F. Abate, Torpedone Trapiantati

Francesco Abate e della sua umanità “trapiantata”

di Antonio Stanca

Francesco Abate è un nome abbastanza noto nell’ambito dei programmi radiofonici, della televisione, del cinema, del giornalismo, della narrativa.

E’ nato a Cagliari nel 1964, ha cinquantaquattro anni e a quattordici ha esordito come disc jockey presso Radio Alter. Lavorerà, in seguito, presso altre Radio, gli impegni saranno di diverso genere anche se quello della musica sarà l’ambito nel quale tutti potranno rientrare. Verrà poi l’attività giornalistica ed infine, nel 1994, l’esordio nella narrativa con il racconto L’oratorio- Vietato ai minori di 14 anni. Altri racconti scriverà Abate ma anche e soprattutto romanzi che gli procureranno molti riconoscimenti e saranno tradotti in molte lingue straniere.

Scriverà alcuni romanzi in collaborazione con altri autori ma questo non ridurrà, non modificherà il tono, gli scopi che Abate scrittore si prefigge, quelli, cioè, di irrompere nella realtà, nella quotidianità e mettere in evidenza, in modo sempre diviso tra il serio e il faceto, le contraddizioni, i problemi, che ancora oggi sono rimasti senza soluzione. Fa ridere Abate e intanto fa vedere, fa sapere quanto ancora non funziona nella vita di ogni giorno. E’ la sua maniera di essere scrittore: attenta ai particolari trascurati, a quanto manca, a quanto viene omesso e capace di farne motivo d’ironia.

Così succede pure nell’ultimo romanzo Torpedone Trapiantati, pubblicato recentemente dalla Einaudi, nella serie Stile Libero Big. Non si capisce mai quanto, in ogni situazione, di ogni argomento presentato, l’autore vada in profondità o rimanga in superficie, quanto voglia far riflettere, pensare o far ridere, divertire.

Riesce, tuttavia, a costruire un ampio e vario quadro di vita attuale tramite l’idea di rappresentare la gita compiuta da due gruppi di persone che hanno avuto, ognuna a suo tempo, il trapianto di un organo. I gruppi sono abbastanza numerosi, vi partecipano anche i familiari dei “trapiantati” e due sono gli autobus necessari per trasportare tanta gente. La Sardegna, i suoi luoghi più rinomati, costituiranno le mete di una gita che non è destinata a durare molto ma che nel suo breve percorso farà sapere di stati dell’animo, di condizioni dello spirito completamente insolite perché vissute, sentite da chi insolitamente è destinato a vivere, a pensare, a fare. Chi ha accolto nel proprio corpo un organo diverso dal suo ha attraversato un’esperienza unica già dall’inizio, ha accettato di seguire regole diverse da quelle comuni, ha visto cambiati i rapporti con i familiari, è entrato in una dimensione diversa dalla normale, in un’altra vita e ognuno vive a proprio modo una simile situazione. Ci sono motivi, momenti che possono dirsi “comuni” a tutti i “trapiantati” ma sono di breve durata perché ogni “trapiantato” tende a rientrare quanto prima nei propri pensieri, nella propria vita, quella che si è fatta, si è costruita dopo il trapianto.

Che Abate sia riuscito a mostrare tante di queste persone, che le abbia messe insieme, le abbia confrontate ed abbia fatto risaltare i loro tanti modi di pensare e di fare, è da considerare un’operazione degna di merito perché ha mostrato come sia possibile vivere di sé anche quando questo sé è soltanto una malattia e poi perché ha ricavato da questi sé una varietà, un’ampiezza tale da poterli far costituire un’umanità alternativa a quella “normale”, un’umanità formata anch’essa da uomini e donne, giovani e vecchi anche se separati ognuno nel proprio mondo e tutti dal mondo degli altri.

Sono due problemi ancora senza soluzione: i “trapiantati” stanno divisi tra loro, e sono esclusi dall’esterno. Solo chi sta dall’altra parte potrebbe aiutarli a superare questi problemi. Basterebbe capire che lo scambio di un organo è simile a qualsiasi altro, che come ogni altro scambio non separa ma unisce.

