Messa in sicurezza degli edifici scolastici e qualità delle strutture edilizie

Onorevole Sig. Ministro Marco Bussetti
Onorevole Sig. Ministro Matteo Salvini

Oggetto: messa in sicurezza degli edifici scolastici e qualità delle strutture edilizie

Egregi signori Ministri,
l’ANP, associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola, costituita nel 1987, è l’organizzazione sindacale maggioritaria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche.
Facendo seguito alla precedente nota, inviata l’11 maggio u.s. al Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca e al Ministro dell’interno, riteniamo opportuno richiamare la Vostra attenzione, sul problema della sicurezza nei luoghi di lavoro e, in particolare, sulla sicurezza nelle scuole.
L’ANP sottolinea che il problema della sicurezza nelle scuole è di estrema gravità.
Riguarda circa otto milioni di studenti, per lo più minori, circa un milione di lavoratori e non può essere risolto riferendosi a controlli su presunte inadempienze organizzative dei dirigenti scolastici.
Le soluzioni delle problematiche relative alla messa in sicurezza degli edifici scolastici e alla qualità delle strutture edilizie, non sono più rinviabili: una media di 44 crolli all’anno, una scuola su quattro con manutenzione inadeguata e solo il 3% in ottimo stato di manutenzione.
Non dobbiamo attende una tragedia per renderci conto dell’urgenza della questione.
Il 23% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato. La media nazionale di investimento in manutenzione straordinaria annua per singolo edificio degli ultimi 5 anni è di 20.535 euro. Oltre il 41% delle scuole si trova in zona sismica 1 e 2 e solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica. La metà delle scuole non ha mai ricevuto dall’ente proprietario il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione incendi. Gli impianti elettrici sono completamente a norma in meno di un’aula su quattro e soltanto nel 15% delle palestre e nel 9% delle mense. Nel 18% delle scuole a più piani, non sono presenti scale di sicurezza, né vi sono uscite di sicurezza sui corridoi.
È di tutta evidenza che se non si interviene in modo deciso sugli Enti Locali cui destinare risorse economiche adeguate per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, a nulla serviranno controlli e sanzioni.
La vicenda dell’adeguamento degli edifici scolastici alla normativa antincendio è emblematica: decorso inutilmente il termine per la messa a norma (31 dicembre 2017) quasi nulla è cambiato. Peraltro, il 18 aprile 2018, il Ministero dell’interno ha diramato una nota che sembra indirizzare l’attività di controllo a carico dei dirigenti scolastici con la pretesa che siano solo questi ultimi a dover risolvere le diffuse e vistose carenze edilizie con misure di carattere meramente organizzativo, non considerando che la proprietà degli immobili è degli Enti locali.
Altre dovrebbero essere le strade: sarebbe molto agevole avviare un percorso legislativo che permetta un adeguamento con scadenze progressive alle norme di sicurezza antincendio nelle attività scolastiche. La progressività consentirebbe di avviare un percorso
con garanzie di fattibilità, con scadenze controllabili e verificabili dai cittadini.
L’ANP, inoltre, non comprende le ragioni dell’inaspettata chiusura della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per la messa in sicurezza e la riqualificazione degli edifici scolastici che da quattro anni svolgeva un ruolo di supporto e di accompagnamento per l’utilizzo dei fondi dedicati alla sicurezza delle scuole.
Onorevoli Ministri, l’ANP chiede ai decisori politici di porre la massima attenzione sulla questione della sicurezza degli edifici scolastici che accolgono quotidianamente per molte ore milioni di cittadini (studenti e lavoratori), al fine di colmare il divario esistente tra la qualità delle strutture scolastiche e le prescrizioni di legge.
Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.

Il Presidente nazionale
Antonello Giannelli

Risultati prove INVALSI

Risultati prove INVALSI: i sistemi di valutazione devono aiutare a costruire nuove politiche per la scuola e non classifiche
Anche quest’anno i risultati delle prove INVALSI che gli studenti di seconda e quinta elementare, di terza media e di seconda superiore hanno sostenuto in primavera, ci consegnano il quadro di un Paese diseguale. L’allarme riguarda soprattutto il Sud, dove quasi il 50% degli studenti si attesta a un livello inferiore da quello richiesto dalle indicazioni nazionali. Anche questi dati confermano il precario stato di salute della scuola italiana, aggravato dalle riforme degli ultimi vent’anni.
Il tema delle disparità territoriali e delle diseguaglianze tra studenti, deve farci riflettere sugli interventi inderogabili di cui la scuola ha bisogno.

Deve essere chiaro che respingiamo l’equivalenza tra la valutazione di sistema e valutazione degli apprendimenti e che alla scuola militante non è possibile imputare responsabilità che sono esclusivamente di una politica miope che ha pensato solo a tagliare le risorse per l’istruzione.
Un vero sistema nazionale di valutazione deve aiutare a costruire una scuola che argini le disuguaglianze e non le moltiplichi, suggerendo al decisore politico dove intervenire. Per far sì che nessuno resti indietro, occorre innanzitutto costruire le condizioni affinché, in tutto il territorio nazionale, siano garantite le stesse opportunità e gli stessi diritti. Per questo è indispensabile intervenire soprattutto sul tempo scuola garantendolo uniformemente in tutte le regioni.

