Eurostudent 2016-2018


PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DELLA OTTAVA INDAGINE EUROSTUDENT E DELLA INDAGINE COMPARATA EUROPEA EUROSTUDENT VI
ROMA, 12 DICEMBRE 2018
MIUR – MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
SALA CONFERENZE “ALDO MORO”, VIALE TRASTEVERE 76/A

Università: non si accontentano della laurea, partecipano a scambi internazionali e cercano di non pesare sulle famiglie

(Mercoledì, 12 dicembre 2018) Studiano molto. Non si accontentano della laurea, ma mirano a proseguire la formazione con percorsi post universitari. Partecipano a programmi di mobilità internazionale. Fanno piccoli lavori part-time per mantenersi e per non pesare sulle famiglie. È il ritratto degli universitari italiani che emerge dall’Ottava Indagine Eurostudent per il periodo 2016-2018. L’indagine è stata presentata questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) nel corso di una tavola rotonda a cui ha preso parte anche il Vice Ministro Lorenzo Fioramonti.

La ricerca, finanziata dal Miur e condotta dal Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche (Cimea), disegna il profilo dello studente universitario italiano così come si è venuto a delineare negli ultimi tre anni e consente di confrontarlo, sulla base di indicatori condivisi, con quello dei suoi colleghi degli altri 27 Paesi europei che hanno partecipato all’Indagine.

La crisi economica ha modificato significativamente le abitudini degli studenti universitari e le scelte delle loro famiglie. I risultati parlano chiaro e mostrano l’identikit di uno studente dinamico e in grado di competere, e in alcuni casi superare, la media degli studenti europei. Dall’analisi dei dati raccolti appare evidente che gli studenti italiani impegnano nello studio quasi 44 ore settimanali, il 30% in più della media calcolata in Europa. Oltre la metà intende proseguire gli studi dopo la laurea e, non appena possibile, si dà da fare per contribuire a mantenersi con piccoli lavori part-time, in modo da non pesare eccessivamente sulle famiglie.
Circa il 20% degli iscritti alla laurea magistrale ha già partecipato a progetti di mobilità internazionale: una percentuale non lontana dalla media complessiva europea. Un dato che dimostra la validità delle politiche per la mobilità studentesca sulle quali così tanto sta puntando il Miur per incentivare la competitività dei nostri studenti nel mercato del lavoro dell’Eurozona. Questo perché, secondo i dati della Commissione europea, il tasso di disoccupazione a lungo termine degli ex allievi Erasmus si ferma al 2% (equivalente alla metà esatta di quello registrato fra gli studenti che non hanno partecipato al programma, il 4%).

“Guardando i risultati di questa ricerca sono molto orgoglioso dei nostri studenti – ha commentato il Vice Ministro Lorenzo Fioramonti -. Nonostante alcune difficoltà storiche del sistema universitario, i ragazzi italiani riescono a farsi valere nel confronto con i colleghi degli altri Paesi comunitari. Considero ancora più significativa la loro partecipazione agli scambi internazionali. L’università e la ricerca sono al centro dell’azione di Governo, sono strategici per il futuro del Paese. I risultati di questa Indagine ci spingono a fare sempre di più e sempre meglio”.

Otto studenti su dieci (il 79%) si dichiarano soddisfatti per la preparazione teorica data dall’università e per la sostenibilità del carico di lavoro (il 63%). Quasi la metà degli studenti (il 45%) chiede di poter avere una maggiore preparazione pratica, soprattutto nei corsi delle lauree giuridiche (il 27,6%). Mentre, all’opposto, la valutazione è decisamente positiva per i corsi che formano paramedici e insegnanti: risulta essere soddisfatto oltre il 70% degli studenti.

L’Ottava Indagine Eurostudent allarga poi il campo di osservazione al quadro economico e sociale di provenienza degli universitari. Gli studi dopo il diploma rappresentano ancora, per le famiglie italiane, le fondamenta su cui costruire il futuro dei propri figli, anche se non sono più riconosciuti quale “ascensore sociale” come accadeva fino ad alcuni anni fa. Le condizioni socio-economiche generali, e in particolare quelle della famiglia di provenienza, rappresentano elementi determinanti per la scelta dell’università e spesso anche del modo in cui affrontarla. L’analisi dei dati evidenzia come i giovani che provengono dalle famiglie meno agiate, pur di raggiungere l’obiettivo del titolo di studio, facciano scelte compatibili con le proprie risorse, come ad esempio Atenei o corsi di studio disponibili nel proprio territorio di residenza, mantenendo così la percentuale del pendolarismo al 50%.

Un altro aspetto viene messo in luce in maniera chiara: a rendere attraente un Ateneo non è tanto la sua fama scientifica o lustro accademico, quanto la capacità di sostenere gli studenti nel loro percorso offrendo servizi. I giovani, infatti, tendono sempre più a scegliere l’università in base all’offerta di borse di studio e di servizi per la didattica, meglio ancora se l’Ateneo dovesse risultare inserito in un contesto urbano e sociale e tale da favorire la possibilità di trovare un lavoro che aiuti a mantenersi. Questo sottolinea, dopo 10 anni di crisi economica, un allargamento crescente della forbice Nord/Sud e la trasformazione delle abitudini di vita degli studenti per fare i conti con la crisi.

