Salute mentale, Ledha e “Uniti per l’autismo” scrivono alle Aziende Socio Sanitarie

Redattore Sociale del 31-10-2018

Salute mentale, Ledha e “Uniti per l’autismo” scrivono alle Aziende Socio Sanitarie

MILANO. A due anni dall’approvazione della Legge Regionale in materia di salute mentale, Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e il comitato “Uniti per l’autismo” (che raggruppa 40 associazioni lombarde) hanno scritto una lettera a tutti i dirigenti delle Aziende socio sanitarie territoriali (ASST) della Lombardia per sapere quali delibere, servizi e misure sono stati messi in atto o saranno messi in atto per ottemperare a quanto previsto dalla norma. Obiettivo della legge, che si inserisce nel quadro più ampio della riforma socio-sanitaria lombarda, è quello di garantire a tutte le persone con disabilità una presa in carico integrata di carattere sanitario, sociosanitario e sociale. La missiva delle associazioni ha l’obiettivo di interrogare le aziende sanitarie, per sapere in che modo stiano assolvendo all’obbligo normativo e se abbiano emanato “delibere che vanno in questa direzione e quali iniziative intendano intraprendere per dare rapida attuazione alla legge regionale”.

“Si tratta infatti di un’informazione necessaria, oggi più che mai, per tutte le famiglie e le persone che spesso si rivolgono alle nostre organizzazioni per chiedere informazioni, orientamento e consiglio – commenta Alessandro Manfredi, presidente di Ledha -. Con questa lettera abbiamo chiesto alle ASST competenti di fornirci una panoramica dei servizi offerti, così da poter orientare adeguatamente le persone che si rivolgono a noi per avere informazioni”. “Per il comitato ‘Uniti per l’autismo’ -commenta la presidente, Raffaella Turatto- è molto importante avere dalle ASST un’idea più precisa dei casi di autismo in carico alle diverse agenzie territoriali e potere valutare l’effettiva offerta di servizi, perché le famiglie associate stanno sostenendo costi sempre più elevati per le terapie necessarie ai figli in ambito privato. ‘Uniti per l’Autismo’ esprime inoltre grande soddisfazione per la collaborazione con gli esperti del Centro Anti Discriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA, un punto di riferimento di alta competenza sulle disabilità e sui diritti”.

Seconda Ministeriale Scienza sull’Artico

Sottosegretario Giuliano rappresentante dell’Italia
alla seconda Ministeriale Scienza sull’Artico
Firmato lo statement per la cooperazione e la condivisione dei risultati delle ricerche

Rafforzare l’osservazione sul campo, condividere l’infrastruttura di ricerca nell’Artico, facilitare l’accesso ai dati. Comprendere le dinamiche regionali e globali del cambiamento dell’Artico. Valutare la vulnerabilità degli ambienti e delle società artiche e trovare soluzioni per il loro rafforzamento. Sono i tre obiettivi condivisi dai Ministri riunitisi nei giorni scorsi a Berlino per la seconda Ministeriale Scienza sull’Artico, seguita a quella tenutasi a Washington nel 2016. A rappresentare l’Italia, il Sottosegretario all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca, Salvatore Giuliano.

I rappresentanti degli otto Stati dell’Artico, di quindici nazioni di tutto il mondo e dell’Unione Europea hanno approfondito i tre temi con l’obiettivo di far progredire la comprensione dell’impatto dei rapidi cambiamenti dell’Artico e per rispondere alle principali sfide sociali nell’Artico anche a livello globale.

La condivisione dell’infrastruttura di ricerca si rende necessaria dati i costi elevati per il suo mantenimento. Costi che si possono ridurre anche rendendo i dati delle ricerche disponibili a livello globale. L’osservazione dei cambiamenti a livello locale è fondamentale per comprendere le loro ripercussioni a livello globale, perché anche un piccolo aumento della temperatura dell’aria può innescare un maggior riscaldamento della temperatura della terra. Conoscere a fondo le peculiarità dei territori dell’Artico consente inoltre di valutare alcuni cambiamenti in modo positivo, ad esempio in termini di utilizzo delle risorse, di rotte di trasporto e di crescita locale.

Al termine della conferenza, i rappresentanti delle Nazioni riunite hanno firmato un documento nel quale, in conclusione, auspicano che la collaborazione internazionale prosegua per migliorare e approfondire la conoscenza scientifica e la comprensione dell’Artico per garantire che continui ad essere un luogo sicuro e sostenibile per le generazioni future.

Educazione&Scuola Newsletter n. 1094


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Ottobre 2018 – XXIII Anno

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Notizie

PTOF 2019/2022 e Rendicontazione sociale

Mentre resta fissata all’ottobre 2018 l’eventuale revisione del PTOF 2016/2019, l’approvazione del PTOF 2019/2022 è prorogata alla data di apertura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2019/2020

Programma annuale

Entro il 31 ottobre – come stabilito dall’art. 2, comma 3, del DI 44/01 – il programma annuale, predisposto dal dirigente scolastico, deve essere proposto dalla Giunta esecutiva con apposita relazione …

Elezioni OOCC

Il 31 ottobre è il termine per le elezioni degli OOCC di durata annuale e per il rinnovo annuale della rappresentanza studentesca nel Consiglio d’Istituto

Concorso Dirigenti Scolastici

Il giorno e l’ora di svolgimento della prova scritta del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, …

Bilancio Sociale: verso una cultura della Rendicontazione sociale

Lecce, 30 ottobre 2018

Contratto Area dirigenziale Istruzione e Ricerca

Il 30 ottobre 2018 proseguono le trattative per il rinnovo contrattuale dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca per il triennio 2016-2018

Corsi ad accesso programmato Università

Dal 4 settembre al 26 ottobre i test per i corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale per l’anno accademico 2018/2019

#ioleggoperché – #Libriamoci 2018

20 -28 ottobre 2018

Fiera Didacta Italia

Firenze, 18 – 20 ottobre 2018

Concorso straordinario per primaria e infanzia

Firmato il 17 ottobre il decreto che consente di dare avvio alle procedure concorsuali

Giornata mondiale Alimentazione

16 ottobre 2018

Legge di Bilancio 2019 in CdM

Il 15 ottobre 2018 il CdM approva il DDL relativo al bilancio di previsione dello Stato 2019 e al bilancio pluriennale 2019 – 2021

#Erasmusdays

12 – 13 ottobre 2018

Prove INVALSI 2018-2019

Le iscrizioni alle prove INVALSI 2019 sono aperte dal 9 al 31 ottobre 2018

Nuovo Esame di Stato

Pubblicate il 4 ottobre le prime indicazioni operative

Mese dell’Educazione Finanziaria

ottobre 2018

Norme

Avviso 30 ottobre 2018

Diario del concorso pubblico, per esami, a 253 posti, per l’accesso al profilo professionale di funzionario amministrativo-giuridico-contabile, area III, posizione economica F1, del ruolo del personale …

Contratto Area dirigenziale Istruzione e Ricerca

Il 30 ottobre 2018 proseguono le trattative per il rinnovo contrattuale dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca per il triennio 2016-2018

