RINNOVO CONTRATTUALE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

DiSAL E IL RINNOVO CONTRATTUALE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Premessa
La Direzione Nazionale dell’Associazione Professionale dei dirigenti scolastici DiSAL, riunita a Milano il 21
aprile 2018, in previsione dell’imminente ripresa del confronto contrattuale per la definizione del CCNL
dell’area dirigenziale C) Istruzione e Ricerca, così definita dall’Accordo Quadro del 13 luglio 2016, auspica
una positiva conclusione del confronto contrattuale in sede ARAN, tenuto conto del lungo periodo di
blocco.
In questa particolare occasione, nel rispetto delle prerogative sindacali e di quelle di Parte Pubblica in
materia, l’Associazione professionale DiSAL offre, all’attenzione delle Parti interessate ed ai Dirigenti
scolastici, alcuni elementi di riflessione, unitamente ad alcune richieste provenienti dai propri soci e di cui
intende farsi carico.
Ridefinizione del profilo del dirigente scolastico
Appare opportuno sottolineare, in via preliminare, come l’attuale dibattito sul rinnovo contrattuale dei
dirigenti scolastici sia polarizzato sugli aspetti retributivi, mentre parrebbe essere passato in secondo piano
il tema della ridefinizione del profilo dirigente scolastico che riteniamo debba essere affrontato e chiarito
unicamente per via legislativa. Non condividiamo, pertanto, l’impostazione dell’Atto di indirizzo relativo al
Comparto scuola che, nella sezione dedicata ai Dirigenti scolastici, affida in effetti alla contrattazione il
compito di declinare il profilo professionale del dirigente. La scuola è un’istituzione che eroga un servizio
pubblico, in cui operano, con ruoli istituzionali e comportamentali diversi, soggetti eterogenei (docenti,
genitori, studenti, ecc.). In questo contesto il dirigente scolastico esercita, tra le altre, funzioni
amministrative e gestionali che, in quanto funzioni a rilevanza pubblica, possono essere esercitate solo
all’interno di un chiaro quadro legislativo che, invece, ha fatto registrare nell’ultimo decennio diverse
innovazioni, talvolta contradditorie tra loro, modificando di fatto l’originario profilo del dirigente scolastico
della scuola dell’Autonomia delineato nel D.Lgs 165/01.
Diversi interventi dei recenti Governi e del Parlamento in materia di riforme della Pubblica Amministrazione
(Dlgs 150/09 e L. 124 /2015 cd legge Madia) e dell’Istruzione e della Formazione (DPR 80/13, L. 107/2015
con particolare riguardo all’art.1 c.78) rendono necessaria per questo una piena ed adeguata rivisitazione in
sede legislativa del profilo del dirigente scolastico.
Stante l’attuale precario quadro politico, che non fa pensare ad interventi legislativi organici in materia nel
breve periodo, uno strumento per mettere mano a tale operazione di raccordo tra le diverse norme che
hanno modificato profondamente ruolo, funzioni e responsabilità dei dirigenti scolastici, potrebbe essere
costituito dall’attuazione – se non decaduta – della nona e ultima delega di cui alla L. 107/2015, inerente la
revisione del decreto legislativo 297/1994 Testo Unico sulla Scuola, all’interno del quale inserire elementi,
definizioni, responsabilità definitori del profilo del dirigente scolastico, prevedendone poi una successiva
ratifica parlamentare.
Responsabilità in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro
Per quanto concerne la delicata questione delle responsabilità del dirigente scolastico in materia di
sicurezza e tutela della salute, invece non resta che attendere che il nuovo Parlamento lo rimetta
nell’agenda dei temi prioritari, facendo tesoro di proposte di legge già presentate e discusse alla fine della
scorsa legislatura cui DiSAL ha fornito il massimo supporto in termini di collaborazione e di elaborazione.
Profilo del dirigente scolastico e contratto di lavoro
