Dall’orientamento alle soft skills

Scuola, dall’orientamento alle soft skills: al via al MIUR 11 gruppi di lavoro. Bussetti: “Entro aprile le prime proposte per migliorare il sistema scolastico”

(Lunedì, 03 dicembre 2018) Undici gruppi di lavoro su altrettanti temi prioritari, dall’orientamento alle soft skills, passando per l’inclusione scolastica e la prevenzione del bullismo, con esperti di alto livello coinvolti per migliorare il funzionamento del sistema di istruzione italiano. Sono i tavoli voluti dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che oggi ha incontrato a Roma, insieme al Sottosegretario Salvatore Giuliano, i coordinatori di quelli che dovranno configurarsi come veri e propri “laboratori di innovazione” al “servizio della scuola”.

Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento; inclusione scolastica; attività sportive scolastiche; valutazione del sistema scolastico; primo ciclo e zero/sei; cultura umanistica; Istituti tecnici e professionali; soft skills ed educazione civica; quadriennali e scuole innovative; équipe territoriali; bullismo e prevenzione. Questi i temi che verranno trattati. I Gruppi istituiti dal Ministro lavoreranno in raccordo anche con l’Ufficio legislativo del MIUR.

“Saranno gruppi operativi, composti da professionisti con competenze molto specifiche – spiega Bussetti – che svolgeranno la propria attività a titolo gratuito e agiranno, rispetto ai temi assegnati, con un approccio pragmatico. Dopo una fase di analisi e approfondimento, presenteranno proposte di carattere amministrativo o normativo che intendiamo prendere in considerazione per migliorare il nostro sistema di istruzione, innalzare la qualità dell’offerta per gli studenti, introdurre nuove metodologie e innovazioni didattiche”.

“Partiamo subito – prosegue il Ministro – per avere già i primi risultati entro aprile 2019. Vogliamo tempi snelli per introdurre i primi cambiamenti necessari già da questo anno scolastico. La scuola ha bisogno di azioni ragionate e strategiche, definite da persone qualificate, e di concretezza. È così che si governa: guardando alle reali priorità e lavorando da subito per dare risposte. Non vogliamo stravolgere ciò che esiste, ma agire con interventi precisi. Vogliamo essere pratici e lavorare con un metodo agile. Stiamo agendo, passando dalle parole ai fatti, con i tempi giusti, cioè con azioni che consentono il giusto tempo di analisi”, chiude Bussetti.

Programma annuale 2019

Programma annuale 2019: nuovo regolamento e competenze del Consiglio di Istituto

di Cinzia Olivieri

La nota n. 3410 del 22.11.2018 ha fornito disposizioni per risolvere ogni dubbio riguardo a termini e procedure per l’approvazione del Programma Annuale 2019 in questa fase transitoria. Infatti il DI n. 129/2018 è entrato in vigore il 17 novembre, tuttavia, ai sensi dell’art. 55, comma 2, fino all’esercizio finanziario successivo, ovvero a partire dal 1° gennaio 2019 si applicano le disposizioni del DI 44/2001, con la sola eccezione dei casi previsti dal comma 3 per i quali già opera il nuovo regolamento di contabilità e cioè:

  • procedure e contratti i cui bandi o gli avvisi siano stati pubblicati successivamente al 17 novembre 2018;
  • contratti senza pubblicazione di bandi o di avvisi, procedure e contratti per i quali gli inviti a presentare le offerte siano inoltrati successivamente al 17 novembre 2018.

La questione relativa alle scadenze previste per l’approvazione del programma annuale ed all’applicazione della relativa normativa non costituisce certo un cavilloso ed inutile sofisma giuridico, ma argomento che dovrebbe interessare tutte le componenti impegnate nel procedimento.

Si rammentano a tal proposito l’art. 1 L. 20/1994 e l’art. 24 Dpr 3/1957 che disciplinano la responsabilità amministrativa degli organi collegiali.

Con riferimento ai bandi ed avvisi, ai sensi dell’art. 46 del nuovo regolamento, per l’affidamento di lavori, servizi e forniture, le istituzioni scolastiche, come  disposto dal Dlgs 50/2016,  ricorrono agli strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici, messi a disposizione da Consip S.p.A. Fermo l’obbligo di acquisizione in forma centralizzata le istituzioni scolastiche possono, altresì, espletare procedure di affidamento in forma associata attraverso reti di scuole o in via autonoma.

L’art. 40 del Dlgs 50/2016 ha stabilito a decorrere dal 18 ottobre 2018 l’obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici da parte delle stazioni appaltanti nello svolgimento delle procedure di aggiudicazione, in applicazione dell’art. 22 della direttiva comunitaria 2014/24/EU. Tale articolo va coordinato con il successivo art. 52 Dlgs 50/2016 per il quale “le stazioni appaltanti  non sono obbligate a richiedere mezzi di comunicazione elettronici nella procedura di presentazione dell’offerta” nelle ipotesi elencate e motivando la deroga.

