La decadenza di Roma

La decadenza di Roma

di Maurizio Tiriticco

La decadenza di Roma! Il bel (una volta) parco di Piazza Vittorio Emanuele II è chiuso da oltre un mese. Piazza Vittorio, il suo parco e i bei palazzi che la circondano sono stati costruiti dopo il 1870. Vittorio Emanuele II intendeva che questo quartiere, nuovo di zecca, costruito come fosse una piazza torinese, con tanto di portici, ed adiacente alla stazione Termini, fosse abitato dai funzionari del nuovo Stato. Nello stesso periodo furono costruiti i primi ministeri sulla Via Venti Settembre, che aveva inizio da quella Porta Pia, dove giungeva la Via Nomentana, famosa per la breccia del 20 settembre 1870, e che conduceva fino al Palazzo del Quirinale! Che il Papa aveva abbandonato per rifugiarsi in Vaticano, e che il Re aveva ovviamente occupato, facendone la sua Regia Residenza. Ed ebbero inizio le prime demolizioni del centro della città! Per costruire un nuovo Corso, perpendicolare a quello di sempre, importante per le corse del cavalli berberi! Una gara tradizionale che viene da lontano e che caratterizzava il carnevale romano. Che fu immortalata da Théodore Géricault con la “Corsa dei Cavalli Berberi”, del 1817. E’ un olio su carta applicata su tela, 60×45, che si trova a Parigi, al Musée du Louvre.
E’ l’antico Corso che andava e va dalla Porta Flaminia all’attuale Piazza Venezia. A questo corso antico dei Papi fu aggiunto un corso nuovo, quello dei Re! E’ l’attuale Corso Vittorio Emanuele II, che va dal Largo di Torre Argentina (un’area sacra dove Giulio Cesare venne ucciso il 15 marzo del 44 a.C. dalle 23 pugnale dei congiurati) fino al Tevere, travalicato più tardi dal Ponte Vittorio, inaugurato nel 1911, in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Torniamo alla mia bella (ex) Piazza Vittorio! Il bel parco – si fa per dire – oggi è ridotto ad un insieme di sterpaglie. La fontana del Rutelli ormai è uno strano rudere! La Porta Magica e i Trofei di Mario resistono, fortunatamente, perché debitamente recintati, ma ignorati da tutti. E c’è pure una lapide che ricorda i caduti nella prima guerra mondiale del “Rione Esquilino-Viminale-Macao”. Si trova all’interno del Giardino dedicato a Nicola Calipari, il funzionario italiano ucciso per errore da soldati americani nel 2005 a Bagdad, ai tempi della guerra in Irak.
Ora il bel parco (bello? Una volta!) è chiuso! Perché? Forse l’amministrazione Raggi intende restituirlo a nuovo splendore? Non credo. A Roma tutto si sta chiudendo, non solo le stazioni centrali della metropolitana. Il centro di Roma è ormai off limits! Dal canto suo la periferia – e non solo – è invasa dall’immondizia! Gli autobus sono vecchi e vanno a fuoco! Ora giungono a Roma gli autobus che Israele dismette. E che ne è di Villa Borghese? E di Colle Oppio? E del Parco Nemorense? Per non dire dei pini di Roma! E delle fontane di Roma! E delle feste romane! Cose che – com’è noto – hanno ispirato Ottorino Respighi! Ma ora? Sopravviveranno allo sfacelo pentastellato? E noi romani sopravviveremo?
Le strade del centro sono ridotte a vicoli dove si affacciano nuovi negozi – si fa per dire, bugigattoli – carichi di cianfrusaglie, che il turista ignorante acquista come ricordo! Roma! Oggi aggredita dall’incompetenza dell’amministrazione, dal disinteresse dei suoi abitanti! Abitanti per caso! Che non meritano di essere cittadini di una grande città! Ex grande! Che ora si avvia ad un declino che sembra inarrestabile! Vedrà giorni migliori? Cittadini migliori? Turisti migliori? Un’amministrazione migliore? Mah!!!
Fortunatamente ritrovo una Roma vera nelle piccole chiese del mio quartiere, ancora indenni, fortunatamente! Santa Bibiana, con la splendida statua del Bernini, Santa Prassede e Santa Pudenziana! Con degli splendidi mosaici, che solo artigiani competenti e fortemente credenti hanno potuto comporre! Tanti secoli fa! Le abitazioni erano catapecchie! Ma le chiese erano grandi! Per non dire dei palazzi dei ricchi! Mi piace ricordare il Palazzo Brancaccio: credo che sia l’ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma agli inizi del Novecento. Tornando alle chiese, credo che solo una grande fede può avere spinto umili artigiani ed operai a costruire opere così belle e grandi! Per non dire della Basilica di San Clemente, lontana dal mio quartiere, prossima al Colosseo: che si sviluppa su tre piani. Quello più profondo era un antico mitreo, tempio dedicato a quel Mitra tauroctono che tanti legionari romani avevano conosciuto in Oriente e che vollero anche a Roma. E non parlo di Santa Maria Maggiore o di San Giovanni, basiliche pressoché ridotte a musei per turisti mutandari, sudati, ignoranti e frettolosi, preoccupati soltanto di “selfeggiarsi”!
Mi chiederete: così va Roma? Sì! Purtroppo così va Roma! E così va anche il mondo! Purtroppo! E, come diceva il Venerabile Beda, monaco benedettino, poi Dottore della Chiesa Cattolica, nel secolo ottavo, in un monastero benedettino del Sunderland, in un’oscura profezia: “Quamdiu stat Colysaeus, stat Roma; quando cadet Colysaeus cadet Roma et mundus”. Ovvero: “Finché esisterà il Colosseo, esisterà Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; ma quando cadrà Roma, anche il Mondo cadrà”. E i tempi sembrano maturi!

