Una situazione di stallo inaccettabile che va velocemente superata

Una situazione di stallo inaccettabile che va velocemente superata

In sede ARAN si è svolto il previsto incontro per il contratto della dirigenza di comparto Scuola Università e Ricerca. Secondo la previsione la riunione avrebbe dovuto essere dedicata alla parte economica del contratto, definendo la struttura della retribuzione, la quantità delle risorse disponibili per il rinnovo contrattuale.

Così non è stato, visto che non si è potuto sciogliere la riserva rispetto ai tempi di erogazione e all’allineamento retributivo, definendo le relative decorrenze:

a) quando le risorse entreranno nel Fondo Unico Nazionale,

b) le decorrenze relative all’aumento della retribuzione.

Il Miur, pur avendo calcolato il Fondo Unico Nazionale per l’anno 2017/18, non ha ricevuto la relativa certificazione dall’Ufficio di Bilancio del Mef, pertanto vista la difficoltà ad effettuare la mappatura finanziaria, la seduta è stata dedicata alla responsabilità disciplinare del dirigente scolastico.

La Uil Scuola, pur apprezzando il superamento della iniziale rigidità del testo fornito dall’Aran, ha preso atto delle timide e parziali aperture rispetto alla   proposte avanzate, ma lamenta che il testo sia ancora improntato ad un’eccessiva chiusura e severità che non riconosce ruolo e diritti del dirigente scolastico.

Al termine dell’incontro la parte sindacale presente ha espresso il disappunto per la mancata certificazione delle risorse relative al FUN 2017/2018, uno dei presupposti indispensabili per la chiusura positiva della trattativa. La parte sindacale ha chiesto che tale incertezza sia rimossa entro il 13 dicembre, data del prossimo incontro.

Il contratto, oltre alla parte economica, dovrà delineare tutele e garanzie, precisando il ruolo e il profilo del dirigente scolastico. Presupposti imprescindibili per firmare un contratto fermo da quasi dieci anni.

Si tratta, insomma di utilizzare l’art. 2 comma 2 del Decreto legislativo n. 165/2001 che consente di disapplicare norme di legge e regolamenti, attraverso la stipula del CCNL in discussione.

Per questi motivi la UIL Scuola chiede di utilizzare quella che è la forma più rapida e flessibile per modificare  norme che per loro natura sono rigide e non si adattano alla realtà scolastica, norme che hanno visto negli ultimi anni, un dirigente scolastico isolato e soccombente, sotto il peso di responsabilità, anche improprie come l’ultima dell’articolo 39 del Nuovo Regolamento di Contabilità, mette in evidente attualità.

Disabilità, il Comune di Roma aderisce alla giornata internazionale

Redattore Sociale del 29-11-2018

Disabilita’, il Comune di Roma aderisce alla giornata internazionale

ROMA. Lunedì 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità – istituita dalla Convenzione Onu e dalla Commissione Europea – e martedì 4 dicembre Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali organizza e promuove numerose iniziative per favorire l’inclusione attraverso la fruizione delle collezioni museali e dei monumenti archeologici da parte di un pubblico sempre più ampio. Nell’ottica di una completa accessibilità fisica, sensoriale e culturale numerose iniziative didattiche coinvolgeranno bambini e adulti in alcuni Musei Civici e siti archeologici di Roma per condividere un’esperienza multisensoriale attraverso l’arte e l’archeologia.

L’intento dell’Amministrazione Capitolina è di creare una città sempre più inclusiva ed accogliente e garantire un patrimonio accessibile e fruibile per tutti.

L’iniziativa fa parte del programma della Sovrintendenza ‘Patrimonio in Comune. Conoscere è partecipare’, improntato ad una didattica inclusiva, volta a ridurre la distanza che spesso separa le persone dalle istituzioni museali e dai beni culturali.

Il programma prevede nei giorni lunedì 3 e martedì 4 dicembre una serie di attività realizzate anche grazie alla partecipazione di associazioni, volontari del Servizio Civile Nazionale, istituti e operatori specializzati e con i servizi museali di Zetema Progetto Cultura. L’obiettivo è quello di sensibilizzare il grande pubblico al tema dell’accessibilità con l’intensificazione di attività ormai consolidate nelle proposte educative della Sovrintendenza: percorsi tattili sensoriali al Museo Bilotti e alla Galleria d’Arte Moderna; visite inclusive ai Fori Imperiali, prima area archeologica di Roma priva di barriere architettoniche, e al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina. A Casal de Pazzi sarà possibile conoscere il Pleistocene senza “limiti” attraverso due percorsi, per sordi e per non vedenti. Nella struttura archeologica della Porta Asinaria sarà possibile conoscere la storia di Roma attraverso un racconto nella lingua dei segni. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali in un incontro si parlerà delle iniziative intraprese per l’accessibilità, intesa nelle sue varie declinazioni e sarà possibile visitare il monumento seguendo un itinerario accessibile anche alle persone con disabilità motoria.