Lo svolgimento dell’attività contrattuale è di oggettivo interesse per i consiglieri dal momento che (Art. 48) i contratti e le convenzioni conclusi sono messi a  disposizione del Consiglio d’istituto, sono pubblicati nel Portale unico dei  dati della scuola, nonché inseriti  nel  sito  internet  dell’istituzione medesima, sezione amministrazione trasparente. Inoltre il dirigente aggiorna semestralmente il Consiglio d’istituto in merito ai contratti affidati dall’istituzione scolastica nel periodo di riferimento e agli altri profili di rilievo inerenti all’attività negoziale. Il diritto di accesso è assicurato e “il rilascio delle  copie  della  documentazione  in  favore  dei membri del Consiglio d’istituto e degli altri organi dell’istituto è gratuito ed è subordinato ad una richiesta nominativa e motivata”.

 

Tornando alla nota del 22 novembre, che segue quella del 31 ottobre 2018, prot. n. 21617, essa tranquillizza sulla  tempistica per la  predisposizione ed approvazione del Programma Annuale relativo all’esercizio finanziario 2019, derogando i termini stabiliti dal DI 44/2001, che si applica  per tutto l’esercizio 2018, al fine di consentire l’utilizzo dei nuovi schemi di bilancio disponibili da gennaio 2019. Infatti, superando le scadenze perentorie, entro il 28 febbraio 2019 la Giunta esecutiva (che conserva tale competenza) dovrà sottoporre il Programma Annuale 2019 (che per il nuovo regolamento è predisposto dal dirigente con la collaborazione del D.S.G.A. per la parte economico-finanziaria) e la relazione illustrativa al Consiglio d’Istituto per l’approvazione ed all’esame dei revisori dei conti, i quali entro il 15 marzo 2019, dovranno rendere il parere di regolarità amministrativo-contabile che potrà essere acquisito anche con modalità telematiche. Anche in caso di mancata acquisizione di tale parere entro il 15 marzo 2019, il Consiglio d’Istituto dovrà provvedere all’approvazione del Programma Annuale.

Se nonostante il parere non favorevole dei revisori per rilevata mancanza di regolarità contabile il Consiglio di istituto lo approvi senza recepirne le osservazioni, dovrà fornire adeguata motivazione.

In caso di mancata approvazione nel termine del 15 marzo il Dirigente Scolastico, il successivo primo giorno lavorativo, ne darà comunicazione all’USR che entro dieci giorni nominerà un commissario ad acta per l’approvazione del programma entro quindici giorni dalla sua nomina.

Nelle more, i dirigenti  provvederanno alla gestione provvisoria, dal 1° gennaio 2019 fino all’approvazione, nel limite di un dodicesimo, per ciascun mese, degli stanziamenti di spesa definitivi del Programma Annuale, regolarmente approvato, relativo all’esercizio finanziario 2018.

Tanto vale anche per chi avesse già provveduto a predisporre ed approvare il Programma Annuale 2019, al fine di  garantire l’allineamento tra Programma annuale 2019 e relativo Consuntivo.

Peraltro praticamente la redazione di quest’ultimo, salvo cambiamenti, dovrebbe essere praticamente quasi contestuale all’approvazione del primo.

Infatti a norma dell’art. 23 il consuntivo è predisposto dal D.S.G.A. entro il 15 marzo dell’esercizio finanziario successivo a quello cui si riferisce (precisazione utile per le componenti del consiglio), corredato di relazione sull’andamento della gestione e sui risultati conseguiti in relazione agli obiettivi programmati, che deve altresì specificare le finalità e le voci di spesa cui sono stati destinati i fondi eventualmente acquisiti con il contributo volontario delle famiglie, nonché quelli derivanti da erogazioni liberali. È  sottoposto dal dirigente entro la stessa data all’esame dei revisori dei conti che esprimono il proprio parere entro il successivo 15 aprile e quindi trasmesso al Consiglio d’istituto, che lo approva entro il 30 aprile dell’esercizio successivo a quello cui si riferisce. Se il conto consuntivo è approvato in difformità dal parere dei revisori è trasmesso entro il 10 giugno, ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti di competenza, dal dirigente all’USR, unitamente ad una dettagliata relazione che motivi l’approvazione in difformità. In caso di mancata approvazione nei termini, il dirigente scolastico ne dà comunicazione immediata ai revisori dei conti e all’USR, che nomina, entro i dieci giorni successivi alla comunicazione, un commissario ad acta che vi provvede entro quindici giorni dalla nomina. Il consuntivo è pubblicato  nel Portale unico dei dati della scuola, nonché nel sito dell’istituzione medesima, sezione amministrazione trasparente, entro quindici giorni dall’approvazione.

Tra i nuovi compiti del Consiglio di istituto con riferimento all’approvazione del programma annuale, l’art. 7 dispone che nel programma annuale è  iscritto  l’avanzo o il disavanzo di amministrazione presunto  al  31  dicembre dell’esercizio precedente cui il bilancio si riferisce ed il Consiglio d’istituto, nella sua deliberazione, deve illustrare i criteri  adottati  per  pervenire  all’assorbimento di detto disavanzo di amministrazione.

Inoltre (Art. 8) nel programma annuale deve essere iscritto,  tra  le  spese,  un fondo di riserva da utilizzare per aumentare gli stanziamenti insufficienti per spese impreviste ed eventuali maggiori spese, i prelievi dal quale sono disposti dal dirigente scolastico e comunicati al Consiglio d’istituto  nella prima riunione  utile  per  la  conseguente  modifica  del  programma annuale.

Per questi ed ulteriori motivi il nuovo regolamento non dovrebbe essere conosciuto solo dal DS e dal DSGA ma da tutti i rappresentanti eletti nel consiglio di istituto.

Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

3 dicembre 2018, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Anffas rafforza il suo impegno a “non lasciare nessuno indietro”.

 

 

Anffas Onlus, Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettive e/o Relazionali, nella giornata internazionale delle persone con disabilità si unisce a tutte le famiglie che rappresenta (e non solo) per ricordare, ancora una volta, che i diritti delle persone con disabilità sono diritti inalienabili cui non si può e non si deve rinunciare.

 

Il tema di quest’anno della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – che si celebra in tutto il mondo il 3 dicembre, per volere delle Nazioni Unite, dal 1992 – è “Rafforzare l’empowerment delle persone con disabilità e garantire inclusione e uguaglianza” (“Empowering persons with disabilities and ensuring inclusiveness and equality”) concentrandosi quindi sull’empowerment delle persone con disabilità per arrivare allo sviluppo inclusivo, equo e sostenibile previsto nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

L’Agenda 2030 si impegna a “non lasciare nessuno dietro” qui comprese le persone con disabilità. Le stesse, in quanto beneficiari e agenti di cambiamento, possono seguire rapidamente il processo verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile e promuovere la società resiliente per tutti, anche nel contesto della riduzione del rischio di catastrofi e dell’azione umanitaria e dello sviluppo urbano. I governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato devono lavorare come una “squadra” per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).

 

Di seguito il messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, per la Giornata Internazionale delle Disabilità 2018

 

“Più di 1 miliardo di persone nel mondo vive con una qualche forma di disabilità. In molte società, le persone con disabilità spesso finiscono per disconnettersi, vivere in isolamento e affrontare discriminazioni.

Nel suo impegno a non lasciare indietro nessuno, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile rappresenta un impegno per ridurre le disuguaglianze e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, comprese le persone con disabilità. Ciò significa implementare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in tutti i contesti e in tutti i paesi. Significa anche integrare le voci e le preoccupazioni delle persone con disabilità nelle agende e nelle politiche nazionali.

Oggi, le Nazioni Unite pubblicano il Rapporto ONU sulla disabilità e lo sviluppo 2018 – Realizzare gli OSS da, per e con le persone con disabilità. Il Rapporto mostra che le persone con disabilità sono svantaggiate rispetto alla maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ma evidenzia anche il numero crescente di buone pratiche che possono creare una società più inclusiva nella quale possano vivere in modo indipendente.

In questa Giornata internazionale riaffermiamo il nostro impegno a lavorare insieme per un mondo migliore che sia inclusivo, equo e sostenibile per tutti, dove i diritti delle persone con disabilità siano pienamente realizzati.”

 

“Anffas va in questa direzione da diversi anni ormai – commenta Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas – Durante questi anni molti passi avanti sono stati fatti, specie a livello culturale. Sappiamo, infatti, oggi con molta più chiarezza qual è la direzione verso la quale ogni nostro sforzo ed azione deve tendere e che quella direzione non può che corrispondere con il rispetto dei diritti umani ed il miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie in Italia ed in tutto il mondo”.

“Purtroppo” prosegue Speziale “nonostante i progressi, abbiamo ancora necessità di un grandissimo cambiamento nelle politiche e nelle pratiche che riguardano i cittadini con disabilità: abbiamo bisogno di fare più ricerca, di avere dati, di abbattere lo stigma, di costruire e sperimentare prassi, tecniche e strumenti per offrire i giusti sostegni in ogni contesto di vita non solo alle persone con disabilità, ma anche alle nostre Comunità, affinché divengano realmente inclusive”.

 

In particolare l’Agenda 2030 mira a un rafforzamento dei servizi sanitari nazionali e al miglioramento di tutte quelle strutture che possano permettere un effettivo accesso ai servizi per tutte le persone. Sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di favorire l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità permetterebbe un processo rapido verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile, in grado di promuovere una società resiliente per tutti attraverso l’eliminazione della disparità di genere, il potenziamento dei servizi educativi e sanitari e in definitiva, l’inclusione sociale, economica e politica di ogni cittadino.

Le persone con disabilità, risentono maggiormente delle carenze sanitarie, hanno minore accesso all’istruzione, minori opportunità economiche e tassi di povertà più alti rispetto alle persone senza disabilità. Ciò è in gran parte dovuto carenza di servizi, alle limitazioni nell’accesso alle tecnologie d’informazione, alla giustizia e ai trasporti. Senza considerare i molti ostacoli che devono affrontare quotidianamente.

La giornata del 3 dicembre deve ricordarci l’importanza di valorizzare ogni singolo individuo e di abbattere le barriere che limitano diritti imprescindibili.

È compito della società nel suo insieme, delle famiglie, dei singoli, fare crollare le barriere che impediscono la tutela dei diritti delle persone con disabilità verso una piena inclusione e partecipazione nella società.

Anffas da oltre 60 anni ha a cuore la dignità della persona e lotta per il rispetto dell’autodeterminazione nelle sue scelte di vita. E questo significa perseguire, con passione e lungimiranza, l’obiettivo della loro inclusione nella scuola, nel lavoro e in tutte le attività in cui quotidiane.

In questa importante giornata quindi – continua il presidente nazionale Anffas – un pensiero lo rivolgo alle nostre famiglie Anffas, per il ruolo fondamentale che svolgono nell’aiutare i propri cari a superare le barriere di ogni giorno. L’impegno è di non lasciarle mai sole per fare sì che l’accesso pieno ad una Vita di Qualità per tutti scaturisca in modo naturale e non soltanto dalla fatica quotidiana dei singoli”.

