Internalizzazione appalti nelle scuole

I COBAS PER L’INTERNALIZZAZIONE DEGLI APPALTI NELLE SCUOLE

Continua la proficua interlocuzione tra i COBAS e il MIUR a proposito dell’internalizzazione degli ex LSU e di tutto il bacino che ha lavorato in questi anni negli appalti delle scuole.

Abbiamo esposto le nostre preoccupazioni rispetto alle confuse notizie che trapelano sul processo di stabilizzazione. È intenzione del MIUR ricomporre il tutto nella legge di stabilità e portare a buon fine ciò che era stato programmato. L’intenso lavoro che si sta realizzando in queste settimane dovrebbe giungere a termine e dare così una svolta definitiva alla situazione.

Nell’incontro dello scorso 2 ottobre, avevamo anche posto all’attenzione del Ministero alcune sentenze favorevoli a lavoratori ex Lsu che ne prevedevano l’assunzione da parte del Ministero, ma che non erano mai state applicate. Ci è stato assicurato che la questione sarà verificata dai competenti uffici ministeriali, in modo tale da dare una risposta certa.

L’impegno finale è stato quello di programmare un nuovo incontro per realizzare il necessario aggiornamento dopo la riunione del 2 ottobre scorso.

I COBAS continueranno a dare il proprio contributo affinché questa brutta pagina di lavoro precario nelle scuole possa essere finalmente chiusa e tutto il personale internalizzato.

5 milioni di euro per il 2018 e 2019 per l’acquisto di ausili sportivi

Redattore Sociale del 28-11-2018

Disabilita’, Fontana: 5 milioni di euro per il 2018 e 2019 per l’acquisto di ausili sportivi

“L’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio in sinergia con il Comitato Italiano Paralimpico sta sviluppando un percorso per contribuire all’acquisto di ausili per i disabili per la diffusione della pratica sportiva. Le risorse ammontano a 2,5 milioni sia per il 2018 che per il 2019”. Lo dice il ministro per la Famiglia e le Disabilità.

ROMA. Occorre garantire che il diritto all’esercizio dell’attività sportiva dei disabili “sia effettivo ed è necessario mettere in atto una serie di iniziative volte non solo alla eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche a rendere sempre più diffuse e fruibili tutte le attrezzature, quali protesi e ausili appositamente studiati per le persone con disabilità”. Lo dice il ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana durante il question time alla Camera.
“L’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio- spiega- in sinergia con il Comitato Italiano Paralimpico sta sviluppando un percorso per contribuire all’acquisto di ausili per i disabili per la diffusione della pratica sportiva. Le risorse ammontano a 2,5 milioni sia per il 2018 che per il 2019”, conclude il ministro. (DIRE)

Eliminare il potenziamento

USB Scuola: Eliminare il potenziamento. No alla differenza tra docente potenziatore e docente di cattedra presente nel DDL Granato

Il DDL a firma Granato del M5S, atto del Senato n. 763, in cui si affronta il tema dell’abolizione della chiamata diretta e degli ambiti territoriali, recita all’articolo 73-ter: “Il personale docente già titolare su cattedra alla data di entrata in vigore della presente disposizione non può essere assegnato, salvo esplicita richiesta, ai posti di potenziamento”. L’USB manifesta grande preoccupazione rispetto agli esiti che deriverebbero da tale disposizione. Siamo contrari a qualunque forma di trasformazione istituzionalizzata del docente in tappabuchi o potenziatore tout court, abbiamo preteso in passato e ancora rivendicheremo in piazza a Roma nella giornata di sciopero del prossimo 30 novembre, l’abolizione del potenziamento e il ripristino delle compresenze.

In questi anni USB Scuola si è opposta con forza a qualunque progetto di riforma o ridimensionamento della legge 107 perché sappiamo che è inemendabile e ogni sua eventuale modifica andrebbe a confliggere o limitare i diritti dei lavoratori. In ogni scuola in cui siamo presenti abbiamo opposto strenua resistenza all’utilizzo esclusivo di alcuni docenti sul potenziamento, auspicando la formazione di cattedre miste (ore in classe e ore di potenziamento) secondo un principio di equità che riguarda tutti i lavoratori all’interno della scuola, che siano di recente immissione e trasferimento o che abbiano maturato anzianità di servizio e continuità nella stessa scuola, perché il principio di equilibrio per l’assegnazione alle cattedre e per l’orario di servizio dei docenti non può essere derogato da una sorta di “nonnismo”.

Ci sorprende l’articolo 73-ter del DDL Granato perché ci saremmo aspettati dal sedicente governo del cambiamento l’avvio di un percorso legislativo di abolizione della “Buonascuola”, che era stato il fulcro dell’ultima campagna elettorale, e di trasformazione dei posti di potenziamento presenti nell’organico dell’autonomia in posti di cattedra, da utilizzare nelle compresenze e in classe, riducendo così il numero di alunni per classe.

Non è ammissibile una differenza tra docenti potenziatori e docenti in cattedra, non è pensabile che venga creata una nuova figura giuridica non prevista dal CCNL le cui mansioni non sono contenute esplicitamente nel contratto, ma sarebbero sempre in capo alla discrezionalità del dirigente scolastico, con o senza chiamata diretta. Tale provvedimento lascerebbe gli ultimi immessi in ruolo e gli ultimi docenti trasferiti totalmente alla mercé dei dirigenti scolastici che in questi anni, in totale deregulation, hanno praticato sulle ore di potenziamento le più fantasiose modalità di utilizzo.

Insieme alla proposta della senatrice Granato sono state depositate altre due proposte: la 753 a firma del senatore Pittoni (Lega) e la 880 a firma della senatrice Loredana De Petris (Liberi e Uguali). Nelle prossime settimane verrà avviata la procedura per trasformare i tre progetti in una unica legge.

Noi continueremo a opporci ai beceri tentativi di ledere i diritti dei lavoratori utili che hanno come unica finalità solo l’illusione dell’opinione pubblica rispetto alla risoluzione di problemi che anche questo esecutivo vorrebbe risolvere senza alcun investimento e continuando a tagliare la spesa pubblica.

