Non solo il web ma anche le app mobile dovranno essere accessibili

Disabili.com del 26-09-2018

Non solo il web ma anche le app mobile dovranno essere accessibili

Aggiornato il testo della Legge Stanca e le Linee Guida WCAG.

Entra in vigore oggi, 26 settembre 2018, la cosiddetta “Riforma dell’attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici” (Decreto Legislativo n. 106 del 10 agosto 2018), che recepisce la direttiva europea che prevede l’obbligo di accessibilità per i siti web e le app mobile nonché ulteriori obblighi tra cui la pubblicazione della dichiarazione di accessibilità.

Il DL interviene a modificare la cosiddetta Legge Stanca (n. 4 del 9 gennaio 2004) e, oltre ad agire a livello terminologico sulla parola “disabili”, che diventa ovunque nel testo “con disabilità”, tutela e garantisce, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone con disabilità.

L’aggiornamento si concentra in particolare sull’ampliamento di questa tutela, affiancando alla tutela relativa all’accessibilità dei siti interne, anche quella da rispettare nelle app mobile, sempre più utilizzate non solo dai privati ma anche dalle P.A.

“Sono accessibili – si legge nel testo del Decreto – i servizi realizzati tramite sistemi informatici, inclusi i siti web e le applicazioni mobili, che presentano i seguenti requisiti: a) accessibilità al contenuto del servizio da parte dell’utente; b) fruibilità delle informazioni offerte […]”.

L’approvazione del D.L. giunge a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della traduzione italiana delle Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web 2.1, che hanno sostituito la precedente versione “WCAG 2.0”, inserendo specifiche tecniche per l’accessibilità dei siti e delle applicazioni mobili.

La versione in lingua inglese delle WCAG 2.1 era stata pubblicata il 5 giugno scorso sotto forma di Raccomandazione dal W3C, l’organizzazione non governativa internazionale che ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web e che dunque, in ambito di accessibilità, ha sviluppato uno standard omonimo. C’è voluto poi qualche mese perché fossero diffuse le traduzioni nelle diverse lingue, in quanto queste sono state affidate a gruppi di esperti, con coordinatori designati direttamente dallo stesso W3C.

Le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web 2.1 sono un documento molto tecnico, utile prevalentemente agli sviluppatori di software, in cui sono spiegati nel dettaglio modalità e criteri da utilizzare per progettare e realizzare siti web e applicazioni mobili, che siano accessibili e usabili da tutti senza discriminazioni, anche da coloro che, per esigenze personali, utilizzino tecnologie assistive o configurazioni particolari.

di Alessandra Babetto

Settimana Nazionale della Dislessia

Superando.it del 26-09-2018

Settimana Nazionale della Dislessia: il potenziale e la collaborazione

Sarà la sinergia tra il potenziale e la collaborazione il filo conduttore della terza Settimana Nazionale della Dislessia, che dal 1° al 7 ottobre vedrà l’AID (Associazione Italiana Dislessia) impegnata in un fitto calendario di eventi su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare e informare sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che in Italia coinvolgono circa 2 milioni di persone. Tra i vari partner dell’iniziativa, prezioso sarà in particolare il contributo di Erickson e quest’anno è previsto anche un allargamento delle riflessioni sui DSA rivolte al mondo degli adulti.

Dall’1 al 7 ottobre prossimi ci sarà la terza edizione della Settimana Nazionale della Dislessia, manifestazione promossa dall’AID (Associazione Italiana Dislessia), per sensibilizzare e informare sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), ovvero su dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia (se ne legga approfonditamente nel box in calce), problemi che in Italia si calcola coinvolgano circa 2 milioni di persone, tra i quali più di 250.000 alunni delle scuole.
Per l’occasione è previsto un fitto calendario di eventi su tutto il territorio nazionale – in concomitanza con la Settimana Europea della Dislessia (European Dyslexia Awareness Week) – con il coinvolgimento di oltre 1.000 volontari dell’AID e la collaborazione di 300 tra enti pubblici e istituzioni scolastiche.

Fin qui i dati e i numeri fondamentali. Per quanto riguarda poi il filo conduttore della Settimana esso sarà la sinergia tra il potenziale e la collaborazione, entrambi ritenuti elementi fondamentali nella visione dell’AID.
Importante novità di questa terza edizione, sarà inoltre l’allargamento della riflessione sui DSA anche al mondo degli adulti, con la trattazione rivolta a temi quali l’accesso al mondo universitario, l’inserimento lavorativo e, più in generale, ogni tematica riguardante il passaggio all’età adulta.

Da ultima, ma non ultima, va segnalata, tra le principali collaborazioni di quest’anno, quella con Erickson, che nell’àmbito della campagna denominata Lo sai che…?, prevede un calendario di iniziative online e una serie di incontri presso le proprie sedi di Trento e Roma, per consentire a genitori, insegnanti, bambini e ragazzi di entrare in contatto con autorevoli esperti e saperne di più sui DSA. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo e la mappa navigabile con le specifiche di tutti gli eventi locali organizzati dalle Sezioni dell’AID. A quest’altro link, invece, vi è il calendario di tutte le iniziative promosse da Erickson per la Settimana Nazionale. Suggeriamo infine anche la lettura dell’approfondimento pubblicato recentemente dal nostro giornale, con il titolo Più di 250.000 alunni con DSA: un decalogo per i loro genitori e insegnanti (a questo link).

Per ulteriori informazioni: amorabito@lifecommunication.agency (Anna Morabito); comunicazione@aiditalia.org (Gabriele Brinchilin).

La dislessia e gli altri DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)
Il più diffuso DSA (disturbo specifico di apprendimento) è la dislessia, cioè il disturbo specifico della lettura, che si manifesta e si evolve in concomitanza dell’inizio dell’attività scolastica, quando emergono le prime difficoltà nell’attivare in maniera fluente e senza affaticamento tutte quelle operazioni mentali necessarie per leggere, quali riconoscere le lettere singole, le sillabe e quindi le parole, associandole ai suoni corrispondenti. Frequenza degli errori e lentezza nella decodifica ne sono i tipici aspetti: il bambino può, per esempio, presentare difficoltà nel riconoscere, scambiandoli tra loro, grafemi che differiscono visivamente per piccoli particolari quali: “m” con “n”, “c” con “e”, “f” con “t”, “a” con “e”.
La persona con disortografia, invece, evidenzia la difficoltà a tradurre correttamente le parole in simboli grafici e a confondere il suono delle lettere (per esempio “f/v”, “t/d”, “p/b”, “c/g”, “l/r”).
Un terzo disturbo che impedisce alla persona di esprimersi nella scrittura in modo fluido è la disgrafia, caratterizzata da una grafia spesso illeggibile, da una pressione eccessiva sul foglio e dallo scarso rispetto degli spazi sul foglio.
C’è infine la difficoltà a comprendere simboli numerici e a svolgere calcoli matematici, conosciuta con il nome di discalculia. Stando ai dati, circa il 3% della popolazione studentesca è affetta da tale disturbo, che complica la lettura e la scrittura dei numeri e soprattutto l’elaborazione delle quantità. Gli errori collegati a questa problematica molto spesso non vengono riconosciuti nell’immediato. Diversi, infatti, sono i casi di discalculia erroneamente diagnosticati come dislessia.

