#FuturaRieti

#FuturaRieti, dal 7 al 9 giugno, la tappa laziale del tour del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD)

Da questa sera, fino al 9 giugno, la città di Rieti raccoglie il testimone ricevuto da Brindisi ospitando #FuturaRieti, la tappa laziale dell’evento lanciato dal MIUR a Bologna, lo scorso gennaio, per portare sui territori il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) con un tour in 25 tappe.

“FUTURAcqua” è il titolo dell’iniziativa che mira a mostrare e raccontare la scuola digitale e le sue buone pratiche in chiave innovativa, approfondendo  in questo caso il tema dell’acqua, una delle risorse che maggiormente caratterizzano la città sabina, intesa come mezzo di sviluppo, crescita e valorizzazione del territorio.

#FuturaRieti non avrà una unica sede, ma sarà un evento “diffuso” che occuperà la città da Viale Fassini a Piazza XXIII Settembre, insieme alla Rotonda Madonna del Cuore. Nei “Metri Cubi” della Future zone studentesse e studenti, docenti, cittadini potranno scoprire innovazioni, esperienze e buone pratiche della scuola digitale e del territorio. Le “Water rooms” saranno invece spazi laboratoriali in cui fare esperienze legate all’acqua e al digitale.

Non mancheranno workshop tematici dedicati alla formazione delle e dei docenti, mostre, dibattiti, vetrine tecnologiche, gare di droni. Come per ogni tappa di #Futura, studentesse e studenti delle scuole secondarie di II grado della provincia di Rieti parteciperanno al Civic Hack Rieti, una maratona progettuale civica durante la quale ragazze e ragazzi lavoreranno insieme con l’obiettivo di dare il proprio contributo alla crescita e al futuro sostenibili del territorio sabino.

Un momento molto atteso è la seconda edizione dello YounG7, il G7 delle scuole, che segue alla prima edizione tenutasi dall’11 al 13 aprile scorsi durante #FuturaCatania. In concomitanza con il G7 2018, sotto la presidenza del Canada, 60 studentesse e studenti provenienti da tutte le Regioni italiane, con l’aiuto di mentori ed esperti, lavoreranno, in una simulazione dei lavori negoziali, sul tema “Working together on climate change and clean energy”, uno dei temi scelti dalla Presidenza canadese per la due giorni del G7. Le conclusioni alle quali giungeranno i giovani delegati saranno raccolte in una dichiarazione che sarà pubblicata sul sito del MIUR.

Molti i seminari,  le tavole rotonde e i convegni aperti a docenti, studentesse e studenti e cittadini, dedicati all’educazione al patrimonio ambientale, alla gestione consapevole e sostenibile delle risorse idriche, all’importanza dell’impresa nello sviluppo della società, alla presenza delle donne nelle discipline STEM, ai ‘Millennials d’Italia’, alla storia della Snia Viscosa, la storica fabbrica di vernici che ha segnato lo sviluppo della città di Rieti.

Al termine della tre giorni reatina il testimone passerà simbolicamente alla città di Varese dove, dopo la pausa estiva, #Futura arriverà a settembre.

Tutti gli eventi in programma si potranno seguire e raccontare sui social con l’hashtag #Futura e con l’hashtag ‘coordinato’ alla tappa, #FuturaRieti.

#FuturaBrindisi, conclusasi ieri, ha registrato oltre cinquemila presenze, di cui 2573 studentesse e studenti provenienti da 60 istituzioni scolastiche, oltre 1.300 docenti e più di mille visitatori.

Scuola, diplomati magistrali priorità ma ipotesi che circolano sono premature

(Giovedì, 07 giugno 2018) La situazione dei diplomati magistrali è una delle priorità all’attenzione del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti. In questi giorni il Ministro sta verificando le possibili soluzioni che tengano conto delle attese dei diversi portatori di interesse. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa. Risultano quindi premature le ipotesi che circolano in queste ore sulla stampa.

Legalità e Merito

Programma “Legalità e Merito”, FINAS alla LUISS con Scuola Trasparente

Si è tenuta questo pomeriggio nell’Università LUISS di Roma la Cerimonia conclusiva del Progetto “Legalità e Merito”, inaugurato in LUISS nel marzo 2017 e finalizzato a connettere le nuove generazioni per promuovere una cultura diffusa della legalità, della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale. L’iniziativa, che si è svolta nella cornice del Festival dello Sviluppo Sostenibile, ha coinvolto più di 60 studenti e dottorandi della LUISS che hanno interagito con le classi di 21 Scuole italiane.

A due settimane dalla trasferta a Palermo per la commemorazione delle stragi mafiose e dalla Menzione Speciale per la campagna Scuola Trasparente al Forum della Pubblica Amministrazione, l’associazione culturale studentesca Future Is Now (FINAS) ha partecipato all’incontro nell’Ateneo romano con un intervento del Presidente Nazionale Filippo Pompei. La tavola rotonda ha visto tra i partecipanti il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini e il Direttore Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione presso il MIUR Giovanna Boda. Gli interventi sono stati introdotti dal saluto del Rettore della LUISS Paola Severino e dalla proiezione di un video riassuntivo del Progetto “Legalità e Merito”.

“Parafrasando Filippo Turati, è importante che la scuola sia una casa dalle mura di vetro” ha dichiarato Pompei descrivendo le finalità della campagna sociale Scuola Trasparente. Nelle parole del suo rappresentante, l’associazione Future Is Now ha ribadito la propria piena adesione a un programma educativo che, favorendo la partecipazione civica e la condivisione multimediale di esperienze e conoscenze, riporti al centro del percorso formativo di ogni giovane l’etica della trasparenza come elemento precursore di legalità e giustizia e come antidoto ai fenomeni di mafia e corruzione. Proprio questo è il principio fondante del progetto Scuola Trasparente, che nell’anno scolastico 2017/2018 ha informato ragazzi, famiglie e docenti di tutta Italia sul diritto di ogni libero cittadino a conoscere e consultare gratuitamente gli atti della pubblica amministrazione, compresi quelli redatti dagli istituti scolastici. Un investimento sul futuro del nostro Paese portato avanti tra i banchi di scuola, per rendere ogni alunno “sentinella di legalità” e ogni classe una comunità del cambiamento.

Nel corso della Cerimonia i portavoce dell’associazione Future Is Now hanno distribuito alle figure istituzionali presenti il compendio “Scuola Trasparente”, realizzato da FINAS con il contributo di avvocati che hanno fornito strumenti di comprensione per la nozione di trasparenza nelle funzioni governative, ma anche argomenti per divulgare l’importanza degli Open Data e della loro diffusione nel settore pubblico. Oltre a riferimenti normativi, l’opuscolo presenta una sezione di modulistica per ogni tipologia di accesso agli atti amministrativi.

Il pomeriggio si è concluso con la premiazione della migliore attività tra quelle realizzate e presentate dagli alunni delle 21 Scuole che hanno partecipato al Progetto “Legalità e Merito”.

Per maggiori informazioni sul progetto “Scuola Trasparente” è possibile visitare il sito www.scuola-trasparente.it e scaricare l’App del progetto, disponibile sia per iOS che per Android.

Special Olympics

Redattore Sociale del 07-06-2018

Special Olympics, in gara le capacità sportive e le voglia di mettersi in gioco

ROMA. Tutto va nel migliore dei modi, a Montecatini Terme, dove si stanno svolgendo i XXXIV Giochi nazionali estivi Special Olympics. Bilancio positivo per il secondo giorno di gare: 3mila gli atleti coinvolti e 18 le discipline sportive proposte, tradizionali e unificate: atletica leggera, badminton,bocce, bowling, calcio a 5, canottaggio, dragon boat, equitazione, ginnastica artistica e ritmica, indoor rowing, golf, nuoto, pallacanestro, pallavolo unificata, rugby, tennis e tennis tavolo.
Un “tripudio di capacità sportive e voglia di mettersi in gioco – riferiscono gli organizzatori – per lanciare un messaggio dalla forte valenza sociale e culturale, per rovesciare stereotipi e pregiudizi in chi ancora oggi non crede nelle potenzialità delle persone con disabilità intellettive. 50 anni fa Eunice Kennedy Shriver ha intuito, lei per prima, che lo sport poteva essere il terreno comune per unire persone diverse, ognuna con le sue caratteristiche”.
Oggi tra Montecatini Terme e Valdinievole, in quasi tutte le discipline sono in programma gare di sport unificato che coinvolgono sullo stesso campo di gioco atleti con e senza disabilità intellettive. Gli atleti sia nello sport individuale che di squadra, gareggiando sempre con altri atleti di pari o simil livello di abilità, vivono questa esperienza sportiva nelle condizioni ideali per dimostrare, a loro stessi e agli altri, le proprie capacità. Gli atleti partner senza disabilità intellettive, giocando in formazioni miste sullo stesso terreno di gioco, invece, sperimentano il modo più veloce ed immediato per scoprire sulla propria pelle lo straordinario potere dello sport in termini di inclusione.

