ULTIMO APPELLO AI SENATORI DELLA REPUBBLICA

Atto S. 920-B “Interventi per la concretezza delle azioni delle PP.AA. e la prevenzione dell’assenteismo”

ULTIMO APPELLO AI SENATORI DELLA REPUBBLICA

La norma presenta evidenti profili di incostituzionalità

Onorevoli Senatori,

in vista del voto finale previsto per mercoledì 12 giugno p.v. l’ANDIS rinnova l’appello a modificare il comma 4 dell’art. 2 del DDL 920-B, nella parte in cui prevede la rilevazione della presenza dei dirigenti scolastici con sistemi di verifica biometrica e di videosorveglianza.

Siamo di fronte ad una norma palesemente irragionevole, perchè non presenta coerenza tra la finalità (“la prevenzione dell’assenteismo”) e gli strumenti scelti per raggiungere lo scopo prefissato.

Difatti non vengono forniti dati sulle assenze dei dirigenti scolastici che possano giustificare la misura, nè si tiene conto che la funzione del dirigente scolastico non è soggetta ad un orario contrattualmente definito e non è legata ad un ufficio o ad orari fissi.

La dirigenza delle istituzioni scolastiche, infatti, comporta un sistema di relazioni istituzionali con Enti e soggetti del territorio (art. 21 L. 59/1997 e D.P.R. 275/1999), spostamenti frequenti in orari diversi (anche serali e festivi) e ritmi di lavoro non ascrivibili alla mera dirigenza amministrativa.

E’ del tutto evidente che il Dirigente scolastico è chiamato ad adeguare ogni giorno la propria prestazione lavorativa alle diverse sedi dipendenti e alle molteplici e complesse esigenze dell’organizzazione.

L’ANDIS segnala ancora che la norma presenta un ulteriore profilo di incostituzionalità in quanto viola il principio di uguaglianza, introducendo una evidente disparità di trattamento sia tra dirigenti scolastici e personale docente che tra dirigenti scolastici e dirigenti di altre pubbliche amministrazioni (magistrati, avvocati e procuratori di stato, professori e ricercatori universitari…), categorie escluse dall’accertamento.

Alla luce degli elementi sopra richiamati, l’ANDIS chiede agli Onorevoli Senatori della Repubblica di approvare un emendamento che escluda anche i dirigenti scolastici dalle misure di verifica biometrica della presenza.

Il Presidente nazionale

Prof. Paolino Marotta

Accordo con sindacati su reclutamento e Pas

Scuola, Bussetti: “Bene accordo con sindacati su reclutamento e Pas. Daremo risposta seria al precariato. Parte nuova stagione di concorsi”

Questa sera al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato raggiunto l’accordo con le Organizzazioni Sindacali sul tema del reclutamento e del precariato nella scuola. L’accordo è stato chiuso nell’ambito di uno dei tavoli tematici attivati a seguito dell’Intesa siglata lo scorso 24 aprile a Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministro Marco Bussetti.

“L’accordo raggiunto oggi – commenta Bussetti – è frutto del serio lavoro che abbiamo condotto in queste settimane con le Organizzazioni Sindacali. Un confronto franco che porterà alla stesura di una norma attraverso la quale metteremo in campo misure straordinarie a tutela dei precari storici e, in contemporanea, avvieremo una nuova stagione di concorsi ordinari per chi vuole insegnare nella scuola secondaria. Questo Governo sta mostrando grande attenzione verso il comparto dell’Istruzione. L’accordo di oggi ne è ulteriore riprova. Definiamo un percorso che ci consente di dare una risposta concreta al precariato giunto ormai a livelli esponenziali che rischiano di mettere in difficoltà il funzionamento del sistema, proprio perché negli ultimi anni sono mancati una seria programmazione e interventi adeguati”.