  1. l’abolizione totale dell’alternanza scuola-lavoro e la chiusura del carrozzone INVALSI, strumenti funzionali esclusivamente all’asservimento degli studenti e all’acquisizione di competenze utili al lavoro precario;
  2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberatisi in virtù del turnover;
  3. la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico di diritto;
  4. un piano mobilità che, sulla base dell’allargamento degli organici, permetta il rientro dei lavoratori esiliati della 107;
  5. l’immissione in ruolo immediata, senza alcun concorso, per tutti i docenti con 36 mesi di servizio;
  6. un piano straordinario di assunzioni del personale ATA per la copertura del reale fabbisogno delle scuole;
  7. l’internalizzazione dei servizi attualmente dati in appalto ai privati, stabilizzando tutto il personale ex-lsu Ata attraverso una procedura riservata;
  8. un vero rinnovo contrattuale e un reale adeguamento salariale che nulla abbia a che fare con la miseria del contratto 2016-2018;
  9. il ritiro di ogni progetto di regionalizzazione del sistema di istruzione che lederebbe il principio solidaristico della redistribuzione della ricchezza sul territorio nazionale e determinerebbe differenze sostanziali tra bambini e giovani del Nord e del Sud Italia;
  10. l’eliminazione della delega sul sostegno che riduce le ore di sostegno agli alunni disabili e incide negativamente sugli organici dei docenti;
  11. un vero investimento sull’integrazione degli alunni non italofoni e l’inserimento dell’Italiano L2 all’interno di tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado;

e per dire:

– No alla proposta Granato;

– No alla proposta del MIUR di limitare i trasferimenti provinciali da sostegno a posto comune al 50% dei posti disponibili, al posto dell’attuale 100% perché mancano insegnanti di sostegno;

– No a qualunque progetto di regionalizzazione;

– No alla proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio.

Per la scuola vogliamo un cambiamento nei fatti, non a parole!

Giornata disabilità, la “relazione di cura”

Redattore Sociale del 28-11-2018

Giornata disabilità, la “relazione di cura” al centro del convegno di SuperAbile

Il 3 dicembre, in occasione della ricorrenza internazionale, il contact center di Inail per le disabilità chiama a raccolta professionisti ed esperti per un confronto su proposte legislative, sperimentazioni di amministrazioni locali e interventi dell’istituto.

ROMA. Sarà la “relazione di cura” al centro del convegno promosso da SuperAbile Inail in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità: “Strategie e interventi per l’inclusione” è il tema del convegno, in programma per il 3 dicembre a partire dalle 13.30 a Roma, presso l’Auditorium dell’Inail (piazzale Giulio Pastore, 6). Professionisti ed esperti faranno insieme il punto sulle proposte legislative, le sperimentazioni di amministrazioni locali e gli interventi dell’Inail, seguendo il filo conduttore della “relazione di cura”, che vede sempre più la persona con disabilità, anche le più gravi, quale protagonista consapevole dell’intervento riabilitativo o di mantenimento, in reciprocità con gli addetti ai lavori e ai caregiver familiari.

Convegno superabile 2018.

Di seguito il programma del convegno:
13.30 – Registrazione dei partecipanti – Light Lunch di benvenuto
14.00 – Apertura dei lavori – Massimo De Felice, presidente Inail
14.15 – “Empowerment delle persone con disabilità e garanzia dell’inclusione e dell’uguaglianza” Alfredo Ferrante, membro dell’High Level Group on Disability presso la Commission Europea)
14.30 – “Dalla cura della relazione alla relazione che cura” – Rosario Di Sauro, psicologo clinico psicoterapeuta; docente in Psicologia presso la Facoltà di Medicina Università Tor Vergata di Roma
14.45 – Nuovi linguaggi per la medicina delle relazioni umane – S.E. Mons. Paolo Ricciardi, vescovo ausiliare di Roma delegato diocesano per la Pastorale Sanitaria
15.00 – Pubblica Amministrazione e Accessibilità Universale – Andrea Venuto, Gabinetto della Sindaca – Delegato della Sindaca all’Accessibilità Universale – Disability Manager Roma Capitale
15.15 – Gli interventi dell’Inail a sostegno della vita di relazione – Margherita Caristi, funzionario socio-educativo Direzione Centrale Prestazioni Socio-Sanitarie INAIL
15.30 – Esperienza/1 Progetto “Quando la famiglia ha bisogno di un coach”. Progetto “Testimonianza del coraggio di vivere” – Donatella Ceccarelli, Servizio Sociale Direzione Regionale INAIL Emilia Romagna
16.00 – Esperienza/2 Progetto “Vicino a me” – Michela Ballini, Servizio Sociale Direzione Regionale INAIL Marche
16.15 – Esperienza/3 Progetto “Io comincio” – Edward Breda, Servizio Sociale Direzione Regionale INAIL Marche
16.30 – La lunga notte dei caregiver familiari: un’inchiesta sull’assistenza sommersa – Antonella Patete, responsabile redazione Magazine SuperAbile
16.45 – Intervento di Vincenzo Zoccano, Sottosegretario alla disabilità
17.00 – Conclusioni – Giuseppe Lucibello, direttore generale INAIL

Modera l’incontro Giovanni Sansone – Direttore Responsabile Contact Center Integrato SuperAbile – INAIL. Per tutta la durata del Convegno sono previsti servizi di LIS, sottotitolazione e audiodescrizione. La sala del Convegno è accessibile alle persone su sedia a ruote. Segreteria organizzativa: Contact Center Integrato SuperAbile Inail eventi.superabile@tandem.coop

MATURITÀ: PESANTE BUROCRATIZZAZIONE DELLA VALUTAZIONE

MATURITÀ, GILDA: PESANTE BUROCRATIZZAZIONE DELLA VALUTAZIONE     
“Cambiare le regole del gioco a partita iniziata, come sta facendo il Miur con la nuova normativa sull’esame di Maturità, è scorretto perché getta in confusione gli studenti e sconvolge la programmazione dei docenti che è già stata predisposta e deliberata dagli organi collegiali. Chiediamo dunque di rinviare qualunque modifica all’anno prossimo”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta i cambiamenti che stanno intervenendo sull’esame di Stato, criticando anche la mancata consultazione dei sindacati e delle organizzazioni professionali.  
“Da quanto si evince esaminando il decreto ministeriale, – afferma Di Meglio – regna una grave incertezza sui contenuti e sulle modalità della seconda prova che impedisce agli alunni e ai docenti una preparazione adeguata. Esprimiamo giudizio negativo anche sulle griglie di correzione che preoccupano per la loro complessità e per la pesante burocratizzazione della valutazione”.
“Le innovazioni burocratiche, inoltre, richiederebbero una formazione ad hoc per i docenti che si tradurrebbe in un ulteriore impegno lavorativo. Così si arriverebbe al paradosso per cui all’aggravio di lavoro provocato dall’introduzione di un farraginoso sistema di valutazione, si aggiungerebbe anche la formazione necessaria per districarsi nella nuova giungla burocratica. Ovviamente il tutto – conclude il coordinatore nazionale della Gilda –  senza alcuna retribuzione”.

Il Miur alle scuole: limitare le attività che richiedono un contributo economico alle famiglie

da Il Sole 24 Ore

Il Miur alle scuole: limitare le attività che richiedono un contributo economico alle famiglie 

Il Miur, con la nota 19534 del 20 novembre 2018, è intervenuto ancora una volta per rispondere ai numerosi quesiti pervenuti da parte di numerose famiglie e scuole in merito alla predisposizione del piano triennale dell’offerta formativa 2020-2022.