La testimonianza di una mamma. “Tutto questo solo 50 anni fa era impensabile, ancor di più se associato al mondo sportivo”, assicurano i promotori dell’iniziativa, riportando le testimonianze di alcuni dei protagonisti. Come Martina, una fisioterapista che è venuta ai Giochi per sostenere suo figlio Giacomo, atleta Special Olympics. “La nostra vita possiamo chiamarla un’avventura, se vogliamo, perchè ha tutte le caratteristiche di una grande sfida; crescere un figlio problematico cercando di offrirgli tutte le opportunità possibili, lavorando incessantemente per favorire la sua autonomia, così come ho sempre fatto per i miei pazienti. Farlo per mio figlio, mi sono detta quando è nato, sarà ancora più motivante! Giacomo era ancora troppo piccolo quando, per la prima volta, ho partecipato con dei colleghi alla Cerimonia di Apertura degli Special Olympics European Youth Games di Roma, nel 2006. Ne avevamo sentito parlare, ma quando ci siamo trovati di fronte questi atleti, così gioiosi e fieri, ci siamo emozionati tutti ed è stato lì che giurai a me stessa che, in qualche modo, mio figlio avrebbe fatto parte di questo mondo. Così è stato – assicura Martina – Special Olympics si è rivelato un’opportunità fantastica per Giacomo come per tutte le persone con disabilità intellettiva, “persone” si, che hanno gli stessi diritti di gioire, riuscire in qualcosa di importante, dimostrare di potercela fare, anche nello sport. Hanno il diritto di sentirsi dei campioni al di là delle classifiche e delle prestazioni atletiche, così come chiunque altro. Questo è il grande merito e il valore di Special Olympics che ricerca ed esalta le potenzialità di ogni atleta premiando il suo impegno e determinazione prima ancora della sua performance sportiva. Al di là delle medaglie e delle gare per quanto mi riguarda Giacomo ha già vinto e vince ogni giorno una grande sfida. La vita per lui e per noi è stata, e continua ad essere, un po’ più in salita ma, alla luce di tutto ciò, vorrei chiedere: chi può dire cos’é la normalità e qual è il suo confine?”

Dopo la dimostrazione di Young Atletes Program, che ieri mattina ha visto protagonisti 140 bambini delle scuole del territorio, oggi il Palaterme di Montecatini ospita il “Motor Activities Training Program” (MATP) rivolto a persone, bambini, giovani ed adulti con disabilità intellettive gravi e gravissime. Il programma pone maggiormente l’accento sull’allenamento e sulla partecipazione piuttosto che sulla competizione; si utilizzano i traguardi, gli obiettivi a breve termine per individualizzare l’insegnamento affinché le persone con gravi disabilità possano partecipare ad attività ricreative adeguate ai loro livelli di capacità.

Continua fino all’8 giugno, all’interno delle Terme Excelsior in Viale Verdi, il servizio sanitario offerto agli atleti da parte di specialisti volontari altamente qualificati che svolgono screening gratuiti di: Opening Eyes (optometristi), Special Smile (dentisti), Health Promotion (nutrizionisti), Fit Feet (podologi), Healthy Hearing (audiologi), Osteopati. La Festa di chiusura è prevista per l’8 giugno alle ore 21, presso il Villaggio Olimpico – Parco delle Terme Excelsior

Aumentano gli alunni con disabilità in Italia

Disabili.com del 07-06-2018

Aumentano gli alunni con disabilità in Italia: tutti i numeri

Nelle settimane scorse ci siamo occupati del recente report del MIUR sugli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Analizziamo adesso il consueto rapporto biennale del MIUR riguardante, invece, gli alunni con disabilità, anch’esso pubblicato recentemente.

DATI IN CRESCITA – I dati raccolti per l’a.s. 2016/2017 mostrano come il totale degli alunni con disabilità sia cresciuto dell’8,3%, rispetto all’ultimo dato pubblicato dal MIUR relativo all’a.s. 2014/2015. La percentuale degli alunni con certificazione sul totale degli alunni è di circa il 2,9%, pari a 254.366 bambini e ragazzi; nell’a.s. 2004/2005 la percentuale di alunni con disabilità certificata sul totale degli alunni frequentanti si attestava ad appena l’1,89%. I dai del MIUR mostrano che il 93% degli alunni con disabilità frequenta scuole a gestione statale, mentre le scuole paritarie accolgono il 5,3% e quelle non paritarie l’1,3%.

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE – A livello territoriale si evidenzia una diversa distribuzione degli alunni con disabilità, con notevoli differenze anche tra le singole regioni. Le regioni dell’Italia centrale presentano la percentuale più elevata di alunni con disabilità sul totale dei frequentanti: se nel complesso del sistema scolastico italiano essa è pari al 2,9% del totale, nel Centro Italia si attesta sul 3,1%. Per le regioni del Nord-Est si ha la percentuale più contenuta, pari al 2,6%, mentre nel Nord-Ovest è pari al 3%. Quanto alle regioni meridionali la percentuale è del 2,9%. Per quanto riguarda le tipologie di disabilità, nel 96,1% dei casi si tratta di disabilità psicofisica, soprattutto di tipo intellettivo (67,9%). L’1,5% presenta una disabilità visiva e il 2,4% una disabilità uditiva.

ALUNNI STRANIERI CON DISABILITA’ – La percentuale degli alunni stranieri con disabilità sul totale degli alunni con certificazione è pari al 12,5%, mentre quella degli alunni stranieri sul totale degli alunni è pari al 9,4%. Si osserva una particolare concentrazione (oltre il 20%) degli alunni stranieri con disabilità nelle regioni settentrionali, quali la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto. Nelle regioni meridionali tale percentuale scende molto (1,7% in Campania). Gli alunni stranieri con disabilità rappresentano il 3,9% del totale degli alunni stranieri frequentanti le scuole italiane; tale dato appare piuttosto elevato se confrontato con la percentuale degli alunni italiani con disabilità sul totale degli alunni italiani, pari al 2,8%. Il 43% del totale alunni con certificazione si colloca nelle regioni settentrionali e, nel caso degli alunni stranieri con disabilità, tale percentuale sale al 71%.

Nell’a.s. 2016/2017 sono state attivate complessivamente 428.046 classi, comprese le sezioni della scuola dell’infanzia. Di queste, quelle con almeno un alunno con disabilità sono state il 43,3% del totale; tale percentuale è più elevata (46,2%) se si considera solo la scuola statale. La percentuale media del numero di bambini con disabilità per classe/sezione con almeno un alunno con disabilità è dell’1,37%.

PROPORZIONE DOCENTI/STUDENTI – Nelle scuole statali il rapporto tra il numero degli alunni con disabilità e i posti per il sostegno in organico di fatto (docenti a tempo indeterminato + incarichi annuali e temporanei) ha avuto nel corso del tempo un andamento altalenante, tuttavia negli ultimi anni la dinamica è stata di decrescita. Nell’a.s. 2016/2017 tale rapporto si è attestato sul valore di 1,8 alunni con disabilità per posto di sostegno. Su scala territoriale si registrano però notevoli differenze: nelle regioni del Nord-Ovest tale rapporto è di 1:2,05, nel Nord-Est di 1:2,17, nel Centro di 1:1,73 e nel Sud di 1:1,61. Quanto al numero dei docenti per il sostegno, i dati indicano una progressiva crescita della relativa dotazione organica, coerentemente con l’aumento degli alunni con disabilità registrato negli ultimi anni. Sul totale dei docenti, il contingente degli insegnanti di sostegno è passato dall’8,6% dell’a.s. 2001/2002 al 16,3% dell’a.s. 2016/2017. I docenti per il sostegno sul totale dei docenti sono il 16,2% nel Nord-Ovest, il 14,1% del Nord-Est, il 19,1% nelle regioni del Centro e il 15,8% al Sud. Si tratta di circa 139.000 docenti per il sostegno: 87.605 hanno un contratto a tempo indeterminato e 51.949 un contratto a tempo determinato.

