Incarichi di dirigente tecnico

Incarichi di dirigente tecnico: dalla Magistratura un chiaro richiamo al rispetto delle norme

La legge 107/2015, nel tentativo di rinforzare il corpo ispettivo, ha fornito (articolo 1, comma 94) copertura finanziaria all’attribuzione di qualche decina di incarichi triennali di dirigente tecnico. La normativa di riferimento, naturalmente, rimane l’articolo 19 del d.lgs. 165/2001.

Adesso, quasi allo scadere del triennio di riferimento, il Tribunale di Catanzaro ha censurato (sentenza n. 179/2018) l’operato dell’Amministrazione per non avere formulato chiari ed oggettivi criteri di scelta prima di scegliere il destinatario dell’incarico assegnato dal competente USR. L’inosservanza dell’articolo 19 ha causato, pertanto, l’annullamento dell’incarico stesso.

Oltre a richiamare i classici principi della selezione trasparente, del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, del rispetto della buona fede e della correttezza contrattuale, la sentenza precisa come i criteri di scelta siano l’unico strumento in grado di consentire un controllo – seppur estrinseco – della motivazione del conferimento dell’incarico e pertanto della sua legittimità.

In definitiva il Giudice, pur richiamando l’esercizio del potere privatistico di conferimento dell’incarico dirigenziale di cui è titolare la pubblica amministrazione in qualità di datore di lavoro, esclude del tutto la possibilità di conferimenti meramente fiduciari. È stato quindi ribadito il principio giuridico secondo cui l’attribuzione di incarichi dirigenziali in questione, pur non avendo natura concorsuale, deve basarsi sull’apprezzamento oggettivo e comparativo delle qualità professionali e del merito. È stata nettamente respinta la tesi secondo cui l’incarico possa essere assegnato mediante una valutazione soggettiva.

Resta pertanto fermo il principio dell’assoluto rigore delle selezioni, per garantire gli interessi della parte datoriale nel suo complesso e per confermare anche gli interessi pubblici verso cui – commenta il Giudice – converge l’interesse dei candidati.

Dal Tribunale di Catanzaro arriva dunque un fermo monito per l’Amministrazione.

L’ANP vigilerà attentamente sui futuri interpelli a tutela di tutti i dirigenti scolastici e dello stesso sistema scolastico nella sua interezza.

Regolamento europeo privacy

Regolamento europeo privacy: ancora una volta le scuole devono cavarsela da sole!

Si è tenuto stamattina al MIUR il previsto incontro informativo per le Organizzazioni Sindacali in vista della imminente piena applicazione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (GDPR), prevista per il 25 maggio 2018.

In primo luogo, la delegazione ANP ha espresso la netta contrarietà rispetto al comportamento di alcuni direttori di USR che hanno emesso note sulla materia oggetto dell’odierno incontro prima ancora dell’informativa alle OO.SS.

Come già fatto in occasioni precedenti, l’ANP ha sollecitato un intervento urgente dell’Amministrazione ritenendo che la materia, per la sua complessità, non possa essere affrontata dai dirigenti delle scuole senza indicazioni dal MIUR. In particolare, si è richiesto che la nomina dell’RPD (Responsabile della Protezione dei dati) sia effettuata a livello di amministrazione centrale o periferica e non di singola scuola, individuando un apposito ufficio (regionale o nazionale) con personale che sia in grado di fornire anche consulenza.

La delegazione ANP ha poi richiesto la destinazione di appositi fondi per la parte di messa in conformità e di formazione, che ricade comunque, almeno per la parte relativa alle concrete misure organizzative adottate, sui singoli Istituti scolastici.

L’Amministrazione ha informato del fatto che, all’inizio della prossima settimana, invierà una nota alle scuole con indicazioni di carattere generale sulla materia e suggerimenti sull’opportunità di procedere alla nomina del RPD per reti di scuole. Ha, inoltre, replicato alla nostra richiesta di specifico finanziamento dicendo che i fondi di funzionamento sono stati già definiti e ripartiti e che un tale intervento sarà possibile solo in occasione del prossimo bilancio.

Ha poi annunciato un’iniziativa di formazione rivolta ai dirigenti e poi a cascata ai dipendenti, che dovrebbe prendere l’avvio entro le prossime settimane.