Nota 29 ottobre 2018, AOODGOSV 18417

OLIMPIADI DI FILOSOFIA – XXVII EDIZIONE A.S. 2018-2019 – FINALE NAZIONALE E FINALE INTERNAZIONALE ROMA 13-19 MAGGIO 2019

Nota 26 ottobre 2018, AOODGSIP 4481

Salone Orientamenti 2018 – Genova 13, 14 e 15 novembre 2018

Sport di classe: pubblicato il Manuale Operativo di Gestione

Prot. 28062 del 26 ottobre 2018

Nota 24 ottobre 2018, AOODGSIP 4437

Progetto “Una Scuola Amica delle bambine dei bambini e degli adolescenti” MIURUNICEF – Anno Scolastico 2018-2019

Nota 24 ottobre 2018, AOODPIT 3156

Festival dell’Educazione, Torino, 29 novembre – 2 dicembre 2018

Cittadinanza e creatività digitale: autorizzazioni all’avvio dei progetti

Autorizzazioni Ottobre 2018

Nota 23 ottobre 2018, AOODGOSV 18218

“Programma il Futuro”: insegnare in maniera semplice ed efficace le basi scientifico-culturali dell’informatica (pensiero computazionale)

Decreto-Legge 23 ottobre 2018, n. 119

Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria

Nota 23 ottobre 2018, AOODGOSV 18167

XVII Premio annuale delle professioni Turistiche-Alberghiere “Pandolfo-Roscioli”. Bando di concorso per l’edizione dell’ anno scolastico 2018-2019

Nota 22 ottobre 2018, AOODGRUF 20899

Pubblicazione programma Tirocini Brevi II sessione 2018

Nota 19 ottobre 2018, AOODGOSV 18025

Invito all’iniziativa “Libriamoci. Settimana di lettura nelle scuole” 22-27 ottobre 2018

Nota 19 ottobre 2018, AOODGSIP 4361

Progetto “Giro dell’Italia – Centro mobile di sostegno e supporto per le vittime di bullismo e cyberbullismo” del MOIGE a.s. 2018/2019

Nota 19 ottobre 2018, AOODGOSV 18069

Avviso pubblico per la presentazione di proposte progettuali finalizzate allo sviluppo delle misure c) e d) previste dal punto 6, dell’allegato A, al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri …

Le Regioni e le nuove sfide del regionalismo (18.10.18)

Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Decreto Cautelare Consiglio di Stato 17 ottobre 2018, n. 5063

Ammissione con riserva ale prove del Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali

Nota 17 ottobre 2018, AOODGOSV 17905

Utilizzo delle calcolatrici elettroniche nelle prove scritte dell’esame di Stato – Aggiornamento

Nota 17 ottobre 2018, AOODGOSV 17862

Concorso nazionale ASSOVETRO – CO.RE.VE. “SURFING GLASS” A.S. 2018-2019

XVII Edizione Olimpiadi Italiane di Astronomia

Matera, 15 – 17 aprile 2019

Decreto Ministeriale 17 ottobre 2018

Concorso straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento di personale docente per la scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno

Ambienti digitali per la didattica integrata: approvazione e pubblicazione graduatorie regionali

Prot. 27362 del 17 ottobre 2018

Nota 17 ottobre 2018, AOODGCASIS 2011

Flussi finanziari delle Istituzioni scolastiche – Trasmissione dei dati gestionali

Nota 16 ottobre 2018, AOODGOSV 17832

Il Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) 2019/2022 e la Rendicontazione sociale (RS)

Avviso 16 ottobre 2018, AOODGOSV 17818

Nuova procedura on-line per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2013/55/UE. A partire dal 24 ottobre 2018 sarà disponibile l’applicazione

Nota 16 ottobre 2018, AOODGSOV 17818

Nuova procedura on-line per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2013/55/UE. A partire dal 24 ottobre 2018 sarà disponibile l’applicazione

Nota 12 ottobre 2018, AOODGOSV 17639

Seminari territoriali per la divulgazione del Documento MIUR Orientamenti per l’apprendimento della filosofia nella società della conoscenza e il confronto sulle proposte avanzate nell’anno scolastico …

Nota 11 ottobre 2018, AOODPIT 3098

Dodicesima edizione del concorso Juvenes Translatores, 2018-2019

SIF 2020: Online la Scrivania per DS e DSGA

Prima versione – 5 ottobre 2018

Nota 5 ottobre 2018, AOODGSIP 4241

Progetti Miur a sostegno dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” in collaborazione con il Parlamento. Trasmissione bandi a. s. 2018-19

Nota 4 ottobre 2018, AOODPIT 3050

Esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s. 2018/2019 – prime indicazioni operative

Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n. 113

Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia …

Nota 2 ottobre 2018, AOODGOSV 17003

Modalità di partecipazione di docenti e scuole al progetto Nazionale LS-OSAlab e al progetto Nazionale PP&S, a sostegno della didattica nelle discipline di Fisica e Scienze e di Matematica, per l’a.s. …

Avviso 2 ottobre 2018

Diario del concorso pubblico, per esami, a 253 posti, per l’accesso al profilo professionale di funzionario amministrativo-giuridico-contabile, area III, posizione economica F1, del ruolo del personale …

Decreto Interministeriale 2 ottobre 2018, AOOUFGAB 634

Requisiti culturali e professionali fondamentali dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale amministrativo della scuola da inviare all’estero

Circolare Ministeriale 2 ottobre, n. 2 AOODGOSV 17097

Elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica – a. s. 2018/2019

Decreto del Presidente della Repubblica 1 ottobre 2018

Attribuzione del titolo di Vice Ministro al Sottosegretario di Stato presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca on. prof. Lorenzo FIORAMONTI, a norma dell’articolo 10, comma …

Circolare Ministero PA 1 ottobre 2018, n. 3

Responsabile per la transizione digitale – art. 17 decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 “Codice dell’amministrazione digitale”

Rubriche

in Europ@Fondi Strutturali di Fabio Navanteri

 

in Famiglie

Rappresentanti degli studenti nei consigli di classe alla primaria

di Cinzia Olivieri

Circolare Elezioni degli organi collegiali 2018. Solo un ordinario ritardo?

di Cinzia Olivieri

Sportello Genitori Studenti e Scuola

a cura di Cinzia Olivieri

 

in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 62

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

Dislessia 2.0

Al via lo screening digitale gratuito e aperto a tutti

Settimana Nazionale della Dislessia – 3° Edizione

1 – 7 ottobre 2018

 

in LRE di Paolo Manzelli

Professioni olistiche della salute

Firenze, 13 – 14 ottobre 2018

in Recensioni

V. Bellocchio, La festa nera

di Antonio Stanca

G. Guastini, Il libro degli insegnanti

Costruire il curricolo per competenze

 

in Riforme On Line di Giancarlo Cerini

Cittadinanza e Costituzione: a che punto siamo?

