147mila posti liberi a settembre

Scuola: 147mila posti liberi a settembre. Servono misure straordinarie. Il Governo approvi subito una fase transitoria per i precari

Roma, 28 febbraio – Scade oggi il termine per presentare le domande di pensionamento con i requisiti di Quota 100 nella scuola. Le domande pervenute finora sono circa 17mila tra docenti e ATA. A queste si aggiungono i 21mila posti che si libereranno a settembre prossimo per l’ordinario turn over e i circa 109mila posti liberi, tuttora coperti da supplenti

Numeri che ci allarmano e che fanno da controcanto alle rassicuranti dichiarazioni rese ieri dal Ministro Bussetti che, a proposito delle domande di Quota 100, afferma che: “La regolarità dell’avvio del prossimo anno scolastico sarà garantita grazie ad una serie di interventi, anche legislativi, che ho fortemente voluto in questi primi nove mesi del mio mandato”.

Il Ministro fa riferimento ai concorsi in fase di espletamento a quelli da bandire, alle Graduatorie ad Esaurimento e di Merito del concorso 2016 e al concorso per Direttore (DSGA), ma tace sul fatto che le graduatorie dei prossimi concorsi saranno pronte solo a settembre 2020, mentre quelle ad esaurimento e di merito del concorso 2016 non saranno sufficienti a coprire tutti i posti liberi.

E’ già accaduto nell’anno scolastico 2018/2019 che circa il 60% dei posti autorizzati siano rimasti scoperti per mancanza di canditati.

Ciò vuole dire che i 147mila posti liberi a settembre 2019 si potranno coprire solo con una fase transitoria e straordinaria. Basta la volontà politica che valorizzi le professionalità già esistenti nella scuola (docenti abilitati e supplenti con 3 annualità di servizio) e un piano straordinario per gli ATA. Si tratta di un’operazione necessaria, di buon senso, l’unica capace di farci uscire da questa emergenza.

Si rafforzano sempre di più le ragioni della giornata unitaria di mobilitazione programmata per il prossimo 12 marzo insieme a Cisl e Uil. La Scuola ha bisogno di risposte adeguate per le famiglie che chiedono continuità dell’insegnamento e del servizio.

Gruppo di Lavoro sull’Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale, Miur: al via il Gruppo di Lavoro
per una strategia nazionale
Nel FOE (Fondo per il funzionamento ordinario degli enti pubblici di ricerca) risorse dedicate per dottorati e progetti

Il 28 febbraio si è riunito al CNR il primo Gruppo di Lavoro sull’Intelligenza Artificiale (I.A.). Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha infatti incaricato il CNR, di raccogliere, in stretto raccordo con il Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, le componenti più significative del mondo della ricerca scientifica italiana che si occupano di questo tema con l’obiettivo di elaborare una strategia nazionale di lungo periodo che metta a sistema tutte le eccellenze scientifiche presenti nel nostro Paese e strutturare un programma nazionale di dottorati di ricerca su questo tema.

Per il Ministero ieri è intervenuto in apertura dei lavori il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, il Professor Giuseppe Valditara, che ha annunciato che nel prossimo FOE (Fondo per il funzionamento ordinario degli enti pubblici di ricerca) saranno inserite risorse per finanziare dottorati di ricerca e progetti congiunti tra le diverse realtà coinvolte nel settore dell’Intelligenza Artificiale.

Cinque le aree tematiche individuate, ad oggi, per il programma nazionale di dottorati: Intelligenza Artificiale e data science, I.A. e cyber security, I.A. per salute e scienze della vita, I.A. e industria 4.0, I.A. per ambiente e agricoltura. Per proseguire i lavori, sarà creato un Comitato Direttivo e il Gruppo di lavoro, al quale hanno partecipato ieri circa 30 tra atenei, enti di ricerca e altre realtà del settore, si amplierà ulteriormente.


Educazione&Scuola Newsletter n. 1098


Educazione&Scuola Newsletter n. 1098

Febbraio 2019 – XXIV Anno

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Notizie

Pensioni “Quota 100”

Domande sino al 28 febbraio 2019

Nuovo Esame di Stato

Il 28 febbraio 2019 la simulazione della seconda prova scritta

Nuovo Regolamento amministrativo-contabile

Entro il 28 febbraio 2019, il Programma Annuale è sottoposto all’approvazione del Consiglio d’Istituto ed all’esame dei revisori dei conti

Specializzazioni Sostegno

Le prove di accesso si svolgeranno il 15 e 16 aprile 2019

Certamen europeo Lingue classiche V edizione

Roma, 19 febbraio 2019

Adeguamento alla normativa antincendio

Firmato un decreto che stanzia 114 milioni di euro per 2.267 edifici scolastici

Accordo Italia – Santa Sede

Roma, 13 febbraio 2019

Giorno del Ricordo

Il 10 febbraio si celebra il ‘Giorno del Ricordo’

Stati Generali AFAM

Roma, 8 – 9 febbraio 2019

Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle scuole

Roma, 7 febbraio 2019

Safer Internet Day 2019 – #SID2019

5 febbraio 2019

Norme

Decreto Ministeriale 27 febbraio 2019, AOOUFGAB 158

Nuove date relative alle prove per l’accesso ai corsi di specializzazione sul sostegno

Nota 25 febbraio 2019, AOODGEFID 5447

Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020 – CCI2014IT05M00P001 – Fondo Sociale Europeo (FSE) – Comunicazione …

Nota 22 febbraio 2019, AOODGEFID 5294

Programma Operativo Nazionale “Per la scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Indicazioni operative sulla predisposizione del programma annuale per l’esercizio finanziario …

Decreto Ministeriale 21 febbraio 2019, AOOUFGAB 118

Autorizzazione all’attivazione di percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola dell’infanzia, nella …

PONKit: nuovo Regolamento di contabilità – attività negoziale e programma annuale 2019

Prot. 4939 del 20 febbraio 2019

Nota 20 febbraio 2019, AOODGEFID 4939

Programma Operativo Nazionale “Per la scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Adeguamento dell’attività negoziale delle Istituzioni Scolastiche ed Educative alla nuova …

Alternanza scuola-lavoro – 2a edizione: Approvazione e pubblicazione graduatorie provvisorie dei progetti

Prot. 4447 del 18 febbraio 2019

PONKit: tempistiche per la realizzazione e la chiusura dei progetti

Prot. 4496 del 18 febbraio 2019

Nota 18 febbraio 2019, AOODGEFID 4496

Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Fondo Sociale Europeo (FSE). Definizione della tempistica per …