I Fondi PON

Scherzare col fuoco
I Fondi PON tra ritardi, difficoltà e controlli

di Stefano Stefanel

Non c’è giornata in cui qualcuno non affermi che l’Italia è uno dei Paesi dell’Unione Europea che ha più difficoltà a spendere i Fondi comunitari. I dati su quanto effettivamente spendiamo e quanto potremmo spendere vengono comunicati sempre più spesso, ma non generano né sconforto, né modifiche nell’azione degli interessati. Ora la questione dei Fondi comunitari non spesi sta diventando una questione anche scolastica, che parte da incomprensioni lontane e arriva fino a noi. I 3 miliardi di Fondi Europei messi a disposizione delle scuole di tutta Italia in un ambito molto ampio non sono vissuti dal mondo scolastico come quell’occasione straordinaria che invece sono. Non credo sia il caso di trovare colpevoli, anche perché ci penserà sicuramente in futuro qualcuno a creare una catena di Sant’Antonio di responsabilità per cui non si capirà mai di chi è stata la colpa.
Ci sono, però, alcuni elementi che forse è utile analizzare, il primo dei quali deve riguardare la debole comprensione sul concetto di Progetto comunitario PON da parte di molte scuole. I Fondi PON non sono un “regalo” all’Italia e alle sue scuole da parte dell’Unione Europea e non sono neppure soldi che vengono dati per fare cose inutili o progetti aggiuntivi. Sono soldi che l’Unione Europea assegna al fine di riequilibrare elementi di disfunzione nell’ambito dell’Unione. Se i primi PON per la scuola riguardavano solo quattro regioni del sud (ritenute bisognose di supporto, così come era successo con l’”Obiettivo 1” di venti anni fa), l’estensione dei PON anche al nord significa che tutti il sistema scolastico nazionale è ritenuto dall’Europa dentro criticità da supportare. I 3 miliardi dovevano servire a riequilibrare una situazione negativa del sistema dell’istruzione attraverso interventi strutturali e scolastici aggiuntivi. Ritengo che per buona parte queste motivazioni non siano state comprese dalle scuole, che hanno ritenuto e forse ritengono anche oggi, che quei fondi servissero per progetti o per acquisti di tipo “aggiuntivo” e non sistemico e quindi legati a una certa “libera” volontarietà.
Un altro elemento critico è che i PON nella loro impostazione sono legati all’idea che vada ampliato il tempo di apertura delle scuole, necessità evidente nel Sud Italia, ma molto meno evidente nel Nord dove già le scuole sono di norma aperte fino nel tardo pomeriggio. Il ritenere dunque che l’aumento del tempo di apertura delle scuole fosse il primo problema da risolvere non ha tenuto conto del fatto che una parte dell’Italia quel problema lo aveva già risolto e che dunque i PON dovevano supportare il miglioramento dei contenuti e dei mezzi del tempo scuola esistente e non chiedere un ulteriore aumento di attività di scuole che già ne facevano moltissime. Per cui solo una minima parte delle scuole è capace di far svolgere attività aggiuntive già da tempo in essere nell’ambito dei finanziamenti PON (pagati anche in modo diverso rispetto a quanto vengono pagate le ore aggiuntive). E troppe scuole si trovano nella difficoltà di organizzare attività aggiuntive dentro PTOF “ben pieni”. Inoltre tantissime scuole gettano la spugna trovandosi davanti a segreterie che si rifiutano categoricamente di svolgere la parte burocratica dei PON.
Io credo che, purtroppo anche in questo caso, si stia andando verso la tradizionale difficoltà italiana a spendere i fondi comunitari. Le cifre della scuola forse non saranno impietose come quelle degli enti locali, ma saranno comunque cifre che mostrano un’impotenza progettuale oggettiva. Credo che ancora una volta lo Stato sottovaluti il problema, che in questo caso non è solo di procedure (complesse, inutili, farraginose, contorte) o della produzione di carta (che è incredibilmente elevatissima, visto che bisogna caricare documenti scannerizzati in PDF, cioè carta), ma proprio di carenza generale del sistema dell’istruzione a cui si può rispondere solo in due modi: con sostanziosi e sostanziali supporti o con procedure di controllo.
Il Miur e l’Autorità di gestione hanno scelto la strada dei controlli e delle costanti pressioni per l’attivazione di procedure sempre più complesse, lunghe, cartacee. Ribadisco che quando si caricano sulla piattaforma documenti in PDF si sta producendo di fatto carta. E questo è un lato sorprendente, perché già la piattaforma è laboriosa, ma il caricamento della carta costringe a creare doppioni di tutto.
E’ poi recente l’avvio di controlli non più delegati ai revisori dei conti, ma attribuiti a soggetti nominati dal Miur che devono verificare che le cose avvengano così come sono descritte, nell’ambito di una totale sfiducia nei confronti dei dirigenti scolastici e di tutto il sistema dell’istruzione. Già i revisori dei conti erano per lo natura interessati esclusivamente alla forma della spesa, questi controlli a sorpresa semplicemente fanno intendere che il reale miglioramento degli apprendimenti degli studenti dentro una cittadinanza scolastica globale è solo un elemento di interesse marginale.
Io penso che la strada corretta sarebbe stata quella di dare reale supporto alle scuole, che non vuol dire fare formazione su procedure complesse ma tutte comprensibili e già comprese, quanto proprio mettere a disposizione del personale, che – anche a distanza – faccia il lavoro che segreterie e docenti non sono oggi in grado di fare, senza andare a vedere il perché non sono in grado di farlo. Bisogna però mettersi d’accordo sullo scopo: lo scopo dei PON è che la scuola migliori con questi Progetti o che vengano fatte le procedure corrette? Poiché ritengo che lo scopo dovrebbe essere quello di avviare una grande progettazione efficace per 3 miliardi di euro, laddove le scuole non ce la fanno dovrebbe essere il MIUR a intervenire mettendo le sue risorse a supporto dell’azione burocratica e non solo dei controlli.
Pare invece che si intenda continuare sulla strada che sta portando all’abbandono da parte di molte scuole di progetti già finanziati e che quindi – a statistica – costituiranno fondi assegnati e non spesi. E’ una strada molto semplice da descrivere: l’Autorità di gestione agisce periodicamente con comunicazioni sulle procedure e le tempistiche, l’Autorità di gestione fa seminari in cui spiega le procedure, l’Autorità di gestione invia controlli a sorpresa allo scopo di individuale le difformità tra dichiarato ed agito. Non credo di sorprendere nessun lettore se dico che l’esito di tutto questo sarà solo un “sorvegliare e punire” che garantirà le procedure corrette dentro una debolissima incidenza generale dei PON sulle scuole e con un alto tasso di soldi non spesi. Credo tutte le scuole abbiano chiare le procedure e che il problema non sia la comprensione delle stesse, ma la loro applicazione.
Per controllare qualcuno bisogna essere certi che questo qualcuno le cose su cui viene controllato sia in grado di farle, sennò giocoforza il controllo sancirà la sua difficoltà e quindi spesso il ritiro dal progetto, con anche una restituzione di soldi avuti. Purtroppo molte scuole non reggono i tempi dei PON; il numero di studenti richiesti per modulo sono troppo alti; vista l’impossibilità di intervenire con supporti al tempo scuola esistente, le procedure di ricerca di formatori, tutor e figure aggiuntive vanno spesso deserte; l’utilizzo della piattaforma è un vero guazzabuglio di richieste. Sarebbe necessario dare una proroga almeno triennale a tutti i progetti finanziati, con un piano nazionale di supporto (non di formazione) alle scuole in difficoltà, nell’interesse del sistema di raggiungere i migliori risultati possibili sul piano degli apprendimenti e non su quelli delle procedure corrette.
Ma l’Autorità di gestione si cura della gestione non dei contenuti dei PON e dentro una logica procedurale cerca la conformità. Ma come fa a trovarla se a procedure così ostiche ed invasive si affiancano lunghi difficili manuali e non un vero aiuto operativo? I PON a scuola dovrebbero servire a fare meglio la scuola, non a caricare documenti in piattaforma. Temo però che si continuerà con queste procedure che allontanano dall’esito voluto di spendere bene e tutti i soldi dei PON.

