Come ti taglio gli artigli del preside-sceriffo!

Dopo il ripristino della mobilità selvaggia e l’affondamento del bonus premiale, ora la neutralizzazione delle sanzioni disciplinari. Ovvero, come ti taglio gli artigli del preside-sceriffo!

 

Nessuna sorpresa per un copione abbondantemente preannunciato, messo in scena il 18 luglio da CGIL-CISL-UIL nel primo incontro all’ARAN, di avvio della sequenza contrattuale sulla responsabilità disciplinare dei docenti, furbescamente dilazionato fin quasi a ridosso della sua scadenza tra poco più di dieci giorni.

Lo scopo di prendere, e perdere, tempo era già ben leggibile tra le righe dell’art. 29 CCNL del 19.04.18 ed è stato ora esplicitato senza alcuna ipocrisia più o meno ammantata da giri di parole: La Triplice – perché al momento orfana della quarta gamba dello SNALS, che il giorno prima si è visto confermare dal Giudice del lavoro di Roma la propria esclusione in quanto non firmatario del contratto nazionale – ha infatti ribadito in via pregiudiziale la totale indisponibilità a definire la materia qualora dovesse permanere il vincolo della legge Madia (id est: art. 55-bis, comma 9-quater del D. Lgs. 165/01, come novellato dal D. Lgs. 75/17), previsto peraltro solo nel comparto scuola, che assegna al Dirigente Scolastico la competenza a irrogare la sanzione disciplinare fino a 10 giorni, mentre in tutti gli altri comparti pubblici l’irrogazione di tale sanzione è affidata a un apposito ufficio per i procedimenti disciplinari.

Più che giusto! Perché la nuova scuola della Comunità educante è in contrapposizione con quella burocratica e dirigista; e pertanto limita il potere dei dirigenti scolastici, essendo le decisioni collegiali.

Al massimo, pare di comprendere, ad un satrapo può benevolmente concedersi la facoltà di comminare ai docenti l’indolore rimprovero verbale, dato che rimane pur sempre l’unico responsabile, in termini giuridicamente esigibili, delle democratiche decisioni di questa amena comunità – ultimo conio, e a prescindere, di un tavolo negoziale – quand’anche si determinasse sovranamente ad agire in proprio, deliberando il boicottaggio di leggi votate dal Parlamento della Repubblica, perché frutto di una deteriore visione autoritaria e tecnocratica, e menandone pure vanto.

Ne deriva l’inopportunità di definire un codice disciplinare che, in assenza di un’auspicata e opportuna modifica del quadro normativo, non potrebbe tener conto debitamente delle particolarità e specificità del lavoro docente, a cui va garantita pienamente la libertà d’insegnamento.

Indubbiamente, era andata un po’ meglio negli accordi politici stipulati con l’accondiscendente neo-ministro del cambiamento; che, in attesa del primo provvedimento utile da presentare alle Camere per la modifica di contrastanti norme imperative a tutt’oggi vigenti, ha prima congelato la chiamata diretta per competenze e poi ridotto a un ectoplasma il bonus per il merito: siccome entrambi connotati da eccessiva discrezionalità e da profili di inefficienza.

Ora l’ARAN, che organo politico non è, ha dovuto necessariamente prender atto di posizioni diverse, non potendo far altro che rinviare le trattative ad una preventiva modifica del quadro normativo – magari da infilare nella legge di conversione del Decreto dignità, Mattarella (non) permettendo. Di modo che sia poi possibile intervenire sull’addomesticata procedura disciplinare oltre che sulla tipologia delle infrazioni e relative sanzioni.

Nel frattempo, un tempo che potrebbe durare all’infinito, resta – resterebbe – la vetusta disciplina del D. Lgs. 297/94, a sua volta risalente al preistorico D.P.R. 417 del 1974.

E un prezioso supporto al suo mantenimento potrebbe continuare ad essere assicurato da quella stravagante giurisprudenza giuslavoristica alimentatasi di pigre sentenze in copia conforme, che con notevole probabilità riterrebbe sempre precluso al dirigente scolastico il potere sulle sanzioni superiori alla censura, poiché la nuova aborrita fattispecie legale – la sospensione dei docenti dal servizio e dallo stipendio fino a 10 giorni – difetterebbe del consustanziale codice disciplinare che correli tipizzati comportamenti antidoverosi al numero preciso e differenziato dei giorni in concreto irrogabili. Che, ovviamente, CGIL-CISL-UIL non avrebbero alcun interesse a firmare!