Ed è necessario un ripensamento dei cicli nell’ottica di rafforzare il raccordo tra i diversi ordini di scuole riaprendo una vera discussione sul ciclo di base.

Si continuano a registrare soprattutto nel primo anno della secondaria di II grado un livello di dispersione scolastica (intesa come abbandoni, bocciature e ripetenze) inaccettabile. Il costo sociale ed economico di questa situazione è una delle ferite aperte del nostro Paese. Per questo sono necessari interventi su infrastrutture, organici adeguati alla realizzazione del tempo pieno nelle regioni meridionali, generalizzazione della scuola dell’infanzia e gratuità effettiva della scuola.
Le politiche di sviluppo della scuola nel mezzogiorno devono essere parte di un progetto a più largo raggio teso a superare le differenze che rendono sempre più difficile, in quei territori, l’esercizio di fondamentali diritti di cittadinanza.

Un sistema da migliorare

Un sistema da migliorare

di Maurizio Tiriticco

Giorgio Allulli in “Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema”, pubblicato su “il Sole 24 Ore” di oggi, afferma tra l’altro, a proposito degli esisti della somministrazione delle prove Invalsi in alcune delle nostre scuole: “Se le novità organizzative del 2018 presentano aspetti positivi, luci ed ombre emergono dai risultati dei test. Complessivamente soddisfacenti appaiono i risultati per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, mentre rimangono confermati, anzi in qualche caso si allargano, gli squilibri nei risultati conseguiti nelle diverse regioni italiane e dagli alunni di diversa appartenenza socio-economica e culturale. Questi squilibri sono limitati nella scuola elementare e si aggravano nella scuola media e secondaria: in alcune regioni del Sud i risultati del 75% degli alunni sono sotto la media nazionale; inoltre, sempre nell’Italia meridionale, l’influenza della condizione socio-economica e culturale familiare condiziona pesantemente i livelli di apprendimento degli alunni”.

I commenti sarebbero infiniti! Ma mi limito a sottolineare che la scuola elementare, oggi primaria, adempie ai suoi compiti istituzionali, mentre, nei gradi successivi di scuola, gli obiettivi di apprendimento – per non parlare delle competenze, altrimenti il discorso sarebbe infinito e problematico – man mano che si procede nella successione dei gradi e nella differenziazione degli ordini (istituti professionali, tecnici e licei), lasciano sempre più a desiderare. Il che significa, a mio modesto giudizio, che forse sarebbe il caso di chiedersi se l’organizzazione stessa degli studi in tali ordini di studi non sia totalmente da rivedere. L’organizzazione militaresca – potremmo dire – della nostra istruzione secondaria di primo e secondo grado, non sarebbe forse l’ora di rivederla? Allulli e i miei lettori conoscono già la “storia” della tre C, la Classe d’età, la Cattedra e la Campanella! Una organizzazione da collegio di altri tempi! I gesuiti erano maestri nell’organizzazione dei loro collegi! Ma sotto i ponti di acqua ne è passata! Basti pensare che lo stesso Papa Francesco è un gesuita! Eppure innova! Io ricordo benissimo Pio XII! Uno stile comportamentale che oggi non comprenderemmo!

Per non dire poi di lezioni, compiti a casa e in aula, interrogazioni, registri! Lo so! I richiami alla “didattica laboratoriale” compaiono puntualmente in tutti i documenti innovativi, cosiddetti, emanati dal nostro Miur! Alludo alle reiterate Indicazioni nazionali e Linee guida. Si tratta di nobili inviti ad innovare, ma chi si occupa di “teoria delle organizzazioni” – e tu Giorgio, ne sai più di me in materia – sa bene in quale misura una struttura organizzativa condiziona l’attività lavorativa. Le ricerche di Kenneth Blanchard e Paul Harsey (vedi “Il modello di leadership situazionale”), anche se datate, sono sempre valide. Pertanto i richiami alla “didattica laboratoriale”, salvo rare eccezioni, lasciano il tempo che trovano.

Possiamo, pertanto, dire che “a tale organizzazione corrisponde tale attività”. Mi occupai di queste cose nel lontano 1999 quando pubblicai per Anicia un agile volumetto dal titolo “Apprendimento organizzativo nella scuola dell’autonomia”. Era Ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer e si pensava tutti a riforme che avrebbero innovato profondamente la nostra scuola! Ma le due leggi da lui firmate, la 9/1999 sull’innalzamento dell’obbligo di istruzione, e la 30/2000 sul riordino dei cicli, furono spazzate via dalla legge 53/2003 della Ministra Moratti. E da allora – ed è passato quasi un ventennio – di luci innovative per la nostra scuola, o meglio per il nostro “Sistema educativo nazionale di istruzione e formazione” non abbiamo visto nulla! Non dirmi della legge delega 107/2015, la cosiddetta “buona scuola” e dei successivi decreti delegati! Si tratta di 202 articoli che di fatto non mettono in discussione le tre C di sempre.