In particolare, saranno previsti, per i docenti che hanno già lavorato per almeno tre anni nella scuola, sia statale che paritaria, percorsi (PAS), che saranno attivati a stretto giro e che consentiranno di conseguire l’abilitazione all’insegnamento, utile, fra l’altro, per accedere alle supplenze annuali dalle graduatorie di seconda fascia e per insegnare nelle paritarie. Al PAS potranno accedere, tra gli altri, anche i docenti di ruolo e i dottori di ricerca.

Al contempo, sarà bandito un concorso straordinario e abilitante, da oltre 24.000 posti, per chi ha già maturato tre anni di insegnamento nella scuola statale, di cui uno specifico nella classe di concorso per cui si intende concorrere. La graduatoria finale sarà determinata assicurando un preminente rilievo ai titoli di servizio, oltre che in base al punteggio attribuito ad una prova scritta, da svolgere al computer, per la quale sarà prevista una soglia di punteggio minimo, nonché a una prova orale non selettiva, si legge nell’intesa siglata.

Ulteriori 24.000 posti saranno poi destinati a un concorso ordinario per laureati in possesso dei requisiti previsti dalla disciplina vigente, fra cui 24 crediti formativi in ambito antropo-psico-pedagogico e metodologie e tecnologie didattiche.

“Con questi due concorsi per la scuola secondaria bandiremo, fra straordinario e ordinario, quasi 50mila posti. Altri 17.000 sono quelli del concorso ordinario per infanzia e primaria – prosegue Bussetti -. Nei prossimi mesi, dunque, bandiremo quasi 70.000 posti nella scuola”.

I tavoli proseguiranno ora per affrontare, fra l’altro, anche le tematiche connesse al personale ATA.

Roma, 11 giugno 2019

Del Rav et similia

Del Rav et similia

di Maurizio Tiriticco

Quanti preziosi materiali normativi vengono prodotti oggi dal Miur e dall’Invalsi! E proposti ed imposti alle scuole! Tutti finalizzati a migliorare sempre più processi e prodotti del nostro sistema di istruzione, educazione e formazione nonché, ovviamente, delle nostre singole istituzioni scolastiche autonome. Autonome? Mah! Fino a un certo punto, direi, e con un pizzico di malignità! Ma perché nutro seri dubbi sull’autonomia, quella reale ovviamente, delle nostre scuole e, soprattutto, di quella dei nostri insegnanti? Sono solo dubbi? Non so! In realtà le osservazioni che seguono sono quelle di un povero vecchietto che non insegna da decenni, anche se, però, è sempre impegnato nelle attività di FORMIS, o meglio di FORMazione continua degli InSegnanti. E debbo ricorrere a qualche puntualizzazione storica! Sì! Perché anche la scuola ha la sua storia! Che scorre un po’ lenta, ma, comunque, scorre!

Ho “imparato ad apprendere” nella nostra scuola di Stato e nella nostra Università (Lettere a Roma) dal lontano 1934 fino al 1952. Ho “insegnato” nella nostra scuola di Stato fino al 1983 nonché nella nostra Università (Pedagogia con il Prof. Raffaele Laporta) e non mi sono mai imbattuto in RAV, in PDM ed altre diavolerie del genere! E non mi sembra che nella nostra scuola e nella nostra Università non si insegnasse allora con efficienza, efficacia e produttività. Lo so! La selezione era quella che era e Don Milani nel 1967 sentì la necessità di inviare una bella lettera alla professoressa che bocciava e basta, senza rendersi conto di… ecc ecc.

Ma oggi? Non so! Mi sembra che l’amministrazione scolastica si diverta – come di consueto, ovviamente – a rendere complicate le cose semplici! Spesso mi chiedo: ma il progress dell’autonomia delle istituzioni scolastiche non avrebbe dovuto “svuotare” con il trascorrere del tempo l’amministrazione centrale delle sue tradizionali competenze? In effetti la legge delega 59/1997 (detta anche legge Bassanini), varata dopo anni di discussioni relative a come rendere più efficace, efficiente e puntuale la pubblica amministrazione, affidava una “delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed Enti Locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”. Una legge che veniva da molto lontano, dalla legge 241/90 concernente “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”: una legge che mi piace definire come la “nonna” delle autonomie.