Tempo limite per pubblicare il Ptof
Come già scritto nella nota numero 17832 dello scorso 16 ottobre, il Ptof deve, necessariamente, essere pubblicato prima dell’avvio delle iscrizioni per consentire alle famiglie di conoscere l’offerta formativa delle scuole e assumere scelte consapevoli in merito all’iscrizione dei figli. In ogni caso, la nota in questione invita a predisporre il Ptof il prima possibile.

Attività facoltative solo con il consenso delle famiglie
La nota rammenta quanto contenuto nella legge 107 che riprende il comma 3 articolo 3 del Regolamento sull’autonomia Dpr 275/1999, ossia che la predisposizione del Ptof deve considerare le proposte e i pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie di secondo grado, degli studenti.
Sempre la nota ribadisce che tutte le attività didattiche inserite nel Ptof, anche aggiunte in corso d’anno, devono essere portate tempestivamente a conoscenza delle famiglie e degli studenti, in particolare quelle che non rientrano nel curricolo obbligatorio di studi.
Pertanto, nel caso di attività facoltative, deve essere richiesto il consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni, previa informazione esaustiva e tempestiva alle famiglie.

Limite al contributo economico versato dalle famiglie
La nota si sofferma sull’annoso problema del versamento dei contributi volontari. Ferma restando l’autonomia dell’istituzione scolastica, le scuole sono invitate a limitare la previsione di attività che richiedano un contributo economico da parte delle famiglie, al fine di favorire la più ampia partecipazione possibile, oppure ad attivare sponsorizzazioni, sulla base della normativa vigente, o a individuare altre forme di contribuzione in favore delle famiglie meno abbienti.
In aggiunta a quanto riportato nella circolare, è il caso di ricordare che gli istituti tecnici e professionali, per fa funzionare i laboratori, hanno bisogno di fondi extra, necessariamente richiesti annualmente alle famiglie.

Rinnovata al Miur la Carta d’intenti con ministero della Giustizia, Csm, Anac, Dna, Anm per educare alla giustizia e alla legalità

da Il Sole 24 Ore

Rinnovata al Miur la Carta d’intenti con ministero della Giustizia, Csm, Anac, Dna, Anm per educare alla giustizia e alla legalità

Firmato ieri al Miur il rinnovo della Carta di intenti fra Miur, ministero della Giustizia, Consiglio superiore della magistratura, l’Autorità nazionale anticorruzione, la Direzione nazionale antimafia, l’Associazione nazionale magistrati. Obiettivi dell’intesa: educare le studentesse e gli studenti alla legalità, al rispetto dei diritti e dei doveri di ogni cittadino e delle regole, promuovere la loro partecipazione alla vita civile del Paese, favorire il contrasto alla criminalità organizzata.
A siglare l’accordo, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il Vice presidente del Csm, David Ermini, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, e il presidente dell’Anm, Francesco Minisci.

«Stiamo offrendo ai nostri giovani una straordinaria opportunità di crescita, che potenzia il ruolo e la missione educativa della scuola. La Carta d’intenti che abbiamo sottoscritto – ha dichiarato Bussetti – testimonia la volontà e la determinazione che accomuna così tanti rappresentanti delle maggiori istituzioni del nostro Stato: mostrare ai ragazzi che senza legalità, senza rispetto delle regole, senza giustizia non c’è coesione sociale. Non c’è spazio per la crescita sana di un individuo, di una comunità e di un Paese. In altre parole, non si può essere cittadini attivi e responsabili. Voglio ringraziare i magistrati e tutti i professionisti di alto livello che diventeranno interlocutori privilegiati, maestri, guide degli studenti in questo percorso formativo».

«Siamo in un momento storico – ha continuato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – in cui tutte le istituzioni decidono di unirsi, di stare insieme per investire sul futuro di questo Paese. È un fatto importante. Stiamo intervenendo sull’idea di giustizia in Italia: spesso la intendiamo come entità con cui ci si confronta da adulti se qualcosa è andato male, individuiamo come luoghi della giustizia soltanto ed esclusivamente le aule di un tribunale. Invece la prima sfida è rilanciare un concetto di giustizia che parta dai banchi di scuola. Parlo della mia esperienza: ho conosciuto i primi magistrati in classe e so che questi incontri rimangono impressi nella mente dei ragazzi. Dobbiamo portare avanti iniziative educative che vanno in questa direzione e spiegare ai giovani che non c’è possibilità di scelta né libertà in una società dominata dalla mafia. Il rispetto delle regole rappresenta il momento di garanzia migliore per la libertà».

Campagne informative sugli strumenti a disposizione per la prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata. Seminari e attività di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva per i giovani, le scuole, le famiglie e le istituzioni. Un programma di iniziative per rendere più continuo e costante il contatto tra le aule dei tribunali e le aule scolastiche, attraverso la conoscenza diretta dei magistrati e del loro lavoro quotidiano. Sono solo alcune delle misure contenute nell’Accordo. In più, la Carta d’intenti mira a fornire una rete di supporto ai minori e ai nuclei familiari destinatari di provvedimenti giudiziari dei tribunali per i minorenni, per garantire concrete alternative di vita.

«Oggi è una giornata importante per chi vive il sistema giustizia, ma soprattutto per voi ragazzi: – ha dichiarato David Ermini – ci sono qui persone che vogliono seguirvi in un percorso di educazione alla legalità, ma siete voi che dovete darvi da fare, perché il mondo del futuro sarà vostro. Bisogna imparare ad avere rispetto degli altri e delle regole. Bisogna avere pazienza, essere disposti all’ascolto e a scambiarsi le idee. Tutto questo serve a creare una comunità».

«Come Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo condividiamo con tutti i soggetti coinvolti e con i ragazzi ciò in cui abbiamo sempre creduto. Ovvero che il valore della libertà è fondamentale per la crescita della nostra democrazia e per l’affermazione effettiva della legalità. Chi crede nella libertà crede nella difesa dei diritti degli altri. E credere fermamente in questo significa non avere paura, perché vuol dire che siamo convinti che la nostra più grande ricchezza non è quella economica ma è il patrimonio che la nostra Costituzione ci ha assegnato», ha affermato Federico Cafiero De Raho.

«Stiamo dando un segnale importante: non daremo tregua ai mafiosi – ha detto Francesco Minisci – né ad ogni forma di illegalità, lo Stato italiano è più forte. Ma è chiaro che se vogliamo veramente incidere non possiamo sottovalutare la fase della prevenzione, grazie alla quale è possibile avere effetti positivi ad ampio raggio e sul lungo termine e che ci consente di limitare gli spazi delle distorsioni e del reato. Che ci fa guardare con speranza verso il futuro. Ed è per questo che come Anm siamo impegnati da anni nelle scuole e organizziamo la “Notte bianca della legalità”, un percorso formativo di cui siamo molto orgogliosi”.