Anche Abate è un “trapiantato” e non solo il suo libro ma anche la sua vita vuole essere un richiamo, un appello a non vedere, a non fare differenze tra chi è composto per intero e chi solo per parte.

Su corresponsabilità e partecipazione l’ombra della costituzione di parte civile

Su corresponsabilità e partecipazione l’ombra della costituzione di parte civile

di Cinzia Olivieri

 

La “rottura” del “patto formativo”

Tra i primi argomenti trattati dal Ministro Bussetti nel corso dell’audizione dell’11 luglio sulle linee programmatiche del dicastero “la rottura del patto formativo scuola-famiglia”, conseguenza in particolare “del clima generale di impoverimento culturale”.

L’utilizzo del termine “rottura” fa pensare a qualcosa di definitivo ed irrimediabile, ad un danneggiamento talmente grave da rendere quello strumento del tutto inservibile. Il che appare coerente alla ribadita intenzione di “verificare e valutare … la possibilità che il Ministero si costituisca parte civile nei procedimenti penali che abbiano ad oggetto episodi di violenza o anche di semplice minaccia posti in essere da studenti o dai loro genitori parenti nei confronti di docenti, dei dirigenti o del personale ausiliario”.

Per l’effetto quindi tutte le responsabilità sembrano ricadere soltanto sui genitori/studenti, tanto da pretendere esplicitamente “che gli studenti e le loro famiglie abbiano nei confronti dell’istituzione scolastica e di tutte le sue componenti un atteggiamento di rispetto”. Eppure le cronache attestano una crisi reciproca e raccontano eventi che riguardano tutte le componenti. D’altra parte l’incidenza dei gravi episodi richiamati, sebbene amplificata dai media, è decisamente poco rilevante rispetto ai milioni di alunni che frequentano le nostre scuole. Basti pensare che alcuni dati riportano che solo la procedura per le iscrizioni on line al nuovo anno avrebbe riguardato 1.455.850 studentesse e studenti dalla primaria alla secondaria di secondo grado.

Il patto si è rotto per tutti o solo per chi ha mancato di rispetto?

Dalla partecipazione alla corresponsabilità

Storicamente, con l’istituzione degli organi collegiali a livello di circolo, di istituto, distrettuale, provinciale e nazionale al fine di “realizzare la partecipazione della gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale”(Dpr 416/74 art. 1 e art. 3 comma 1 del Dlgs 297/94) è riconosciuto l’ingresso dei genitori nella scuola.

La soluzione normativa, com’è noto, ha costituito una scelta di metodo per superare il clima turbolento della seconda metà degli anni sessanta di “contestazione generale” (e non soltanto studentesca) ad ogni autorità.

Tanto non è servito tuttavia a cambiare la considerazione della famiglia, spesso avvertita piuttosto come un intralcio, specie in un confronto di tipo progettuale e operativo.

Del resto l’interesse dei genitori ha finito per concentrarsi di frequente su iniziative di critica ovvero di controllo, anche generalizzato, sull’operato della pubblica amministrazione (in particolare sull’utilizzo delle risorse), piuttosto che in un’attività propositiva e costruttiva, mentre resta sostanzialmente sulla carta il previo ascolto delle proposte e dei pareri di organismi ed associazioni dei genitori e degli studenti prima dell’elaborazione del P(T)OF (art. 3 Dpr 275/99).

Il Dpr 567/96, nel disciplinare le iniziative progettuali complementari e integrative promosse ed attivate dalle istituzioni scolastiche, potenzia e riconosce le opportunità soprattutto del comitato studentesco (ma praticamente ignora quello dei genitori), introduce i Forum delle associazioni di studenti e genitori e le sole Consulte provinciali degli studenti. Resta la carenza territoriale e non sono comprensibili le ragioni di tale disomogeneità, specie allorquando Bolzano ha costituito invece un sistema di rappresentanza equilibrato e collegato (LP 20/1995) ed anche la provincia autonoma di Trento ha istituito la consulta provinciale dei genitori (L 10/2016).

