Alunni con disabilità a.s. 2016/2017


Sono 254.366 le alunne e gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado, il 2,9% del totale della popolazione studentesca. In totale, nell’anno scolastico 2016/2017 il 43,3% delle classi, comprese quelle della scuola dell’infanzia, aveva almeno un’alunna o un alunno disabile al suo interno.

È quanto emerge dalla pubblicazione sui “Principali dati relativi agli alunni con disabilità per l’a.s.2016/2017” disponibile da oggi sul sito del MIUR. Rispetto alla precedente rilevazione, effettuata nell’anno scolastico 2014/5015, le studentesse e gli studenti con disabilità risultano in aumento (+8,3%).

In termini assoluti, è la scuola primaria a registrare la presenza più elevata di alunne e alunni con disabilità, 90.845. Mentre è la scuola secondaria di I grado ad avere la più alta incidenza di disabili sul totale della sua popolazione studentesca, pari al 4%.

Osservando la distribuzione rispetto alle scuole statali e non, dall’indagine emerge che il 93% delle alunne e degli alunni con disabilità frequenta le scuole statali che hanno una media di presenze, rispetto al totale della propria popolazione studentesca del 3,1% contro l’1,6% delle non statali.

A livello territoriale si evidenzia una diversa distribuzione di alunne e alunni con disabilità. Se nel complesso del sistema scolastico italiano sono pari al 2,9% del totale, nel Centro Italia sono il 3,1% (51.259 alunne e alunni), al Nord-Est sono il 2,6% (42.353 alunne e alunni), nel Nord-Ovest  sono il 3% (66.804 alunne e alunni), al Sud sono il 2,9% (93.950 alunne e alunni). A livello regionale, la punta massima si registra in Abruzzo con una percentuale media del 3,6% e la minima in Basilicata con il 2,2%.

Nel 96,1% dei casi la disabilità è di tipo psicofisico. Nella scuola di II grado il 23,6% delle studentesse e degli studenti con disabilità frequenta un liceo, il 26,6% un istituto tecnico e il 50% un istituto professionale.

A partire dall’anno scolastico 2009/2010 si è registrato un miglioramento del rapporto numerico tra alunne/alunni disabili e posti di sostegno, passando da 2,09 alunni a 1,80 nell’anno scolastico 2016/2017. La percentuale del contingente dei docenti di sostegno sul totale del corpo docente è passata dall’8,6% del 2001/2002 al 16,3% del 2016/2017.

LICEI MUSICALI: “MODIFICARE REQUISITI PROVA AMMISSIONE”

LICEI MUSICALI, FGU A MIUR: “MODIFICARE REQUISITI PROVA AMMISSIONE” 
“I requisiti minimi di preparazione stabiliti dal Miur per superare la prova di accesso ai licei musicali rischiano di ridurre ulteriormente il numero di iscritti a questo corso di studi e di penalizzare gli studenti di alcune aree d’Italia”. È la preoccupazione espressa dalla Federazione Gilda-Unams riguardo il decreto ministeriale 382 emanato l’11 maggio, in particolare in merito all’articolo 8 che fissa le competenze e la preparazione necessarie per accedere al primo anno della sezione musicale dei licei musicali e coreutici.
Secondo la FGU, la prova per essere ammessi può essere superata soltanto da chi sia già in possesso di capacità di esecuzione che si acquisiscono dopo 3 o 4 anni di studio. 
“Si tratta di competenze che possono maturare i ragazzi che provengono dalle scuole medie a indirizzo musicale ma, come è noto, gli istituti di questo tipo sono pochi e distribuiti in maniera disomogenea in tutto il territorio nazionale. Senza considerare, poi, che nelle scuole medie a indirizzo musicale si studia, in ogni singolo istituto, una minima parte (soltanto quattro, ndr) degli strumenti previsti nei licei musicali”.
“Per i ragazzi che non provengono da scuole medie a indirizzo musicale, dunque, l’unico modo per superare il nuovo esame di ammissione ai licei musicali è affidarsi ad insegnanti privati. Poiché si tratta di una soluzione molto costosa che non tutti possono permettersi – conclude la Federazione Gilda-Unams -, chiediamo al Miur di modificare il provvedimento per evitare il rischio che l’istruzione musicale pubblica diventi appannaggio delle famiglie più benestanti”.