DiSAL ritiene che sarebbe evidentemente opportuno redigere e sottoscrivere un nuovo Contratto di lavoro
solo dopo la definizione per via legislativa del profilo e di nuove responsabilità del dirigente scolastico.
Tuttavia, poiché bisogna prendere atto, ancora una volta, che non c’è consequenzialità tra i diversi passaggi
e che urge il rinnovo del contratto di lavoro, non è da escludere che già in esso possano essere ricondotte
specificità, ruoli, azioni e responsabilità del dirigente scolastico, avendo cura, però, di non invadere – come
sopra affermato – le riserve di legge, così come peraltro previsto dagli artt.1 e 2 del CCNL 2002/2005 della dirigenza scolastica e riconfermato dall’art. 1 del CCNL 2006/2009, rispetto alla definizione e contenuti della funzione dirigenziale, in cui si fa esplicito rinvio alle previsioni del D.Lgs 165/01.
E’ da auspicare, invece, che la parte giuridica del prossimo nuovo contratto dei dirigenti scolastici relativa al profilo professionale si occupi di ridefinire, migliorandole, le loro condizioni di lavoro fortemente sbilanciate verso compiti di natura burocratica, spesso collegati a richieste ed esigenze che provengono da altre amministrazioni. E’ opportuno, in tal senso, che accanto al confronto sull’onnicomprensività della retribuzione, siano ridefinite in sede contrattuale le modalità di conferimento degli incarichi, la sostituzione durante le ferie e nei periodi di malattia, le specifiche responsabilità amministrative, i rapporti di responsabilità con il Direttore amministrativo,…
Il Contratto di lavoro non potrà non declinare, infine, un articolato riguardante la formazione in servizio dei dirigenti scolastici nel quale prevedere una congrua destinazione di risorse e permettere attraverso il sistema diffuso dei voucher il protagonismo dei soggetti titolari della formazione dei dirigenti scolastici, comprese le associazioni professionali che svolgono spesso una funzione di supplenza alle carenze dell’amministrazione centrale e invece dovrebbero risultare strategiche anche attraverso il libero organizzarsi delle opportunità di formazione tra dirigenti scolastici o tra reti di scuole.
La retribuzione del dirigente scolastico
Appare invece urgentissimo che alcuni aspetti legati alla retribuzione debbano trovare adeguate soluzioni nella imminente fase di contrattazione mettendo mano, dopo oltre dieci anni dall’ultimo confronto contrattuale, alle questioni stipendiali rimaste sospese.
Tale questione era già matura alla naturale scadenza della vigenza contrattuale 2006/2009, ma proprio il blocco della contrattazione non ha permesso di proseguire nel percorso di perequazione esterna delle retribuzioni dei dirigenti scolastici rispetto ad altre analoghe figure dirigenziali del comparto pubblico (a fronte peraltro di maggiori responsabilità dei primi ed all’aumento di carico di lavoro derivante dalle operazioni di dimensionamento scolastico e di conferimento reggenze sulle sedi vacanti, oltre alle già ricordate “molestie” burocratiche). La mancanza di confronto, unitamente all’assenza di destinazione di risorse (cui in parte e in maniera insufficiente ma non strutturale ha provvisto solo di recente la L.107/15) non ha permesso neppure di sanare la sperequazione interna che si era creata tra gli ex direttori didattici e presidi in ruolo nel 1999/2000 e i presidi incaricati dei primi anni 2000 e coloro che sono entrati in ruolo con gli unici due concorsi ordinari del 2007 e 2011 (che, tra l’altro, rappresentano ormai la maggioranza dei colleghi in servizio), senza citare le sperequazioni stipendiali tra le diverse regioni in materia di retribuzione di posizione parte variabile e di risultato su cui si ritornerà qui sotto.
Aspetti critici da affrontare