CONFRONTO CON L’EUROPA – Il report del MIUR si conclude con un aggiornamento sui dati europei. Dai recenti dati pubblicati dall’European Agency for Special Needs and Inclusive Education emerge come il grado di inclusione degli alunni con disabilità differisca da Paese a Paese anche in misura significativa. Relativamente al sistema inclusivo spicca l’Italia con una percentuale di alunni con disabilità inseriti in scuole speciali pari ad appena lo 0,8%. Diametralmente opposto è il sistema con distinzione presente ad esempio in Svizzera e nei Paesi Bassi, in cui la totalità degli alunni con disabilità è inserita in percorsi speciali separati dai loro colleghi non disabili. In altri Paesi vige un sistema misto in cui la quota di alunni con disabilità inserita in scuole speciali o in classi speciali oscilla tra il 10% e il 50%. E’ il caso ad esempio dell’Irlanda, della Finlandia e della Francia.

Un’ottima occasione per riflettere su ciò che di prezioso è stato fatto nel nostro Paese e che con cura bisogna proteggere in futuro.

CONCORSO ABILITATI: AI CANDIDATI CHIESTO DONO UBIQUITÀ

CONCORSO ABILITATI, GILDA: AI CANDIDATI CHIESTO DONO UBIQUITÀ 
“Oltre a dover dimostrare un livello adeguato di preparazione, ai precari abilitati impegnati in questi giorni nel concorso a loro riservato viene chiesto anche il dono dell’ubiquità. Non mettiamo limiti alla provvidenza ma, mentre i candidati si attrezzano per il miracolo, sarebbe opportuno che il Miur intervenisse”. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, usa un tono amaramente sarcastico in merito alla questione degli aspiranti docenti di ruolo che, a causa della disorganizzazione di viale Trastevere, devono essere esaminati per accedere al terzo ed ultimo anno del FIT (anno di prova, ndr) e contemporaneamente esaminatori alla Maturità.
“Le prove orali del concorso – spiega Di Meglio – coincidono con quelle dell’esame di Stato e, poiché sono membri delle commissioni, molti insegnanti sono costretti ad assentarsi per sostenere i loro colloqui. A complicare ulteriormente la situazione, ci sono anche i  numerosi chilometri che spesso separano le sedi del concorso da quelle degli esami di Maturità”.
“Abbiamo già segnalato al Miur di farsi carico del problema, ma al momento tutto tace. Ribadiamo, quindi, la nostra richiesta di intervenire affinché il ministero – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – dia indicazioni ai presidenti delle commissioni della Maturità e del concorso per consentire ai candidati di svolgere serenamente i loro esami”.

Parole O_Stili 2018

Parole O_Stili 2018: oltre 1.000 esperti della rete e persone da tutta Italia a Trieste per fare il punto sui temi dell’ostilità in rete.

Hate speech, scende l’allarme da parte dei cittadini (-17% rispetto al 2017) con una tendenza all’assuefazione e minor consapevolezza. 

Cresce invece l’attenzione all’interno delle aziende: l’81% dei dirigenti le ritiene bersaglio di odio e fake news.

Questi alcuni dei dati emersi dalla nuova ricerca di SWG presentata in anteprima nell’ambito della seconda edizione di Parole O_Stili, insieme  al lancio del nuovo “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”.


Quando le parole sono un ponte” – quinto principio del Manifesto della comunicazione non ostile e, oggi più che mai, tema di grande attualità – è il filo condutture di Parole O_Stili 2018, l’appuntamento annuale che giovedì 7 giugno vede riunirsi a Trieste oltre 1.000 esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, influencer, rappresentanti della PA e numerose persone e professionisti provenienti da tutta Italia, legati dalla volontà di promuovere un dialogo per contrastare il linguaggio dell’odio in rete e non solo.

Hate speech, fake news, fact-checking, disinformazione e formazione, consapevolezza e fiducia: tanti i temi affrontati in diversi ambiti, dal giornalismo alla politica, dal business alla pubblica amministrazione, dalla scuola alla famiglia, a partire dai nuovi dati delle ricerche presentate in anteprima per questa occasione:

l’indagine inedita di SWG su “Hate speech e Fake news nel lavoro e nel business”, condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti;
gli esiti della ricerca “Trust in progress. Viaggio alla scoperta dei nuovi costruttori di fiducia” realizzata da RENA per indagare gli attori, le realtà e i meccanismi necessari per favorire una nuova creazione di fiducia;i dati su “Competenze digitali e mediazione sociale dei ragazzi online” di “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, la ricerca condotta dall’OssCom dell’Università Cattolica in collaborazione con il Miur e l’ATS Parole Ostili.

Al via inoltre due nuovi importanti progetti: il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”, scritto da Annamaria Testa e da un gruppo di aziende sensibili al tema, e l’iniziativa Paroleinformazione, una vera e propria chiamata al mondo dell’informazione affinché possa farsi portatore di consigli e di un messaggio di sensibilizzazione su un tema attuale come quello dell’utilizzo del linguaggio in rete e non solo.

In anteprima a Parole O_Stili 2018 i nuovi dati della ricerca di SWG su Hate speech e Fake news condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti. Rispetto ai cittadiniscende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull’hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%). Per entrambi i fenomeni, a distanza di un anno si evince una tendenza all’assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni espresse dai cittadini, con un conseguente calo dell’attenzione “di massa” e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all’ordine del giorno. Due persone su tre pensano che le fake news e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d’ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre solo per il 23% si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell’epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d’istruzione degli intervistati: sono infatti le persone laureate le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni. In generale, politica/economia ed esteri/migrazioni rimangono i temi centrali su cui si innescano fake news ed hate speech, sebbene il tema esteri/migrazioni (31%) mostri un minor livello di hate speech rispetto al primo (50%).

Inedite le rilevazioni di SWG sul campione di lavoratori e dirigenti: il 58% dei lavoratori dipendenti intervistati sostiene che l’uso di linguaggio aggressivo e irrispettoso sia diffuso in ambito lavorativo e che lo sia di più rispetto a 10 anni fa (lo crede il 47%). Eppure sette dipendenti su dieci ritengono che lo stile comunicativo delle imprese abbia una funzione pedagogica perché incide direttamente sul cambiamento di linguaggio della società. Emerge quindi anche l’importanza che le aziende possono avere nel ruolo di sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza e uso degli strumenti del digitale.
Da parte loro anche i dirigenti ritengono molto cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni e circa un terzo si sente ancora a disagio con il nuovo modello comunicativo (36%), i cui ingredienti principali sono protagonismo e aggressività, prevalenti rispetto ad assertività ed empatia. L’81% dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e fake news e il 59% afferma di riscontrare difficoltà nel controllo della propria brand image online, soprattutto sui social. Andando più nel dettaglio emerge che, per sentirsi attrezzate a comunicare sui social network, alle aziende mancano soprattutto competenze (42%), ma anche risorse umane (30%), approccio mentale e culturale al fenomeno (24%), investimenti (20%), pratica ed esperienza (18%). Infine, sulla linea tra buona educazione e toni forti, per la quasi totalità dei dirigenti (95%) la buona educazione e il linguaggio incidono sulla brand reputation delle imprese di oggi, sebbene il 43% degli intervistati affermi allo stesso tempo che una pubblicità, per essere efficace, debba usare toni forti.

“Il tema della parola e dell’ostilità nel linguaggio è centrale in questo momento storico. A dimostrarcelo sono state le centinaia di migliaia di persone, provenienti da ogni parte d’Italia, che
in poco più di un anno hanno aderito spontaneamente al Manifesto della comunicazione non ostile, portandolo a compiere un viaggio straordinario fra case, scuole, uffici, istituzioni, al di là di
qualsiasi aspettativa. Insegnanti, impiegati, manager d’azienda, comunicatori, professionisti e persone che hanno reso Parole O_Stili una community sempre più grande, espressione chiara e trasversale di un bisogno di stile e rispetto nell’utilizzo dei social media e, in generale, del
linguaggio, dalla politica alle imprese, alla vita di tutti i giorni, per accompagnare la crescita di una società civile consapevole e responsabile. Grazie di cuore, da parte nostra, a tutte queste
persone”, ha commentato Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili.