Durante l’evento, il ministro Bussetti, il ministro Bonafede e il presidente dell’Anac Cantone hanno poi premiato le scuole vincitrici del Concorso “Whistleblower: un esempio di cittadinanza attiva e responsabile”: il liceo artistico statale “Renato Cottini” di Torino, l’istituto tecnico statale “Archimede” di Catania e l’istituto di istruzione superiore “Stanga” di Cremona. Menzioni speciali per l’Ipsseoa “F. Buscemi” di San Benedetto del Tronto, l’Itis “Alessandro Volta” di Trieste e il liceo statale “E. Majorana” di Milano.

«Questo Concorso – ha sottolineato Cantone – rappresenta una delle tante iniziative che portiamo avanti per coinvolgere gli studenti su questioni di particolare rilevanza. Crediamo che l’adesione delle scuole sia fondamentale anche per far comprendere ai più giovani che le istituzioni non sono lontane e che sono fatte di persone che partecipano alla vita della comunità. Grazie a questa intesa, organizzeremo nuove attività perché siamo convinti che dobbiamo puntare sull’educazione come strumento per affrontare alcuni problemi che ci portiamo dietro da tempo. L’Italia ne ha parecchi sul fronte delle mafie e della corruzione. Ma ha anche tantissime potenzialità tra cui rientrano queste attività per la diffusione della cultura della legalità, indispensabile per cambiare al meglio la mentalità del Paese».

Anche il Cnel d’accordo: con alternanza più possibilità di lavorare

da Il Sole 24 Ore

Anche il Cnel d’accordo: con alternanza più possibilità di lavorare
di Cl. T.

«I dati dei maggiori Paesi europei ci raccontano, da molti anni, che i giovani impegnati in progetti come alternanza scuola-lavoro hanno maggiori possibilità di trovare un buon lavoro e soprattutto il lavoro che desiderano. È per questo che il Cnel, che riunisce i rappresentanti di imprese, lavoratori e organizzazioni non-profit, può essere una sede naturale di monitoraggio costante dell’efficacia dei progetti».

La posizione del Cnel
A parlare è il presidente, Tiziano Treu, che è stato in qualche modo tra i teorizzatori del training in azienda. Nel famoso Pacchetto Treu del 1997, che affrontava le misure contrattuali di adeguamento ad un mercato del lavoro divenuto più flessibile, proponeva infatti il tirocinio formativo «al fine di realizzare momenti di alternanza tra scuola e lavoro».

Per Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, «l’alternanza non è manodopera a costo zero per le aziende, ma un progetto formativo che consente di entrare in contatto con questo il principio fondante della nostra Costituzione. Le esperienze negative sono in percentuale insignificante rispetto ai successi. Ora che al tessuto di micro-imprese che aveva difficoltà ad accogliere studenti si sono aggiunti anche i musei, gli enti statali e tanti altri soggetti anche nel mondo del turismo e della cultura, l’alternanza ha spazi di crescita enormi, da valorizzare e non da tagliare».

Scuola, tredicimila supplenti in più. Le cattedre precarie tornano a crescere

da la Repubblica

Scuola, tredicimila supplenti in più. Le cattedre precarie tornano a crescere

Il ministro Bussetti aveva annunciato: in questa stagione solo 80 mila sostituti. La Cgil: sono 95 mila. E i pensionamenti con “quota 100” potrebbero raddoppiarli

di CORRADO ZUNINO

ROMA – I conti non tornano. Ci sono almeno quindicimila supplenti in più di quelli che il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, aveva previsto all’inizio della stagione scolastica. Aveva detto, nei primi giorni di settembre: “Quest’anno le cattedre vacanti saranno 80 mila, in fondo solo il 10 per cento del totale”. E aveva commentato: “La supplentite esiste, ma se rapportata al numero totale degli insegnanti in servizio non assume contorni catastrofici”. Il Miur a fine novembre – ottanta giorni dall’avvio – non ha dati certi, ma quelli offerti dai sindacati dicono che l’argine degli “ottantamila” non ha retto neppure nel 2018-2019.

La supplentite torna a crescere

Venerdì prossimo la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil presenterà uno studio che spiega come, “sulla base dei dati a disposizione al termine delle operazioni di nomina in ruolo e di supplenza annuale”, risultino non assegnati oltre 114 mila posti fra docenti, educatori e personale amministrativo. La situazione più instabile è proprio quella dei docenti: i posti in organico di diritto e di fatto destinati a supplenza da graduatoria d’istituto sono stati 95.214 (52.979 dei quali per il sostegno).

L’anno scorso l’ex ministra Valeria Fedeli era riuscita a contenere le “supplenze al 30 giugno” in 82.500 (45 mila furono quelle del sostegno), in forte contrazione rispetto alle 125.211 conteggiate nel 2016-2017, l’anno più difficile di un quinquennio sempre sopra le centomila “cattedre vacanti”. Ora si riprende a salire. Se ci si attesta sui dati della Cgil (oltre 95 mila sostituzioni, appunto), i supplenti sono 12.500 in più rispetto all’anno precedente e quindicimila sopra quelli assicurati a fine estate dallo stesso Bussetti. Se si prendono per buone invece le cifre di un altro sindacato, Anief – che calcola le supplenze di maestri e professori a quota 120 mila – siamo addirittura 40 mila cattedre sopra le previsioni.

La Federazione dei lavoratori della conoscenza (Cgil) scrive: “Questa situazione non garantisce il corretto andamento e governo delle istituzioni scolastiche ed educative, non assicura il diritto allo studio, mortifica le professionalità del personale scolastico condannandolo a una continua situazione di precarietà”. La Flc propone, quindi, un piano straordinario di stabilizzazione composto di una fase transitoria e di una a regime “per gettare le basi per una programmazione delle risorse a lungo termine”. L’Anief propone, a sua volta, uno scorrimento delle graduatorie “oltre il mero numero dei vincitori in riferimento ai posti messi a concorso”. E su questo punto ha presentato emendamenti in Legge di bilancio: “Stroncare la supplentite non è una missione impossibile”.

Vuoti nelle discipline e concorsi cancellati

Ci sono spiegazioni per questa curvatura al rialzo delle cattedre settembre-giugno. Il ministero dell’Economia aveva autorizzato 57 mila ruoli per quest’anno scolastico, ma 32 mila posti sono rimasti vuoti (matematica alle medie, per esempio, e poi le materie di laboratorio). Un terzo di questi buchi si sono registrati in Lombardia, dove si è dovuto ricorrere alle cosiddette Mad, le “messe a disposizione” da parte di studenti universitari con una semplice laurea triennale. Per le classi di concorso più richieste le graduatorie a esaurimento da cui si attinge per le cattedre (l’altra metà arriva per concorso) sono state svuotate con il piano triennale di assunzioni varato dal Governo Renzi: nelle Gae sono rimasti solo i precari delle materie più inflazionate. Nel 2016 c’è stato un primo concorso con record di bocciature e un altro, in questo  2018, reso complicato da contestazioni che ne hanno allungato i tempi. La scelta del ministero Bussetti, poi, di cancellare il bando Fit per non abilitati farà ulteriormente crescere la platea del precariato: “I mancati partecipanti sembrano destinati a fare i supplenti in eterno su posti vacanti e disponibili”, dice ancora Anief.

