSA in Aula Bunker:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/La+mostra+fotografica+ANSA.pdf/6fc90549-31d3-4a11-bbe5-dd747b750686

Gli otto “angeli” di Capaci e di via D’Amelio:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Gli+otto+%E2%80%9Cangeli%E2%80%9D+di+Capaci+e+di+via+D%E2%80%99Amelio.pdf/bdf516cf-d771-4244-a7f9-c205cdf8866e

Istituti Alberghieri: Lega e M5S vogliono cambiarli

da Orizzontescuola

Istituti Alberghieri: Lega e M5S vogliono cambiarli

di redazione

Un ampio capitolo dell’ultima bozza del contratto di Governo Lega – M5S è dedicata al turismo.

Il turismo – si legge – è uno dei settori che può dare più lavoro ai giovani e sarà necessario incentivarne l’occupazione anche attraverso interventi di decontribuzione per alcuni anni (minimo 2) alle imprese turistiche che assumono i nostri giovani.

Occupazione e formazione – prosegue il documento – sono strettamente legate e sarà necessario ristrutturarne le basi, partendo, ad esempio, dal riordino della professione di guida turistica (biglietto da visita importantissimo per i turisti) e da una trasformazione degli Istituti Alberghieri Statali verso la forma dei college specialistici (sul modello svizzero e francese)

Si consideri che dall’a.s. 2018/19 partirà la riforma degli Istituti professionali voluta da una delle deleghe della Buona Scuola, e attuata con il Decreto Legislativo n. 61/2017.

A questa duqnue si verrebbe ad aggiungere una vera e propria rivoluzione per gli Istituti Alberghieri, ancora dai contorni non definiti.

Leggi la bozza di contratto del 17 maggio ore 11

Incarichi di dirigente tecnico

Incarichi di dirigente tecnico: dalla Magistratura un chiaro richiamo al rispetto delle norme

La legge 107/2015, nel tentativo di rinforzare il corpo ispettivo, ha fornito (articolo 1, comma 94) copertura finanziaria all’attribuzione di qualche decina di incarichi triennali di dirigente tecnico. La normativa di riferimento, naturalmente, rimane l’articolo 19 del d.lgs. 165/2001.

Adesso, quasi allo scadere del triennio di riferimento, il Tribunale di Catanzaro ha censurato (sentenza n. 179/2018) l’operato dell’Amministrazione per non avere formulato chiari ed oggettivi criteri di scelta prima di scegliere il destinatario dell’incarico assegnato dal competente USR. L’inosservanza dell’articolo 19 ha causato, pertanto, l’annullamento dell’incarico stesso.

Oltre a richiamare i classici principi della selezione trasparente, del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, del rispetto della buona fede e della correttezza contrattuale, la sentenza precisa come i criteri di scelta siano l’unico strumento in grado di consentire un controllo – seppur estrinseco – della motivazione del conferimento dell’incarico e pertanto della sua legittimità.

In definitiva il Giudice, pur richiamando l’esercizio del potere privatistico di conferimento dell’incarico dirigenziale di cui è titolare la pubblica amministrazione in qualità di datore di lavoro, esclude del tutto la possibilità di conferimenti meramente fiduciari. È stato quindi ribadito il principio giuridico secondo cui l’attribuzione di incarichi dirigenziali in questione, pur non avendo natura concorsuale, deve basarsi sull’apprezzamento oggettivo e comparativo delle qualità professionali e del merito. È stata nettamente respinta la tesi secondo cui l’incarico possa essere assegnato mediante una valutazione soggettiva.

Resta pertanto fermo il principio dell’assoluto rigore delle selezioni, per garantire gli interessi della parte datoriale nel suo complesso e per confermare anche gli interessi pubblici verso cui – commenta il Giudice – converge l’interesse dei candidati.

Dal Tribunale di Catanzaro arriva dunque un fermo monito per l’Amministrazione.

L’ANP vigilerà attentamente sui futuri interpelli a tutela di tutti i dirigenti scolastici e dello stesso sistema scolastico nella sua interezza.

Regolamento europeo privacy

Regolamento europeo privacy: ancora una volta le scuole devono cavarsela da sole!

Si è tenuto stamattina al MIUR il previsto incontro informativo per le Organizzazioni Sindacali in vista della imminente piena applicazione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (GDPR), prevista per il 25 maggio 2018.

In primo luogo, la delegazione ANP ha espresso la netta contrarietà rispetto al comportamento di alcuni direttori di USR che hanno emesso note sulla materia oggetto dell’odierno incontro prima ancora dell’informativa alle OO.SS.