Caro Giorgio! Un grande Dirigente Scolastico, Salvatore Giuliano, ha rovesciato come un guanto il suo Istituto tecnico di Brindisi! Non entro nel merito per non farla lunga! Il che dimostra, però, che a volte certi condizionamenti normativi possono essere, se non stravolti, però utilizzati al meglio! Chissà se il nostro Giuliano, nuovo Sottosegretario di Stato, potrà essere di esempio ai tanti nostri Dirigenti Scolastici! E a quelli futuri! Il concorso è prossimo! E i nostri candidati si apprestano a memorizzare le migliaia di quesiti! A proposito: ho provato a leggerli! Io, professore di liceo e di università, ispettore tecnico, sarei sonoramente bocciato! O tempora o mores?

RINVIO DELLA NASPI

USB SCUOLA: DOPO I RITARDI NEGLI STIPENDI ANCHE IL RINVIO DELLA NASPI. È ORA DI METTERE FINE ALLO SFRUTTAMENTO DEI PRECARI DELLA SCUOLA

Da diverse città come Palermo, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Roma, Foggia, Catania i lavoratori precari della scuola segnalano difficoltà nel vedersi riconosciuto il sussidio di disoccupazione (Naspi) nei tempi e nei modi previsti dalla normativa vigente. Quest’anno le domande di disoccupazione sono addirittura respinte dalle sedi INPS che in alcuni casi denunciano la mancanza dei contributi versati già dal mese di settembre 2017, cosa che impedisce l’erogazione del sussidio di disoccupazione, mentre in altri casi si conferma una mancanza di contributi versati dal mese di gennaio 2018, cosa che potrebbe incidere su una forte riduzione delle somme erogate.
Alcuni uffici che stanno incontrando i coordinamenti precari giustamente in mobilitazione, come avvenuto di recente a Bologna, stanno cercando di trovare delle soluzioni provvisorie per gestire le domande Naspi. USB Scuola pensa che le promesse di riesame della domanda Naspi rinviate a quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze disporrà per il meglio le somme spettanti contribuendo anche a una comunicazione tempestiva agli uffici INPS non possano bastare ai docenti precari:
dopo mesi di stipendi ricevuti con innumerevoli ritardi;
dopo la vessazione della propaganda politica che promette e non mantiene provvedimenti tampone, mentre l’unica soluzione possibile rimane la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, unica misura che può consentire una reale assunzione di tutto il precariato attualmente esistente e una reale continuità didattica per gli studenti italiani;
dopo l’umiliazione del tentativo becero di creare divisioni e guerre tra poveri con una costante svilimento della categoria spinta attraverso la falsa retorica del merito a cercare il nemico internamente per la sopravvivenza precaria;
dopo il rinvio del concorso a cattedra e l’ulteriore dilatazione dei tempi di assunzione, mentre i 3 anni di servizio dovrebbero garantire a tutti i lavoratori precari il diritto all’assunzione.
Vedersi negare anche il diritto alla disoccupazione estiva è davvero troppo. Reiterando nuovamente al ministro Bussetti la richiesta di un incontro, ribadiamo che porteremo in quell’occasione le istanze dei lavoratori precari doppiamente sfruttati e stanchi della burocrazia, dei meccanismi di controllo ridicoli e malfunzionanti visto che la digitalizzazione informatica non solo sta aggravando i problemi della pubblica amministrazione, ma viene usata anche come pretesto per negare diritti o erogarli con il contagocce nei tempi ricattatori utili solo al MEF che per questi ritardi non paga mai né interessi né alcun tipo di penale ai lavoratori.
Non è possibile andare avanti così, sosterremo pertanto in piazza tutti i lavoratori che vorranno manifestare la propria rabbia per il trattamento indecoroso ricevuto anche alla fine di questo anno scolastico.

Prove Invalsi, con il test di inglese si allarga il divario Nord-Sud

da Il Sole 24 Ore

Prove Invalsi, con il test di inglese si allarga il divario Nord-Sud

di Al. Tr.

Prove Invalsi 2018, arrivano i numeri del Miur sull’esito della prima tornata di test al computer e con verifiche della conoscenza dell’inglese. Secondo i dati presentati oggi a Viale Trastevere, cresce il divario tra Nord e Sud, soprattutto alle medie, mentre la partecipazione ai test è cresciuta ovunque (ma di più negli istituti professionali), registrando l’incremento più alto dal 2011, anno della loro introduzione. In questa tornata le prove hanno coinvolto in totale più di 2,2 milioni di studenti di elementari, medie e superiori. Nel confronto tra gli studenti italiani e stranieri, questi ultimi mostrano performance peggiori tranne che in Inglese, materia nella quale – in certi casi – ottengono risultati migliori.

Si allarga il divario Nord-Sud
A livello nazionale gli studenti che ottengono risultati adeguati o più elevati sono il 65,6% in Italiano, 59,9% in Matematica, Inglese-reading (A2) 73,9%, Inglese-listening (A2) 56,1%. Le differenze regionali, dice Invalsi, diventano molto importanti e alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna) che vedono oltre il 50%, con punte anche del 60-65%, della popolazione scolastica delle medie al di sotto dei traguardi stabiliti dalle Indicazioni nazionali.