E’ opportuno fare un po’ di storia. Ricordiamo tutti i famosi cinque “decreti delegati”, emanati in ordine alla legge delega 477/1973, concernente, appunto, “Delega al Governo per l’emanazione di norme sullo stato giuridico del personale direttivo, ispettivo, docente e non docente della scuola materna, elementare, secondaria e artistica dello Stato”. In ordine a quella legge, con il decreto 419/1974, venne istituito il CEDE, con sede in Villa Falconieri in Frascati, ovvero il “Centro europeo dell’educazione, avente personalità giuridica di diritto pubblico e autonomia amministrativa. Esso è sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. Ha il compito di curare la raccolta, l’elaborazione e la diffusione della documentazione pedagogico-didattica italiana e straniera e di condurre studi e ricerche sugli ordinamenti scolastici di altri Paesi con particolare riguardo a quelli della Comunità europea e sull’attività in campo educativo delle organizzazioni internazionali”. Nacque così quel bel CEDE, dalla felice intuizione della necessità di dover sprovincializzare la nostra scuola. E ciò è dovuto soprattutto a quel fertile e attivo educatore di area cattolica ed esperto di politica scolastica che era Giovanni Gozzer. Il Centro fu attivo appunto dal 1974 e Gozzer lo presiedette fino alla sua scomparsa. Poi fu presieduto da Aldo Visalberghi… e poi ancora da Umberto Margiotta, Gaetano Domenici… ecc. Insomma, tali iniziative nascevano dalla necessità di comprendere che ormai la scuola italiana doveva assumere un respiro europeo. Erano gli anni delle ricerche internazionali sull’istruzione, tra cui quelle condotte dall’IEA, International Association for the evaluation of Educational Achievement. In seguito, molto più tardi, a norma del Dlgs 258/99, il Centro europeo dell’educazione viene ridenominato e trasformato in Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione. Nasceva l’Invalsi!

Ma andiamo avanti. E’ bene sottolineare l’importanza di alcune norme, che possiamo definire storiche: a) il dlgs 29/93, concernente la “Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego”; b) la direttiva PCM 27/1/94 concernente “principi sull’erogazione dei servizi pubblici: eguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione, efficienza, efficacia, adozione di standard, semplificazione delle procedure, informazione degli utenti, rapporti con gli utenti, valutazione della qualità del servizio, rimborso, procedure di reclamo”; c) il dlgs 626 del settembre ‘94, concernente l’“attuazione delle norme CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”; d) il dpcm 7/6/95 che detta lo “schema della Carta dei servizi scolastici”. Si trattava di modificazioni non banali apportate via via al nostro sistema di istruzione. In realtà è ormai da tutti riconosciuto che l’istruzione costituisce un fattore centrale ed essenziale per lo sviluppo stesso di un Paese!

Giungiamo poi al nuovo millennio, contrassegnato da una legge costituzionale con cui si apportano “modifiche al Titolo quinto della parte seconda della Costituzione”. Si tratta della legge 3/2001, approvata in seguito da un referendum popolare con il 64,4% di sì. Per quanto riguarda la scuola, l’articolo Cost. 117 viene così modificato: “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: m) determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (nel caso della scuola il diritto all’istruzione) ; n) norme generali sull’istruzione”. Successivamente la Ministra Letizia Moratti volle “metterci del suo” in materia di scuola e varò la legge 53/2003. Si trattava di un provvedimento con cui si conferiva “delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”. In detta legge, tra l’altro, l’articolo 3 è tutto dedicato alla “valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione”. In detto articolo leggiamo tra l’altro che “ai fini del progressivo miglioramento e dell’armonizzazione della qualità del sistema di istruzione e di formazione, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative; in funzione dei predetti compiti vengono rideterminate le funzioni e la struttura del predetto Istituto”.