Arriva la guida alla «cittadinanza digitale» per le primarie

da Il Sole 24 Ore

Arriva la guida alla «cittadinanza digitale» per le primarie

di Natascia Ronchetti

Sono nati nell’epoca dell’iperconnessione. E abituati a navigare in rete hanno grande dimestichezza con le tecnologie digitali, con chat e social network. Ma spesso non sono consapevoli delle insidie che si nascondono nel web, tra cyberbullismo, molestie, adescamenti. Per questo, rivolta ai bambini delle scuole primarie e ai loro docenti, è nata la Guida alla cittadinanza digitale consapevole, manuale che propone agli insegnanti tre lezioni da tenere in classe per aiutare gli alunni a sviluppare un uso responsabile delle nuove tecnologie.

La guida
È stata realizzata nell’ambito di Programma il Futuro, il piano varato dal Cini, il consorzio delle università italiane che insegnano e fanno ricerca in informatica, in collaborazione con il Miur, per diffondere negli istituti scolastici del Paese le basi scientifiche del pensiero computazionale. È concepita come un vero e proprio abbecedario delle principali regole da seguire per salvaguardare i propri dati personali, per navigare in modo sicuro e rispettoso, per fare un buon uso dei social network e della comunicazione online. Con un linguaggio chiaro e accessibile, non usa la dicotomia mondo reale/virtuale per sottolineare che tutto ciò che viene fatto in rete è tangibile e quindi può determinare conseguenze sulla vita degli altri.

Le istruzioni per i genitori
Con semplici esercitazioni, seguite da verifiche, la guida è corredata da schede pensate per i genitori, con consigli su come indirizzare i propri figli nella navigazione su Internet, evitando contatti con persone sconosciute o siti non adatti ai bambini. I testi sono stati forniti dall’associazione americana non profit Common, che ha realizzato una analoga iniziativa nelle scuole degli Stati Uniti.

«Avrai soldi e un buon lavoro?» Polemica per la domanda del test Invalsi

da Il Messaggero

«Avrai soldi e un buon lavoro?» Polemica per la domanda del test Invalsi

In molti casi, infatti, sono stati gli stessi bambini a raccontare a casa – tra il divertito e l’incredulo – la domanda elaborata dagli esperti

Claudia Guasco

Nelle chat di classe, croce e salvezza dei genitori con figli in età scolare, l’indignazione dilaga. Alla domanda numero dieci del questionario Invalsi, rivolta agli alunni delle classi quinte della scuola primaria, si legge: «Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?». Di seguito, cinque risposte possibili: «A. Raggiungerò il titolo di studio che voglio; B. Avrò sempre abbastanza soldi per vivere; C. Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero; D. Riuscirò a comprare le cose che voglio; E. Troverò un buon lavoro». I 561.775 bambini alle prese con i test per la rilevazione delle competenze in Italiano, Inglese e Matematica potevano rispondere con diversi livelli di gradimento: «Per niente, pochissimo, poco, abbastanza, molto, totalmente». Un quesito che, infilato come se nulla fosse tra le prove didattiche, ha indignato e infiammato le polemiche di mamme e papà dei piccoli allievi.

«SQUALLIDI SISTEMI DI VALORE»
In molti casi, infatti, sono stati gli stessi bambini a raccontare a casa – tra il divertito e l’incredulo – la domanda elaborata dagli esperti. «Mia figlia Chiara e la sua amica Martina ne hanno parlato per tutta la sera», racconta Silvia, alle prese con gli Invalsi in una scuola privata di Milano. «Ritengo sia sbagliato che ad alunni di dieci, undici anni si chiedano valutazioni sui soldi e sulla realizzazione professionale. Le bambine commentavano: “Ma io che ne so?”. Non sono ancora proiettate realisticamente verso il futuro, del lavoro che faranno hanno un’idea vaga. Penso sia sbagliato che un quesito del genere faccia parte di un test scolastico». Sulla pagina Facebook dedicata agli Invalsi fioccano le critiche.