Si segnalano, infine, le seguenti criticità che il tavolo di contrattazione dovrà urgentemente e positivamente affrontare e risolvere:
 dedicare attenzione alla sfasatura tra il triennio contrattuale 2016/2018 e le risorse messe a disposizione dalla Legge di stabilità che coprono due annualità 2019 e 2020 che vanno oltre la vigenza contrattuale peraltro già in scadenza a dicembre di questo anno;
 realizzare una reale perequazione esterna: il nuovo Contratto dovrà integrare quanto già definito per i comparti pubblici, rendendo disponibili al tavolo contrattuale le risorse stanziate specificamente per i dirigenti scolastici con il comma 591 della Legge di bilancio 2018 (L.205/17), ponendo così le premesse per una progressiva perequazione. Il tentativo, con queste limitate risorse a disposizione, risulta quello di “…armonizzare progressivamente l’indennità di posizione parte fissa dei dirigenti della scuola (ex Area V) con il valore della corrispondente voce retributiva prevista per gli altri dirigenti dell’area;  regolamentare e tutelare la costituzione del Fondo Unico Nazionale: l’Atto di indirizzo richiede, come per tutte le Aree dirigenziali, l’assorbimento della retribuzione di posizione parte fissa nella voce stipendiale, passaggio questo che potrebbe avere dei riflessi negativi nella costituzione del Fondo Unico Nazionale (FUN), soprattutto in una situazione in cui le reggenze si annunciano in numeri significativi per almeno altri uno/due anni scolastici stante il ritardo delle procedure del nuovo concorso;  attuare una corretta e celere corresponsione del FUN superandone l’attuale gestione puramente ragionieristica da parte del MEF/MIUR: la corresponsione, cronicamente in ritardo ogni anno, dovrà avvenire previa ridefinizione dei suoi criteri di costituzione e quantificazione, rivedendo gli attuali
meccanismi relativi alla determinazione delle fasce, oggi variabili da regione a regione e quelli di erogazione della retribuzione di posizione parte variabile e risultato. Il FUN di fatto si è ridotto rispetto alle misure in atto prima del 2010, registrando un con recupero solo temporaneo con le risorse messe a disposizione dalla L.107/15 e anche a seguito della riduzione del numero della platea dei beneficiari; quest’ultimo concausa peraltro è prevedibile che nel 2019/20, con l’espletamento delle procedure concorsuali, cessi i suoi effetti, per la ricostituzione dell’organico dei Dirigenti. Tra l’altro si tratta di un compenso contrattualmente dovuto a fronte di una prestazione già resa in concomitanza con un aumento esponenziale dei carichi di lavoro come sopra ricordato. Da rilevare che, a seguito dei processi di dimensionamento scolastico, il numero di dirigenti scolastici si è progressivamente ridotto: da 12000 dirigenti scolastici in organico nel 2000 agli 8000 di oggi. Inoltre il FUN viene distribuito in base ai posti in organico delle diverse regioni, anziché in base al numero dei dirigenti in servizio: il risultato di questo orientamento è che i dirigenti che operano nelle regioni con forti vuoti sono avvantaggiate rispetto a quelle ad organici pieni, generando quindi una nuova sperequazione tra i colleghi questa volta da regione a regione le regione;  regolamentare il recupero totale della quota della RIA, nel momento della cessazione dal servizio dei dirigenti scolastici che ne hanno goduto. Tale quota contribuisce ad alimentare il fondo regionale, per essere ridistribuita ai dirigenti in servizio nella retribuzione di posizione parte variabile. Si tratta, infatti, di fondi contrattuali appartenenti al comparto scuola, secondo quanto stabilito già nei CCNL, quello di ingresso nell’area dirigenziale V del 2001 e in quello del 2002/2005;  definire la problematica gestione della retribuzione di risultato oggi legata alle controverse procedure della valutazione dei dirigenti scolastici.