L’AID (Associazione Italiana Dislessia)
È nata con la volontà di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso il disturbo della dislessia evolutiva, che in Italia si stima colpisca circa 2 milioni di persone.
L’Associazione – che conta oggi su più di 18.000 Soci e su 98 Sezioni distribuite su tutto il territorio nazionale – lavora in particolare per approfondire la conoscenza dei DSA e promuovere la ricerca, accrescere gli strumenti e migliorare le metodologie nella scuola, affrontare e risolvere le problematiche sociali legate ai DSA. È aperta ai genitori e ai familiari di bambini dislessici, ai dislessici adulti, agli insegnanti e ai tecnici (logopedisti, psicologi, medici).

Vicari sì Vicari no Vicari ma

Vicari si…..Vicari no…….Vicari ma….  questo è il PROBLEMA della governance del sistema scolastico italiano.

Occorre riconoscere giuridicamente il diritto di esistenza!

 

In questi giorni di inizio anno scolastico continuiamo ad aspettare che si concretizzi quanto detto dal Ministro Bussetti e richiesto dalle Associazione dei Presidi in merito al tema della governance delle scuole.

In particolare, ci aspettiamo una chiarezza di intenti e di posizioni che ad oggi ci appaiono confuse e cristallizzate ancora in un sistema che riteniamo vecchio e superato.

Ci riferiamo, in particolare, a due interventi che sottoponiamo alle riflessioni di quanti si occupano di scuola e che chiedono urgenti risposte:

  1. Esonero del Collaboratore principale (denominazione ANP), Collaboratore Vicario (denominazione MIUR), Vicepreside 1° Collaboratore (denominazione comunemente riconosciuta) nelle scuole con DS reggente o titolare.

Siamo ancora in attesa di un intervento che consenta al DS di poter contare su un Collaboratore a tempo pieno per la gestione e l’organizzazione della scuola in modo adeguato, moderno e pienamente corrispondente alle necessità dell’Istituzione scolastica.

Non è più accettabile procedere nelle attuali condizioni di Collaboratori senza DS titolare o con DS part-time ed impegnati anche in attività di docenza: è un notevole risparmio per lo Stato ma un danno per la scuola e, soprattutto, per gli alunni delle classi assegnate al Collaboratore!

E’ il caso di ricordare che il 9 marzo 2018, durante l’incontro con le OO.SS., il MIUR si era impegnato a sollecitare i Direttori degli Uffici Regionali affinché nell’assegnazione dell’organico di potenziamento per l’A.S. 2018-2019 si tenesse conto della classe di concorso del primo collaboratore, come indicato dal dirigente scolastico.

Se l’impegno dell’Amministrazione fosse stato confermato nelle scuole avremmo avuto una unità di potenziamento corrispondente alla classe di concorso/tipologia di

posto del primo collaboratore, permettendo allo stesso di essere esonerato

dall’insegnamento. Ma l’impegno è stato palesemente disatteso!!

Successivamente sia Disal che ANP hanno ribadito in documenti ufficiali l’urgenza di tale intervento al fine di “assicurare la migliore governabilità delle istituzioni scolastiche……affinché tutti i DS preposti alle suddette scuole abbiano la possibilità di esoneraredall’insegnamento un docente loro collaboratore, individuato ai sensi dell’articolo 25 del d.lgs.165/2001, e di disporre la relativa supplenza fino al termine delle attività didattiche (comunicato ANP del 2/8/2018)”, indipendentemente dalla classe di concorso del Collaboratore.

E’ancora una volta a rischio la qualità e la funzionalità della scuola specialmente in quei territori dove la presenza di un DS reggente o part-time non può dare tempestive risposte alle urgenze ed emergenze che quotidianamente si presentano (spesso senza preavviso!).

Ci saremmo aspettati – vista l’urgenza – che la norma avesse visto la luce già nel decreto milleproroghe di recente approvazione (come anticipato dal Ministro Bussetti il 4/9/2018) ed, invece, stando al dispositivo nessuna risposta è stata data nel merito.

E le scuole – con buona pace dei DS e dei loro Collaboratori – continuano ad arrangiarsi nella quotidiana fatica di garantire un’efficiente gestione ed una efficace organizzazione unitamente al diritto allo studio degli alunni.

ANCODIS ribadisce l’urgenza di ripristinare l’esonero per tutti i Collaboratori vicari (la legge di stabilità 2015 ha cancellato questa possibilità ai danni delle autonome I.S.) indipendentemente dalla condizione di reggenza.

 

  1. Riconoscimento giuridico della figura del VICARIO.

Nell’Avviso pubblico per l’individuazione degli “Snodi formativi territoriali”………. Conferma disponibilità corsi formativi in materia di privacy pubblicato il 22/8/2018 si legge “A tal fine, si chiede ………… di confermare la disponibilità ad organizzare un’attività di formazione in materia di protezione dei dati personali, ………. rivolta ad un massimo di quattro partecipanti per ciascuna istituzione scolastica, tra cui, necessariamente, il Dirigente Scolastico (DS), il vicario e il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA)”.

Una piacevole sorpresa leggere in un documento ufficiale che esiste il Collaboratore VICARIO quale figura da impegnare – necessariamente – in questo corso di formazione!

Ma allora i VICARI formalmente esistono per il MIUR solo quando si devono occupare di formazione o lavorare nelle scuole in assenza del DS o gestire plessi distaccati o organizzare il servizio scolastico o sostituire il DS assente per ferie o malattia?

Ciascun DS (part-time/reggente/titolare) può contare su una squadra di Collaboratori che lo coadiuvano nelle scelte, nella pianificazione, nella gestione, nella condivisione delle criticità, che sono soddisfatti per i risultati positivi conseguiti: questi docenti per lo Stato NON esistono e non ricevono dallo Stato quanto, invece, offrono incondizionatamente alla loro Istituzione scolastica.

Lo abbiamo scritto e continuiamo a farlo: nel sistema scolastico italiano OCCORRONO figure intermedie, con un servizio contrattualmente riconosciuto in una carriera integrata, e tra di essi un Collaboratore che possa supplire temporaneamente all’assenza del DS.

Le forze politiche di maggioranza e di opposizione – se hanno a cuore l’organizzazione e la gestione moderna di una scuola e la conseguente qualità dell’offerta formativa – DEVONO trovare, nel confronto con tutti gli operatori (DS, DSGA, OO.SS) quelle soluzioni moderne ed efficaci che riconoscano ruolo e dignità a quanti si spendono – oltre la didattica – a servizio di alunni e famiglie.