Sicché, se il dirigente scolastico stimerà di dover concludere un procedimento disciplinare con una sanzione superiore alla censura fino a 10 giorni di sospensione potrà vedersi rigettato il provvedimento dal giudice del lavoro; oppure, se valuterà di dover rimettere gli atti all’Ufficio per i procedimenti disciplinari, quasi sicuramente se li vedrà restituire perché provveda lui. E’ il classico cane che si morde la coda, mentre potranno tranquillamente rimanere impuniti quei docenti – pochi, per fortuna – assenteisti cronici o irredimibili lavativi o acclarati incompetenti o adusi ad espressioni scurrili o che manifestano comportamenti violenti, potendo essi sempre opporre la garanzia piena della libertà d’insegnamento!

Potrà però consolarsi per il fatto che, con l’occasione, le tre sigle sindacali, all’unisono, hanno solennemente promesso – dopo averne tagliato gli artigli – di non essere più disposte a giustificare e tollerare ulteriori ritardi per il rinnovo del contratto della loro dichiarata controparte datoriale.

La pedagogia tra ricerca e azione

La pedagogia tra ricerca e azione

di Salvatore Pace

In una scuola che si fa sempre più difficile, la ricerca pedagogica e le sue indicazioni sono estremamente necessarie. Con un Miur che sembra privilegiare i quiz!

Addio all’ufficio che studiava scuole sicure

da Corriere della sera

Addio all’ufficio che studiava scuole sicure

A rischio gli interventi sull’edilizia scolastica. Il nuovo governo sembra tiepido sul tema della prevenzione, nonostante questa parola sia presente nel contratto tra Lega e M5S.

Gian Antonio Stella

A rischio gli interventi sull’edilizia scolastica. Il nuovo governo sembra tiepido sul tema della prevenzione, nonostante questa parola sia presente nel contratto tra Lega e M5S. Chiude «Italia Sicura» delegata a concentrare gli sforzi sui rischi idrogeologici e lo stato disastroso dell’edilizia scolastica. Una struttura nata insieme a «Dipartimento Casa Italia», affidata al rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone e al senatore a vita e archistar Renzo Piano.

Ammesso che Matteo Renzi fosse l’«acqua sporca», vale la pena di buttar via anche il «bambino», cioè quel pezzo di Palazzo Chigi che cercava di affrontare finalmente i disastri «prima» e non solo «dopo»? Eppure questa pare la scelta del governo giallo-verde. Deciso a cestinare ciò che gli ultimi due esecutivi avevano messo in piedi per puntare, come capita nei Paesi seri, sulla prevenzione.

Certo, la parola c’è anche nel contratto di governo Di Maio-Salvini: «Per contrastare il rischio idrogeologico sono necessarie azioni di prevenzione che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre a una necessaria attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico». Tutto un po’ generico. Ma segno di buona volontà. Anche l’«edilizia scolastica», en passant tra le «classi pollaio» e le graduatorie, è fuggevolmente citata. Auguri. Il rischio di ricominciare tutto da capo, però, esiste.

Quanto sia esposto il nostro Paese lo dicono i numeri. Sul fronte sismico abbiamo avuto negli ultimi sette secoli (dal 1315) ben 149 scosse superiori ai 5,5 gradi della scala Richter: una ogni cinque anni. Coi risultati denunciati dopo il sisma dell’Aquila (quelli in Emilia, nel Lazio, nelle Marche e in Abruzzo si sarebbero aggiunti poi) da un rapporto della Protezione Civile. La quale calcolava i danni causati da eventi sismici in Italia «pari a circa 147 miliardi e, di conseguenza, un valore medio annuo pari a 3.672 milioni di euro/anno». Quanto al rischio idrogeologico, spiega un dossier Ispra, «l’inventario ha censito ad oggi 614.799 fenomeni franosi», i due terzi di tutta l’Ue, «che interessano un’area di circa 23.000 km², pari al 7,5% del territorio nazionale». La stessa Ispra calcola «12.218 km quadrati (4% della penisola) a pericolosità idraulica elevata, 24.411 (8,1%) a pericolosità media e 32.150 (10,6%) a pericolosità appena più bassa». Ci vivono circa 8 milioni di italiani.