Nasce l’Albergo etico Roma

Redattore Sociale del 12-12-2018

Nasce l’Albergo etico Roma, turismo responsabile e inclusione lavorativa per i disabili 

ROMA. Nasce l’Albergo Etico Roma, il primo hotel della Capitale che coniuga ospitalità e responsabilità sociale. L’Albergo Etico di Roma, progetto lanciato dall’imprenditore romano Antonio Pelosi, nascerà nel quartiere Flaminio, a via Pisanelli 39, a due passi da piazza del Popolo. Il progetto è stato presentato stamattina in Campidoglio, presso la sala della Piccola Protomoteca, alla presenza dei protagonisti che hanno dato vita all’iniziativa grazie al contributo di Unicredit Social – Impact e di Alex Toselli, presidente della Cooperativa Sociale Download che gestisce l’Albergo Etico di Asti. Con loro anche Vincenzo Zoccano, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri (Famiglia e disabilità) e il Disability Manager del Comune di Roma, Andrea Venuto.

L’Albergo Etico di Roma è una struttura di ricezione del tutto particolare ed unica nel suo genere: sarà un albergo aperto ad ogni tipo di clientela nazionale ed internazionale, business o leisure, al cui interno lavoreranno molte persone con disabilità, affiancate da professionisti del settore alberghiero. Disabilità di diverso profilo, a cui è stata fornita preparazione e formazione, tutto il necessario per poter imparare ad esprimere il proprio talento attraverso il lavoro.

Per Antonio Pelosi “è stata una giornata magnifica e densa di persone da ringraziare. Tutti hanno messo un contributo per questa avventura, mi auguravo di essere il collettore di tanti contributi- ha detto all’agenzia Dire il promotore del progetto- C’erano associazioni di categoria, professionisti, imprese che si sono prestate a lavorare gratuitamente per noi o a rimborso spese, cosa che non avviene normalmente. Ora accoglieremo i primi ospiti il 22 dicembre ma i lavori non sono ancora completi. In un mese contiamo di fare l’inaugurazione vera e propria”.

Inclusione sociale, diritti, lavoro, accoglienza: questi i cardini di un progetto che nasce con lo scopo di coniugare ospitalità ed impegno solidale all’interno di un progetto etico, inaugurando a Roma un nuovo turismo di responsabilità sociale con un’iniziativa totalmente no profit. Pelosi, giovane ingegnere ed albergatore, ha deciso di mettere in piedi il progetto dopo l’incontro con una onlus romana dove presta volontariato regolarmente da molto tempo, ed una realtà ricettiva piemontese, l’Albergo Etico Asti, pioniera nell’innovazione sociale e nel percorso di autonomia di soggetti con disabilità intellettiva, attraverso l’inserimento lavorativo in strutture ricettive.

Nel solco tracciato da Asti, sono sorti negli anni alberghi di questo tipo anche in Argentina, negli Stati Uniti, in Norvegia, Spagna, Australia, Slovacchia. A raccogliere il testimone ora è Roma, dove è stato recuperato un immobile religioso semi abbandonato, ristrutturandolo completamente per aprire alla clientela offrendo 18 stanze, una sala riunioni, servizio bar ed un ristorante-bistrot aperto anche all’esterno. (DIRE)

NATALE: “SU COMPITI A CASA DA BUSSETTI INVASIONE DI CAMPO”

NATALE, DI MEGLIO: “SU COMPITI A CASA DA BUSSETTI INVASIONE DI CAMPO”     

“Sarebbe preferibile se il ministro Bussetti si occupasse di altre questioni, decisamente più di sua pertinenza, come il reperimento dei fondi per il rinnovo del contratto, dal quale i docenti e tutto il personale della scuola si attendono un aumento degli stipendi, e la messa in sicurezza degli edifici scolastici che al Sud, purtroppo ancora in molti casi, crollano a pezzi mettendo a repentaglio l’incolumità di chi lì studia e lavora”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta l’annuncio del titolare di viale Trastevere di un’imminente circolare per “sensibilizzare” gli insegnanti affinché venga ridotto il carico di compiti da assegnare agli studenti durante le festività natalizie.

“Consideriamo questo intervento di Bussetti un’invasione di campo irrispettosa della libertà di insegnamento sancita dalla nostra Costituzione. Soltanto ai docenti, che ben conoscono le loro classi, spetta decidere se e quanti compiti affidare ai propri alunni nella pausa natalizia. Lo studio – sottolinea Di Meglio – deve avere tempi e spazi individuali, lo studio è anche fatica, pazienza e acquisizione di responsabilità. Si impara non solo in classe, ma anche riflettendo, ripetendo, ricercando da soli. Non siamo, dunque, d’accordo con il ministro quando afferma che a volte i compiti gravano sugli impegni familiari: secondo noi, invece, diminuire i compiti a casa durante le festività natalizie – incalza il leader della Gilda – significa sollevare dalla responsabilità famiglie e alunni”. 