di Giancarlo Cerini

in Software

Capire l’Informatica di Paolo Rocchi

 

in Statististiche

L’educazione alimentare nelle scuole italiane

MIUR

in Stranieri

A scuola anch’io

Roma, 12 ottobre 2018

Imparare a mettersi in gioco

I dati della ricerca dell’Osservatorio sull’internazionalizzazione delle scuole della Fondazione …

in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Il nuovo esame di “maturità”

di Maurizio Tiriticco

Rassegne

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale

 

Ripetizioni in nero: nel mirino un business da 950 milioni

da Il Sole 24 Ore

Ripetizioni in nero: nel mirino un business da 950 milioni
di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Un docente di greco che offre lezioni private a Milano potrebbe versare al fisco 7,5 euro dei 50 che incassa per ogni ora di ripetizione. Un suo collega di matematica residente a Roma ne pagherebbe invece 3,75 sui 25 ricevuti. Almeno stando agli ultimi numeri del Codacons che ha stimato in 950 milioni il giro d’affari complessivo delle sessioni di studio a domicilio. Nel 90% dei casi in nero. Ed è su questo business che la legge di bilancio in arrivo vuole provare a intervenire con una flat tax del 15% nuova di zecca. L’ennesima cedolare secca del nostro sistema fiscale, che nasce però già zoppa. Almeno stando alle bozze della manovra visto che non si applicherebbe ai supplenti né ai prof e studenti universitari.

La norma circoscrive la novità ai «docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado». Non varrebbe dunque per i prof precari e nemmeno per chi insegna all’università (o ci studia e dà ripetizioni per mantenersi). Sarebbero invece inclusi i maestri di infanzia e primaria. Che difficilmente però si portano il lavoro a casa. Volendo provare a quantificare la platea interessata i sindacati la stimano nel 10% dei docenti di ruolo nelle superiori. Un mini-esercito di 30-40mila insegnanti, per lo più concentrati in alcune discipline specifiche: latino, greco, matematica e lingue.

I primi a essere sorpresi per l’introduzione della tassa piatta sono i vertici del ministero dell’Istruzione. A volerla sarebbe stato il Mef che è a caccia di risorse aggiuntive per la copertura della legge di bilancio. Al momento una stima di gettito potenziale ancora non c’è. Anzi secondo i tecnici delle Finanze la misura, nella fase di debutto iniziale, produrrebbe addirittura un costo per l’erario di 28,5 milioni di euro nel 2020 e di 17,1 nel 2021. Numeri calcolati sulla base degli insegnanti che dichiarano al Fisco le somme ricevute per le ripetizioni a domicilio e che attualmente pagano l’aliquota del 23 per cento. Passare alla flat tax permetterebbe loro di risparmiare l’8% di prelievo.

La speranza è che, a lungo andare, la tassazione agevolata convinca i docenti interessati a uscire dal sommerso. E faccia così emergere nuova base imponibile. In quest’ottica, «la cedolare secca al 15% è positiva per chi vuole mettersi in regola con il Fisco», sottolinea il leader della Uil Scuola, Pino Turi. Volendo prendere per buone le stime dell’associazione dei consumatori sul business attuale di 950 milioni di nero (il 90% dei quali in nero) si può arrivare a immaginare un extragettito potenziale di un centinaio di milioni. Anche perché solo gli studenti delle superiori con un debito da recuperare a settembre erano oltre 500mila. Senza considerare i ragazzi delle medie, e quelli che corrono da un prof “a casa” per un quattro o un cinque a un compito in classe o a un’interrogazione.

Insomma, un mercato fiorente, alimentato anche dal mancato decollo dei corsi di recupero che le scuole sono, o per meglio dire, sarebbero tenute a fare (Beppe Fioroni promulgò un decreto ad hoc nell’ottobre 2007 per ribadire l’adempimento , poi con la legge 107 è arrivato pure l’organico del potenziamento, ma utilizzato prevalentemente per coprire le supplenze).

Il punto è che risorse scarse e una programmazione “carente” hanno reso i corsi di recupero di una manciata di ore e poco utili ai ragazzi. E così le famiglie si sobbarcano spese “extra”, che, stando a una recente indagine della Fondazione Luigi Einaudi, arrivano a superare, in media, anche i 1.600 euro all’anno.

Certo, «è giusto far emergere qualunque forma di lavoro nero – chiosa Licia Cianfriglia, responsabile relazioni istituzionali dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, e dirigente scolastica -. Ma visto che l’esigenza di recupero c’è, per venire incontro a famiglie e studenti, sarebbe importante soprattutto dotare le scuole di risorse adeguate per adempiere al compito, valorizzando i docenti in servizio».

Con 15 progetti di contrasto allo spaccio di stupefacenti «Scuole sicure» entra nel vivo

da Il Sole 24 Ore

Con 15 progetti di contrasto allo spaccio di stupefacenti «Scuole sicure» entra nel vivo
di Paolo Canaparo

L’operazione «Scuole sicure» disegnata dal ministro dell’Interno con la direttiva del 20 agosto 2018 entra nel vivo. Sono stati approvati tutti i 15 progetti locali trasmessi al ministero dell’Interno dopo la preliminare valutazione positiva espressa dai competenti comitati provinciali per l’ordine e la pubblica sicurezza e destinati a una più efficace azione di prevenzione e contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi delle scuole.
Nella consapevolezza del ruolo fondamentale che le amministrazioni locali possono svolgere, il ministero dell’Interno, in linea anche con l’esperienza positivamente sperimentata questa estate con l’operazione «Spiagge sicure», ha individuato un plafond di risorse pari a 2,5 milioni di euro per sostenere sul piano finanziario tutte le specifiche iniziative che si intendano attivare sul territorio, a integrazione di quelle messe in campo dalle forze di polizia.

La ripartizione delle risorse
Le risorse messe a disposizione a valere sul Fondo unico giustizia sono destinate a Bari (81.500 euro), Bologna (98.250 euro), Catania (78.500 euro), Firenze (96.000 euro), Genova (146.250 euro), Messina (59.000 euro), Milano (344.750 euro), Napoli (243.750 euro), Palermo (168.750 euro), Padova (53.00 euro), Roma (724.750 euro), Torino (222.750 euro), Trieste (51.500 euro), Venezia (66.000 euro) e Verona (62.250 euro).
Si tratta di aree urbane da circa 10milioni di persone, preventivamente individuate in quanto con più di 200mila abitanti secondo gli indici Istat aggiornati al 31 dicembre 2017 e caratterizzate dalla maggiore diffusione dello spaccio di stupefacenti e dalla più elevata concentrazione di studenti. Circa la metà delle risorse finanziate, pari a 1 milione e 248 mila euro, sono destinate a spese correnti: 703mila euro per gli straordinari del personale di polizia municipale, con assunzioni a tempo determinato per 35mila euro; 371 mila euro per l’impiego delle unità cinofile, addestramento degli operatori ed acquisto di strumentazione e 139mila euro, infine, sono stati destinati a campagne educative.
Le risorse destinate alle spese d’investimento ammontano a 1,255 milioni e saranno impiegate prevalentemente per realizzare impianti di videosorveglianza, per l’acquisto di veicoli speciali, per comprare sistemi di localizzazione e di altre attrezzature.
Gli istituti scolastici al momento coinvolti dai progetti sono 98.