Dopo aver smontato l’ambizioso sistema di reclutamento previsto dalla Buona scuola, Bussetti ha promesso un nuovo sistema di concorsi biennali aperto a tutti i neolaureati con almeno 24 crediti in discipline psicopedagogiche e didattiche. Il bando, però, ancora non c’è e si può prevedere che i vincitori saliranno in cattedra solo nel 2020 (per il primo anno di prova). L’unico concorso di cui è già stato realizzato il telaio è quello facilitato per le scuole materne e elementari: 12 mila posti tagliati su misura per i cosiddetti diplomati magistrali.

“A settembre si rischiano duecentomila cattedre vacanti

Dal mondo sindacale si alza il timore, ancora, che l’approvazione della “controriforma Fornero” (Quota 100) potrebbe portare alla fuga dalla scuola di un numero di insegnanti compreso tra 80 e 100 mila (il normale turnover è quantificabile in 20-25 mila cattedre). E questo si sovrapporrebbe al fatto che il ministero delle Finanze ad oggi non ha autorizzato le 27.400 immissioni in ruolo chieste da Bussetti. “A settembre rischiamo seriamente di ritrovarci con oltre 200 mila supplenze annuali”, chiude il segretario dell’Anief, Marcello Pacifico.

Concorso infanzia e primaria, FAQ Miur. Calcolo servizi, quali valgono

da Orizzontescuola

Concorso infanzia e primaria, FAQ Miur. Calcolo servizi, quali valgono
di redazione

13 FAQ Miur per presentare la domanda di partecipazione al concorso straordinario per infanzia e primaria indetto con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018.

Concorso: riserva per docenti con disabilità

  1. D: Sono una docente in possesso del diploma magistrale conseguito prima del 2001-2002, a seguito di provvedimento giurisdizionale, sono stata nominata in ruolo con clausola risolutiva. Usufruisco della riserva di posti di cui alla legge 68 del 1999. Sulla domanda di partecipazione al concorso straordinario posso dichiarare, ai sensi dell’art. 4, comma 6, lettera q), del bando, al pari dei docenti a tempo determinato, il certificato di iscrizione ai centri per l’impiego?
    R: Sì, in quanto nei casi in cui l’aspirante non possa produrre il certificato di disoccupazione, poichè occupato al momento della presentazione della domanda, potrà comunque dichiarare nella domanda polis, al pari del personale a tempo determinato, la data e la procedura nella quale ha presentato in precedenza, il certificato di disoccupazione.

Si può partecipare per max 4 procedure

  1. D. Posso partecipare sia per i posti comuni che di sostegno? 
    R: Sì. Fermo restando il possesso dei requisiti (diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 o laurea in scienze della formazione primaria, servizio prestato in una scuola statale per due annualità anche non continuative negli ultimi otto anni e ove si concorra per il posto di sostegno, anche diploma di specializzazione), il bando offre un ventaglio di quattro possibili candidature:
    1. posto comune scuola primaria;
    2. posto comune scuola dell’infanzia;
    3. posto sostegno infanzia;
    4. posto sostegno primaria.
    Il candidato può presentare domanda per uno o più dei posti su indicati.

Pagamento tassa

  1. D. Il Bando prevede il pagamento di un contributo di segreteria di 10 euro. Io vorrei partecipare per diverse tipologie di posto o per la stessa tipologia di posto nei due gradi di scuola considerati. Come devo effettuare il pagamento? 
    R: Il pagamento deve essere effettuato distintamente per ogni procedura a cui si partecipa. Quindi, se si partecipa per più tipologie di posto o ordini di scuola, il pagamento deve essere effettuato per ciascuna tipologia di posto / ordine di scuola per cui si concorre. È possibile effettuare più pagamenti in un’unica soluzione.

Servizio nelle paritarie

  1. D. Il servizio che ho prestato in una scuola dell’infanzia paritaria integra le due annualità, anche non continuative, previste dal bando come requisito di partecipazione?
    R. No. Il servizio utile ai fini del possesso dei requisiti di partecipazione è esclusivamente quello svolto presso scuole primarie o dell’infanzia statali, come docente di posto comune o di sostegno, nel periodo compreso tra l’anno scolastico 2010/11 e l’anno scolastico 2017/18.

Come si calcola un anno di servizio

  • D. Come calcolo l’annualità utile ai fini della partecipazione al concorso? 
    R. L’annualità è tale se il docente ha prestato servizio per almeno 180 giorni anche non continuativi nello stesso anno scolastico o se ha prestato servizio ininterrottamente dal primo febbraio fino alle operazioni di scrutinio finale, ovvero fino al termine delle attività nella scuola dell’infanzia. Si considera valido ai fini del possesso dei requisiti concorsuali anche il servizio prestato in parte su posto di sostegno, in parte su posto comune, purché nello stesso ordine di scuola.
  • D. Che cosa s’intende con l’espressione ‘servizio specifico’? 
    R. Per servizio specifico s’intende il servizio prestato nello stesso ordine di scuola. Pertanto, il candidato che abbia prestato i due anni di servizio su posto comune o su posto di sostegno, ovvero abbia prestato un anno scolastico di servizio su posto comune della scuola primaria e un altro anno scolastico su posto di sostegno sempre della scuola primaria, potrà presentare domanda di partecipazione al concorso in quanto risulta soddisfatto il requisito delle due annualità di servizio specifico. Viceversa, non assolve al requisito richiesto il candidato che abbia maturato le due annualità di servizio parte nella scuola dell’infanzia, parte nella scuola primaria.

Domanda cartacea non è valida

  • D. Se invio la domanda in formato cartaceo con raccomandata A/R all’Ufficio Scolastico Regionale della regione dove intendo sostenere la prova o presso la sede centrale del Ministero, la domanda ha lo stesso valore di quella inviata tramite Polis? 
    R. No. L’inoltro telematico della domanda di partecipazione attraverso il sistema informativo POLIS costituisce modalità esclusiva di partecipazione alla procedura concorsuale. Come chiarito nel bando, le istanze presentate con modalità diverse non saranno procedibili.

info sui servizi

  • D.È valido il servizio prestato in scuole diverse nello stesso anno scolastico?
    R. Sì, purché il servizio sia stato prestato nello stesso ordine di scuola (solo infanzia / solo primaria).
  • D.È valido il servizio prestato con un contratto sino all’avente diritto trasformato in altro contratto fino al 30/06 o 31/08?
    R. Sì, certo.
  • D. Ho diversi periodi di servizio prestato nello stesso anno scolastico come docente a tempo determinato nella scuola primaria / dell’infanzia. Come devo dichiarare i servizi?
    R. Nel caso di servizi non di ruolo che si sovrappongono si possono presentare 3 situazioni: – i due servizi coincidono completamente: in questo caso deve essere dichiarato solo uno dei servizi; – un servizio è completamente incluso in un altro: in questo caso deve essere dichiarato il periodo di servizio più ampio;
    – i due servizi si sovrappongono solo per un periodo: in questo caso deve essere dichiarato un unico periodo di servizio indicando come data di inizio quella del servizio che inizia prima e come data finale quella del servizio che termina dopo