Giudichiamo molto negativamente il comportamento dell’Amministrazione che, dopo ben due anni dall’emanazione del Regolamento europeo, si è ridotta solo all’ultima settimana prima della sua piena entrata in vigore per prendere in considerazione la delicata posizione delle istituzioni scolastiche, senza peraltro assumersi compiti reali di indirizzo e di gestione, quantomeno per la materia del RPD.

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

In risposta alle sollecitazioni del sindacato il MIUR si è impegnato a fornire indicazioni e supporto alle scuole per l’applicazione del Regolamento.

Si è svolto oggi 18 maggio l’incontro richiesto dalla FLC CGIL con CISL Scuola e UIL Scuola RUA lo scorso 26 aprile sull’applicazione del Regolamento europeo sulla Privacy (RGPD).

Le richieste della FLC CGIL

Preliminarmente abbiamo protestato per l’emanazione, irrispettosa delle relazioni sindacali, da parte di alcuni Direttori Regionali di indicazioni alle scuole prima dello svolgimento dell’incontro con i sindacati e abbiamo lamentato il fatto che finora il MIUR si sia preoccupato solo di provvedere ad una attività di formazione del personale ministeriale e degli adempimenti del MIUR e degli USR, ritardando ingiustificatamente l’attenzione alle problematiche delle scuole.

Nell’incontro abbiamo ribadito le richieste di gestione centralizzata dei principali adempimenti relativi alla valutazione di impatto dei trattamenti dei dati, della predisposizione di un modello di registro dei trattamenti e dell’individuazione delle nuove figure (RDP Responsabile della Protezione dei Dati) sottolineando l’esigenza di supportare le scuole, di assegnare le risorse economiche indispensabili e di provvedere alla formazione del personale. Sul RDP abbiamo richiesto di provvedere a nomine centralizzate sul territorio, così come suggerito dalla normativa e dalle linee guida dell’Unione Europea.

Abbiamo invitato l’Amministrazione ad evitare inutili richiami ai dirigenti scolastici e alle scuole sul senso delle innovazioni previste dal Regolamento e sulle connesse responsabilità dei titolari del trattamento, che i dirigenti scolastici conoscono bene, per dare invece concrete indicazioni operative e contribuire alla valutazione del livello di protezione dei dati trattati.

Le risposte dell’Amministrazione

L’Amministrazione, rappresentata dalla dott.sa Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dalla dott.ssa Gianna Barbieri, Direttore generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica, si è impegnata a emanare all’inizio della prossima settimana una nota agli USR e alle scuole autonome contenente indicazioni operative sulle procedure di nomina dei RDP che dovrebbero essere coordinate dagli Uffici Scolastici e dovrebbero condurre alla designazione del medesimo RPD per le scuole della stessa aree territoriale. La nota darà inoltre le informazioni su un percorso di formazione di dirigenti scolastici e direttori dei servizi che prevedrà l’utilizzo (entro un paio di settimane) della piattaforma di formazione già rivolta al personale del MIUR e iniziative in presenza con utilizzo dei fondi PON. L’Amministrazione si è inoltre impegnata a mettere a disposizione delle scuole un modello base di registro dei trattamenti.

Come FLC abbiamo sottolineato la necessità che la nota sollevi le scuole e i dirigenti scolastici dalle preoccupazioni sulla scadenza del 25 maggio ricordando che l’attuale normativa nazionale (dlgs 196/2003) è ancora vigente, che il decreto legislativo correttivo non è ancora stato emanato e che le scuole, seguendo le indicazioni del MIUR, stanno concretamente avviando tutti gli adeguamenti necessari al miglioramento della sicurezza nel trattamento dei dati.