Come quella di Sonia Coluccelli: «La fotografia di dove stiamo andando è tutta nella sezione numero 10, nelle domande rivolte ai bambini e alle bambine di tutte le classi quinte di scuola primaria. Le residue speranze a cui aggrapparci sono lì, messe tra parentesi da un bambino che dentro le crocette non ci sta. Non posso però tacere il disgusto per quello che stiamo dicendo anche in momenti come questi a chi sta crescendo con noi, lo sconforto profondo per la povertà assoluta che gli stiamo consegnando, la rabbia di fronte ad una scuola che, come sistema, si esprime così, in prove per polli da batteria sotto il cappello del più squallido dei sistemi di valore. Quanti soldi avrai e quanto comprerai nella tua vita?».

NO COMMENT DELL’ISTITUTO
Perplessa Alessia Fracchia: «Perché ci sono queste domande? Non riesco a darmi risposta, è un sondaggio? Servono a cosa? A determinare lo stato di ottimismo dei bambini? A cosa?». Pessimista Maria Cristina Solari: «Ce li tiriamo su proprio bene. Bello il mondo del futuro, pieno di valori assoluti: i soldi. Cartina al tornasole, queste prove, di una società chiacchierona e vuota, destinata inesorabilmente alla solitudine e al fallimento dell’individuo a cui viene fatto credere di essere Dio. Sempre se ha i soldi, ovviamente, sennò può anche scomparire perché non vale niente». Giulio Cavalli, attore e scrittore, dal suo account Twitter posta l’immagine del quiz e chiede: «Ma davvero, ma è tutto normale? Sicuri?». L’istituto Invalsi per il momento non commenta ma assicura che il 19 maggio, a prova finita, è disposto ad aprire un confronto sull’argomento.

Diplomati magistrale, il 7 luglio 50 udienze di merito. Intanto la politica è ferma

da Orizzontescuola

Diplomati magistrale, il 7 luglio 50 udienze di merito. Intanto la politica è ferma

di redazione

“Mentre noi stiamo portando avanti le nostre classi e i nostri alunni sono spaventati all’idea di perderci l’anno prossimo, il 7 luglio sono state fissate 50 udienze di altrettanti ricorsi, per un primo blocco di centinaia di licenziamenti” racconta a La Stampa Giulia Bertelli, coordinatrice del movimento delle maestre per CUB Scuola.

“La situazione è ferma – prosegue la maestra nell’intervista – in questo momento il ministero ci sta dicendo che è la politica a doversi occupare di noi”. E la politica, come si sa, in questi giorni, è in attesa del nuovo Esecutivo.

La notizia che per il 7 luglio sono calendarizzate 50 udienze di merito non fa certo dormire sonni tranquilli i diplomati magistrale. Tuttavia va detto che molto probabilmente non si tratta di meriti relativi a ricorsi prodotti tra il 2014 e il 2016. Potrebbe invece trattarsi dell’atto finale di ricorsi promossi nel 2017, per i quali la cautelare non aveva previsto l’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento. Potremo essere più precisi nelle prossime settimane.

E’ già realtà invece il licenziamento (revoca del contratto a tempo indeterminato e iscrizione in II fascia delle graduatorie di istituto) di 17 maestre a Pistoia, in seguito al pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze.

“Il Governo – spiega una nota del coordinamento – non ha affrontato la drammatica situazione di decine di migliaia di maestre abilitate, lasciandole nelle mani della magistratura portando ad una conseguenza inevitabile: il licenziamento”.

Valutazione scuole, compilazione/aggiornamento RAV dal 14 maggio al 30 giugno. Nota Miur

da Orizzontescuola

Valutazione scuole, compilazione/aggiornamento RAV dal 14 maggio al 30 giugno. Nota Miur

di redazione

Il Miur, con nota n. 7985 dell’11 maggio 2018, ha comunicato la riapertura delle funzioni per la compilazione/aggiornamento del Rapporto di autovalutazione per l’a.s. 2017/2018.

Riallineamento RAV-PTOF

L’Amministrazione ricorda che con la nota n. 2182 del 28 febbraio 2017, sono stati ridefiniti i tempi del procedimento di valutazione, previsti dal DPR n. 80/2013 e declinati nella Direttiva n. 11/2014, al fine di armonizzarli con quanto previsto dalla legge n. 107/2015, in particolare con l’introduzione del  Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).