Il ruolo delle prefetture nell’attuazione e nel monitoraggio
Un punto fondamentale per l’esame dei progetti è stato il passaggio in prefettura con una valutazione espressa dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Il prossimo passaggio prevede che l’erogazione del contributo debba essere assistita da uno specifico protocollo d’intesa che ne regolerà tempi e modalità di attuazione. Qualora non contempli impegni ulteriori rispetto a quelli contenuti nella scheda progettuale preventivamente esaminata dal comitato, il protocollo non dovrà comunque essere sottoposto all’assenso del Viminale per essere sottoscritto.
Al termine dell’anno scolastico, infine, gli enti locali beneficiari saranno tenuti a presentare alle prefetture una relazione sull’iniziativa, corredata dal rendiconto economico/finanziario della gestione svolta e dalla documentazione di spesa, anche per verificare il corretto impiego delle risorse.
Un report mensile verrà curato dalle singole prefetture, per essere trasmesso al Viminale.

Concorso, la riforma è servita

da ItaliaOggi

Concorso, la riforma è servita

Basta la laurea per partecipare, addio ai 3 anni di Fit

Alessandra Ricciardi

Un concorso per laureati. Basterà la laurea, e 24 crediti in materia pedagogiche, per accedere alla selezione per i futuri insegnanti già dal 2019: due scritti e un orale. Chi li supera farà un anno di prova e formazione da supplente e poi sarà di ruolo. A riscrivere il sistema di accesso alla professione docente è la legge di bilancio 2019. Nell’ultima bozza disponibile, sono entrate le norme che cancellano quanto previsto dalla legge 107/2015, la riforma Renzi della Buona scuola, che prevedeva dopo la laurea un percorso di tre anni prima di poter diventare di ruolo. Troppi, aveva detto in un’intervista a ItaliaOggi il ministro dell’istruzione Marco Bussetti (si veda il numero del 25 settembre scorso), annunciando il ritorno a un sistema più semplice, al caro, vecchio concorso aperto a tutti i laureati. L’articolato dettaglia le prove della nuova selezione e fissa anche i paletti per la valutazione dei titoli che saranno poi precisati in un successivo decreto del ministero.

Intanto si stabilisce che nella tabella dei titoli accademici scientifici e professionali valutabili, «comunque in misura non superiore al 20% del punteggio complessivo»… «dovrà essere valorizzato il titolo di dottore di ricerca, il possesso dell’abilitazione specifica già conseguita attraverso percorsi selettivi di accesso, il superamento di prove di un precedente concorso». Con lo stesso decreto ministeriale si stabilirà la costituzione di una commissione di esperti per la definizione delle tracce delle prove d’esame e delle relative griglie di valutazione. Il superamento di tutte le prove concorsuali, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi previsti per le stesse, «costituisce abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso.

E veniamo alle prove. Per il concorso sui posti di sostengo è previsto uno scritto a carattere nazionale e un orale. Per i posti comuni si prevedono due scritti e un orale. Il primo scritto si intende superato con una valutazione di sette decimi, il suo superamento è condizione necessaria per accedere alla seconda prova, che è superata sempre con sette decimi. Analogamente a quanto già previsto per il concorso riservato per scuola dell’infanzia e primaria, nella prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenze, si verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B». Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli. La graduatoria ha validità biennale e comunque perde validità con la pubblicazione della successiva. In ogni graduatoria al massimo un numero di vincitori pari ai posti messi a concorso.

Per legge inoltre si abroga la titolarità dei futuri vincitori su ambito territoriale, altra innovazione della 107, e si torna alla nomina su scuola. Chi supera il concorso, prima di potersi dire di ruolo, deve conseguire un giudizio positivo nel corso dell’anno di prova e formazione. Sarà assunto sullo stesso posto e nella stessa scuola della prova dove dovrà restare per almeno 4 anni. Salvo casi si esuberi. In ultimo arriva anche una corsia preferenziale per i precari: in sede di prima applicazione, chi ha svolto almeno tre anni di servizio negli ultimi otto avrà una riserva del 10% dei posti messi a concorso.

Saltano le 20 mila assunzioni in più Alternanza addio: si fa orientamento

da ItaliaOggi

Saltano le 20 mila assunzioni in più Alternanza addio: si fa orientamento

Manovra 2019/tra le misure, anche la task force per il digitale

Alessandra Ricciardi

Alla fine la norma sulle maggiori assunzioni nella scuola per 20 mila posti, da destinare al potenziamento di infanzia e primaria in particolare per il tempo pieno al Sud, non ha visto la luce. Almeno per ora. Ma al ministero dell’istruzione non danno ancora per chiusa la partita, contando sul lavoro che potrà essere fatto con i partiti di maggioranza nelle aule parlamentari. Confermata invece la riforma dell’alternanza scuola-lavoro: partirà subito, ad anno scolastico già iniziato.

«I percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono ridenominati percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento», recita l’articolo della bozza di manovra finanziaria «e, a decorrere dall’anno scolastico 2018/2019, con effetti dall’esercizio finanziario 2019, sono attuati per una durata complessiva: a) non inferiore a 180 ore nel triennio terminale del percorso di studi degli istituti professionali; b) non inferiore a 150 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi degli istituti tecnici; c) non inferiore a 90 ore nel secondo biennio e nel quinto anno dei licei».

Più che dimezzate dunque le durate, così come largamente anticipato dal ministro Bussetti in più occasioni: oggi per professionali e tecnici si prevedono 400 ore, 200 per i licei. «Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, fermi restando i contingenti orari di cui al comma 1, sono definite linee guida in merito ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento».

Per l’anno in corso, in relazione ai progetti già attivati dalle istituzioni scolastiche, si determina automaticamente, anche nei confronti di eventuali soggetti terzi coinvolti, una rimodulazione delle attività sulla base delle risorse finanziarie occorrenti e disponibili.

Riformato anche il piano per il digitale, così come anticipato da ItaliaOggi martedì scorso: si costituisce un pool di esperti per formare i docenti sul territorio. «Al fine di promuovere misure e progetti d’innovazione didattica e digitale nelle scuole, negli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021 può essere esonerato dall’esercizio delle attività didattiche un numero massimo di 120 docenti individuati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che costituiscono équipe territoriali formative, per garantire la diffusione di azioni legate al Piano per la scuola digitale», si legge nella bozza, «nonché per promuovere azioni di formazione del personale docente e di potenziamento delle competenze degli studenti sulle metodologie didattiche innovative».

