Disturbi specifici dell’apprendimento. Approvata dall’ARS Sicilia la nuova legge regionale

Orizzontescuola del 01-07-2018

Disturbi specifici dell’apprendimento. Approvata dall’ARS Sicilia la nuova legge regionale

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato la nuova legge sugli “interventi a sostegno dei soggetti con disturbi specifici di apprendimento”.

Cosa prevede la legge.
La legge prevede interventi sia sul piano sociale che scolastico, fornisce risorse specifiche per la scuola e le famiglie grazie ad un apposito capitolo di bilancio.
La Regione adotterà ogni misura necessaria per adeguare i propri servizi sanitari alle problematiche relative alle difficoltà specifiche di apprendimento, fornendo le strutture di neuropsichiatria infantile di appropriati strumenti riabilitativi e di personale qualificato, di neuropsichiatri infantili, psicologi con formazione specifica in valutazione neuropsicologica delle difficoltà di apprendimento, logopedisti, educatori professionali, ha affermato la presidente della commissione Salute Margherita La Rocca Ruvolo.

Campagna di monitoraggio e comitato tecnico.
“Altro compito della Regione – ha proseguito la presidente della sesta commissione dell’Ars – sarà quello di predisporre una campagna di screening e monitoraggio su tutto il territorio regionale. L’individuazione delle strutture sanitarie pubbliche e private specializzate accreditate, preposte ad effettuare la diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento e le ulteriori iniziative volte ad assicurare l’identificazione precoce dei soggetti che ne sono affetti, dovrà avvenire applicando il piano socio sanitario regionale. La nuova legge prevede anche l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico sui disturbi specifici dell’apprendimento con scopo formativo del personale scolastico dirigente e docente, degli operatori della formazione e degli operatori sociosanitari, e funzione di promozione di screening, oltre che di documentazione, coordinamento e raccordo degli interventi”.

“I dislessici e tutti coloro che hanno disturbi nell’apprendimento saranno concretamente sostenuti dalla Regione. Sono previsti appropriati strumenti riabilitativi tramite il potenziamento della formazione del personale qualificato- compresi i docenti e gli operatori sanitari- e si terranno campagne di sensibilizzazione sulle problematiche dei DSA. Inoltre nelle prove scritte dei concorsi pubblici indetti dalla Regione, dagli enti locali e dalle partecipate sarà loro assicurata la possibilità di sostituire tali prove con un colloquio orale o di utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, ovvero di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti per l’espletamento delle prove”.

Lo afferma Giuseppe Galluzzo, deputato regionale di DiventeràBellissima, componente della Commissione Sanità dell’Ars e tra i firmatari del disegno di legge appena approvato dall’Assemblea regionale Siciliana.
Si costituirà il Comitato tecnico sui DSA, con funzioni di coordinamento delle azioni preordinate al perseguimento delle finalità della legge.

Diritto alla stabilizzazione

Normalmente tutti i lavoratori appartenenti ad una stessa categoria, quando scioperano, lo fanno per ottenere gli stessi diritti, pari dignità lavorativa. E’ stato così quando l’86% dei docenti il 5 maggio 2015 ha manifestato contro la buona scuola, o quando recentemente si è scioperato per il nefasto rinnovo contrattuale. Un rinnovo atteso da ben 10 anni che non rivaluta, anzi svilisce, la nostra professione.
A disgregare ulteriormente la nostra categoria ci sono le GaE, queste hanno dato origine a una guerra tra lavoratori e lavoratrici della Scuola Pubblica. GaE storiche contro Diplomate magistrali. Le GaE storiche, colleghe idonee ad un concorso posizionate oltre i posti messi a bando per il ruolo, sono state inserite con un occhio di riguardo. Per legge, entra in ruolo chi il concorso lo ha VINTO e sempre per legge le graduatorie hanno una validità di 3 anni, ma a loro (GaE storiche) è stata concessa una sanatoria. Queste colleghe recentemente si sono scagliate contro le colleghe DM negando loro un diritto acquisito. Le DM abilitate all’insegnamento e alle GaE, hanno superato i 36 mesi di servizio, totalizzato punteggi altissimi e reggono in piedi la scuola italiana da decenni. In un paese normale i lavoratori della stessa categoria si alleerebbero. Ma questo non è un paese normale. E’ un paese di individualisti dove vige la regola: “Mors tua, vita mea”. Noi diplomate magistrali, abbiamo chiesto la riapertura delle GaE, questo a beneficio di TUTTI gli abilitati della scuola. Loro invece manifestano per la nostra espulsione. Ci sentiamo amareggiati. Una volta le persone manifestavano per lottare per i propri diritti, oggi la gente manifesta per negare il diritto di altri!! Questa miopia espone tutti quanti a qualcosa di rischioso e fa perdere di credibilità a tutta la categoria. Non sarebbe meglio se tornassimo compatti e combattessimo per lo stesso principio? Le cattedre ci sono, dovremmo chiedere di attuare il turnover senza lasciare posti vacanti e disponibili. Sappiamo benissimo che il Miur ha abusato dei contratti a termine e che se volesse potrebbe assorbire il precariato. Forse dovremmo chiedere la stabilizzazione al nostro datore di lavoro e non farci la guerra tra noi. Gae storiche e diplomati possono coesistere lottando per lo stesso diritto: la stabilizzazione.