Nota 18 febbraio 2019, AOODGRUF 3380

Novità della Legge di Bilancio 2019 in tema di percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento

Intesa CU 13 febbraio 2019

Regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore di beni …

Legge 11 febbraio 2019, n. 12

Nota 8 febbraio 2019, AOODGOSV 2472

Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione – Pubblicazione esempi di prove

Decreto Ministeriale 8 febbraio 2019, AOOUFGAB 92

Nota 8 febbraio 2019, AOODGSIP 528

Giorno del Ricordo – 10 febbraio 2019

Nota 7 febbraio 2019, AOODGRUF 2448

Pubblicazione bandi Esperti Nazionali Distaccati (END) presso la Commissione Europea

Decreto Ministeriale 7 febbraio 2019, AOODPIT 98

Specifiche tecniche e riparto somme destinate ai CPIA per la realizzazione di attività finalizzate ad innalzare i livelli di istruzione della popolazione adulta e a potenziarne le competenze, nonché …

Nota 6 febbraio 2019, AOODGRUF 2348

Aggiornamento piano dei conti delle istituzioni scolastiche (Allegato 1, nota MIUR prot. n. 25674 del 20 dicembre 2018)

Avviso “Competenze di base” – Scuola dell’infanzia – Requisiti dell’esperto

Prot. 3025 del 4 febbraio 2019

Nota 1 febbraio 2019, AOODPIT 157

Concorso nazionale: “Facciamo 17 goal. Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” – III edizione A.S. 2018-2019

Nota 1 febbraio 2019, AOODGPER 4644

Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2019 a seguito delle disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione anticipata introdotte dal decreto-legge 28 gennaio …

Rubriche

in Bacheca della Didattica

Pianificazione Offerta Formativa e Rendicontazione sociale

Lecce, 23 febbraio 2019

Scuole vere in Sicilia

di Gabriele Boselli

Riflessioni sulla Rivoluzione francese

di Giovanni Ferrari

La solitudine del Dirigente scolastico

di Stefano Stefanel

in Esami

Nuovo Esame di Stato: Esempi di Tracce

Prima e Seconda Prova scritta

in Europ@Fondi Strutturali di Fabio Navanteri

in Famiglie

Sportello Genitori Studenti e Scuola

a cura di Cinzia Olivieri

in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 63
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

in LRE di Paolo Manzelli

Vedere è guardare oltre i limiti di ogni apparenza superficiale

di Paolo Manzelli

in Recensioni

J.M Keynes, I libri costano troppo?

di Antonio Stanca

AA.VV., Atlante dell’arte contemporanea

De Agostini

G. Celati, Verso la foce

di Antonio Stanca

E. Kagge, Camminare (Un gesto sovversivo)

di Antonio Stanca

in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Le parole della scuola

di Maurizio Tiriticco

Per una valutazione… quinaria!!!

di Maurizio Tiriticco

Cari amici del Miur!

di Maurizio Tiriticco

Maturità: si cambia!

di Maurizio Tiriticco

L’Italia degli spettri

di Maurizio Tiriticco

Perché insegnare latino

di Maurizio Tiriticco

Ritorniamo alla pedagogia

di Maurizio Tiriticco

9 febbraio!

di Maurizio Tiriticco

Della valutazione casereccia

di Maurizio Tiriticco

Per una scuola in orizzontale

di Maurizio Tiriticco

La scuola di Piera

di Maurizio Tiriticco

Rassegne

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale


Concorso Nazionale “Cesare Cancellieri”

Online il bando del Concorso Nazionale a premi “Cesare Cancellieri”, giunto alla sua 6° edizione.

Il concorso è rivolto a docenti o gruppi di docenti di ogni ordine e grado di scuola che presentino lavori realizzati con gli studenti nell’ambito di una di queste tematiche:
– Sezione A: didattica della matematica
– Sezione B: valenza formativa dell’informatica
– Sezione C: giochi matematici, logici e linguistici

Saranno assegnati tre premi, per complessivi 1.500 Euro.

Il materiale va presentato entro il 17 settembre 2019.

La premiazione dei vincitori si terrà a Mantova durante la settimana di MantovaScienza 2019

Per il regolamento e tutte le informazioni, consultare il bando sul sito ufficiale:
https://www.premiocesarecancellieri.it/bando-concorso-insegnanti-premio-classi-scuole/

Il premio è intitolato a Cesare Cancellieri (1937-2002), insegnante di Scienze Matematiche, pionieristico sperimentatore a scuola delle nuove tecnologie e tra i fondatori dell’Associazione “Informatica e Didattica” di Mantova.

Pensioni “Quota 100”

Sono 42.425 le domande inoltrate al 28 febbraio 2019. Di queste 16.913 riguardano “Quota 100”. 

  • personale docente, ATA e educativo: 22.197, di cui 16.804 avvalendosi dei requisiti di Quota 100.
    Considerato che entro la scadenza del 12 dicembre erano già pervenute 19.853 domande, i pensionamenti saranno complessivamente 42.050.
  • dirigenti scolastici: 375, di cui 109 con Quota 100.

Pubblicata l’1 febbraio 2019 la Nota 1 febbraio 2019, AOODGPER 4644 di attuazione del decreto legge 28 gennaio 2019 n.4, per la cosiddetta “quota 100” e tutte le altre forme di trattamento di pensione anticipata.

La circolare riporta nel dettaglio i requisiti necessari e le indicazioni operative per aderire alle varie forme di pensionamento anticipato.

La domanda potrà essere presentata on line dal 4 al 28 febbraio 2019 attraverso il sistema Polis.


  • Nota 1 febbraio 2019, AOODGPER 4644
    Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2019 a seguito delle disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione anticipata introdotte dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4. Indicazioni operative

Semplificazioni in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 28 febbraio 2019, ha approvato dieci disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore


SEMPLIFICAZIONE

Deleghe al Governo in materia di semplificazione e codificazione (disegni di legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato dieci disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore. I testi approvati, alcuni dei quali sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano, ampliandone la portata, il disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 dicembre.

Di seguito le principali previsioni dei provvedimenti.