Alternanza, responsabilità del dirigente e allineamento tra studenti interni e privatisti

da Il Sole 24 Ore 

Alternanza, responsabilità del dirigente e allineamento tra studenti interni e privatisti

di Andrea Marchetti*

Il Miur è recentemente intervenuto il 4 maggio 2018 con un proprio comunicato di risposta ad alcune istanze pervenute da parte delle Direzioni degli Uffici scolastici regionali, dalle singole istituzioni scolastiche, dalle famiglie, dalle studentesse e dagli studenti, di natura interpretativa in materia di Alternanza scuola lavoro (Asl).
Il comunicato emesso a seguito delle richieste avanzate dalle istituzioni scolastiche e dagli studenti fa emergere con più chiarezza che il percorso di Asl previsto dai commi 33 e successivi dell’articolo 1 della legge 107/15 è curricolare e che rientra a pieno titolo nei percorsi ordinamentali delle istituzioni scolastiche. Da ciò deriva che l’obbligo di far svolgere le 200 ore di Asl o le 400 a seconda che si tratti rispettivamente di licei o di tecnici e professionali resta in capo alle scuole le quali a partire dal 2015/16 hanno programmato per un triennio le attività di Asl.

Il Miur in merito al valore formativo dei percorsi di alternanza sottolinea che «resta fuor di dubbio che le studentesse e gli studenti i quali hanno svolto attività di alternanza scuola lavoro per il monte ore minimo previsto dalla legge 107/2015, abbiano avuto l’opportunità di acquisire una serie di competenze legate al profilo di indirizzo, ovvero trasversali, utili ad incrementare le loro capacità di orientamento e a favorire la loro occupabilità nel momento in cui entreranno nel mondo del lavoro». Pur tuttavia, il comunicato avrebbe dovuto porre con maggiore evidenza che attualmente la responsabilità di programmazione e di svolgimento dei percorsi di Asl è in carico al dirigente scolastico come previsto dalla legge 107/15. Difatti, tutte le istituzioni scolastiche hanno programmato, seppur tra molte difficoltà, i percorsi di Asl per un triennio. Solo dal 2018/19, come indicato dal Dlgs 62/17, scatterà per gli studenti l’obbligo di svolgere almeno i ¾ del percorso di alternanza per essere ammessi agli esami di Stato.

Altro elemento che meriterebbe un ulteriore approfondimento è la posizione che il Miur ha adottato nei confronti dei candidati esterni. In una nota dell’Usr Toscana e nei chiarimenti della Dgosv del Miur del 24 aprile 2018, il ministero sottolinea che, «in sede di esame preliminare, il consiglio di classe tiene conto della correlazione delle suddette esperienze agli obiettivi specifici di apprendimento dell’indirizzo di studi scelto dal candidato e, analogamente a quanto previsto per i candidati interni, valuta gli esiti delle stesse e la loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari. Le proposte di voto dei docenti del consiglio di classe tengono esplicitamente conto dei suddetti esiti».

È del tutto evidente che seguendo letteralmente le indicazioni del Miur potrebbero sussistere differenti modalità di valutazione tra gli studenti interni all’istituzione scolastica che hanno regolarmente svolto le 200 o le 400 ore di alternanza a seconda dell’indirizzo seguito e il candidato esterno che potrebbe non aver svolto nemmeno un’ora di alternanza scuola – lavoro. In questo specifico caso, è opportuno che i consigli di classe, ove sono assegnati i candidati esterni, prendano in esame il percorso di studio svolto dal candidato privatista. Nel caso in cui si dovessero riscontrare disallineamenti rispetto al livello previsto, il consiglio di classe potrà assegnare al candidato esterno un programma didattico – formativo (moduli didattici, argomenti specifici e un percorso di pratica professionale da effettuarsi presso strutture ospitanti a cui il candidato privatista si rivolgerà in maniera autonoma) per il recupero di tali competenze. Solo in questo modo sarà possibile attenuare l’inevitabile diseguaglianza dei livelli di competenze raggiunti tra gli studenti interni e i candidati privatisti i quali, in base alle attuali indicazioni ministeriali, potranno presentarsi agli esami di Stato anche senza aver svolto il percorso di Asl previsto dalla legge 107/15.