Le iniziative non si esauriranno con questo evento. Gli appuntamenti in calendario proseguono per tutto l’anno con appuntamenti settimanali nei Musei civici di visite multisensoriali nell’ambito del progetto ‘Musei da toccare’ e la possibilità di fruire per le persone sorde di video in Lingua dei Segni Italiana sottotitolati che presentano la storia e le collezioni di numerosi Musei Civici (Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, Centrale Montemartini, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica, Musei di Villa Torlonia: Casino Nobile e Casina delle Civette, Museo Napoleonico, Museo dell’Ara Pacis e Galleria d’Arte Moderna e ai Musei Capitolini).

Il calendario completo delle iniziative didattiche www.museiincomuneroma.it e www.sovraintendenzaroma.it. (DIRE)

Stati Generali AFAM

“L’impegno preso con il contratto di Governo di portare a compimento la riforma del sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM) per potenziare un settore storicamente e culturalmente importantissimo per l’Italia va avanti a passo spedito. A quasi vent’anni dalla Legge di Riforma del settore (legge 508 del 1999) e a undici dalla prima e unica convocazione degli Stati Generali del sistema, avvenuta a Verona nel 2007, vogliamo portare a compimento un processo strategico rimasto purtroppo incompiuto. Alle parole preferiamo i fatti. Considerata l’urgenza di lavorare insieme alle parti interessate, sono lieto di annunciare, in accordo con il Ministro Bussetti, la convocazione degli Stati Generali dell’AFAM che si svolgeranno a Roma l’8 e 9 febbraio 2019, come sviluppo e conclusione di un periodo di consultazioni con tutti gli addetti ai lavori”. Così il Vice Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti.

“Insieme al Ministro – prosegue – solleciteremo tutti gli stakeholder, le rappresentanze, i sindacati, gli addetti ai lavori, a dare il loro prezioso contributo. Sarà un confronto aperto per preservare e valorizzare il sistema dell’AFAM, traghettandolo definitivamente verso un’organizzazione stabile e organica degli studi di livello terziario e guardando all’innovazione del settore nel pieno rispetto della sua storia e peculiarità disciplinare”, conclude Fioramonti.

International Holocaust Remembrance Alliance

Si sono aperti il 28 a Ferrara, per proseguire fino al 29 novembre, i lavori della seconda riunione plenaria dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), presieduta quest’anno dall’Italia. Da quasi vent’anni, grazie al lavoro delle delegazioni dei 31 Paesi membri e dei numerosi osservatori internazionali, l’IHRA lotta contro l’antisemitismo e contro tutti i razzismi tramite educazione, ricerca e Memoria. La delegazione italiana fa capo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

L’Italia ha assunto la presidenza lo scorso marzo, con una cerimonia a Berlino, sede centrale dell’organizzazione, durante la quale è stato nominato capo delegazione l’Ambasciatore Sandro De Bernardin.

I circa 250 delegati sono ospitati nelle sale storiche della residenza municipale, nel Castello estense e al Teatro Comunale di Ferrara e i pasti a loro riservati sono completamente casher, preparati da un’inedita brigata di cucina organizzata dal Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah (MEIS): cinquecento ragazzi dell’Istituto d’istruzione superiore “Orio Vergani” di Ferrara diretti da Laura Ravaioli e da un loro docente, Liborio Trotta.

Giunti già lunedì 26 novembre nella città emiliana, i delegati hanno partecipato a una giornata di studio organizzata dal Meis, in collaborazione con la Fondazione Fossoli, che li ha portati a visitare il campo di concentramento di Fossoli e il Museo-Monumento al deportato politico e razziale di Carpi.

Da mercoledì a giovedì i diversi gruppi di lavoro si confronteranno sui temi dell’educazione, dei memoriali e dei musei. Un gruppo “accademico” e diversi comitati si occuperanno specificamente di antisemitismo, razzismo, genocidi e crimini contro l’umanità.

Stabilizzazione del personale della scuola

Una conferenza stampa per presentare la proposta della FLC CGIL per la stabilizzazione del personale della scuola.


Appuntamento domani 30 novembre, alle ore 11.30, nella sede nazionale dell’Organizzazione, in via Leopoldo Serra 31 a Roma.

“Sulla base dei dati a disposizione al termine delle operazioni di nomina in ruolo e di supplenza annuale – si legge in una nota della FLC – risultano non assegnati oltre 114.000 posti fra docenti, educatori e ATA (la situazione più instabile è quella dei docenti per i quali sono ben 90.000 i posti in organico di diritto e fatto destinati a supplenza da graduatoria d’Istituto)”.

“Una simile situazione, continua la nota, non garantisce il corretto andamento e governo delle istituzioni scolastiche ed educative, non assicura il diritto allo studio, mortifica le professionalità del personale scolastico condannandolo ad una continua situazione di precarietà”.

“Nella nostra analisi abbiamo provato a simulare anche l’impatto di Quota 100, che potrebbe avere una portata decisiva sul sistema di reclutamento del personale, perché interesserebbe un numero molto elevato di persone. Riteniamo, che nella qualità del lavoro rientri anche la possibilità di un’uscita accompagnata verso il pensionamento, attraverso l’incentivo di un part-time pensionistico (operazione staffetta).