1.       Deleghe al governo in materia di semplificazione e codificazione

La delega prevede che, al fine di migliorare la qualità e l’efficienza dell’azione amministrativa, garantire la certezza dei rapporti giuridici e la chiarezza del diritto, ridurre gli oneri regolatori gravanti su cittadini e imprese e accrescere la competitività del Paese, il Governo adotti una serie di decreti legislativi di semplificazione e codificazione nei seguenti settori, con facoltà di intervenire anche limitatamente a specifiche attività o gruppi di attività intersettoriali:

  • attività economiche e sviluppo economico;
  • energia e fonti rinnovabili;
  • edilizia e governo del territorio;
  • ambiente;
  • acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni;
  • cittadinanza e innovazione digitale;
  • servizio civile universale e soccorso alpino;
  • prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza, diffusione di informazioni da parte della pubblica amministrazione;
  • giustizia tributaria e sistema tributario e contabile dello Stato;
  • tutela della salute

La delega prevede, inoltre, disposizioni per l’attuazione delle politiche di semplificazione, con l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di una Commissione permanente cui è attribuito il compito di assicurare in concreto l’attuazione delle misure di semplificazione, nonché il riordino dell’Unità per la semplificazione.

2.       Delega al Governo per la semplificazione, la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici

Si delega il Governo al riassetto della materia dei contratti pubblici, non solo nei settori ordinari e speciali ma anche nei settori della difesa e della sicurezza. In particolare, la delega mira a rendere la normativa più semplice e chiara, nonché a limitarne le dimensioni e i rinvii alla normazione secondaria.

Dal punto di vista contenutistico, la delega promuove la responsabilità delle stazioni appaltanti e mira ad assicurare l’efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, di affidamento, di gestione e di esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, al fine di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, razionalizzando inoltre i metodi di risoluzione delle controversie, anche alternativi ai rimedi giurisdizionali, riducendo, tra l’altro, gli oneri di impugnazione degli atti delle procedure di affidamento.

Infine, si introducono principi e criteri direttivi volti ad alleggerire gli oneri burocratici e di regolazione, semplificando il carico degli adempimenti gravanti sugli operatori economici.

3.       Delega al Governo per la revisione del Codice civile

Si delega il Governo alla revisione e integrazione del Codice civile. Si prevede di intervenire, tra l’altro, in materia di contratti, di rapporti tra le parti, di successione, di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.

In particolare:

  • in materia di associazioni e fondazioni, (escluse le fondazioni di origine bancaria), effettuando il coordinamento con la disciplina del terzo settore con particolare riferimento alle procedure per il riconoscimento, ai limiti allo svolgimento di attività lucrative e alle procedure di liquidazione degli enti;
  • in materia di rapporti tra parti, compresi nubendi e coniugi, prevedendo che possano stipulare accordi per regolare i rapporti personali e patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli;
  • in materia si successione, prevedendo la possibilità di trasformare la quota riservata ai legittimari (ai sensi degli articoli 536 e seguenti del codice civile) in una quota del valore del patrimonio ereditario; prevedendo la possibilità di stipulare patti relativi alla ripartizione dei beni, compreso quello che prevede la rinuncia all’eredità (resta inderogabile la quota di riserva prevista dagli articoli 536 e seguenti del codice civile); introducendo misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo;
  • in materia di contratti prevedendo, tra l’altro, il diritto delle parti di contratti divenuti eccessivamente onerosi per cause eccezionali ed imprevedibili, di pretendere la loro rinegoziazione secondo buona fede ovvero, in caso di mancato accordo, di chiedere in giudizio l’adeguamento delle condizioni contrattuali in modo che venga ripristinata la proporzione tra le prestazioni originariamente convenuta dalle parti.

4.       Delega al Governo di semplificazione e codificazione in materia di agricoltura

Si delega il Governo, tra l’altro:

  • alla revisione e semplificazione degli adempimenti amministrativi a carico delle imprese agricole connessi all’erogazione dell’aiuto ovvero al sostegno regionale, nazionale e europeo nell’ambito della Politica agricola comune;
  • a prevedere, per i procedimenti amministrativi di competenza degli enti territoriali, il ricorso a procedure pattizie con l’obiettivo di facilitare in particolare l’avvio dell’attività economica in materia di agricoltura;
  • alla revisione e semplificazione della normativa in materia di regolazione dei mercati al fine di assicurare un corretto funzionamento delle regole di concorrenza del mercato ed un’equa ripartizione dei margini lungo la filiera;
  • al potenziamento del sistema di rilevazione dei prezzi e dei costi di produzione delle imprese al fine di assicurare una maggiore trasparenza nelle relazioni di mercato;
  • a favorire la crescita dimensionale delle imprese agricole, lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile e l’ammodernamento delle filiere agroalimentari con l’obiettivo anche di assicurare un maggiore coordinamento degli strumenti di incentivazione vigenti;
  • al riordino della disciplina delle frodi agroalimentari nonché revisione della disciplina sanzionatoria vigente in materia di regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari;
  • all’istituzione di un sistema unico di controlli al fine di evitare duplicazioni, di tutelare maggiormente i consumatori e di eliminare gli ostacoli al commercio e le distorsioni della concorrenza.

5.       Delega al Governo in materia di turismo

La delega mira alla riorganizzazione e al coordinamento delle disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività mediante l’aggiornamento del Codice che disciplina l’ordinamento e il mercato del turismo.

Tra le principali disposizioni, si introducono: la semplificazione e l’aggiornamento del linguaggio normativo; il riordino e revisione della normativa in materia di turismo, con particolare riferimento alle professioni turistiche, alla revisione della classificazione delle strutture alberghiere e del sistema premiale per le strutture e le imprese turistico ricreative e, infine, l’individuazione di un sistema di monitoraggio della domanda e dell’offerta turistica al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti e per la realizzazione di un codice identificativo nazionale.

6.       Delega al Governo di semplificazione e codificazione in materia di disabilità

Si delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, al fine di promuovere, tutelare e garantire il pieno ed eguale godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte della persona con disabilità e porre le condizioni affinché sia effettivamente rimosso qualsiasi ostacolo che ne limiti o impedisca la piena e libera partecipazione alla vita economica, sociale e culturale della Nazione. La delega prevede l’intervento su più settori, tra i quali: definizione della condizione di disabilità, disciplina dei benefici, promozione della vita indipendente e contrasto dell’esclusione sociale, inserimento nel mondo del lavoro e tutela dei livelli occupazionali ed infine, accessibilità e diritto alla mobilità.