* Preside

Facebook alla riconquista degli adolescenti: ecco il portale per i teen

da Il Sole 24 Ore 

Facebook alla riconquista degli adolescenti: ecco il portale per i teen

di Marco lo Conte

L’obiettivo dichiarato è fare educazione digitale. Dal punto di vista del marketing è una mossa strategica per ri-conquistare un pubblico che negli ultimi anni ha preferito sempre più altri social media. Così si può sintetizzare la mossa di Facebook che ha annunciato il lancio di un portale espressamente e interamente dedicato agli adolescenti, in cui spiegar loro «suggerimenti generali, consigli di esperti, informazioni su privacy e sicurezza». Disponibile in 60 lingue differenti, la piattaforma si propone anche come uno spazio di discussione «per scoprire cosa pensano effettivamente i tuoi coetanei sui temi importanti per loro online». Insomma un luogo online per accompagnare i ragazzi, utilizzando una grammatica coerente con i codici linguistici dei più giovani. Ma che in particolar modo piaccia ai genitori, preoccupati ma anche sprovvisti delle cognizioni di base per essere d’aiuto dei proprio figli nell’approccio alla rete (al netto della conflittualità tipica tra genitori e figli nella fase adolescenziale).

La struttura della piattaforma
Il portale offre quattro sezioni: 1) le nozioni di base di Facebook, con brevi guide su come massimizzare l’uso di prodotti come Pagine, Gruppi, Eventi e Profilo. Con particolare riferimento alla sicurezza e alla trasparenza sui dati che Facebook raccoglie e sul modo in cui vengono utilizzati. 2) Le esperienze dei coetanei: è lo spazio in cui i ragazzi raccontano “in prima persona”su come utilizzano la tecnologia in modo nuovo e creativo. 3) controllo della propria esperienza: in quest’area vengono fornite informazioni e suggerimenti sulla sicurezza, su come segnalare contenuti e su come decidere chi può vedere ciò che si condivide. 4) Consigli: alcune dritte su cosa fare se si ha bisogno di una pausa dai social media e alcune linee guida per ottenere il massimo da internet.

Il decalogo
Non poteva mancare un vero e proprio decalogo con 10 consigli ai ragazzi su come comportarsi in rete. A redigerli Liz Perle, consulente americana che da anni si occupa di giovani e tendenze emergenti e promuove le attività di giovani creator, attivisti e artisti. Con particolare riferimento alla distinzione che fanno le persone tra mondo “online” e “offline”, quasi come se si trattasse di due vite parallele per la generazione Z. Ma di cui comprendere differenze e specificità.

Il social fondato da Mark Zuckerberg sta cercando di veicolare questi contenuti in vari modi: oltre al portale di cui sopra, sulle news feed degli utenti hanno iniziato a comparire consigli per un utilizzo consapevole della comunicazione digitale e inviti a controllare “chi vede cosa” sul proprio profilo e il link che indirizza alla piattaforma di prevenzione contro il bullismo. Per ampliare il Safety Advisory Board, recentemente Facebook ha coinvolto nel proprio board per la sicurezza a Project Rockit, organizzazione che si impegna a combattere il problema del bullismo nelle scuole.

Il pubblico di Facebook
Una mossa importante, quella del portale, proprio per frenare il progressivo “invecchiamento” della popolazione di utenti su Facebook: il social media infatti sta attraendo, soprattutto in Europa e in Italia in particolare, unn pubblico sempre più adulto, mentre la quota di giovani si sta riducendo rispetto al passato, come monitorato di recente da Datamediahub.

Operazione educazione
Dopo lo scandalo Cambridge Analytica e a ridosso dell’introduzione del regolamento Gdpr sulla privacy , la mossa di Facebook punta a consolidare il proprio ruolo di consumo e allo stesso tempo di educazione digitale. E il pubblico dei teen ager rappresenta un target estremamente delicato e vulnerabile, cui rivolgere sforzi importanti per prevenire comportamenti deteriori, cyberbullismo in primis. Facebook ha basato il proprio lavoro su l lavoro effettuato finora da soggetti come Skuola.net, Diana Award, ChildNet, SaferNet, LearningLinks Foundation, già attivi da tempo in Italia in campo educativo.