Controllo dichiarazioni

  • D.Perché nella mail pervenuta da Istanze on line si parla di domanda “inoltrata per convalida”? 
    R. Ferma restando la possibilità di controllo e verifica sul contenuto della domanda prodotta dal candidato da parte dell’USR responsabile della procedura (art. 3 comma 4 del bando), il processo di verifica del possesso dei titoli di accesso prevede che siano considerati tecnicamente convalidati i titoli (culturali e di servizio) per cui l’aspirante risulti inserito negli archivi del sistema informativo del MIUR.
    Se ‘sconosciuto’ al sistema, il candidato dovrà dichiarare, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso dei titoli di abilitazione/specializzazione e di servizio richiesti per partecipare al concorso. Tali dichiarazioni dovranno essere successivamente verificate per la convalida dall’USR responsabile della procedura concorsuale. Le domande trasmesse tramite le Istanze on line del MIUR, pertanto, possono avere i seguenti due stati della domanda:

    • domanda “inoltrata”, se quanto dichiarato dal candidato nell’istanza di partecipazione (titoli di abilitazione / specializzazione/ servizio) già inoltrata, coincidono con i dati del docente già acquisiti al sistema informativo e presenti nella banca dati del Miur (validazione tecnica della domanda, suscettibile di controllo successivo da parte dell’USR responsabile della procedura);
    • domanda “inoltrata per convalida”, qualora questa corrispondenza ‘tecnica’ tra quanto dichiarato dal candidato e i dati presenti a sistema non vi sia. In tal caso, il controllo sarà a cura dell’USR responsabile della procedura (validazione amministrativa da parte dell’USR).

    L’ulteriore verifica e validazione da parte dell’USR competente avviene per esempio nei seguenti casi: – candidati per il posto di sostegno che conseguano la specializzazione entro il primo dicembre 2018 (candidati inclusi con riserva);
    – candidati per posto comune o di sostegno i cui titoli di accesso non risultano, in tutto o in parte, già acquisiti al sistema informativo e ai quali il sistema abbia chiesto di autocertificarne il possesso tramite la compilazione di sezioni dedicate sul modello di istanza presente su POLIS;
    – candidati per posto comune o di sostegno che siano in attesa del documento di riconoscimento del titolo conseguito all’estero e per il quale, entro la data termine per l’inoltro della domanda, abbiano prodotto domanda alla Direzione Generale Ordinamenti Scolastici (candidati inclusi con riserva).

Diploma liceo  socio psicopedagogico

  • D. Ho il diploma del liceo socio psicopedagogico conseguito entro l’A.S. 2001/2002. Se posseggo le due annualità di servizio specifico richieste nel bando, posso partecipare al concorso?
    R. Sì.

Docenti di ruolo

  • D. Sono un docente di ruolo in possesso dei requisiti di servizio richiesti. Posso dichiarare il servizio prestato con un’unica data di inizio e di fine? 
    R. No, i sevizi devono essere dichiarati per singolo anno scolastico anche se il servizio di ruolo non si è interrotto.

Vai alle FAQ miur

Il Miur non ha ancora chiarito invece come  e se dichiarare il servizio svolto per l’insegnamento di religione cattolica.

Pensioni, in arrivo busta arancione. Cedan: a cosa fare attenzione

da Orizzontescuola

Pensioni, in arrivo busta arancione. Cedan: a cosa fare attenzione
di redazione

comunicato Cedan – Tra la fine dell’anno 2018 e l’inizio del 2019 sarà distribuita a oltre 500mila italiani la Busta Arancione INPS 2018.

Ad annunciarlo è stato, in una conferenza stampa tenutasi a inizio novembre, il presidente dell’Istituto Tito Boeri che nella stessa occasione ha dichiarato come, a partire dal prossimo anno, il servizio online “La mia pensione futura” sarà gradualmente esteso anche ai lavoratori statali, cosicché “la platea di chi potrà accedere alla simulazione online, attraverso un Pin, si allargherà a 500mila dipendenti pubblici, artigiani e commercianti”.

La Busta Arancione è un documento predisposto dall’Inps a partire dal 2016, quando l’Istituto di Previdenza lo ha inviato per la prima volta a ben 7 milioni di contribuenti e che consente ai lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato di stimare con decenni di anticipo quale potrebbe essere l’importo del proprio assegno pensionistico e delle pensioni.

Inizialmente saranno ancora i lavoratori del settore privato, autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, ecc.) e i titolari di Partita IVA iscritti alla Gestione Separata INPS a ricevere la Busta Arancione.

Invece, i lavoratori che hanno versato la propria contribuzione alla Gestione Dirigenti di aziende industriali (ex-INPDAI), i dipendenti pubblici e statali e i lavoratori con contributi versati agli altri Fondi e Gestioni amministrati dall’Inps potranno accedere al servizio “La mia pensione futura INPS”, il servizio online che permette, similmente alle Buste Arancioni, di simulare il valore di un possibile futuro assegno pensionistico sulla base della normativa vigente e su tre parametri fondamentali quali l’età, la storia lavorativa e la retribuzione/reddito.

Tuttavia per chi riceverà la Busta Arancione o consulterà il portale “Pensione futura” sarà utile tener presente come al momento non siano ancora previste in queste simulazioni dell’Inps quelle che potrebbero essere le variabili legate a una eventuale riforma delle pensioni, riforma della legge Fornero prevista dal programma di governo Lega-M5S, ma ancora in divenire.

All’interno del plico saranno presenti dei moduli per la segnalazione di eventuali difformità dell’estratto contributivo; INPS ha previsto, infatti, anche la possibilità di delegare l’invio ai Patronati.

Contattate i nostri sportelli CEDAN, cliccando sulla sezione “Dove Siamo”, per assistenza e invio della modulistica presente all’interno della Busta Arancione o scrivete a patronato@cedan.it per informazioni e chiarimenti.

Alternanza scuola lavoro, Bussetti “non sarà abolita. Ma va fatta bene”

da Orizzontescuola

Alternanza scuola lavoro, Bussetti “non sarà abolita. Ma va fatta bene”
di redazione

Sull’alternanza scuola lavoro il Ministro Bussetti risponde alle critiche che stanno accompagnando le modifiche previste, a partire dal numero di ore da svolgere. Ci saranno nuove Linee Guida.

Alternanza scuola lavoro rimane, nessun passo indietro

Nessun passo indietro e nessuna intenzione di abolirla” Chi dice che la stiamo distruggendo o cancellando mente. E finge di non conoscere le molte problematiche che  hanno accompagnato l’introduzione dell’obbligo di questi percorsi“.  ha affermato il Ministro Bussetti durante un’intervista al Giorno.