Dalla scrittrice Michela Murgia ad Agnese Moro, dalla giornalista Maria Concetta Mattei alla Senatrice Valeria Fedeli, da Antonia Klugmann, chef stellata e giudice di MasterChef Italia, a Carlo Verna, Presidente Ordine dei Giornalisti Italiani, da Annamaria Testa, esperta di comunicazione e saggista, a Paola Bonini, Consultant Digital Direction Rai: sono solo alcuni dei nomi che, a partire da ambiti, esperienze, stili e professioni diverse, hanno dialogato e riflettuto sull’importanza del linguaggio e delle parole, sulla consapevolezza che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone ma anche di aziende, enti e istituzioni. Con l’obiettivo di trovare insieme soluzioni che possano contribuire a ridurre e contrastare questo fenomeno.

Parole O_Stili 2018 è stato realizzato con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Porto di Trieste e grazie agli Sponsor Carrefour, Costa Crociere, Sorgenia, Illy, Coca-Cola HBC Italia, Genertel, Eurospital, Ikea.

L’appuntamento di Trieste segna una nuova tappa nel percorso di Parole O_Stili, la prima community in Italia contro la violenza 2.0 nata a febbraio 2017 con il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile” – dieci principi di stile per arginare e combattere i linguaggi ostili in Rete – che in pochi mesi ha già compiuto un viaggio straordinario di bacheca in bacheca, passando per le aule delle scuole, per le università, gli uffici e molte aziende, non solo Italia, ma anche in Europa.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” 

Rappresenta una risposta delle imprese e per le imprese ai rischi connessi alla diffusione del linguaggio d’odio nella società il “Manifesto della comunicazione non ostile… per le aziende”, dieci principi a cui aziende e imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online. Come già era avvenuto per l’elaborazione, prima per la Politica e poi per la PA, ad ogni punto del Manifesto corrisponde una declinazione per il business, elaborata nella sua versione finale da Annamaria Testa sulla base dei contributi proposti da aziende sensibili alla tematica dell’ostilità nel linguaggio in rete e non, che hanno deciso di partecipare alla stesura del Manifesto. Fra queste vi sono in particolare: Carrefour, Coca Cola HBC Italia, Costa Crociere, Discovery, Piaceri Mediterranei, Genertel, Granarolo, Groupon, Ikea, Illy, AXA Italia, Mondadori Education, Gruppo Nestlé Italia, Nissan, Playmobil, SEC – Strategy PR Advocacy, Signify, Sorgenia, Spin Master, The Walt Disney Company Italia, Trieste Airport.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” fa parte delle iniziative promosse dall’“Academy Parole O_Stili”, nata per definire e promuovere i principi di rispetto e
cittadinanza che devono governare la comunicazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nei social media. Rivolto a collaboratori di aziende, istituzioni ed enti, il percorso formativo si propone di promuovere anche in azienda una maggiore consapevolezza rispetto al linguaggio sui social allo scopo di attivare un cambiamento nei comportamenti comunicativi delle persone: virtuale è reale, reale è virtuale. Da poche settimane, il Porto di Trieste è la prima istituzione in Italia ad aver ottenuto l’attestato “Parole O_Stili. Per una comunicazione responsabile”, dopo aver intrapreso e concluso un percorso formativo dedicato che ha visto parte del personale lavorare con esperti qualificati e partecipare a corsi e workshop sull’importanza dell’utilizzo dei linguaggi non ostili sui social network e sul web.

Paroleinformazione 

Organizzata da Ordine dei Giornalisti nazionale, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Parole O_Stili, l’iniziativa “Paroleinformazione” è una “chiamata collettiva” ai giornalisti italiani, per chiedere di contribuire alla creazione di una raccolta di consigli, punti di vista, esempi riguardanti lo stile con cui un giornalista può (e dovrebbe) stare in rete. L’obiettivo: portare l’attenzione sul tema dell’utilizzo delle parole in rete e creare uno strumento agile e utile per le nuove leve che credono nel giornalismo, per quanti intendono lavorare con le parole, per quanti sono semplicemente interessati al tema.

In che modo si può partecipare? Commentando, rigorosamente in 280 caratteri (lo spazio di un tweet), uno fra i dieci principi del Manifesto della Comunicazione non ostile, e offrendo un contributo professionale e allo stesso tempo personale. Una parte dei commenti formerà un ebook che verrà diffuso in rete.

Il libro “Parole OStili – dieci racconti” 

Appena uscito in libreria e reso disponibile gratuitamente dal MIUR in ebook per tutti i docenti, il libro “Parole Ostili – dieci racconti” – edito da Laterza e dal Salone internazionale del Libro di Torino – presenta 10 racconti per 10 scrittori, ciascuno liberamente ispirato a un principio del Manifesto della comunicazione non ostile. A cura di Loredana Lipperini e nato dalla collaborazione tra il progetto “Parole O_Stili” e il MIUR, il libro riunisce alcune fra le voci più interessanti della narrativa contemporanea – Tommaso Pincio, Giordano Meacci, Giuseppe Genna, Diego De Silva, Helena Janeczek, Alessandra Sarchi, Fabio Geda, Nadia Terranova, Christian Raimo, Simona Vinci – per riflettere sull’uso del linguaggio in rete, attraverso lo strumento del racconto.

Parole O_Stili e il Manifesto della comunicazione non ostile 

Nato dal lavoro collettivo di oltre cento professionisti della comunicazione, il Manifesto della comunicazione non ostile esprime una duplice volontà: rendere la Rete un luogo migliore, meno violento, più rispettoso e civile e responsabilizzare ed educare gli utenti a praticare forme di comunicazione non ostile. Lanciato a Trieste nel febbraio 2017, in pochi mesi si è diffuso non solo in Italia, ma in tutta Europa, ed è stato tradotto in 17 lingue. Oggi è al centro di un grande e ambizioso progetto di educazione collettiva promosso dall’Associazione Parole O_Stili, impegnata nella sensibilizzazione contro l’ostilità delle parole online e offline. Sono numerose le iniziative che, negli ultimi mesi, si sono sviluppate intorno al Manifesto, dalla comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini, alla comunicazione d’impresa, a quella politica, oltre a progetti e appuntamenti dedicati a studenti e docenti. Questi ultimi, in particolare sono stati resi possibili grazie alla partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, da sempre sostenitori centrali del progetto, e all’importante protocollo d’intesa firmato dall’ATS Parole Ostili con il Miur. Tutte le iniziative sono consultabili su: paroleostili.com

Cattedra. Rispetto e vilipendio

Cattedra. Rispetto e vilipendio
La funzione docente di insegnanti, dirigenti e ispettori come insegnamento a essere autori del proprio pensare ed esistere

di Gabriele Boselli

Il rispetto della cattedra stia indebolendosi, in forme ora sistemiche e dissimulate (SNV) ora private e clamorose (episodi di violenza). Ciò in parte per le campagne mediatiche di discredito che ne hanno compromesso il prestigio e l’autorità, in parte per l’attenuarsi della capacità della scuola di essere cosciente del proprio valore e delle proprie responsabilità e di mostrare a tutti qualcosa in cui sperare e ai pochi che ne hanno bisogno qualcosa da temere.

Dobbiamo reagire e proagire, essere cattedra: questa non è imposizione di un potere precostituito ma il rappresentare con la preparazione generale e disciplinare, con l’esempio, con lezioni autenticamente ex cathedra e l’attenzione alle persone una forma visibile di auctoritas ovvero del far parte di coloro che insegnano ai ragazzi la via per essere autenticamente autori della propria vita.

 

  1. La cattedra che siamo, pur non riconosciuti

Riconosciuti o no, rispettati o vilipesi, siamo comunque cattedra. In un articolo sul Corriere della sera del 12 giugno Galli della Loggia propone di porre la cattedra su di un predellino: non si tratta solo di rendersi visibili e meglio ascoltabili ma di far intendere anche con la prossemica l’asimmetria degli status e dei ruoli, nonché quella dei saperi. Si tratta di essere e di farsi rispettare appieno come Maestri, ovvero persone di cultura che amano studiare e che per vivere hanno scelto questo lavoro. Il Maestro e’ persona che ha una solida cultura generale, si è formato su una disciplina, ne è divenuto corpus e aiuta a conoscerla; è una persona che prende responsabilmente parte alla storia e all’epoca, aperta all’altro nella varietà dei suoi volti.