Come già fatto in occasioni precedenti, l’ANP ha sollecitato un intervento urgente dell’Amministrazione ritenendo che la materia, per la sua complessità, non possa essere affrontata dai dirigenti delle scuole senza indicazioni dal MIUR. In particolare, si è richiesto che la nomina dell’RPD (Responsabile della Protezione dei dati) sia effettuata a livello di amministrazione centrale o periferica e non di singola scuola, individuando un apposito ufficio (regionale o nazionale) con personale che sia in grado di fornire anche consulenza.

La delegazione ANP ha poi richiesto la destinazione di appositi fondi per la parte di messa in conformità e di formazione, che ricade comunque, almeno per la parte relativa alle concrete misure organizzative adottate, sui singoli Istituti scolastici.

L’Amministrazione ha informato del fatto che, all’inizio della prossima settimana, invierà una nota alle scuole con indicazioni di carattere generale sulla materia e suggerimenti sull’opportunità di procedere alla nomina del RPD per reti di scuole. Ha, inoltre, replicato alla nostra richiesta di specifico finanziamento dicendo che i fondi di funzionamento sono stati già definiti e ripartiti e che un tale intervento sarà possibile solo in occasione del prossimo bilancio.

Ha poi annunciato un’iniziativa di formazione rivolta ai dirigenti e poi a cascata ai dipendenti, che dovrebbe prendere l’avvio entro le prossime settimane.

Giudichiamo molto negativamente il comportamento dell’Amministrazione che, dopo ben due anni dall’emanazione del Regolamento europeo, si è ridotta solo all’ultima settimana prima della sua piena entrata in vigore per prendere in considerazione la delicata posizione delle istituzioni scolastiche, senza peraltro assumersi compiti reali di indirizzo e di gestione, quantomeno per la materia del RPD.

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

In risposta alle sollecitazioni del sindacato il MIUR si è impegnato a fornire indicazioni e supporto alle scuole per l’applicazione del Regolamento.

Si è svolto oggi 18 maggio l’incontro richiesto dalla FLC CGIL con CISL Scuola e UIL Scuola RUA lo scorso 26 aprile sull’applicazione del Regolamento europeo sulla Privacy (RGPD).

Le richieste della FLC CGIL

Preliminarmente abbiamo protestato per l’emanazione, irrispettosa delle relazioni sindacali, da parte di alcuni Direttori Regionali di indicazioni alle scuole prima dello svolgimento dell’incontro con i sindacati e abbiamo lamentato il fatto che finora il MIUR si sia preoccupato solo di provvedere ad una attività di formazione del personale ministeriale e degli adempimenti del MIUR e degli USR, ritardando ingiustificatamente l’attenzione alle problematiche delle scuole.

Nell’incontro abbiamo ribadito le richieste di gestione centralizzata dei principali adempimenti relativi alla valutazione di impatto dei trattamenti dei dati, della predisposizione di un modello di registro dei trattamenti e dell’individuazione delle nuove figure (RDP Responsabile della Protezione dei Dati) sottolineando l’esigenza di supportare le scuole, di assegnare le risorse economiche indispensabili e di provvedere alla formazione del personale. Sul RDP abbiamo richiesto di provvedere a nomine centralizzate sul territorio, così come suggerito dalla normativa e dalle linee guida dell’Unione Europea.

Abbiamo invitato l’Amministrazione ad evitare inutili richiami ai dirigenti scolastici e alle scuole sul senso delle innovazioni previste dal Regolamento e sulle connesse responsabilità dei titolari del trattamento, che i dirigenti scolastici conoscono bene, per dare invece concrete indicazioni operative e contribuire alla valutazione del livello di protezione dei dati trattati.

Le risposte dell’Amministrazione

L’Amministrazione, rappresentata dalla dott.sa Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dalla dott.ssa Gianna Barbieri, Direttore generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica, si è impegnata a emanare all’inizio della prossima settimana una nota agli USR e alle scuole autonome contenente indicazioni operative sulle procedure di nomina dei RDP che dovrebbero essere coordinate dagli Uffici Scolastici e dovrebbero condurre alla designazione del medesimo RPD per le scuole della stessa aree territoriale. La nota darà inoltre le informazioni su un percorso di formazione di dirigenti scolastici e direttori dei servizi che prevedrà l’utilizzo (entro un paio di settimane) della piattaforma di formazione già rivolta al personale del MIUR e iniziative in presenza con utilizzo dei fondi PON. L’Amministrazione si è inoltre impegnata a mettere a disposizione delle scuole un modello base di registro dei trattamenti.