Da quella norma è iniziata quella che mi piace chiamare l’invalsione della scuola!!! O meglio, la somministrazione periodica alle scuole delle “prove Invalsi”: la pillola annuale che insegnanti e studenti devono assumere! E, come avviene per tutte le pillole, l’assunzione è sempre mal sopportata. Anche e soprattutto perché l’Invalsi adotta criteri di misurazione e di valutazione che hanno valenza e rigore scientifici, mente le valutazioni esercitate da sempre dai nostri insegnanti sono quelle che sono! Gli insegnanti non sanno nulla di misurazione, di valutazione e di certificazione, però sono tenuti non a “misurare”, perché nessuno glielo ha mai insegnato, ma a valutare e a certificare! Ma il tutto molto “alla buona”! Tutt’al più i nostri insegnanti – ma non per loro responsabilità – nelle loro elaborazioni tri- o quadrimestrali  giungono alla media. E non sanno che oltre la media, esistono altre elaborazioni: la mediana, la moda, il gamma, il sigma, i punti Z e i punti T. Procedure che renderebbero la valutazione credibile, se non scientifica! Non assegnano mai un uno o un dieci, Anzi a volte deliberano collegialmente di abolire gli uno e i due! Contra legem!!! Di converso abbondano in più, in meno, in meno meno… quindi alterano di fatto la scala decimale che per legge ammette solo punti interi!!! Ma nessuno glielo dice perché l’Invalsi invade la loro attività ma non insegna!!! Lo credo bene! Se insegnasse loro come si misura, si valuta e si certifica, con il tempo il nobile e saccente istituto nazionale chiuderebbe!

Ebbene! In questo casotto operativo nel quale i nostri insegnanti operano, adesso la norma e la provvidenziale amministrazione centrale hanno lanciato loro addosso pure i RAV, i PDM e non so che cos’altro! Qual è il risultato di tutto questo bailamme? Che i nostri insegnanti sono costretti a riempire sempre più carte su carte e a trascurare di fatto la didattica. A fronte poi di studenti sempre più distratti da altro e di genitori sempre più esigenti, saccenti e prepotenti. Ne esce un mix che non fa affatto bene alla scuola! Per non dire poi dei nostri attenti, zelanti e sempre più pazienti dirigenti che oggi hanno a che fare con la minaccia di dover rilasciare impronte digitali! Sì! Come i galeotti!

Così, con questi adempimenti a monte del concreto “insegnare ad apprendere” il rischio è che gli insegnanti divengano sempre più burocrati e gli studenti sempre più somari! Anche se poi gli esami di maturità sono superati da cani e porci (99,99%) e con punteggi belli alti, soprattutto al Sud! Concludo: c’è un grosso rischio che i nostri giovani divengano sempre più ignoranti e i nostri insegnanti sempre più demotivati, anche perché – com’è noto – sono i peggio pagati del mondo!!! Però la moltiplicazione della carta non si ferma! Oggi compilano RAV e PDM e non so cos’altro! Per non dire dei voti, stampati a fuoco sui registri elettronici! I vantaggi del progresso digitale? Mah! E domani? Comunque, possiamo stare più che tranquillli!!! A dirigere il nostro Ministero si avvicendano sempre uomini dello spessore di un De Sanctis… di un Bonghi, un Orlando, un Croce, un Gentile, un Omodeo… viva l’Italia! Viva l’ignoranza! Viva i due nostri grandi vicepresidenti leader del Consiglio dei Ministri che non parlano, ma balbettano slogan! Prima gli italiani! Prima i minibot!