Un buon voto non si paga

da Corriere della sera

Un buon voto non si paga

Che cosa c’è di educativo in un premio in denaro elargito dalla Scuola ai suoi studenti migliori? Nulla. Probabilmente, invece, c’è molto di diseducativo.

di Paolo Di Stefano

Che cosa c’è di educativo in un premio in denaro elargito dalla Scuola ai suoi studenti migliori? Nulla. Probabilmente, invece, c’è molto di diseducativo. Grazie al contributo di alcune aziende locali, l’Istituto di Istruzione superiore Buonarroti Fossombroni di Arezzo il 19 maggio consegnerà degli assegni tra i 100 e i 150 euro agli allievi che nel primo quadrimestre hanno ottenuto una media superiore al 7,5 (non al 7,4!) e almeno un 9 in condotta. La dirigente scolastica l’ha presentato come un buon modo «per far scattare la motivazione allo studio e promuovere comportamenti corretti in classe». Una Scuola che si riempie la bocca (e riempie i suoi documenti) di parole come «talento», «eccellenze», «merito», «qualità», «motivazioni», «competizioni» già allarma abbastanza chi ragionevolmente crede nella Scuola come luogo di formazione culturale e di maturazione critica della cittadinanza.

Ma se poi decide di utilizzare il denaro per «valorizzare i comportamenti proattivi (sic!) positivi che consentano il raggiungimento del successo formativo» (come recita il testo intitolato «Progetto Merito» e sottotitolato «Valgo, mi impegno, mantengo un buon comportamento, merito»), allora non resta alcun dubbio su uno spaventoso equivoco molto diffuso: quello prodotto dal cliché di una Scuola-azienda efficientista e immediatamente «spendibile» sul mercato, specie in tempo di crisi.

Naturalmente con un corollario di concetti forse «proattivi» ma decisamente discutibili come, per esempio, dichiarazioni fasulle o vaghe spacciate per grandi verità: «premiare chi si impegni è in qualche modo una forma di sensibilizzazione contro il bullismo» (chi l’ha detto?) e «diffondere le buone pratiche ha la finalità di far nascere l’imitazione di modelli positivi, raggiungibili per tutti» (ma davvero?).

Poche idee ma confuse, direbbe Ennio Flaiano, espresse con una congerie di luoghi comuni tipici dell’aziendalese à la page. Ma il segnale più preoccupante che proviene da Arezzo è l’idea di una Scuola che accoglie i principi neoliberisti diffusi ovunque (e quasi ovunque fallimentari), per cui ogni tipo di impegno, anche fare bene il proprio dovere o comportarsi correttamente, ha un equivalente economico-finanziario misurabile e traducibile in un assegno. Anzi, non sono i valori civili, morali, culturali a favorire l’impegno e la correttezza ma i soldi che se ne potrebbero incassare.

Intanto il primo risultato del «Progetto merito» aretino è che decine di studenti si sono precipitati a iscriversi al Fossombroni per guadagnarsi qualcosa negli anni a venire: non un buono-libri né una borsa di studio ma un centinaio di euro.

Privacy, dal 25 maggio nuovo regolamento. Scuole pronte? Occhio al registro elettronico

da Orizzontescuola

Privacy, dal 25 maggio nuovo regolamento. Scuole pronte? Occhio al registro elettronico

di Avv. Marco Barone

Il regolamento (UE) 2016/679 (“regolamento generale sulla protezione dei dati”) si applicherà a partire dal 25 maggio 2018. Ma riporta la data del 2016. In due anni di tempo, da quando è stato redatto, come sempre, in Italia, ci si è ridotti tutti all’ultimo momento.

Tra chi agisce autonomamente e chi aspetta indicazioni da parte del MIUR. Sul sito del Garante della Privacy puntualmente si pubblicano guide, vademecum ed indicazioni, ma la normativa è complicata. Le norme più delicate sono due. Quella che in base all’articolo 37, paragrafo 7, del Regolamento vuole che i soggetti pubblici e privati comunichino al Garante per la protezione dei dati personali il nominativo del Responsabile della Protezione dei dati, se designato.

Questa disposizione mira a garantire che le autorità di controllo possano contattare il Responsabile della Protezione dei Dati in modo facile e diretto, come chiarito nelle Linee guida sui Responsabili della Protezione dei Dati (RPD) adottate dal Gruppo Articolo 29 (WP243 rev. 01 – punto 2.6). Una figura che avrà responsabilità importanti. Dovrà essere formata ad hoc. E chi dovrà esercitarla nella scuola? La nuova norma dice anche che qualora il titolare del trattamento o il responsabile del trattamento sia un’autorità pubblica o un organismo pubblico, un unico responsabile della protezione dei dati può essere designato per più autorità pubbliche o organismi pubblici, tenuto conto della loro struttura organizzativa e dimensione. Il responsabile della protezione dei dati è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui alla legge ed il responsabile della protezione dei dati può essere un dipendente del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento oppure assolvere i suoi compiti in base a un contratto di servizi.