Per il 2019 inoltre è autorizzata la trasformazione, da tempo parziale a tempo pieno, del rapporto di lavoro degli assistenti amministrativi e tecnici assunti nell’anno scolastico 2018/2019 ai sensi dell’articolo 1, commi 619 e seguenti, della legge 27 dicembre 2017, n. 205: si tratta di una selezione per quanti avevano avuto contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel tempo nelle segreterie scolastiche. Detta trasformazione è disposta nel limite di una spesa di personale complessiva, tenuto conto anche degli stipendi già in godimento, non superiore a quella autorizzata ai sensi dell’articolo 1, comma 619, della predetta legge, a tal scopo avvalendosi della quota non utilizzata per i fini previsti. È corrispondentemente incrementata la dotazione organica del personale assistente amministrativo e tecnico. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno avviene mediante scorrimento della graduatoria di merito della procedura di selezione indette nel 2017.

Si procede tra l’altro al recupero delle somme giacenti e non utilizzate sui conti delle scuole entro il termine del 30 aprile 2019. Le somme giacenti, incluse quelle derivanti dai trasferimenti per le spese di pulizia, sono versate solo dove non sussistano contestazioni in atto. «Entro il medesimo termine il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede al versamento in conto all’entrata del bilancio dello Stato delle somme non utilizzate, per le quali non vi siano contestazioni in atto, giacenti sul conto corrente n. 53823530 presso la società Poste italiane spa».

Quota parte delle somme così versate alle entrate, pari complessivamente a 18 22,5 milioni di euro, rimane acquisita all’erario. Il mancato versamento delle somme di cui ai periodi precedenti entro il predetto termine comporta l’insorgere di responsabilità dirigenziale e obbligo di segnalazione alla Corte dei conti.

Trasferimenti senza più ambiti

da ItaliaOggi

Trasferimenti senza più ambiti

Il Miur intenzionato ad anticipare gli effetti dei ddl Pittoni e Granato già nel contratto

Marco Nobilio

Gli ambiti territoriali vanno in soffitta. È quanto è emerso nella prima riunione di contrattazione sulla mobilità a domanda (trasferimenti e passaggio di ruolo e di cattedra). Che si è tenuta a viale Trastevere il 23 ottobre scorso tra i rappresentanti del ministero dell’istruzione e dei sindacati firmatari del contratto: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams. All’apertura del tavolo negoziale l’amministrazione ha informato le organizzazioni sindacali dell’intenzione dell’esecutivo di abolire la chiamata diretta e gli ambiti territoriali introdotti dal precedente governo con la legge 107/2015.

I rappresentanti del ministero dell’istruzione hanno fatto riferimento ai due disegni di legge (AS753 e AS763) presentati, rispettivamente, dal presidente della VII commissione istruzione del senato, Mario Pittoni (Lega) e dalla senatrice del Movimento 5 stelle, Bianca Laura Granato. Entrambi i provvedimenti, infatti, prevedono espressamente l’abolizione della chiamata diretta. E quindi l’amministrazione intende conformarsi all’intenzione del governo omettendo di prevedere il trasferimento e la titolarità su ambito territoriale. Va detto subito, però, che il disegno di legge Pittoni non prevede espressamente l’abrogazione delle disposizioni della legge 107/2015 che istituiscono gli ambiti, ma solo la cancellazione della chiamata diretta. L’abrogazione delle disposizioni sugli ambiti, infatti, è prevista solo nel disegno di legge Granato.

Ma la cessazione della chiamata diretta dovrebbe portare con sé anche l’abolizione del sistema degli ambiti che ne costituisce il presupposto. Oltre tutto è prassi che, in presenza di più proposte di legge sulla stessa materia, in sede di discussione parlamentare si giunga a un testo unificato. Tanto più che, in questo caso, i due disegni di legge non sono in contrasto tra loro e l’unificazione dovrebbe risultare abbastanza agevole in commissione. A maggior ragione se si considera che le due proposte di legge sono diretta espressione dei due partiti di maggioranza e che l’abolizione della chiamata diretta è espressamente prevista nel contratto di governo.

Nel corso della trattativa le organizzazioni sindacali hanno chiesto all’amministrazione di ripristinare la situazione precedente alla legge 107/2015. Vale a dire: ripristinare la cosiddetta fase comunale della mobilità dando la possibilità ai docenti di esprimere anche le preferenze sintetiche comprendenti i vari comuni. Così come accadeva prima dell’avvento della riforma della Buona scuola. La cancellazione della chiamata diretta, infatti, farebbe venire meno la necessità di indicare il codice dell’ambito, perché i movimenti avverrebbero direttamente sulle istituzioni scolastiche.

È bene precisare che la cancellazione definitiva degli ambiti potrà avvenire solo all’esito del processo legislativo in atto. Ma siccome la validità del contratto sulla mobilità di quest’anno avrà durata triennale, è necessario che l’accordo risulti coerente con le modifiche legislative che la maggioranza intende adottare. In caso contrario le clausole negoziali in esso contenute risulterebbero in contrasto con le nuove disposizioni. E ciò potrebbe determinare difficoltà interpretative, errori e contenzioso anche seriale. Nel corso della discussione l’amministrazione ha ribadito che l’acquisizione della titolarità sull’istituzione scolastica comporterà l’impossibilità, per i docenti, di accedere ai trasferimenti e ai passaggi per tre anni.

Le organizzazioni sindacali, però, hanno fatto presente che tale vincolo non dovrebbe assumere rilievo per i trasferiti d’ufficio, ma solo per i docenti che dovessero ottenere l’accoglimento della domanda di mobilità volontaria. In ogni caso, la cancellazione degli ambiti dovrebbe determinare la reintegrazione del diritto, sempre per i docenti, di esprimere tutte le preferenze previste dal modulo di domanda anche sulle singole istituzioni scolastiche.

È stato chiesto, inoltre, di ripristinare i codici dei comuni, dei distretti e delle province, così da consentire agli insegnanti interessati di avvalersi pienamente del ripristino delle 3 fasi della mobilità: comunale, provinciale e interprovinciale. Così come avveniva prima della riforma Renzi.

Le organizzazioni sindacali hanno anche chiesto all’amministrazione di prevedere un modulo unico di domanda, valevole sia per la mobilità all’interno della provincia che per la mobilità tra province diverse. Nei prossimi incontri saranno definiti gli ulteriori dettagli. Tra le varie questioni da dirimere vi è anche quella della differente valutazione dei servizi preruolo nella fase della mobilità a domanda e in quella della mobilità d’ufficio.

Nella mobilità a domanda, infatti, già nelle precedenti tornate il servizio preruolo e quello di ruolo erano stati equiparati fissando in 6 punti per anno scolastico la valutazione di un anno di servizio a prescindere da fatto che fosse stato prestato prima o dopo l’immissione in ruolo. Non così, invece, ai fini della mobilità d’ufficio., dove il preruolo viene valutato la metà.

Abbandoni, la media è poco Ue

da ItaliaOggi

Abbandoni, la media è poco Ue

14 ragazzi su 100 senza diploma contro i 10 previsti

Emanuela Micucci

Non ci siamo. Nonostante i segni di miglioramento dell’Italia, a livello nazionale e regionale, il Paese è ancora molto indietro rispetto alla media europea su tutti gli indicatori di istruzione e formazione. Lo sottolinea il Rapporto ASviS 2018 «L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile», presentato recentemente alla Camera (www.asvis.it). L’indicatore composito elaborato dall’ASviS, infatti, segnala miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda la quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario, che rispetto al 2015 è continuata a migliorare, e il tasso di abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione, diminuito in tutte le regioni rispetto al 2010.