Bambini innocenti e adulti colpevoli

Bambini innocenti e adulti colpevoli

di Vincenzo Andraous

Fino a qualche tempo fa il tamburo battente sulle pagine dei giornali, le drammatiche sequenze televisive, marcavano stretto il territorio annientato delle donne maltrattate, ferite, uccise, dagli uomini costantemente divorati dal delirio di onnipotenza, di possesso. Ultimamente sta prendendo piega un’altra devastazione dis-umana, una follia lucida, una piaga che incancrenisce la ragione, un disagio che altera la propria consapevolezza di essere umano, al punto da perdere contatto con la propria dimensione-ruolo di madre, di padre. Ci sta attraversando un tempo dove le ore sono scandite dalla miserabilità in-umana, dalla inaccettabilità di comportamenti annichilenti, è un tempo in cui ci stanno andando di mezzo i bambini, i più piccoli e indifesi, quelli che mai e poi mai dovrebbero essere anche solo sfiorati con un dito. Bimbi martoriati, picchiati, uccisi, bambini non più amati, venerati, protetti, soltanto rifiutati e oltraggiati, traditi da chi li ha messi al mondo, da chi riponevano piena fiducia, da chi avrebbe dovuto difenderli a costo della propria vita. Bimbi di due, tre anni, malmenati fino a spezzar loro le piccole ossa, condotti al pronto soccorso e poi nuovamente a casa, all’inferno dei maltrattamenti, delle umiliazioni, delle sofferenze e delle tragedie che incombono. Ma come è possibile rimandare al mittente  un bambino percosso brutalmente, quando i genitori mentono spudoratamente, quando le ferite non sono il risultato di una caduta, ma sono la sintesi di un rifiuto. Come è possibile che il mondo adulto, parentale, amicale, volga lo sguardo da un’altra parte, faccia finta di non sapere, di non conoscere, di esser all’oscuro di tanta infamia? Come è possibile fare gli omertosi in una situazione simile, come è possibile?  Si tace per la paura di eventuali ritorsioni, per il quieto vivere innanzitutto? Anche di fronte alla vergogna di un bimbo con gli occhi spalancati dal terrore e dal dolore? La paura si vince con l’indignazione, con il bisogno profondo di consentire giustizia a chi non vede riconosciuti i propri diritti fondamentali, un bimbo ha diritto di vivere più di chiunque altro, non certamente di silenzi colpevoli. Qualcuno si ostina a ripetere che fare, essere, diventare genitori, è un mestiere davvero difficile, complicato, complesso, forse è necessario approfondire questa tragedia dell’innocenza violata, non solamente con l’uso delle parole, ma con la consapevelozza dell’umanità di ognuno e di ciascuno che non può e non deve rimanere prostrata alla violenza più irraccontabile.

Spunta un bonus assunzioni per i «mecenati» delle scuole

da Il Sole 24 Ore 

di Cl. T.

Dopo l’addio allo school bonus, che nel 2019 non è stato rinnovato, spunta un nuovo bonus per i “mecenati” delle scuole superiori: a prevederlo un emendamento del governo al decreto crescita, che stanzia 3 milioni nel 2021 e 6 a regime.

La norma
L’incentivo è riconosciuto a chi dona almeno 10mila euro a un istituto per ammodernare i laboratori, e migliorare così le competenze degli studenti, sarà riconosciuto per un anno uno sconto dei contributi sui neoassunti (che provengano dall’istituto stesso) che potrebbe arrivare all’esonero completo: si prevedono infatti al massimo 5-600 assunzioni l’anno.

Si chiamerà Leonardo il supercomputer ospitato in Italia

da Il Sole 24 Ore 

Si chiamerà Leonardo, in onore di Leonardo da Vinci del quale si celebrano i 500 anni dalla morte, e sarà operativo entro la fine del 2020: il supercomputer di nuova generazione dalle straordinarie capacità di calcolo che sarà ospitato in Italia. L’annuncio è arrivato ieri, nella conferenza stampa organizzata dal Miur per presentare il progetto del supercomputer, uno degli otto della nuova rete europea che il Comitato Ue sul calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC) ha deciso di ospitare nel tecnopolo di Bologna.

Presenti all’incontro il ministro Marco Bussetti, il direttore generale del Dipartimento delle reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie della Commissione europea, Roberto Viola, il presidente del Consorzio interuniversitario Cineca, Giovanni Emanuele Corazza.