L’altra questione assolutamente delicata è quella che riguarda quando un trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti, o per il gran numero dei soggetti interessati di cui sono magari trattati dati sensibili, o anche per una combinazione di questi e altri fattori), il regolamento 2016/679 obbliga i titolari a svolgere una valutazione di impatto prima di darvi inizio, consultando l’autorità di controllo in caso le misure tecniche e organizzative da loro stess individuate per mitigare l’impatto del trattamento non siano ritenute sufficiente – cioè, quando il rischio residuale per i diritti e le libertà degli interessati resti elevato.

Come ha evidenziato il Garante “ Le valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati sono strumenti importanti per la responsabilizzazione in quanto sostengono i titolari del trattamento non soltanto nel rispettare i requisiti del regolamento generale sulla protezione dei dati, ma anche nel dimostrare che sono state adottate misure appropriate per garantire il rispetto del regolamento (cfr. anche l’articolo 24)5. In altre parole, una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati è un processo inteso a garantire e dimostrare la conformità. A norma del regolamento generale sulla protezione dei dati, l’inosservanza dei requisiti stabiliti per la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati può portare a sanzioni pecuniarie imposte dall’autorità Si tratta di uno degli elementi di maggiore rilevanza nel nuovo quadro normativo, perché esprime chiaramente la responsabilizzazione (accountability) dei titolari nei confronti dei trattamenti da questi effettuati. I titolari sono infatti tenuti non soltanto a garantire l’osservanza delle disposizioni del regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente in che modo garantiscono tale osservanza; la valutazione di impatto ne è un esempio.

Si precisa nella documentazione che ad esempio la valutazione di impatto non è richiesta in particolare, per i trattamenti in corso che siano già stati autorizzati dalle autorità competenti e non presentino modifiche significative prima del 25 maggio 2018, data di piena applicazione del regolamento. E nella scuola sarà necessaria? Ad esempio nei quesiti posti ad esempio tale valutazione sarebbe prevista per la seguente casistica: “Un’azienda che monitora sistematicamente le attività dei suoi dipendenti, controllando anche la postazione di lavoro dei dipendenti, le loro attività in Internet, ecc.”

Il problema neanche a dirlo si pone con lo strumento più controverso introdotto nella scuola. Dal 2012. Il registro elettronico che è diventato anche uno strumento di controllo nei confronti del lavoratore. Ad esempio le famiglie possono controllare se i voti vengono tempestivamente inseriti nel registro elettronico dopo una verifica, ci son stati procedimenti disciplinari perché ciò non è accaduto, a cause di rimostranze esercitate da genitori. O che dire di provvedimenti disciplinari partiti perché il lavoratore non ha firmato in tempo reale il registro elettronico?

Tale valutazione, quella d’impatto, che è molto impegnativa, è richiesta in particolare quando è necessaria una valutazione sistematica e globale di aspetti personali relativi a persone fisiche, basata su un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, e sulla quale si fondano decisioni che hanno effetti giuridici o incidono in modo analogo significativamente su dette persone fisiche. Il DL 95 del 2012 prevedeva, come più volte denunciato, l’attuazione di un piano di dematerializzazione che mai è avvenuto nella scuola. Il Garante per la Privacy sulla pagella elettronica si era così espresso nel 2012: In attesa di poter esprimere il previsto parere sui provvedimenti attuativi del Ministero dell’istruzione riguardo all’iscrizione on line degli studenti, all’adozione dei registri on line e alla consultazione della pagella via web, il Garante auspica l’adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati.”

Nulla è mutato da allora. Ma tutto rischia di mutare dal 25 maggio 2018 perché quello che ci si chiede è se le scuole sono pronte alla nuova normativa, se sono state messe nelle condizioni di garantire il trattamento dei dati in modo lecito, sicuro e conforme al nuovo regolamento e se il registro elettronico sarà conforme alla nuova normativa o meno ed in caso, cosa aspetta il Garante ad intervenire?