Con l’avvento dell’autonomia ed i poteri e funzioni riconosciuti alla nuova figura dirigenziale (in particolare dal Dlgs 165/01 art. 25), mai istituiti i nuovi organi collegiali territoriali, progressivamente privati di poteri, risorse e componenti quelli esistenti (non più rinnovati), senza adeguamento delle disposizioni del Testo Unico, è diventato quindi inevitabile chiedersi se servono ancora gli organi collegiali. Il problema non è semplicemente riconoscere la loro esistenza ma conferire funzioni che diano un senso alla partecipazione e ragione al tempo che vi si dedica (a prescindere dalla possibilità di godere di permessi retribuiti).

In tutte le recenti legislature sono stati presentati (ed anche discussi) progetti di riforma che prevedono una “riduzione” della rappresentanza, sia dal punto di vista delle competenze che degli organi e del numero dei rappresentanti. Anche attualmente risulta presentato il DDL S155 in VII Commissione Senato ed il PDL 697 in VII Commissione Camera (di cui ancora non si conosce il testo). Comunque una simile riforma sulla governance difficilmente può influire sulla gestione dei rapporti.

Il rapporto scuola famiglia

Sicuramente il rapporto scuola famiglia non ha tratto giovamento, tanto che la situazione contingente e le urgenze sociali conseguenti a ricorrenti fatti di cronaca, hanno determinato nel 2007 le modifiche al DPR 249/1998 introdotte con il DPR n. 235/07, che insieme ad un inasprimento del sistema sanzionatorio ha previsto il Patto educativo (art. 5-bis), che i genitori (e gli studenti) sono chiamati a sottoscrivere all’iscrizione, “finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”, nella pratica entrambi rimedi di scarsa efficacia dissuasiva e pedagogica. Nonostante le dichiarazioni di principio anziché il principio della corresponsabilità educativa tra famiglia e scuola spesso prevale il reciproco discarico delle responsabilità..

Può parlarsi di un patto esistente e condiviso per il solo fatto della sua previsione, elaborazione (non ampiamente condivisa) e mera sottoscrizione (formale o materiale) senza tuttavia costruire alcun reale percorso di corresponsabilità?

Dopo oltre quarant’anni dai decreti delegati non soltanto deve ribadirsi che difetta una cultura della partecipazione, che faccia del dialogo tra le parti (e non della semplice comunicazione) una prassi quotidiana, ma occorre chiedersi se tale partecipazione ancora interessi ovvero costituisca un valore da difendere. Intanto da decenni gli omnicomprensivi restano senza consigli di istituto e sono progressivamente praticamente scomparsi i vari coordinamenti, anche di comitati genitori e di presidenti, mentre giungono segnali contraddittori quali la proposta di introdurre telecamere nella scuola dell’infanzia a salvaguardia dei minori e nel contempo nei successivi ordini e gradi come deterrente invece alle aggressioni dei docenti; l’attesa di una pronuncia delle Giurisdizioni superiori in merito al pasto da casa, allorquando sarebbe bastato il buon senso; la necessità di una norma inserita in legge di bilancio per risolvere il problema delle liberatorie per l’uscita autonoma degli studenti infraquattordicenni (non imputabili) che tuttavia sono ritenuti poi sufficientemente responsabili e consapevoli da essere sanzionati con una bocciatura… ed ora il rapporto scuola famiglia si risolve nella costituzione di parte civile dell’amministrazione?!

Quale partecipazione

Il regolamento appena approvato  dal Consiglio del II Municipio di Roma riconosce ai genitori la possibilità di “Sistemare una tapparella di un’aula, curare il verde, aggiustare una serratura”, così dal prossimo anno scolastico “potranno contribuire a riqualificare gli istituti frequentati dai figli”. Insomma meglio manutentori che rappresentanti?

Da tempo si sono indagate le ragioni del “fallimento” partecipativo, si conosce lo stato dell’arte, ci si è profusi in svariate considerazioni e si sono proposte reiteratamente iniziative: formazione, informazione, incontri, collegamento. Ora forse però non basta più formare/informare soltanto rappresentanti che i genitori neanche riconoscono e votano…preferendo agire autonomamente e persino nei casi più gravi passare alle “vie di fatto”, ma occorrono azioni sistemiche.