A tal proposito non possiamo non apprezzare quanto si legge nel documento dell’ANDIS del 9 settembre “(I Collaboratori) Sono di sicuro sostegno a un sistema fondato su effettive autonomie…….con il pieno riconoscimento e la stabilizzazione delle figure di staff, in grado di collaborare col dirigente scolastico.

Certamente una posizione lungimirante e consapevole di una visione che guarda alle autonome istituzioni scolastiche come sistemi complessi nei quali una leadership può realizzarsi integrando e riconoscendo i contributi professionali dei Collaboratori del DS.

E’ arrivato il tempo di infrangere questa dicotomia tra la realtà dei Collaboratori ben nota in tutte le scuole e l’assenza di un fondamento normativo, tra l’evidenza di una presenza costante e riconosciuta da docenti, alunni e famiglie e il mancato riconoscimento giuridico da parte dello Stato, tra un ruolo effettivamente ed efficacemente svolto ogni giorno dell’anno e l’indifferenza delle OO.SS. che non spendono parola a loro sostegno!

Questa condizione per i Collaboratori non è più sostenibile e lo dimostreremo a cominciare dal possibile rifiuto a svolgere la cosiddetta “necessaria” formazione così come indicato dal MIUR!

ANCODIS, dunque, ribadisce la necessità– questa sì! – del riconoscimento giuridico e della progressione di carriera di quanti collaborano nella gestione e nella organizzazione delle autonome I.S. a partire dal 1° Collaboratore Vicario.

In caso contrario, verrebbero meno a scuole e DS quelle condizioni favorevoli che i Collaboratori garantiscono con la presenza quotidiana, con le loro specifiche competenze, con lo spirito di servizio e la leale collaborazione sempre profuse.

Chi si occuperebbe di organizzazione del servizio, di gestione supplenze, di controllo sicurezza nei plessi, di progettazione, di alternanza scuola-lavoro, di relazioni con i genitori, di gestione dei conflitti, di PON FESR, di RAV, di PdM?

La professionalità dei Collaboratori NON può essere messa all’angolo dal ricatto “Accetti queste condizioni o rinunci” oppure dalla asserzione qualunquista “Lo hai voluto fare tu”.

Per fortuna c’è di mezzo la forza della dignità e dell’etica in ciascun Collaboratore!

 

 

Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo

 

Vaccini, Giulia Grillo: «Morbillo sarà obbligatorio, esavalente no»

da Il Sole 24 Ore

Vaccini, Giulia Grillo: «Morbillo sarà obbligatorio, esavalente no»

di B. Gob.

«Ci siamo opposti al decreto Lorenzin non perché siamo contro i vaccini, a differenza di alcuni movimenti che si sono detti contrari, ma perché siamo per «utilizzare lo strumento dell’obbligo in maniera intelligente, obbligando i cittadini laddove è necessario, sicuramente per il morbillo che è la vera emergenza, a differenza di altre patologie, dove è sufficiente la raccomandazione che viene applicata da altri Paesi, ad esempio sullo stesso esavalente. Cioè su quei vaccini che erano obbligatori prima del decreto Lorenzin, ma in forma “leggera”, secondo noi si può tornare a un regime pre Lorenzin». Lo ha affermato la ministra della Salute Giulia Grillo, intervenuta alla trasmissione “L’Aria che tira” su La7. Poi, la precisazione sull’”obbligo flessibile”: «È chiaro che l’obbligo c’è o non c’è – ha affermato Grillo -. L’aggettivo si riferisce alla possibilità di poterlo utilizzare in differenti momenti o in differenti parti del Paese dove c’è una popolazione che presenta un picco epidemico, così come avviene in Francia o in Spagna».

Immediata , sul fronte dei governatori, la replica del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: «Nel Lazio manteniamo l’obbligo su tutte le vaccinazioni, prima di tutto vengono i bambini ed il diritto alla salute. Basta con le parole che disorientano le famiglie», ha spiegato in una nota.

Prof, per salire in cattedra basta la laurea

da ItaliaOggi

Prof, per salire in cattedra basta la laurea

Sul reclutamento si cambia Il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, annuncia a ItaliaOggi la controriforma: troppi i tre anni post lauream del Fit . Si va verso l’integrazione con esami ad hoc del percorso di laurea. Manovra? Evitare la riduzione dei salari

Alessandra Ricciardi

Sul reclutamento si cambia ancora. Non ha fatto in tempo ad entrare a regime il Fit, acronimo di formazione iniziale e tirocinio, il sistema previsto dalla riforma della Buona scuola del governo Renzi, che il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, annuncia la controriforma: troppi i tre anni post lauream del Fit, serve un sistema più agile e veloce per sopperire al fabbisogno di nuovi docenti. Il progetto a cui Bussetti sta lavorando prevede l’integrazione con esami ad hoc del percorso di laurea e poi via, il concorso. Chi lo supera va in cattedra. Il nuovo reclutamento dovrebbe, assicura Bussetti, partire già il prossimo anno con l’obiettivo di reclutare docenti più giovani. E senza gli errori di programmazione di quest’anno, quando di 57 mila assunzioni a tempo indeterminato autorizzate dal ministero dell’economia ben 32 mila sono rimaste senza candidati.

Domanda. Ministro, lei vuole riformare il sistema di accesso alla professione docente. Su cosa pensa di intervenire?

Risposta. È mia intenzione dare una volta per tutte regole certe. In questi anni sono stati creati troppi percorsi diversi, sono state fatte innumerevoli promesse rimaste disattese a chi voleva diventare insegnante. È arrivato il momento di stabilire un’unica strada d’accesso: concorsi in base ai posti vacanti e disponibili. E vincoli di permanenza per un certo numero di anni. È così che rispettiamo le ambizioni di questa categoria professionale. E restituiamo dignità ai docenti, pilastri della nostra scuola.

D. Una riforma è stata fatta da poco, con la legge 107 del 2015, la cosiddetta Buona scuola. Cosa non va di questo sistema che gioca sul binomio formazione-selezione?

R. Attraverso la legge 107 sono stati assunti migliaia di docenti, è vero. Ma in maniera confusa e in alcuni casi lesiva dei loro diritti. Pensiamo a coloro che si sono dovuti trasferire lontano da casa a causa dei calcoli di un freddo algoritmo. Chi ha partecipato al concorso, invece, non solo ha dovuto superare una selezione, ma avrebbe dovuto intraprendere anche un percorso di formazione, un tirocinio, della durata di tre anni, prima dell’effettiva immissione in ruolo. Tutto questo non va bene. Né per gli insegnanti, né per gli studenti.