Questo è il quadro. Allarmante, sia per l’accumulo di vittime (migliaia e migliaia solo negli ultimi decenni) sia per quell’ammassarsi di spese per decine e decine di miliardi. Tanto da spingere i precedenti governi ad accelerare finalmente sulla strada della prevenzione già annunciata (a chiacchiere) da vari governi di sinistra e di destra. Fu così che nacquero a partire dal 2014 due «cose» nuove. Vale a dire il «Dipartimento Casa Italia», affidato al rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone e al senatore a vita e archistar Renzo Piano, incoraggiati a mettere a punto prototipi e strategie e accorgimenti tecnici «facili e leggeri» per intervenire il più possibile, metodicamente, giorno dopo giorno, sul nostro patrimonio edilizio, per un quarto in condizioni «mediocri o pessime».

Più ancora «operativa», ecco la Struttura tecnica di missione «Italia sicura», delegata a concentrare gli sforzi su due punti: i rischi idrogeologici e lo stato qua e là disastroso dell’edilizia scolastica. Un problema messo a nudo da troppi incidenti, anche mortali, e da sciagure come quella di San Giuliano di Puglia quando una scossa annientò 27 bambini e la loro maestra.

Intervento obbligato. Come spiega Erasmo D’Angelis, che di «Italia Sicura» è stato il responsabile, «negli ultimi 70 anni ben 2.458 comuni in tutte le regioni sono stati colpiti da alluvioni e frane che hanno causato 5.556 morti, 3.912 feriti e 772 mila sfollati» eppure i fondi stanziati dallo Stato per tutto il territorio esposto a situazioni a rischio (si pensi a 52.000 chilometri di fiumi tombati sotto le nostre città: 27 solo a Messina) era tenuto d’occhio, si fa per dire, da 14 monitoraggi diversi: quattordici! Accorpati solo dopo una svolta radicale.

Per non dire dei ritardi abissali dell’anagrafe degli edifici scolastici. Decisa ai tempi del primo governo Prodi, nel ‘96, proprio per aver finalmente un quadro completo, istituto per istituto, crepa per crepa, soffitto per soffitto, del patrimonio e delle priorità da dare alle scuole più a rischio. Anagrafe che, 22 anni dopo, è ancora da completare. Nonostante gli intoppi, dicono i dirigenti di Italia Sicura, «sono stati 1.445 i cantieri aperti su un fabbisogno di 9.397 opere del Piano nazionale per una cifra complessiva di circa 29 miliardi di euro e quasi 13 già ritagliati dal Mef al 2023». Di più: è stato «recuperato un tesoretto di fondi mai spesi». Ma soprattutto, sottolineano, quella struttura era riuscita a «tenere insieme su progetti concreti l’Ambiente e le Infrastrutture, l’Economia e la Ragioneria, i Beni culturali e l’Agricoltura e la Protezione civile, l’Ispra, l’Istat, il Cnr, le Regioni, l’Anci…».

Il nuovo governo, come dicevamo, non è convinto. E ha deciso di cambiare tutto. Svuotando «Casa Italia» e smantellando Italia Sicura con la «restituzione» delle competenze idrogeologiche al ministro dell’Ambiente e dell’edilizia scolastica a quello dell’Istruzione. Per carità, magari l’uno e l’altro faranno meraviglie, ma vale la pena di andare a smontare due strutture che, come dice Sergio Chiamparino, «avevano senso proprio perché unendo competenze diverse stavano lì, dove meglio si esercita la collegialità, cioè a Palazzo Chigi?».

Lo ha chiesto per iscritto anche ai colleghi forzisti, democratici o leghisti delle regioni del Nord: «Credo che condividiate con me la preoccupazione per questa decisione che rischia di disperdere il proficuo lavoro svolto da Italia Sicura…». Qual è il timore del presidente piemontese? Che i soldi già «assegnati alle Regioni per gli interventi più urgenti» non vengano più erogati o «si complichino le procedure per la loro attribuzione». Insomma, ci vorrebbe un «ripensamento rispetto a questa decisione»… Tocchiamo ferro. Ma sarebbe davvero un guaio se il tema centrale della prevenzione finisse in un cassetto. Magari fino al prossimo spavento…

Mof 2018/19, accordo potrebbe essere firmato prima della pausa estiva

da Orizzontescuola

Mof 2018/19, accordo potrebbe essere firmato prima della pausa estiva

di redazione

Si è svolto, in data odierna, un incontro Miur-sindacati sul MOF 20018/19.