“Secondo il titolare del Miur, inoltre, ‘il tablet e i social sono anche strumenti didattici e i ragazzi possono insegnarne l’uso ai genitori, se stanno insieme’. Se il dialogo tra genitori e figli, in nome del quale bisognerebbe sacrificare i compiti, consiste nell’insegnamento dell’uso delle nuove tecnologie, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – c’è da augurarsi che le famiglie italiane trovino altri modi per trascorrere il tempo libero”.

Iscrizioni, le scuole potranno «personalizzare» le domande fino al 3 gennaio

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Il modello della domanda di iscrizione potrà essere personalizzato a partire da quello predisposto nell’anno precedente. Le scuole, tramite la funzione «Importa modulo anno precedente», possono recuperare l’ultimo modello personalizzato e apportare eventuali modifiche con la funzione «Personalizza il modulo d’iscrizione». In questo caso è possibile aggiungere le voci del “catalogo alunni” e “catalogo famiglia” e richiedere ulteriori notizie utilizzando la funzione «Ulteriori Informazioni da richiedere alla famiglia».

La nota del Miur
Lo chiarisce una nota del Miur. Al riguardo si ricorda che tali ulteriori informazioni: – non possono essere indicate come obbligatorie; – devono essere adeguatamente motivate in modo che sia evidente l’indispensabilità delle informazioni richieste rispetto a ciascuna finalità perseguita; tale motivazione viene visualizzata al momento della compilazione on line da parte delle famiglie; – devono essere pertinenti e non eccedenti rispetto allo specifico obiettivo, finalizzato all’accoglimento delle domande di iscrizione e all’eventuale attribuzione di precedenze o punteggi nelle graduatorie/liste di attesa, definite con apposita delibera dal Consiglio d’istituto.

Si ricorda che i criteri di precedenza per l’iscrizione, adottati dalla scuola, vengono visualizzati anche nella pagina iniziale di «Scuola in chiaro».

Organi collegiali al restyling

da Italiaoggi

Prevista soppressione o fusione di Invalsi, Anvur e Indire

La cabina di regia sarà a Palazzo Chigi. Il mantra di semplificare strutture e procedure riguarda un po’ tutti i ministeri. Scuola compresa. Nella bozza di disegno di legge di semplificazione (atteso invano all’ultimo consiglio dei ministri), l’articolo su scuola, università e ricerca al primo punto prevede «la razionalizzazione, eventualmente anche attraverso fusione o soppressione, di enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero attraverso al trasformazione degli stessi in ufficio dello stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero ancora liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti». Nel mirino dunque Invalsi, Anvur e Indire. Il vaglio delle funzioni e della necessità di preservarne l’autonomia dovrà farei conti con la nuova mission che sul fronte della valutazione il ministro Marco Bussetti pensa di assegnare. La soluzione finale ipoteticamente è aperta, non escluso il mantenimento degli organismi così come oggi configurati. Le ipotesi possibili considerate in campo invece sarebbero solo due: la fusione oppure la confluenza in una direzione ad hoc del ministero di Invalsi e Anvur.

Al secondo punto degli obiettivi di semplificazione, la riduzione del numero dei componenti degli organi collegiali ministeriali nonché la razionalizzazione dei poteri di vigilanza sempre del Miur. E poi il carico da novanta degli organi collegiali della scuola: «fermo restando il principio di autonomia scolastica», si prevede la revisione degli organi scolastici «in modo da definirne competenze e responsabilità, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni di funzioni e ridefinendone ruolo, competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici».

E ancora, le cessazione dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, nonché il trattamento di fine rapporto di tutto il personale della scuola: dovranno essere ricollocati presso altre amministrazioni. Una revisione che ha l’obiettivo di sgravare le scuole da oneri estranei alla funzione della singola istituzione scolastica. Tra gli obiettivi della semplificazione anche la razionalizzazione degli ordinamenti scolastici, viste le sovrapposizione di decenni. Ultimo, il riordino della promozione dell’attività sportiva in ogni ciclo dell’istruzione, annunciato sin dall’insediamento dal ministro Bussetti. I relativi decreti legislativi dovranno essere adottati entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge delega.

Concorso a dirigente scolastico senza formazione Dopo l’orale, i vincitori. E lo stato così risparmia 12 milioni

da Italiaoggi

La riforma nel decreto legge di semplificazione. I nuovi presidi potranno prendere servizio a settembre 2019

Marco Nobilio

Il concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici perde per strada il corso di formazione. È quanto dispone lo schema di decreto legge sulla semplificazione esaminato dal preconsiglio dei ministri. Il dispositivo prevede una vera e propria riforma del reclutamento dei dirigenti scolastici. Oltre alla cancellazione del corso di formazione, al quale venivano ammessi i candidati che superavano le prove (compresa un’eccedenza del 10%), il provvedimento dispone che non è più necessario che i 5 anni di servizio utili ai fini dell’accesso al concorso siano stati effettuati in regime di contratto a tempo indeterminato. Per essere ammessi al concorso basteranno 5 anni di mero servizio di insegnamento e saranno considerati validi anche gli anni di precariato.