Chi siede degnamente in cattedra, insegnante o dirigente o ispettore che sia, è…

 

…soggetto del pensare

Tiene cattedra chi detiene autonomia intellettuale, morale ed estetica (Kant). E’ costruttivo e creativo di pensiero. Contrastando la standardizzazione del pensiero e dell’esistenza, si realizza come autore di esplicitazione all’altro di un’apertura più ampia sulle condizioni e le possibilità, di orientamento a trovare il senso iscritto nel nucleo della propria identità di accesso al sapere.

Porta in dono un sapere rigorosamente e filologicamente studiato e fedelmente ricostruito quanto personalmente frequentato, ripensato, reinventato.

 

…soggetto dell’aver cura

Insegnare è espressione dell’ “esser-presso” (presso i libri, i laboratori, i colleghi, gli allievi) e prevede innanzitutto l’accogliersi, l’approvarsi, il riconoscersi come soggetto, come co-autore di un campo di eventi intenzionalizzato, di storie improgrammabili. E’ poi offrire la propria asimmetrica, orientante compagnia per un’ampia frazione di esistenza. E’ offerta ex cathedra relazionalmente ricca di un campo di avventure impegnativo, non protetto dal rischio cognitivo e dalle incognite del Novum.

 

…evocatore di relazioni educanti

Chi siede in cattedra o parla e ascolta girando fra i banchi aiuta a conoscere per poter pienamente essere in quanto essere-a, qui, ora, con me/noi, in questo frammento di storia nella multipreposizionalità degli esistenti concreti (Heidegger). Offre non certezze ma sicurezza, insieme a (plurali) indicazioni di senso.

…guida

Chi tiene autenticamente una cattedra è protagonista di un cammino continuo verso il Novum, sia sul piano umano che culturale. Il suo percorso é in gran parte frutto di autocoscienza, ma anche di impegno, dialogo, dialettica (Gentile); cerca di portare all’intelligenza delle destinazioni. Tiene cattedra chi abbia davvero qualcosa da dire e da dare.

 

… orgoglioso ma insoddisfatto

Chi tiene cattedra è orgoglioso ma insoddisfatto del proprio sapere; ha sete di conoscenze e continua a interrogarsi su come meglio risistemare le proprie per offrirle ai docenti o agli alunni.

 

…sicuro ma incerto    

Il sapere va non solo esposto ma interrogato (va inquisito l’ordine precostituito delle conoscenza) e inter-rogato (dialetticamente cercato fra noi e gli altri, nel tempo e nel luogo in cui ci si ritrova). Le domande non mirino a verificare la corrispondenza delle conoscenze individuali con perenni statuti disciplinari ma a cercare meglio la verità tra i fenomeni.

 

  1. Strutture del non-rispetto

Questo appena descritto è –nei vari status- chi sta in cattedra. A tale ideal-tipo di docente-dirigente/Maestro si oppongono le strutture individuali o politicamente sostenute del non-rispetto, strutture che agiscono nell’impunità anche perché esiste il reato di vilipendio della magistratura ma non quello di vilipendio del magistero. Si salvano i docenti e i dirigenti senza infamia e senza lode, obbedienti agli alunni e ossequienti ai superiori. Si salvano quelli che allenano a compilare bene i test INVALSI, quelli che non dicono mai niente di scientificamente fondato, gli insegnanti e i dirigenti non-Maestri. In cosa potrebbero essere attaccati se non sono che il nulla?

 

Forme individuali del vilipendio

Le forme di offesa a docenti e dirigenti praticate nelle scuole da troppi alunni e qualche adulto sono le più varie: si va dal trafficare ostentatamente con il telefonino mentre il professore parla, agli insulti, agli accoltellamenti e alla denuncia penale per diffamazione verso i docenti che mettono note disciplinari sul registro. La mancanza di deterrenti credibili indurrà gli studenti peggiori a ulteriori mortificazioni verso gli studenti più inermi o verso chi pratica seriamente il mestiere bellissimo ma spesso ingrato dell’insegnare.

Da quando la teoria del controllo disciplinare è passata dalla pedagogia alla psicologia il comportamento irresponsabile e violento trova sempre, più ancora che spiegazioni, giustificazioni.

 

Forme collettive di vilipendio

Oggi sono attuate principalmente attraverso il sistema nazionale di valutazione (o vilipendio, la sigla è la stessa, SNV); questo non rispetta i Maestri (docenti o dirigenti o ispettori che siano e che abbiano qualcosa di proprio da dire) né gli alunni dal pensiero non normalizzato, non convergente, originale. A figurare male sugli schermi INVALSI sono i docenti e i dirigenti qui illustrati nel § 1: i dirigenti che non hanno compilato gli schemini del portfolio o che analizzano e interpretano criticamente le circolari ministeriali, che trascurano i libri per dedicarsi alle pratiche INVALSI, che si relazionano più con le persone che con le carte, che non conducono ma guidano, che non si circondano di yes man, che non predicano tecnocertezze in ogni campo.

Il SNV mortifica i Maestri che tengono ai libri e alle persone più che alle pratiche di compilazione della sua sterile e sterilizzante modulistica.

Le maestre sperimentano i fenomeni termici

Ad Abbadia San Salvatore le maestre sperimentano i fenomeni termici

Il Laboratorio di Ricerca Didattica in Fisica e Scienze Integrate dell’Università di Siena e l’Unità di Ricerca Didattica in Fisica dell’Università di Udine, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci, organizzano la scuola estiva nazionale residenziale per insegnanti di scuola primaria  intitolata “Costruire il pensiero scientifico  dalle idee dei bambini: dalla percezione all’apprendimento. I fenomeni termici”  che si svolgerà ad Abbadia S. Salvatore (SI) dal 5 al 9 settembre 2018.

La scuola ha lo scopo di promuovere nella pratica scolastica azioni didattiche innovative per costruire concetti scientifici corretti nei futuri cittadini attraverso attività laboratoriali e propone ai partecipanti un potenziamento professionale disciplinare e interdisciplinare. Questa iniziativa costituisce un’offerta formativa di alto livello per insegnanti nell’area scientifica, anche a fini di formazione/aggiornamento.

Dalla pluriennale esperienza nella formazione iniziale e in servizio di insegnanti di scuola primaria e dalla realizzazione di attività didattiche che sviluppano nella realtà scolastica italiana le metodologie di apprendimento promosse a livello internazionale, nascono i  percorsi proposti che,  partendo da situazioni di vita quotidiana in cui i bambini possono provare, giocare, sperimentare,  fino ad esplorare idee ed usarle per esplorare fenomeni, producono quel coinvolgimento personale che facilita l’apprendimento delle materie scientifiche, soprattutto nella fase di formazione delle conoscenze di base necessarie allo sviluppo di una cultura scientifica. Una selezione ragionata di queste attività verrà proposta nella scuola con lo scopo di condividerle e disseminarle. Ampio spazio sarà dedicato alle attività di laboratorio, dove i partecipanti avranno un ruolo attivo, e alla progettazione didattica per adattare i percorsi proposti alla realtà scolastica dei partecipanti.

La scuola è residenziale e i partecipanti saranno ospitati presso strutture ricettive di Abbadia S. Salvatore, il più importante centro turistico del monte Amiata tra la via Francigena, la vetta e la val d’Orcia. Le attività della scuola estiva si svolgeranno presso la scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci e i locali del limitrofo Parco Museo Minerario.

I docenti interessati che potranno iscriversi alla scuola inviando i moduli compilati entro il 16 luglio p.v. al seguente indirizzo  di posta elettronica: montalbano@unisi.it

Per ulteriori informazioni consultare il sito della scuola:
www.dsfta.unisi.it/it/ricerca/laboratori/laboratorio-di-ricerca-didattica-fisica/scuola-estiva-insegnanti-scuola-primaria

Youth in Action for Sustainable Development Goals – Edizione 2018

YOUTH IN ACTION: ECCO I GIOVANI INNOVATORI DEL FUTURO SOSTENIBILE

Premiati con 26 stage retribuiti le migliori idee dedicate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 promossi dalle Nazioni Unite

Sono 26 le idee progettuali vincitrici di «Youth in Action for Sustainable Development Goals – Edizione 2018» il concorso che permette ai giovani under 30 di acquisire nuove competenze nel campo della sostenibilità e di svilupparle all’interno di grandi aziende e realtà appartenenti al mondo del non profit, partner dell’iniziativa.