Ci sono i presupposti – conclude la FLC CGIL – per un piano straordinario di stabilizzazione e per gettare le basi per una programmazione delle risorse a lungo termine, in modo da garantire la continuità didattica e la continuità lavorativa. Durante la conferenza stampa forniremo tutti i dati a supporto della nostra rivendicazione”.

RSU scolastiche: il fallimento di un organismo

RSU scolastiche: il fallimento di un organismo. Proviamo a riformarlo.

Nel 2000, dal CCNQ sulle relazioni sindacali è stato introdotto nella scuola un organismo di rappresentanza
dei lavoratori, la RSU di istituto, i lavoratori (come nella fabbrica) scelgono con elezioni democratiche (?????)
i propri rappresentanti, cioè personale della scuola che ha il compito di far parte della delegazione sindacale
per la stipula del CCII che adegua il CCNL alle esigenze della scuola, sia nella parte normativa e regolamentare,
che nel riparto delle risorse economiche assegnate alla scuola come FIS.
Tutto perfetto, ottimo istituto giuridico sulla carta, ma……. ma le cose non vanno affatto come sono state
disegnate, e molti inghippi sono proprio nelle norme.
Proviamo a ragionare.
1. Possono esercitare l’elettorato passivo anche dipendenti che in un’ottica strutturale rivestono ruoli
di dirigenti, mi riferisco al DSGA che è il capo del personale ATA cioè un quadro, ed in nessuna realtà
lavorativa, un dirigente, che deve gestire il personale, può rappresentarlo sindacalmente. C’è un
palese conflitto di interessi. Così anche nella figura del vicario del dirigente. L’intromissione di queste
figure comporta una forzatura anche in fase di ricerca del consenso, infatti dalla loro posizione di
potere possono condizionare pesantemente l‘esito delle elezioni;
2. Alcuni DS si intromettono anche nella costituzione della commissione elettorale pur essendo questa
procedura un fatto endosindacale, con il beneplacito di sindacati che sovente hanno tra i propri
iscritti gli stessi DS;
3. Si riscontra spesso una eccessiva intromissione dei DS nella scelta del personale che si deve candidare
e se questi non sono di loro gradimento, intervengono orientando i votanti verso la persona che
interessa. Questo nell’ottica di avere un organo che sia il più possibile malleabile e subordinato al
loro volere;
4. Può esercitare l’elettorato attivo tutto il personale in servizio anche quello con contratto a tempo
determinato, qui c’è grande confusione, vota spesso anche chi ha la supplenza per 15 giorni, ed i
docenti che sono su più scuole, spesso votano in tutte e due le scuole dove lavorano, nessuno
controlla questo;
5. Si può candidare pure il personale a tempo determinato, cioè personale che al 30/6 finisce il servizio
nella scuola, e quindi, che decade da RSU, mentre la RSU viene eletta per un mandato triennale, con
la conseguenza che spesso la scuola rimane senza RSU per il resto del periodo in quanto, siccome la
vera essenza della RSU non è quella di rappresentare i lavoratori ma di misurare la rappresentatività,
e siccome la rielezione non rientra tra questi parametri, a mio parere, non interessa più a nessuno
rifare le elezioni nella scuola, con grande soddisfazione del DS;
6. In un luogo di lavoro dove esiste una soffocante sottomissione della RSU al DS spesso non si riesce a
calibrare un CII che rispetti tutti, creando privilegi tra il personale ed inasprendo le relazioni tra loro;
7. Una consistente fetta di risorse viene usata non per attuare il PTOF, ma per finanziare le figure di
sistema (DSGA, Vicario, collaboratori) depauperando buona parte del fondo, così per i progetti