Salvare il pianeta passando dalla scuola

Salvare il pianeta passando dalla scuola

di Mario Maviglia

Centinaia di migliaia di studenti in tutto il mondo hanno manifestato venerdì 15 marzo 2019 per sollecitare nuove politiche ambientali per il futuro del pianeta. Si calcola che abbiano aderito 2052 città di 123 Paesi del mondo. In Italia è stata stimata una partecipazione complessiva di almeno un milione di persone in 182 diverse piazze. Com’è noto, la giornata mondiale di lotta per il clima è stata proposta dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, diventata famosa per la sua lotta a salvaguardia del pianeta terra, devastato dall’inquinamento. La battaglia degli studenti, sacrosanta, si rivolge soprattutto ai potenti e ai governanti del mondo affinché adottino politiche di sviluppo più rispettose dell’ambiente e blocchino i disastri causati dal riscaldamento globale e dalle emissioni di CO2.

E’ positivo che questa campagna venga portata avanti proprio dai giovani, che rappresentano la futura classe dirigente e che potranno perseguire con maggiore determinazione di quanto non venga fatto dagli attuali adulti un progetto di salvaguardia dell’ambiente. Ma questo sarà possibile solo se vi è una presa di coscienza di ognuno rispetto ai temi ambientali, e non solo in senso teorico, ma come assunzione di abitudini e responsabilità quotidiane. La scuola può fare molto sotto questo profilo, non solo fornendo le conoscenze adeguate, ma soprattutto promuovendo direttamente comportamenti improntati al rispetto dell’ambiente e alla gradevolezza del viverlo. E purtroppo su questo versante si riscontrano le maggiori lacune, nel senso che non sempre l’ambiente scolastico viene vissuto all’insegna della salvaguardia e della gradevolezza. Si consideri ad esempio come gli stessi ambienti scolastici vengono percepiti da adulti e ragazzi: luoghi anonimi in cui si è costretti a sostare per tempi più o meno lunghi, pochissimo contrassegnati dalla presenza di chi li abita seppure momentaneamente; luoghi dove spesso ci si annoia o non si è stimolati a conoscere e intrattenere relazioni. Parafrasando l’antropologo francese Marc Augè, si potrebbero definire dei non-luoghi.

Eppure in questi ambienti docenti e studenti trascorrono una parte significativa della loro vita. Com’è possibile prendersi cura del pianeta terra se non si riesce a prendersi cura dell’ambiente più prossimo in cui si svolge la nostra quotidianità? Un’educazione al rispetto dell’ambiente deve necessariamente partire da ciò che ci è più vicino. Forse assegnando maggiori responsabilità ai ragazzi e alle ragazze nella conduzione e nella tenuta degli ambienti scolastici si può sperare che ciò diventi un sorta di habitus mentale in ogni contesto di vita, altrimenti si rischia di creare una inevitabile e dannosa scissione tra ciò che si insegna e ciò che si vive nella concreta realtà di tutti i giorni. In fondo, il pianeta terra inizia appena fuori di noi e se non si opera adeguatamente e responsabilmente nella dimensione micro è difficile che si possa incidere in quella macro perché l’implementazione di abitudini e comportamenti rispettosi dell’ambiente è il frutto di un processo educativo e culturale che si fonda sulla responsabilità e l’esperienza diretta.

Fare in modo che gli studenti si prendano cura dell’ambiente-scuola vuol dire adottare iniziative che li rendano protagonisti e corresponsabili della vita, anche materiale, della scuola, una proposta questa assolutamente inedita per il nostro modo di concepire la scuola. Tinteggiare le pareti scolastiche, ad esempio, è una di queste attività, oppure mantenere la pulizia dell’edificio, oppure compartecipare alle decisioni riguardo la gestione dell’edificio. Alcune di queste esperienze sono diffuse in tante scuole in giro per il mondo (in Giappone sono gli alunni che provvedono a risistemare i locali dopo la consumazione del pasto, ad esempio); in Italia stentano a farsi strada, complice anche una diffusa mentalità che tende a concepire il bene comune come bene di nessuno, e dunque passibile di saccheggio, di oltraggio.

Certo non saranno queste iniziative a ridurre le emissioni di CO2, ma sicuramente possono contribuire, in maniera meno astratta, a far nascere e consolidare nelle giovani generazioni una cittadinanza veramente attiva riguardo il problema ambientale e ad agirla con maggiore determinazione quando assumeranno posti di responsabilità.

Esame di Stato, ora il curriculum pesa di più sul voto finale

da Il Sole 24 Ore

di Francesca Lascialfari

Cambia l’esame di Stato per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado, a partire dall’anno scolastico 2018/19: oltre alle modifiche ai requisiti di accesso e alle prove d’esame, si registrano cambi nei punteggi attribuiti ai crediti scolastici e alle singole prove, mentre l’esito finale dell’esame sarà sempre espresso in centesimi.

Nel corrente anno scolastico, entro lo scrutinio del primo periodo didattico, tutte le scuole hanno provveduto a convertire i crediti scolastici con cui gli studenti erano approdati all’ultimo anno di corso, secondo la tabella allegata al Dlgs 62/2017 di riforma dell’esame di Stato.

In sede di scrutinio finale, qualora sia decretata l’ammissione dello studente all’esame di Stato, i consigli di classe attribuiranno il credito per il corrente anno: gli studenti si troveranno ad affrontare l’esame con un “bagaglio” di massimo 40 crediti, di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto e 15 per il quinto.

A titolo esemplificativo, consideriamo uno studente che, negli scrutini finali, abbia riportato una media voti pari a 6 in ciascun anno. La corrispondente fascia consente di attribuire, in tal caso, 7-8 punti al 3° anno, 8-9 al 4° e 9-10 al 5°, escludendo di fatto che possa aspirare alla votazione massima, perché la somma fa 27 punti.

Per raggiungere quota 40 crediti, occorre una media dei voti tra il 9 e il 10 in tutti e tre gli anni. Perciò è necessario che i docenti, ai fini dell’attribuzione dei voti, sia in corso d’anno sia nello scrutinio finale, utilizzino l’intera scala decimale di valutazione.

Si sottolinea che alla media dei voti, e di conseguenza all’attribuzione del credito, concorrono tutte le discipline, così come il voto in comportamento; anche gli eventuali percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro) contribuiscono, seppur indirettamente, alla definizione del credito scolastico, dato che rientrano nella valutazione delle materie alle quali tali percorsi afferiscono e in quella del comportamento.

Da menzionare separatamente i corsi sperimentali quadriennali, dove i consigli di classe attribuiscono il credito scolastico al termine del secondo, terzo e quarto anno. Nei casi di abbreviazione del corso di studi per merito, invece, compete al consiglio della penultima classe, per l’anno non frequentato, la definizione del credito nella misura massima prevista dalla tabella. Questa è stata unificata per tutti i candidati, anche per i privatisti: per questi ultimi, il credito è attribuito dal consiglio di classe davanti al quale sostengono l’esame preliminare, sulla base della documentazione del percorso scolastico e dei risultati delle prove preliminari.

Portando il credito a un massimo di 40 punti su 100, la riforma dà al curriculum un peso maggiore rispetto al passato, quando lo studente poteva totalizzare al più 25 crediti nei tre anni.

I rimanenti 60 punti potranno essere totalizzati nelle prove d’esame, ugualmente distribuiti nei due scritti e nel colloquio orale.

Così la commissione, al termine della correzione delle prove scritte, effettuata – ove possibile – per aree disciplinari, attribuirà collegialmente un massimo di venti punti a ciascuna di esse, per un totale di quaranta punti. La valutazione sarà effettuata utilizzando i criteri di correzione e valutazione preliminarmente definiti, nel rispetto delle griglie di valutazione per la prima e la seconda prova scritta previste dal decreto ministeriale 769/2018.

La commissione dispone, infine, di 20 punti per la valutazione del colloquio: il punteggio viene attribuito, nello stesso giorno nel quale il colloquio viene espletato, dall’intera commissione, compreso il presidente.

Qualora il punteggio totalizzato dal candidato non abbia raggiunto 100, in sede di scrutinio finale è possibile, sulla base di criteri determinati in sede di riunione preliminare o in una riunione successiva, che la commissione decida di attribuire un punteggio integrativo.

A tale integrazione, che consta al massimo di cinque punti, potranno accedere i candidati che abbiano conseguito almeno trenta crediti e un risultato complessivo nelle prove di esame pari almeno a cinquanta.

Qualora, invece, lo studente raggiunga il punteggio complessivo di 100 senza la predetta integrazione, cioè riportando il massimo punteggio in tutte e tre le prove d’esame oltre all’ammissione con 40 crediti, sarà possibile l’attribuzione della lode purché la decisione sia presa dalla commissione all’unanimità e soltanto se il credito scolastico massimo era stato attribuito con voto unanime del consiglio di classe di ciascun anno.

Il 100 e lode vale un premio statale in denaro e agevolazioni per l’università

da Il Sole 24 Ore

di Francesca Barbieri

Prendere 100 e lode? Missione possibile ma di certo non facile, con una “partita” che si gioca nell’ultimo triennio del ciclo di studi. Vediamo quali sono i requisiti. È necessario avere totalizzato il massimo del credito scolastico, pari a 40 punti, con un voto unanime del consiglio di classe in sede di scrutinio, e aver raggiunto il 100 al termine degli esami.

Bisogna quindi aver totalizzato 20 punti alla prima prova, 20 punti alla seconda prova, 20 punti al colloquio, senza l’aiuto dei 5 punti di bonus.

Gli studenti che si distinguono nell’esame di Stato vengono inseriti nell’Albo nazionale delle eccellenze, che ha l’obiettivo di raccogliere i nomi degli studenti meritevoli ed è pubblicato all’indirizzo internet www.indire.it/eccellenze. I nominativi di questi studenti sono resi disponibili per le università, le accademie, le istituzioni di ricerca e le imprese.

Il massimo dei voti

I 100 e lode hanno diritto a un premio in denaro, come stabilito dalla legge 1/2007. Il premio negli ultimi anni è stato ridotto: nel 2007 l’assegno era di 1.000 euro, nel 2010 di 600 euro, nel 2011 di 500 euro fino ad arrivare a 300 euro per i diplomati del 2018. La ragione? Banalmente, perché negli ultimi anni c’è stato un aumento dei diplomati con 100 e lode. Così, un numero crescente di ragazzi eccellenti è stato costretto a dividersi il budget totale a disposizione.

Di conseguenza, se da una parte il numero dei 100 e lode sale, parallelamente la quota pro capite del premio di maturità ha subìto negli anni un progressivo calo.

I dati degli esami di Stato riportati dal Miur mostrano che a meritare il massimo dei voti nel 2018 sono stati 6.004 maturandi: l’1,3%, contro l’1,2% del 2017; numero che a sua volta risultava in crescita rispetto all’anno precedente, quando si era fermato all’1,1%. Prima ancora – da quando è stato introdotto l’esame di maturità con la terza prova – non aveva mai superato l’1%.

Gli incentivi di tipo economico riconosciuti agli studenti che hanno conseguito livelli di eccellenza nell’ambito scolastico non sono sottoposti ad alcun regime fiscale in quanto questi «incentivi – chiarisce la risoluzione dell’agenzia delle Entrate 280/E del 25 novembre 2009 – perseguono la finalità di interesse generale di stimolare e accrescere in senso ampio l’interesse degli studenti al conseguimento di un più elevato livello di formazione culturale e professionale».

Prendere un bel voto offre, ovviamente, una marcia in più, per chi punta a iscriversi ai corsi a numero chiuso, ma anche agevolazioni sulle tasse universitarie e rimborsi dei contributi per i test d’ingresso. Alcuni atenei prevedono la riduzione dell’importo delle tasse universitarie e altri invece l’esonero totale: non esiste una regola valida per tutti a livello nazionale, è quindi fondamentale far riferimento al regolamento studenti dell’università prescelta e vedere se sono previste esenzioni o agevolazioni per studenti meritevoli.

La distribuzione sul territorio

Secondo i numeri del ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2017/18, un 100 e lode su cinque (il 20,3% del totale) è stato assegnato a studenti diplomati da licei classici e ben il 37,7% a quelli in uscita da un liceo scientifico. In totale i licei hanno ricevuto l’82,3% delle lodi, i tecnici il 15,2%, mentre i professionali si sono fermati al 2,5 per cento.

Da una regione all’altra però i risultati variano moltissimo, e il solo essere nati in un luogo o in un altro può rendere questo risultato parecchio più facile o difficile. La differenza massima è quella che passa fra studenti lombardi e pugliesi. Se nei primi la percentuale si abbassa ad appena lo 0,5% del totale (secondo gli ultimi dati del Miur riferiti al 2016/17), tra i secondi invece è diverse volte quel numero e arriva al 2,6 per cento. Molte regioni del Nord presentano valori sotto la media nazionale, mentre c’è stata una maggior percentuale di eccellenze in Puglia (come scritto in precedenza), oltre che in Calabria, Marche e Umbria.

Ok dell’Italia allo Spazio europeo dell’Istruzione entro il 2025

da Il Sole 24 Ore

Realizzare lo Spazio europeo dell’Istruzione entro il 2025, ampliare le possibilità di mobilità degli studenti che aderiscono al programma Erasmus+ con maggiori risorse comunitarie, trovare percorsi di sostegno a livello europeo per l’introduzione dell’Educazione motoria sin dalla Scuola primaria.

Sono i temi affrontati dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Marco Bussetti, e dal commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, Tibor Navracsics, in un incontro che si è tenuto martedì scorso al Miur.

Il ministro Bussetti ha ribadito la disponibilità dell’Italia a sostenere attivamente la costituzione dello Spazio europeo dell’Istruzione entro il 2025, un progetto lanciato proprio dal commissario Navracsics.

Dal colloquio è emerso inoltre come, in seguito alla firma dell’accordo con la Santa Sede per il reciproco riconoscimento dei titoli universitari, l’Italia occupi un ruolo primario nel sostenere progetti Erasmus+ aperti anche agli studenti degli Atenei della Santa Sede, come auspicato anche dal Commissario Europeo.

Il ministro ha infine tenuto a sottolineare l’importanza della norma che introduce la presenza di docenti abilitati all’insegnamento dell’educazione motoria sin dalla scuola primaria e la necessità di darle un respiro anche transnazionale, attingendo alle esperienze e ai progetti europei. Bussetti ha inoltre dichiarato la disponibilità dell’Italia a partecipare ad attività sperimentali che riguardino l’educazione motoria e lo sport nelle scuole.

Concorso dirigenti scolastici, ammessi all’orale 3795 docenti. L’elenco

da Orizzontescuola

di redazione

Pubblicato sul sito del Miur il decreto contenente l’elenco degli ammessi alla prova orale del concorso per Dirigenti Scolastici.

Concorso dirigenti scolastici: ammessi 3795 candidati

Le operazioni di scioglimento dell’anonimato sono avvenute il 25 e 26 marzo.

La prova scritta, per superare la quale si doveva conseguire un punteggio minimo di 70 punti, è stata superata da 3.795 candidati.

Decreto

Elenco ammessi

Concorso dirigenti scolastici: la prova orale

La prova consiste in:

  • un colloquio sulle materie indicate all’articolo 10, comma 2, del decreto ministeriale n. 138/2017 (Regolamento) e sulla capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico;
  • una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche;
  • una verifica della conoscenza della lingua straniera prescelta dal candidato tra francese, inglese, tedesco e spagnolo al livello B2 del CEF, attraverso la lettura e traduzione di un testo scelto dalla Commissione ed una conversazione nella lingua prescelta.

Le materie su cui verte il colloquio, uguali a quelle delle prova scritta, sono le seguenti:

a) normativa riferita al sistema educativo di istruzione e di formazione e agli ordinamenti degli studi in Italia con particolare attenzione ai processi di riforma in atto;

b) modalità di conduzione delle organizzazioni complesse, con particolare riferimento alla realtà delle istituzioni scolastiche ed educative statali;

c) processi di programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla predisposizione e gestione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, all’elaborazione del Rapporto di Autovalutazione e del Piano di Miglioramento, nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio;

d) organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all’inclusione scolastica, all’innovazione digitale e ai processi di innovazione nella didattica;

e) organizzazione del lavoro e gestione del personale, con particolare riferimento alla realtà del personale scolastico;

f) valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti e dei sistemi e dei processi scolastici;

g) elementi di diritto civile e amministrativo, con particolare riferimento alle obbligazioni giuridiche e alle responsabilità tipiche del dirigente scolastico, nonché di diritto penale con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica Amministrazione e in danno di minorenni;

h) contabilità di Stato, con particolare riferimento alla programmazione e gestione finanziaria presso le istituzioni scolastiche ed educative statali e relative aziende speciali;

i) sistemi educativi dei Paesi dell’Unione Europea.

Predisposizione prova e quesiti per singolo candidato

I quesiti da sottoporre ai candidati sono predisposti dalla Commissione e dalle Sottocommissioni d’esame.

Commissione e Sottocommissioni scelgono anche i testi da leggere e tradurre nella lingua straniera indicata dal candidato.

Dopo la predetta operazione di predisposizione dei quesiti e prima dell’inizio della prova, Commissione e Sottocommissioni determinano i quesiti da sottoporre ai singoli candidati per ciascuna delle materie d’esame, estraendoli a sorte.

Valutazione prova

Il punteggio massimo conseguibile è di punti 100, così suddivisi:

  1. colloquio sulle materie d’esame punti 82;
  2. accertamento della conoscenza degli strumenti informatici punti 6;
  3. conoscenza della lingua straniera punti 12.