Intanto appare esservi un rinnovato interesse per la partecipazione in quanto il DM 851/2017  nel definire i criteri ed i parametri per l’assegnazione delle risorse a valere sulle autorizzazioni di spesa di cui alla legge 440/1997, e 296/2006, anche in coerenza con la L 107/2015, ha individuato una serie di azioni da realizzare riferite a tre aree prioritarie: a) “Inclusione e successo formativo” b)  “Innovazioni a supporto dell’autonomia scolastica” c)  “Infrastrutture”. Per ciascuna di queste sono previsti numerosi piani di intervento per i quali sono stati regolarmente pubblicati altrettanti bandi. Tra le 21 ipotesi di intervento dell’area Inclusione è il Piano Nazionale per la Promozione della Partecipazione delle studentesse, degli studenti e dei genitori. Destinatarie della selezione le istituzioni scolastiche ed educative statali di ogni ordine e grado, singole o organizzate in reti di scuole, le quali ovviamente possono scegliere a quale iniziativa partecipare. È contemplata l’individuazione di scuole polo a livello nazionale e regionale.

A questa opportunità si aggiunge quella del decreto dipartimentale n.528 del 30-03-2018, che ha definito le regole e le modalità di assegnazione dei fondi finalizzati alla concessione dei contributi per promuovere la Partecipazione dei genitori e degli studenti alla vita scolastica per la realizzazione di attività inerenti la partecipazione, nonché di informazione e divulgazione di modelli innovativi, attraverso il coinvolgimento delle Associazioni Studentesche e dei Genitori maggiormente rappresentative, di cui al D.P.R. n. 301/2005.

Ebbene, tralasciando qualunque sterile critica, in un’ottica propositiva, giacché è da intendersi che auspicabilmente i primi interventi possano avviarsi da settembre e prima delle operazioni di rinnovo della rappresentanza, l’attuale situazione di emergenza, effetto soprattutto di un problema culturale, richiede evidentemente interventi strutturali e di ampia portata che favoriscano il maggiore coinvolgimento dei genitori, anche a prescindere dal loro ruolo specifico, oltre che di docenti e dirigenti, coordinando le azioni a livello regionale e nazionale. Peraltro è auspicabile superare controproducenti contrapposizioni in una realtà in cui sempre più in pochi appaiono interessati alla questione.

E se quel patto è rotto o mai esistito allora dovrebbe pensarsi ad uno nuovo davvero condiviso che la scuola costruisca con le famiglie, ad azioni sinergiche univoche sul piano nazionale e rispondenti altresì alle specifiche esigenze a livello regionale.

A chi scrive piace pensare che vi sia una parte non detta e non scritta di quella frase: Un nuovo patto per costruire un rinnovato modello partecipativo.

Dal water grabbing alla depressione nello spettro autistico

Redattore Sociale del 21-07-2018

Dal water grabbing alla depressione nello spettro autistico: 10 libri sociali per approfondire

Nella rubrica di oggi: Come dire no alla schiavitù della tecnologia – La formazione in ambito sociale – L’economia italiana e la banca di comunità – La tristezza nella Sindrome di Asperger – Water grabbing.

FERMO. Controlliamo ossessivamente le e-mail, i ”mi piace”; ci abbuffiamo di serie TV e di video su YouTube; siamo dipendenti dal lavoro e occupiamo una media di tre ore ogni giorno con lo smartphone. Il rivoluzionario Adam Alter, professore di psicologia e di marketing alla New York University, segue l’ascesa delle dipendenze comportamentali nel libro edito da Giunti (2017) cercando di spiegare perché molte delle tecnologie attuali sono “irresistibili” e come dire di no alla loro schiavitù. Il contatto con la strada può insegnare molto e rispondere in modo efficace e non convenzionale ai bisogni di formazione degli operatori sociali”. Di formazione in ambito sociale parla “Preparati all’incertezza” di Leopoldo Grosso e Angela La Gioia (Gruppo Abele, 2017). Un testo che nasce dall’esperienza dell’Università della strada del Gruppo Abele nata nel 1978 e consolidatasi in decenni particolarmente impegnativi.