Con il computer non si “copia” più
Per Invalsi lo svolgimento delle prove Cbt (ovvero computer based) permette, però, di ottenere «un risultato fortemente atteso e sperato», ovvero «il sostanziale azzeramento» del cheating, vale a dire la possibilità di barare. Per la prima volta da quando si svolgono le prove Invalsi legate all’esame di Stato (dal 2008) non si riscontrano, infatti, fenomeni rilevanti di cheating.

Cresce la partecipazione, soprattutto nei professionali
Secondo i dati, la a modalità Cbt ha fatto registrare un incremento nella partecipazione degli studenti di tutte le tipologie di scuola e in tutte le regioni
italiane, senza alcuna eccezione. L’incremento medio del 10% ha riguardato tutto il territorio nazionale, registrando valori ancor più elevati nell’istruzione professionale. Restano, dice Invalsi, le differenze di risultato degli studenti dei diversi indirizzi di studio (licei, tecnici e professionali), ma soprattutto nel Nord Est e in Matematica gli allievi dei tecnici raggiungono ottimi risultati, paragonabili a quelli dei licei.

I numeri della partecipazione
Nel dettaglio, le prove Invalsi 2018 hanno coinvolto oltre 1,1 milioni di allievi della scuola primaria (classe seconda e quinta), circa 570mila studenti delle medie (classe terza) e circa 550mila studenti delle superiori (seconda classe). Nell’arco di tre settimane sono state erogate oltre 2, 2 milioni di prove agli allievi delle medie e in due settimane oltre 1, 1 milioni a quelli delle superiori.

Classi disomogenee nelle elementari al Sud
I livelli medi di risultato al termine della seconda elementare sono pressoché uguali in tutto il Paese, dice Invalsi, ma per alcune regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si osserva una maggiore frequenza di allievi con risultati molto bassi. E a differenza dei risultati tra le scuole e tra le classi nel Sud del Paese è molto più accentuata che al Centronord. Questo, secondo i dati, indica una tendenza maggiore a formare classi in cui si concentrano allievi più bravi e più avvantaggiati e classi con allievi con livelli di apprendimento meno soddisfacenti o più svantaggiati.
Il 92,4% degli allievi della quinta elementare raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura (reading) e il 78,6% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto (listening). Al Nord e al Centro gli allievi che raggiungono l’A1 di reading sono poco più del 94%, mentre al Sud circa l’88%. Per il listening, invece, gli allievi che si collocano al livello A1 sono circa l’83% al Nord e al Centro, mentre circa il 70% al Sud.

Alunni stranieri anche migliori degli italiani in Inglese
I dati Invalsi dicono che la ripartizione degli studenti immigrati fra le varie zone dell’Italia non è uniforme: nelle due macro-aree settentrionali la percentuale di alunni stranieri registra valori a due cifre (con valori massimi al Nord Est), mentre al Sud è intorno al 3%. In tutti i gradi di istruzione gli alunni stranieri ottengono in Italiano e in Matematica punteggi nettamente inferiori a quelli degli alunni italiani, mentre in Inglese le performance sono uguali o, in certi casi, superiori a quelle degli italiani.
Le distanze tra gli uni e gli altri tendono però a diminuire nel passaggio tra la prima e la seconda generazione di immigrati e nel corso del primo ciclo d’istruzione, in particolare in Matematica, materia dove pesa di meno la padronanza della lingua del paese ospitante: in terza media la differenza tra italiani e stranieri di seconda generazione si attesta, a livello nazionale, a 16 punti circa in Italiano e a 8 punti in Matematica.

Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema

da Il Sole 24 Ore

Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema

di Giorgio Allulli

Quattro sono le importanti novità della somministrazione dei test Invalsi nel 2018:

la somministrazione delle prove via computer (in terza media ed in seconda superiore);
l’introduzione della prova di inglese (capacità di lettura e di ascolto) per la quinta elementare e la terza media;
la separazione della prova Invalsi dall’esame di licenza media;
la restituzione in forma descrittiva degli esiti delle prove.

Si tratta di innovazioni molto impegnative, che hanno messo a dura prova le capacità progettuali ed organizzative dell’Invalsi e delle scuole. In particolare molti ritenevano, conoscendo le dotazioni informatiche ancora precarie di molte scuole italiane, specialmente delle scuole medie, un azzardo la decisione di somministrare on line le prove di apprendimento, ma oggi si può ritenere, ascoltando la relazione finale dell’Invalsi, che la scommessa sia stata vinta. Non sono mancati problemi e difficoltà che hanno messo a dura prova la capacità di adattamento delle scuole (e grande merito va ascritto anche ad insegnanti e Presidi per aver saputo affrontare situazioni non semplici), ma complessivamente il primo anno di somministrazione informatica delle prove si è concluso positivamente delineando numerosi vantaggi:

• viene eliminato il cartaceo delle prove stampate (tonnellate di carta risparmiate);
• viene semplificata la distribuzione e la correzione delle prove;
• viene reso molto più difficile il cosiddetto “cheating”, ovvero la copiatura delle risposte da un alunno all’altro e “l’aiutino” fornito dai docenti ai loro alunni.