rimane ben poco e crea squilibrio anche tra le scuole (assistiamo a casi dove alcune figure vengono
remunerate cospicuamente, anche se spesso non per quanto lavorano, a scapito di altre che pur
lavorando prendono delle somme irrisorie. Ho visto cifre da capogiro per la scuola € 12.000 lorde ad
un collaboratore e per altri € 150); si dovrebbe mettere un tetto alla cifra da destinare ai collaboratori
ed all’assunzione di incarichi da parte della stessa persona;
8. Quello che si stipula è un contratto, e quindi deve rispettare tutte le norme anche quelle del codice
civile, così, capita spesso che le parti non vengano convocate correttamente e che non vengano
consegnate in anticipo i documenti da visionare e stipulare con grave danno alla trasparenza e serietà
della contrattazione, e, l’organo di vigilanza, cioè i revisori dei conti, non essendo spesso competenti
soprattutto la componente del MIUR non vigilano (a mio parere) con serietà ed attenzione;
9. Occorrerebbe uno schema di bilancio, un modello economico unico entrate/uscite per tutte le
scuole, utile per una maggiore comprensione, ed anche per poter fare le comparazioni tra le varie
scuole della provincia, ed evitare disparità di trattamento discriminanti tra scuola e scuola anche
dello stesso comune; questo certamente non compromette l’autonomia della scuola;
10. Il rispetto della normativa vigente in materia, che viene ignorata da molti DS con la conseguenza, che
se si impugnano i contratti in sede giuridica, questi vengano annullati, con soccombenza
dell’amministrazione.
Si ritiene, che per quanto sopra esposto nel decalogo, si debba intervenire normativamente e modificare
l’istituto giuridico della RSU passando da una elezione scuola per scuola ad una rappresentatività
provinciale che lasci alle OO.SS. la designazione dei dirigenti sindacali alla partecipazione agli incontri per
il rinnovo dei CCII nelle singole scuole.
Inoltre, inibire l’elettorato passivo a chi, affiancando il DS, è chiamato a collaborare a dirigere la scuola,
ed al DSGA che risulta giuridicamente, da contrato, capo del personale ATA (il DSGA che siede come
eletto tra le RSU è una figura di squilibrio anche tra la stessa componente, in quanto concorre a formare
gli atti insieme al DS da una posizione privilegiata).
Questo comporterebbe:
• una maggior omogeneità dei contratti su base provinciale senza nulla togliere alla specificità
delle singole scuole;
• una minore intromissione e manipolazione dei DS nelle elezioni RSU;
• avere uno strumento altamente democratico sganciato da meccanismi di manovrabilità da parte
del DS;
• Maggiore trasparenza nella formazione degli atti.
Altro argomento da normare di non poco conto, è la necessità di consegnare alle OO.SS., la
documentazione successiva sull’utilizzo delle risorse assegnate alla scuola e distribuite al personale in
attuazione del PTOF, per una compiuta e cosciente partecipazioni delle OO.SS. senza trincerarsi dietro la
privacy. A riguardo vedasi la sentenza n° 4417 del 20-07-2018 del Consiglio di Stato sezione VI.
Conoscere come sono state spese le risorse pubbliche messe a disposizione dal Ministero è utile
oltretutto nell’ottica della trasparenza, per monitorare i risultati, e cosi poter tarare il prossimo contratto
sulle esigenze della scuola.
Non ultimo il problema pregnante del rinnovo dei contratti di istituto, che si protrae spesso ad anno
scolastico inoltrato e con DS che ancora dopo due mesi dall’inizio dell’a.s. non hanno provveduto a
convocare le parti. Dove sono gli organismi superiori? Dove è il Dirigente dell’USR e quali sono i compiti
di controllo ad esso preposti? Esistono sanzioni per i Ds inadempienti?!

Rivedere l’istituto giuridico delle RSU correggendo tutte le incongruenze riscontrate, dopo circa 20 anni
dalla loro comparsa, ritengo sia doveroso e utile.
Con la presente riflessione non si vuole urtare la suscettibilità di nessuno, ma solamente porre al centro
dell’attenzione un problema di assoluta democrazia che ha bisogno di interventi migliorativi.
Grazie per il tempo dedicato alla lettura.
Lamezia Terme, novembre 2018

Il Coordinatore FGU Gilda – Unams Calabria
Antonino Tindiglia

Tempo pieno, Ffo, borse di studio: ecco le possibili novità in arrivo nella manovra

da Il Sole 24 Ore

Tempo pieno, Ffo, borse di studio: ecco le possibili novità in arrivo nella manovra

di Eugenio Bruno

Mille docenti in più per aumentare il tempo pieno. Più risorse all’Afam. Aumento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) sin dal 2019. Ampliamento della no tax area universitaria. Sono le principali novità che la manovra sembra destinata a “imbarcare” durante il primo giro parlamentare alla Camera. Almeno stando alle indicazioni dei gruppi di maggioranza sugli emendamenti che la commissione Bilancio di Montecitorio dovrebbe iniziare a votare da oggi.

Più tempo pieno al Sud
Il tema è caro soprattutto ai Cinque Stelle. Tra le proposte di modifica in pole position c’è quella a prima firma Marzana che demanda a un decreto del Miur l’individuazione delle «modalità per la graduale generalizzazione del tempo pieno nella scuola primaria». Incrementando l’organico alle elementari di mille unità. A tal fine vengono stanziati 11,64 milioni per il 2019, euro 35,7 milioni per il 2020, euro 38,54 milioni per il 2021, euro 37,12 milioni per il 2022, euro 37,29 milioni per il 2023, euro 37,72 milioni per il 2024, euro 38,12 per il 2025, euro 39,04 milioni per il 2026, euro 40,2 milioni per il 2027 ed euro 40,55 milioni annui a decorrere dal 2028. Affinchè l’emendamento passi vanno però superati i rilievi dei tecnici della Ragioneria che hanno anche sottolineato come la primaria registri da anni un calo degli alunni – complici i bassi tassi di natalità certificati ieri dall’Istat, ndr – che sembra destinato a proseguire anche nei prossimi anni.

Più risorse per gli Afam
In cima alle preoccupazioni della maggioranza gialloverde, in particolar modo della Lega stavolta, ci sono anche le Accademie e i conservatori. Per consentire loro di assistere gli studenti con invalidità superiore al 66% o con disturbi specifici dell’apprendimento la norma aumenta di 0,5 milioni, a partire dal 2019, il Fondo per il funzionamento e per le attività didattiche delle Afam.