Due i testi che provano a sondare il mondo della tristezza e quello della depressione. Il primo “Sconfiggere la depressione nello spettro autistico” di Tony Attwood e Michelle Garnett, curato da Davide Moscone e David Vagni per le edizioni Edra (2018) prova ad esplorare la tristezza nella Sindrome di Asperger. Ma cos’è la depressione e da dove nasce? Tristezza e depressione sono la stessa cosa? Questi e molti altri sono gli interrogativi del testo di Cecilia Di Agostino, Marzia Fabi, Maria Sneider “Depressione. Quando non è solo tristezza” (L’Asino d’Oro, 2018). La vicenda del bambino trovato in una foresta in stato di abbandono, narrata anche in un celebre film di François Truffaut e diventata il punto di riferimento per la ricerca sulle disabilità, è il filo conduttore del testo “Il ragazzo selvaggio” di Andrea Canevaro (EDB Dehoniane, 2018) incentrato sul rapporto tra disabilità, identità ed educazione. Sotto la regia di Paolo Cornaglia Ferraris in “Sei personaggi in cerca di autismi” (Edizioni Lswr, 2018), sei scrittori – Claudio Ughetto, David Vagni, Enrico Valtellina, Giorgio Gazzolo, Luca Pani e Nicola Gomirato – raccontano di neurodiversi (da Wolfgang Amadeus Mozart a Simone Weil) “da un punto di vista privilegiato: quello di chi avverte percezioni visive, uditive, olfattive, tattili epicritiche e cenestesiche, e persino il dolore fisico e psichico, in modo simile a quanto capita alle persone nello spettro autistico”.

“Ti dico la verità” di Paola Turroni (Lindau, 2018) è la storia di Luca e di sua moglie Viviana, entrata in stato vegetativo quando Mattia, il loro figlio, aveva poco più di 6 mesi, e morta dopo 4 anni. È la lettera di un padre a suo figlio, la storia di una famiglia. L’acqua è diventata oggetto di scontri commerciali, tensioni sociali e guerre internazionali, l’”oro blu” sta diventando un bene molto prezioso, entro il 2030 una persona su due al mondo vivrà in zone ad elevato stress idrico. Le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo raccontate in “Water grabbing” di Emanuele Bompane Marirosa Iannelli (Emi, 2018). Stefano Zamagni, ordinario di Economia politica all’Università di Bologna propone “Banche di comunità” (Ecra edizioni, 2018) una raccolta di saggi con cui il professore mette in rilievo la differenza delle Banche di Credito Cooperativo rispetto alle banche commerciali, partendo dall’assunto che “l’economia italiana non può fare a meno della banca di comunità”. Un potente antidoto alla crisi, alla precarietà e alla solitudine è rappresentata invece dalla “Banca del tempo. La grande rete che pratica economia delle relazioni e della condivisione”. Il libro curato dall’Associazione nazionale delle Banche del Tempo per Altreconomia edizioni (2017) racconta la storia, i princìpi cardine, il valore sociale ed economico delle Banche del Tempo, con le testimonianze dei soci correntisti. La prefazione è di Paolo Cacciari, attivista nei movimenti sociali, ambientalisti e per la decrescita.

Rassegna Cinemart

Redattore Sociale del 21-07-2018

Autonomia e cultura per chi ha una disabilità visiva: rassegna Cinemart

Uno spazio per discutere dei diversi aspetti della vita delle persone con disabilità visiva, dalla loro autonomia alla capacita’ di accesso alla cultura. Avverra’ nell’ambito del progetto Cinemart, la rassegna di cinema, musica e teatro in corso all’Istituto Domenico Martuscelli di Napoli fino al 15 settembre.