R. Dobbiamo prevedere una formazione già durante gli anni universitari. Per far sì che si possa andare in cattedra a 26 anni, non a 30 o 40. Con un concorso bandito regolarmente sarà possibile accedere all’insegnamento subito dopo la laurea, senza percorsi di studio ulteriori.

D. Lei ha ottenuto dall’Economia l’autorizzazione ad assumere oltre 57 mila insegnanti a settembre. Per 32 mila cattedre, in particolare al Nord, non avete trovati candidati. Il dato peggiore degli ultimi anni. Cosa non è andato? Dove ha toppato il sistema? Molti concorsi riservati non si sono chiusi nei tempi. Cosa pensate di fare per recuperare?

R. La mancanza di insegnanti per alcune discipline dimostra che sul reclutamento dobbiamo cambiare rotta. Immediatamente. Non abbiamo bisogno di continuare a costruire sacche di precariato. Dobbiamo avere il quadro chiaro delle necessità delle scuole di tutto il Paese e bandire concorsi sulla base di quelle. Abbiamo ereditato una situazione intricata. Ma in un anno al massimo indiremo un concorso per giovani laureati, che risponda a questi criteri e preveda tempi celeri di assunzione.

D. Non trova che sia un paradosso che ci siano migliaia di precari che fanno supplenze ma non candidati abilitati o che abbiano superato un concorso utile per diventare titolari su quelle cattedre? Errori nella programmazione delle università? E del fabbisogno della scuola? Concorsi troppo selettivi? C’è chi punta l’indice anche contro le prove di inglese e di informatica dell’ultimo concorso.

R. Trovo paradossale che in questi anni si sia agito sulla scuola così alla cieca. Che non ci sia stata una regia. Che siano mancati analisi e studio dei dati, dei bisogni effettivi. Sono state frustrate le aspettative degli insegnanti. E si è messa a rischio l’istruzione dei nostri giovani. Non sarà più così d’ora in poi. È un impegno che ho preso con il mondo della scuola già dai primi giorni del mio insediamento al Miur.

D. Lei ha rivendicato al momento del suo insediamento a Viale Trastevere l’ essere «uomo di scuola». Come pensa di venire incontro alle richieste pressanti di uffici scolastici territoriali e delle segreterie in merito alle carenze di organico e al sovraccarico di oneri?

R. Non sono solo un «uomo di scuola». Conosco perfettamente il lavoro, le richieste e le criticità degli uffici scolastici regionali: una parte del mio percorso professionale si è svolta al loro interno. Ho detto sin da subito che non si può pensare di governare il sistema di istruzione da Roma, con norme, circolari, riforme calate dall’alto. Bisogna intervenire in sinergia con i territori, valorizzando l’impegno degli uffici periferici del Miur e sostenendo la loro azione quotidiana. E questo vuol dire certamente sburocratizzare, snellire le procedure, ridurre gli oneri. E dare strumenti per fronteggiare le necessità di tutte le scuole e dei nostri studenti.

D. Un altro tema chiave è quello della responsabilità anche penale per i problemi strutturali delle scuole. Se e come pensate di intervenire? Vi sono stati dirigenti scolastici condannati alla pena detentiva per incidenti gravi occorsi nelle loro scuole per carenze strutturali non dipendenti da loro.

R. Per quanto riguarda l’edilizia scolastica in pochi mesi abbiamo già portato avanti risultati importanti. Abbiamo 7 miliardi a disposizione e faremo sì che vengano utilizzati per le certificazioni che mancano agli istituti, per le verifiche negli edifici e per la messa in sicurezza delle strutture. In Conferenza Unificata abbiamo siglato un accordo che prevede tempi più rapidi per assegnare le risorse agli Enti locali, proprietari delle scuole. Non dobbiamo leggerla puramente come una questione di responsabilità. Nessuno ha intenzione o si sognerebbe di mandare uno studente in una classe che rischia di crollare. Nessuno. Ministro, sindaco o preside che sia. Dobbiamo intervenire in maniera preventiva. Ed è esattamente quello che stiamo facendo. Rapidamente e con una visione strategica delle priorità.

D. Alternanza scuola-lavoro: si va verso una graduale cancellazione? Che dati avete sull’andamento del progetto?

R. Non ho mai parlato di graduale cancellazione. Riconosco il valore dell’Alternanza scuola-lavoro. È una forma di orientamento importante per i nostri giovani. Credo però che l’obbligatorietà ne abbia distorto in alcuni casi lo scopo e le finalità. Stiamo rivedendo le Linee guida e riconsiderando la quantità di ore da svolgere. Abbiamo ridimensionato il peso nell’Esame di stato: l’Alternanza è solo parte di un percorso formativo molto più ampio e articolato. Durante la Maturità i nostri ragazzi devono avere la possibilità di esprimere se stessi e ciò che hanno appreso. L’Alternanza deve essere uno strumento didattico di qualità. Non una perdita di tempo, né una forma di apprendistato occulto.

D. È tempo di legge di Bilancio. Una misura chiave su cui punta?

R. Le misure sono più di una. Un impegno indifferibile è stanziare le risorse necessarie affinché migliaia di dipendenti del comparto scuola possano, anche nel triennio 2019-2021, continuare a percepire il cosiddetto elemento perequativo. In assenza di tale stanziamento subirebbero una riduzione del trattamento economico già dalla mensilità di gennaio prossimo, e ciò va assolutamente evitato. E poi ci sono i provvedimenti voluti dal patto di governo come la diminuzione delle classi pollaio.

Al via 8 mila trattative d’istituto

da ItaliaOggi

Al via 8 mila trattative d’istituto

Il contratto tra dirigenti e Rsu va firmato entro il 15 novembre, salvo il potere di ordinanza

Dirigenti scolastici ed Rsu alle prese con la contrattazione integrativa di istituto in ciascuna delle 8 mila scuole. Il termine finale, fissato dal nuovo contratto, dovrebbe essere il 30 novembre. Ma si tratta di un termine ordinatorio. Vale a dire: di un termine, decorso il quale, non decade il diritto delle parti di proseguire le trattative per trovare un accordo. La normativa generale e il nuovo contratto prevedono, però, che se non si giunge alla stipula del contratto in tempi congrui, il dirigente scolastico può provvedere a regolare autonomamente le materie sulle quali le parti non siano addivenute ad una mediazione. Si tratta del cosiddetto potere di ordinanza, già utilizzato in passato dall’amministrazione centrale quando non si raggiunse un accordo sulla mobilità. E cioè di un istituto espressamente previsto dal decreto legislativo 165/2001, che è stato recepito nel nuovo contratto con l’articolo 7.