Il punteggio minimo per superare la prova è di 70/100.

I candidati che superano la prova sono inseriti nella graduatoria generale di merito e dichiarati vincitori.

Quadri riferimento costruzione e valutazione prova

La predisposizione (da parte della Commissione e delle Sottocommissioni) e la valutazione della prova devono avvenire sulla base di quadri di riferimento predisposti da un Comitato tecnico-scientifico, istituito con apposito decreto del Miur, come previsto dall’articolo 13, comma 1 lettera c), del DM n. 138/2017 (Regolamento).

Calendario e Convocazione candidati

Il calendario della prova è pubblicato con apposito avviso sul sito del Miur almeno venti giorni prima dello svolgimento della stessa, con l’indicazione di: sede, data e ora di svolgimento.

I candidati sono convocati tramite comunicazione, a mezzo di posta elettronica all’indirizzo indicato nella domanda di partecipazione al concorso. Contestualmente alla convocazione, sarà il voto conseguito nella prova scritta.

La prova orale, finalizzata ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti, verterà sulla risoluzione di un caso pratico.

Saranno, inoltre, accertate le conoscenze informatiche e di lingua straniera.

Decreto

Elenco ammessi

Maturità 2019, Presidenti: prima domanda di inserimento elenco regionale e poi istanza di nomina

da Orizzontescuola

di redazione

Diramato il decreto per la “Formazione delle commissioni dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’a.s. 2018/2019”.

Esami di Stato, domanda commissari esterni dal 27 marzo al 12 aprile su Istanze online. Decreto e tempistica

Vediamo chi è tenuto a presentare domanda in qualità di presidente di commissione e chi ne ha facoltà e come avviene la costituzione degli elenchi regionali.

Maturità 2019: chi deve presentare domanda in qualità di presidente

Hanno l’obbligo di presentazione della domanda di nomina in qualità di presidente:

– i dirigenti scolastici in servizio di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado;

–  i dirigenti scolastici in servizio di istituti statali di istruzione nei quali funzionano corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado;

– i dirigenti scolastici in servizio di convitti nazionali e agli educandati femminili.

I succitati dirigenti, qualora si trovino in situazione di disabilità o usufruiscano delle agevolazioni di cui all’art. 33 della l. n. 104 del 1992 e s.m.i., non hanno l’obbligo ma la facoltà di presentare la domanda.

Maturità 2019: chi può presentare domanda in qualità di presidente

Hanno facoltà di presentare la domanda di nomina in qualità di presidente:

  • i dirigenti scolastici in servizio di istituti statali del primo ciclo di istruzione;
  • i docenti di ruolo in servizio di istituto statale d’istruzione secondaria di secondo grado, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, compresi in graduatorie di merito nei concorsi per dirigente scolastico;
  • i docenti in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con dieci anni di servizio di ruolo, che abbiano svolto per almeno un anno nell’ultimo triennio, incluso l’anno in corso, incarico di presidenza;
  • i docenti in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di istituto statale d’istruzione secondaria di secondo grado, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, che abbiano svolto per almeno un anno nell’ultimo triennio, incluso l’anno in corso, le funzioni di collaboratore del dirigente scolastico;
  • i docenti in servizio di istituto statale d’istruzione secondaria di secondo grado con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, provvisti di laurea almeno quadriennale o specialistica o magistrale;
  • i docenti in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di istituto statale d’istruzione secondaria di secondo grado, con almeno dieci anni di servizio di ruolo;
  • i dirigenti scolastici di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, collocati a riposo da non più di tre anni;
  • dirigenti scolastici di istituti statali del primo ciclo di istruzione, collocati a riposo da non più di tre annni;
  • i docenti, già di ruolo in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, collocati a riposo da non più di tre anni.

Possono inoltre presentare domanda in qualità di presidente, utilizzando il modello ES-l, purché rientrino in una delle categorie precedentemente elencate:

  • i docenti in servizio in istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, con rapporto di lavoro a tempo parziale. Qualora siano nominati, tali docenti sono tenuti a prestare servizio secondo l’orario previsto per il rapporto di lavoro a tempo pieno e ai medesimi sono corrisposti, per il periodo dell’effettiva partecipazione all’esame, la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa, ai soli fini dello svolgimento della funzione di presidente;
  • i docenti-tecnico pratici con insegnamento autonomo e con insegnamento in compresenza;
  • i docenti di sostegno, con abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado. Non possono presentare istanza di nomina in qualità di presidenti, i docenti di sostegno che hanno seguito
    durante il corrente anno scolastico candidati con disabilità che partecipano all’esame di Stato, in quanto deve essere assicurata la presenza dei docenti medesimi durante l’esame;
  • dirigenti scolastici e i docenti in situazione di disabilità o che usufruiscono delle agevolazioni di cui all’art. 33 della I. n. 104 del 1992 e s.m.i.;
  •  docenti di religione, con abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado, con contratto a tempo indeterminato in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali.

Maturità 2019: chi deve e chi può presentare domanda di inserimenti negli elenchi regionali dei presidenti di commissione

Il D.lgs. 62/2017, com’è noto, ha previsto la costituzione di elenchi regionali dei presidenti di commissione (uno per regione), dai quali attingere per la nomina.

Sono obbligati a presentare domanda di inserimento nell’elenco regionale dei presidenti di commissione (regione di residenza o servizio):

  • i dirigenti scolastici in servizio di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, ovvero di istituti di istruzione statali nei quali funzionano corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado e i dirigenti scolastici in servizio preposti ai convitti nazionali e agli educandati femminili.

Hanno facoltà di presentare domanda di inserimento nell’elenco regionale (della regione di servizio o, con riferimento al personale collocato a riposo, della regione di residenza):

  • i dirigenti scolastici in servizio preposti a istituti statali del primo ciclo di istruzione;
  • i docenti in servizio nelle istituzioni scolastiche dell’ istruzione secondaria di secondo grado statale, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo;
  • i dirigenti scolastici di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, collocati a riposo da non più di tre anni;
  • i dirigenti scolastici di istituti statali d’istruzione del primo ciclo collocati a riposo da non più di tre anni;
  • i docenti di istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, collocati a riposo da non più di tre anni.

Possono inoltre presentare domanda di inserimento nell’elenco regionale dei presidenti di commissione, purché rientrino in una delle categorie sopra elencate:

  • i docenti in servizio in istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, con rapporto di lavoro a tempo parziale;
  • i docenti-tecnico pratici con insegnamento autonomo e con insegnamento in compresenza;
  • i docenti di sostegno, con abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado;
  • i dirigenti scolastici e i docenti in situazione di disabilità o che usufruiscono delle agevolazioni di cui all’art. 33 della I. n. 104 del 1992 e s.m.i.;
  • i docenti di religione, con abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado, con contratto a tempo indeterminato in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali.

Maturità 2019: modalità inserimento elenchi presidenti e inoltro domanda nomina

Le domande di inclusione nell’elenco regionale dei presidenti di commissione  vanno presentate dagli aspiranti tramite l’allegato modello ES-E, tramite Istanze Online.

Il sistema trasmette agli interessati la notifica dell’avvenuta presentazione dell’istanza all’indirizzo di posta elettronica registrato su POLIS e, in allegato a essa, la copia del modello salvato dal sistema.

Soltanto dopo aver inoltrato l’istanza di inserimento nell’elenco regionale, il personale interessato può provvedere alla compilazione della relativa istanza di nomina (modello ES-l).

Gli elenchi regionali  sono elaborati dal sistema informativo e trasmessi ai competenti Uffici scolastici regionali, dopo le previste verifiche.

Maturità 2019: tempistica inoltro domanda inserimento elenchi e istanza di nomina

La domanda di inserimento nell’elenco regionale dei presidenti di commissione e la seguente istanza di nomina vanno presentate dal 27 marzo al 12 aprile 2019.

Concorso dirigenti scolastici, a settembre i vincitori nel nuovo ruolo. Bussetti: basta reggenze

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Il ministro dell’Istruzione conferma le anticipazioni della Tecnica della Scuola: i vincitori del concorso per 2.425 nuovi dirigenti scolastici porterà a coprire molti dei circa 2 mila posti vacanti già nel prossimo mese di settembre. L’annuncio è stato dato direttamente dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, attraverso il profilo facebook.

L’impegno del ministro: a settembre i dirigenti saranno nelle scuole

“Ogni scuola – ha scritto il titolare del Miur – deve avere il suo dirigente. Per questo mi sono battuto per accelerare il concorso per la selezione dei nuovi capi di istituto. Oggi abbiamo pubblicato le graduatorie per l’orale”.

“A settembre i dirigenti saranno nelle scuole. Dobbiamo archiviare la pratica delle reggenze. Devono essere l’eccezione, non la regola”, ha concluso il responsabile del MIUR.

Il programma

Parte quindi la corsa contro il tempo per coprire i tanti posti scoperti come capo d’istituto: l’obiettivo, è bene dirlo subito, non è così scontato.

Perché occorre ancora svolgere la prova orale, probabilmente nel mese di maggio: oggi stesso il Miur oggi stesso ha ricordato che sarà “finalizzata ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico”. Inoltre, “saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera”.

Non sarà facile

Mancano 150 giorni al 1° settembre 2019. Non sarà facile, raggiungere l’obiettivo prefissato dal ministro dell’Istruzione.

Perché in questo breve periodo le commissioni avranno l’onere di “scremare” la lista degli ammessi al colloquio di altri 1.500 nominativi. Anche se molti dei candidati che hanno superato lo scritto, è molto probabile che risulteranno comunque idonei.

Quota 100 è legge. Riscatto della laurea valido anche agli over 45. Tutte le novità

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Il provvedimento che include Quota 100 e Reddito di cittadinanza ha ricevuto il via libera definitivo dall’Aula del Senato, incassando 150 sì, 107 no e 7 astenuti. Hanno dichiarato il voto a favore i gruppi di maggioranza, M5s e Lega, mentre si sono espressi per il no Fdi, Pd e Forza Italia.

L’astensione è stata dichiarata dai gruppi di autonomie e Leu.

Il provvedimento, in terza lettura, termina così il suo iter parlamentare e con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventerà legge.

IL TESTO DEL PROVVEDIMENTO APPROVATO (CLICCA QUI)
DOSSIER DI DOCUMENTAZIONE (CLICCA QUI)

Il lavoro legislativo in Parlamento ha introdotto, tra le altre cose, l’offerta minima di lavoro da 858 euro per chi richiede il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza in contanti, la stretta sui finti divorzi e per i genitori single, le assunzioni dei navigator e la nuova figura del vicepresidente dell’Inps.

Riscatto della laurea e Tfr

Le agevolazioni previste scatteranno anche per gli ultra quarantacinquenni. Resta però il limite temporale del 1996: la detrazione del 50% scatta solo per coloro che sono “privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995”.

Per i dipendenti pubblici in pensione con quota 100 l’anticipo del trattamento di fine servizio sale da 30.000 a 45.000 euro. Potrà essere richiesto anche dagli statali già in pensione.

La misura è legata alla pace contributiva che viene estesa per 10 anni: si potrà saldare quanto dovuto in 120 rate mensili, invece delle 60 attuali.

Addio finestre per pensionamento lavori gravosi

Per l’accesso all’ape social e alla pensione con quota 41 a chi esercita professioni gravose non servirà più aspettare la finestra di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Nuove assunzioni

Per supplire alla carenza di organico, in seguito al pensionamento anticipato con Quota 100, le pubbliche amministrazioni potranno effettuare nuove assunzioni assicurando una sorta di corsia preferenziale alle categorie protette.

Maturità 2019, dal 27 marzo al 12 aprile le domande per commissari esterni

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Il decreto 5222 del 26 marzo 2019 rende noti tempistica e criteri per la presentazione della domanda dei docenti per commissari esterni e Presidente nelle commissioni di Esame di Stato scuola secondaria II grado a.s. 2018/19. Queste potranno effettuarsi dal 27 marzo al 12 aprile su Istanze Online.