Al fine suddetto, vi è stato un prolungamento del triennio previsto
per lo svolgimento delle fasi in cui si articola il procedimento di valutazione delle scuole (autovalutazione, valutazione esterna, azioni di miglioramento, rendicontazione sociale), collocando la Rendicontazione Sociale  allo scadere del triennio di vigenza del  PTOF, ossia nell’a.s. 2018/2019.

Rendicontazione sociale

All’inizio del prossimo anno scolastico, sarà messo a disposizione delle scuole un modello unico e saranno fornite apposite indicazioni, in modo da favorirne la redazione.

RAV

Il RAV, come negli anni scorsi, potrà essere aggiornato, rivedendo le analisi effettuate e procedendo, solo se necessario, alla revisione delle priorità, dei traguardi e degli obiettivi di processo previsti. Ciò è, dunque, necessario in presenza di cambiamenti sostanziali, alla luce di nuovi dati nonché delle osservazioni dei Nuclei esterni di valutazione, se la scuola è stata oggetto di visita.

Una novità, relativa all’aggiornamento o alla compilazione ex novo, riguarda la pubblicazione delle tabelle e/o dei grafici che, diversamente dagli anni scorsi, verrà affidata alla scelta di ogni scuola. Sarà dunque la scuola a decidere quali tabelle e/o grafici pubblicare attraverso una intenzionale selezione.

Definizione  modello RAV specifico per
ogni contesto e tipologia di istituzione scolastica

L’Invalsi, entro il mese di dicembre 2018, fornirà al Miur un Rapporto dettagliato del lavoro di autovalutazione svolto dalle scuole tramite il RAV. Ciò al fine di qualificare al meglio il procedimento di autovalutazione, dopo i primi anni  di applicazione, in previsione della nuova triennalità.

Tramite il Rapporto, in particolare, ci si propone di rendere  il procedimento di valutazione più snello, aggiornato alle novità normative degli ultimi anni e corrispondente alle peculiarità delle singole scuole.

Indicazioni in attesa del Rapporto Invalsi

In attesa di una definizione del modello RAV adatto per ogni specificità scolastica, l’Amministrazione fornisce le seguenti indicazioni:
  • Gli Istituti di istruzione secondaria superiore con pluralità di indirizzi o Istituti Omnicomprensivi elaborano un unico RAV e, per quanto possibile, recuperano la specificità dei propri indirizzi/cicli integrando gli indicatori RAV con indicatori autonomamente definiti e/o evidenziando tale caratteristica nella motivazione dei giudizi assegnati per ciascuna area, ove necessario;
  • I Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) sono esonerati dalla stesura del RAV, in attesa dei risultati della sperimentazione in atto coordinata dall’INVALSI, finalizzata alla definizione di strumenti e procedimenti di autovalutazione corrispondenti alle peculiarità dell’offerta formativa dei CPIA;
  • Le scuole che sono state oggetto di processi di dimensionamento e hanno acquisito un nuovo codice meccanografico svolgono ex novo il lavoro di analisi e di autovalutazione.
  • Per la Scuola dell’infanzia è in atto una sperimentazione nazionale del RAV condotta dall’INVALSI, rivolta ad alcune scuole individuate sia mediante campionamento statistico casuale sia mediante auto-candidatura, che prevede entro il termine del corrente anno scolastico la validazione dei questionari per l’acquisizione dei dati e nel corso del prossimo anno scolastico la compilazione online del RAV.
  • Per l’Istruzione e formazione professionale è in atto una sperimentazione coordinata da un Comitato tecnico scientifico istituito presso l’INVALSI che, secondo quanto previsto dall’art. 2 del D.P.R. 80/2013, proporrà delle linee guida per il procedimento di autovalutazione e valutazione dell’istruzione e formazione professionale da adottare d’intesa con la Conferenza unificata previo concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Tempistica

La piattaforma per l’aggiornamento del RAV sarà disponibile dal 14 maggio al 30 giugno 2018.

Qui la guida per supportare le scuole nelle operazioni legate al processo di revisione.
Clicca qui per accedere alla Piattaforma.