 

In allegato

Il grande inganno del cambiamento, la scuola ancora tradita?

Il grande inganno del cambiamento, la scuola ancora tradita?

Cancellare la legge 107/2015, un imperativo categorico per la nuova compagine politica.

 

Non c’è stato un evento pubblico sulla scuola, prima dell’attuale legislatura, in cui non abbiano partecipato parlamentari o attivisti dei 5 Stelle e della Lega e che nei loro interventi non abbiano arringato i partecipanti con la frase, gridata in ogni dove, “quando andremo noi al governo cancelleremo la legge 107/2015”.

Oggi, non possiamo disconoscere che la montagna si appresta a partorire un topolino di razza pigmea e che i proponenti del progetto di legge 763 presentato al Senato nello scorso mese di agosto devono fare uno sforzo titanico per portare avanti un “atto legislativo dovuto e necessario” che eliminerà la chiamata diretta e gli ambiti territoriali, difatti la prima già eliminata da un accordo tra le parti sociali e, ancor prima, relegata, dalla stragrande maggioranza dei dirigenti scolastici, nell’angolo delle cose dimenticate. Questi “coraggiosi e volenterosi” parlamentari, quand’anche non lo si voglia vedere, appaiono come gli ultimi moicani impegnati a presidiare il fortino sbrandellato della scuola italiana.

La legge 107 ha un solo articolo e 212 commi.  Sarebbe bastata una legge con un solo articolo per cancellarla e per riportare la scuola nell’alveo tracciato dalla Costituzione, di luogo privilegiato di elevazione culturale, civile e sociale.

Quanto poi alla compagine governativa che avrebbe dovuto realizzare i cambiamenti propagandati, la Lega ha insediato a Trastevere un ministro già dirigente scolastico e i 5 Stelle, per non essere di meno, un dirigente scolastico alla poltrona di sottosegretario che, a sua volta, ha nominato dirigenti scolastici tra i suoi più stretti collaboratori. Naturalmente, oggi, a meno che non si sia un dirigente scolastico, è difficile superare la soglia di Trastevere e incontrare il Signor ministro o i Signori sottosegretari.

Ci spiace, certo non era questo che il mondo della scuola si aspettava da un “governo del cambiamento”. Se le parole in politica hanno ancora un significato, questo non può che dedursi dalla prassi cristallizzata negli atti di governo ed in quelli legislativi che purtroppo, finora, appaiano convergere nella sintesi paradossale che “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

Sarebbe fin troppo facile gridare al tradimento, difatti già concretizzato, ma il senso di responsabilità che deve “vestire” ogni atteggiamento, affermazione ed azione di chi riveste un ruolo pubblico, sia esso politico o sociale, ci induce ad auspicare e sollecitare che sulla scuola si incominci a progettare e ragionare in una logica di sistema che abbia il respiro di una visione d’insieme; che si inizi, coerentemente con gli impegni pubblicamente assunti in campagna elettorale, con il rivedere e ripensare alla radice scelte aberranti e politiche nefaste che hanno caratterizzato il governo dell’istruzione degli ultimi vent’anni. Il primo passo nella direzione di un vero cambiamento non può che comportare l’abrogazione della legge 107/2015.

Per il bene dei nostri figli, per il bene della scuola, per il bene del Paese.

Vecchie e nuove paure

Vecchie e nuove paure: ricerca di un mondo perfetto e nuove forme di autoritarismo

Dal dissolversi dei “legami” e della fiducia è possibile ripartire dalla scuola con una creativa responsabilità educativa

di Francesco Lorusso
con la collaborazione di Cristina Macina

L’aspettativa di un mondo perfetto ha sempre generato orrori.
Perché adesso, da uomo di scuola, affermo questo? La quotidianità delle relazioni in un istituto complesso, con diversi ordini di scuola, con più di 200 lavoratori, con una variegata utenza espone a dirimere innumerevoli problemi e a interagire con un’umanità e situazioni personali familiari varie.

Che cosa sta accadendo nel comune sentire, nello spirito del tempo qui e ora, nel microcosmo costituito dalla scuola, in cui per molti aspetti si riverberano tensioni del sentire generale e planetario, attraversato oggi da antiche e vecchie paure dell’altro e del diverso, da chiusure mentali e di frontiere, dall’ancestrale timore di perdere la propria identità, i propri vantaggi, i propri beni?

Sovvengono periodi storici, specie il secolo scorso, analoghi a questo per la presenza di tensioni e contraddizioni, per la carica di inquietudine e paura, e per l’attesa (quasi escatologica) e la pretesa di garanzie, di sicurezza, di certezze e (antico virus) di individuare un colpevole su cui scaricare le responsabilità del disagio contemporaneo. Si affermano così il desiderio e la ricerca di una società che governi ed elimini ogni infezione dal male che turbi una presunta quiete e armonia (forse mai esistita). E’ questa un’antica aspirazione dell’uomo che ha generato la stagione delle utopie come
esplicitato da diversi autori, basti pensare alla Città del Sole di Campanella.

E tuttavia, in queste situazioni che potrebbero essere feconde e foriere di soluzioni e di equilibri innovativi e originali, spesso si affacciano idee e ideologie semplificatrici, che devono individuare subito un colpevole del male e del conseguente malessere, rassicurando gli animi e depurandoli da sensi di colpa e responsabilità rispetto alle normali aporie del vivere.