C’è però un’eccezione per le materie che riguardano la ripartizione del fondo di istituto e le retribuzioni accessorie. In questi casi il dirigente, fermo restando il potere di provvedere provvisoriamente, è tenuto a continuare a trattare con le Rsu fino al raggiungimento dell’accordo. In particolare, il comma 7 dello stesso articolo prevede che, qualora non si raggiunga l’accordo ed il protrarsi delle trattative determini un oggettivo pregiudizio alla funzionalità dell’azione amministrativa, il dirigente può provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione. Ma è tenuto a proseguire le trattative al fine di pervenire in tempi celeri alla conclusione dell’accordo.

A questo proposito il contratto fissa in 45 giorni la durata ordinaria delle trattative e la facoltà di prorogarle per ulteriori 45 giorni. Ma anche in questo caso non si tratta di termini perentori. Tanto più che lo stesso comma 7 fa riferimento agli obblighi di correttezza e buona fede cui sono tenute le parti nel dare esecuzione al contratto.

Le materie demandate dalla contrattazione collettiva nazionale al tavolo negoziale di istituto riguardano la fruizione dei diritti sindacali, la flessibilità oraria, i criteri di allocazione delle risorse per la formazione del personale, il cosiddetto diritto alla disconnessione, l’utilizzo delle tecnologie informatiche, la sicurezza, la ripartizione del fondo di istituto e le retribuzioni accessorie.

Le novità di quest’anno riguardano, essenzialmente, il diritto alla disconnessione e la contrattazione del bonus merito. Per quanto riguarda la disconnessione, si fa riferimento alla facoltà, per i docenti e i non docenti, di non connettersi a internet al di fuori dell’orario di lavoro. Con l’avvento di internet, della posta elettronica e dei social, infatti, è prassi che le comunicazioni che il dirigente scolastico invia ai docenti e al personale Ata non passino più attraverso lo strumento cartaceo delle note e delle circolari interne.

I dirigenti scolastici, infatti, tendono a preferire la notifica tramite la pubblicazione sul sito internet dell’istituzione scolastica oppure tramite posta elettronica. Non sono rari caso in cui, addirittura, le comunicazioni passino attraverso i social come, per esempio, WhatsApp. Ciò determina una sorta di «reperibilità di fatto» non prevista da alcuna norma di legge o contrattuale. Che invade la sfera privata dei lavoratori per 24 ore al giorno e che, spesso, viene utilizzata senza tenere presente alcun termine di preavviso. La contrattazione collettiva, dunque, ha demandato alla contrattazione di istituto la definizione di questa materia.

Ma la locuzione utilizzata (diritto alla disconnessione) è del tutto impropria. Ciò che va contrattato, infatti, non può essere la compressione del tempo vitale spettante al lavoratore una volta decorso il termine della prestazione lavorativa. Quanto, invece, i tempi dell’orario di lavoro in cui il lavoratore sia tenuto ad informarsi circa gli ordini di servizio emanati dal dirigente.

Bisogna inoltre tenere presente che l’obbligo di notifica resta a carico dell’amministrazione in quanto parte datoriale. Che deve provvedere, diligentemente, a verificare che le comunicazioni siano andate a buon fine avendo cura di acquisire un cenno di ricevuta dei destinatari.

Esattamente come avveniva quando le comunicazioni avvenivano in forma cartacea. La contrattazione integrativa di istituto, dunque, deve semplicemente individuare i tempi della giornata lavorativa in cui il lavoratore deve preoccuparsi di adempiere all’obbligo di visionare le comunicazioni. Ma sempre entro l’orario di lavoro. In caso contrario si tratterebbe di reperibilità. Vale a dire: di una prestazione eccedente l’orario di lavoro dei docenti e dei non docenti. Che non può essere utilizzata perché il contratto non prevede le necessarie risorse economiche necessarie a retribuire il relativo impegno aggiuntivo.

L’altra novità importante è la contrattualizzazione dei criteri per la determinazione dei compensi accessori dei docenti legati al merito. Il nuovo contratto sottoscritto il 19 aprile 2018 prevede, infatti, che la contrattazione integrativa di istituto debba individuare e regolare i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, «ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente ai sensi dell’art. 1, comma 127, della legge n. 107/2015». L’Aran, con le note 15209 del 29.08.2018 13029 del 19/07/2018, ha spiegato però che la contrattazione non può incidere sui criteri sostanziali fissati dalla legge Ma è competente per definire gli importi minimi e massimi da collegare alle materie oggetto della valorizzazione e la percentuale massima dei docenti ai cui assegnare le risorse.

L’agenzia ha chiarito, inoltre, che la contrattazione deve riguardare sia il bonus del decorso anno scolastico 2017/2018 che quello relativo all’anno scolastico 2018/2019. Le risorse del bonus non possono essere utilizzate per scopi diversi dalla valorizzazione del personale docente, ma possono essere incrementate nel caso in cui i fondi destinati ad altri capitoli rimangano inutilizzati. Così come previsto dall’articolo 9, comma 2 del contratto integrativo nazionale sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa del 1° agosto scorso, che così dispone: «Resta ferma la possibilità per la singola istituzione scolastica di definire con la contrattazione integrativa di istituto le finalità e le modalità di ripartizione delle eventuali risorse non utilizzate nell’anno scolastico 2018-2019, anche per le finalità diverse da quelle originarie».

La contrattazione d’istituto non ha competenza, invece, in merito alla definizione dei criteri sostanziali per l’individuazione dei docenti aventi titolo al bonus. Che devono essere individuati dal comitato di valutazione secondo i seguenti parametri fissati dal comma 129 della legge 107/2015: qualità dell’insegnamento, risultata i ottenuti e incarichi organizzativi svolti.

Cancellata la riapertura delle Gae Prove Invalsi alla maturità 2020

da ItaliaOggi

Cancellata la riapertura delle Gae Prove Invalsi alla maturità 2020

Il milleproroghe è legge, tutte le misure approvate

Emanuela Micucci

Il decreto Milleproroghe 2018 è legge. Dopo l’approvazione definitiva in Senato della legge conversione (numero 108) e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 21 settembre, il provvedimento è in vigore da sabato scorso. Tra le novità lo stop all’apertura delle graduatorie ad esaurimento che l’emendamento, riaperte nel corso del dibattito parlamentare, in Senato, dopo l’approvazione di un emendamento proposto da LeU che avrebbe permesso l’ingresso nelle Gae a quanti erano in possesso di abilitazione nelle graduatorie provinciali, inclusi i diplomati magistrali e gli Itp.

Un errore tecnico l’approvazione dell’emendamento, aveva subito precisato la maggioranza, tanto che nel passaggio finale alla Camera la disposizione è stata cancellata: le Gae restano ad esaurimento, senza nessuna possibilità di inserimento di nuovi abilitati. Slittano al 31 dicembre 2019 i termini per effettuare le analisi di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici e decidere da parte del Cipe lo stanziamento dei fondi destinati all’edilizia scolastica.