Esami di Stato I grado, docenti religione cattolica in commissione ma non possono interrogare

da Orizzontescuola

Esami di Stato I grado, docenti religione cattolica in commissione ma non possono interrogare

di redazione

L’insegnante di religione cattolica, come già riferito, farà parte della Commissione dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Esami Stato I grado, docenti di religione cattolica in Commissione

La novità, introdotta dal decreto legislativo n. 62/2017, ha suscitato non poche polemiche, soprattutto, per le difficoltà organizzative che si creeranno, considerato che i docenti di religione svolgono servizio in numerose classi e non sempre dello stesso istituto.

Quale ruolo?

Pur essendo presenti in commissione, i succitati docenti non potranno interrogare, come sostenuto anche dallo Snadir:

“A questo punto, fermo restando il fatto che l’idr non può interrogare sulla materia religione in quanto il D.Lvo 297/1994 art.309, comma 4 stabilisce che religione non è materia di esame, riteniamo però che egli possa/debba intervenire – così come fa durante gli scrutini per gli avvalentisi – per offrire al consiglio di classe il proprio contributo ai fini di una migliore e quanto più completa valutazione sulla personalità, l’impegno, e la prova complessiva d’esame dell’alunno: nessuno potrà vietarglielo.”

Il divieto, dunque, discende dalla previsione del D.lgs. n. 297/94, articolo 390 – comma 4, secondo cui la religione cattolica non è materia d’esame:

4. Per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae.

Anche la Flc Cgil è intervenuta al riguardo, evidenziando quanto suddetto e spingendosi oltre. Secondo il sindacato, infatti, i docenti di IRC, considerato il loro particolare status e la normativa di riferimento, non possono essere presenti in Commissione: E’ evidente come questo particolare status del docente di IRC non ne renda possibile o addirittura obbligatoria la presenza all’esame di stato del primo ciclo. Pertanto, il sindacato chiede l’intervento del Miur, al fine di mettere ordine alla confusione normativa che si è creata, indicando alle scuole che i predetti insegnanti non possono partecipare agli esami.

Assegno nucleo familiare sospeso dal 1° luglio se non si presenta nuova domanda su NoiPA

da Orizzontescuola

Assegno nucleo familiare sospeso dal 1° luglio se non si presenta nuova domanda su NoiPA. Il modello e le nuove Tabelle

di redazione

L’assegno per il nucleo familiare viene sospeso automaticamente a decorrere dal 1° luglio 2018 da parte della Ragioneria Provinciale dello Stato. Per evitare l’interruzione bisogna presentare nuovamente domanda.

Il personale interessato ha ricevuto o riceverà un apposito messaggio nell’area riservata di NoiPA con l’invito al rinnovo della domanda.

Domanda

La nuova domanda riguarderà l’assegno per il nucleo familiare per il periodo 01 luglio 2018 – 30 giugno 2019.

Nella domanda bisognerà indicare

1) il reddito familiare complessivo, percepito nell’anno 2017, desumibile dalla dichiarazione dei redditi 2018;

2) i redditi a tassazione separata, indicati nella Certificazione Unica 2018 ;

Alla domanda andrà altresì allegata, copia di un documento di riconoscimento in corso di validità del richiedente e del coniuge.

Modulo

lI modulo per la richiesta dell’assegno nucleo familiare potrà essere scaricato dal Portale NOI PA accedendo dal menù: →DOCUMENTAZIONE → MODULISTICA →PERSONE→ MODELLO 2018 REDDITI 2017.

Se il modello non dovesse ancora essere disponibile, sarà caricato a breve. C’è tempo fino al 30 giugno per presentare la domanda.

Importo

L’importo dell’assegno dipende dai seguenti tre elementi:

  • il numero dei componenti della famiglia;
  • il reddito del nucleo familiare;
  • le fasce di reddito stabilite dalla legge.

Scarica le nuove tabelle con gli importi spettanti in base ai succitati elementi.