Se le novità organizzative del 2018 presentano aspetti positivi, luci ed ombre emergono dai risultati dei test. Complessivamente soddisfacenti appaiono i risultati per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, mentre rimangono confermati, anzi in qualche caso si allargano, gli squilibri nei risultati conseguiti nelle diverse regioni italiane e dagli alunni di diversa appartenenza socio-economica e culturale. Questi squilibri sono limitati nella scuola elementare e si aggravano nella scuola media e secondaria: in alcune regioni del Sud i risultati del 75% degli alunni sono sotto la media nazionale; inoltre, sempre nell’Italia meridionale, l’influenza della condizione socio-economica e culturale familiare condiziona pesantemente i livelli di apprendimento degli alunni.

Si tratta di fenomeni non nuovi e abbondantemente conosciuti dagli esperti, ma questo aggrava ancora di più questa situazione, perché significa che dopo tanti anni ancora non si è capaci di intervenire efficacemente sui mali principali della scuola italiana, mali che bloccano pesantemente anche i processi di mobilità sociale. Nonostante l’apparente uniformità organizzativa e programmatica, in Italia non abbiamo un sistema scolastico ma tanti sistemi, uno dei quali, quello delle Regioni del Nord-est, è in grado di competere con i migliori sistemi scolastici del mondo, mentre la scuola di alcune Regioni del Sud ottiene risultati che non sono all’altezza dei Paesi industrializzati.

D fronte al ripetersi di situazioni così preoccupanti ed ampiamente conosciute occorre allora riflettere sull’efficacia di quanto fatto finora per affrontare questi problemi; va benissimo, anzi è necessaria la conoscenza del fenomeno, ma occorre urgentemente passare dalla conoscenza alla definizione ed all’introduzione di strategie di miglioramento sia a livello di sistema, nazionale e locale, che di singola scuola.

Vaccini, il governo conferma: basta l’autocertificazione. In arrivo riforma dell’obbligo

da Il Sole 24 Ore

Vaccini, il governo conferma: basta l’autocertificazione. In arrivo riforma dell’obbligo

di Rosanna Magnano

Sull’obbligo vaccinale a scuola arriva una circolare Salute-Miur all’insegna della «tolleranza burocratica» e dell’«alleggerimento amministrativo»: la priorità è data all’avvio sereno del prossimo anno scolastico con la possibilità di autocertificare l’avvenuta vaccinazione e la scadenza del 10 luglio per la presentazione della documentazione è valida sebbene non «perentoria». È questo in sintesi il contenuto della circolare presentata questa amattina al ministero della Salute dalla ministra Giulia Grillo (M5S) e dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (Lega).

Cosa prevede la circolare
Per i minori da 6 a 16 anni: quando non si tratta di prima iscrizione resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018, se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami. Per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6-16 anni) può essere presentata una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. Trattandosi di un provvedimento amministrativo, che non modifica la normativa vigente, l’obbligo di fatto resta in vigore per tutti i dieci vaccini previsti dalla legge 119/2017. «La questione, vista la sua delicatezza e la necessità di rispettare le diverse posizioni in campo -spiega la ministra – sarà affrontata entro pochissimi giorni in un disegno di legge parlamentare. Sperando che non si trasformi in una lotta tra tifoserie». «Ovviamente non manterremo l’obbligo come è oggi – sottolinea la ministra – perché vogliamo una obbligatorietà flessibile che consideri le diverse situazioni».

Per ora l’obbligo rimane in vigore ma vale l’autocertificazione
Se i genitori rifiutano di vaccinare il figlio, le sanzioni non saranno automatiche e, come precisato ieri dalla ministra, inizierà «un delicato percorso di accompagnamento al recupero, che viene avviato dall’Azienda sanitaria con i genitori dei minori non vaccinati e che prevede lo svolgimento di colloqui personalizzati, anche con il coinvolgimento del pediatra di libera scelta e il medico di medicina generale». Ma se il dialogo non inciderà sul dissenso, allora la sanzione scatterà per i genitori dei ragazzi della scuola dell’obbligo (da 6 a 16 anni) – una multa da 100 euro a 500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse) – e i più piccoli da zero a sei anni non potranno frequentare nido o materna.

Un tavolo di esperti contro la diffidenza dei no-vax
Intanto sta per partire un tavolo di lavoro di esperti indipendenti – coordinato dal medico epidemiologo ed esperto in prevenzione Vittorio De Micheli – che garantirà un sostegno tecnico alla lotta contro il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale e alla modifica del Piano nazionale di prevenzione vaccinale, vecchio di tre anni. «Gli esperti indipendenti – ha chiarito la ministra – saranno privi di rapporti finanziari con i produttori di vaccini, saranno scelti da Ministero e Regioni nel mondo professionale, scientifico e istituzionale. Un Tavolo di grande importanza, a partire dalla priorità che è quella di vincere la diffidenza antivaccinale diffusa in parte della popolazione».