Non c’è niente, ancora una volta, di più rassicurante di un nemico su cui proiettare ogni responsabilità del dilagante disagio.

Erano colpevoli gli ebrei e i comunisti al sorgere del Nazismo, acclamato perfino nelle elezioni democratiche.
Sono colpevoli oggi gli immigrati africani. La malasanità. Le istituzioni che non funzionano.

I preti pedofili, le forze dell’ordine che massacrano un povero tossico e violentano la sprovveduta turista americana: casi particolari, talvolta isolati, sapientemente gonfiati da mass media e programmi in TV, che fanno di tali circostanze la propria merce esclusiva, in una sorta di tribunale popolare. Scompaiono le dimensioni della speranza, del possibile recupero, del dialogo e della cura, deflagra la possibilità di riporre fiducia nell’altro e nelle istituzioni, e forse anche in se stessi.

Ne deriva pericolosamente il bisogno dell’uomo forte e dispensatore di certezze, il veltro dantesco, cui affidarsi, cedendo la propria libertà e le farraginose regole e procedure garantiste, pur di non guardare la realtà, pur di non rimboccarsi le maniche assumendosi le dovute responsabilità nei propri ambiti di competenza.

Si scivola perciò verso la ricerca e il concomitante linciaggio del presunto colpevole. Quasi che infierire su questo garantisca la palingenesi e la riconquista dell’armonia perduta.

Giace nel sottofondo della coscienza una diffusa pretesa di perfezione e un fanatismo giustizialista.
Pretesa di un mondo privo di problemi, di una scuola di una società e di un ambiente privi del Male.

Pretesa di tenere sotto controllo ogni aspetto del reale, illusione fomentata dalla tecnologia. Paradossalmente e inconsapevolmente tutto questo diventa preludio di raffinate e subdole forme di autoritarismo e di violenza, che si insinuano nelle istituzioni in modalità aggressive di presunta partecipazione popolare in cui risuona una manichea divisione tra il bene e il male, tra i giusti e gli ingiusti.

Si sconvolgono in tal modo le regole e gli equilibri del vivere civile e democratico sorti dagli orrori delle guerre mondiali, in una società oggi tecnologicamente regolata e prevedibile nelle attese,
nei gusti, nelle ansie e nelle paure.

Soffiare sulla paura del male è in effetti già diventata autentica strategia di potere.

La sfiducia nelle istituzioni e nelle procedure democratiche non soddisfano nell’immediato l’ansiosa sete di giustizia genera i frequenti linciaggi mediatici e fisici (le risse contro il chirurgo e il medico del Pronto Soccorso o contro la maestra). La ricerca e l’individuazione dei nuovi untori, causa assoluta del male assoluto (oggi gli immigrati, i politici, i funzionari assenteisti, gli ispettori, i poliziotti corrotti ecc.) diventano così percorsi privilegiati per ottenere consenso a facili soluzioni che preludono a nuove forme di autoritarismi.

Ad esempio nella scuola, con il propagarsi, della giusta prevenzione dei fenomeni di bullismo, che in qualche modo sono sempre esistiti anche se oggi in forme forse più aggressive e tecnologiche, si rischia, se non si agisce con accortezza, di ingenerare un’esagerata attenzione a ogni minimo atteggiamento che possa ledere l’altro, anche in dispute più o meno normali tra pari. In tali situazioni sempre più diffuse, con l’esclusione di casi di autentica prepotenza e delinquenza individuale o di gruppo, esplodono sensi di colpa dei genitori, che proiettano sugli aggressori la mancanza della propria presenza educativa e affettiva o la paura di essere inadeguati rispetto alla crescita e protezione del figlio.

In modo analogo si estendono tali modalità di percezione e di vissuto nei diversi contesti del vivere civile, quali la sanità, la giustizia, la politica, la vita di quartiere. Comune denominatore di tali processi: il venir meno della fiducia, linfa vitale dei legami intersoggettivi e fondativi della personalità.

Le classi dirigenti e alcune lobbies dell’informazione interpretano queste ansie e angosce collettive e ne cavalcano demagogicamente i contenuti per assicurarsi il consenso ad un potere fine a se stesso, rinunciando all’idea di un’azione di governo e di leadership finalizzate a educare e temperare tensioni comprensibili ma irrazionali, che danneggiano la convivenza civile e la ricerca del bene
comune.

A fronte di tali complessi fenomeni sociali e rischi di degenerazione della vita democratica e del tessuto sociale che fare come gente di scuola?