NAPOLI. Uno spazio per discutere dei diversi aspetti della vita dei disabili visivi, dalla loro autonomia alla capacita’ di accesso alla cultura. Avverra’ nell’ambito del progetto Cinemart, la rassegna di cinema, musica e teatro in corso all’Istituto Domenico Martuscelli di Napoli fino al 15 settembre. Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e U.N.I.Vo.C. (Unione Nazionale Italiana Volontari Pro-Ciechi) hanno organizzato per martedi’ 24 luglio alle 20 l’iniziativa: “Vediamo di muoverci”: dal bastone al cane guida, come non vedenti ed ipovedenti conquistano la loro autonomia;venerdi’ 27 luglio, sempre alle 20, ci sara’ invece l’iniziativa “dal braille al digitale – l’accesso alla cultura per tutti”, libri in braille, a caratteri ingranditi, audio libri e libri digitali e come un disabile visivo accede alla cultura e alla formazione.

“Saranno delle simpatiche chiacchierate – afferma il presidente UICI, Mario Mirabile – durante le quali i rappresentanti dell’Unione Ciechi e dell’U.N.I.Vo.C. cercheranno di far comprendere come un disabile visivo, se messo nelle giuste condizioni, puo’ condurre una vita alla pari degli altri”. Gli fa eco il commissario straordinario dell’Istituto Martuscelli, Andrea Torino: “in un luogo simbolo per la formazione e l’emancipazione dei ciechi – dice -, e’ doveroso che si parli di disabilita’ visiva e si facciano conoscere le problematiche, le difficolta’ e le potenzialita’ dei disabili in generale e dei disabili visivi in particolare”. (DIRE)

Scuola, 67 mila assunzioni ma le supplenze continuano

da Il Messaggero

Scuola, 67 mila assunzioni ma le supplenze continuano

Da qui al 31 agosto il Ministero dell’istruzione dovrà riuscire a incastrare tutti i tasselli di un puzzle decisamente complicato

Un’infornata di assunzioni come non si vedeva da anni nella scuola, con quasi 70mila nuove immissioni in ruolo, che non riesce però a debellare l’incubo delle supplenze e dei posti vacanti. Restano scoperte infatti decine di migliaia di cattedre per il sostegno, migliaia di uffici di presidenza e di posti da direttore amministrativo. Oltre ai vecchi problemi legati alle classi di concorso esaurite, come matematica o lingua spagnola, per cui risultano introvabili i docenti da assumere. Anche quei posti potrebbero andare a supplenza tra coloro che, pur avendo l’abilitazione, restano nelle graduatorie di istituto e non possono essere assunti. Da qui al 31 agosto il Ministero dell’istruzione dovrà riuscire a incastrare tutti i tasselli di un puzzle decisamente complicato.