L’avvio dell’anagrafe vaccinale
E il ministero della Salute accelera i lavori su un decreto di prossima emanazione che avvierà l’Anagrafe nazionale vaccini, con un finanziamento di 2 milioni di euro per il 2018. «Compito dell’anagrafe – spiega De Micheli – sarà di monitorare con certezza i ragazzi vaccinati e da vaccinare. Le persone immuni e quelle non vaccinabili. Vagliando dosi e tempi, con la trasmissione dei dati Asl dalle Regioni e dei dati sugli eventi avversi dall’Aifa. L’Anagrafe rappresenta anche un importante strumento di comunicazione che si affianca al numero verde 1500». Con un valore aggiunto, quello di una maggiore divulgazione dei dati. «L’Aifa gestisce il sistema nazionale di sorveglianza degli eventi avversi per i vaccini – sottolinea De Micheli – con indagini svolte dai servizi di sanità pubblica. Ma l’assenza di un’anagrafe nazionale rende difficili i confronti e le analisi e il sistema funziona ma con grandi differenze regionali. I Report contenenti tutti gli eventi segnalati e quelli correlabili alla vaccinazione (una piccola parte) sono pubblicati annualmente, ma sarebbe importante diffondere in modo semplice e comprensibile i risultati di questo monitoraggio. Ed è importante coinvolgere attivamente le famiglie nella sorveglianza, per migliorare le conoscenze e superare le diffidenze. Già ora possono segnalare eventi avversi sia professionisti sanitari, sia i soggetti vaccinati o i loro genitori».

Priorità informazione e trasparenza
La priorità, come anticipato ieri al question time alla Camera, va data all’informazione per una scelta consapevole delle famiglie. E il ministero della Salute sta elaborando un programma di comunicazione mirato. Rispettando così quanto previsto dal contratto di Governo, ovvero «tutelare la salute individuale e collettiva, garantendo le necessarie coperture vaccinali», affrontando «la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale». E la ministra inteviene anche sul fronte prezzi, dichiarando che «La ricontrattazione per i vaccini è stata conclusa proprio in questi giorni: i vaccini rimangono in fascia C, ma tutte le aziende farmaceutiche si sono impegnate a bloccare l’aumento dei prezzi fino al 2022 e ad applicare sconti che possono arrivare fino al 50%». In questo modo, ha detto, «si va anche incontro alla necessaria sostenibilità finanziaria dei programmi vaccinali da attuare». La ministra ha quindi tenuto a sottolineare di non essere mai stata «in cima alle battaglie dei no-Vax: ci sono però legittime richieste di trasparenza e informazione da parte dei cittadini a cui noi – ha concluso – dobbiamo dare risposta».

Coperture: serve un piano straordinario sul morbillo
Quindi se l’inizio della scuola è salvo e la pressione sulle famiglie si alleggerisce, il lavoro sulle coperture vaccinali è ancora incompleto. Mentre per la polio la copertura 2017 è al 94,54%, per il morbillo siamo ancora al 91,68%, sebbene in aumento di quasi 4 punti e mezzo rispetto all’87,26% del 2016 (grazie al decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale). «Con il trend in aumento delle coperture vaccinali – dichiara la ministra della Salute – è possibile semplificare l’attività amministrativa, senza pregiudizio per l’interesse pubblico alla tutela della salute». Ma sul morbillo le incognite restano e non sono solo legate all’obbligo vaccinale a scuola. «Abbiamo sfiorato il 95% per l’esavalente e abbiamo fatto un bel salto avanti sul morbillo – spiega De Micheli – ma bisogna proteggere tutta la popolazione suscettibile. Quindi i nuovi nati sono solo un pezzettino. Raggiungere il 95% dei nuovi nati va benissimo però bisogna far qualcosa anche per gli adulti, altrimenti non si ferma. L’idea è quella di fare un piano straordinario sul morbillo, con interventi estesi a tutte le fasce interessate. Quindi affrontando il tema degli operatori sanitari, degli insegnanti. Sono state fatte tre edizioni del piano morbillo ma sono rimaste raccomandazioni. Ora se il ministro ci metterà nuova forza, ci dare degli obiettivi che poi andranno verificati».

A che serve l’effetto gregge?
L’Istituto superiore di sanità ricorda i dati del recente allarme sulle coperture vaccinale, che ha poi innescato il decreto vaccini varato dal precedente governo. «Dal 2014 l’Istituto, organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, ha segnalato ogni anno la crescente diminuzione in tutte le Regioni italiane di tutte le coperture vaccinali al di sotto della soglia di sicurezza del 95% raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che per questo ha richiamato l’Italia per due volte». L’attuale legge è infatti nata per contrastare «una situazione di pericolo di epidemie di malattie gravi, potenzialmente mortali, facilitate dall’esistenza di migliaia di soggetti ad esse suscettibili poiché non possono essere vaccinati». In particolare, continua l’Iss «per la vaccinazione contro il morbillo la soglia di copertura era scesa all’85% per cento, ben 10 punti al di sotto della soglia necessaria per il controllo delle epidemie, anche a causa di una delle più grandi bufale della storia della scienza che aveva correlato questa vaccinazione all’insorgenza dell’autismo. In conseguenza di ciò, in Italia, a partire dall’inizio del 2017 ad oggi, un’epidemia di morbillo ha causato circa 7.000 infezioni, che hanno provocato complicanze gravi nel 40% dei casi e ben otto morti, tra i quali diversi bambini».
Il raggiungimento di soglie di sicurezza è dunque «essenziale anche per garantire il diritto all’educazione di migliaia di bambini immunodepressi – conclude l’Istituto superiore di sanità – per i quali la frequenza scolastica è impedita dal rischio di contrarre infezioni, come il morbillo, che per loro può essere letale e che secondo i piani dell’OMS doveva essere eliminato in Europa già nel 2015. Pertanto, a prescindere dalle misure che si intendono implementare, è doveroso fare di tutto per continuare a mantenere il trend positivo in atto al fine di garantire adeguate coperture vaccinali».