Tuttavia, il tasso di dispersione scolastica è ancora al 14% rispetto all’obiettivo del 10% di Europa 2020. Mentre l’istruzione terziaria è penultima in Europa per numero di laureati (peggio fa solo la Romania) con il 16,3% tra i 15-64enni, rispetto al 15,7% del 2016, e il 26,2% tra i 30-34enni, rispetto al 40% dell’obiettivo di Europa 2020 ormai raggiunto in quasi tutti i Paesi. Ancora. «Nel confronto europeo «in Italia persiste un livello inadeguato della spesa per l’istruzione rispetto al pil», evidenzia il Rapporto: 4%, rispetto alla media europea del 4,9%. In termini di quota sulla spesa pubblica, il nostro Paese passa dal 9,1% del 2008 al 7,9% del 2015, a fronte di valori del 9,6% della Germania e della Francia e del 9,3% della Spagna. In particolare, in termini di borse di studio, in Italia la copertura è del 9,4% della popolazione studentesca, contro il 39,2% della Francia, il 30% della Spagna, il 25% della Germania.

A fronte di nuovi stanziamenti su vari fronti, va tuttavia registrato il progressivo declino del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (Mof), ridotto di circa un terzo dal 2013 ad oggi. In campo educativo, poi, quantità e qualità dell’offerta di istruzione continuano a essere segnate da divari territoriali. Quest’anno per la prima volta il Rapporto analizza l’evoluzione delle regioni italiane rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu sullo sviluppo sostenibile.

Gli indici compositi elaborati dall’ASviS mostrano per l’istruzione un netto miglioramento in tutte le regioni rispetto al 2010. Ciò è dovuto in particolare all’aumento della quota di laureati tra i 30-34enni.

Le due regioni che si posizionano meglio nei confronti della media nazionale sono l’Umbria, soprattutto nell’ultimo anno grazie a una maggiore partecipazione ad attività di istruzione e formazione, e il Trentino-Alto Adige, grazie alla diminuzione degli abbandoni scolastici e all’incremento dei laureati tra i 30-34enni. Al contrario la Sicilia segnala una situazione peggiore della media nazionale, «su un livello drasticamente inferiore», «principalmente» a causa dell’«altissimo tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, che nel 2016 è pari al 24%», dieci punti sopra la media nazionale.

Infine, nell’analizzare la posizione delle città italiane rispetto agli obiettivi dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile si segna che per l’abbandono scolastico e per i laureati, sebbene si sia registrato un andamento positivo rispetto all’anno precedente, come a livello nazionale, questa tendenza non appare sufficiente per raggiungere gli obiettivi della Strategia Europa 2020.

Nemmeno prendendo il 2025, invece che il 2020, come anno di riferimento. Secondo il rapporto, gli standard europei nel campo dell’educazione e dell’istruzione potranno essere raggiunti dall’Italia se sarà effettuata una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio. Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, se sarà favorito l’aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie.

Concorso docenti, riserva del 10% per i precari con 36 mesi di servizio

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, riserva del 10% per i precari con 36 mesi di servizio
Di Fabrizio De Angelis

Come abbiamo riportato in precedenza, la legge di bilancio 2019 interviene su diversi punti del comparto scuola, specie su alcuni aspetti della legge 107. In base alla bozza relativa alla prossima manovra, ci saranno alcune novità per quanto riguarda il reclutamento degli insegnanti.

Riserva di posti del 10% dei precari storici

Se dovesse essere confermato davvero quanto riportato nella bozza della manovra, i precari con almeno 3 anni di servizio negli ultimi otto, non avranno una procedura riservata ad hoc, come previsto dalla Buona scuola, ma avranno una riserva del 10 % dei posti totali sul concorso ordinario per laureati non abilitati.

Infatti, il decreto 59/2017, prevede una procedura riservata, per chi non è abilitato, ma che può vantare 36 mesi di servizio svolto negli ultimi 8 anni (180 giorni all’anno scolastico o servizio dal 1/02 al termine degli scrutini o esami).
Una volta superato il concorso semplificato, i candidati accedono al primo anno del percorso FIT, ma saranno esonerati dalla frequenza del secondo anno, mentre saranno dirottati direttamente al terzo anno di FIT.

Invece, la prospettiva della legge di bilancio 2018, è quella di una procedura ordinaria insieme agli altri candidati con il solo requisito della laurea e dei 24 CFU, ma con una riserva di posti pari al 10% per coloro i quali potranno vantare 3 anni di servizio, anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, negli ultimi 8 anni.

Per tali soggetti, dovrebbe restare, come previsto dal decreto 59/2017, l’esonero dal conseguimento dei 24 CFU/CFA.

E’ importante ribadire che si tratta di una bozza e che quindi prima dell’approvazione potrebbero anche mutare alcuni aspetti.

Inoltre, quanto riferito sui precari storici, dovrebbe valere solo per il primo concorso, quindi le stesse condizione non varranno per la successiva procedura concorsuale.

Come calcolare il servizio

Un anno di servizio, è valido quando si raggiungono i 180 giorni.

Questo vuol dire che per partecipare al prossimo concorso, secondo quanto riporta l’articolo 11, comma 14, del legge 3 maggio 1999 n. 124., bisogna aver prestato servizio, anche non continuativo, per almeno 180 giorni in un anno scolastico.

In alternativa, vsarà considerato valido il servizio dal 1/02 al termine degli scrutini o esami. Tali giorni di servizio obbligatori, ricordiamo, devono essere stati svolti negli ultimi 8 anni, alla data di scadenza del bando.

Le prove

Il concorso sarà strutturato in tre prove, composte da due scritti ed una prova orale, per il posto comune, mentre per il concorso sui posti di sostengo è previsto uno scritto a carattere nazionale e un orale.

Il primo scritto sarà valutato come superato con una valutazione di sette decimi, il suo superamento è necessario per accedere alla seconda prova, che è superata sempre con sette decimi.
La prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenze, verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B.

Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli.

La graduatoria avrà validità biennale e comunque perderà validità con la pubblicazione della successiva.

Ogni graduatoria avrà al massimo un numero di vincitori pari ai posti messi a concorso.

Valutazione titoli

Per quanto riguarda la valutazione dei titoli, che saranno poi precisati in un successivo decreto del ministero, viene stabilito che nella tabella dei titoli accademici scientifici e professionali valutabili, “comunque in misura non superiore al 20% del punteggio complessivo”… “dovrà essere valorizzato il titolo di dottore di ricerca, il possesso dell’abilitazione specifica già conseguita attraverso percorsi selettivi di accesso, il superamento di prove di un precedente concorso”.

Il futuro decreto ministeriale, stabilirà la costituzione di una commissione di esperti per la definizione delle tracce delle prove d’esame e delle relative griglie di valutazione.