“Quando i legami intersoggettivi si incrinano in tali forme diffuse è necessario sperare ragionevolmente nelle nostre capacità creative, analizzando i processi che fabbricano le attuali scordature con noi stessi, con gli altri, col mondo e approfondire con sapienza e competenze più evolute le buone pratiche di ricucitura e riaccordatura che sostengano il riappropriarsi della soggettività.
E ciò:
• con la chiara percezione della propria responsabilità di fronte ai bisogni soffocati dal malessere delle famiglie e dei giovani
• con una creatività attenta che, pur condividendo i disagi del presente, proponga un io presente, anche autorevole nelle forme istituzionali, che mette a disposizione memoria, umanità e creatività utili per scoprire nel caos le forze di germinazione di altre forme di civiltà.
La ricerca della felicità e di un bene comune diventa centrale: essa non è più solo una sfida individuale, ma una sorta di impresa comunitaria, in un lavoro di civiltà, che ora più che mai diventa necessità vitale per ciascuno e per il mantenimento delle istituzioni essenziali per vivere insieme.
Al fondo di tale ricerca si rintraccia la questione dell’amore e della tenerezza, che va oltre e fonda il lavoro di civiltà per realizzare un’autentica cura dell’io e del noi delle e nelle comunità. E consiste in un’esigenza di lavoro psichico e comunitario attento a interpretare e rispondere alle nuove dimensioni in cui si esprime il desiderio di vita, di benessere di relazione: con l’orgoglio di porsi come istituzioni rispondenti, fatte di persone che si mettano in gioco, che accolgano la sfida di realizzare una creativa responsabilità educativa.”

Effetto «quota 100» rinviato al 2020 per 20mila docenti

da Il Sole 24 Ore 

Effetto «quota 100» rinviato al 2020 per 20mila docenti
di Eugenio Bruno e Davide Colombo

Un via libera all’anticipo pensionistico ma non per tutti. L’avvio di “quota 100”, ma anche la proroga di Opzione donna, avranno un effetto differenziato per il personale della scuola, soggetto da sempre alla disciplina speciale che definisce i termini di pensionamento sulla base del calendario scolastico. Chi maturerà i nuovi requisiti prima del 31 marzo 2019 potrà andare in pensione a settembre. Chi, invece, maturerà i requisiti dopo il 31 marzo potrà andare in pensione solo dal settembre 2020. Ciò significa che degli oltre 40mila docenti in dirittura d’arrivo per la pensione solo la metà lascerà la cattedra già nel 2019. Gli altri dovranno aspettare il 2020.

Le nuove regole

Sia per quota 100 che per Opzione donna la domanda di pensionamento (con 62 anni e 38 di versamenti per quota 100 o con 58 anni e 35 per Opzione donna) dovrà essere presentata entro il 31 marzo. La stessa scansione vale per gli altri canali di uscita: se per esempio si sceglie la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi per le donne o 42 e 10 mesi per gli uomini, si esce dall scuola a settembre se si matura il requisito entro marzo, nel settembre del 2020 se dopo. Per gli insegnanti, nel caso di pensionamento un anno dopo, potrà scattare il trasferimento a servizio amministrativo per consentire alla scuola la sostituzione in classe e la continuità didattica.

La finestra già aperta

Il regime differenziato per gli insegnanti deriva dalle regole diverse che scandiscono il calendario scolastico. Consentire delle uscite nell’imminenza dell’inizio del nuovo anno scolastico getterebbe gli istituti nel caos, vista la tradizionale farraginosità che regola la determinazione dei nuovi organici e le immissioni in ruolo da determinare di conseguenza. Del resto la finestra per le uscite che, a legislazione vigente, scatteranno a partire dal 1° settembre 2019, è già aperta. Le domande di pensionamento – così come le dimissioni volontarie e le (rare) richieste di trattenimento in servizio – vanno presentate infatti entro il 12 dicembre. Un termine che vale anche per gli assistenti tecnico-amministrativi (Ata), ma non per i dirigenti scolastici che avranno tempo fino al 28 febbraio. Stando alle istruzioni diffuse dal ministero dell’Istruzione a metà novembre tutti dovranno utilizzare la procedura web Polis «Istanze OnLine»; la forma cartacea è mantenuta per il personale delle province di Trento, Bolzano e Aosta, per il trattenimento in servizio e per raggiungere il minimo contributivo.

La platea interessata

A viale Trastevere una stima ufficiale delle uscite attese tra i prof ancora non c’è. A fare due conti c’hanno pensato i sindacati. Il turnover ordinario, cioè con i requisiti attuali, dovrebbe arrivare a 21mila unità. A questi se ne potrebbero aggiungere, per effetto di quota 100, altri 6mila se i 38 anni di contributi dovessero essere tutti di ruolo oppure 20mila se passasse l’opzione 32 anni di ruolo più 6 di precariato. Un contingente che, come detto, dovrebbe però aspettare il 2020 per lasciare il servizio.

La liquidazione

Per il personale di questo comparto varranno, naturalmente, le altre regole speciali annunciate per il pubblico impiego, a partire dall’ipotesi di poter incassare subito il Tfs/Tfr con un finanziamento bancario i cui interessi saranno a carico dello Stato. Attualmente, dal momento del collocamento a riposo possono decorrere da un minimo di 12+3 a un massimo di 24+3 mesi per il primo rateo di Tfs/Tfr (fino a 50mila euro di importo e fino ad un massimo di tre rate una ogni anno).

L’ipotesi, anticipata qualche giorno fa al Sole 24 Ore dalla ministra per la Pa, Giulia Bongiorno, resta in campo nonostante le resistenze della Ragioneria generale dello Stato, che propende per il posticipo di pagamento del Tfs/Tfr come disincentivo al pensionamento in massa nel 2019. Solo questa voce potrebbe avere un impatto attorno ai 4 miliardi sulla nuova spesa per pensioni prevista nel 2020-2021 per l’intero pubblico impiego.

Anche per gli insegnanti che sceglieranno il ritiro con quota 100 vale, poi, il divieto di cumulare alla pensione altri redditi da lavoro. Lo stop è oltre il tetto di 5mila euro e vale per 5 anni per chi andrà in pensione con 62 anni, scende a 4 per chi va via a 63 fino ad azzerarsi per i 67enni.