Nello specifico, l’incontro si è focalizzato sulla definizione del fondo unico per il miglioramento dell’offerta formativa per l’a.s. 2018/2019, secondo quanto previsto  dall’art. 40 del CCNL 2016-2018.

I sindacati, come riferisce la Flc Cgil, hanno proposto:

  • una semplificazione delle voci specifiche del fondo e dei criteri di ripartizione delle risorse alle scuole;
  • il riutilizzo delle economie degli anni precedenti anche per finalità differenti da quelle per cui le somme erano state stanziate.

L’Amministrazione ha condiviso entrambe le succitate proposte e dovrebbe predisporre, a breve, una proposta di accordo da firmare prima della pausa estiva.

Dichiarazione dei redditi, chi ha il rimborso nello stipendio di luglio

da Orizzontescuola

Dichiarazione dei redditi, chi ha il rimborso nello stipendio di luglio

di redazione

C’è ancora tempo fino al 23 luglio per la presentazione del modello per la dichiarazione dei redditi 730 compilato.

L’agenzia mette a disposizione lo scadenzario e i  passi da seguire per spedirla all’Agenzia e scaricare la ricevuta. Leggi tutto

I rimborsi IRPEF della dichiarazione dei redditi

La data del rimborso dipende da quando è stata presentata e inoltrata la dichiarazione.

Il primo rimborso utile sarà nell’emissione ordinaria dello stipendio, che per il personale della scuola avrà esigibilità 23 luglio. I cedolini sono già stati pubblicati, è possibile quindi controllare se il cedolino presenta il rimborso che si aspettava.

I modelli 730 autorizzati dal 28 giugno in poi saranno invece pagati con emissione speciale, come per i supplenti il cui contratto è scaduto il 30 giugno.
Chi deve ancora presentare la dichiarazione dei redditi dovrà invece attendere anche agosto per l’eventuale rimborso spettante.

Contratto dirigenti scolastici, negoziato prima della pausa estiva. Facciamo il punto

da Orizzontescuola

Contratto dirigenti scolastici, negoziato prima della pausa estiva. Facciamo il punto

di redazione

Dopo l’incontro Miur-sindacati svoltosi nel mese di maggio u.s., non si è saputo più nulla del rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici.

Richiesta all’Aran

Nella giornata di ieri, nel corso della trattativa relativa al codice disciplinare dei docenti, i sindacati hanno chiesto all’Aran di avviare con la massima urgenza la trattativa per il rinnovo del CCNL dei dirigenti scolatici, non essendo giustificati, né tollerabili ulteriori ritardi.

L’Aran ha risposto che la convocazione avverrà prima della pausa estiva.

Da dove si riprende

Nell’incontro del mese di maggio, l’Aran aveva tracciato il metodo di lavoro da seguire e le tematiche da trattare:

  • modello delle relazioni sindacali;
  • diritti dei lavoratori legati ai cambiamenti sociali già riconosciuti nel CCNL di comparto (ad es. malattia, assistenza, unioni civili);
  • apparato disciplinare e sanzionatorio;
  • struttura retributiva e allineamento della retribuzione dei dirigenti scolastici a quella degli altri dirigenti dell’area.

Aumenti stipendiali

Le risorse stanziate in legge di Bilancio per l’aumento stipendiale dei dirigenti sono: 7 milioni di euro per il 2018, 41 mln di euro per il 2019 e 96 a regime dal il 2020.

L’aumento stipendiale, che riguarderà circa 8mila dirigenti scolastici,  sarà a pioggia, dato che ad essere interessata è la retribuzione di posizione parte fissa.