7.       Delega al Governo per la semplificazione e il riassetto in materia di lavoro

Si delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi di semplificazione e riassetto delle norme in materia di lavoro, al fine di creare un sistema organico di disposizioni in materia e di rendere più chiari i principi regolatori delle disposizioni già vigenti e costruire un complesso armonico di previsioni di semplice applicazione, a tutela dei diritti dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Tra le principali previsioni:

  • si pone l’attenzione sulla materia dell’apprendistato al fine di semplificare gli adempimenti posti in capo al datore di lavoro in ordine agli obblighi di formazione;
  • si interviene in materia di servizi per l’impiego, compreso il collocamento mirato, e di politiche del lavoro, nonché dei relativi sistemi informativi di supporto, al fine di razionalizzare le funzioni e i compiti in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali alle politiche del lavoro;
  • si razionalizzano e riorganizzano le agenzie, gli enti o gli organismi facenti capo all’amministrazione statale che svolgono compiti in materia di servizi per l’impiego e politiche del lavoro, ivi compresi quelli preposti all’analisi delle politiche pubbliche, anche attraverso il loro accorpamento;
  • si eliminano i livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti per l’adeguamento alla normativa europea e si prevede l’obbligo per l’amministrazione di rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni e i dati in materia (oltre alla relativa modulistica), assicurando al contempo l’integrazione e lo scambio di dati tra le amministrazioni dello Stato e altri soggetti pubblici e privati.

8.       Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca

Si delega il Governo alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni vigenti in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e ricerca, con riguardo ad alcuni settori che richiedono interventi di coordinamento e di sistematizzazione. Tra gli altri, gli obiettivi della delega sono:

  • organizzare le disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività;
  • razionalizzare, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformare gli stessi in ufficio dello Stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti, ferma restando la salvaguardia del personale in carico ai suddetti soggetti, qualora incardinato nel rispetto della disciplina normativa sulle assunzioni, ferma restando la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica;
  • ridurre il numero di componenti degli organi collegiali degli enti sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e razionalizzazione e omogeneizzazione dei poteri di vigilanza ministeriale;
  • fermo restando il principio di autonomia scolastica, revisionare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, in modo da definirne competenze e responsabilità, eliminando duplicazioni e sovrapposizione di funzioni, e ridefinendone la relazione rispetto al ruolo, competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici, come attualmente disciplinati;
  • riallocare le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, al fine di incrementare l’efficienza nell’uso delle risorse e l’efficacia dei risultati conseguiti. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
  • riordinare e promuovere l’attività sportiva studentesca in ogni ciclo di istruzione, tramite la previsione, nel rispetto dell’autonomia scolastica, di centri sportivi studenteschi e di una federazione nazionale dello sport scolastico. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

9.       Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare

Si delega il Governo alla razionalizzazione, alla semplificazione e al riassetto delle disposizioni dell’ordinamento militare, con l’obiettivo di migliorare la qualità della regolazione e rendere effettiva la semplificazione organizzativa e procedimentale dell’amministrazione. Tra le principali direttrici di azione, si possono indicare:
 

  • la riduzione delle disposizioni legislative previste dal Codice dell’ordinamento militare e successive modificazioni, ri-codificando al livello primario le disposizioni che disciplinano materie coperte da riserva di legge;
  • la ricognizione delle disposizioni previste dal Codice dell’ordinamento militare aventi natura attuativa e integrativa di norme generali regolatrici delle materie, nonché di quelle che disciplinano materie non coperte da riserva di legge, anche relativa;
  • una “deregolamentazione” consistente nella revisione complessiva del Testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90.

10.    Delega al Governo per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del Codice dei beni culturali e paesaggio

Si delega il Governo a:

  • introdurre, attraverso la redazione di un “Codice dello spettacolo”, una nuova disciplina complessiva dello spettacolo dal vivo nelle sue diverse espressioni, al fine di conferire al settore un assetto più efficace, organico e conforme ai principi di semplificazione delle procedure amministrative e ottimizzazione della spesa e volto a migliorare la qualità artistico-culturale delle attività, incentivandone la produzione, l’innovazione, nonché la fruizione da parte della collettività;
  • adottare disposizioni di modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), al fine di consentire un riordino sistematico della materia e del necessario adeguamento alle riforme intervenute successivamente all’emanazione del Codice, come il Codice dei contratti pubblici e quello del terzo settore.

Disegno di legge (CdM, 28.2.19)

Disegno di legge recante delega per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca.

ART. 1
(Delega in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca)

  1. Il Governo è delegato ad adottare entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di provvedere alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) organizzare le disposizioni per settori omogenei o per specitiche attività o gruppi di attività assicurando l’unicità, la contestualità, la completezza, la chiarezza e la semplicità della disciplina;

b) coordinare sotto il profilo formale e sostanziale il testo delle disposizioni legislative vigenti anche di recepimento e attuazione della normativa europea, apportando le opportune moditiche volte a garantite o migliorare la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e intervenendo laddove possibile mediante novellazione e aggiornamento dei testi unici di settore già esistenti;

c) adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;

d) indicare esplicitamente le norme da abrogare, fatta salva comunque l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;

e) rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni, i dati da fornire e la relativa modulistica, anche adeguando, aggiornando e semplificando il linguaggio;

f) razionalizzare, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, di enti, agenzie; organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformazione degli stessi in ufficio dello Stato o di altra amministrazione pubblica, salvo la necessità di preservarne l’autonomia, ovvero liquidazione di quelli non più funzionali all’assolvimento dei compiti e delle funzioni cui sono preposti, ferma restando la salvaguardia del personale in carico ai suddetti soggetti, qualora incardinato nel rispetto della disciplina normativa sulle assunzioni, nonché la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica;

g) ridurre il numero di componenti degli organi collegiali degli enti sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e razionalizzazione e omogeneizzazione dei poteri di vigilanza ministeriale;

h) fermo restando il principio di autonomia scolastica, revisionare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, in modo da definirne competenze e responsabilità, eliminando duplicazioni e sovrapposizione di funzioni, e ridefinendone la relazione rispetto al ruolo, competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici, come attualmente disciplinati;

l) riallocare le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, al fine di incrementare l’efficienza nell’uso delle risorse e l’efticacia dei risultati conseguiti. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

m) riordinare e promuovere l’attività sportiva studentesca in ogni ciclo di istruzione, tramite la previsione, nel rispetto dell’autonomia scolastica, di centri sportivi studenteschi e di una federazione nazionale dello sport scolastico. Dall’attuazione del predetto principio non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1, sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro delegato per la pubblica amministrazione e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con gli altri Ministri competenti. Sugli schemi di decreti legislativi sono acquisiti il parere della Conferenza Uniticata e del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema, decorso, il quale il Governo può comunque procedere. Gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’espressione dei pareri della Commissione parlamentare per la semplificazione, e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti legislativi possono essere comunque adottati. Se il termine previsto per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto per l’esercizio della delega o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nel rispetto della procedura e dei principi e criteri direttivi di cui al presente articolo.