L’Italia è ancora distante dal pieno raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e tra gli ambiti da dover affrontare con maggiore urgenza vi sono il miglioramento degli indicatori relativi alla crescita economica e occupazionale (SDG 8) e quello relativo alle performance ambientali (SDG 6) che, nel caso dell’uso delle risorse idriche, hanno mostrato valori vicini al limite del 30% oltre il quale scatta la soglia di non sostenibilità. Oltre ai governi – che sono gli attori fondamentali nel processo di trasformazione voluto dall’Agenda 2030 – occorre coinvolgere le comunità locali, i cittadini, ma soprattutto i giovani che devono essere i veri attori della realizzazione dell’accordo globale.

È questo lo spirito che ha animato la seconda edizione del concorso Youth in Action promosso sulla piattaforma digitale ideaTRE60 da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Eni Enrico Mattei e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in collaborazione con ASviS e con il supporto di AIESEC, RUS e SDSN Youth.

Il concorso rivolto ai giovani under 30 ha premiato con uno stage retribuito da 3 a 6 mesi le migliori 26 idee progettuali capaci di favorire il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in Italia, in linea con il carattere fortemente innovativo dell’Agenda 2030. Rispetto alla prima edizione sono aumentate del 5% le idee progettuali arrivate (192) di cui 93 ammesse alla fase di selezione e 51 a quella finale.

Le tre fondazioni hanno messo a disposizione di tutti i partecipanti 7 moduli formativi in modalità e-learning sui temi:“Getting to Know the Sustainable Development Goals”, “Business & the SDGs”, “Agenda 2030: la nuova frontiera per lo sviluppo sostenibile”, “Come raggiungere gli obiettivi 2030”, “Tracciamento e misurazione degli obiettivi”, “Come costruire un Elevator Pitch efficace”, “Come costruire un Business Plan efficace” più altri 17 moduli dedicati ciascuno a uno dei Sustainable Development Goals. Tutti i finalisti hanno partecipato ad un workshop formativo di una giornata finalizzato all’acquisizione di skills utili al perfezionamento della propria idea progettuale e del proprio curriculum vitae.

 

I VINCITORI

A2A premia Giulia Persico per il progetto M4SDGs

Accenture premia Giorgia Ghione per il progetto DeltaWaves: rilevatore di terremoti domestico

Assicurazione Generali premia Nicolò Giovanni Roveda per il progetto SmartA-gain

Cassa di Assistenza AreaSalus premia Alessandra Porrini per il progetto Il check up sospeso

Fondazione Bracco premia Stefania Di Chiara per il progetto MyMedicalHistory

Fondazione Allianz UMANA MENTE premia Francesco Miniati per il progetto TutorialMe

Fondazione Eni Enrico Mattei premia Gordon Abeiku Mensah per il progetto Free Mover – Sustainable Urban Transportation

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli premia Francesco Mattioli per il progetto Fiero (Alza le mani al cielo e urla!)

Fondazione Italiana Accenture premia Livia Maria D’Ambrosio per il progetto RecycleMe

Fondazione Sodalitas premia Alice Giacomelli per il progetto La scuola del futuro

Gruppo Cooperativo CGM premia Camilla Taddei per il progetto Manodai

Gruppo Feltrinelli premia MariaLuisa Aldeghi per il progetto Global Young Voices SDGs Cup

Gruppo Sanpellegrino – Nestlè Waters Italia – ancora da assegnare

Iberdrola premia Sara Pistilli per il progetto Synthetic generation of data for microgrid design

Italia non profit premia Letizia Rigazzi per il progetto Waste4Good

Jobiri premia Flavia Orlando per il progetto Lettera F

Leonardo premia Pierpaolo Vezzani per il progetto Greenchain

Microsoft premia Micol Andriolo per il progetto BESt –  Break Educational Stereotypes

Reale Foundation premia Tommaso Maria Conti per il progetto Valorizzazione Territoriale delle Valli Montane

Reale Foundation premia Sandibel Salcedo Lagos per il progetto L’alimentazione GPS

Snam premia Valerio Francia per il progetto MUP – Mapping Urban Perception

Techsoup premia Tommaso Tancredi Brignola per il progetto An Innovative App for a Smart Tourism Destination

UBI Banca premia Sara Cavaliere per il progetto BridgeAMO

Unicredit premia Morena Pedicino per il progetto GoALL

Unipol premia Elisa Falasca per il progetto Tutti a tavola!

WWF premia Matteo Varuni per il progetto APP ECOLABEL

“Siamo molto soddisfatti della qualità dei progetti presentati in questa seconda edizione di Youth in Action. Testimonianza del fatto che la sostenibilità rappresenta un elemento chiave per il futuro di tutti. Vogliamo accompagnare questi ragazzi, che di fatto sono degli innovatori, verso un percorso di crescita reale all’interno delle organizzazioni partner. Le buone idee sono i semi del cambiamento che abbiamo il compito di aiutare a germogliare” – sottolinea Anna Puccio, Segretario Generale di Fondazione Italiana Accenture.

Senza di te lo sviluppo sostenibile non c’è. Basterebbe questo claim, coniato per il Festival dello Sviluppo sostenibile 2018, per sintetizzare l’impegno personale richiesto a ciascuno di noi per garantire un futuro al nostro pianeta. Ma come FEEM crediamo siano soprattutto i giovani a dover ricoprire il ruolo di promotori del cambiamento con l’elaborazione di progetti virtuosi e innovativi generati dal loro entusiasmo e dalla loro creatività. Anche quest’anno FEEM ha voluto promuovere il concorso per sostenere questi giovani talenti e contribuire, anche attraverso di loro, al raggiungimento di uno sviluppo armonioso ed equo” sostiene Sabina Ratti, direttrice di Fondazione Eni Enrico Mattei” – afferma Massimiliano Tarantino, Segretario Generale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

“Anche quest’anno continua l’importante lavoro di sensibilizzazione dei giovani sull’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata dalle Nazioni Unite. Attraverso il loro potenziale trasformativo, sono proprio i ragazzi che possono portare a soluzioni innovative indirizzate al raggiungimento degli SDGs, in grado dunque di affrontare le principali criticità del contemporaneo, da quelle economiche a quelle sociali e ambientali: dobbiamo sostenerli con iniziative formative adatte alle sfide che abbiamo davanti.” – afferma Massimiliano Tarantino, Segretario Generale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

 

Fondazione Italiana Accenture

Il premier Conte frena sulla «Buona scuola»: criticità da rivedere, no stravolgimenti

da Il Sole 24 Ore

Il premier Conte frena sulla «Buona scuola»: criticità da rivedere, no stravolgimenti

di Claudio Tucci

Dopo il silenzio, martedì, nell’intervento al Sentato, ieri alla Camera il neo presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla di scuola: «Abbiamo ragionato con tanti stakeholders, interverremo sui nodi critici della legge 107». Quindi, non ci saranno stravolgimenti (di ciò che è stato fatto).

I dati sulla chiamata diretta
È presto per dire su cosa si concentrerà il neo ministro dell’Istruzione, dopo le dichiarazioni di ieri del premier. Nel contratto per il governo l’unico punto in cui si annuncia lo stop alla Buona Scuola è sulla chiamata diretta dei professori da parte dei presidi. A snocciolare ieri dei dati su questo è stata la Cisl Scuola. Anche per il 2018/19, è scritto in un comunicato, i trasferimenti del personale docente di scuola primaria avvengono prevalentemente su singola scuola, e non su ambito. Una prevalenza nettissima, perché su un totale di 16.211 movimenti quelli su ambito sono solo 2.348, la maggior parte dei quali riguarda – com’era prevedibile – la mobilità interprovinciale (1.605 i trasferiti su ambito, circa la metà dei movimenti in altra provincia).

Se per il 2017/18 la percentuale dei trasferiti su ambito era stata del 15,8%, quest’anno si scende al 14,5%. E questa percentuale fa dire alla Cisl Scuola che la chiamata diretta, su cui in questi anni ci sono stati una serie di “smontaggi”, «appare ormai del tutto residuale».