730 precompilato: c’è tempo fino al 23 luglio 2018

da La Tecnica della Scuola

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Contenziosi riguardanti gli esiti degli scrutini finali e degli esami di Stato

da La Tecnica della Scuola

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CertiLingua®, l’attestato europeo per competenze plurilingui ed europee/internazionali

da La Tecnica della Scuola

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Le scuole hanno bisogno dei collaboratori dei Ds: riconoscere retribuzione e distaccamento dalle lezioni

da La Tecnica della Scuola

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Innovazione digitale: on-line le graduatorie per le scuole

da La Tecnica della Scuola

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Smartphone e social: il loro abuso influisce negativamente sul rendimento scolastico

da Tuttoscuola

Smartphone e social: il loro abuso influisce negativamente sul rendimento scolastico

Stare troppo sui social non aiuta la concentrazione, anzi. Secondo una ricerca di cui dà notizia Ansa.it, gli adolescenti che usano molto smartphone e altri apparecchi multimediali avrebbero un rischio doppio, rispetto a coetanei che adoperano poco tali mezzi, di sviluppare disturbi comportamentali. Si parlA in particolare del cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), problema che influisce sul rendimento scolastico perché impedisce a chi ne soffre di portare a termine compiti assegnati, di prestare attenzione e concentrarsi.

L’indagine citata da Ansa è pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Lo studio si è concentrato sull’uso di social media, chat, messaggini, video in streaming, musica online o da scaricare, piuttosto che su intrattenimenti più tradizionali quali TV e video game, spiega l’autore Adam Leventhal dell’Università della Southern California.

I ricercatori Usa sono partiti da un campione di 4100 ragazzi di scuola superiore (15-16 anni), da cui hanno selezionato 2.587 giovani senza ADHD. Escludendo chi già soffriva del disturbo, i ricercatori avevano l’obiettivo di osservare l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali (ad es. Facebook). Dopo due anni è stata valutata la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.

Dall’indagine è quindi emerso che la probabilità di comparsa di sintomi di ADHD nei due anni di studio per i consumatori assidui di media digitali è circa doppia rispetto ai coetanei che usano i media con parsimonia.

Contrattazione integrativa, partecipa solo chi ha firmato il CCNL

da Tuttoscuola

Contrattazione integrativa, partecipa solo chi ha firmato il CCNL

Col Decreto n. 70407 del 2018, depositato lo scorso 18 luglio presso il Tribunale di Roma, il Giudice del Lavoro ha rigettato il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dallo SNALS al fine di ottenere il riconoscimento del proprio diritto a partecipare alla contrattazione integrativa a livello nazionale, regionale e nelle istituzioni scolastiche. A comunicarlo una nota diffusa da Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola.

Il Tribunale ha accolto le tesi difensive proposte, fra gli altri, dagli Uffici legali nazionali di FLC-CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola, affermando che quanto contenuto nelle norme contrattuali è conforme alle disposizioni di legge con le quali “il legislatore ha sancito soltanto il diritto all’OS che possiede il requisito della rappresentatività a partecipare alle trattative sindacali con riferimento alla sola contrattazione collettiva nazionale, mentre ha rimesso alle parti sociali che sottoscrivono il suddetto contratto l’individuazione dei soggetti ammessi alla contrattazione integrativa.”

Rigettata anche la richiesta di rimessione alla Corte Costituzionale della normativa richiamata nel ricorso; il Giudice ha infatti ritenuto infondata la questione di costituzionalità, evidenziando fra l’altro che “nell’ambito del pubblico impiego la contrattazione decentrata deve ritenersi del tutto vincolata a quella nazionale tanto che le clausole difformi sono nulle”.

Si conferma pienamente, in sostanza, il principio per cui spetta alla contrattazione collettiva definire al suo interno norme volte a tutelare e difendere il merito delle scelte contrattuali, in quanto le parti delegate alla contrattazione integrativa sono inevitabilmente funzionali alle scelte compiute con la sottoscrizione del CCNL. Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola RUA esprimono soddisfazione per un pronunciamento che conferma ancora una volta criteri e modalità di svolgimento delle relazioni sindacali da tempo consolidati e che il nuovo Contratto ha peraltro proposto mutuandole da quelli precedenti, sottoscritti anche dallo SNALS.

Decreto Direttoriale 20 luglio 2018, AOODGRUF 1194

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie

Decreto Direttoriale 20 luglio 2018, AOODGRUF 1194

Procedura selettiva per titoli e colloquio, ai sensi dell’art. 1 commi 619-621 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, finalizzata all’immissione in ruolo del personale titolare di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con le istituzioni scolastiche statali ai sensi dei decreti attuativi dell’articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli propri degli assistenti amministrativi e tecnici (decreto direttoriale n. 209 del 28 febbraio 2018)