Più fondi da subito all’Ffo
Novità in arrivo ci sarebbero anche per l’università. Al momento il disegno di legge di bilancio aumenta di 100 milioni la dote del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) delle università. Ma solo a partire dal 2020. Sul tavolo ci sono parecchi emendamenti segnalati. Tutti a firma M5S. Il più munifico per gli atenei è quello a prima firma Varrica che incrementa di 200 milioni, già dal 2019, la sua dotazione. Ridefinendo i canoni annui per permessi di prospezione e ricerca e per le concessioni di coltivazione e stoccaggio nella terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana. A tal fine, viene anche prevista una sanzione amministrativa pecuniaria per ogni anno di mancato inizio delle attività di concessione. Meno generosa la proposta dei suoi colleghi Bella e Gallo che propongono l’incremento dello stesso Fondo, rispettivamente, di 32,5 e 30 milioni l’anno prossimo. Per poi salire a 100 nel 2020.

Borse di studio
Per riuscire a superare, o quanto meno a ridimensionare ulteriormente, la figura tutta italiana degli “idonei senza borse”, i deputati pentastellati – prima firma Lattanzio – aumentano di 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019 la dotazione del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio. E nello stesso filone si inserisce anche la proposta targata ancora una volta Lattanzio (M5S) di estendere la no tax area per studenti universitari agli studenti colpiti da preesistente o sopraggiunta condizione di disabilità oppure che siano genitori single o incapienti.

“Scuola in chiaro” diventa un’app: tutte le info per le iscrizioni a portata di smartphone

da Il Sole 24 Ore

“Scuola in chiaro” diventa un’app: tutte le info per le iscrizioni a portata di smartphone

di Alessia Tripodi

In vista delle operazioni on line per le iscrizioni al nuovo anno scolastico – che partiranno il 7 gennaio – arriva la nuova app mobile di “Scuola in chiaro”, il portale del Miur che permette di cercare le scuole , esaminare e confrontare le loro caratteristiche, l’offerta formativa e i progetti didattici. Uno strumento di orientamento che consente ai genitori di scegliere la scuola per i propri figli in modo consapevole e, da oggi, ancora più comodo, visto che i dati saranno consultabili anche con lo smartphone.

Come funziona
A partire dal 30 novembre, a ogni scuola sarà associato un Qr code che permetterà agli utenti di accedere a tutte le informazioni attraverso telefonino o tablet. Sarà possibile anche mettere a confronto diverse scuole sul territorio anche in base ai risultati scolastici, alle caratteristiche del personale docente, alle strutture scolastiche. Un confronto che non intende stilare classifiche tra gli istituti,sottolinea il Miur in una nota , ma solo rendere consultabile in versione “mobile” i dati già disponibili sul portale Scuola in chiaro.

Dal prossimo anno on line anche le paritarie
Per il prossimo anno scolastico, fa sapere il Miur, saranno on line anche i dati sulla progettualità delle scuole grazie al collegamento con la piattaforma Ptof presente sul Sidi. Sempre dal prossimo anno, l’app sarà disponibile anche per le scuole paritarie, per le quali si sta lavorando alla «risoluzione di alcuni problemi di natura tecnica, fra cui la pluralità di codici di identificazione», sottolinea il ministero.

Il Qr code per le scuole
In questi giorni a ogni scuola sarà inviata una mail con le indicazioni utili per ricevere il proprio QR Code, che – comunica infine il Miur – potrà essere «valorizzato con i materiali informativi realizzati gli open day di presentazione dell’offerta formativa o sul sito web della scuola stessa».

«Così annacquata l’alternanza diventa una gita in azienda»

da Il Sole 24 Ore

«Così annacquata l’alternanza diventa una gita in azienda»

di Claudio Tucci

La cifra dell’alternanza scuola-lavoro, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, è il «trasferimento delle competenze» dalla realtà produttiva agli studenti. Un processo «impegnativo per le imprese. Ma indispensabile per completare la formazione tra i banchi: i ragazzi entrano nei laboratori, conoscono gli impianti, apprendono soft skills».

Per fare bene tutto questo, spiega Federico Visentin, vice presidente di Federmeccanica con delega all’Education, che oggi interverrà all’apertura, a Verona, della XXVIIIesima edizione del Job&Orienta (il salone nazionale dedicato a orientamento scuola formazione lavoro) le 400 ore obbligatorie “on the job” introdotte, nel 2015, dalla legge 107, nell’ultimo triennio delle superiori, «appaiono necessarie; la loro riduzione, prevista in manovra, ad almeno 180 ore nei professionali, 150 ore nei tecnici, è un deciso passo indietro. Così l’alternanza perde le sue potenzialità e rischia di diventare poco più di una gita in azienda». La meccanica è stata apripista nei percorsi scuola-lavoro di qualità, con il progetto Traineeship, partito nel 2015/2016, programmato sul triennio. Il primo anno ha coinvolto, in 18 regioni, 5mila studenti, 50 istituti tecnici e professionali, 946 imprese. «Tutte le attività sono state co-progettate e co-valutate – evidenzia Visentin -. I percorsi hanno avuto una durata di 400 ore nel triennio, e non mi risultano segnalazioni a Miur o a giornali di esperienze negative. Il punto è che l’alternanza non è lavoro a basso costo per un’azienda. Ma una modalità di fare scuola che, nei tecnici e professionali, valorizza la pratica e forma competenze, anche trasversali, oggi indispensabili per il lavoro. Per i ragazzi dei licei può avere una valenza orientativa per future scelte di studio o di impiego».

