REGIONALIZZAZIONE

REGIONALIZZAZIONE, DI MEGLIO: TUTTO SBAGLIATO NEL METODO E NEL MERITO
“Tutto sbagliato, nel metodo e nel merito: invece di accelerare, ignorando le tante voci e ragioni del dissenso, il governo freni questa corsa verso la spaccatura del Paese”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, dopo la riunione del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha avviato il percorso delle intese con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sull’autonomia differenziata, concludendo la parte tecnica dell’elaborazione dei testi.  
“La regionalizzazione del sistema dell’istruzione è una questione estremamente delicata e non può essere affrontata con semplici accordi tra Stato e Regioni che poi vengono votati a scatola chiusa dal Parlamento e diventano legge. Un processo di trasformazione di tale portata – afferma Di Meglio – deve passare attraverso un confronto aperto e coinvolgere tutti i soggetti interessati. Finora le procedure sono state coperte da un incomprensibile clima di riservatezza che mal si concilia con l’identità di patrimonio collettivo che caratterizza la nostra scuola pubblica”.
Entrando, poi, nel merito dei testi delle intese esaminate ieri in CdM, il coordinatore nazionale della Gilda esprime forte preoccupazione e sottolinea che “l’istruzione, in particolare modo quella della scuola dell’obbligo, è un diritto fondamentale che va garantito in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Dalle Alpi alla Sicilia, tutte le cittadine e tutti i cittadini devono poter godere degli stessi diritti di cittadinanza e delle stesse pari opportunità di formazione. Una condizione che la regionalizzazione, così come è stata concepita, – conclude Di Meglio – mette a repentaglio, rischiando di creare un’Italia di serie A e un’Italia di serie B”.

Scuola, 1 miliardo in più a Milano e Venezia

da Il Sole 24 Ore

di G.Tr.

Fra le righe dell’intesa raggiunta sui fondi dell’autonomia differenziata si nasconde un miliardo in più per la scuola in Lombardia e Veneto. E 270 milioni aggiuntivi per la gestione di territorio e ambiente. Non ci sono tesoretti per l’Emilia Romagna, perché le sue richieste puntano su competenze legislative e programmazione più che su strutture e personale. Bologna, come Milano e Venezia, vorrebbe vedersi garantite le quote attuali dei principali fondi nazionali a destinazione specifica, come quello sul trasporto locale che in Italia distribuisce 4,9 miliardi. Ma l’accordo non c’è.

Procediamo per punti. Primo: parlare di soldi nell’autonomia differenziata significa prima di tutto parlare di scuola, che da sola nelle tre regioni vale più di 11 miliardi di euro. Lombardia e Veneto hanno chiesto, e stanno ottenendo, il trasferimento delle competenze piene, compreso il personale che da solo copre il 90% del conto totale. L’Emilia Romagna no, perché vuole soprattutto maggiori poteri su aspetti come l’organizzazione della rete scolastica, la formazione professionale o il diritto allo studio.

Il cuore della questione finanziaria, insomma, batte in Lombardia e Veneto. Nelle due regioni l’istruzione costa 8,4 miliardi. Al debutto dell’autonomia, le quote di Irpef o Iva cedute per finanziare la scuola dovranno valere quella cifra («spesa storica»). Per le altre regioni non cambia nulla.

Nel calendario scritto nell’intesa, però, il quadro cambia in fretta. Entro un anno dovrebbero essere definiti i fabbisogni standard. L’ipotesi è ambiziosa, perché di standard e «livelli essenziali delle prestazioni» si parla da un ventennio. Ma dopo tre anni, in ogni caso, per ogni funzione trasferita alle Regioni «potenziate» bisognerà garantire un finanziamento pari almeno al «valore medio nazionale procapite» della spesa per la stessa funzione. E qui i numeri si muovono.

Perché in rapporto alla popolazione la scuola lombarda e quella veneta costano meno della media nazionale, e lo stesso accade ad altre funzioni. Secondo i numeri della Ragioneria generale, lo Stato spende per l’istruzione 463 euro per ogni lombardo e 483 per ogni veneto (in Emilia Romagna il pro capite si ferma a 470). La media nazionale, invece, è a 537 euro, spinta in alto soprattutto da Sardegna (788 euro), Calabria (710), Basilicata (702) e Campania (671). Per garantire anche a Lombardia e Veneto i 537 euro a testa, serve esattamente un miliardo in più. Lo stesso accade per ambiente e beni culturali, che in Lombardia valgono 16 euro a testa di spesa statale, in Veneto 32 e nella media italiana 40. Lì il conto aggiuntivo vale 270 milioni.