«Il nuovo supercomputer ci permetterà di fare un salto di qualità in tutti i campi della ricerca», ha detto Bussetti. Per il vicepresidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn), Antonio Zoccoli, «la nuova macchina gestirà i dati prodotti dai più grandi progetti internazionali ai quali l’Infn partecipa: dal superacceleratore Lhc del Cern alla ricerca sulle onde gravitazionali di Virgo».

Il progetto vincitore, un consorzio congiunto con la Slovenia guidato dal Cineca, con Infn e Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, «farà di Bologna la quinta realtà mondiale per capacità di calcolo», ha rilevato Corazza.

Maturità, orale a rischio caos: «Il 50% non sa come si svolge»

da Il Messaggero

Un salto nel buio, così i maturandi 2019 percepiscono l’esame di Maturità che li aspetta tra 9 giorni: a togliere il sonno ai ragazzi è la temuta prova orale. Uno su due, ad oggi, non sa di cosa si tratta. La prossima settimana, infatti, parte l’esame di Stato e tra i 520mila candidati l’ansia si sta facendo decisamente sentire. Che cosa li spaventa di più? Quest’anno, di certo, a tenere banco tra le paure dei maturandi c’è la nuova composizione dell’esame che, fresco di riforma, porta con sé non poche incognite. Primo fra tutti il colloquio: si tratta infatti dell’unica parte dell’esame su cui gli studenti dell’ultimo anno delle superiori non hanno potuto esercitarsi in classe.

LE SIMULAZIONI

Il restyling dell’esame vede infatti cambiare anche i due scritti, quello di italiano e quello di indirizzo, per i quali però il ministero dell’istruzione ha messo a disposizione le simulazioni su cui i ragazzi e i loro docenti possono esercitarsi. Lo hanno fatto durante l’anno scolastico, negli ultimi mesi, e lo stanno facendo anche in questi giorni per restare concentrati sulle prove. Lo stesso non può dirsi però dell’orale: il ministero ha fornito solo delle indicazioni ma non può esserci una simulazione uguale per tutti. Saranno i candidati di quest’anno a rompere il ghiaccio con il nuovo esame. E l’incognita vale per tutti, anche per i docenti perché la maturità, quest’anno più che in passato, mette alla prova anche i commissari interni ed esterni che, per la prima volta, si troveranno ad esaminare e valutare gli studenti con modalità mai sperimentate. Dallo scritto multidisciplinare, che potrebbe portare all’esame greco e latino insieme o matematica e fisica insieme, fino al colloquio che parte con le tre buste: il candidato ne sceglierà una in cui troverà il materiale da cui far partire l’orale.

IL SONDAGGIO

Su questo aspetto restano gli interrogativi maggiori: secondo un sondaggio di skuola.net su un campione di 4500 ragazzi, il 53% degli intervistati dice di non aver avuto la possibilità di fare le prove generali del colloquio. Più di un ragazzo su due, a cui si aggiunge il 33% che ha fatto un solo test. Solo un 14% assicura di aver simulato più volte le domande a sorpresa. Per molti ragazzi però non è ancora chiaro in che modo verranno affrontate le tematiche, previste nel colloquio, come quelle legate all’alternanza scuola lavoro o Cittadinanza e Costituzione.

I DOCENTI

Un maturando su 4 infatti assicura di non aver ricevuto alcuna indicazione pratica dai docenti e dai tutor sulla necessità o meno di dover portare una relazione sull’esperienza di alternanza. Stessa situazione per Cittadinanza e Costituzione. In base alle indicazioni del ministero, gli argomenti che verranno proposti nelle buste chiuse saranno tra quelli presenti nel documento del consiglio di classe, che come sempre indica il percorso formativo svolto dagli studenti durante l’anno.