Come FLC abbiamo sottolineato la necessità che la nota sollevi le scuole e i dirigenti scolastici dalle preoccupazioni sulla scadenza del 25 maggio ricordando che l’attuale normativa nazionale (dlgs 196/2003) è ancora vigente, che il decreto legislativo correttivo non è ancora stato emanato e che le scuole, seguendo le indicazioni del MIUR, stanno concretamente avviando tutti gli adeguamenti necessari al miglioramento della sicurezza nel trattamento dei dati.

Alternanza, responsabilità del dirigente e allineamento tra studenti interni e privatisti

da Il Sole 24 Ore 

Alternanza, responsabilità del dirigente e allineamento tra studenti interni e privatisti

di Andrea Marchetti*

Il Miur è recentemente intervenuto il 4 maggio 2018 con un proprio comunicato di risposta ad alcune istanze pervenute da parte delle Direzioni degli Uffici scolastici regionali, dalle singole istituzioni scolastiche, dalle famiglie, dalle studentesse e dagli studenti, di natura interpretativa in materia di Alternanza scuola lavoro (Asl).
Il comunicato emesso a seguito delle richieste avanzate dalle istituzioni scolastiche e dagli studenti fa emergere con più chiarezza che il percorso di Asl previsto dai commi 33 e successivi dell’articolo 1 della legge 107/15 è curricolare e che rientra a pieno titolo nei percorsi ordinamentali delle istituzioni scolastiche. Da ciò deriva che l’obbligo di far svolgere le 200 ore di Asl o le 400 a seconda che si tratti rispettivamente di licei o di tecnici e professionali resta in capo alle scuole le quali a partire dal 2015/16 hanno programmato per un triennio le attività di Asl.

Il Miur in merito al valore formativo dei percorsi di alternanza sottolinea che «resta fuor di dubbio che le studentesse e gli studenti i quali hanno svolto attività di alternanza scuola lavoro per il monte ore minimo previsto dalla legge 107/2015, abbiano avuto l’opportunità di acquisire una serie di competenze legate al profilo di indirizzo, ovvero trasversali, utili ad incrementare le loro capacità di orientamento e a favorire la loro occupabilità nel momento in cui entreranno nel mondo del lavoro». Pur tuttavia, il comunicato avrebbe dovuto porre con maggiore evidenza che attualmente la responsabilità di programmazione e di svolgimento dei percorsi di Asl è in carico al dirigente scolastico come previsto dalla legge 107/15. Difatti, tutte le istituzioni scolastiche hanno programmato, seppur tra molte difficoltà, i percorsi di Asl per un triennio. Solo dal 2018/19, come indicato dal Dlgs 62/17, scatterà per gli studenti l’obbligo di svolgere almeno i ¾ del percorso di alternanza per essere ammessi agli esami di Stato.

Altro elemento che meriterebbe un ulteriore approfondimento è la posizione che il Miur ha adottato nei confronti dei candidati esterni. In una nota dell’Usr Toscana e nei chiarimenti della Dgosv del Miur del 24 aprile 2018, il ministero sottolinea che, «in sede di esame preliminare, il consiglio di classe tiene conto della correlazione delle suddette esperienze agli obiettivi specifici di apprendimento dell’indirizzo di studi scelto dal candidato e, analogamente a quanto previsto per i candidati interni, valuta gli esiti delle stesse e la loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari. Le proposte di voto dei docenti del consiglio di classe tengono esplicitamente conto dei suddetti esiti».

È del tutto evidente che seguendo letteralmente le indicazioni del Miur potrebbero sussistere differenti modalità di valutazione tra gli studenti interni all’istituzione scolastica che hanno regolarmente svolto le 200 o le 400 ore di alternanza a seconda dell’indirizzo seguito e il candidato esterno che potrebbe non aver svolto nemmeno un’ora di alternanza scuola – lavoro. In questo specifico caso, è opportuno che i consigli di classe, ove sono assegnati i candidati esterni, prendano in esame il percorso di studio svolto dal candidato privatista. Nel caso in cui si dovessero riscontrare disallineamenti rispetto al livello previsto, il consiglio di classe potrà assegnare al candidato esterno un programma didattico – formativo (moduli didattici, argomenti specifici e un percorso di pratica professionale da effettuarsi presso strutture ospitanti a cui il candidato privatista si rivolgerà in maniera autonoma) per il recupero di tali competenze. Solo in questo modo sarà possibile attenuare l’inevitabile diseguaglianza dei livelli di competenze raggiunti tra gli studenti interni e i candidati privatisti i quali, in base alle attuali indicazioni ministeriali, potranno presentarsi agli esami di Stato anche senza aver svolto il percorso di Asl previsto dalla legge 107/15.

* Preside