Invalsi, le domande che frenano la voglia di sognare

da La Stampa

Invalsi, le domande che frenano la voglia di sognare

Federico Taddia

Fissare negli occhi un alunno di quinta elementare e cercare in lui l’adulto di domani. Non vedendo e ignorando quello che – qui e ora – si ha di fronte: il bambino di oggi. «Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?». Ecco una delle domande inserite nel «Questionario degli studenti» allegato alla prova Invalsi di italiano della scuola primaria. Quesiti posti per raccogliere informazioni sugli studenti e il loro ambiente sociale. Mentre la prove Invalsi infatti misurano, o cercano di farlo, la qualità dell’apprendimento delle competenze, il questionario pone il focus sulle variabili di contesto, come l’habitat di riferimento, lo status famigliare e la percezione di stessi rispetto alla formazione. «Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?».

Chissà con quale slancio emotivo i piccoli esaminati si sono immaginati tra 10, 20 anni… Chissà la gioia nel poter, finalmente, svelare i propri sogni, confessare le passioni, svelare ai grandi le trame contorte e spesso irrealizzabili che – per fortuna – la fantasia ti aiuta a tessere… E invece loro, i grandi, nella scelta delle opzioni hanno dato un bel calcio alla giostra dell’immaginazione, prospettando un avvenire figlio del proprio presente: avido, sterile e rassegnato. «Raggiungerò il titolo di studio che voglio». «Avrò sempre abbastanza soldi per vivere». «Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero». «Riuscirò a comprare le cose che voglio». «Troverò un buon lavoro». Da «Per niente» a «Totalmente» ai bambini è stato chiesto – imposto – di esprimere quanto sentissero vere queste frasi. Quanto quegli auspici fossero i loro auspici. Il buon lavoro, il comprare quello che si vuole, avere abbastanza soldi: se lo canta «Sfera Ebbasta», e con lui i nostri figli, non lo capiamo ma lo possiamo accettare. Fa parte dello spettacolo, della moda, del momento. Ma che sia la scuola elementare a farti misurare la felicità in euro è un qualcosa di incomprensibile. E di tristemente pericoloso.  Lì, dove di educhi alla vita, alle relazioni, al gusto della scoperta, deve una zona neutra, una riserva di vitalità e speranza, un presidio di chi può pensare al proprio futuro vedendosi astronauta o showgirl, calciatore o scienziata, cuoco o pilota d’aerei, senza dover mettere i soldi come primo obiettivo. «Sono domande standard, uguali in tutta Europa, non meccanicamente tradotte ma adattate al singolo Paese». Così hanno spiegato dall’Invalsi, e da «Per niente» a «Totalmente» ognuno può giudicare quanto sia vera l’esigenza di una scuola che oltre a saper valutare sappia rilanciare. E sappia trasmettere il valore della possibilità. La possibilità di essere quello che si è. Essere bambini, pensare da bambini, immaginare da bambini. Per poi crescere, con i propri tempi e i propri spazi. Tra adulti in grado di dare tempi e dare spazi. E non capaci solo di tingere di grigio un mondo che non riescono più a vedere in nessun altro colore.

Esami Stato I grado, docenti di religione cattolica in Commissione

da Orizzontescuola

Esami Stato I grado, docenti di religione cattolica in Commissione

di redazione

Il 31 marzo u.s., si è svolto al Miur un incontro sull’esclusione dalla Presidenza delle commissioni degli esami di Stato di II grado dei dirigenti scolastici delle scuole secondarie di primo grado e degli istituti comprensivi.

Ne abbiamo già parlato in Esami Stato II grado, Miur: dirigenti scuole primo grado possono partecipare. Domanda in modalità cartacea

Nel corso dell’incontro, è stato affrontato anche il tema della partecipazione dei docenti di religione cattolica agli esami di Stato di I grado, relativamente alla quale erano stati espressi da più parti dei dubbi (ANP compresa). Ricordiamo che in un articolo di G. Onnis avevamo sottolineato che la lettura della normativa conduceva a ritenere che i suddetti docenti dovessero partecipare agli esami.

I dubbi sono svaniti, confermando la lettura della prof.ssa Onnis, come si evince dal resoconto della Flc Cgil che ha rappresentato anche la preoccupazione dei dirigenti scolastici del primo ciclo per la complessità delle operazioni d’esame dovuta alla presenza del docente di IRC o di attività alternative all’IRC, per la prima volta in commissione d’esame, dal momento che l’articolo 8 del DLgs 62/2017 ha previsto che la commissione d’esame sia costituita da dai docenti del consiglio di classe”.