Graduatoria interna: la continuità del servizio si valuta prima del triennio

da La Tecnica della Scuola

Graduatoria interna: la continuità del servizio si valuta prima del triennio

Empowering eTwinning Schools: Leading, Learning, Sharing

A Roma la prima conferenza europea sulle Scuole eTwinning
Dal 14 al 16 maggio riuniti 250 dirigenti scolastici per rafforzare il ruolo degli istituti della community

Dal 14 al 16 maggio si terrà a Roma la Conferenza tematica europea eTwinning “Empowering eTwinning Schools: Leading, Learning, Sharing”, in programma al Centro Congressi Trevi. 250 dirigenti scolastici provenienti da tutta Europa, oltre a esperti nazionali e comunitari si incontreranno per identificare, riconoscere e promuovere gli elementi che caratterizzano una Scuola eTwinning. Il nuovo riconoscimento della community eTwinning ha l’obiettivo di valorizzare e promuovere quegli istituti che attuano un curricolo per competenze e una didattica per progetti fortemente connotata dall’uso di Internet e di tecnologie digitali, con un’attenzione particolare alla sicurezza (eSafety).

Il riconoscimento è stato inaugurato nell’anno scolastico 2017/18 ed ha visto un totale europeo di circa 1200 istituti premiati, tra questi, oltre 200 scuole sono italiane, dato che segna il record per il nostro paese.

L’incontro è organizzato dall’Unità italiana eTwinning, in collaborazione con l’Unità centrale eTwinning di Bruxelles, la Commissione europea e l’Agenzia nazionale Erasmus + INDIRE. Sono in programma gli interventi di Patricia Wastiau, consulente di ricerca per European Schoolnet, Paul Downes, professore associato e Direttore del Centro sugli svantaggi educativi nella Dublin City University e Angelo Paletta, professore al Dipartimento di Scienze Aziendali all’Università di Bologna. Spazio anche ad alcuni ricercatori INDIRE con sessioni formative su innovazione dell’apprendimento e degli spazi educativi, leadership scolastica e miglioramento organizzativo.

Molto ampia la rappresentanza europea, con dirigenti in arrivo da Armenia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldova, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubbliche Ceca e Slovacca, Romania, Serbia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina.

Cos’è una scuola eTwinning: l’etichetta eTwinning School” riconosce il lavoro delle scuole impegnate nel realizzare le politiche educative comunitarie attraverso la community. Nelle scuole eTwinning vengono stabilite nuove forme di relazioni professionali fra colleghi, basate sulla condivisione e sul mentoring tra pari, con l’intento di sperimentare approcci innovativi nell’insegnamento. eTwinning incoraggia questi istituti a diventare un modello per altre scuole sia a livello locale che nazionale. In Italia sono oltre 60.000 gli insegnanti iscritti alla community eTwinning, per 20.600 progetti di collaborazione realizzati dal 2005.

Rapporto di Autovalutazione 2017/2018

La Nota 11 maggio 2018, AOODGOSV 7985, come già avvenuto negli scorsi anni scolastici, prevede che la piattaforma per l’aggiornamento del RAV sia aperta dal 14 maggio al 30 giugno 2018 per consentire, solo se necessario, la revisione delle priorità, dei traguardi e degli obiettivi di processo previsti.

Si rammenta che la Nota 28 febbraio 2017, AOODGOSV 2182,  ha ridefinito i tempi del procedimento di valutazione ed ha collocato l’effettuazione della Rendicontazione sociale all’a.s. 2018/2019.
Per quanto riguarda la Rendicontazione sociale, con l’inizio del prossimo anno scolastico verranno fornite indicazioni alle istituzioni scolastiche per favorirne la redazione, grazie alla messa a disposizione di un modello comune di riferimento sul territorio nazionale, “attraverso indicatori e dati comparabili, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio con la comunità di appartenenza”, così come previsto dal D.P.R. 80/2013.