L’elaborazione dei dati Miur condotta dalla Cisl Scuola evidenzia inoltre che i trasferimenti fra province diverse (in cui prevalgono gli spostamenti da nord a sud) sono il 19,6% del totale, un punto in più rispetto alla percentuale dello scorso anno.

Il Consiglio di Stato al Miur: ripristinare la seconda ora di strumento nei licei musicali

da Il Sole 24 Ore

Il Consiglio di Stato al Miur: ripristinare la seconda ora di strumento nei licei musicali

di Cl. T.

Il Consiglio di Stato, lo scorso 5 giugno, ha respinto il ricorso del Miur, e ora dovrà ripristinare la seconda ora di insegnamento di primo strumento nei licei musicali. «Una bella notizia – commenta Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams -. Così gli allievi potranno fruire pienamente del diritto allo studio e i docenti lavorare serenamente».

La vicenda
Nel merito, il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso in appello, presentato dal Miur contro una sentenza del Tar Lazio, con la quale era stato accolto un ricorso di alcuni genitori, che lamentavano la cancellazione della seconda ora di primo strumento a danno dei propri figli. A provocare la controversia era stata una nota del ministero dell’Istruzione (n. 21315 del 15 maggio 2017) con la quale l’amministrazione aveva trasformato la seconda ora di strumento in lezione di ascolto.

«Abbiamo chiesto al ministero – aggiunge Di Meglio – di convocare una riunione urgente per discutere sull’attuazione della sentenza. L’incontro sarà anche l’occasione per chiedere di rivedere il decreto 382 dell’11 maggio scorso che, a causa della complessità dei programmi per l’ammissione alle prime classi, potrebbe impedire a tanti aspiranti studenti dei licei musicali di accedere a questa tipologia di scuola».

Istruzione e lavoro, l’80% dei diplomati Its trova un’occupazione

da Il Sole 24 Ore

Istruzione e lavoro, l’80% dei diplomati Its trova un’occupazione

di Claudio Tucci

Il Regno unito non è un paese manifatturiero. Eppure possiede, da tempo, un canale formativo professionalizzante, alternativo all’università, che conta più di 272mila iscritti. In Spagna l’analogo settore terziario non accademico è frequentato da 400mila ragazzi. In Francia – che con Emmanuel Macron ha deciso di puntare dritto sul rilancio dell’industria – si sale a 529mila iscritti. Per non parlare della Germania, culla del sistema di istruzione duale, che specializza fuori dalle sole aule degli atenei quasi 770mila ragazzi.

E l’Italia? «Nonostante siamo la seconda potenza manifatturiera in Europa, la settima economia mondiale e tra i principali esportatori del pianeta – evidenzia il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli – restiamo all’ultimo posto potendo annoverare i soli 8/9mila studenti iscritti agli Its, gli Istituti tecnici superiori. E se a ciò aggiungiamo che, secondo le nostre stime, i principali settori della manifattura avranno bisogno, nei prossimi cinque anni, di 272mila periti e super esperti nelle discipline Stem ci accorgiamo che il tema è serio, e non può essere ancora rimandato».

Il paradosso è che lo strumento esiste: sono proprio gli Its, forti del loro stretto legame con il mondo del lavoro (il 30% della formazione è “on the job” e il 50% dei docenti proviene dal tessuto produttivo). I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’82% dei neodiplomati è occupato; in quasi la metà dei casi (46,8%, per l’esattezza) con contratto a tempo indeterminato, e il 90,2% degli impieghi è coerente con il percorso di studio e lavoro svolto dal ragazzo. Ragioni solide, che raccolgono, adesso, il supporto di Confindustria. Un primo risultato è stato già raggiunto. A dicembre, in legge di Bilancio, gli Its hanno ottenuto un finanziamento aggiuntivo triennale di 65 milioni, legato a Industria 4.0 e coinvolgendo il Mise (accanto a Miur e Regioni).

Il secondo obiettivo, da realizzare ora , è un intervento complessivo di rilancio degli Istituti tecnici superiori: «Lunedì 11 giugno nella sede di Confindustria Venezia a Marghera presenteremo le nostre proposte, approfondite in questi mesi ascoltando Fondazioni Its e imprese – spiega Brugnoli -. Chiederemo al nuovo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti un cambiamento vero affinché i due canali, accademico e professionalizzante, abbiano pari dignità e risorse proporzionate, così come accade in Svizzera con le Sup (Scuole universitarie professionali, ndr). In tutta Europa è così. Vogliamo che lo sia anche in Italia».

Oggi l’università, che ha 1,6 milioni di iscritti, è finanziata dallo Stato con ben 7 miliardi l’anno; gli Its con poche decine di milioni (di cui la gran parte messe dai territori, e non dal Miur). «C’è bisogno, subito, di potenziare l’orientamento verso gli Its tra famiglie e docenti – sottolinea Brugnoli -. Dai masterchef dobbiamo passare ai mastertech, facendo riscoprire, ai ragazzi, l’orgoglio di una formazione specialistica e tecnica d’assoluta avanguardia».

Ciò si realizza con il riconoscimento della “piena dignità” al canale Its, distinto dagli atenei; e garantendo finanziamenti stabili, una programmazione anticipata, e regole semplici su rendicontazione e governance. Non basta. «Dobbiamo puntare su vere e proprie Academy Its – chiosa Brugnoli – rinsaldando il legame con territori e aziende. In questo modo gli Istituti tecnici superiori potranno acquisire maggiore reputation, affermandosi per quello che davvero sono:cioè il canale di alta formazione duale italiano».

Per comprendere il bullismo bisogna saper guardare alle radici

da Il Sole 24 Ore

Per comprendere il bullismo bisogna saper guardare alle radici

di Pietro Bordo

I recenti fatti di cronaca, docenti oltraggiati da ragazzi, ripropongono con forza il tema del bullismo, che si manifesta ormai verso ogni persona ritenuta debole, adulto o minore.

La maggioranza assoluta di commenti sono di persone che dell’albero del bullismo vedono solo le foglie, e propongono soluzioni ad esse rivolte. Ignorano completamente le radici, mentre è proprio lì che bisogna agire, prima che la pianticella diventi un albero.

Queste persone non godono dell’osservatorio privilegiato che ho io: da quarantaquattro anni trascorro ventidue ore settimanali insegnando nella scuola primaria, dove nascono e crescono le radici della pianta del bullismo. E quante volte vedo atteggiamenti e comportamenti di bambini della fascia sei-dieci anni che, se non corretti, non è difficile prevedere che sfoceranno in atti di bullismo.

“Fai proprio schifo, sei ‘na pippa; nun te volemo più in squadra!”
Queste parole, dette con veemenza verbale, mimica e gestuale, non sono pronunciate da un ragazzo terribile di una borgata romana, ma da un bel bambino di una cosìddetta buona famiglia, generalmente educato e gentile, che sta giocando a pallone con i compagni di scuola. La sua classe è la prima primaria, quindi ha appena sei anni.
Tante volte ho sentito pronunciare queste frasi, o simili, durante i miei quarantaquattro anni d’insegnamento.
E non è l’estrazione sociale la causa di certi comportamenti che, se non osservati, o se trascurati e non curati, degenereranno successivamente nel bullismo.

Cerchiamo di capire perché accadono certi episodi e le conseguenze che ne possono derivare in funzione delle varie risposte degli adulti.
Prendendo in esame un gruppo di venti bambini che si affacciano al primo anno di scuola primaria, dal punto di vista caratteriale statisticamente possiamo notare che generalmente ve n’è un terzo eccessivamente timido e tranquillo, un terzo disinibito ed esuberante, un terzo “normale”.
Gli appartenenti al secondo gruppo sono quelli che vogliono dominare i compagni, che vogliono sempre imporre i loro giochi preferiti, che voglio sempre aver ragione durante il gioco. Se non litigano fra di loro per il predominio individuale, si coalizzano contro tutti gli altri per imporre la loro volontà.
Quelli del gruppo dei timidi e tranquilli soccombono subito tutti, senza praticamente reagire. Quindi non “divertono” i dominanti, che raramente infieriscono su di loro.
Gli altri, quelli del gruppo dei “normali”, reagiscono secondo la loro caratteristica individuale, qualcuno con forza. Sono quelli che danno maggiore soddisfazione ai dominanti, che si esaltano nel branco.