Riscatti e ricongiunzioni a 200mila iscritti

da Il Sole 24 Ore 

Riscatti e ricongiunzioni a 200mila iscritti

Sono in fase avanzata le convenzioni che Inps intende chiudere con il ministero dell’Istruzione per gestire le pratiche di riscatto laurea, ricongiunzioni e computo degli anni di contributi versati fino al 2000 e che finora sono rimaste inevase. In ballo ci sono circa 200mila domande di prestazioni presentate dal personale della scuola e che il ministero non ha finora preso in esame. L’iniziativa è legata alla correzione e l’aggiornamento di oltre 40mila posizioni contributive di insegnanti per vari anni passati (soprattutto nella seconda metà degli anni Novanta). Inps è impegnato in un’operazione integrale di verifica degli estratti conti contributivi di tutto il pubblico impiego in vista della loro definitiva digitalizzazione che consentirà a tutti i dipendenti (scuola compresa) di accedere ai simulatori “La mia pensione futura”. Per aggiornare i conti contributivi degli iscritti alla Cassa pensioni insegnanti (gestione che raccoglie gli insegnanti degli asili comunali e parificati) sono state invece inviate 128mila comunicazioni con l’estratto da verificare. Fino ad oggi oltre cinque milioni di lavoratori, circa uno su quattro del settore privato, ha fatto la simulazione sulla propria pensione futura attraverso il servizio dell’Inps, mentre nel corso del 2018 gli utenti unici che hanno effettuato almeno una simulazione sono stati un milione. Ed entro i prossimi due anni, come detto, potranno accedere al servizio anche i dipendenti pubblici, i quali a oltre sei anni dalla fusione di Inpdap in Inps ancora scontano un ritardo nella sistemazione informatica degli estratti conto contributivi.

Usare il Web in modo consapevole: dal Miur la nuova campagna per studenti, prof e famiglie

da Il Sole 24 Ore 

Usare il Web in modo consapevole: dal Miur la nuova campagna per studenti, prof e famiglie
di Al. Tr.

È in arrivo la nuova campagna per un “buon uso” della Rete da parte di giovani e adulti voluta dal Miur. L’iniziativa – presentata nei giorni scorsi al Job&Orienta a Verona – è partita a fine novembre e durerà un mese, durante il quale saranno pubblicati contenuti adatti a studenti, docenti e famiglie, diffusi sui social.

Tre hashtag per l’uso consapevole del Web
La campagna per conoscere, vivere e scoprire il web – spiega il Miur in una nota – sarà divisa in tre fasi, ciascuna caratterizzata da hashtag e contenuti con destinatari diversi. L’obiettivo è quello di informare genitori, docenti e ragazzi con materiali di facile fruizione e un linguaggio vicino alle loro sensibilità.
Docenti e operatori della scuola saranno i destinatari della prima fase di lancio, con hashtag #conoscereilweb, che metterà al centro il pensiero computazionale. Sui canali social di Generazioni Connesse saranno pubblicati video realizzati in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario Nazionale italiano e contenuti ideati con Telefono Azzurro e Google.

In arrivo anche l’app
Gli studenti saranno invece coinvolti nella seconda fase, #vivereilweb, in cui si parlerà di netiquette e gestione delle amicizie in Rete. Previsto anche un decalogo per muoversi correttamente sul web. Genitori e docenti, nella terza e ultima fase, #scoprireilweb, impareranno attraverso “7 consigli utili” a riconoscere i comportamenti sospetti legati a un cattivo uso dei social. Alla fine della campagna sarà lanciata l’App di Generazioni Connesse per l’accesso a contenuti didattici e pedagogici da utilizzare a casa o in classe.

Sostegno: vincolo di 5 anni ma Miur vuole ridurre i trasferimenti

da Orizzontescuola

Sostegno: vincolo di 5 anni ma Miur vuole ridurre i trasferimenti
di redazione

Sul sostegno il Miur insiste sulla riduzione dei trasferimenti al posto comune, sindacati e docenti interessati dicono no. Ecco perché.

La proposta del Miur sul sostegno

Il Miur propone ai sindacati di inserire nel nuovo Contratto di mobilità, valido per il prossimo triennio, una percentuale del 50% per il trasferimento da posto di sostegno a posto comune.

Il trasferimento, secondo l’attuale normativa, può essere richiesto dopo 5 anni di permanenza.

I docenti interessati hanno proposto numerosi ricorsi per chiedere di considerare ai fini del conteggio dei 5 anni anche il servizio preruolo. Ricorsi accolti in numerosi casi, ma il Miur non ha mai cambiato la normativa.

Il Miur ha comunicato che i trasferimenti sono un costo per l’erario (perché si creano in continuazione posti vuoti) e che nella situazione attuale, c’è la necessità di avere quanti più posti coperti.

Il no dei sindacati

All’incontro del 28 novembre tutti i sindacati hanno comunicato il parere negativo alla proposta.