Federmeccanica, che nei giorni scorsi ha lanciato una petizione su www.chance.org a difesa di alternanza e formazione 4.0, chiede al governo un ripensamento: «In Germania il link scuola-lavoro è una realtà da anni e il tasso di disoccupazione giovanile è stabile intorno al 6%, da noi siamo al 31,6 per cento».

«Secondo una nostra indagine – chiosa Visentin – il 48% delle imprese metalmeccaniche non trova i tecnici di cui ha bisogno. Nella mia azienda faccio fatica a selezionare esperti di automazione e project manager. I modelli di business cambiano velocemente, e servono collaboratori preparati. Nell’ultimo Ccnl abbiamo inserito il diritto soggettivo alla formazione. Tutto ciò per dire che conosciamo a fondo questi temi, e l’appello è serio, e credibile: Non possiamo permetterci di annacquare il legame scuola-lavoro».

Maturità senza sorprese. E criteri di valutazione per i prof

da ItaliaOggi

Maturità senza sorprese. E criteri di valutazione per i prof

L’attesa per la maturità resterà anche per gli studenti che si licenziano nel 2019. Ma niente più prove al buio. Il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, ha firmato il provvedimento che introduce i quadri di riferimento e le griglie di valutazione per tutti gli indirizzi dei licei, istituti tecnici e professionali.

Alessandra Ricciardi

L’attesa per la maturità resterà anche per gli studenti che si licenziano nel 2019. Ma niente più prove al buio. Il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, ha firmato il decreto n. 769 che introduce i quadri di riferimento e le griglie di valutazione per tutti gli indirizzi di licei, istituti tecnici e professionali. Dalla composizione della traccia del liceo classico, dove si prevede per esempio che la versione di greco o latino debba avere una lunghezza contenuta nelle 10-12 righe e debba comunque essere un testo con senso in sé compiuto, al numero di quesiti che saranno proposti per la prova di matematica allo Scientifico, gli studenti sapranno da subito quali sono le linee guida dei propri scritti. Niente sorprese. E pure nel valutare le prove, differenze macroscopiche tra commissioni e soprattutto regioni non potranno più essercene: sempre il Miur ha stabilito i criteri in base ai quali i commissari dovranno pesare gli scritti. L’obiettivo è una valutazione «più equa e omogenea sul territorio nazionale», commenta il ministro dell’istruzione, che annuncia: «Lavoreremo per prove davvero in linea con il percorso di studi». Anche ai fini dell’orale infatti farà testo il piano di studi del collegio dei docenti.

Le novità partono dagli scritti: solo due invece di tre, con l’eliminazione della terza prova, elaborata dalle commissioni, e una conseguente maggiore attenzione alle prime due, predisposte a livello nazionale. E poi i quadri che descrivono caratteristiche e obiettivi in base ai quali saranno costruiti sia il primo scritto, italiano, che la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. Per docenti e studenti sarà dunque possibile cominciare a esercitarsi con specifiche simulazioni. Anche il ministero, a partire dal mese di dicembre, metterà a disposizione tracce-tipo.

A gennaio saranno pubblicate le materie per la seconda prova, a febbraio la complessiva ordinanza sugli esami, che normalmente viene emessa a maggio.

Il prossimo 19 giugno, data della prima prova, i maturandi dovranno innanzitutto dimostrare di «padroneggiare il patrimonio lessicale ed espressivo della lingua italiana secondo le esigenze comunicative nei vari contesti» e, per la parte letteraria, di aver raggiunto un’adeguata competenza «sull’evoluzione della civiltà artistica e letteraria italiana dall’Unità ad oggi». I testi prodotti saranno valutati in base alla coerenza, ricchezza e padronanza lessicali, all’ampiezza e precisione delle conoscenze e dei riferimenti culturali, alla capacità di esprimere giudizi critici e valutazioni personali. La prova avrà una durata di sei ore. I maturandi dovranno produrre un elaborato scegliendo tra sette tracce riferite a tre tipologie di prove (tipologia A, due tracce – analisi del testo; tipologia B, tre tracce – analisi e produzione di un testo argomentativo; tipologia C, due tracce – riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità) in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico.

La seconda prova scritta del 20 giugno potrà riguardare una o più discipline caratterizzanti gli indirizzi di studio. La scelta delle discipline su cui i maturandi dovranno mettersi alla prova avverrà a gennaio. Con lo stesso decreto arriveranno anche le indicazioni complete sul colloquio. La commissione dovrà comunque tenere conto di quanto indicheranno i docenti nel documento di classe che sarà consegnato ai commissari con il percorso effettivamente svolto.

Nei prossimi giorni partirà il Piano di informazione e formazione che accompagnerà le scuole, con conferenze di servizio sull’intero territorio. Anche i docenti vanno aiutati nel nuovo percorso.