ART. 2
(Disposizioni finanziarie)

  1. Dall’attuazione della delega di cui all’articolo 1, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A tale fine, agli adempimenti previsti dai relativi decreti legislativi il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si provvede attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione al medesimo. In conformità all’articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, ivi compresa la legge di bilancio, che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

Concorso “Scacco al bullo”: i vincitori


Da sempre la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oltre a sostenere i processi di inclusione sociale per l’affermazione dei diritti di cittadinanza, di pari opportunità e di non discriminazione di tutte le persone con disabilitàcontrasta tutti i fenomeni di violenza ed abuso quali appunto il bullismo.

Il bullismo è un fenomeno che va contrastato anche culturalmente e aumentando la consapevolezza. I primi interlocutori sono proprio i ragazzi e le ragazze.

Ed è sulla base di queste convinzioni e intenti che la FISH ha promosso il Concorso “Scacco al bullo”, lanciato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR).

Il Concorso, che ha visto la partecipazione di oltre 200 opere di Studenti delle Scuole Secondarie di II grado, celebra la sua conclusione con la cerimonia di premiazione dei vincitori che avverrà a Roma il 1° marzo (9.30-13.30) prossimo all’Auditorium WEGIL in Largo Ascianghi 5.

Tre le categorie in gara – fotografie, cortometraggi, racconti – incentrate sulla consapevolezza e sul contrasto al bullismo in tutte le sue forme, a prescindere dagli ambiti in cui si manifesti (scuola, società, social, web) e di chi siano le vittime.

I nominativi dei vincitori e le loro opere sono presentati nello specifico sito www.scaccoalbullo.it

La cerimonia di premiazione è aperta a tutti. Per maggiori informazioni contattare la segreteria FISH (presidenza@fishonlus.it).

Autonomia differenziata in Friuli Venezia Giulia

Autonomia differenziata in Friuli Venezia Giulia: in materia di istruzione un accordo che va subito fermato

Roma, 27 febbraio – Apprendiamo di “uno storico accordo”, così viene definito dall’assessore all’istruzione della Regione Friuli Venezia Giulia, fra la medesima Regione e il MIUR per l’assunzione di personale dirigente, ATA e docente di sostegno, attraverso risorse regionali. L’accordo, approvato dalla giunta regionale e in attesa di sigla definitiva fra le parti, va assolutamente fermato.

Chiediamo subito un incontro al Ministro dell’Istruzione per rendere conto dello sconfinamento dei suoi poteri che non consentirebbero passi avventati e sconsiderati come questo.

L’accordo, errato nei suoi presupposti circa le prerogative che vengono attribuite alla regione e che appartengono invece allo Stato, apre le porte alla regionalizzazione del servizio istruzione, che in quanto servizio istituzionale, è di per sé nazionale e tale deve restare. Le giuste necessità di dotare sia le scuole del necessario personale dirigente, docente e ATA, sia gli uffici territoriali dell’organico di cui è stato depauperato nel corso degli anni, non riguardano la sola regione Friuli Venezia Giulia ma tutte le regioni italiane. Il Ministero, così facendo, abdica al suo ruolo e dichiara la sua incapacità a provvedere alle necessità delle scuole e degli uffici.

La via è un’altra: quella della coesione sociale e dello sviluppo di tutti territori perché il diritto all’istruzione va garantito in ogni angolo del Paese indipendentemente dai confini territoriali dei governi locali.

Il Governo, interpretando quello che deve essere il compito della Repubblica, faccia il suo dovere e non rinunci al suo ruolo. O altrimenti chi ne gestisce le amministrazioni faccia un passo indietro e ceda il posto a chi è capace di fare il suo dovere di governante nazionale.

In audizione per le classi pollaio polemiche sull’autonomia differenziata

da Il Sole 24 Ore

Sul tema dell’autonomia differenziata si è oggi innescata, in VII Commissione Istruzione e Cultura alla Camera, una discussione che ha assunto in alcuni passaggi toni accesi. A denunciarlo è la segretaria della Cisl scuola, Maddalena Gissi, che parla di toni «inusuali per il luogo e del tutto anomali rispetto alle modalità con cui solitamente le audizioni vengono svolte. Solo ripercorrendo il dibattito attraverso la registrazione video dei lavori della commissione, attualmente non ancora disponibile sul sito della Camera, sarà possibile esprimere ulteriori valutazioni sull’accaduto».

La delegazione Cisl scuola ha comunque auspicato che temi di questa portata siano oggetto di pacata e lucida riflessione, «cui non è di alcun giovamento un’incomprensibile e illogica esasperazione dei toni». Anche il segretario della Uil scuola, Pino Turi, ha ribadito, nel corso dell’audizione, la netta contrarietà della Uil scuola ad ogni ipotesi di regionalizzazione. «La scuola italiana è l’istituzione nella quale gli italiani pongono la massima fiducia. Vi pare possibile – ha detto Turi – mettere mano ad una istituzione che funziona e che gode della fiducia di tutti?».

In realtà l’audizione informale riguardava la questione delle cosiddette “classi pollaio” e dunque la proposta di legge in materia di «disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado». La Cisl ha rilevato che si pone «una stretta correlazione tra la garanzia della sicurezza degli alunni e il miglioramento della qualità dell’offerta formativa attraverso l’organizzazione della didattica. La riduzione del numero massimo degli alunni per classe ha un sicuro effetto sul primo punto anche se deve essere accompagnata da urgenti e indifferibili provvedimenti circa l’edilizia scolastica».

Per il sindacato la misura proposta è «certamente di aiuto ma è altrettanto necessario intervenire sul sostegno agli insegnanti verso modalità didattiche innovative e flessibilità organizzative nella gestione degli ambienti di apprendimento».