Fermo restando che, per essere ammessi, i candidati dovranno essere in grado di vantare il possesso del decreto di conferma in ruolo. I nuovi concorsi si articoleranno in una eventuale prova preselettiva, una prova scritta e una prova orale. La normativa di dettaglio sullo svolgimento e i contenuti delle prove e sul periodo di formazione e di prova saranno emanate con uno o più decreti del ministero dell’istruzione. Le nuove norme si applicheranno anche ai candidati che supereranno le prove del concorso bandito nel 2017.

Pertanto, anziché partecipare al corso di formazione, i candidati saranno subito dichiarati vincitori e saranno assunti scorrendo la graduatoria di merito, nel limite dei posti vacanti e disponibili a tal fine autorizzati. Ai vincitori del concorso del 2017 si applicheranno le nuove disposizioni ministeriali che saranno emanate dall’amministrazione centrale in riferimento al periodo di formazione di prova. La cancellazione del corso ai fini del reclutamento dei dirigenti scolastici comporterà un risparmio di 12 milioni di euro, che saranno versati nel fondo per il miglioramento e la valorizzazione dell’istruzione scolastica previsto dal comma 202, dell’articolo 1, della legge 107/2015. Al concorso bandito nel 2017 hanno partecipato circa 34 mila candidati per 2.400 posti.

Le selezioni sono giunte ormai alle prove orali, che si terranno a breve dopo che sarà terminata la correzione delle prove scritte. Sul concordo pende, come di consueto, la spada di Damocle dei giudizi in corso davanti ai giudici amministrativi. Che se accolti potrebbero disegnare diversi scenari. Resta il fatto, però, che anche se i giudici dovessero annullare il concorso, come successo in altre occasioni, il legislatore potrebbe provvedere a rimettere le cose a posto con una sanatoria. Come già successo in casi analoghi. In passato, peraltro, i vincitori di un concorso annullato sono stati reintegrati con un concorso facilitato, che ha avuto come effetto la conferma di tutti i dirigenti scolastici del concorso dichiarato illegittimo dal giudice amministrativo.

Talvolta, sempre in occasione di concorsi, il giudice amministrativo ha disposto anche l’ammissione tardiva dei ricorrenti, per i quali sono state disposte prove suppletive con relativo inserimento a pettine nelle graduatorie di merito già formate. In ogni caso, la cancellazione del corso di formazione prevista dal decreto semplificazioni avrà come effetto l’accelerazione della procedura di assunzione dei nuovi dirigenti scolastici.

Che potrebbero essere preposti alle istituzioni scolastiche di destinazione già dal prossimo anno scolastico. Salvo diverse disposizioni del ministero dell’istruzione in sede di emanazione del decreto sul periodo di formazione e di prova.

Turnover al 100% sulle cattedre

da Italiaoggi

Restano le procedure di assunzioni del settore

Marco Nobilio

A partire dal prossimo anno le assunzioni nella scuola copriranno un numero di posti e cattedre i cui costi saranno pari a quello delle retribuzioni dei docenti e non docenti che andranno in pensione. Fermo restando che le assunzioni non potranno comportare un aumento dei posti in organico, ma potranno coprire l’intero turnover e, probabilmente, anche eventuali posti vacanti e disponibili in eccedenza rispetto al turnover. Lo prevede una disposizione contenuta nello schema di decreto-legge sulle semplificazioni esaminato dal governo al preconsiglio.La norma prevede che alla scuola debba applicarsi la normativa di settore. Ma ciò dovrebbe avere valore solo per le procedure da applicare ai fini delle assunzioni. Resta il fatto, però, che nella scuola le assunzioni vengono effettuate solo sul 50% dei posti e delle cattedre disponibili in organico di diritto. Perché il restante 50% viene utilizzato per la mobilità professionale (passaggi di ruolo e di cattedra) e per la mobilità interprovinciale.

Ma la copertura finanziaria prevista dal decreto, pari all’importo complessivo dei costi dei docenti e dei non docenti che andranno in pensione, consentirà comunque di assumere a tempo determinato su tutti i posti e le cattedre che saranno individuate all’esito della mobilità a domanda. Negli anni scorsi, peraltro, fatta eccezione per il piano assunzionale previsto dalla legge 107/2015, era consuetudine che su tale disponibilità venisse applicato un coefficiente inferiore a 1. E ciò comportava che le immissioni in ruolo non coprissero mai l’intera disponibilità.