Rinviati alla maturità 2020 lo svolgimento delle prove Invalsi e dell’alternanza scuola-lavoro quali requisiti per l’ammissione all’esame di Stato, anche se nell’attuale anno scolastico le rivelazioni degli apprendimenti dell’Invalsi in italiano, matematica ed inglese debutteranno in V superiore e gli esiti saranno annotati nel curricolo dello studente, mentre l’alternanza resta curricolare per le stesse ore previste finora dalla Buona Scuola, almeno 400 in tecnici e professionali e almeno 200 nei licei, in attesa che un apposito provvedimento ne modifichi l’impianto.

Viene poi confermata la possibilità per le famiglie di presentare per l’iscrizione dei bimbi al nido e alla materna un’autocertificazione sulle vaccinazioni obbligatorie effettuate o che sono state prenotate presso l’Asl in attesa di regolarizzare la dichiarazione entro il 10 marzo 2019.

Sarà consentita la possibilità di estendere al 31 dicembre 2018 le eventuali somme non spese nell’anno scolastico 2016/2017 con la carta del docente. Per le scuole all’estero sono stati soppresse norme introdotte al testo del Milleproroghe approvato al Senato, che consentivano una proroga a domanda fino a 6 anni dei mandati di quattro anni, la riduzione da 6 a 3 anni del periodo di interruzione fra due periodi di servizio all’estero e la riduzione da 6 a 3 anni del periodo da assicurare all’estero per ottenere la destinazione.

Il bonus cultura per i 18enni viene esteso per tutto il 2018.

Chiamata diretta, tocca al senato

da ItaliaOggi

Chiamata diretta, tocca al senato

In arrivo in commissione l’AS 753: i presidi non sceglieranno più i prof di nuova nomina

Marco Nobilio

I docenti che hanno la titolarità su ambito diventeranno titolari nell’istituzione scolastica dove stanno prestando servizio. Se attualmente stanno prestando servizio in una scuola di ambito diverso da quello dove sono titolari, assumeranno la titolarità presso l’ultima scuola dell’ambito di titolarità dove hanno prestato servizio oppure dove sono titolari di incarico triennale. Lo prevede il disegno di legge AS 753 presentato dal leghista Mario Pittoni, presidente della commissione cultura del senato (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 28 agosto scorso). La proposta di provvedimento, che dovrebbe essere assegnato a breve alla commissione competente per la discussione, dispone l’abrogazione espressa delle norme della legge 107/2015 che hanno introdotto la chiamata diretta. Il dispositivo prevede anche che, dall’anno 2019/2020, le immissioni in ruolo comporteranno l’assegnazione della titolarità sella sede all’atto dell’accettazione della proposta di assunzione. E quindi saranno esenti dalla chiamata diretta.

Il disegno di legge, dunque, risolve il problema della chiamata diretta, ma non prevede alcuna soluzione per il problema dei trasferimenti d’ufficio dei docenti da un comune all’altro, che vengono disposti dai dirigenti scolastici quando nella stessa istituzione scolastica vi sono sedi su diversi comuni. Una situazione particolarmente delicata che, per certi versi, è un effetto collaterale dell’istituzione degli organici dell’autonomia introdotti dalla legge 107 insieme alla chiamata diretta.

A causa del calo del numero degli alunni il dimensionamento scolastico ha portato all’accorpamento di molte scuole in un unico istituto. L’accorpamento ha determinato a sua volta la costituzione di istituzioni scolastiche con molti plessi, spesso ubicati in comuni diversi. E ciò ha indotto molti dirigenti scolastici ad assegnare ai docenti cattedre anche ubicate in altri comuni. Senza tenere in alcun conto il fatto che, in questi, casi, si tratta di veri e propri trasferimenti d’ufficio. Che prima di essere disposti necessiterebbero dell’applicazione di procedure più complesse di quelle ordinariamente previste per l’assegnazione dei docenti alle classi. Non sono rari i casi, quindi, di docenti in vetta alle graduatorie di istituto che, nonostante nel decorso anno scolastico abbiano insegnato in un comune, dal 1° settembre, si siano visti assegnare sedi scolastiche collocati in altro comune.

Il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti soprattutto negli istituti di istruzione secondaria di II grado. Che a causa dell’istituzione dell’organico dell’autonomia, hanno subito l’unificazione dei codici dei plessi in quello dell’istituzione scolastica di cui fanno parte. Per esempio, in un istituto superiore formato da 4 scuole, prima tali scuole avevano 4 distinti organici identificati con 4 distinti codici. E ogni docente risultava titolare nell’organico della singola scuola componente, che veniva indentificata con il suo singolo codice.

Ciò determinava la titolarità sul plesso e, in caso di contrazione del numero delle classi, l’applicazione delle tutele contrattuali ai fini dell’individuazione del perdente posto da trasferire d’ufficio. Che veniva identificato nel docente collocato nell’ultima posizione delle graduatoria di istituto. Il dirigente, quindi, non poteva assegnare, al docente titolare in un plesso, una cattedra ubicata in un plesso diverso. E tutto veniva gestito sulla base di un sistema di regole tassative previste dal contratto sulla mobilità. Con l’avvento della legge 107/2015, invece, gli organici dei singoli plessi sono confluiti in un unico organico corrispondente a quello dell’istituzione scolastica. Che a sua volta ha un suo codice meccanografico. E siccome si tratta ormai di un unico istituto, anche se con sedi in più comuni, ciò sta inducendo molti dirigenti scolastici ad assegnare le classi ai docenti senza tenere conto che, in alcuni casi, ciò determina una modificazione definitiva della sede geografica della prestazione.

Per cancellare definitivamente gli effetti della legge 107/2015 in materia di mobilità, quindi, sarebbe opportuno inserire nel disegno di legge una disposizione per vincolare il potere del dirigente di assegnare i docenti alle classi alle sole classi ubicate nel comune di attuale servizio. In alternativa si potrebbe prevedere l’assunzione della titolarità sul comune.

Il disegno di legge Pittoni prevede, invece, che l’assunzione della titolarità della sede avrà effetti in riferimento alla istituzione scolastica occupata dal docente interessato in organico di diritto a prescindere dal comune di servizio. Fermo restando che il docente assumerà la titolarità della sede di provenienza e non sulla sede dove presta servizio in utilizzazione o assegnazione provvisoria. Le nuove disposizioni non assumeranno rilievo sulla situazione dei docenti soprannumerari senza sede. Il disegno di legge prevede, inoltre, che gli ambiti rimarranno in piedi. E la relativa estensione territoriale potrà essere modificata con cadenza triennale dagli uffici scolastici. Circa l’abolizione della chiamata diretta si registrano le prime reazioni sindacali favorevoli, di Uil scuola e Cisl scuola.