E anche i docenti fanno sentire la loro voce.  I docenti del gruppo Facebook “Nessuno mi può vincolare” (7500 iscritti) scrivono

“La cronica carenza di insegnanti di sostegno e la mancanza di continuità didattica è imputabile, come sanno bene gli addetti ai lavori, al precariato che affligge tutt’ora il mondo della scuola e, soprattutto, al fatto che il MIUR non attiva ormai da molti anni gli appositi corsi di specializzazione e le relative assunzioni in ruolo, preferendo assegnare supplenze a docenti curricolari non specializzati e umiliando in modo sempre più palese la nostra professione (è prevedibile che sempre meno colleghi vorranno diventare insegnanti di sostegno, sapendo che l’inclusione nella maggior parte dei casi è mera utopia e che avranno meno libertà e diritti dei colleghi curricolari!).

Pensare di risolvere questo grave problema sulla pelle di chi, dopo aver svolto per molti anni (svariati pre-ruolo e cinque obbligatori di ruolo) tale professione in virtù di una specializzazione, vuole semplicemente operare un cambiamento professionale usando un altro titolo in proprio possesso, significherebbe aggiungere un’ulteriore ingiustizia alle tante che abbiamo dovuto subire e stiamo subendo in questi anni, sia come persone sia come professionisti insieme ai nostri ragazzi speciali.”

Prossimo incontro sulla mobilità è previsto per martedì 4 dicembre.

Le altre novità sulla mobilità

Legge bilancio: in bilico i 2mila posti di tempo pieno per le regioni del sud

da La Tecnica della Scuola

Legge bilancio: in bilico i 2mila posti di tempo pieno per le regioni del sud
Di Reginaldo Palermo

La seduta festiva della Commissione Bilancio della Camera potrebbe riservare qualche sorpresa per il mondo della scuola.
Uno dei nodi in sospeso riguarda la questione dei 2mila posti di tempo pieno previsti da un emendamento presentato in Commissione Cultura dalla deputata 5S Marzana che il Bilancio aveva sospeso in attesa di approfondimenti da parte del Ministero dell’Economia.
Secondo gli ultimi rumors il MEF potrebbe dare il via libera ma a condizione che i posti vengano ridotti a 1000.
Tenuto conto che, per estendere il tempo pieno nelle regioni del sud occorebbero almeno 15mila posti, è del tutto evidente che la misura proposta dal MEF risulterebbe ampiamente inadeguata.
In una precedente seduta la Commissione Bilancio aveva già bocciato un emendamento che prevedeva che in tutte le scuole affidate in reggenza il vicepreside possa essere automaticamente esonerato dall’insegnamento con l’attribuzione di una quota adeguata di ulteriore organico di fatto indipendente dall’organico di potenziamento.
In proposito la sottosegretaria Laura Castelli ha dato il proprio parere contrario spiegando che il Governo sta predisponendo un proprio emendamento che attribuisce comunque risorse aggiuntive a scuola e università.
La seduta della Commissione è prevista per le ore 18,30 di domenica e quindi nella tarda serata si potrà sapere qualcosa di più.
I lavori proseguiranno nella giornata di lunedì perchè per martedì 4 si prevede il voto finale in modo da consentire l’avvio dell’esame in aula mercoledì 5.

Fondi alle scuole ma legati al Pil della Regione

da La Tecnica della Scuola

Fondi alle scuole ma legati al Pil della Regione
Di Pasquale Almirante

Dare molti più poteri alle Regioni, come quelli chiesti dal Veneto, significa pure, secondo molti osservatori, non riceve più fondi dallo Stato in base al numero degli alunni iscritti ma ottenerli considerando anche la quantità di imposte generate da un territorio.

La vecchia idea della Lega Nord

Un’idea tipica della Lega, e per la quale ha molto lottato coi governi Berlusconi, ma attraverso la quale si assicura alle scuole delle Regioni più produttive più fondi pubblici per alunno rispetto a quelle delle Regioni meno fortunate.

In ogni caso, per dare il via libera all’autonomia delle Regioni, ci sarebbe già un accordo politico di massima fra la Lega di Matteo Salvini e il M5S di Luigi Di Maio. Infatti la ministra degli Affari Regionali, la leghista Erika Stefani, ha detto: «finalmente l’autonomia non è più un tabù».

Otto Regioni chiedono maggiori poteri

Le Regioni che chiedono maggiori poteri sono otto: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Piemonte, Marche, Umbria.

Ovviamente ogni Regione propone pacchetti diversi, fra questi c’è da fare notare quelli del Veneto che vorrebbe stabilire proprie regole sull’ “ordinamento sportivo” oppure sulla “comunicazione” nonché sui Vigili del Fuoco.

Matteo Salvini: dalle parole ai fatti

«Passeremo presto dalle parole ai fatti», ha sottolineato ieri Matteo Salvini. Luigi Di Maio gli ha fatto: «I veneti avranno l’autonomia in tempi certi».

Ambienti digitali per la didattica integrata: pubblicate le autorizzazioni

Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.
Risorse Premiali Programmazione 2007/2013 – Obiettivi Di Servizio – Fondo per lo Sviluppo e la Coesione ex Delibera Cipe N.79/2012.
In coerenza con l’Obiettivo specifico 10.8 – “Diffusione della società della conoscenza nel mondo della scuola e della formazione e adozione di approcci didattici innovativi (FESR)” – Avviso Pubblico Prot. n. AOODGEFID\9911 del 20 aprile 2018 per la realizzazione di ambienti digitali per la didattica integrata con gli arredi scolastici.
Autorizzazione dei progetti e impegno di spesa

Pubblicazioni del 03 dicembre 2018