“Lavoro da 42 anni senza mai fermarmi ma non mi fanno andare in pensione”

da la Repubblica

“Lavoro da 42 anni senza mai fermarmi ma non mi fanno andare in pensione”

Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

Corrado Zunino

ROMA

Mariella C. è un’insegnante di scuola media. A Roma. Istituto statale comprensivo Luigi Settembrini, Matematica e Scienze. Ha 64 anni e non riesce ad andare in pensione. Di più, non riesce ad avere una risposta certa: potrò fermarmi o dovrò lavorare un’altra stagione? Il pensionamento incerto quest’anno riguarda 4.600 insegnanti.

Cosa è successo, professoressa?

«Ho lavorato 41 anni e dieci mesi, ma il Provveditorato agli studi, oggi Ufficio scolastico regionale, ne ha riconosciuti ventinove.

Quando ho chiesto i calcoli ufficiali, lo scorso dicembre, mi hanno preso per una cretina: ma come, vuole andare a riposo con 29 anni di contributi?».

E i dodici mancanti?

«Il Provveditorato del Lazio si era dimenticato dei quattro anni e sei mesi in pre-ruolo, le supplenze prima della cattedra, e avevo perduto i tre anni da lettrice madrelingua all’Università di Belgrado e la richiesta di riscatto dei quattro anni di laurea, Scienze biologiche. La famosa quota cento, età anagrafica più età contributiva, io l’ho superata da sei stagioni.

Eppure non riesco a fermarmi».

Le hanno mai comunicato il posticipo del pensionamento?

«Neppure quello. Non riesco ad avere una risposta. In questo anno e mezzo di code e telefonate ho ricevuto diverse umiliazioni e neppure una spiegazione certa.

Con me i colleghi che alla scuola hanno dato la vita».

Racconti.

«A gennaio 2017 inizio a calcolare gli anni lavorati, mi aiuta il sindacato Snals. Sembrano mancarmi 43 giorni, ma solo l’Inps può dirlo con certezza. Vado sul sito dell’Istituto di previdenza e scopro l’esistenza del Cert, il certificato ufficiale garantito.

Bene, ne faccio richiesta online e dopo alcune settimane mi arriva con raccomandata. Certifica: 41 anni e 10 mesi di lavoro».

A dicembre si è rivolta alla sua scuola.

«Ero convinta di avere gli anni giusti per fermarmi. Attraverso la segreteria scolastica ho compilato, online, la domanda di anzianità per il Provveditorato. Sempre online, da casa, la domanda per l’Inps».

Risposte?

«Nulla. Voglio dire che ancora oggi esiste la possibilità che al primo settembre 2018 io sia una ex insegnante , ma ancora lo scorso maggio il silenzio delle istituzioni era di tomba».

A giugno, però, qualcosa le hanno scritto.

«L’Inps ha inviato alla Settembrini i decreti, sbagliati. “Computo servizio 29 anni e 4 mesi”».

Ha chiamato subito l’Inps.

«Sì, ma dopo un po’. Ho avuto bisogno di qualche giorno per riprendermi. Il contact center mi segna un appuntamento per il 20 giugno, ore 13,30».

Si presenta.

«La sede Inps è a venti minuti da casa. Arrivo con i documenti e l’usciere, disteso sulla sua poltrona, indica la sala d’aspetto.

Alle 13,35 da un box di plastica esce un signore e dice che ho sbagliato appuntamento… “Chi, io?”. Sì. “Ma è stato il vostro operatore”. Il funzionario alza la voce: “Deve andare dal collega”. Venti minuti, mi avvicino al secondo box e il nuovo interlocutore alle prime spiegazioni ha già perso la pazienza: “È il Provveditorato che deve inviare i decreti e, se il Provveditorato non li invia, per noi lei ha gli anni di servizio che le abbiamo scritto nella raccomandata”. Il Cert, però, dice 41 anni e 10 mesi. “Carta straccia”, ora il funzionario urla. “Mi scusi, avete parlato con il Provveditorato?”. No. “ È il Provveditorato che deve parlare con noi. Chiaro?”. Quando gli chiedo il nome, risponde: “Dottor Pincopallo”».

E’ tornata all’Ufficio scolastico?

«Sì e ho scoperto che nel reparto conteggi c’era stato un signore, diciamo così, poco preciso e poco impegnato. A sua volta era andato in pensione. Una signorina solerte in 48 ore ha corretto tutto, pre-ruolo, Belgrado, riscatto laurea, e mi ha fatto sapere che avevo quasi 42 anni di anzianità e mancavano 43 giorni alla pensione».

Significa?

«Che dovrò lavorare un altro anno.

Per l’Inps 43 giorni o dieci mesi sono la stessa cosa».

L’Inps ha certificato questi conti?

“No. Mi hanno scritto che entro il 31 agosto dovranno dare una risposta. Una collega ha già fatto il rinfresco di saluto, ma sono otto mesi che aspetta il decreto finale».

Quanto prenderà di pensione?

«Tra 1.800 e 1.900 euro, con laurea e dottorato. Un po’ meglio di quello che lo Stato versa ai docenti in Grecia e in Portogallo».