F. Nirenstein, In Israele

Di nuovo la Nirenstein tra i suoi Ebrei

di Antonio Stanca

E’ nata a Firenze nel 1945, è un’italiana di origine ebrea, è laureata in Storia Moderna e nel 1976 col giornale Paese Sera ha iniziato la sua attività giornalistica che in seguito l’ha vista presente su molti settimanali italiani, in particolare L’Europeo, Panorama ed Epoca. Agli inizi i suoi interessi erano concentrati sulla politica italiana. Quando aveva cominciato a scrivere, negli anni Settanta, era ancora in corso il movimento studentesco del ’68 e c’erano ancora le Brigate Rosse. Poi i suoi interessi si sono spostati verso la politica estera e in particolar modo verso quanto avveniva in Medio Oriente, verso le tante complicazioni alle quali si andavano esponendo gli stati di quella parte del mondo con particolare riguardo ad Israele.

Si chiama Fiamma Nirenstein, oltre che giornalista è scrittrice ed anche programmi televisivi ha curato segnando ogni sua attività, ogni suo impegno di un carattere non solo politico ma pure umano, morale, civile, sociale, perseguendo ogni volta finalità che andavano oltre la circostanza, la vicenda particolare perché rivolte al raggiungimento di un bene superiore, di una condizione di vita improntata agli ideali della pace, del progresso, della civiltà.

Molti libri ha scritto la Nirenstein, molti riconoscimenti ha ottenuto e come nei servizi sui giornali anche nei libri intenti profondamente umanitari ha sempre perseguito, dalla parte degli offesi, degli sconfitti si è sempre messa, alla ricerca della verità, della giustizia è sempre stata. Molti capi di stato ha incontrato, intervistato, incarichi politici ha ricoperto. Il suo, però, è stato un pacifismo rimasto inascoltato, un umanesimo che ha visto annullati i suoi appelli, i suoi richiami ai valori più alti dello spirito, alle necessità prime della natura umana. Niente ha potuto la Nirenstein quando con i suoi giornali, i suoi libri ha denunciato il pericolo, la violenza che incombevano in tante zone di quel Medio Oriente che sarebbe diventato il suo argomento più trattato perché il più esposto agli orrori della moderna barbarie.

Anche nel recente breve volume In Israele, uscito quale supplemento de Il Giornale e dedicato al 70° anniversario della fondazione d’Israele, la Nirenstein esprime il suo dissenso, la sua condanna per quanto di difficile, di complicato, di pericoloso, di mortale, di crudele ha dovuto sopportare il popolo ebreo prima e dopo aver ottenuto una terra nella quale potesse riconoscere il proprio Stato, la propria patria. Sempre esposti a soprusi, a rivendicazioni sono stati gli ebrei e nonostante tutto si sono mostrati sempre capaci di raggiungere risultati positivi in ogni settore della vita, da quello economico a quello tecnologico, scientifico, culturale, letterario. Sempre in progresso si sono fatti vedere. Anche mentre sostenevano attentati, scontri non trascuravano la condizione della loro vita. E’ questa tanto importante per loro, tanto importante è lo spirito di partecipazione ai bisogni, ai problemi comuni da essere diventato la nota distintiva degli ebrei, quella che li segnala tra tante altre popolazioni. Nessun popolo come quello ebreo vive, sente i problemi della propria terra, del proprio Stato, della propria gente, nessuno come quello ebreo partecipa alla loro soluzione si tratti anche di andare in guerra, di rischiare la vita. Questa volontà, questo bisogno di stare meglio, di stare insieme, di sentirsi uniti, di essere solidali, di aiutarsi, ha fatto sì che gli ebrei superassero gli infiniti ostacoli che hanno segnato la loro esistenza, che giungessero oggi ad essere un popolo, a volersi un popolo migliore di tanti altri nonostante si sia tante volte tentato di cancellarlo.

Molta ammirazione esprime, nell’opera, la Nirenstein a proposito di tale indole dell’uomo ebreo ma anche molta riprovazione riguardo a quel che è finito col diventare un accanimento da parte di altri popoli, vicini o lontani, contro gli ebrei. Col libro vorrebbe se non risolvere un problema tanto antico quanto grave, almeno mostrarlo nelle infinite manifestazioni che ha assunto, ripercorrerlo nei tempi, farlo giungere ad un pubblico più vasto affinché diventi un elemento costitutivo della cultura generale, del sapere popolare, una parte di esso che non si può trascurare.