Da finanziare come? «Senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica», recita l’accordo. Quindi? La via maestra è l’aumento della fetta di Irpef-Iva da lasciare sul territorio. Sperando che il gettito rimasto statale basti a finanziare le esigenze dello Stato. Altrimenti bisognerebbe trovare nuove coperture. Ma il conto sarebbe a carico di tutti. Con le conseguenze facili da immaginare se si ritocca una tassa nazionale perché un miliardo in più è rimasto in Lombardia o in Veneto.

Nemmeno un’accelerazione sugli standard sembra in grado di superare il problema. Perché quello degli «euro pro capite» è un parametro brutale, che va corretto in base alle caratteristiche sociali e geografiche di ogni territorio. Ma nessuno standard, che incroci costi e livelli di servizio per trovare il livello di «spesa efficiente», sembra in grado superare il fatto che la spesa media al Nord è mediamente più bassa. E i livelli di servizio migliori.


Pronti 114 milioni per l’adeguamento antincendio di oltre 2mila istituti

da Il Sole 24 Ore

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha firmato un decreto che stanzia 114 milioni di euro per l’adeguamento alla normativa antincendio di 2.267 edifici scolastici.

La novità
«Con queste risorse avviamo per la prima volta uno specifico piano per l’antincendio, dando alle comunità scolastiche risposte attese da anni – ha spiegato il ministro -. I 114 milioni di euro costituiscono una prima tranche di fondi attraverso i quali ottenere la certificazione antincendio, ai quali seguiranno altri investimenti. Lavoreremo, inoltre, con gli Enti locali per portare avanti questo impegno».

Gli enti locali che beneficeranno di queste risorse avranno 12 mesi di tempo per aggiudicare i lavori di adeguamento alla normativa antincendio e potranno richiedere subito, all’atto del finanziamento, l’anticipazione del 20% dei fondi.


Regionalizzazione, brusco stop: i dubbi del M5S raccolti dal premier Conte, testi “immodificabili” dalle Camere e incostituzionali

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Doveva essere una formalità. Si è trasformato in un brusco stop, voluto dal Movimento 5 Stelle. Dopo le incertezze della vigilia, alla fine il Consiglio dei ministri, svolto nel giorno di San Valentino, ha affrontato i testi sulle proposte che aprono all’autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna per far attribuire a queste regioni più autonomia su diverse competenze, tra cui quella scolastica. Ma l’atteso via libera non è arrivato.

L’aria che tirava si è capita già dal fatto che nell’ordine del giorno predisposto dalla presidenza del CdM c’era scrittoComunicazione in merito ai procedimenti in corso ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. Nessun riferimento veniva fatto ad eventuali votazioni e approvazioni.

I ricorsi alla Corte Costituzionale sarebbero scontati

Il ripensamento è nelle parole del senatore campano Vincenzo Presutto, vice presidente della Bicamerale per il federalismo fiscale. Il quale ha parlato di una “procedura proposta dalla Lega incostituzionale”.

Quindi, ha aggiunto, i ricorsi alla Corte Costituzionale “sarebbero scontati: perché non si può imporre al Parlamento una semplice ratifica di un’intesa che limita i poteri delle Camere”.

La decisione che scaturirà, del resto, è decisamente importante: il testo dell’intesa da proporre alle Camere, per una verifica d’obbligo non sarebbe stato modificabile. Per questo motivo Erika Stefani, la ministra degli Affari Regionali, ha assicurato che il Parlamento verrà comunque “coinvolto” prima della sigla delle tre intese.

Mentre il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha parlato di “un passo avanti, ma non certo quello conclusivo, per un’intesa che va ancora trovata”.

Anche il premier ha posto dei dubbi

Sembra che ad esprimere più di qualche dubbio sui testi presentati in “pompa magna” dai ministri del Carroccio, fosse stato pure il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che avrebbe chiesto più di un chiarimento.

Conte, del resto, ha fatto propri i dubbi degli stessi parlamentari dei gruppi di Camera e Senato del M5S che, a ridosso del CdM, hanno detto in un dossier di temere che i cittadini del Sud possano diventare “di serie B”, chiedendo ” se prima delle Intese non si definiscono i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) da assicurare ai cittadini di tutte le regioni”.

Serve un test politico

Su questo punto, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha tentato di rassicurarli. Senza però convincerli: “chi lo teme non ha letto il testo”, ha detto il vicepremier.

Poi, sorridendo, Salvini ha fatto una battuta polemica con gli alleati: “ultimamente i dossier li vedo sempre in ritardo” ha detto riferendosi anche al dossier sulla Tav.

Salvini ha anche annunciato che sull’Autonomia richiesta allo Stato dalle tre regioni “la prossima settimana ci sarà un vertice politico”.

Ma perché occorre un vertice politico? La risposta sta nelle dichiarazioni pre-incontro dei “professori” del M5S: la senatrice Bianca Laura Granato, che ha dichiarato alla Tecnica della Scuola che “se manca la determinazione dei LEP, sulla regionalizzazione non si apre neanche la discussione”; l’onorevole Lucia Azzolina, che ha rimarcato come “una volta assunti in Veneto i docenti non potrebbero cambiare regione”; l’onorevole Luigi Gallo, presidente della Commissione Cultura della Camera, secondo il quale “tutta questa fretta e riservatezza nel definire una trasformazione epocale del nostro Paese non ha alcun senso. Il dibattito sull’autonomia differenziata va reso pubblico e va parlamentarizzato”.

Insomma, la linea del M5S appare chiara: prendere tempo. Almeno sino alle elezioni europee. Poi, si vedrà.

Ma il governatore del Veneto è ancora ottimista

Apparentemente positivi, hanno cercato di presentarsi i leghisti. Abbiamo chiuso “la fase tecnica”, ha detto Luca Zaia, presidente del Veneto. È stata “una fase laboriosa, assolutamente impegnativa che ha visto le delegazioni confrontarsi su tutto. Adesso c’è un testo; contiene ancora alcune criticità”.

Zaia ha detto che sono state accolte il 70% delle richieste, ma che resta da trovare l’intesa su temi importanti come “le autostrade, le concessioni in generale, la cultura e l’ambiente e la sanità”. La scuola non è citata, ma fa di sicuro parte del raggruppamento delle criticità da superate.

“Adesso – ha continuato Zaia – bisogna essere pronti per l’ultimo miglio. Eravamo partiti da un foglio bianco e oggi c’è un provvedimento che assolutamente espone molta innovazione”.

“Il vero spartiacque adesso è tra la modernità o l’essere conservatori, tra la visione di un paese federale moderno e innovativo o di un paese che continua a pensare al centralismo e all’assistenzialismo”, ha concluso il leghista.

Nuovi “alleati” per il M5S

Intanto, i “grillini” si ritrovano, quasi loro malgrado, alleati con Leu, più una parte del Pd e di Forza Italia: Roberto Speranza e Nicola Zingaretti, governatore del Lazio. Anche Mara Carfagna dice no all’approvazione.

Per completezza, però, va detto che i Dem hanno al loro interno i favorevoli, come i governatori Bonaccini e Chiamparino, e i contrari come i governatori del Sud, a partire da Vincenzo De Luca.

Anche FI è spaccata. Mentre Silvio Berlusconi ha spiegato di essere favorevole “ad una maggiore autonomia ma teniamo in grande considerazione le ragioni del Sud”, Giovanni Toti si è detto favorevole al progetto, mentre i parlamentari del Sud hanno espresso un secco “no”.

Aggiornamento Gae, nessuna proroga al 2020

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

L’aggiornamento delle Graduatorie di istituto non verrà prorogato al 2020. Infatti, sulla legge 12 dell’11 febbraio 2018 di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, già in Gazzetta Ufficiale, non si fa menzione della proroga.

Pertanto, sarà possibile, per decine di migliaia di insegnanti precari, integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione,allo scopo di “avvicinare” la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili.

Come riportato in precedenza, il decreto aveva previsto inizialmente lo slittamento dell’aggiornamento delle GaE. L’approvazione definitiva del DL semplificazioni ha però spazzato via l’ipotesi di un’altra proroga.

Già siamo in ritardo di due anni!

Inizialmente, l’aggiornamento era stato previsto per il 2017, poi però prorogato al 2018/2019.

Infatti, stiamo parlando delle liste ormai vigenti dall’anno scolastico 2014/2015, che sarebbero dovute essere aggiornate alla fine del triennio 2014/2017, ma che l’articolo 1 comma 10-bis, della legge n.21, 2016, ne aveva previsto la proroga: “Il termine per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, già aggiornate per il triennio 2014/2017, è prorogato all’anno scolastico 2018/2019 per il triennio successivo. Conseguentemente, le prime fasce delle graduatorie di istituto di cui all’articolo 5, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2007, n. 131, per il conferimento delle supplenze ai sensi dell’articolo 4, comma 5, della legge 3 maggio 1999, n. 124, sono aggiornate a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020. Restano fermi i termini per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto di seconda e di terza fascia.

Si aggiorna anche la prima fascia delle graduatorie di istituto

Questo significa che la prima fascia delle graduatorie di istituto avrà l’aggiornamento contemporaneamente alle graduatorie ad esaurimento. In questo caso, per ogni candidato sarà riportato il punteggio delle GaE, come riferisce il D.M. del 13 giugno 2007: Gli aspiranti della I fascia sono inclusi secondo la graduazione derivante dall’automatica trasposizione dell’ordine di scaglione, di punteggio e di precedenza con cui figurano nella corrispondente graduatoria ad esaurimento“.