Contratto governo M5S-Lega, basta classi “pollaio” con 30 alunni

da La Tecnica della Scuola

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Graduatorie 24 mesi ATA, dal 7 al 27 giugno disponibile l’istanza dell’allegato G

da La Tecnica della Scuola

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Formazione e prova docenti neo-assunti: adempimenti finali

da La Tecnica della Scuola

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Contratto Governo M5S-Lega, contrasto al bullismo e al cyber bullismo: le misure previste

da La Tecnica della Scuola

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La ‘vera Buona Scuola’ di M5S e Lega: 17 argomenti su cui riflettere

da Tuttoscuola

La ‘vera Buona Scuola’ di M5S e Lega: 17 argomenti su cui riflettere

Per una migliore comprensione delle proposte sulla scuola contenute nel punto 27 del programma (“contratto”) concordato dal M5S con la Lega, abbiamo analizzato e riarticolato il testo in 17 diversi punti.

Mettiamo la tabella a disposizione dei lettori anche per facilitare il dibattito.  

  1. UNA VERA “BUONA SCUOLA”
Tagli pregressi La scuola italiana ha vissuto in questi anni momenti di grave difficoltà. Dopo le politiche dei tagli lineari e del risparmio, l’istruzione deve tornare al centro del nostro sistema Paese.
Per la formazione dei ragazzi partire dai docenti La buona qualità dell’insegnamento, fin dai primi anni, rappresenta una condizione indispensabile per la corretta formazione dei nostri ragazzi. La nostra scuola dovrà essere in grado di fornire gli strumenti adeguati per affrontare il futuro con fiducia. Per far ciò occorre pertanto ripartire innanzitutto dai nostri docenti.
Buona Scuola inadeguata In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta,
Classi pollaio, edilizia intervenendo sul fenomeno delle cd. “classi pollaio”, edilizia scolastica,
Graduatorie, maestre diplomate graduatorie e titoli per l’insegnamento. Particolare attenzione dovrà essere posta al problema delle maestre diplomate.
Personale scolastico per il funzionamento del sistema Una delle componenti essenziali per il corretto funzionamento del sistema di istruzione è rappresentata dal personale scolastico.
Precarietà eccessiva L’eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti, rappresentano punti fondamentali da affrontare per un reale rilancio della nostra scuola.
Revisione transitoria sistema reclutamento Sarà necessario assicurare, pertanto, anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti, per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato, dall’altro un efficace sistema di formazione.
Mobilità e continuità didattica Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record) che non consentono un’adeguata continuità didattica.
Superamento chiamata diretta Un altro dei fallimenti della c.d. “Buona Scuola” è stato determinato dalla possibilità della “chiamata diretta” dei docenti da parte del dirigente scolastico. Intendiamo pertanto superare questo strumento tanto inutile quanto dannoso.
Continuità sostegno ad alunno disabile per intero ciclo Una scuola che funzioni realmente ha bisogno di strumenti efficaci che assicurino e garantiscano l’inclusione per tutti gli alunni, con maggiore attenzione a coloro che presentano disabilità più o meno gravi, ai quali va garantito lo stesso insegnante per l’intero ciclo.
Riduzione dispersione scolastica Una scuola inclusiva è, inoltre, una scuola in grado di limitare la dispersione scolastica, che in alcune regioni raggiunge percentuali non più accettabili. A tutti gli studenti deve essere consentito l’accesso agli studi, nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i cittadini.
Aggiornamento insegnamenti per sviluppi culturali e scientifici La cultura rappresenta un mondo in continua evoluzione. È necessario che anche i nostri studenti rimangano sempre al passo con le evoluzioni culturali e scientifiche, per una formazione che rappresenti uno strumento essenziale ad affrontare con fiducia il domani.
Formazione continua dei docenti Per consentire tutto ciò garantiremo ai nostri docenti una formazione continua.
Formazione docenti su alunni disabili e DSA Intendiamo garantire la presenza all’interno delle nostre scuole di docenti preparati ai processi educativi e formativi specifici, assicurando loro la possibilità di implementare adeguate competenze nella gestione degli alunni con disabilità e difficoltà di apprendimento.
Inefficace funzionamento progetti alternanza scuola-lavoro La c.d. “Buona Scuola” ha ampliato in maniera considerevole le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento.
Esigenza controllo attività alternanza scuola-lavoro Uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte, né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso.