Legittimo il 7 in condotta per comportamenti tenuti fuori della scuola

da Il Sole 24 Ore

Legittimo il 7 in condotta per comportamenti tenuti fuori della scuola
di Amedeo Di Filippo

Il voto in condotta ha una funzione educativa tesa a favorire l’acquisizione da parte degli alunni di una coscienza civile, sulla cui decisione alla scuola è attribuita ampia autonomia decisionale, ma il 7 non è configurabile quale voto negativo. Lo ribadisce il Tar Campania con la sentenza 6508 dell’8 novembre.

Il fatto
Alcuni genitori hanno impugnato il provvedimento col quale è stato attribuito alla figlia il voto di condotta di 7/10 al termine dell’anno scolastico conclusivo del ciclo della scuola dell’obbligo. Alla base della valutazione vi sarebbero presunte frasi offensive nei confronti di una compagna, proferite nella chat whatsapp della classe. Contestano che la presunta condotta offensiva sarebbe avvenuta all’esterno della scuola, in orari diversi da quelli scolastici e in assenza di interlocuzione sia con l’allieva che con la famiglia.
L’alunna non ha però subito alcuna sanzione disciplinare né la decurtazione dei voti nelle altre materie ed è stata licenziata con votazione pienamente sufficiente. Infatti il 7 in comportamento, non essendo inferiore alla sufficienza, non è configurabile quale voto negativo secondo quanto dispone l’articolo 2 del Dm 5/2009, con cui il Miur ha definito i criteri e modalità applicative della valutazione del comportamento, che fissa la sufficienza a 6/10.

Le regole
I giudici campani fanno riferimento all’articolo 7 del Dpr 122/2009, secondo cui la valutazione del comportamento degli alunni «si propone di favorire l’acquisizione di una coscienza civile basata sulla consapevolezza che la libertà personale si realizza nell’adempimento dei propri doveri, nella conoscenza e nell’esercizio dei propri diritti, nel rispetto dei diritti altrui e delle regole che governano la convivenza civile in generale e la vita scolastica in particolare».
All’istituzione scolastica, aggiungono, e in particolare al consiglio di classe, è attribuita ampia autonomia decisionale nel valutare il comportamento degli alunni in relazione ai parametri indicati nella suddetta disposizione, specialmente laddove fa riferimento al rispetto dei diritti altrui e delle regole che governano la convivenza civile e la vita scolastica.

La decisione
Il contesto normativo è ritenuto sufficiente dal Tar Campania per respingere il ricorso, tenuto conto che l’atteggiamento tenuto dall’alunna con le frasi ingiuriose proferite nei confronti della compagna viola palesemente l’articolo 7 citato e contrasta con quanto previsto dal Ptof, che esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che la scuola ha adottato nell’ambito della propria autonomia.
La graduazione dei voti di condotta risponde all’esigenza di rendere l’allievo consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e delle eventuali sanzioni, nell’ottica della funzione di formazione globale che è riconosciuta alla istituzione scolastica. In questo senso ha una “funzione educativa”, per cui la votazione negativa riconosciuta all’alunna è legittimo nella misura in cui ella si sia dimostrata poco rispettosa nei confronti di una compagna.

Esimenti
Non vale come esimente il fatto che la condotta negativa non si è svolta a scuola né durante l’orario scolastico, in quanto ha comunque avuto degli effetti negativi sulla studentessa offesa e sulla complessiva armonia della classe. D’altro canto, ribadiscono i giudici, l’articolo 7 del Dpr 122/2009 non circoscrive il comportamento al territorio o all’orario, ma considera il complessivo atteggiamento dell’alunno e il suo porsi nell’ambito del percorso scolastico considerato a tutto tondo e, quindi, primariamente, nei rapporti personali con gli insegnanti e i compagni. Primo compito della scuola, infatti, è quello di contribuire alla crescita personale e culturale di chi la frequenta.
Né può essere pretesa una specifica motivazione del voto in condotta in quanto, a differenza di quello sulle singole materie, esprime un giudizio che l’autorità scolastica rende in ordine ad aspetti non solamente didattici ma, prima ancora, essenzialmente formativi ed educativi dei ragazzi e, come tale, attiene ad una sfera educativa che rappresenta il punto di incontro tra l’azione delle agenzie educative chiamate ad interagire quanto più possibile in maniera consapevole e coordinata.

Save The Children: in Italia 1,2 milioni di minori in povertà assoluta

da Il Sole 24 Ore

Save The Children: in Italia 1,2 milioni di minori in povertà assoluta
di Alessia Tripodi

In Italia sono 1,2 milioni i bambini e gli adolescenti che vivono in povertà assoluta. ll loro futuro però non dipende solo dalle condizioni economiche della famiglia, ma anche dall’ambiente in cui vivono: nelle grandi città italiane ci sono divari «sconcertanti» di scolarizzazione tra una zona e l’altra, con differenze che arrivano al 20%. L’allarme arriva dai dati contenuti nel nono Atlante dell’Infanzia a rischio presentato da Save The Children . Il volume, dedicato alle “periferie educative”, è pubblicato anche quest’anno da Treccani.

Diseguaglianze educative
I dati dicono che a Napoli i 15-52enni senza diploma di scuola secondaria di primo grado sono il 2% al Vomero e quasi il 20% a Scampia, a Palermo il 2,3% a Malaspina-Palagonia e il 23% a Palazzo Reale-Monte di Pietà. Mentre nei quartieri benestanti a nord di Roma, i laureati (più del 42%) sono 4 volte quelli delle periferie esterne o prossime al Gra nelle aree orientali della città (meno del 10%). Ancora più forte la forbice a Milano, dove a Pagano e Magenta-San Vittore (51,2%) i laureati sono 7 volte quelli di Quarto Oggiaro (7,6%).

Più Neet nelle zone svantaggiate
Differenze notevoli tra una zona e l’altra delle varie città anche per i Neet, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano più, sono senza lavoro e non sono inseriti in alcun circuito di formazione: nel capoluogo lombardo, in zona Tortona, sono il 3,6%, meno di un terzo di quelli di Triulzo Superiore (14,1%), mentre a Genova sono 3,4% a Carignano e a Ca Nuova 15,9%, e a Roma 7,5% Palocco e 13,8% a Ostia Nord. Anche i dati tratti dai test Invalsi – si legge nell’Atlante – testimoniano il divario nell’apprendimento scolastico. A Napoli, ad esempio, una distanza di 25 punti Invalsi divide i bambini dei quartieri più svantaggiati da quelli che abitano a Posillipo, a Palermo sono 21 quelli tra Pallavicino e Libertà, a Roma 17 tra Casal de’ Pazzi e Medaglie d’Oro e a Milano 15 punti dividono Quarto Oggiaro da Magenta-San Vittore.

I Punti Luce di Save The Children nelle periferie
«È assurdo che due bambini che vivono a un solo isolato di distanza – commenta il direttore generale di Save the Children Valerio Neri – possano trovarsi a crescere in due universi paralleli. Rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono e investire sulla ricchezza dei territori e sulle loro diversità, combattere gli squilibri sociali e le diseguaglianze, valorizzare le tante realtà positive che ogni giorno si impegnano per creare opportunità educative che suppliscono alla mancanza di servizi». In tal senso, Save the Children è presente nelle periferie più svantaggiate di 18 città italiane grazie a una rete di 23 Punti Luce, nei quali offre a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni l’opportunità di partecipare ad attività formative ed educative, come accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, gioco e attività motorie, che solo nell’anno in corso hanno coinvolto oltre 8.130 minori.

La città del futuro nasce sui banchi: architetti in tour in 70 scuole

da Il Sole 24 Ore

La città del futuro nasce sui banchi: architetti in tour in 70 scuole
di Al. Tr.

L’architettura deve «entrare nelle scuole per generare una cultura della domanda di questa disciplina», anche perchè le politiche urbane hanno «perso di vista la ragione fondamentale di tutto questo: migliorare la vita delle persone». Per questo «è il momento di pensare la città del futuro prossimo, perché in quel futuro si giocherà il destino dei bambini e dei ragazzi di oggi e di quelli che verranno». Così Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, spiega l’obiettivo del progetto «Abitare il Paese – la cultura della domanda – i bambini e i ragazzi per un progetto di futuro», nato in collaborazione con la Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi. Un’iniziativa che punta a coinvolgere studenti e insegnanti nell’elaborazione di una strategia per la città del futuro.

Tour in oltre 70 scuola
La prima tappa del progetto, spiega il consiglio nazionale, si è appena conclusa ed ha iguardato l’attività di formazione per gli architetti che saranno protagonisti di questo “viaggio nella scuola italiana”. Un tour che coinvolgerà oltre 3mila bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni di oltre 70 scuole distribuite su 35 province e 15 regioni. Verranno anche coinvolti gli insegnanti e i dirigenti scolastici, che interagiranno con gli architetti e le comunità locali puntando a “ragionare insieme” sulla strategia per la città del futuro. Gli istituti scolastici sono distribuiti su tutto il territorio nazionale (anche se si tratta di un progetto pilota) e includono le città metropolitane e le aree interne, ma anche quelle periferiche e aree di particolare complessità.

Le attività
Il progetto prevede incontri e tavoli di lavoro a livello territoriale e i cui risultati saranno presentati in un eventi organizzati nei singoli territori. Sarà realizzata anche una mostra itinerante per descrivere come deve essere la città del futuro dal punto di vista dei bambini e dei ragazzi. «Un modo per contribuire a dare un volto all’idea di città del futuro intelligente e sostenibile – spiegano gli architetti – nella quale le risorse ambientali, culturali e umane, vengono valorizzate e concorrono a creare un ambiente in cui l’esistenza umana è in equilibrio, connettendo i primi e gli ultimi, gli anziani e i bambini». Con i più piccoli che diventano « i protagonisti di questo sforzo creativo e progettuale per arrivare» «ad essere protagonisti della costruzione del mondo in cui si troveranno a vivere».

Reggio Children: «Centralità dei minori come cittadini di domani»
«Siamo contenti di questo progetto – sottolinea Carla Rinaldi, presidente di Fondazione Reggio Children – perché quello del rapporto tra pedagogia e architettura è un tema particolarmente caro all’esperienza educativa di Reggio Emilia». Secondo Rinaldi «il progetto assume un valore particolare perché ribadisce la centralità dei bambini e dei ragazzi come cittadini dell’oggi e non solo di domani» e d è «da oggi che può partire un ripensamento delle città presenti e future».

Manovra, infanzia e Sud in testa

da ItaliaOggi

Manovra, infanzia e Sud in testa
Lega e M5s definiscono le priorità. In arrivo anche un emendamento sui Fit in ritardo. Risorse scarse, 250 milioni per tutti gli emendamenti

Alessandra Ricciardi

La coperta è corta. Il borsellino per gli emendamenti alla legge di bilancio di tutti i ministeri sarebbe di 250 milioni di euro. Se così è, per scuola e università i margini di manovra sono strettissimi. Nella riunione dei parlamentari di Lega e M5s delle VII commissioni di camera e senato è stata stesa la lista delle priorità. Un confronto allargato ai vertici del Miur per concordare la linea e fare fronte unico contro le prevedibile reazioni negative del ministero dell’economia. Il piatto delle richieste è assai ricco, a partire dal potenziamento dell’organico per la scuola dell’infanzia, che era stata esclusa dalla riforma della Buona scuola del governo Renzi, e il tempo pieno al Sud. Il termine per gli emendamenti in V commissione camera scade giovedì prossimo. La maggior parte degli emendamenti sarà presentata in questa sede, ed ecco dunque la necessità di coordinare il lavoro dei gruppi delle due camere.

La prima misura punta alla stabilizzazione delle sezioni primavera statali e comporta un incremento di 8 mila docenti per un costo stimato in 300 milioni di euro. Si tratta di costi decisamente insostenibili per l’attuale manovra e dalla Lega filtra la mediazione ad avviare almeno il percorso: 2 mila nuovi posti, con un costo dunque di un quarto. Discorso analogo per il Sud, dove l’incremento del tempo pieno alle elementari dovrebbe partire con 1.200 nuovi docenti nell’organico di diritto, per dare respiro, spiegano da M5s, alle aree disagiate ma anche per venire incontro alle richieste dei docenti di essere trasferiti dal Nord nelle regioni di provenienza dopo le assunzioni della Buona scuola. Costo circa 45 milioni di euro.

I parlamentari di maggioranza hanno poi evidenziato la necessità di intervenire sulle classi pollaio di elementari e medie e poi di internalizzazione i servizi di pulizia attraverso l’assunzioni dei dipendenti delle cooperative ex Lsu. In tal senso era stata approvata dal governo anche una mozione dei grillini alla camera. Ma la misura potrebbe non trovare spazio sempre per una questione di copertura.

In arrivo, dal fronte della Lega, anche un emendamento per risolvere il problema dei docenti precari abilitati che sono ancora alle prese con il Fit transitorio. La procedura doveva concludersi in tempo per le assunzioni scattate a settembre scorso, e invece ancora 8mila docenti sarebbero in attesa. Per i docenti in questione la Lega chiede che ci sia l’accantonamento dei relativi posti anche per l’anno scolastico 2019/2020.

Per l’università, in ballo uno stanziamento aggiuntivo per il fondo ordinario di 100 milioni ma dal 2020.

Alternanza, il governo taglia mentre c’è il boom delle aziende

da ItaliaOggi

Alternanza, il governo taglia mentre c’è il boom delle aziende

Registro nazionale: +188,5% di strutture ospitanti

Emanuela Micucci

Mentre il governo Conte dimezza ore minime e fondi per i percorsi di alternanza scuola-lavoro, i dati aggiornati a ieri del Registro nazionale per l’alternanza, realizzato dal sistema delle Camere di commercio, a cui gratuitamente si iscrivono imprese, enti pubblici e privati, professionisti disponibili ad accogliere gli studenti, descrivono un vero boom di strutture ospitanti nell’ultimo anno (www.scuolalavoro.registroimprese.it).Nel 2018, fino al 12 novembre, i soggetti esterni che hanno aperto le porte ai ragazzi del triennio delle superiori sono state 31.554 rispetto alle 10.939 registrate in tutto il 2017: +188,5% in meno di un anno, pari a20.615 strutture. I posti per gli studenti in azienda o negli enti sono 113.635, in lieve calo (-17%) rispetto ai 136.969 totali del 2017: una diminuzione di 23.334 ragazzi fino a ieri, dato che entro la fine dell’anno potrebbe diminuire. Finora, infatti, in media nei primi 11 mesi dell’anno le strutture hanno messo a disposizione oltre 10.330 posti al mese per gli alunni. Nel complesso dall’avvio del Registro nazionale si sono iscritti 44.364 soggetti esterni che sono stati disponibili ad ospitare 298.686 studenti in alternanza.

Nel 95,5% dei casi si tratta di imprese. Infatti, sono 42.385 le aziende che hanno aperto le porte a 225.171 ragazzi. Seguono gli enti privati con 51.153 posti, gli enti pubblici con 18.150. Infine, che i professionisti che hanno ospitato 4.212 studenti. Tre tipologie di strutture esterne che rappresentano il 4,5% del totale. Al primo posti tra le attività economiche delle imprese c’è industria e l’artigianato con 15.150 aziende. Seguite dai servizi con 12.774 imprese, che però offrono il maggior numero di posti agli studenti: ben 143.887, il 63,9% del totale disponibile sul Registro. Il mondo dell’industria e dell’artigianato si piazza al secondo posto per numero di ragazzi ospitati con 33.400. Terzo il commercio con 27.315 posti messi a disposizione da 9.457 imprese del settore. Sono invece 2.732 le aziende del turismo che hanno accolto 13.482 studenti in alternanza. Mentre il settore dell’agricoltura e della pesca ne ha ospitati quasi la metà, 6.736, sebbene il numero di imprese coinvolte sia simile, 2.234. Infine, per 28 aziende che hanno messo a disposizione 351 posti manca nel Registro l’indicazione dell’attività economica di riferimento.

Maturità, in arrivo la simulazione della seconda prova, via la tesina

da ItaliaOggi

Maturità, in arrivo la simulazione della seconda prova, via la tesina
Il test invalsi non sarà utile per valutare lo studente

Emanuela Micucci

A giorni saranno pubblicati i quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle seconde prove dell’esame di stato. E prima di Natale il Miur pubblicherà anche le simulazione delle nuove seconde prove. Prende corpo la maturità targata Bussetti. Riflettori puntati sulla nuova seconda prova multidisciplinare che, spiega il ministro dell’istruzione, «è fatta per rendere più oggettivo possibile l’esame di Stato». Una novità introdotta dal decreto legislativo n. 62/2017 che prevede l’adozione con decreto del Miur dei quadri di riferimento per le prove scritte e la definizione delle griglie di valutazione per uniformare i criteri di valutazione delle commissione d’esame per l’attribuzione dei punteggi. «Per la seconda prova multidisciplinare è tutto pronto», assicura il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, aggiungendo che «a breve parlerò di tutti i dettagli. Sto aspettando il parere di un organo collegiale».

I quadri di riferimento, infatti, forniranno tutte le indicazioni sulla sua struttura, sui suoi nuclei tematici fondamentali, cioè i nodi concettuali essenziali e irrinunciabili della disciplina, suoi obiettivi in riferimento a ciascuna disciplina che può essere oggetto della prova, cioè la descrizione di cosa il maturando dovrà dimostrare nello svolgimento della prova in relazione ai nuclei tematici fondamentali, e sulla valutazione. Saranno, quindi, uno strumento importante non solo per guidare la commissione di esperti che elaborerà i testi delle due prove scritte, ma anche per orientare l’attività di preparazione degli studenti e l’elaborazione delle simulazioni di prove da parte dei consigli di classe e dei singoli docenti.

Emanato il decreto, seguirà prima di Natale, la pubblicazione delle simulazioni delle seconde prove in modo da consentire alle scuole di avviare quanto prima le attività didattiche e agli studenti di conoscere per tempo le linee metodologiche e disciplinari, oltre ai criteri di valutazione che caratterizzano lo svolgimento del secondo scritto della maturità a giugno. Infine, a gennaio saranno comunicate le materie della seconda prova. Intanto, però, Bussetti ha annunciato un’altra novità dell’esame di Stato: la fine della tesina all’orale. «La tesina non ci sarà, quello della maturità sarà un colloquio che partirà da spunti diversi compresa anche l’alternanza scuola lavoro». Modalità, in realtà, già possibile a normativa vigente, il regolamento sulla maturità, infatti, prevede un elaborato di diverse tipologie, che nella pratica di quasi la totalità delle scuole si è tradotto nella tesina. «L’alternanza e i test Invalsi rimarranno, ma non saranno vincolanti ai fini dell’esame. In particolare, il test Invalsi non serve per valutare il singolo studente, ma solo per trarre e valutazioni in termini generali».

Concorso riservato anche per i prof triennalisti di religione cattolica

da ItaliaOggi

Concorso riservato anche per i prof triennalisti di religione cattolica

La proposta della lega che a breve sarà ufficializzata

Marco Nobilio

Criterio duale per il reclutamento degli insegnanti di religione cattolica nella scuola statale: metà dei posti ai vincitori dei concorsi ordinari e l’altra metà ai vincitori di apposite sessioni riservate destinate ai precari triennalisti. Lo prevede una bozza di provvedimento allo studio dei tecnici della Lega, fortemente voluto dal presidente della VII commissione del senato, Mario Pittoni, e che a breve dovrebbe essere depositato. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il dispositivo prevede anche che i docenti di religione, i quali hanno superato il concorso del 2004 e non sono stati ancora assunti, siano immessi in ruolo tramite lo scorrimento della graduatoria di merito, a suo tempo compilata, fino al completo esaurimento.

Le immissioni in ruolo dei vincitori dei concorsi ordinari saranno disposte sul 50% dei posti vacanti e disponibili anno per anno. Il restante 50% sarà destinato all’immissione in ruolo dei vincitori di concorsi riservati agli insegnanti precari, che avranno prestato servizio per almeno un triennio in possesso dell’idoneità all’insegnamento rilasciata dal vescovo.

Le novità saranno introdotte modificando l’articolo 5, comma 1, della legge 186/2003. In particolare, è prevista la suddivisione al 50% tra i concorsi ordinari e le selezioni riservate che il governo dovrebbe indire a breve e nei prossimi anni. Fermo restando che la prima metà sarà comunque destinata ad assorbire gli idonei del concorso del 2004 e, dopo tale assorbimento, le nuove disponibilità saranno destinate ai vincitori dei prossimi concorso ordinari.

La restante quota del cinquanta% sarà assegnata a un concorso straordinario, riservato ai docenti che alla data di pubblicazione del bando di concorso avranno prestato servizio, per almeno tre anni anche non consecutivi nell’arco dell’ultimo decennio. II servizio dovrà essere stato prestato in possesso della prescritta idoneità diocesana, che ha valore di abilitazione per l’insegnamento di religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.

Le graduatorie di merito regionali, articolate su ambiti diocesani ai sensi della legge 186/2003, saranno predisposte a seguito della presentazione dei titoli in possesso degli interessati e della valutazione in un’apposita prova orale di natura didattico metodologica. Per la valutazione saranno disponibili 100 punti. Di questi, fino a un massimo di 70 punti, saranno attribuiti per la valorizzazione del servizio prestato nell’insegnamento della religione cattolica, dei titoli di studio previsti dal Dpr 175/2012 e di ulteriori titoli universitari e per il superamento di precedenti concorsi per il ruolo docente. Al servizio prestato presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione saranno riservati sino a 50 dei 70 punti complessivamente attribuibili ai titoli. Alla prova orale, che non dovrà prevedere un punteggio minimo, sarà riservato il 30% del punteggio complessivo attribuibile. La prova orale verterà esclusivamente sui contenuti previsti dall’art.3, comma 5 della legge 186/2003.

Il contenuto del bando, i termini e le modalità di presentazione delle domande, di espletamento della prova orale e di valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonché la composizione della commissione di valutazione saranno fissati con un decreto ministeriale, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni. In ogni caso il bando non dovrà prevedere la prova in lingua straniera.

Nello schema di relazione al provvedimento viene rappresentata, infatti, l’opportunità di esonerare i candidati, «spesso di una certa età e quasi sempre sprovvisti di un benché minimo bagaglio culturale di conoscenza di lingue straniere». Ciò perché nei vecchi percorsi accademici pontifici non ne era previsto l’insegnamento e anche perché l’insegnamento della religione cattolica in lingua straniera non è previsto dall’ordinamento scolastico.

La ratio del dispositivo è quella di garantire la stabilizzazione completa di coloro che insegnano, in possesso di tutti i requisiti previsti, religione cattolica da oltre un quinquennio e che potrebbero non conseguire il ruolo partecipando al concorso ordinario. È questo, infatti, lo scopo della quota di riserva che, stando allo schema di relazione allegata alla bozza di provvedimento, potrebbe variare dal 30 al 50%, sebbene la prima bozza prevede direttamente il 50%. L’idea del concorso riservato agli insegnanti di religione cattolica sarebbe derivata in via analogica rispetto al Fit transitorio per la scuola secondaria previsto dal decreto legislativo 59 e al concorso straordinario introdotto con il Decreto dignità.

E dovrebbe risolvere definitivamente anche la questione degli idonei del primo concorso. Che per anni hanno atteso di essere stabilizzati e per i quali si era trovata la soluzione dello scorrimento delle graduatorie con un atto legislativo saltato nel 2013 per un errore tecnico nella formulazione dell’articolato.

Concorso docenti scuola 2019, come avverranno le assunzioni

da Orizzontescuola

Concorso docenti scuola 2019, come avverranno le assunzioni
di Nino Sabella

La legge di bilancio, qualora approva senza modifiche, innoverà il sistema di reclutamento della scuola secondaria di primo e secondo grado, delineato dalla Buona Scuola (legge 107/2015) e dal successivo decreto legislativo n. 59/2017.

Novità

Tra le principali novità, introdotte dalla legge di bilancio, ricordiamo:

  • il nuovo concorso abilitante;
  • la possibilità di partecipare al concorso con l’abilitazione o con laurea idonea all’insegnamento e 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche
  • la possibilità di partecipare al concorso per una sola classe di concorso per grado di istruzione (+ sostegno);
  • l’abolizione del concorso riservato ai docenti con tre anni di servizio, ai quali è riservato il 10% dei posti banditi ed è riconosciuta la possibilità, in prima applicazione, di partecipare senza i 24 CFU per una classe di concorso per la quale sia stato maturato almeno un anno di servizio;
  • l’abolizione del FIT e la sua sostituzione con il percorso annuale di formazione iniziale e prova;
  • la ripetibilità dell’anno di prova
  • il vincolo di 5 anni nella scuola di assunzione (un anno di percorso annuale di formazione iniziale e prova più quattro di blocco).

Immissioni in ruolo da GM 2016, GMRE 2018 e Concorso 2019

L’abolizione del concorso riservato ai docenti con 36 mesi di servizio ha determinato una modifica dell’ordine in cui avverranno le immissioni in ruolo nei prossimi anni, novellando quanto previsto dall’articolo 17 del decreto legislativo 59/2017.

Stando alle modifiche apportate, le assunzioni avverranno per il 50% da GaE e per il 50% dalle graduatorie dei concorsi.

Il 50% dei posti destinato ai concorsi verrà assegnato nell’ordine seguente:

  1. concorso 2016 (laddove le graduatorie siano ancora presenti);

  2. al netto dei posti utilizzati per il concorso 2016, quindi in subordine allo stesso, concorso 2018 (riservato agli abilitati della secondaria; diverse procedure sono state già completate , i docenti inseriti nelle GMRE 2018 e ammessi al percorso annuale FIT), secondo le seguenti percentuali:

– 100% dei posti per gli anni scolastici 2018/2019 e 2019/2020;

– 80% per gli anni  2020/2021 e 2021/2022;

– 60% per gli anni 2022/2023 e 2023/2024;

– 40% per gli anni 2024/2025 e 2025/2026;

– 30% per gli anni 2026/2027 e 2027/2028;

– 20% per i bienni successivi, sino a integrale scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale.

  1. concorso ordinario, ossia il nuovo concorso, al quale sono destinati i posti non utilizzati per il concorso 2016 e 2018.

Stipendio: aumento da aprile 2019. Ecco quanto

da Orizzontescuola

Stipendio: aumento da aprile 2019. Ecco quanto
di redazione

Il riconoscimento di un nuovo aumento stipendiale per dipendenti pubblici viene dal testo della Legge di Bilancio, ancora non approvata in via definitiva.

Indennità di vacanza contrattuale

Il testo prevede “E’ riconosciuta l’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) dello 0,42% dello stipendio tabellare dal 1° aprile 2019 e dello 0,7% dal 1° luglio 2019 in caso di mancato rinnovo del CCNL al 1° gennaio 2019”

I conti li fa il Messaggero:

l’attuale governo, che con la manovra ha reso disponibili 1,1 miliardi sul prossimo anno, destinati a diventare 1,4 nel 2020 e poi 1,8 nel 2021.

Da aprile, a far ritorno tra le voci dello stipendio ci sarà l’”indennità di vacanza contrattuale”, dato che il contratto 2016/18 scade a dicembre 2018.

L’indennità di vacanza contrattuale era sparita dal cedolino a partire da giugno 2018 in quanto conglobata nello stipendio tabellare.

Dopo tre mesi di vacanza del contratto – spiega il Messaggero – ne viene riconosciuta il 30 per cento (quindi 0,42%) dopo sei il 50 (ovvero 0,7%). Non però sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, che la relazione tecnica quantifica in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicando le percentuali a questa somma si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2018, che può arrivare a 13 – 14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto).

Questa somma, insieme all’elemento perequativo, dovrà poi essere riassorbita quando si procederà a stipulare il nuovo contratto.

Aumenti potranno arrivare a 40 euro

Gli aumenti generali potranno raggiungere una cifra che già adesso viene considerata esigua: circa 40 euro. L’aumento complessivo sarà di 500 euro lordo anno che significa, in termini di fondi reperiti nel DEF: 1.1 miliardi di euro per il 2019, 1.425 per il 2020 e 1.775 a partire dal 2021.

Un aumento medio mensile di 40 euro lordi, meno della metà dello scorso rinnovo contrattuale, che è stato, ricordiamo, di 85 euro medi e lordi. Aumento per il quale bisognerà ancora reperire le risorse. Aumenti stipendiali, saranno di 40 euro lordi mese. Di Maio, più soldi tassando petrolieri

Personale ATA cancellato da graduatoria se ha dichiarato falso requisito di ammissione

da Orizzontescuola

Personale ATA cancellato da graduatoria se ha dichiarato falso requisito di ammissione
di redazione

In questi giorni, gli uffici scolastici stanno fornendo istruzioni alle scuole per verificare titoli e servizi dei supplenti ATA, in modo da controllarne la veridicità.

Si tratta di un vero e proprio “giro di vite”, seguito allo scandalo dei diplomi falsi rilasciati da scuole non statali.

Vediamo in questa scheda a cosa vanno incontro coloro i quali hanno dichiarato il falso nelle domande di inserimento/aggiornamento delle graduatorie di Istituto ATA e cosa devono fare le scuole.

Controlli

Le istituzioni scolastiche, in base all’art. 8 comma 5 del D.M. n. 640 del 30 agosto 2017, possono disporre i controlli in qualsiasi momento:

Tutti gli aspiranti sono inclusi nelle graduatorie con riserva di accertamento del possesso dei requisiti di ammissione. L’Amministrazione, in qualsiasi momento, può disporre, con provvedimento motivato, l’esclusione degli aspiranti non in possesso dei citati requisiti di ammissione.”

In base all’articolo 21 nonies della legge 241/1990 e successive modificazioni, inoltre, in relazione all’esercizio del potere di autotutela, le scuole possono disporre, in qualsiasi momento, i controlli sui punteggi dichiarati dagli aspiranti.

Diplomi scuole paritarie

L’ATP di Torino ha fornito apposite indicazioni, comunicando alle scuole che, per la verifica dei diplomi conseguiti in scuole paritarie, le segreterie sono invitate a contattare e a ottenere il riscontro dalla scuola paritaria nella quale è stato conseguito il titolo. Nel caso in cui la scuola non esista più, occorre contattare l’Ambito Territoriale competente, al fine di individuare la scuola statale presso la quale sono stati depositati gli atti.

Quanto alla verifica dei titoli di servizio si ricorda che potrà essere chiesta all’INPS, tramite PEC, la conferma della regolarità del versamento contributivo in relazione al servizio svolto presso scuole paritarie.

Dichiarazioni non veritiere

In caso gli aspiranti abbiano fornito dichiarazioni non veritiere, come indica l’ATP di Milano, le scuole devono fare quanto segue:

  • dichiarare la decadenza del candidato dalla graduatoria nel caso in cui tale dichiarazione riguardi un requisito per l’ammissione;
  • risolvere il contratto di lavoro stipulato;
  • dichiarare non valido ai fini giuridici il servizio prestato;
  • segnalare tempestivamente alla Procura della Repubblica ai fini della valutazione del dolo e l’accertamento della falsità della dichiarazione non veritiera, falsità che costituisce una fattispecie penalmente rilevante.

Docenti, rientro al sud: prima dei concorsi la mobilità al 100%

da Orizzontescuola

Docenti, rientro al sud: prima dei concorsi la mobilità al 100%
di redazione

Protesta dei docenti “vittime del piano assunzionale Renzi”, chiedono al Governo Lega M5S di poter rientrare nelle proprie province, con una mobilità straordinaria che assegni loro il 100% dei posti vacanti disponibili.

Piano assunzionale con algoritmo

Tanto si è parlato in questi anni del famoso algoritmo in base al quale alcuni docenti che hanno aderito al piano assunzionale Renzi sono stati destinati a province lontane o comunque diversa dalla propria. Adesso chiedono di rientrare, chiedono al Governo di interessarsi finalmente della loro situazione, a lungo ignorata dal Governo Renzi.

In questi ultimi due anni la mobilità interprovinciale ha beneficiato del 30% dei posti disponibili, di fatto riuscendo a soddisfare unicamente le richieste dei docenti con precedenza. Ne è scaturita una polemica, che porta i docenti a scendere in piazza (lo sciopero, indetto dal sindacato ULM, è stato il primo riservato esclusivamente al personale docente e indetto con un’unica precisa motivazione).

Matematica super difficile per sempre più alunni, raddoppiati i casi di discalculia

da La Tecnica della Scuola

Matematica super difficile per sempre più alunni, raddoppiati i casi di discalculia
Di Alessandro Giuliani

Aumenta il numero di alunni che ha difficoltà nell’apprendimento della matematica: tra gli iscritti a scuola, negli ultimi quattro anni in Italia sono raddoppiate le diagnosi per discalculia, passando da 33.257, dato del 2014, a 62.877 nel 2017.

La Legge 170 del 2010 ancora spesso non applicata

Il vistoso incremento di Dsa per via della matematica, tra i più frequenti nei ragazzi, è stato reso pubblico a Prato nel corso del X convegno nazionale ‘Dsa e scuola: risorse per l’apprendimento’ organizzato dal Centro risorse di Prato.

“I ragazzi con discalculia vanno tutelati – ha detto Christina Bachmann, psicologa e responsabile del Centro, – esiste una apposita legge, la 170 del 2010, che in molti casi è ancora disattesa perché la scuola sa ancora troppo poco su questo disturbo”.

Disattendere la legge, significa non adottare, nella normale didattica, ma anche in occasione delle valutazioni o degli Esami di Stato, quegli strumenti dispensativi e compensativi indicati dall’equipe psico-medica che ha studiato ogni caso.

Problemi anche con il calcolo a mente veloce

“Ragazzi che studiano – hanno spiegato psicologi e tecnici – possono non riuscire bene negli esercizi, per loro applicarsi non è la sola condizione per ottenere un buon rendimento: pur studiando non riescono in alcune abilità di base della matematica, come il calcolo a mente veloce con numeri piccoli, le tabelline, i compiti di stima”.

“Questo, obbliga la scuola a venire incontro alle difficoltà di questi alunni e in generale a riconsiderare come insegnare la matematica”, hanno concluso gli esperti.

I Dsa per eccellenza

Ricordiamo che la discalculia, sempre da verificare attraverso lo studio degli specialisti che operano presso strutture mediche pubbliche, risulta tra i disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) più comuni.