Le preoccupazioni, espresse dal sindacato, discendono dal fatto che la partecipazione dei docenti di religione cattolica o attività alternativa rallenteranno le operazioni d’esame, considerato che gli stessi sono presenti in diverse terze e non solo della stessa scuola. 

L’Amministrazione, sebbene consapevole delle summenzionate difficoltà, non ha mostrato alcuna apertura ad un eventuale modifica della normativa, anzi ha risposto che la stessa va applicata.

Nessun dubbio, quindi, sulla partecipazione agli esami conclusivi del primo ciclo di Istruzione dei docenti di religione cattolica/attività alternativa.

Aggiornamento

(l’articolo è stato pubblicato il 1° aprile u.s.)

Evidenziamo che l’incontro, come suddetto, si è svolto il 31 marzo scorso e da allora l’amministrazione non ha fornito ulteriori indicazioni in merito, nonostante le conseguenti difficoltà evidenziate da più parti.

Concorso Dirigenti scolastici: dal 4 al 5 giugno il collaudo delle postazioni

da La Tecnica della Scuola

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Esame del I ciclo: chiarimenti su prova di lingua straniera e alunni con disabilità, DSA e BES

da La Tecnica della Scuola

Esame del I ciclo: chiarimenti su prova di lingua straniera e alunni con disabilità, DSA e BES

#PalermoChiamaItalia, Nave della Legalità pronta a salpare: 70mila studenti contro le mafie

da Tuttoscuola

#PalermoChiamaItalia, Nave della Legalità pronta a salpare: 70mila studenti contro le mafie

È dedicato agli uomini e alle donne delle scorte, eroi silenziosi che rischiano quotidianamente la vita per proteggere servitori dello Stato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il tema della riflessione dei 70mila ragazzi di tutta Italia che saranno coinvolti nella commemorazione del 26esimo anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Nel nome degli “angeli custodi” del passato e del presente si svolgeranno tutte le iniziative promosse quest’anno dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dalla Fondazione Falcone.

Fra queste, la Nave della Legalità che salperà il 22 maggio prossimo dal porto di Civitavecchia con a bordo oltre 1.000 studenti che, insieme a magistrati e rappresentanti delle istituzioni, raggiungeranno l’indomani Palermo per unirsi a migliaia di altri giovani e dire “no” a tutte le mafie e alla criminalità organizzata. Un coro di voci che attraverserà il Paese grazie alle attività organizzate dagli Uffici Scolastici Regionali del MIUR che animeranno le Piazze della Legalità.

Le celebrazioni ufficiali nell’Aula Bunker dell’Ucciardone di Palermo, le iniziative nelle piazze e nelle scuole della città, i due cortei pomeridiani che il 23 maggio, nel pomeriggio, confluiranno sotto l’albero intitolato a Falcone, in via Notarbartolo, saranno il cuore pulsante di #PalermoChiamaItalia, manifestazione per commemorare i giudici Giovanni FalconeFrancesca MorvilloPaolo Borsellino e le donne e gli uomini delle loro scorte, Agostino CatalanoWalter Eddie CosinaRocco DicilloVincenzo Li MuliEmanuela LoiAntonio MontinaroVito SchifaniClaudio Traina. Ma tante altre saranno le manifestazioni spontanee in tutto il Paese.

Dal 2002 il MIUR e la Fondazione Falcone promuovono percorsi di educazione alla legalità nelle scuole di ogni ordine e grado. Progetti che trovano il loro culmine nelle commemorazioni del 23 maggio a Palermo. Negli anni questi percorsi si sono arricchiti di collaborazioni importanti con il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, con accordi firmati con l’Autorità nazionale anticorruzione, la Procura nazionale antimafia, il Consiglio superiore della Magistratura, l’Associazione nazionale magistrati, la Corte dei Conti.  Quest’anno, con la collaborazione della Polizia di Stato, è stato indetto il concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”, al quale hanno partecipato oltre 700 scuole italiane.