Concorso per abilitati, niente ammessi con riserva

da ItaliaOggi

Concorso per abilitati, niente ammessi con riserva

Il cds: troppi ricorrenti, procedura a rischio

Marco Nobilio

Il Consiglio di stato ha deciso di non concedere ai laureati l’ammissione con riserva al concorso riservato agli abilitati. La Sesta sezione dei giudici di palazzo Spada ha spiegato che la misura cautelare non può essere concessa. Perlomeno fino a quando la Corte costituzionale non si pronuncerà sulla legittimità delle norme che precludono ai non abilitati la possibilità di partecipare al concorso riservato. Perché i ricorrenti sono talmente tanti che, se ammessi, seppure con riserva, l’effetto sarebbe quello di compromettere lo svolgimento del concorso. Lo ha stabilito la sesta sezione del Consiglio di stato con una serie di ordinanze gemelle emesse ieri sulla medesima questione (tra le tante, si veda l’ordinanza 4588/2018 reg.prov.cau.). La sezione ha spiegato che sono state presentati molti altri appelli cautelari di docenti che chiedono di essere ammessi con riserva al medesimo concorso riservato in attesa della decisione della Corte costituzionale, pur in assenza dell’abilitazione all’insegnamento. Ma l’accoglimento di tali istanze comporterebbe, per l’elevato numero degli ammessi con riserva, un mutamento della natura dello stesso concorso in esame, in assenza delle esigenze di certezza e di continuità che solo la pronuncia della Corte Costituzionale può dare. E in definitiva, tale situazione, secondo i giudici amministrativi, «si risolverebbe in una sostanziale sospensione della stessa fonte legislativa primaria, prima che sulla sua legittimità si sia pronunciata la Corte costituzionale». Sulla base della considerazione dell’alto numero di ricorrenti, dunque, il collegio ha ritenuto di dover bilanciare gli interessi pubblici e privati coinvolti, e di decidere nel senso che le esigenze cautelari dei ricorrenti possano essere adeguatamente soddisfatte mediante la definizione nel merito, che dovrà essere la più sollecita possibile all’esito della decisione della Corte costituzionale in ordine alla questione sollevata con l’ordinanza del Tar Lazio n. 5134 del 2018. In altre parole, i giudici hanno ritenuto di impedire di pregiudicare la procedura concorsuale in atto ammettendo diverse migliaia di concorrenti in più. Perché l’ammissione con riserva avrebbe comportato una crescita esponenziale del numero dei candidati. E ciò avrebbe messo l’amministrazione in forte difficoltà allungando i tempi della procedura e mettendo a rischio la legittimità degli esiti del concorso.

Neoimmessi in ruolo: differenza tra assunti da concorso 2016 e concorso 2018

da Orizzontescuola

Neoimmessi in ruolo: differenza tra assunti da concorso 2016 e concorso 2018
di Nino Sabella

Il Miur, come riferito, ha pubblicato la nota n. 41693 del 21/09/2018, relativa al percorso annuale FIT a.s. 2018/19, che assolve agli obblighi dell’anno di formazione e prova per i docenti assunti dalle GMRE 2018.

Neoimmessi da concorso 2018: come si svolge anno prova FIT. Nota Miur

Vediamo in questa scheda le differenze, riguardanti l’anno di formazione e prova e la posizione giuridico-economica, tra docenti ammessi al III anno FIT e docenti assunti in ruolo da GaE e GM 2016 (compresi anche coloro i quali hanno ottenuto il passaggio di ruolo o ripetono l’anno di prova per la seconda e ultima volta o che, immessi in ruolo, non hanno potuto svolgere prima l’anno per il mancato raggiungimento dei giorni di servizio e di attività didattica previsti).

Posizione giuridico-economica

Il contratto dei docenti ammessi al terzo anno FIT prevede le medesime condizioni normative ed economiche di quello di supplenza annuale. Ne consegue che i predetti docenti godono delle tutele contrattuali previste per i docenti a tempo determinato in materie di ferie, permessi, malattia … e percepiscono il medesimo trattamento economico dei supplenti annuali. L’assunzione in ruolo avviene in seguito al superamento del percorso svolto.

I docenti assunti da GaE e da GM 2016 sono assunti direttamente con contratto a tempo indeterminato e svolgono l’anno di formazione e prova ai fini della conferma in ruolo.

In sostanza, i docenti ammessi al terzo anno FIT restano precari (per un anno), mentre quelli assunti da GaE e da GM 2016 entrano direttamente in ruolo. 

Percorso formativo

L’anno di formazione e prova dei docenti immessi in ruolo da GaE e GM 2016 è disciplinato dal DM n. 850/2015 (attuativo della legge 107/2015). Per l’anno scolastico 2018/19, il Miur ha pubblicato la nota n. 35085 del 2 agosto 2018, volta a fornire apposite indicazioni.

Il percorso annuale FIT  è disciplinato dal DM n. 984/2017, cui rinvia la nota del 21 settembre 2018.

Riportiamo nella tabella seguente le attività che i neoassunti e gli ammessi al III anno FIT devono svolgere:

Dalla tabella si evince che:

  • gli ammessi al FIT  non svolgono i laboratori formativi (e/o visite in scuole innovative), non partecipano agli incontri organizzati a livello territoriale e svolgono un progetto di ricerca-azione, diversamente dai docenti assunti da GaE e GM 2016;
  • sia gli uni (FIT) che gli altri (GaE e GM 2016) svolgono attività di osservazione in classe, sebbene in modalità e tempi differenti, e attività online, quale la produzione del portfolio professionale (o meglio di tutte le attività che lo costituiscono: bilanci, progettazione didattica…);
  • sia i docenti FIT che gli assunti da GM 2016 e GaE svolgono il colloquio finale, ai fini rispettivamente dell’assunzione (FIT) e della conferma in ruolo (GM 2016 e GaE).

Ambiente Online

Per i docenti FIT sarà presente, nell’ambiente online dell’Indire, una sezione dedicata, ai fini dello svolgimento delle attività previste per il portfolio professionale, come già per i docenti assunti da GaE e GM 2016.

L’ambiente online sarà disponibile, sia per gli uni che per gli altri, dal mese di novembre 2018.

Tutor

I docenti ammessi al III anno FIT sono anch’essi affiancati da un tutor (in attesa di un apposito DM, al tutor dei docenti FIT si applica l’articolo 12 del DM 850/15).

Commissione di valutazione

La Commissione per la valutazione finale dei docenti FIT, leggiamo nel decreto 984/17, comprende i soggetti  di cui all’articolo 11, comma 4, del D.lgs. 297/94, come modificato dalla legge 107/2015, ossia i componenti del comitato di valutazione nella composizione prevista per la valutazione finale dei docenti assunti da GaE e GM 2016:

  • dirigente scolastico (che preside la commissione);
  • due docenti scelti dal Collegio docenti e uno dal Consiglio di Istituto;
  • tutor.