Una volta superate tutte le prove del concorso ed il conseguimento dei punteggi minimi previsti, scatta in automatico “l’abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso”.

Un solo anno di FIT e permanenza sullo stesso posto

Ma la novità forse più importante di questo nuovo reclutamento, riguarda il taglio del FIT, che passa da tre ad un solo anno.
Di conseguenza, una volta superato il concorso, i vincitori saranno ammessi ad un anno di prova e formazione da supplente, al termine del quale l’insegnante entrerà di ruolo.

Al termine di questo anno, però, una volta abrogata la titolarità su ambito, che tornerà quindi su scuola, prima di entrare di ruolo, il docente dovrà conseguire un giudizio positivo nel corso dell’anno di prova e formazione.
Al termine di ciò, questo verrà assunto sullo stesso posto e nella stessa scuola della prova dove dovrà restare però per almeno 4 anni, salvo esuberi.

Il Risparmio che fa Scuola

Educazione finanziaria, arriva in classe il progetto “Il risparmio che fa Scuola”
Oltre un milione di studenti coinvolti nell’iniziativa promossa da Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti
con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

In occasione della 94° Giornata Mondiale del Risparmio arriva in classe “Il Risparmio che fa scuola”, il progetto di promozione della cultura e dei valori del risparmio promosso da Cassa depositi e prestiti (CDP) e Poste Italiane, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
L’iniziativa – presentata oggi al MIUR dal Ministro Marco Bussetti, dall’Amministratore Delegato di CDP Fabrizio Palermo e dall’Amministratore Delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante– vedrà la partecipazione di oltre un milione di studenti di età compresa fra i 6 e i 18 anni e di 20 mila scuole nell’arco di quattro anni. Al termine della presentazione del progetto, il Ministro Marco Bussetti, l’AD di CDP Fabrizio Palermo e l’AD di Poste Italiane Matteo Del Fante hanno firmato il Protocollo d’Intesa “Promozione della cultura e dei valori del risparmio nella formazione scolastica”.

“Promuovere l’educazione finanziaria già a partire dalle nostre scuole vuol dire costruire forme di cittadinanza attiva e consapevole – ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti -.  Attraverso le iniziative che presentiamo oggi spiegheremo ai giovani il valore del risparmio e i benefici di una corretta gestione finanziaria. Ogni scuola potrà portare avanti in autonomia e in collaborazione con il territorio di riferimento attività didattiche e informative”.
“La missione di Cassa depositi e prestiti è di tutelare e valorizzare il risparmio delle famiglie impiegandolo in progetti per lo sviluppo economico, sociale e territoriale del Paese. È un’iniziativa importante che consente di rafforzare e trasmettere il valore e la cultura del risparmio anche alle generazioni di domani”, ha affermato Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato di Cassa depositi e prestiti. 

“La propensione al risparmio è da sempre un punto di forza del nostro Paese, ma il mondo cambia rapidamente ed è importante che ognuno sia in grado di fare scelte informate e consapevoli in uno scenario sempre più complesso – ha osservato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante – proprio per questo siamo convinti che l’educazione finanziaria debba iniziare dai banchi di scuola”.

“Il Risparmio che fa scuola” offre agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I e II grado la possibilità di familiarizzare in maniera semplice e divertente con i concetti ed i principi alla base di ogni strategia di investimento e gestione del patrimonio, attraverso attività che vanno da quelle ludiche dedicate ai più piccoli, fino a veri e propri corsi per i più grandi, grazie anche ad un portale online dedicato.

L’obiettivo è promuovere la cultura del risparmio, inteso nell’ottica più ampia di un’economia sostenibile e di un uso consapevole delle risorse energetiche e ambientali, temi che accompagneranno i percorsi didattici come elementi fondamentali per lo sviluppo e la crescita del Paese e per la cultura e la formazione di ogni cittadino.

Il progetto prevede la partecipazione degli insegnanti che possono a loro volta seguire in modalità e-learning un corso di formazione gratuito sul risparmio.

Nel corso dell’iniziativa presentata oggi, si è fatto riferimento anche alla possibilità di un coordinamento futuro con il Comitato per la programmazione e il coordinamento dell’Educazione finanziaria, che ha scelto la Giornata Mondiale del Risparmio per la conclusione della prima edizione del Mese dell’educazione finanziaria.
Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il portale Internet www.ilrisparmiochefascuola.com.

Legge bilancio 2019: indietro tutta sulla 107, stop a tempo pieno e potenziamento

da La Tecnica della Scuola

Legge bilancio 2019: indietro tutta sulla 107, stop a tempo pieno e potenziamento
Di Reginaldo Palermo

Le prime anticipazioni che stanno circolando sulla manovra di bilancio confermano quanto andiamo scrivendo da tempo: il Governo Lega-M5S, non potendo investire molte risorse nella scuola, è costretto a costruire il proprio consenso con una operazione tutta basata sulla revisione della legge 107.
E così è ormai assodato che l’alternanza scuola lavoro sarà ridotta in modo significativo (con altrettanto significativi risparmi di spesa), saranno altresì cancellati sia gli ambiti territoriali sia la chiamata diretta.
Nelle ultime ore si è avuta la conferma che sarà anche azzerato il decreto legislativo 59/2017 sul reclutamento del personale docente della scuola secondaria; l’azzeramento avrà come conseguenza anche la cancellazione della cosiddetta “borsa lavoro” prevista per i docenti ammessi al percorso di formazione (con relativo ulteriore risparmio di spesa).
Difficile, per il momento, interpretare il significato della misura di tassazione forfetaria del 15% sulle lezioni private dei docenti che, come è noto, vengono svolte in larga misura in modo “familiare”: probabilmente si tratta di una disposizione introdotta per dimostrare all’opinione pubblica che il Governo non intende fare sconti a nessuno; ma è molto improbabile  che la misura possa davvero servire a far emergere il mercato sommerso delle lezioni private.
Nulla si sa, per il momento, di disposizioni molto attese dal mondo della scuola che però necessitano di risorse importanti per essere realizzate: il potenziamento dell’infanzia e il tempo pieno al sud potrebbero essere così rimandati ad un provvedimento successivo (con quali risorse non è però affatto chiaro).
Tutto questo senza considerare che sui contratti pubblici non ci sarà neppure un euro: nella migliore delle ipotesi ci saranno forse 5-600 milioni di euro per garantire che gli stipendi più bassi non perdano il cosiddetto elemento perequativo.
Ed è per questo che non è da escludere che, alla resa dei conti, nella manovra vengano inserite ancora alcune altre norme che, pur prevedendo qualche risparmio di spesa, potrebbero risultare però molto gradite al mondo della scuola, a cominciare dal ridimensionamento della rilevazione degli apprendimenti affidata all’Invalsi fino ad un ritocco verso il basso dell’importo della carta del docente.