Save The Children: in Italia oltre 400mila bambini testimoni di violenza contro le madri

da Il Sole 24 Ore

Save The Children: in Italia oltre 400mila bambini testimoni di violenza contro le madri

di Alessia Tripodi

Sono 427mila i minori che in Italia, in soli cinque anni, hanno vissuto la violenza tra le mura domestiche nei confronti delle loro mamme, nella quasi totalità dei casi compiute per mano dell’uomo . È la stima di Save The Children, che lancia la campagna di sensibilizzazione “Abbattiamo il muro del silenzio” per accendere un faro sulla piaga della “violenza assistita”, ancora poco conosciuta e per lo più sommersa, anche per lo scarso sostegno garantito a 1,4 milioni di madri che nel nostro paese subiscono violenze, spesso senza denunciare.

GUARDA IL VIDEO: Minori stranieri: solo il 3% in affido, troppi ragazzi in strutture di accoglienza

Proprio per far cadere il velo su questo dramma, fino al 7 luglio a Roma, in Via Merulana, sarà possibile visitare “La stanza di Alessandro”: una installazione “immersiva”, creata da Save The Children, che riproduce la cameretta di un bambino di 7 anni dove, grazie a sofisticate tecnologie, i visitatori potranno provare sulla propria pelle la sofferenza patita dai bimbi spettatori di violenze.

Maltrattamenti e paura per la vita dei figli
Secondo il dossier diffuso oggi da Save The Children, tra le donne che, nella loro vita , hanno subito una qualche forma di violenza, più di 1 su 10 ha temuto per la propria vita o quella dei propri figli e in quasi la metà dei casi i loro bambini hanno assistito in prima persona ai maltrattamenti . E, quando non vi hanno assistito direttamente, i minori ne hanno comunque preso coscienza notando i lividi, le ferite o i cambiamenti di umore nella loro madre, o osservando porte, sedie o tavoli rotti in casa.

Oltre 1,4 milioni di madri vittime di violenza
Le mamme vittime di violenza domestica in Italia sono più di 1,4 milioni, ma solo una piccola parte – il 7% di coloro che hanno subito violenze ripetute in casa – è consapevole dei soprusi subiti, e tra queste più di 1 su 3 è stata vittima dei maltrattamenti anche durante la gravidanza. Più di 446mila vittime vivono ancora con il partner violento e spesso – sottolinea il dossier – non vedono possibili vie di uscita dalla relazione, anche perché non indipendenti dal punto di vista economico. Quasi 550mila donne vittime di violenza domestica, dicono ancora i dati, sono vittime silenti, che quasi mai denunciano o si rivolgono a medici e che nel 57% dei casi non considerano la violenza subita come un reato, ma solo come «qualcosa di sbagliato».

Per i bambini ritardi nello sviluppo e depressione
«Per un bambino assistere ad un atto di violenza nei confronti della propria mamma è come subirlo direttamente» dice Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, spiegando che «questa violenza silenziosa non lascia su di loro segni fisici evidenti, ma ha conseguenze devastanti: dai ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo alla perdita di autostima, da ansia, sensi di colpa e depressione all’incapacità di socializzare con i propri coetanei». «Un impatto gravissimo e a lungo termine che tuttavia, nel nostro Paese, è ancora sottovalutato», aggiunge Milano, sottolineando come sia «indispensabile mettere in campo un sistema di protezione diffuso capillarmente che non lasci mai da sole le donne» e «e che si prenda cura immediatamente dei bambini fin dalle prima fasi in cui questa emerge, senza attendere la conclusione degli iter giudiziari».

Dal 5 al 7 luglio l’installazione “immersiva” a Roma
La “stanza di Alessandro” – installazione ideata dall’agenzia di comunicazione The Embassy, in collaborazione con Eccetera, Bc Today e con gli studenti della “Scuola Politecnica di Design” – è apparentemente la normale cameretta di un bambino di 7 anni, ma dove sono presenti diversi particolari che possono rivelare il clima di paura che prova un minore che assiste alla violenza domestica: un rifugio sotto il letto, un nascondiglio nell’armadio, giocattoli rotti, o libri di scuola rovinati. Grazie alla tecnologia bone conductor (conduzione ossea), le persone vivranno le stesse sensazioni, lo stesso clima di angoscia e di paura che prova nella realtà un bimbo quando la propria mamma subisce i maltrattamenti tra le mura domestiche. La visita è sconsigliata ai minori di 18 anni. Prenotazioni al link https://www.eventbrite.it/e/biglietti-abbattiamo-il-muro-del-silenzio-46977735672

Rapporto Invalsi 2018: ancora molte differenze tra Nord e Sud, gli immigrati bene in Inglese

da La Tecnica della Scuola

Rapporto Invalsi 2018: ancora molte differenze tra Nord e Sud, gli immigrati bene in Inglese

Vaccini: le insidie dell’autocertificazione

da La Tecnica della Scuola

Vaccini: le insidie dell’autocertificazione

Vaccini: per entrare a scuola basterà l’autocertificazione

da Tuttoscuola

Vaccini: per entrare a scuola basterà l’autocertificazione

Per poter entrare in classe il prossimo settembre, potrebbe bastare che i genitori presentino un’autocertificazione delle avvenute vaccinazioni e non – come previsto dalla legge – la certificazione di avvenuta vaccinazione da parte della Asl la cui scadenza di presentazione era prevista per il 10 luglio 2018. È quanto scrive Ansa.it.