Cancellazione della chiamata diretta, spunta anche la regionalizzazione

da ItaliaOggi

Cancellazione della chiamata diretta, spunta anche la regionalizzazione

Sindacati al senato in audizione sul ddl granato

Marco Nobilio

Cancellare la chiamata diretta e gli ambiti territoriali. Lo prevede il disegno di legge all’esame della VII commissione del senato in sede redigente. I senatori hanno assunto come testo base per la discussione il disegno di legge 763, prima firmataria Maria Laura Granato (M5S), sullo stesso tema il ddl del presidente della VII, il leghista Mario Pittoni, che prevede anche il ripristino del diritto di scelta della sede secondo graduatoria per i vincitori di concorso, il divieto di spostamento da cattedra curriculare a potenziamento senza la previa accettazione del docente interessato e la limitazione a due comuni ai fini della costituzione delle cattedre esterne. Ieri alle 16.00 sono stati sentiti in audizione i sindacati Flc – Cgil, Cisl, Snals-Confsal, Uil, Gilda-Unams e Ugl e, a seguire, i rappresentanti dell’Associazione nazionale docenti (And) e dell’Unicobas. E oggi, alle 8.30 è prevista l’audizione dei rappresentanti dei sindacati dei dirigenti scolastici. Mercoledì saranno sentiti, invece, i rappresentanti delle associazioni dei portatori di handicap. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per venerdì 30 novembre alle ore 12. L’orientamento dei principali sindacati, seppure con la richiesta di integrazioni e correttivi, è in generale è favorevole.

La scelta della sede redigente pone in evidenza l’intenzione del governo di procedere celermente all’approvazione del provvedimento. In questa particolare tipologia di attività delle commissioni parlamentari, infatti, il testo del disegno di legge non viene solo esaminato, ma anche votato in commissione per singoli articoli. E il testo che viene fuori dalla commissione, quando viene inviato all’aula per l’approvazione, viene votato nel suo complesso. L’intenzione di fare presto si evince anche dal fatto che l’articolo 58, comma 5, del disegno di legge di bilancio di quest’anno prevede che, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, le procedure di reclutamento del personale docente e della mobilità territoriale e professionale non possano comportare che ai docenti sia attribuita la titolarità su ambito territoriale. Il disegno di legge Granata, dunque, costituisce una sorta di collegato alla legge di bilancio, nel quale dovranno essere definite le disposizioni di dettaglio per darvi esecuzione.

Il ddl 763, oltre ad eliminare gli ambiti, prevede anche la cancellazione della chiamata diretta. Nella relazione illustrativa, si legge che «l’introduzione di tali novità nella legislazione di settore ha prodotto un forte svilimento della professione docente» recita il provvedimento « costringendo gli interessati da una parte a dipendere dal rapporto personale instaurato con il dirigente scolastico e dall’esercizio dell’arbitrio di quest’ultimo, e, dall’altra, qualora assunti su ambito territoriale, a spostarsi di continuo da un istituto a un altro».

Ma la formulazione generica delle relative disposizioni potrebbe non essere sufficiente per evitare tali arbitri. Per impedire il mutamento della sede geografica della prestazione a danno di docenti titolari in un comune, infatti, sarebbe necessario prevedere espressamente che il potere di assegnazione dei docenti alle classi debba essere esercitato nell’ambito del comune dove il docente abbia prestato servizio l’anno precedente, sempre in presenza delle relative disponibilità. Ciò anche per salvaguardare l’interesse alla continuità didattica degli alunni. In tal senso sembrerebbe andare anche il divieto di spostare il docente su cattedra curriculare su altra cattedra di potenziamento. Un escamotage che, spesso, viene utilizzato dai dirigenti scolastico per conferire un esonero di fatto dall’insegnamento ai docenti collaboratori. Oppure, ancora, per esautorare un docente non gradito.

Entrando nei dettagli, il ddl 763 prevede anche il diritto dei docenti titolari su cattedra curriculare a permanere in tale stato. In ciò precludendo al dirigente scolastico la facoltà di spostare d’ufficio i docenti da cattedra ordinaria a cattedra di potenziamento. E prevede anche che l’assegnazione dei docenti alle classi debba avvenire all’interno dello stesso istituto e, solo in assenza di cattedre complete, la possibilità di assegnare il docente interessato ad una cattedra orario esterna. Che però dovrà essere costituita su massimo due comuni che il ddl definisce «contermini». Dunque, non soltanto viciniori, ma addirittura confinanti tra loro.

Il ddl Granato, prevede, inoltre, la regionalizzazione dei ruoli del personale docente. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, la misura dovrebbe avere effetti solo ai fini dei concorsi e non dovrebbe riguardare l’ordinamento della professione docente. Lo stato giuridico ed economico, dunque, dovrebbe rimanere materia di competenza del livello nazionale sia per quanto riguarda la disciplina legale che per quanto riguarda il trattamento contrattuale. Che dovrebbe continuare ad essere definito dalla contrattazione collettiva nazionale di comparto.