Per settembre infatti il Miur ha chiesto al ministero dell’Economia 57.322 assunzioni per i docenti, tra questi circa 44mila dovrebbero essere destinati ai posti cosiddetti comuni e i restanti 13mila circa andrebbero al sostegno. Entro la fine del mese dovrebbe arrivare il decreto e la ripartizione dei contingenti per regione, per provincia e per insegnamento. A questi si aggiungono 9.838 posti per gli ausiliari, tecnici e amministrativi e 212 posti per i dirigenti scolastici. Per un totale di 67.372 nuove assunzioni: un numero assolutamente corposo di immissioni in ruolo, superato solo dagli oltre 90mila del piano straordinario di assunzioni del 2015. Ma nonostante i grandi numeri, anche quest’anno arriveranno in cattedra decine di migliaia di supplenti. «A cominciare dal sostegno spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – i posti sono molti di più dei 13 mila che si andranno a coprire, sono almeno il triplo visto che le deroghe superano quota 40 mila. Con pesanti conseguenze non solo per i docenti ma anche per gli studenti: viene a saltare infatti ogni anno la continuità didattica a discapito di quei ragazzi che più di altri ne hanno bisogno».
IL TURN OVERAnche sui posti comuni i supplenti saranno decine di migliaia: considerando che quest’anno andranno in pensione circa 35mila docenti, delle 57mila assunzioni ne restano quindi 22mila destinate a nuove cattedre di ruolo ma, ogni anno, le cattedre date a supplenza sono quasi 100mila. Restano quindi scoperti ancora 80mila posti. Come verranno assunti i precari? Le assunzioni dei 57mila riguarderanno per il 50% i docenti delle graduatorie di merito e per il 50% quelli ad esaurimento: se nelle graduatorie non ci sono i docenti necessari per le specifiche classi di concorso, si andrà a chiamare i candidati dalle nuove liste di merito del concorso regionale riservato ai docenti abilitati della scuola superiore ma solo se le liste saranno pronte entro il 31 agosto. A rischio quindi le cattedre cosiddette introvabili come matematica e lingua spagnola, e non solo per motivi di tempo: al concorso regionale per abilitati, infatti, hanno aderito solo 40mila dei 100mila docenti abilitati non di ruolo. Non è certo, quindi, che tra questi ci siano proprio le classi di concorso che servono di più. Se non ci sono da assumere, si daranno in supplenza. Resta poi in piedi il problema dei presidi reggenti: le 212 assunzioni in programma non possono sanare quel buco di 1800 presidi mancanti: nell’anno scolastico 2017-2018 sono state infatti 1800 le scuole date in reggenza, a cui mancava un preside, per un totale di 3600 scuole con un dirigente a metà. La soluzione arriverà per l’anno scolastico 2019-2020 visto che lunedì partirà l’atteso concorso per 2.452 posti da preside. Ancora in attesa di un concorso, sono invece i direttori dei servizi generali amministrativi: nell’anno scolastico 2017-2018 i posti vacanti e disponibili per i Dsga erano ben 1.700, su un totale di poco più di 8mila scuole. Ma da settembre l’emergenza è destinata a crescere raggiungendo quota 2.400: uno su tre resta vacante.
Lorena Loiacono

Aumento stipendi dirigenti scolastici, 24 luglio sindacati all’Aran per rinnovo Contratto

da Orizzontescuola

Aumento stipendi dirigenti scolastici, 24 luglio sindacati all’Aran per rinnovo Contratto

di redazione

Nella giornata di ieri, abbiamo riferito che i sindacati sarebbero stati a breve convocati per la ripresa del negoziato sul rinnovo del contratto dei dirigenti scolatici.

Contratto dirigenti scolastici, negoziato prima della pausa estiva. Facciamo il punto

Convocazione

Comunichiamo che l’Aran ha convocato i sindacati per il 24 luglio alle ore 10.00.

Aumenti stipendiali

Tra i vari aspetti da affrontare, nell’ambito del negoziato, quello degli aumenti stipendiali, relativamente ai quali sono state già stanziate apposite risorse nella legge di Bilancio (n. 205/2017):

  • 7 milioni di euro per il 2018
  • 41 mln di euro per il 2019
  • 96 a regime dal 2020

L’aumento, che riguarderà circa 8mila dirigenti scolastici,  sarà a pioggia, dato che ad essere interessata è la retribuzione di posizione parte fissa.

Concorso dirigenti scolastici, ecco i nomi della Commissione per l’ammissione al corso di formazione

da Orizzontescuola

Concorso dirigenti scolastici, ecco i nomi della Commissione per l’ammissione al corso di formazione

di redazione

Il corso concorso per diventare dirigente scolastico è ormai ai nastri di partenza, con la prova pre-selettiva che si svolgerà il prossimo 23 luglio.

Articolazione concorso

Il corso-concorso, com’è noto, si articola in tre fasi:

  • prova preselettiva;
  • concorso, consistente in una prova orale e una scritta, per l’accesso al corso dirigenziale di formazione e tirocinio;
  • corso dirigenziale di formazione e tirocinio.

Commissioni

La predetta articolazione determina la costituzione di due Commissioni:

  1. commissione per il concorso di ammissione al corso di formazione;
  2. commissione per il corso di formazione e tirocinio.

Nomina commissione per il concorso di ammissione al corso di formazione

Il Miur ha pubblicato il Decreto del Direttore del dipartimento per
il sistema educativo di istruzione e formazione – Direzione generale per il personale scolastico, con il quale è stata nominata la Commissione per il concorso finalizzato all’ammissione al corso di formazione e tirocinio.