Pulizie delle scuole, statalizzati dal 2020 quasi 12 mila ex Lsu

da Italiaoggi

A seguito di una selezione ad hoc che sarà indetta dal miur

Franco Bastianini

A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 sarà autorizzata la trasformazione da tempo parziale e tempo pieno del rapporto di lavoro di lavoro dei 445 assistenti amministrativi e dei 23 tecnici, già titolari di contratti co.co.co. stipulati con diverse scuole statali ubicate prevalentemente in Sicilia, stabilizzati negli organici del personale Ata dal 1° settembre 2018 su posti a tempo parziale in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 619 e seguenti della legge 205/2017. Lo dispone l’art. 1, comma 413, del disegno di legge di Bilancio 2019 approvato in prima lettura dall’Aula di Montecitorio.Per gli ex lavoratori socialmente utili (Lsu) non è la sola buona notizia. Sempre all’art.1 del disegno di legge di Bilancio 2019, il comma 430 dispone infatti che a decorrere dal 1° gennaio 2020 le istituzioni scolastiche ed educative dovranno svolgere i servizi di pulizia e ausiliari unicamente mediante ricorso a personale dipendente appartenente al profilo dei collaboratori scolastici, e i corrispondenti posti accantonati ai sensi dell’articolo 4 del Dpr 22 giugno 2009, n. 119( 11.857, ndr.), saranno resi disponibili, in misura corrispondente al limite di spesa di cui al comma 5 dell’articolo 58 del decreto legge n. 69/2013 (49,8 milioni di euro). Il predetto limite di spesa sarà integrato, per l’acquisto dei materiali di pulizia, di 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020.

A tale fine il ministro dell’istruzione sarà autorizzato ad avviare un’apposita procedura selettiva, per titoli e colloquio, finalizzata ad assumere alle dipendenze dello Stato, a decorrere dal 1° gennaio 2020, il personale impegnato, senza soluzione di continuità, dalla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 1999, n. 124, presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per lo svolgimento di servizi di pulizia e ausiliari, in qualità di dipendente a tempo indeterminato di imprese titolari di contratti per lo svolgimento dei predetti servizi.

I requisiti per la partecipazione alla procedura selettiva, si legge ancora nel comma 436, nonché le relative modalità di svolgimento e i termini per la presentazione delle domande saranno determinati con decreto del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione e dell’economie e delle finanze.

Sempre nei limiti di spesa saranno autorizzate assunzioni per la copertura dei posti che dovessero risultare ancora disponibili dopo la procedura selettiva.

Tali assunzioni potranno essere autorizzate anche a tempo parziale. I rapporti così instaurati non potranno essere trasformati in rapporti a tempi pieno o incrementati nel numero delle ore se non in presenza di risorse certe e stabili.

Se nel testo della legge di Bilancio approvato dal Parlamento saranno ancora presenti i commi 418 e 436, il legislatore non avrà messo la parola fine all’esperimento di esternalizzare le pulizie delle scuole affidandole a ditte esterne, ma ha anche disposto la stabilizzazione lavorativa degli oltre undicimila ex Lsu che per oltre quindici anni sono stati utilizzati, per conto delle ditte private, nelle pulizie delle scuole sottopagati rispetto al personale Ata e con contratti a tempo determinato e senza garanzie di continuità

Il decreto per il concorso Dsga atteso in G.U. il 28 dicembre

da ItaliaOggi

In tal caso, le domande vanno presentate entro il 27 gennaio. il 20% dei posti riservato agli Ata

Franco Bastianini

Il decreto ministeriale contenente le disposizioni relative al concorso per titoli ed esami per l’accesso al profilo professionale del direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga) è atteso nella Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre. In tal caso il termine ultimo per presentare la domanda di partecipazione sarà il 27 gennaio 2019.

Il decreto, secondo quanto trapela da ambienti sindacali, è ormai chiuso. I concorsi saranno infatti indetti su base regionale, con frequenza triennale, subordinatamente alla disponibilità di posti nel triennio di riferimento. La domanda di partecipazione potrà essere presentata per una sola regione unicamente in modalità telematica attraverso l’applicazione Polis previa registrazione all’applicazione stessa o mediante ricorso a credenziali Spid.

Alle procedure concorsuali che si svolgeranno appunto su base regionale e per il numero di posti messi a concorso in ogni singola regione, saranno ammessi coloro che sono in possesso: della cittadinanza italiana, o di uno degli Stati membri dell’Eu, oppure cittadinanza di uno Stato diverso, qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 38 del dlgs n. 165/2001, come modificato dall’art. 7 della legge 97/2013: dei diplomi di laurea, delle lauree specialistiche e delle lauree magistrali di cui all’allegato A, ovvero di analoghi titoli conseguiti all’estero considerati equipollenti o equivalenti ai sensi della normativa vigente. Il 20% dei posti messi a concorso nella singola regione sarà comunque riservato al personale Ata di ruolo in possesso dei suddetti titoli di studio che supererà le prove concorsuali.

In deroga ai predetti requisiti saranno ammessi a partecipare al concorso anche gli assistenti amministrativi che, al 1° gennaio 2018, hanno maturato almeno tre anni interidi servizio, anche non continuativi, sulla base di incarichi annuali, negli ultimi otto, nelle mansioni di Dsga, anche in mancanza di uno dei titoli culturali richiesti in precedenza di cui alla tab. B, allegata al Ccnl 29 novembre 2007 (laurea specialistica in giurisprudenza, in scienze politiche e sociali e amministrative, in economia e commercio o titoli equipollenti).

Il concorso si articolerà su una prova scritta e una orale e nella successiva valutazione dei titoli- Qualora a livello regionale il numero dei candidati dovesse risultare superiore a quattro volte il numero dei posti disponibili è prevista una prova di preselezione computer-based inerente le discipline previste per le prove scritte.