Anche la Uil scuola ha apprezzato la proposta di legge che prevede la riduzione graduale di un punto del rapporto alunni/docente in un triennio; la previsione di un tetto massimo
di 22 alunni nelle classi iniziali, elevabile fino a 23 ed tetto massimo di 20 alunni nelle classi con presenza di alunni con disabilità. «Ridurre il numero di alunni per classe – ha sottolineato Pino Turi – può dare risposte in termini di didattica individualizzata, attenuare i fenomeni di burnout, dovuti allo stress da lavoro correlato, sempre più in aumento. E’ positiva in termini di organico, con la restituzione di circa 86.000 posti per i docenti. Per il personale Ata, l’aumento potrebbe essere di circa 40.000 posti. Un provvedimento che
assume elementi positivi che aiuterebbero, di molto, la qualità dell’istruzione. Rappresentando un beneficio per il personale in termini di mobilità e reclutamento». Oggi si stima che le classi sovradimensionate siano il 5,17% del totale

Liliana Segre “Ministro, ci ripensi non rubiamo il passato ai ragazzi”

da la Repubblica

Simonetta Fiori

La senatrice a vita lancia un appello a Bussetti, titolare dell’Istruzione, perché ripristini la storia all’esame di maturità già dal prossimo anno scolastico. ” Che cosa succederà quando noi testimoni della Shoah non ci saremo più?”

«Un esame di maturità senza la storia mi fa paura. Per questo chiederò al ministro Bussetti di ripensarci». A Liliana Segre proprio non va giù. Da quattro mesi dà battaglia per sapere come sia stato possibile che il Miur abbia soppresso la traccia storica dalla prima prova scritta della maturità. Si è anche fatta promotrice di un “affare assegnato” che in linguaggio tecnico vuol dire promuovere una piccola indagine — in questo caso affidata alla Commissione Cultura del Senato — per sapere da che cosa sia nata la decisione del ministero di cancellare la traccia storica. I lavori parlamentari non sono ancora cominciati. «E ora da cittadina ho chiesto un incontro con il ministro».

Cosa vuole dirgli?

«Vorrei capire il perché della soppressione della storia, che ritengo un atto molto grave. Io mi sono sempre occupata di memoria.

Ma memoria e storia vanno insieme. Da trent’anni rendo testimonianza sulla Shoah nelle scuole, e vedo la fatica che talvolta fanno i professori per contestualizzare il mio racconto. Può capitare che nell’ultima classe delle superiori non si arrivi a svolgere l’intero programma e ci si fermi alla Grande Guerra. Invece sarebbe utile studiare i totalitarismi, i genocidi e la complessità di tutto il Secolo Breve».

Che cosa le fa più paura di questa cancellazione?

«Ormai gli ultimi testimoni dell’Olocausto stanno sparendo. Tra carnefici e vittime, siamo morti quasi tutti».

Perché dice “siamo”?

«Sono una voce che grida nel deserto dei morti. E cosa succederà quando non ci saremo più? La storia è sempre manipolabile. E, dopo che verranno meno gli ultimi sopravvissuti, la Shoah diventerà una riga nei libri di storia. E più tardi ancora, non ci sarà neppure quella.

Ricorda 1984 di Orwell?».

La storia completamente riscritta dal Partito Unico. E gli slogan: “Chi controlla il passato controlla il futuro. E chi controlla il presente controlla il passato”.

«Nessuno è riuscito a dirlo meglio dello scrittore inglese. E trovo assurdo che in tempi come i nostri — nel segno delle parole d’odio — il ministero dell’Istruzione sancisca la marginalità della storia. Devo confessare che, dinanzi alla decisione di cancellarne la traccia alla maturità, sono rimasta sbigottita ma non totalmente sorpresa: come se mi fosse arrivata la conferma triste di tanti segnali registrati negli ultimi anni. Le cose non arrivano mai di colpo, ma sono l’esito di lunghi processi».

Da senatrice ha avviato una sorta di indagine.

«Sì, “un affare assegnato” alla VII Commissione del Senato, ma i lavori sono ancora fermi. Ciascun gruppo ha indicato gli esperti e gli studiosi da ascoltare, ma le audizioni non sono state ancora calendarizzate. Capisco che ci siano delle priorità, ma sarebbe opportuno partire tempestivamente. Anche per arrivare in tempo per il prossimo anno scolastico: mi piacerebbe che la traccia di storia venisse ripristinata».

L’indagine accerterà le motivazioni della decisione ministeriale. Ma si conosce già la risposta del Miur.

«Ah certo, ci diranno che, negli ultimi otto anni, meno del 3 per cento degli studenti ha scelto la traccia storica. Troppo pochi».

Così hanno preferito sopprimere la traccia di storia, invece che chiedersi perché così pochi la scegliessero.

«È questo il punto. Non ci si pone il problema di come venga insegnata.

I docenti sono ancora capaci di rendere affascinante lo studio del passato? Lo dico con grande rispetto per figure eroiche che in Italia non vedono riconosciuto il proprio ruolo. Che entusiasmo si può coltivare con una remunerazione che svilisce?

Detto ciò, io mi imbatto spesso in professori molto bravi e nutro una gratitudine enorme per quello che riescono a fare».

È un problema anche di orari.

Da quest’anno, nel biennio degli istituti professionali la disciplina è ridotta a un’ora settimanale.

«Ma che ci fai con un’ora di storia alla settimana? Forse che chi è destinato al mondo del lavoro debba rinunciare a una bussola fondamentale per orientarsi nel presente? Penso anche al rapporto con la città e con i propri monumenti. In Italia possediamo la più alta percentuale del patrimonio artistico mondiale e non siamo in grado di fornire agli studenti gli strumenti per capire questi capolavori. Tra un po’ passando davanti al Colosseo si penserà che sia un’opera pubblica incompiuta progettata quarant’anni fa».

Lei ha detto una volta: senza la storia non si diventa uomini.

«È quello che penso. L’ho anche sperimentato in prima persona. Io ho imparato molto dallo studio della storia».

A lei è capitato di essere fagocitata dalla storia prima ancora di studiarla.

«Questo è vero. Avevo tredici anni quando mi caricarono sul treno per Auschwitz. E della storia d’Italia sapevo poco. Avevo fatto in tempo a studiare Garibaldi, che l’iconografia patriottica mostrava accolto tra applausi nel Sud della penisola. Solo più tardi avrei conosciuto la complessità del Risorgimento».

Riprese gli studi storici dopo essere stata liberata. In che modo l’hanno aiutata a crescere?

«Da privatista feci cinque anni in uno, in un accumulo di nozioni e letture. Ma la storia mi appassionava in un modo speciale, forse perché mi mostrava in che modo la vita dei paesi e delle comunità potesse cambiare forma. Mi concentravo sull’Europa, sulle sue rivoluzioni e sulla formazioni degli Stati nazionali. Capivo perché i latini definissero la storia magistra vitae ».

Cercava di dare un senso alla sua esperienza ad Auschwitz?

«No, questo sarebbe accaduto più tardi. Nel dopoguerra ho cercato se non di dimenticare — questo è impossibile — certo di mettere da parte il lager. La resa dei conti anche storica sarebbe arrivata più tardi».

E dopo l’ha aiutata a capire?

«Ho approfondito sul piano delle conoscenze, ma non ho mai avuta la risposta che cercavo. Continuo a leggere moltissimi saggi sulla Shoah, ma la risposta continuo a non averla».

Alla campagna per lo studio della storia lei ha affiancato un’altra battaglia che è il disegno di legge contro le parole dell’odio. C’è una relazione?

«Sì, c’è un filo comune. Se si ammettono le parole dell’odio nel contesto pubblico, se si accoglie lo hate speech nella ritualità del quotidiano, si legittimano rapporti imbarbariti. Io l’odio l’ho visto. L’ho sofferto. E so dove può portare. Per questo vado a parlare con gli studenti. Gli racconto un passato figlio dell’odio e del rancore disumano e loro mi ascoltano con un’attenzione di cui non smetto di essergli grata».

Arriviamo così al paradosso: in realtà i ragazzi sono affamati di storia.

«Sì, semmai sono stati gli adulti a ridurla a merce d’antiquariato, inutile e fuori moda. Ecco, al ministro Bussetti vorrei riuscire a dire anche questo. Non rubiamo la storia ai nostri ragazzi. Ne hanno un immenso bisogno».

Sostegno, il paradosso del Tfa

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci e Alessandra Ricciardi

Un paradosso. Un docente su tre è privo di specializzazione per insegnare sul Sostegno, a livello nazionale sono 50 mila i «generici», secondo fonti sindacali, a cui ricorrono le scuole. Ma il ministero dell’istruzione autorizza poco più di 14 mila nuove specializzazioni. Con una distribuzione sul territorio che, pure questa, non tiene conto del reale fabbisogno del sistema ma solo dell’offerta formativa degli atenei. È il caso del Piemonte, dove l’Università di Torino ha dato la disponibilità a specializzare 200 docenti sul Sostegno -tanti quanti la piccola Basilicata- a fronte di un 94% di docenti che lavora in aiuto ai ragazzi disabili senza specializzazione.

Il decreto di autorizzazione ai nuovi Tfa, tirocini formativi attivi, è stato firmato dal ministro dell’istruzione e università, Marco Bussetti, la scorsa settimana (si veda ItaliaOggi del 22 febbraio). I docenti interessati hanno poco più di un mese di tempo per prepararsi alla prova preselettiva. Si partirà il 28 marzo di mattina per la scuola dell’infanzia e di pomeriggio per la primaria. Poi il 29 marzo di mattina sarà la volta dei test per le medie e di pomeriggio per le superiori. Tempi strettissimi, dunque.

I corsi, infatti, dovranno concludersi entro febbraio 2020, precisa il decreto. Chi otterrà la specializzazione potrà partecipare al concorso che si terrà il prossimo anno per entrare in ruolo. Rilievi sulla ridotta offerta formativa giungono un po’ da tutte le regioni, in generale più dal Nord che dal Sud, che ha portato a casa il 48% dei posti.

La ripartizione dei posti, precisano dal Miur, non segue il criterio del fabbisogno territoriale, ma l’«offerta formativa potenziale» delle università. Università che decidono in virtù della loro autonomia. In un bilanciamento di interessi che tiene conto della disponibilità di strutture e docenti ma anche della convenienza dell’investimento rispetto ad altre attività didattiche. Così, tabelle del Miur alla mano, la maggior parte dei posti, il 48%, pari 6.558 docenti, è stata autorizzata al Sud, dove le graduatorie di docenti sono ancora molto piene, rispetto al Nord, dove gli insegnati di Sostegno mancano e vengono selezionati di più attingendo dalle liste curricolari.

Nelle regioni settentrionali, infatti, andrà solo il 23% del totale dei posti banditi. A fare il pieno di posti sono Sicilia con 1.492 posti, Campania con 1.460, Puglia con 1.240, Calabria con 1.150. Al contrario in Piemonte sono banditi solo 200 posti, in Emilia Romagna appena 320, superata anche dal Molise con i suoi 370, anche se ci sono ben 3.395 cattedre in deroga. Il Veneto si ferma a 850 posti. Eppure, se in questo anno scolastico lo Stato è riuscito a coprire 13mila posti per il Sostegno, cioè solo il 13% delle richieste, proprio in Piemonte, con 5.413 le cattedre in deroga, lavora senza specializzazione il 94%,in Lombardia e in Veneto l’87%. «Come può un territorio, la Lombardia, mettere a disposizione 1.030 posti, su tre atenei, e aver bisogno di sostegno per 20 mila unità?», domanda Lena Gissi, segretario generale Cisl Scuola, ricordando che da anni «alcune università non mettono a disposizione un congruo numero di posti per la partecipazione ai corsi di sostegno». Il decreto è «l’effetto delle capacità e degli interessi delle università, un antipasto di quanto potrebbe accadere con la regionalizzazione dell’istruzione, la deriva a cui si va incontro quando le autonomie non si confrontano con la realtà», commenta Pino Turi, segretario della Uil scuola.

Nuovi ingressi si contano al Centro e al Sud con la Mediterranea di Reggio Calabria (200 posti), Tor Vergata a Roma (150 posti), Tuscia (130) e Cassino (600). Tanto che proprio il Lazio si aggiudica il primo posto con 2.475 posti, di cui 945 nuovi. E poi, i posti aumentano in Calabria (+700) e a Macerata (+600). Mentre diminuiscano proprio negli atenei del Nord: Bergamo segna -170 posti, Milano Bicocca -80, Udine-41. Nonostante, poi, in totale i posti siano aumentino rispetto al 2016, quando erano 9.649.

Bussetti promette che «in tre anni specializzeremo 40 mila nuovi insegnanti sul Sostegno per garantire un servizio migliore ai nostri studenti», seguendo nei prossimi due anni una «precisa programmazione». Se questo comporterà una regia dell’offerta universitaria non è ancora dato sapere.