Immissioni in ruolo docenti, a fine luglio i contingenti poi avvio operazioni. Le novità

da Orizzontescuola

Immissioni in ruolo docenti, a fine luglio i contingenti poi avvio operazioni. Le novità

di redazione

Effettuati i trasferimenti della scuola secondaria di II grado, è tutto pronto per le immissioni in ruolo. E infatti i sindacati sono convocati al Miur il 17 luglio.

Si mette in moto la macchina per stabilire i contingenti e ripartirli per classe di concorso, posto di sostegno e provincia.

Immissioni in ruolo: i contingenti per l’a.s. 2018/19, la procedura

Successivamente alla pubblicazione dei trasferimenti per la scuola secondaria di secondo grado – comunica il Ministero – sarà possibile procedere alla determinazione dei contingenti, ripartiti per provincia, classe di concorso/tipo posto, da destinare alle nomine in ruolo.

Il contingente sarà trasmesso agli Uffici Scolastici., unitamente al decreto ministeriale relativo alle immissioni in ruolo del personale docente, dopo aver ricevuto la prescritta autorizzazione del Ministero dell’Economia e Finanze e della Funzione Pubblica.

Avvio operazioni inizio agosto 2018, assunzioni dal 1° settembre e passaggio da ambito a scuola

A seguito di tale trasmissione, presumibilmente entro la fine di luglio, gli Uffici scolastici avvieranno tempestivamente le operazioni di convocazione e di individuazione dell’ambito, con contestuale assegnazione della sede, ai docenti neo-immessi in ruolo.

La tempistica per il passaggio da ambito territoriale a scuola sarà diramata successivamente, quella che parte oggi 28 giugno interessa esclusivamente i docenti di ruolo che hanno ottenuto il trasferimento su ambito territoriale. L’ufficio scolastico seguirà il punteggio di graduatoria. I vincitori di concorso ordinario precederanno i docenti provenienti dalle graduatorie ad esaurimento. L’assegnazione della sede di incarico avverrà contestualmente all’assegnazione dell’ambito di titolarità.

Assunzioni 2018/19: 50% GaE, 50% concorso

Le immissioni in ruolo continueranno ad essere svolte al 50% dalle Graduatorie ad esaurimento e al 50% da concorso 2016. Laddove le graduatorie del concorso dovessero essere esaurite e le graduatorie definitive del concorso 2018 già pronte, si potrà assumere da queste ultime per l’accesso al 3° anno FIT. Una circostanza che può essere considerata realistica per alcune classi di concorso in Lombardia, meno per alcune nel Lazio.

Immissioni in ruolo infanzia e primaria: scorrimento oltre il 10% di idonei

Per le assunzioni dei docenti di infanzia e primaria inseriti nelle graduatorie del concorso 2016 da quest’anno c’è la novità prevista dalla legge di Bilancio 2018, ossia come per la secondaria, in presenza di posti liberi nel periodo di vigenza delle graduatorie le stesse possono essere scorse anche oltre il 10% degli idonei inzialmente previsto dal bando di concorso. Gli uffici Scolastici devono quindi pubblicare gli elenchi completi degli idonei. Naturalmente prima di procedere alle assunzioni per infanzia e primaria bisognerà decidere come trattare i docenti inseriti con riserva nelle Graduatorie ad esaurimento, ancora non destinatari delle sentenze di merito.

Validità graduatorie concorso prorogata di un anno

Un altra delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 è la proroga di un anno della validità delle graduatorie del concorso 2016 (successivo al triennio).

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da La Tecnica della Scuola

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Assunzioni scuola 2018, come si svolgeranno e la tempistica

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Bonus merito, le scuole non hanno ancora ricevuto nulla

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Diplomati magistrali, pubblicato dl dignità: rinviata applicazione sentenza del Consiglio di Stato

da Tuttoscuola

Diplomati magistrali, pubblicato dl dignità: rinviata applicazione sentenza del Consiglio di Stato

Dopo quasi due settimane dal suo annuncio, è finalmente arrivato il decreto legge che, all’articolo 4, dispone il differimento per 120 giorni di applicazione della sentenza del Consiglio di Stato che nel dicembre scorso aveva disposto la cancellazione dalle GAE di quasi 50 mila docenti di scuola dell’infanzia e primaria diplomatisi entro il 2001-2002.

DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87

Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. (18G00112) (GU Serie Generale n.161 del 13-07-2018)

………….

Art. 4  Differimento   del   termine   di   esecuzione   dei    provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali

Al fine di assicurare  l’ordinato  avvio  dell’anno  scolastico 2018/2019 e di salvaguardare la continuità didattica  nell’interesse degli alunni,  all’esecuzione  delle  decisioni  giurisdizionali  che comportano  la  decadenza  dei  contratti,  a  tempo  determinato   o indeterminato, stipulati, fino alla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto, presso le istituzioni scolastiche  statali,  con  i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, si applica, anche a fronte  dell’elevato numero dei destinatari delle predette decisioni, il  termine  di  cui all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997,  n.  30; conseguentemente, le  predette  decisioni  sono  eseguite  entro  120 giorni decorrenti  dalla  data  di  comunicazione  del  provvedimento giurisdizionale  al  Ministero  dell’istruzione,  dell’università  e della ricerca.