Sarebbe questo, a quanto si apprende, il contenuto di un provvedimento amministrativo dei ministeri Salute e Istruzione che sarà presentato domani.

Scrutini scuole superiori: cresce il numero di studenti ammessi alle classi successive

da Tuttoscuola

Scrutini scuole superiori: cresce il numero di studenti ammessi alle classi successive 

di Cristina Zanazzo

Il 70,8% degli studenti hanno conseguito l’ammissione alla classe successiva, il dato emerge dal Focus “Esiti degli scrutini del secondo ciclo di istruzione” per l’anno scolastico 2016/2017 delle scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie dal primo al quarto anno di corso pubblicato dal Miur. Gli studenti non ammessi sono stati il 7,5% mentre quelli che hanno riportato la sospensione del giudizio in una o più discipline sono il 21,7%. Questi ultimi, a seguito della successiva verifica a settembre, hanno ottenuto la promozione alla classe successiva per il 93,6%. Il trend degli ammessi è in aumento, infatti, nell’anno scolastico precedente il tasso era del 69,9%.

Il primo anno di corso si conferma essere il più selettivo, con una percentuale di ammissione dell’86,6%; all’aumentare dell’anno di corso la quota dei promossi diviene gradualmente più alta, arrivando a circa 95 ammessi su 100 al termine del quarto anno.

L’analisi differenzia il tasso di ammissione nei diversi percorsi scolastici, i licei registrano un 94,7%, troviamo poi gli indirizzi tecnici con l’88,6% di ammessi e gli indirizzi professionali con l’86,2%, per quanto riguardo questi ultimi emerge un calo di bocciati rispetto all’anno precedente (85,7%).

Il 2,2% non sono stati scrutinati per le numerose assenze registrate, dato sostanzialmente invariato.

Ci sono differenze per quanto riguarda la distribuzione territoriale, primi nella classifica gli ammessi al Sud (96%), chiude il Nord-Ovest (94,7%).

La disciplina più difficile è la matematica le insufficienze riscontrate in questa materia risultano più elevate (16,2%) rispetto a quelle in italiano (7%) e nelle lingue straniere (11%). Il primo anno di studio è quello che presenta sempre maggiori complessità, le insufficienze sono meno rilevanti nei successivi anni di corso.

Anche nell’a.s. 2016/2017 le ragazze conseguono risultati migliori rispetto ai colleghi maschi, in ogni percorso di studio, sia in italiano sia in matematica confermando una tendenza già riscontrata negli anni scolastici precedenti.

Tutti i dati sono disponibili nel Focus (https://bit.ly/2tQAKCh)

Vaccini – Anno scolastico 2018/2019

I ministri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricerca sono intervenuti con una circolare, in vista dell’imminente scadenza del 10 luglio, per promuovere le seguenti semplificazioni:

  • per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018, se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami
  • per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 -16 anni) può essere presentata una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione

  • Vaccini
    – Semplificazione degli adempimenti amministrativi
    – Anagrafe Nazionale Vaccini
    – Tavolo esperti indipendenti

Circolare Ministeriale 6 luglio 2018, AOODPIT 2405

Ministero della Salute
DIREZIONE GENERALE DELLA PREVENZIONE SANITARIA

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
DIPARTIMENTO PER IL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE

Agli Assessorati alla sanità delle Regioni a statuto ordinario e speciale e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano
Agli U.S.M.A.F. – S.A.S.N.
Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera e Servizi assistenza sanitaria al personale navigante
Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio speciale di lingua slovena
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia di
Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle D’Aosta
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e
paritarie di ogni ordine e grado
Ai responsabili dei servizi educativi e scolastici per
l’infanzia comunali
Ai responsabili delle scuole private non paritarie
Ai responsabili dei centri di formazione professionale
regionali
e p.c.
Alla Presidenza del Consiglio dei ministri
Al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Al Ministero dell’interno
Al Ministero della difesa
Al Ministero dello sviluppo economico
Al Ministero del lavoro e delle politiche sociali
All’Agenzia Italiana del farmaco
All’Istituto Superiore di Sanità
All’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà
Alla Conferenza Stato-Regioni
All’ANCI
Agli Uffici di Gabinetto del Ministero della salute e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Circolare Ministeriale 6 luglio 2018, AOODPIT 2405

Oggetto: Adempimenti vaccinali relativi ai minorenni di età compresa tra zero e sedici anni che frequentano le istituzioni scolastiche, formative e educative – nuove indicazioni operative per l’anno scolastico-calendario annuale 2018/2019.