Il dirigente scolastico, leggiamo nel DM 984/2017 (quindi per la valutazione finale del percorso annuale FIT), può integrare la commissione di valutazione con docenti universitari o ricercatori che abbiano svolto attività nell’ambito dei TFA o PAS nella specifica classe di concorso/posto del docente FIT.

Conferma/assunzione in ruolo

Per i docenti assunti da GaE e da GM 2016, è il dirigente scolastico a decretare la conferma o meno in ruolo, tenuto conto del parere del comitato di valutazione, dal quale può comunque discostarsene.

Per i docenti FIT, invece, è la commissione di valutazione a deliberare il superamento o meno del percorso.

Ripetibilità anno di prova e formazione

I docenti assunti da GaE e da GM 2016 hanno la possibilità di ripetere l’anno di prova in caso di valutazione negativa.

Il III anno FIT, invece, non è ripetibile, per cui si può svolgere una sola volta (ricordiamo che l’On. Azzolina ha depositato al riguardo un OdG).

nota del 21 settembre 2018

nota n. 35085 del 2 agosto 2018

Corsi specializzazione sostegno, Bussetti: stiamo accelerando i tempi

da Orizzontescuola

Corsi specializzazione sostegno, Bussetti: stiamo accelerando i tempi
di redazione

Il Ministro Bussetti, come comunicato dallo stesso sul proprio profilo FB, è stato oggi ospite di Fuori TG.

Carenza docenti di sostegno

Nel corso della trasmissione, il titolare del Miur ha affrontato il problema-sostegno, consistente nella carenza di docenti specializzati.

Corsi specializzazione

Bussetti ha affermato, come già fatto in diverse altre occasioni, che sono in cantiere nuovi corsi di specializzazione per il sostegno, vista la grande carenza di docenti in possesso di titolo.

I corsi saranno attivati per 10.000 posti da suddividere tra scuola  dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Tempistica

Sollecitato da una precisa domanda, il Ministro ha risposto che “stiamo definendo le procedure legislative utili ad accelerarne l’avvio”.

Bussetti: snellimento concorso dirigenti per superare reggenze

da Orizzontescuola

Bussetti: snellimento concorso dirigenti per superare reggenze
di redazione

Il Ministro Bussetti, come comunicato dallo stesso su FB, è oggi intervenuto a Fuori TG, affrontando il tema delle numerose reggenze, che caratterizzano le nostre istituzioni scolastiche.

40% scuole in reggenza

Le scuole in reggenza, nel corrente anno scolastico, sono più del 40%.

Il Ministro non ha smentito il succitato dato, ammettendo l’esistenza del problema.

Come risolvere il problema

Al fine di incrementare, già dal prossimo anno scolastico, l’organico dei dirigenti scolastici, figura definita dal Ministro di fondamentale importanza, si interverrà per snellire il corso-concorso per dirigente scolastico, che è in corso di svolgimento.

Bussetti: “Chi vince il concorso sale in cattedra”

da La Tecnica della Scuola

Bussetti: “Chi vince il concorso sale in cattedra”
Di Andrea Carlino

Lunga intervista a Italia Oggi per il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

Il sistema per il reclutamento cambierà: il Fit, la formazione iniziale e tirocinio, previsto dalla Buona Scuola, non ci sarà. Troppi, infatti, i tre anni post laurea, serve un sistema molto più veloce. Il progetto a cui lavorano i tecnici del Miur prevede l’integrazione con esami ad hoc del percorso di laurea e poi via, il concorso. Chi lo supera va in cattedra.

Il nuovo reclutamento dovrebbe partire già il prossimo anno con l’obiettivo di reclutare docenti più giovani.

Queste le parole del ministro: “È mia intenzione dare una volta per tutte regole certe. In questi anni sono stati creati troppi percorsi diversi, sono state fatte innumerevoli promesse rimaste disattese a chi voleva diventare insegnante. È arrivato il momento di stabilire un’unica strada d’accesso: concorsi in base ai posti vacanti e disponibili. E vincoli di permanenza per un certo numero di anni. È così che rispettiamo le ambizioni di questa categoria professionale. E restituiamo dignità ai docenti, pilastri della nostra scuola”.

“Attraverso la legge 107 sono stati assunti migliaia di docenti, è vero. Ma in maniera confusa e in alcuni casi lesiva dei loro diritti. Pensiamo a coloro che si sono dovuti trasferire lontano da casa a causa dei calcoli di un freddo algoritmo. Chi ha partecipato al concorso, invece, non solo ha dovuto superare una selezione, ma avrebbe dovuto intraprendere anche un percorso di formazione, un tirocinio, della durata di tre anni, prima dell’effettiva immissione in ruolo. Tutto questo non va bene. Né per gli insegnanti, né per gli studenti”.

La scuola e la scelta educativa: la difesa del costo standard di sostenibilità

da La Tecnica della Scuola

La scuola e la scelta educativa: la difesa del costo standard di sostenibilità

L’avvertimento di Casalino? Era diretto anche al Miur

da La Tecnica della Scuola

L’avvertimento di Casalino? Era diretto anche al Miur
Di Pasquale Almirante

Secondo un articolo del Il sussidiario, l’uscita del portavoce del premier, Rocco Casalino, che minacciava con una chat  purghe ai dirigenti del ministero dell’Economia, rei di non essere in grado di trovare i fondi per finanziare il reddito di cittadinanza, era diretta anche ai funzionari del Miur.

“Il ministero di viale Trastevere –si legge sul Sussidiario– è la dimostrazione lampante di tale logica. Giova ricordare come la “Buona Scuola” di Renzi sia stata azzoppata all’interno del ministero guidato dalla Giannini, una linguista dell’Università di Perugia che poco o nulla sapeva dell’apparato burocratico che doveva gestire. Anche il ministro Moratti subì la stessa sorte e chi non si ricorda del plenipotenziario Domenico Fazio, che tra gli anni 80 e l’inizio del duemila metteva in riga politici di tutte le razze e stagioni?”

Bussetti è avvisato: conterà pochissimo.

“Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti è dunque avvisato, lui che dovrebbe conoscere molto bene l’organizzazione amministrativa del Miur, avendo ricoperto sino a pochi mesi fa un incarico dirigenziale periferico del ministero di cui ora è al vertice. Bussetti deve sapere (o forse sa molto bene) che al Miur conterà pochissimo e che quel dicastero è pieno zeppo di funzionari che vogliono una scuola onnicomprensiva, poco propensa all’efficienza, sempre prona all’accordo politico-sindacale, fortemente centralizzata, ma allo stesso tempo scarsamente interessata alle sfide educative, ideali e formative a cui i giovani italiani chiamano ogni giorno i loro docenti.

Leggere i curriculum per conoscere i funzionari

“Per capire come si perpetua questa classe dirigente basta andare sui siti ministeriali e leggersi i curricula dei vari direttori. Una lettura interessante per farsi un’idea di come si formino le competenze di che governa davvero la scuola. Fino a quando?”