Tuttavia, sottolinea la Fcl-Cgil di Francesco Sinopoli «il vero cambiamento sarebbe stabilizzare i 41 mila posti attribuiti in deroga e garantire l’accesso al Tfa ai tanti docenti precari che da anni lavorano in questo settore con gli incarichi al 30 giugno». Una proposta, questa, sostenuta anche dalle associazioni che si occupano dell’inclusione degli studenti con disabilità. «Senza alcun intervento strutturale del Miur finalizzato al transito di questo esercito di docenti precari dall’organico di fatto a quello di diritto, per gli allievi disabili del nostro Paese, la continuità didattica resterà desolatamente un’utopia ed un diritto solo sulla carta», osserva Gianluca Rapisarda della Federazione Pro Ciechi. Mentre Salvatore Nocera della Fish aggiunge che occorre augurarsi che il governo «abbia il coraggio di rompere col passato e di fare approvare in Parlamento una legge sulla creazione di 4 nuove classi di concorso per il sostegno, ciascuna per ogni grado di scuola, a partire da quella dell’infanzia, con la loro separazione dalle carriere dei docenti curricolari».

Concorso ordinario con riserva, 20 punti su 100 premiano i precari

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Concorso ordinario, 20 punti su 100 saranno riservati al servizio. Lo prevede un emendamento (14.27) al decreto legge su reddito di cittadinanza e pensioni (quota 100), primo firmatario Mario Pittoni (Lega), e appoggiato anche da senatori M5s. approvato dalla commissione lavoro dal senato il 21 febbraio scorso, in sede referente. La ratio della modifica introdotta dal senato al disegno di legge S1018 è quella di fronteggiare gli effetti della pensione quota 100 sul sistema scolastico e garantire lo svolgimento dell’attività didattica. Finora, infatti, le domande presentate dai docenti sono circa 8 mila. Che si aggiungono a quelle relative ai pensionamenti ordinari, che dovrebbero essere circa 33mila. Dal prossimo anno, dunque, se tutte le domande saranno accolte, dovrebbero liberarsi circa 40 mila cattedre, contro le circa 25mila dello scorso anno. E siccome la legge 145/2018 ha abrogato le disposizioni sul concorso riservato ai docenti con tre anni di servizio, il governo ha ritenuto di non vanificare le aspettative dei precari storici, valorizzando l’esperienza acquisita sul campo in anno di insegnamento in vista del prossimo concorso. Resta però un percorso ordinario e non straordinario, come chiesto dai sindacati e già avvenuto per la primaria. Con tempi dunque di realizzazione che difficilmente produrranno effetti già per il prossimo anno scolastico. Il provvedimento su quota 100 dovrà essere licenziato dal senato entro oggi per passare poi alla camera.

«La supervalutazione dell’esperienza e dei titoli di docenti con particolare professionalità, acquisita in anni di servizio precario» si legge nella relazione illustrativa dell’emendamento approvato, «avrà l’effetto da una parte di favorire l’assorbimento di vaste fasce di precariato e dall’altra di assicurare l’immediata copertura dei posti vacanti con personale esperto e professionalmente motivato». Pertanto, i candidati del primo concorso ordinario potranno far valere il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione. E al servizio sarà attribuito un punteggio fino al 50% del punteggio attribuibile ai titoli. Le graduatorie di merito saranno predisposte attribuendo ai titoli posseduti un punteggio fino al 40% di quello complessivo.

Pertanto, il servizio inciderà, in termini di punteggio, fino a un massimo del 20% sul punteggio complessivo: 60 punti a disposizione della commissione per valutare le prove; 20 punti per i titoli di studio e professionali; 20 punti per il servizio. «L’approvazione dell’emendamento è un primo segnale, pur non risolutivo, di attenzione al problema più volte ricordato dai diretti interessati», commenta Pittoni.

La norma parla di servizio prestato «presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione». E dunque, sarà considerato valido sia il servizio prestato nelle scuole statali che quello svolto nelle scuole paritarie. Il sistema nazionale di istruzione, infatti, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali (si veda l’articolo 1 della legge 62/2000). Il concorso ordinario a cui fa riferimento l’emendamento Pittoni è quello ordinario. Vale a dire: la selezione che sarà aperta ai candidati laureati muniti dei 24 Cfu aggiuntivi previsti dal decreto 59/17. Che è l’unica tipologia concorsuale attraverso la quale sarà consentito l’accesso all’insegnamento, non essendo più previsto il concorso riservato ai precari triennalisti. La legge 145/2018, infatti, ha abrogato espressamente le disposizioni contenute nel decreto 59/17 che prevedevano questa procedura speciale.

La stessa legge, però, ha previsto un’eccezione. Al primo concorso ordinario, infatti, i candidati che negli 8 anni precedenti alla data di indizione del concorso avranno svolto 3 anni di servizio nelle scuole statali o paritarie, saranno ammessi anche se non avranno conseguito i 24 Cfu aggiuntivi previsti dal decreto 59/17. Fatta eccezione per gli aspiranti insegnanti tecnico pratici, ai quali l’accesso è consentito anche solo con l’abilitazione. E il sostegno, per il quale ci vuole anche il diploma di specializzazione specifico. E a questi candidati sarà riservato il 10% delle cattedre disponibili. Ciò vuol dire che, se risulteranno idonei, ma non riusciranno ad ottenere un punteggio utile ad essere immessi in ruolo per diritto di graduatoria, potranno comunque concorrere all’assegnazione di una cattedra individuata nella quota del 10% loro riservato.

Facciamo un esempio. Poniamo che le cattedre messe a concorso siano 50. Di queste, 40 saranno assegnate scorrendo la graduatoria di merito ordinaria (nella quale avranno titolo ad essere inseriti anche i precari triennalisti). E le rimanenti 10 saranno assegnate scorrendo una graduatoria a parte, nella quale saranno collocati solo i precari triennalisti. Ad entrambe le graduatorie si applicheranno anche le disposizioni previste per i riservisti (invalidi e orfani per lavoro). Per maturare il triennio valido per accedere alla quota di riserva del 10%, i candidati dovranno avere prestato, in ognuno dei 3 anni utili, almeno 180 giorni di servizio (anche frazionatamente) oppure dovranno avere prestato servizio nell’anno scolastico di riferimento, ininterrottamente, dal 1° febbraio fino agli scrutini finali. La partecipazione al concorso, per chi avrà maturato il triennio in tempo utile, sarà consentita in una qualsiasi delle classi di concorso nelle quali avranno prestato almeno un anno di servizio nel triennio di riferimento.