Visite fiscali: cosa succede se l’indirizzo di reperibilità è sbagliato?

da La Tecnica della Scuola

Visite fiscali: cosa succede se l’indirizzo di reperibilità è sbagliato?
Di Lara La Gatta

Cosa succede se il medico curante sbaglia a indicare, nel certificato attestante l’assenza per malattia, l’indirizzo per la reperibilità del lavoratore? Il lavoratore è giustificabile se viene disposta la visita medica di controllo domiciliare all’indirizzo errato?

A questa domanda ha risposto l’Inps con propria faq, precisando che il lavoratore ha l’obbligo di assicurarsi che l’indirizzo riportato per la reperibilità sia corretto e completo di frazione, contrada e di ogni altro dettaglio utile per consentire l’eventuale visita medica di controllo.

Pertanto, se la visita non può concludersi per indicazione errata o incompleta del domicilio, il lavoratore non è normalmente ritenuto giustificabile, verrà sanzionato secondo graduale aggravamento della sanzione fino alla perdita totale dell’indennità di malattia.

L’Inps quindi raccomanda al lavoratore, in quanto responsabile dei dati anagrafici riportati nel certificato, di controllarne con la massima attenzione la correttezza al momento della redazione.

Inoltre, per il lavoratore è possibile fare richiesta al medico curante di copia del certificato e dell’attestato di malattia (o in copia cartacea o via mail). Il lavoratore può comunque visualizzare il proprio certificato e/o attestato di malattia attraverso i servizi messi a disposizione dall’INPS sul proprio sito.

In caso di errori o inesattezze, il certificato può essere annullato dal medico estensore entro 24 ore dal suo rilascio.

Concorso docenti, per accedere basterà la laurea ed i 24 CFU. Prima del ruolo solo un anno di FIT

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, per accedere basterà la laurea ed i 24 CFU. Prima del ruolo solo un anno di FIT
Di Fabrizio De Angelis

La legge di bilancio 2019 interviene su diversi punti del comparto scuola, specie su alcuni aspetti della legge 107. In base alla bozza relativa alla prossima manovra, ci saranno alcune novità per quanto riguarda il reclutamento degli insegnanti.

Concorso aperto ai laureati. Restano i 24 CFU

Viene pertanto confermato quanto anticipato dal ministro Bussetti negli ultimi mesi: per diventare insegnante, bisognerà partecipare al concorso, a cui si potrà accedere soltanto con la laurea.

“Voglio svecchiare la classe dei docenti. Più giovani in cattedra con regole chiare. Chi vince il concorso deve essere certo di insegnare non entrare in un ginepraio di corsi e ricorsi senza avere la certezza del posto fisso”, aveva detto in precedenza il numero uno di viale Trastevere. In effetti, così dovrebbe essere.

L’unico aspetto discordante rispetto a quanto anticipato dal Ministro, riguarda i 24 CFU: Infatti, i 24 CFU, in base alle dichiarazioni di Bussetti, sarebbero potuti diventare titolo aggiuntivo e non più requisito d’accesso. Questa testata ha raccolto a tal proposito le lamentele degli aspiranti docenti che già avevano acquisito i 24 CFU.

A quanto pare, i 24 Cfu nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche” per partecipare ai concorsi della scuola secondaria, come previsto dal Decreto Legislativo n. 59/2017, resteranno invece requisito per l’accesso al concorso. Scelta senza dubbio dettata dai possibili ricorsi che il dicastero avrebbe incassato da tutti quei candidati che nell’ultimo anno si sono premurati di acquisire i crediti.

Le prove

Per accedere al concorso, che è previsto già dal 2019, serviranno quindi la laurea ed i 24 CFU. Il concorso sarà strutturato, in base a quanto riporta Italia Oggi, in tre prove, composte da due scritti ed una prova orale, per il posto comune, mentre per il concorso sui posti di sostengo è previsto uno scritto a carattere nazionale e un orale.

Il primo scritto sarà valutato come superato con una valutazione di sette decimi, il suo superamento è necessario per accedere alla seconda prova, che è superata sempre con sette decimi.
La prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenze, verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B.

Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli.

La graduatoria avrà validità biennale e comunque perderà validità con la pubblicazione della successiva.

Ogni graduatoria avrà al massimo un numero di vincitori pari ai posti messi a concorso.

Valutazione titoli

Per quanto riguarda la valutazione dei titoli, che saranno poi precisati in un successivo decreto del ministero, viene stabilito che nella tabella dei titoli accademici scientifici e professionali valutabili, “comunque in misura non superiore al 20% del punteggio complessivo”… “dovrà essere valorizzato il titolo di dottore di ricerca, il possesso dell’abilitazione specifica già conseguita attraverso percorsi selettivi di accesso, il superamento di prove di un precedente concorso”.

Il futuro decreto ministeriale, stabilirà la costituzione di una commissione di esperti per la definizione delle tracce delle prove d’esame e delle relative griglie di valutazione.

Una volta superate tutte le prove del concorso ed il conseguimento dei punteggi minimi previsti, scatta in automatico “l’abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso”.

Un solo anno di FIT e permanenza sullo stesso posto

Ma la novità forse più importante di questo nuovo reclutamento, riguarda il taglio del FIT, che passa da tre ad un solo anno.
Di conseguenza, una volta superato il concorso, i vincitori saranno ammessi ad un anno di prova e formazione da supplente (FIT), al termine del quale l’insegnante entrerà di ruolo.

Al termine di questo anno, però, una volta abrogata la titolarità su ambito, che tornerà quindi su scuola, prima di entrare di ruolo, il docente dovrà conseguire un giudizio positivo nel corso dell’anno di prova e formazione.
Al termine di ciò, questo verrà assunto sullo stesso posto e nella stessa scuola della prova dove dovrà restare però per almeno 4 anni, salvo esuberi.

Precari con 36 mesi di servizio

Tramonta quindi, in base alla bozza, l’idea di una procedura ad hoc destinata ai precari senza abilitazione che però possono vantare 36 mesi di servizio negli ultimi 8 anni. Per questi soggetti, sarebbe prevista una riserva del 10% dei posti messi a concorso. 

Concorso DS: in Sardegna si farà la prova scritta, presto si saprà quando

da Tuttoscuola

Concorso DS: in Sardegna si farà la prova scritta, presto si saprà quando

Finalmente il MIUR si  è espresso sull’annosa questione della prova scritta del corso concorso DS in Sardegna, rinviata lo scorso 18 ottobre per allerta meteo.

Nella nota apparsa sul sito del MIUR non viene ancora definito il giorno e l’ora della prova, ma si comunica che “a seguito del rinvio dell’espletamento, nella regione Sardegna, della prova scritta del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici, disposto a seguito dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Cagliari n. 62 del 17/10/2018, si comunica che il giorno e l’ora di svolgimento della suddetta prova, limitatamente ai candidati precedentemente assegnati alle sedi di esame della regione Sardegna, sarà reso noto con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 4a Serie speciale, Concorsi ed esami, del 9 novembre 2018.”

Non è molto, ma almeno il segnale che il concorso DS prosegue anche per i colleghi sardi, nonostante le molte incertezze che hanno caratterizzato questo tortuoso iter.