La petizione di Federmeccanica

Federmeccanica ha lanciato una petizione affinché non si modifichi il monte orario complessivo di 400 ore nel triennio per lo svolgimento dell’alternanza scuola lavoro.

Il Vicepresidente Federico Visentin rilancerà l’iniziativa prossimo 29 novembre a Verona in occasione di JOB&Orienta  “In più di 50 scuole nel Paese quasi 5000 studenti hanno fatto esperienze molto qualificanti, grazie a una stretta collaborazione scuola-impresa, in circa 946 aziende, impiegando tutte le 400 ore previste nel triennio. Si può dire che ora questi ragazzi hanno una conoscenza dell’ambiente di lavoro e posseggono competenze che prima non avevano. Sicuramente questo li aiuterà a trovare una buona occupazione quando termineranno gli studi. Non si deve ora fare passi indietro e soprattutto negli istituti tecnici e professionali non si devono ridurre le ore di alternanza e perdere le risorse per le Scuole. Si deve invece potenziare l’alternanza di qualità e andare avanti”.

Le modifiche previste all’alternanza scuola lavoro

Le attività si chiameranno “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”. Si elimina in questo modo la parola “lavoro”, che tanta ambiguità ha creato; difficile dire se il nuovo nome avrà successo.

La durata dell’alternanza scuola lavoro

I percorsi avranno questa durata

a) non inferiore a 180 ore negli istituti professionali
b) non inferiore a 150 ore negli istituti tecnici;
c) non inferiore a 90 ore nei licei.

Il minor numero di ore, secondo Bussetti, servirà a rilanciarla. “In alcuni casi, in passato, pur di ottemperare all’obbligo sono state proposte esperienze non adeguate.”

A decorrere dall’a.s. 2018/19 con meno soldi

La manovra decorre dall’a.s. 2018/19, con effetti dall’esercizio finanziario 2019. Quindi i progetti che sono già stati approvati potrebbero essere rivisti alla luce dei tagli ai fondi.

Quindi il finanziamento, già dall’a.s.  2018/19 prevede soldi solo per il numero minimo di ore.

Ricordiamo che i risparmi derivanti dal taglio all’alternanza scuola lavoro serviranno a rifinanziare l’elemento perequativo dello stipendio di docenti e ATA, altrimenti si perderebbe dal 1° gennaio 2019.  Stipendio, Di Maio: aumento mantenuto, soldi dall’Alternanza

Bussetti “più qualita”

“Noi vogliamo che le scuole in autonomia definiscano i percorsi sulla base delle effettive esigenze dei giovani – ha concluso il Ministro – e in base alle opportunità offerte dai territori.  Inoltre stiamo rivedendo le linee guida, anche con l’aiuto degli studenti”

Pensioni quota 100, Salvini: si farà, i soldi sono anche troppi. La Fornero: ma non é una prioritá

da La Tecnica della Scuola

Pensioni quota 100, Salvini: si farà, i soldi sono anche troppi. La Fornero: ma non é una prioritá
Di Alessandro Giuliani

Chi ha detto che le coperture per quota 100 sono scarse rispetto all’effettivo fabbisogno? “I soldi per quota 100 sulle pensioni ci sono, anzi i tecnici ci stanno dicendo che ne abbiamo messi anche troppi”. La risposta è giunta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico della Scuola di perfezionamento per le forze di polizia.

Il vicepremier: oltre 600 mila gli italiani interessati

“Quota 100 – ha assicurato Salvini – c’é e riguarderà a partire da febbraio potenzialmente oltre 600 mila italiani (ma per i lavoratori della scuola potrebbe essere troppo tardi, ndr) che potranno liberamente scegliere se continuare a lavorare o andare in pensione liberando centinaia di migliaia di posti di lavoro per i nostri ragazzi”.

Per il leader delle Lega, quindi, sarebbero solo maldicenze o indiscrezioni fasulle quelle che accostano l’allungamento dei tempi di pubblicazione del decreto sull’anticipo pensionistico, che potrebbe mettere in crisi l’uscita nel 2019 di docenti, Ata e dirigenti scolastici potenzialmente interessati a lasciare il lavoro il prossimo 1° settembre.

L’ex ministra Fornero: non é una prioritá

Intanto, però, continuano ad arrivare forti critiche da parte dell’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero: “La controriforma delle pensioni non é una prioritá”, ha detto a Milano, nel corso degli stati generali delle pensioni a Milano.

“Molte persone – ha aggiunto la promotrice dell’ultima riforma pensionistica – dimenticano il motivo per il quale fu fatta la riforma. In quegli anni c’era la preoccupazione reale e molto forte di non avere i soldi per pagare gli stipendi. E non era certo perché era in atto un complotto. Ora invece la controriforma non é prioritaria ma penso che si tratti solo della voglia, di uno dei due vicepresidenti, di agitare in piazza lo scalpo della Fornero”.

Boeri (Inps): il termine quota 100 é da abolire

All’evento milanese era presente anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri: “Il termine quota 100 é da abolire perché é fuorviante”.

“É un termine – ha aggiunto il numero uno dell’Inps- che rischia di illudere chi ha una certa etá ed un certo numero di anni di contribuzione quando poi, invece, le cose stanno in modo diverso. In questo periodo si sta discutendo molto delle pensioni. E nell’ambito delle discussioni si fa fatica a fare progressi”.

Studenti in piazza venerdì 30 per dire “Basta Alternanza”

da La Tecnica della Scuola

Studenti in piazza venerdì 30 per dire “Basta Alternanza”
Di Redazione

Il 30 novembre ci sarà uno sciopero proclamato dal sindacato USB PI Scuola.

A protestare non saranno soltanto i docenti, ma anche gli studenti.

La campagna denominata “BastAlternanza” è stata indetta per dire basta all’aziendalizzazione della scuola.

BastAlternanza nasce da un’assemblea partecipatissima di studenti romani, toscani, marchigiani, bolognesi e torinesi con lo scopo di dare vita a una campagna nazionale per l’abolizione integrale della Buona Scuola e dell’Alternanza scuola-lavoro.

“Venerdì saremo in piazza davanti al MIUR per chiedere al nuovo governo di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale, cioè di smantellare la Buona Scuola. Saremo in piazza con i lavoratori in sciopero del mondo della scuola e con le associazioni che hanno aderito alla mobilitazione”, affermano in una nota gli studenti.

Ecco il testo del comunicato stampa integrale:

La data del 30 Novembre non nasce dal nulla: quando la Campagna BastAlternanza è nata circa un anno fa, in un’assemblea rappresentativa di poche città italiane, riuscendo poi ad allargarsi a tanti altri territori e a rafforzarsi, avevamo in mente che saremmo giunti a lanciare un’appuntamento nazionale come quello di venerdì prossimo. Non è per noi un punto di arrivo né ci riteniamo maghi o profeti.