Più difficile l’addio al sostegno

da ItaliaOggi

Più difficile l’addio al sostegno

La misura nel contratto mobilità per evitare carenza di docenti nell’aiuto ai disabili

Carlo Forte

Limitare i trasferimenti da sostegno a posto comune al 50% dei posti disponibili in luogo dell’attuale 100%. Lo ha proposto l’amministrazione scolastica durante l’ultimo incontro di trattativa sulla mobilità a domanda (trasferimenti e passaggi) che si è tenuto giovedì scorso a viale Trastevere. La proposta è stata formalizzata nella bozza di contratto integrativo che è stata consegnata alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams, nel corso della riunione. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, l’amministrazione avrebbe motivato la proposta con l’esigenza di impedire il più possibile ai docenti titolari sul sostegno di spostarsi sul posto comune allo scadere del quinquennio di permanenza obbligatoria sul posto di sostegno. Esigenza necessitata dal fatto che i docenti di sostegno sono pochi e, all’esito dei passaggi da posto di sostegno a posto comune, l’amministrazione ha difficoltà a reperire le professionalità necessarie per coprire tutti i posti lasciati liberi dai docenti titolari che ottengono il passaggio. Tant’è che non sono rari i casi in cui i dirigenti scolastici sono costretti ad assumere supplenti anche senza titolo. Se non addirittura tramite mere messe a disposizione.

La formazione iniziale dei docenti di sostegno, peraltro, comporta anche maggiori spese dovute alla necessità di finanziare i relativi percorsi universitari. Spese che risulterebbero sempre in crescita proprio perché i docenti di sostegno, una volta di ruolo, dopo l’assolvimento dell’obbligo di permanenza quinquennale tenderebbero ad optare per il posto comune. La proposta non avrebbe incontrato il favore dei sindacati. Ma è molto probabile che l’amministrazione non rinuncerà facilmente.

L’orientamento del governo, infatti va nel senso di limitare il più possibile la mobilità dei docenti. Non solo per i docenti di sostegno. Per i docenti di prima nomina, peraltro, la legge di bilancio prevede l’obbligo per tutti i docenti neoimmessi in ruolo di rimanere nella stessa scuola di prima destinazione per 5 anni. Fermo restando che la legge nulla dice per quanto riguarda i docenti di sostegno in senso stretto. Dunque, la proposta del ministero di dimezzare le disponibilità ai fini dei trasferimenti dei docenti di sostegno (all’interno della stessa provincia) sembrerebbe priva di copertura legale. Il decreto legislativo 165/2001, infatti, non prevede tra le abrogazioni e le disapplicazioni le norme contenute nel testo unico dell’istruzione riguardanti la mobilità del personale docente. E le modifiche introdotte dal decreto Madia non consentono alla contrattazione collettiva di invalidare le norme di legge. Le deroghe, infatti, sono consentite solo all’interno del perimetro delimitato dalla disciplina legale.

La contrattazione collettiva, dunque, non può invalidarle norme esistenti, ma solo definirne i contorni e la relativa applicazione. La proposta dell’amministrazione, dunque, se tradotta in una clausola contrattuale potrebbe risultare in contrasto con la disciplina legale di riferimento. Che non prevede a possibilità di precludere la possibilità di utilizzare il 50% delle disponibilità utili per i trasferimenti da posto di sostegno a posto comune. Peraltro, la sanzione prevista dal decreto legislativo 165/2001 per le clausole negoziali che contrastano con le norme di legge è la nullità della clausola in contrasto e l’automatica sostituzione di tale clausola con la norma di legge con cui contrasta.

Nota 29 novembre 2018, AOODGSIP 5062

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione

Agli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di
T R E N T O
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana
B O L Z A N O
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca
B O L Z A N O
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine
B O L Z A N O
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta
A O S T A

Nota 29 novembre 2018, AOODGSIP 5062

Oggetto: 9 dicembre “Giornata Internazionale contro la Corruzione”

Nota 29 novembre 2018, AOODGRUF 23871

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie

A tutti i DS e DSGA delle Istituzioni Scolastiche Statali
Loro sedi
E, p.c. All’IIS “Leonardo da Vinci” di Firenze Capofila Rete formazione
All’IIS “Amedeo Avogadro” di Torino
Piattaforma web

Nota 29 novembre 2018, AOODGRUF 23871

Oggetto: Progetto “Io Conto” seconda edizione – Avvio del percorso di aggiornamento professionale

Dati di adesione sciopero nazionale 12 novembre 2018

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Ufficio di Gabinetto

COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA

12 novembre 2018
Sciopero nazionale del personale docente indetto da ULM Scuola

Dati di adesione

Sul sito del Dipartimento Funzione Pubblica sono stati pubblicati i dati di adesione allo sciopero che hanno riguardato tutte le istituzioni scolastiche/educative interessate (es. quelle all’estero, e/o di Trento, e/o di Bolzano, e/o comunali, etc..) oltre le scuole statali.
(http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/20-11-2018/dati-di-adesione-allo-sciopero-nazionale-dei-docenti-del-12)

Per quanto concerne le sole istituzioni scolastiche statali, sulla base dei dati di adesione inseriti dalle istituzioni scolastiche mediante il programma di acquisizione presente sul portale SIDI, si evidenzia che:

• le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state 6.393 su un totale di 8.292 (77,1%);
• 5.096 sono stati gli aderenti allo sciopero, cioè lo 0,64% delle 792.809 unità di personale tenute al servizio. Questo numero non comprende le 49.130 unità di personale assente per altri motivi (es: giorno libero, malattia, ferie, permesso, etc…).