Ecco i nominativi:

Presidente: dott. Daniele Bertuzzi, Consigliere della Corte dei Conti.
Componente: dott.ssa Marisa Oglio, dirigente scolastica.
Componente: dott. Mario Carmelo Maviglia, dirigente tecnico in quiescenza
dall’1/1/2018.
Componente aggregato esperto di lingua inglese: dott.ssa Silvana Albani, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Inglese).
Componente aggregato esperto di lingua francese: dott.ssa Patrizia De Monte, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso
Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Francese).
Componente aggregato esperto di lingua spagnola: dott.ssa Antonia Paldera, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Spagnolo).
Componente aggregato esperto di lingua tedesca: dott.ssa Assunta Mattei,
docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione secondaria di IIgrado (Tedesco).
Nel decreto anche in nominativi dei supplenti

Concorso ATA CO.CO.CO, pubblicata graduatoria definitiva

da Orizzontescuola

Concorso ATA CO.CO.CO, pubblicata graduatoria definitiva

di redazione

La legge di Bilancio (legge n. 205/2017) ha previsto un concorso per la stabilizzazione del personale operante nelle scuole in qualità di assistente amministrativo e tecnico, con contratti CO.CO.CO, concorso che è stato già espletato.

Il Miur ha pubblicato la graduatorie definitiva, che alleghiamo di seguito.

Avverso la succitata graduatoria è ammesso solo:

  • ricorso al T.A.R. territorialmente competente entro 60 giorni dalla pubblicazione sul sito del Miur;
  • ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla pubblicazione sul sito del Miur.

Graduatoria e decreto Miur

Mobilità ATA 2018, pubblicati i movimenti

da La Tecnica della Scuola

Mobilità ATA 2018, pubblicati i movimenti

Risultati Esami di Stato 2018

Pubblicati i primi dati sui risultati degli Esami di Stato della scuola secondaria di II grado


Sono disponibili dal 21 luglio i primi risultati relativi agli Esami di Stato della scuola secondaria di II grado che emergono dalle rilevazioni effettuate dal MIUR.

Aumentano lievemente studentesse e studenti diplomati con 100 e 100 e lode. Cresce la percentuale dei promossi con una votazione superiore a 70/100: sono il 64,4% rispetto al 62,5% dello scorso anno.

Nel dettaglio, quest’anno all’Esame è stato ammesso il 96% dei candidati scrutinati. Nel 2017 gli ammessi erano stati il 96,2%. Il 99,6% dei maturandi è stato promosso, contro il 99,5% di un anno fa.

Lieve aumento per le lodi: sono l’1,3%, un anno fa erano l’1,2%. I 100 salgono al 5,7%, rispetto al 5,3% dell’anno scorso. Le ragazze e i ragazzi con un voto fra 91 e 99 sono il 9%, nel 2017 erano all’8,5%. Il 19,6% delle studentesse e degli studenti ha conseguito una votazione tra 81 e 90, rispetto al 18,9% dello scorso anno. In leggero aumento i 71-80: salgono al 28,8% dal 28,6% di un anno fa.

In diminuzione i punteggi sotto il 70: il 27,8% delle maturande e dei maturandi ha conseguito una votazione tra il 61 e il 70, fascia di voto che nel 2017 era stata conseguita dal 29%. I 60 scendono al 7,8%, rispetto all’8,5% del 2017.

In tutto, i 100 e lode in Italia sono 6.004. In termini di dati assoluti, le Regioni con il più alto numero di lodi sono Puglia (1.066), Campania (860) e Lazio (574). Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e popolazione scolastica territoriale, in Puglia ha conseguito il voto massimo il 3% delle maturande e dei maturandi, in Umbria il 2,2%, nelle Marche il 2,1% (in allegato la tabella completa).

Le votazioni nei Licei si confermano mediamente più alte: il 2,2% consegue la lode, l’8% ha avuto 100, l’11,4% tra 91 e 99, il 22,9% tra 81 e 90. Nei Tecnici e nei Professionali aumentano i 100 e lode. Nei Licei, a primeggiare tra le votazioni più alte è, ancora una volta, il Classico.