Perché un bambino esuberante si comporta così?
Innanzi tutto per una sua componente caratteriale genetica. Ma soprattutto perché non è stato aiutato negli anni precedenti.
Il primo aiuto è la presenza nei primi anni di vita di persone competenti che gli vogliano veramente bene, che lui senta vicine, e che non lo seguano solo per una remunerazione o perché non possono rifiutarsi di farlo. Persone quindi desiderose di educarlo, che siano preparate allo scopo, che quindi non lo assecondino in comportamenti capricciosi o prepotenti.
Quanti bambini passano con le tate, spesso del tutto inadeguate ad educarli, molto più tempo di quello che passano con i genitori! Oppure quanti passano tanto tempo con altre persone, ad esempio i nonni, che non hanno alcuna consapevolezza educativa e prendono decisioni senza valutarne le conseguenze. Quelle che poi si notano subito i primi giorni di scuola. O quanti bambini, ancora peggio, passano interi pomeriggi ad alimentarsi di violenza giocando con videogame che istigano ai peggiori comportamenti; oppure giocando, incontrollati, per strada ad imitare i comportamenti peggiori dei ragazzi più grandi e degli adulti, quei comportamenti dei quali la televisione riferisce con ricchezza di casi e dovizia di particolari.

Ma anche se il bambino passa tanto tempo con i genitori ma essi non educano i primi anni di vita prevalente con la mamma, se essa non è preparata ad educare e segue solo il suo istinto, le conseguenze negative per la crescita sociale del bambino sono quasi sempre deleterie.
La saggezza popolare dice infatti che fare i genitori è sì il più bel lavoro del mondo, ma anche il più difficile, poiché nessuno ti insegna sul serio a farlo.

Il secondo aiuto è la presenza, sin dai primi anni di vita sociale (asilo, scuola primaria), di insegnanti motivati, preparati sul serio, non sulla carta, autorevoli e consapevoli dell’importanza della loro azione sul futuro dei bambini loro affidati.

Limitandoci al problema del bullismo, è fondamentale che l’insegnante i primi giorni di scuola spieghi serenamente, col sorriso, ma chiaramente ai bambini che a scuola ci sono delle regole; che chi non le rispetta avrà delle conseguenze negative; che la regola principale è il rispetto delle persone.

Ma tutto ciò non serve a niente se l’insegnante non sa che egli deve presenziare attivamente ad ogni attività che svolgono i bambini, soprattutto durante i momenti di gioco.
Specialmente durante la ricreazione, quanti insegnanti si riposano conversando amabilmente con i colleghi e lasciando i bambini praticamente liberi di fare e dire ciò che vogliono. Se un bambino tende ad assumere atteggiamenti negativi, l’insegnante, che vigila stando in mezzo a loro, deve subito intervenire, prima che la situazione degeneri in liti o si sviluppino situazioni di bullismo, spiegando al gruppo cosa non va, perché ed eventuali conseguenze future in caso di ripetizione dell’azione negativa. E se il fatto si ripete, deve sanzionarlo; serenamente, senza esagerare, con gradualità e progressività, ma inflessibilmente. Il bambino così acquisisce l’abitudine a controllarsi ed a rispettare i compagni.

Ovviamente per far ciò il docente deve contare sull’accordo con i genitori, sulla loro fiducia, elementi non sempre presenti.

Immaginiamo un bambino che nei primi anni di vita fa il prepotente in famiglia ed all’asilo. Arriva alla primaria dove tutti i giorni, per anni, impone ai compagni in ogni maniera la sua volontà, incrementando di anno in anno la sua forza, imparando che gode dell’impunità. Passando alle medie e poi alle superiori questo ragazzo penserà di non avere più limiti, di poter fare impunemente ciò che vuole.
Accadranno allora tutti i fenomeni di cui si occupa la cronaca; ed anche quelli meno eclatanti, ma più diffusi e dannosi come gli altri.
Non dimentichiamoci che gli interventi sui bambini più tardi si fanno e maggiore forza richiedono (ed hanno minor probabilità di successo).
In sintesi: i bambini diventano bulli se adulti impreparati ad educarli non li aiutano preventivamente.

Scuola, la controriforma I voti saranno più severi

da Il Messaggero

Scuola, la controriforma I voti saranno più severi

La scuola in realtà è presente nel contratto di Governo e si farà sentire

ROMA
Un’ora e quindici minuti di discorso programmatico per chiedere la fiducia al Senato e non una parola sulla scuola. Ieri, nelle 24 pagine di discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’istruzione non è mai stata nominata. Così come è risultato assente ingiustificato anche il termine cultura. Un’assenza decisamente pesante e notata da più parti, soprattutto sul fronte dell’opposizione.

Ma la scuola in realtà è presente nel contratto di Governo e si farà sentire. Anche perché le questioni aperte sono di notevole rilevanza e non potranno certo essere accantonate. Del resto la Lega, partito di maggioranza da cui peraltro proviene il neo ministro all’istruzione Marco Bussetti, ha posizioni ben precise su diversi aspetti che, da qui a qualche mese, diventeranno protagonisti del dibattito politico.

L’AMMISSIONE AGLI ESAMI

A cominciare dalla valutazione degli studenti e da quella riforma avviata dai decreti attuativi della Buona Scuola, tanto contestati dal Carroccio. Il responsabile leghista per la scuola, Mario Pittoni, non condivide la riforma che ha eliminato dalle scuole medie la necessità di avere il 6 in tutte le materie per essere ammessi alla classe successiva e all’esame finale. Da quest’anno infatti è possibile accedere all’esame di terza media anche con una o più insufficienze. Lo stesso criterio vale per la riforma della maturità che partirà dal prossimo anno: in questo caso per l’ammissione all’esame sarà necessario avere il 6 in tutte le materie ma il consiglio di classe può comunque chiudere un occhio su un’insufficienza. Per la Lega si tratta di 6 politico.
E allora su questo punto potrebbe arrivare una sorta di controriforma all’insegna di una maggiore severità nella valutazione degli studenti. «Perché dovremmo promuovere i nostri ragazzi ha commentato il rappresentante della Lega anche in presenza di pesanti lacune? Sembra che l’obiettivo sia quello di far crescere la percentuale di promossi, senza preoccuparsi di ottenere un reale miglioramento nella preparazione degli studenti. Si punta all’immagine, non alla sostanza». Una strada che appare quindi ben delineata. Lo stesso vale per i precari e per quella enorme fetta di lavoratori della scuola che va avanti con contratti a tempo determinato da anni.

I PRECARI

Ora si sentono più precari che mai, visto che (in base al comma 131 della legge della Buona Scuola) è vietato assegnare supplenze per oltre 36 mesi. Una norma che, se messa in pratica, potrebbe generare un terremoto nelle graduatorie dei supplenti. Per risolvere il problema la Lega ha già presentato un disegno di legge.
Il testo, non ancora discusso ma prossimo al dibattito non appena si formeranno le commissioni in Parlamento, propone un ribaltamento della norma, andando a creare una graduatoria privilegiata per i precari che vantano appunto un’anzianità che supera i 36 mesi: una lista da cui attingere per le immissione in ruolo. Un criterio che potrebbe rivoluzionare il precariato, coinvolgendo anche altre criticità che la scuola sta vivendo: prima fra tutte la questioni delle diplomate magistrali.

LA MOZIONE

Anche su questo tema la Lega ha presentato una mozione in Parlamento per un intervento legislativo che arrivi quanto prima: la questione è infatti in scadenza, a fine giugno terminerà l’anno scolastico e le maestre con diploma preso prima del 2001-2002 verranno cancellate dalla graduatoria ad esaurimento come previsto da una sentenza del Consiglio di Stato. Si tratta di 43mila supplenti e 7500 maestre già assunte in ruolo. Andranno tutte a finire in graduatoria di istituto per abilitati, senza speranza quindi di poter accedere al ruolo.
Resta poi aperta la questione dei docenti non abilitati, rimasti fuori dal primo ciclo di abilitazione: si tratta dei docenti di terza fascia in attesa di un nuovo ciclo di Pas, i percorsi abilitanti speciali. La Lega vuole riattivare i Pas perché «molti docenti – ha spiegato Pittoni – sono stati esclusi dal primo ciclo per pochi giorni o addirittura per un’interpretazione non omogenea a livello nazionale in merito agli anni di servizio maturati su più classi di concorso».
Lorena Loiacono