E anche tra i più difficili da trattare, soprattutto qualora l’insegnante non abbia acquisito le competenze per affrontare il problema di apprendimento.

Concorso religione cattolica, Snadir: “Bisogna garantire stabilizzazione completa”

da La Tecnica della Scuola

Concorso religione cattolica, Snadir: “Bisogna garantire stabilizzazione completa”
Di Redazione

Abbiamo riportato in precedenza in merito al concorso di religione cattolica, di cui a breve avremo notizie ufficiali.

Tuttavia, il sindacato Snadir esprime il disappunto per la bozza, in quanto tale testo non andrebbe a “risolvere in modo efficace il precariato degli insegnanti di religione”.

“Nel quadro più ampio della gestione della fase transitoria del reclutamento, apprezziamo il provvedimento  relativo ai docenti di religione cattolica che a breve sarà presentato dal presidente della VII commissione del senato, Mario Pittoni, che ha ripreso una parte delle proposte unitarie presentatagli dalle OOSS lo scorso 8 agosto”, rileva il sindacato Snadir in un comunicato congiunto con Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola Rui.

“Le presenti organizzazioni sindacali ritengono che il testo debba assolutamente prevedere l’aumento della quota di organico da destinare al personale di ruolo dall’attuale 70% al 90%. Ferma restando la necessità di dare risposte ai docenti che hanno superato il concorso del 2004, va precisato che le disponibilità che dovessero residuare qualora la graduatoria del 2004 si esaurisse, i posti andrebbero assegnati totalmente alla graduatoria di merito del concorso con la sola prova orale non selettiva”.
“Infine, è indispensabile che – proseguono i sindacati – come per i concorsi straordinari per i diplomati magistrale e per gli abilitati di scuola secondaria, le graduatorie di merito del concorso con la sola prova orale non selettiva debbano valere fino a totale esaurimento”.
Per lo Snadir, pertanto, “la ratio del dispositivo deve essere quella di garantire la stabilizzazione completa di coloro che insegnano religione cattolica da oltre un triennio e di risolvere definitivamente anche la questione degli idonei del primo concorso che per anni hanno atteso di essere stabilizzati. Questi interventi sono indispensabili e necessari, non solo perché sono stati già applicati recentemente ad altro personale scolastico, ma soprattutto se si pensa che il 96% del docenti di religione precari è composto da personale laico, cui deve essere assicurata al più presto la possibilità di un futuro lavorativo stabile e garantito per sé e per la sua famiglia”, concludono le sigle sindacali.

Privacy, quali diritti si possono esercitare ed entro quando il titolare del trattamento deve rispondere

da La Tecnica della Scuola

Privacy, quali diritti si possono esercitare ed entro quando il titolare del trattamento deve rispondere
Di Lara La Gatta

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato una scheda, in cui riepiloga i principali diritti esercitabili in materia di privacy alla luce del nuovo regolamento  (UE) 2016/679.

In sintesi, è possibile richiedere al titolare del trattamento:

  • l’accesso ai propri dati personali
  • la rettifica, cancellazione, limitazione del trattamento, portabilità dei dati personali
  • l’opposizione al trattamento.

Per esercitare questi diritti, è possibile presentare gratuitamente e senza particolari formalità (per esempio, tramite posta elettronica, posta raccomandata, ecc.), una richiesta di esercizio dei diritti al titolare del trattamento (sul sito www.garanteprivacy.it è disponibile un modulo facsimile).

Il titolare del trattamento, entro 1 mese, è tenuto a rispondere alla richiesta, o a comunicare un eventuale ritardo nella risposta in caso di richieste numerose e/o complesse (la proroga non può comunque superare i 2 mesi). Se la risposta non perviene nei tempi indicati o non la ritieni soddisfacente, è possibile rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, mediante un reclamo ai sensi dell’art. 77 del Regolamento, oppure all’autorità giudiziaria.

Assenze a scuola: abolito certificato medico in 8 regioni, ecco quali

da Tuttoscuola

Assenze a scuola: abolito certificato medico in 8 regioni, ecco quali 

Se il bambino resta a casa da scuola per più di cinque giorni, non servirà più portare il certificato medico al momento del ritorno tra i banchi. Sempre che si faccia parte delle otto regioni italiane che, a oggi, hanno approvato questa legge.

In queste regioni resta una sola eccezione in cui è esclusa l’abolizione del certificato scolastico e riguarda i casi in cui sia richiesta la certificazione per misure di profilassi previste a livello nazionale e internazionale per esigenze di sanità pubblica.

Lo scopo per cui questa legge è stata approvata è la semplificazione in materia di tutela della salute e politiche sociali. Ma quali sono queste regioni in cui non è più necessario il certificato medico dopo un’assenza da scuola superiore ai cinque giorni? Vediamole insieme:

– Lazio;
– Piemonte;
– Lombardia;
– Emilia Romagna;
– Friuli Venezia Giulia;
– Liguria;
– Umbria;
– Trentino Alto Adige.