Più semplicemente abbiamo cominciato a riconoscere come la scuola pubblica, da qualche decennio a questa parte, ha completamente smarrito la sua funzione primaria, ossia l’universalità della formazione e della trasmissione della cultura, il poter permettere a tutti di fruire di un’istruzione di qualità, indipendentemente dalla provenienza geografica o dalla condizione sociale. I principi di uguaglianza hanno ad un certo punto lasciato il posto alle logiche di mercato, ad un modello di scuola neoliberista figlio dei diktat europei che da Maastricht in poi si  pongono l’obiettivo di piegare la scuola agli interessi del mercato.

La Buona Scuola renziana si inseriva esattamente nel solco di queste necessità: educarci alla competitività, all’autoimprenditorialità, ad una scuola delle competenze e non delle conoscenze al fine di renderci futuri lavoratori funzionali alle richieste del mercato del lavoro.

Da dodici città italiane, qualche mese fa, ci siamo sentiti pronti a chiamare una mobilitazione nazionale, che esca dai soliti rituali autunnali e sappia essere politica, di rottura, che porti in piazza il tentativo di invertire la rotta, con temi chiari e rivendicativi.

  • Vogliamo una scuola democratica ed inclusiva, che rifiuti percorsi formativi  permeati di competitività.
  • Vogliamo una scuola di qualità che renda effettivo il diritto allo studio per tutti, indipendentemente dalla regione in cui si vive.

La polarizzazione sempre maggiore fra scuole di serie A e scuole di serie B, fra Nord e Sud del paese, fra Centro e Periferia di una stessa città è un fenomeno che sta andando ad aumentare a dismisura, fino al progetto di potenziamento dell’autonomia scolastica regionale chiesto da Bussetti, che non incrementerà che le disuguaglianze fra poli d’eccellenza e scuole parcheggio.

  • Vogliamo l’abolizione dell’Alternanza Scuola-Lavoro e della legge 107/15.

La Buona Scuola ha definitivamente piegato l’istruzione pubblica alle logiche di mercato, rendendo gli studenti un esercito di mano d’opera gratuita che va ad accrescere il profitto delle grandi aziende, aumentando così anche la ricattabilità dei tanti lavoratori precari ed aumentando la disoccupazione.

L’Alternanza Scuola-Lavoro è sfruttamento, perché ha alla base un meccanismo ideologico che ci vuole abituati al lavoro gratuito, al precariato e alla flessibilità.

Nei confronti di un sistema che ha alla base lo sfruttamento non si risponde applicando migliorie, si risponde ribadendo che l’unica soluzione è l’abolizione totale.

Così come non esiste uno sfruttamento “buono” non esiste un’alternanza “buona”.

  • Vogliamo la re-internalizzazione delle attività di alternanza nelle scuole e il potenziamento delle attività di laboratorio all’interno dei nostri istituti
  • Vogliamo l’abolizione delle prove Invalsi perché standardizzano lo studente e lo pongono davanti a una condizione di brutale competizione, aumentando il divario tra scuole di serie A e scuole di serie B, sempre più penalizzate, in un meccanismo a ciclo continuo che premia solo l’eccellenza lasciando indietro tutto il resto.
  • Vogliamo l’abolizione del decreto Scuole Sicure.

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, per noi le uniche “Scuole Sicure” sono quelle che non ci crollano in testa!

Si parla di 2,5 milioni stanziati per questo decreto, mentre all’istruzione pubblica ne sono stati tagliati, come annuncia il decreto fiscale, 14 MILIONI.

  • Vogliamo l’aumento dei fondi stanziati per l’Edilizia Scolastica

Non servono altri milioni spesi in repressione e sorveglianza bensì un investimento massiccio e ragionato che porti ad un piano nazionale di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici.

In Italia di 5.725 edifici scolastici il 46,8% necessita di interventi urgenti di manutenzione.

Però a quanto pare per il governo le scuole non si rendono “Sicure” a partire da questi dati, ma solo tramite la repressione e il controllo sociale.

Come studenti, siamo consapevoli che tutto questo non riguarda solamente noi, e non può rigurardare solamente il corpo studentesco.

Le politiche di devastazione che hanno piegato la scuola pubblica negli ultimi anni toccano anche i docenti e i lavoratori del mondo della scuola, sempre più precari, sempre più ricattabili, di fronte al mutare del proprio ruolo di educatori in virtù di logiche aziendalistiche.

Per questo la mobilitazione del 30 novembre è stata costruita coinvolgendo i lavoratori del mondo della scuola, perché sappia così essere un momento di ricomposizione, un momento collettivo di rivendicazione.

In piazza con noi ci sarà l’Unione Sindacale di Base, che ha proclamato lo sciopero del settore dell’istruzione.

Ci saranno i lavoratori del Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016 e dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori.

Ci saranno realtà politiche, come Potere al Popolo, che come noi hanno a cuore una scuola pubblica, democratica, di qualità, non attanagliata, invece, da competizione e logiche di mercato.

Ci sembra però doveroso concludere rivolgendo nuovamente un appello a tutti i lavoratori del mondo della scuola che ancora non hanno deciso di scendere in piazza con noi il 30, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale. Ribadiamo che è un’occasione per uno sforzo collettivo che sappia vertere verso l’unica data nazionale unitaria sulla scuola, e far convergere le forze in un momento in cui viene fatto di tutto per reprimere e azzerare il dissenso nei confronti della devastazione fatta in questi anni.

Concorso DS Sardegna: pubblicate le sedi della prova scritta

da Tuttoscuola

Concorso DS Sardegna: pubblicate le sedi della prova scritta

Pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 24 novembre scorso gli elenchi con l’abbinamento candidati/aule per la prova scritta del corso-concorso per dirigenti scolastici della regione Sardegna che si terrà il prossimo 13 dicembre.

Clicca qui per visionare le sedi

I candidati dovranno presentarsi muniti di documento di riconoscimento, del codice fiscale e, per i soli candidati esonerati dalla prova preselettiva ai sensi dell’art. 20, comma 2 bis, della Legge n. 104/1992, di copia della ricevuta di versamento del contributo di cui all’art. 4, comma 1, del bando di concorso.

La mancata presentazione nel giorno, ora e sede stabiliti, comunque giustificata e a qualsiasi causa dovuta, comporta l’esclusione dal concorso DS.

Ricordiamo che ai candidati è vietato introdurre in aula carta da scrivere, appunti di qualsiasi natura, libri, manuali o pubblicazioni di qualunque specie, telefoni cellulari, palmari, smartphone, smartwatch, tablet, notebook, pen-drive, fotocamere/videocamere e ogni strumento idoneo alla memorizzazione di informazioni o alla trasmissione di dati. Se eventualmente detenuti, dovranno essere spenti e depositati prima dell’ingresso in aula, pena l’esclusione dal concorso di chi ne verrà trovato in possesso.

Educazione&Scuola©

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