Atto di indirizzo 14 maggio 2018, AOOUFGAB 39

Atto di Indirizzo 14 maggio 2018, AOOUFGAB 39

Aggiornamento 2017 al Piano nazionale anticorruzione – Sezione Università approvato con Delibera ANAC 22 novembre 2017, n. 1208


Dai codici etici, alla figura del responsabile anticorruzione. Dalla trasparenza nella gestione delle risorse destinate alla ricerca, alla prevenzione dei conflitti di interessi che possono determinarsi quando il personale docente o della ricerca ha incarichi anche all’esterno. Sono alcuni dei temi affrontati nell’Atto di indirizzo in materia di anticorruzione che è stato inviato oggi agli Atenei e agli Enti di ricerca. Il documento arriva a valle dell’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione, approvato con apposita delibera lo scorso novembre, che, per la prima volta, contiene una sezione dedicata all’Università. Sezione attraverso la quale l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha invitato il MIUR a raccomandare alle Università (e, per quanto compatibile, agli Enti di ricerca) l’adozione di misure per contrastare fenomeni di corruzione, di cattiva amministrazione e di conflitto di interessi. Il documento è da oggi disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed è stato inviato ai rettori delle Università, ai presidenti degli Enti di ricerca vigilati dal MIUR, al Presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca).

“L’Atto di indirizzo che emaniamo è frutto di un lungo lavoro che abbiamo portato avanti in questi mesi con l’ANAC. Lavoro che ha visto anche il coinvolgimento, in appositi tavoli tecnici, durante la stesura del Piano Nazionale Anticorruzione dei rappresentanti del mondo universitario (CRUI e CUN), degli studenti, dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR)”, dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. “È stato fatto un percorso importante e di grande rilievo, che offre una linea comune di intervento al sistema accademico su un tema particolarmente sensibile come quello dell’anticorruzione, della trasparenza. Aver inserito le università nell’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione – prosegue Fedeli – è stata una scelta precisa, in linea con le politiche di rilancio e innovazione del nostro sistema accademico e della ricerca portate avanti dal Governo uscente. Il tassello che riguarda la trasparenza, l’assunzione di responsabilità, la corretta gestione dei procedimenti amministrativi è fondamentale. Con le linee che offriamo agli atenei sarà possibile da un lato valorizzare la parte migliore dell’Università e il suo contributo allo sviluppo del Paese, dall’altro intervenire su alcune criticità applicative di istituti normativi di rilevante portata”.

L’Atto di indirizzo è suddiviso in tre parti: la prima, contiene una ricognizione degli interventi richiesti da ANAC che esigono provvedimenti di tipo regolatorio, di rango legislativo/normativo o amministrativo; la seconda, contiene una ricognizione degli interventi richiesti da ANAC direttamente alle Università; la terza, riguarda gli “Istituti di particolare interesse per il sistema universitario e della ricerca”, in materia, in particolare, di situazioni di possibile conflitto di interessi, cui ha dato il proprio contributo l’ANAC come previsto dall’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione.

Fra i punti chiave del documento (in allegato) la necessità di proseguire gli sforzi già messi in campo dal MIUR per rendere sempre più accessibili i fondi per la ricerca superando la frammentarietà del quadro dei finanziamenti e di governance attualmente esistente. Sarà sollecitata anche la partecipazione di tutti i docenti universitari all’albo ‘Reprise’ dei valutatori dei progetti di ricerca, per ampliarne il numero e garantire quindi una rosa molto più ampia di esperti da poter coinvolgere. Per il reclutamento dei docenti universitari si ricorda la sollecitazione dell’ANAC a favorire le procedure concorsuali aperte agli esterni. ANAC e MIUR, si legge sempre nell’Atto di indirizzo, predisporranno apposite linee guida per orientare e promuovere un nuovo ciclo di codici di comportamento/etici da parte delle Università. Sarà rivista la disciplina che regola le Università telematiche per renderla più rispondente alle caratteristiche del settore e al contempo omogenizzarla con quella relativa alle Università tradizionali. Indicazioni sono date anche in merito al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza: per tale ruolo va garantita l’indipendenza dalla sfera politico-gestionale. La terza parte del documento è infine dedicata, in particolare, al tema delle incompatibilità e delle attività esterne dei docenti delle Università, con lo scopo di offrire, per la prima volta, un regime di azione omogeneo fra gli atenei che fino ad oggi si sono mossi in modo diverso anche a causa di difficoltà interpretative della legislazione vigente. Attività di consulenza, esercizio di attività libero-professionali, titolarità della partita IVA, attività negli enti senza scopo di lucro sono fra gli argomenti trattati. Con l’invito finale agli atenei ad adeguare i regolamenti interni recependo le indicazioni contenute nell’Atto di indirizzo.