Esame di stato: chi deve presentare domanda

I docenti tenuti alla presentazione dell’istanza di nomina in qualità di commissario esterno dell’esame di Stato sono:

1.quelli con contratto a tempo indeterminato (compresi i docenti i docenti tecnico pratici con insegnamento autonomo e insegnamento in compresenza e i docenti assegnati sui posti del potenziamento dell’offerta formativa), in servizio in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, se non designati commissari interni o referenti del plico telematico: – che insegnano, nell’ordine, nelle classi terminali e non terminali, discipline rientranti nelle indicazioni nazionali e nelle linee guida dell’ultimo anno dei corsi di studio; – che, pur non insegnando tali discipline, insegnano discipline che rientrano nelle classi di concorso afferenti alle discipline assegnate ai commissari esterni;

2. i docenti con rapporto di lavoro a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico” o fino al termine delle attività didattiche (ivi compresi i docenti i docenti tecnico pratici con insegnamento autonomo e insegnamento in compresenza), in servizio in istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado, se non designati commissari interni o referenti del plico telematico: – che insegnano, nell’ordine, nelle classi terminali e non terminali, discipline rientranti nelle indicazioni nazionali e nelle linee guida dell’ultimo anno dei corsi di studio; – che insegnano discipline riconducibili alle classi di concorso afferenti alle discipline assegnate ai commissari esterni, in possesso della specifica abilitazione all’insegnamento o di idoneità di cui alla legge n. 124del 1999o, da ultimo, di titolo di studio valido per l’ammissione ai concorsi per l’accesso ai ruoli.

Esame di Stato: chi non deve presentare domanda

Non sono tenuti a presentare domanda di partecipazione all’esame di Stato per commissario esterno gli insegnanti di sostegno che hanno seguito durante l’anno scolastico candidati con disabilità, che partecipano all’esame di Stato;

Inoltre, non devono presentare domanda i docenti in situazione di disabilità o che usufruiscono delle agevolazioni di cui all’art. 33 della I. n. 104del 1992; e)i docenti che usufruiscono di semidistacco sindacale o semiaspettativa sindacale.

IL DECRETO

GLI ALLEGATI

Sindacati-Governo: ormai è rottura. Sciopero imminente

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Fra Governo e sindacati scuola siamo ormai vicinissimi al punto di rottura.
Sulle proposte unitarie delle principali organizzazioni né la Lega né il M5S (e per la verità neppure il Ministro) hanno detto qualcosa.
La distanza è sempre maggiore, tanto che ormai lo stato di agitazione è stato ufficialmente dichiarato.

Le richieste dei sindacati

Ma cosa chiedono di preciso i sindacati?
E’ presto detto: risorse per il rinnovo contrattuale, un piano per l’assunzione dei precari, organici adeguati e cancellazione del progetto di regionalizzazione dall’agenda del Governo.
Se si eccettua l’ultima voce, tutto il resto ha un costo significativo.
Per gli organici, stando anche solo al disegno di legge Azzolina che però esclude il personale ATA, ci vorrebbero un paio di miliardi a regime, per ridurre il precariato i calcoli sono più difficili ma sicuramente non si scende al di sotto di un miliardo; ma il nodo vero è quello del contratto perché se il Governo dovesse aprire i cordoni della borsa per la scuola, le confederazioni sindacali chiederebbero immediatamente soldi anche per il resto del pubblico impiego e tre miliardi sarebbe la cifra minima necessaria.
Insomma a conti, mal fatti peraltro, ci vorrebbero 6 miliardi: si tratta di una cifra per il momento del tutto fuori portata soprattutto se si considera che ormai molti indicatori economici fanno pensare che il Paese sta entrando in una fase di recessione non più tecnica ma strutturale.
I sindacati per parte loro sono ad un passo dalla proclamazione di uno sciopero nazionale del comparto scuola da calendarizzarsi nella prima decade di maggio.
Ma se il Governo dovesse aprire il confronto, i sindacati potrebbero essere costretti a dire se vogliono subito il contratto o gli organici o se intendono mettere in primo piano il tema del precariato. In ogni caso una buona parte del mondo della scuola potrebbe rimanere insoddisfatta.

Concorso DS: pubblicati gli esiti della prova scritta. L’elenco degli ammessi all’orale

da Tuttoscuola

Online sul sito del Miur il decreto contenente l’elenco degli ammessi alla prova orale del Concorso DS da immettere nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali, inclusi i centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Ne dà notizia lo stesso Ministero dell’Istruzione in un comunicato che riportiamo di seguito.

Clicca qui per visionare l’elenco degli ammessi alla prova orale

Clicca qui per leggere il decreto

Le operazioni di scioglimento dell’anonimato sono avvenute il 25 e 26 marzo. La prova scritta concorso DS, che richiedeva il conseguimento di un punteggio minimo di 70 punti, è stata superata da 3.795 candidati.

La prova orale concorso DS sarà finalizzata ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera.

Copyright online: il Parlamento europeo approva la direttiva. Ecco cosa significa

da Tuttoscuola

Lo scorso 26 marzo è stata giornata storica per la proprietà intellettuale, la creatività, i diritti degli autori di musica, articoli e di contenuti culturali. La plenaria del Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, la direttiva sul copyright online che estende alle piattaforme online gli obblighi del diritto d’autore.

In parole povere questo significa che Google (YouTube e Google News), Facebook e Instagram saranno responsabili dei contenuti che gli utenti caricano con l’obbligo di intervenire in caso di violazione del copyright. Le piattaforme online dovranno quindi negoziare con editori e artisti il pagamento di un compenso per l’utilizzo dei contenuti. I giornalisti dovranno ottenere una quota delle entrate legate al diritto d’autore.

Noi europei dobbiamo avere una grande ambizione con la direttiva sul copyright: far capire al mondo che anche gli attori dell’ecosistema digitale non possono calpestare diritti, violare la dignità delle persone, sfruttare e sottopagare il lavoro di altri, ignorare la fatica di investire in competenze e professionalità, armare campagne diffamatorie contro i rappresentanti dei cittadini quando si toccano i loro interessi commerciali miliardari” ha detto la parlamentare europea Silvia Costa (PD).

Ai giovani va detto: la vera libertà è la garanzia dell’accesso alla conoscenza non manipolata o omologata – ha continuato Costa – e dare valore al lavoro intellettuale anche dei loro coetanei. Significa anche assicurare la certezza della responsabilità di chi ha posizioni dominanti sulla rete e rastrella miliardi di pubblicità su contenuti prodotti da altri senza alimentare la catena del valore Quindi oggi è un grande giorno per la democrazia e la giustizia in Europa“.

Scopo della direttiva dovrebbe essere quello di incentivare la stipula di accordi e dovrebbe rivolgersi solo alle aziende di grandi dimensioni, visto che si esclude o si limita le responsabilità di società con fatturato inferiore ai 10 milioni o meno di tre anni di attività alle spalle.

Educazione&Scuola©

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