Alla prova scritta sarà ammesso, per ogni procedura regionale che utilizzerà la prova di preselezione, un numero di candidati pari a tre volte il numero dei posti messo a concorso regionalmente. Alla prova scritta saranno altresì ammessi coloro che, nella prova selettiva, avranno conseguito il medesimo punteggio dell’ultimo degli ammessi, nonché le persone handicappate affette da invalidità uguale o superiore all’80%.

Bussetti ai prof: meno compiti ai ragazzi per le feste di Natale

da ItaliaOggi

l ministro dell’Istruzione annuncia una circolare per sensibilizzare il corpo docente e le scuole a “un momento di riposo degli studenti e delle famiglie”. Nava Mambretti (Genitori democratici): “Ringraziamo, ma ci vuole altro per la scuola”. Il Moige: “Bene meno lavoro per le brevi vacanze natalizie” di redazione Roma

“Vorrei sensibilizzare il corpo docente e le scuole a un momento di riposo degli studenti e delle famiglie affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti nel corso dell’incontro con il Garante per l’infanzia. Bussetti ha annunciato una circolare “per la diminuzione dei compiti durante le vacanze, compiti che gravano sugli impegni delle famiglie e quindi vorrei dare un segnale. Penso a questi giorni di festività e ai ragazzi e alle famiglie che vogliono trascorrerle insieme”. Ma sulle dichiarazioni del ministro Bussetti le reazioni sono differenti. “E’ un regalo da scartare sotto l’albero, ringraziamo il ministro. Ma di altro ha bisogno la scuola che di questi paternalisti, che abbiamo già visto in altre circostanze e in ministri all’istruzione precedenti”, dichiara Angela Nava Mambretti, presidente del coordinamento Genitori democratici. Favorevole il Moige, il movimento italiano genitori: “I compiti a casa e per le vacanze estive hanno un valore. Nel caso della pausa natalizia si può invece fare un’eccezione”, spiega la vice presidente Elisabetta Scala. “E’ un periodo così breve che non c’è il rischio che gli alunni dimentichino. Inoltre è nella nostra tradizione che il periodo natalizio sia dedicato alla famiglia”.

Concorso DSGA, decreto atteso in GU il 28 dicembre. Domande entro il 27 gennaio

di redazione

da Orizzontescuola

Per il concorso DSGA potrebbe essere giorno 28 la data utile per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del quale vi abbiamo anticipato la bozza.

Se la data sarà confermata la data le domande avranno un mese di tempo per essere presentate, quindi la data probabile sarà il 27 di gennaio.

Chi può partecipare

Potranno partecipare quanti sono dotati dei seguenti titoli:

  • diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, sociali o amministrative, economia e commercio;
  • diplomi di laurea specialistica (LS) 22, 64, 71, 84, 90 e 91;
  • lauree magistrali (LM) corrispondenti a quelle specialistiche ai sensi della tabella allegata al D.I. 9 luglio 2009.

Nonché gli assistenti amministrativi che, alla data di entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017 n. 205, abbiano maturato almeno tre interi anni di servizio (anche non continuativi), negli ultimi otto, nelle mansioni di direttore servizi generali ed amministrativi.

Posti

I posti messi a bando sono 2400, liberi tra gli anni scolastici 2018/19, 2019/20, 2020/21.

Le prove

Saranno tre:

  • una prova preselettiva sugli argomenti di studio
  • due prove scritte: una costituita da sei domande a risposta aperta; una di carattere teorico-pratico consistente nella risoluzione di un caso concreto;
  • una prova orale.

Concorso DSGA, ecco gli argomenti da studiare. Le info utili

Scarica  bozza decreto

ATA: Assistente Tecnico area cucina e sala-bar. Chi lava e riordina?

di Giovanni Calandrino

da Orizzontescuola

Quali sono le mansioni di un assistente tecnico che lavori nelle aree cucine e sala bar di un istituto alberghiero.

Una nostra lettrice ci chiede:

Le mansioni del profilo di Assistente Tecnico sono disciplinate dal CCNL/scuola/2007 all’art. 47 e dettagliate nella TABELLA “A” allegata al Contratto.

L’Assistente Tecnico è il referente e il responsabile dei laboratori che segue e cura.

Le sue funzioni sono: conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione, garantendone l’efficienza e la funzionalità. Supporto tecnico allo svolgimento delle attività didattiche. Guida degli autoveicoli e loro manutenzione ordinaria. Assolve i servizi esterni connessi con il proprio lavoro.

L’oggetto del servizio dell’assistente tecnico è distinguibile in tre distinti momenti:

  1. Conduzione dei laboratori in compresenza col docente, preparazione e allestimento degli stessi e assistenza al personale docente;
  2. Manutenzione delle apparecchiature e approvvigionamento materiale;
  3. Rapporti con gli uffici tecnici e attività di coordinamento.

Gli ultimi due aspetti sono prettamente tecnici, e non vi è molto da aggiungere.

Per il primo aspetto, va sicuramente aggiunto il ruolo importante che ogni giorno svolge ai fini della valorizzazione della “risorsa alunno”. Difatti gli stessi sono in continuo contatto con gli alunni nei vari laboratori e pertanto oltre a spendere la loro professionalità, devono adoperarsi anche in quelle che sono le tecniche razionali e di dinamica del gruppo, affinché proprio con gli allievi possano instaurare un rapporto “amichevole” e di orientamento, inoltre assiste l’utenza nell’approccio a strumenti e tecniche di laboratorio in cooperazione con l’attività dei docenti.

A livello di contrattazione di istituto, si può integrare nello specifico il mansionario delle varie aree del personale di assistente tecnico, ovviamente tenendo ben presenti le linee guide del contratto nazionale.

Assistenti tecnici area cucina e sala-bar (Area – AR20)

Principali mansioni:

  • supporto tecnico agli ITP e assistenza agli alunni durante le esercitazioni;
  • preparazione delle attrezzature, secondo le indicazioni dell’ITP;
  • prelievo dalla dispensa delle materie prime necessarie, secondo le indicazioni dell’ITP;
  • prelievo dei materiali dal magazzino e ricollocamento degli stessi, non utilizzati o fuori uso;
  • provvede alla manutenzione generale all’interno del proprio laboratorio, corresponsabile con il docente delle attrezzature ivi contenute;
  • riassetto e sanificazione dei piani di lavoro e delle attrezzature;
  • gestione e coordinamento servizio interno del bar dell’Istituto;
  • collaborazione con il docente responsabile alle operazioni di inventario a fine anno scolastico;
  • è presente in laboratorio durante lo svolgimento delle esercitazioni.

Pensioni anticipate, quota 100 vacilla: via subito solo chi arriva a 104, gli altri entro il 2020

Di Alessandro Giuliani

da La Tecnica della Scuola

La proposta sull’anticipo pensionistico tramite quota 100 è troppo stretta. Almeno secondo l’Unione europea, che minaccia sanzioni. Per risolvere il problema, allora, basterebbe portarla a 104, attraverso un emendamento ad hoc da approvare dentro la Legge di Bilancio, ora al Senato. Così, in tal modo, si giustificherebbe la riduzione del budget messo sinora a disposizione per finanziare l’operazione, ovvero tra i 6 e i 7 miliardi di euro (anche incrementati per l’anno successivo).

Qualche giorno fa, il vicepremier leghista, Matteo Salvini, aveva negato che ciò accadesse. Ora, invece, a rimettere tutto in discussione è Alberto Brambilla, consigliere economico di Palazzo Chigi, molto vicino proprio al partito del Carroccio, che l’11 dicembre, nel corso della presentazione di un libro sull’invecchiamento attivo, ha detto che a breve, forse già “entro stanotte” sapremo tutto.

Due anni in più…

Tra le ipotesi sul tavolo, scrive l’Ansa, c’è anche quella dello stesso Brambilla sull’uscita dal lavoro con priorità per coloro che hanno almeno quota 104 e uscite entro il 2020 per gli altri con quota 100 raggiunta entro il 2018, scadenzate a seconda dell’età e degli anni di contributi.

L’altra ipotesi è quella di una sorta di clausola di salvaguardia che chiuderebbe il rubinetto una volta raggiunto il limite di spesa. Ma questa ipotesi ha lo svantaggio di far aumentare le domande di pensione (la farebbe anche chi non l’avrebbe fatta in assenza della clausola) a fronte del timore di restare fuori dalla possibilità di utilizzare la misura.

Le conseguenze politiche

Certamente, qualora quota 100 dovesse sfumare all’ultimo momento, per M5S e Lega ci sarebbe un prezzo salato da pagare. Sotto forma di delusioni (tante) e consensi politici (che verrebbero meno).

Non è un caso, quindi, che, a stretto giro di posta, fonti della Lega hanno voluto far sapere che Brambilla parla a titolo personale.

Il Governo ha stanziato 6,7 miliardi per il 2019 e sette miliardi per il 2020 (queste cifre probabilmente dovranno essere tagliate per consentire la riduzione del deficit come chiesto dalla Commissione europea) ma tutte le stime Inps indicano che solo per la cosiddetta quota 100 si spenderà di più anche con un’adesione inferiore al 100%.

Si pensa anche ad altri divieti

L’Inps ha tenuto conto nelle sue stime su quota 100 (escluse le altre misure come l’opzione donna e lo stop dell’aspettativa di vita per la pensione anticipata) dell’effetto scoraggiamento all’uscita che si dovrebbe avere con il divieto di cumulo con l’attività lavorativa e delle situazioni del passato.

“I calcoli dell’Inps sono giusti – ha detto Brambilla – mi hanno chiesto di trovare una soluzione e l’ho consegnata. Ora la scelta è politica”. Brambilla ha ricordato che ci sono tante persone bloccate dalla riforma Fornero. “Si potrebbe decidere che chi ha quota 104 esce subito e che gli altri vanno in pensione nei 24 mesi successivi. Questo ci fa contenere la spesa”. Poi, ha detto, si potrebbe studiare un’uscita dal lavoro con 64 anni di età e 39 di contributi.

Boeri (Inps): spesa troppo alta

Intanto, il numero uno dell’Inps, Tito Boeri, ha ribadito la sua perplessità sui conti del Governo. “Abbiamo fatto più di 100 simulazioni per il Governo sulla norma per l’accesso alla pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi e nessuna simulazione è al di sotto delle risorse stanziate in manovra”.

“Siamo sopra quelle cifre in modo consistente soprattutto negli anni successivi, non ci può essere costanza della spesa”, ha concluso il presidente Inps.

Prescrizione contributi, arriva il differimento al 1° gennaio 2020

Di Lara La Gatta

da La Tecnica della Scuola

Sono state accolte le richieste avanzate dai sindacati in merito al differimento del termine del 1° gennaio 2019, data entro la quale sarebbe diventata operativa la prescrizione dei contributi nel settore pubblico.

Infatti, con circolare n. 107 dell’11 dicembre 2018 l’Inps ha comunicato di aver ricevuto numerose istanze da parte di  Amministrazioni statali ed Enti pubblici, nonché Confederazioni sindacali e i Patronati, di differimento del termine per consentire ai datori di lavoro il completamento delle operazioni di verifica e l’aggiornamento dei conti assicurativi dei lavoratori, senza incorrere nei maggiori oneri connessi alla prescrizione contributiva.

L’Istituto pensionistico ha sottoposto la questione alla valutazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il quale, con nota del 19 novembre 2018, ha rappresentato di non aver osservazioni in merito.

Pertanto, il termine di decorrenza della precedente circolare n. 169/2017 è differito dal 1° gennaio 2019 al 1° gennaio 2020.

Concorso infanzia e primaria, ultime ore per presentare la domanda. Ecco come fare

Di Fabrizio De Angelis

da La Tecnica della Scuola

Ultime ore per partecipare al concorso straordinario infanzia e primaria. Infatti, l’istanza di partecipazione al concorso tramite POLIS può essere presentata fino alle ore 23,59 del 12 dicembre 2018. Nonostante le domande siano partite il 12 novembre scorso, ancora qualche “ritardatario” potrebbe affollare la piattaforma. Ecco le informazioni sulla domanda di partecipazione.

Come presentare la domanda

Così come si legge sull’articolo 4 del bando, i candidati possono presentare istanza di partecipazione, a pena di esclusione, in un’unica regione, ad eccezione della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, per una o più delle procedure concorsuali.

Il candidato concorre per più procedure concorsuali mediante la presentazione di un’unica istanza con l’indicazione delle procedure concorsuali cui intenda partecipare.

I candidati, inoltre, presentano l’istanza di partecipazione ai concorsi, esclusivamente, attraverso il sistema informativo POLIS. Le istanze presentate con modalità diverse non sono prese in considerazione.

Il candidato residente all’estero, o ivi stabilmente domiciliato, qualora non in possesso delle credenziali di accesso al sistema informativo, acquisisce dette credenziali presso la sede dell’Autorità consolare italiana. Quest’ultima verifica l’identità del candidato e comunica le risultanze all’USR competente a gestire la relativa procedura concorsuale, che provvede alla registrazione del candidato nel sistema informativo.

Ultimata la registrazione, il candidato riceve dal sistema informativo i codici di accesso per l’acquisizione telematica della  stanza nella successiva fase prevista dalla procedura.

Per la partecipazione alla procedura concorsuale è dovuto, il pagamento di un contributo di segreteria pari a 10 euro per ciascuna procedura per cui si concorre (infanzia comune/primaria comune/infanzia sostegno/primaria sostegno).

Il pagamento deve essere effettuato esclusivamente tramite bonifico bancario sul conto intestato a: sezione di tesoreria 348 Roma succursale IT 28S 01000 03245 348 0 13 2410 00 Causale: «regione – grado di scuola/tipologia di posto – nome e cognome – codice fiscale del candidato» e dichiarato al momento della presentazione della domanda tramite il sistema POLIS.

Non si tiene conto delle domande che non contengono tutte le indicazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione al concorso e tutte le dichiarazioni previste dal  decreto.

L’amministrazione scolastica non è responsabile in caso di smarrimento delle proprie comunicazioni dipendente da inesatte o incomplete dichiarazioni da parte del candidato circa il proprio indirizzo di posta elettronica oppure da mancata o tardiva comunicazione del cambiamento di indirizzo rispetto a quello indicato nella domanda, nonché in caso di eventuali disguidi imputabili a fatto di terzi, a caso fortuito o forza maggiore.

Chi può partecipare

E’ possibile inviare domanda di partecipazione al concorso sia sul posto comune che sul sostegno. Gli unici requisiti indispensabili sono il possesso dei requisiti, quindi diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 o laurea in scienze della formazione primariae che il servizio sia stato prestato in una scuola statale per due annualità anche non continuative negli ultimi otto anni.

Inoltre, per per le procedure per i posti di sostegno su infanzia e primaria è richiesto il possesso dello specifico titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, come riporta l’articolo 3, comma 1 del bando di concorso.

Ricordiamo infatti, che i candidati hanno la possibilità di effettuare quattro candidature, e quindi possono presentare domanda per uno o più dei posti su indicati:

1. posto comune scuola primaria;
2. posto comune scuola dell’infanzia;
3. posto sostegno infanzia;
4. posto sostegno primaria.

Ecco tutte le FAQ