NIENTE SORTEGGIO

Sull’utilizzo delle buste esiste però un problema legato all’inclusività dei ragazzi con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento, come ad esempio gli studenti dislessici: per loro i materiali del colloquio verranno predisposti in base al percorso individuale e non saranno inseriti nelle buste. Insomma, per i ragazzi con disturbo dell’apprendimento niente sorteggio, il colloquio inizierà senza le buste e quindi diversamente da come sarà per tutti gli altri. Quest’anno il problema riguarda circa 20mila ragazzi: tanti sono gli studenti dell’ultimo anno delle superiori con Dsa. Ma nella scuola italiana, in tutto, sono 255mila i ragazzi con dsa per i quali da qui a qualche anno si presenterà il problema delle buste. Un argomento da trattare. Sul tema sono intervenuti anche i dirigenti scolastici dell’Anp con una lettera al ministro Bussetti: «È opportuno – spiega il presidente Antonello Giannelli -prevedere la predisposizione di tre buste contenenti il materiale su cui far avviare il colloquio, in coerenza con il piano didattico personalizzato, anche per gli studenti con dsa. La nostra richiesta è in linea con quella formulata dalla Associazione Italiana Dislessia».
Lorena Loiacono

Certificare le competenze, scuola primaria: modello e info compilazione

da Orizzontescuola

di redazione

Al termine della scuola primaria, gli alunni delle classi quinte riceveranno la certificazione della competenze.

Modello certificazione competenze

Il modello di certificazione delle competenze è stato adottato dal Miur con il DM n. 742/2017 (Allegato A).

Il succitato modello dovrà essere modificato, in quanto il 22 maggio 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente che modifica parzialmente la precedente Raccomandazione.

In attesa della ridefinizione del profilo dello studente come individuato dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, in coerenza con le nuove competenze chiave europee del 2018, per il corrente anno scolastico, si utilizzerà il modello dello scorso anno scolastico, come indicato dal Miur nella nota del 4 aprile 2019.

Qui le info sulla struttura del modello

Compilazione e rilascio certificazione competenze

Il documento di certificazione è compilato dai docenti di classe al termine dello scrutinio finale della classe quinta ed è firmato dal dirigente scolastico.

Il documento va consegnato al termine dello scrutinio.

Alunni con disabilità

Per le alunne e gli alunni con disabilità certificata, il DM 742/2017, prevede che il modello nazionale può essere accompagnato, ove necessario, da una nota esplicativa che  rapporti il significato degli enunciati di competenza agli obiettivi specifici del piano educativo individualizzato.

Al tal fine, ad esempio, è possibile allegare dei descrittori ( rubriche, griglie…) tali da declinare la padronanza delle competenze chiave, in coerenza con il PEI, nei quattro livelli previsti dalla certificazione.

Modelli nazionali certificazione competenze e DM n. 742/2017

Supplenze, il prossimo anno verso 200mila. I numeri del precariato italiano

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Il prossimo anno scolastico rischia di diventare l’anno delle supplenze. A dare i numeri della cosiddetta supplentite (termine coniato durante l’era Renzi) è la Corte dei Conti nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica. Vediamo anche i motivi di tali aumenti.

Supplenze

Quest’anno ( 2018/2019) viene registrato un aumento di cattedre “a tempo”: 157.154 dell’anno scolastico 2018/2019 (al netto dei contratti FIT, finalizzati alle assunzioni in ruolo in caso di valutazione finale positiva) di cui quasi 36mila affidate con contratto annuale fino al 31 agosto e oltre 127mila assegnate fino al termine delle lezioni, vale a dire il 30 giugno.

La crescita del personale supplente annuale si riconduce alla difficoltà a coprire tutti i posti vacanti e disponibili con le nomine in ruolo per effetto della mancanza, in alcune classi concorsuali, del personale iscritto nelle graduatorie di merito ed in quelle ad esaurimento (soprattutto nelle regioni del Nord), nonché al minor numero di vincitori e al mancato completamento di alcune procedure del concorso del 2016.

L’andamento del personale supplente fino al termine delle attività didattiche – passato dalle 109.248 dell’anno scolastico 2016/2017 alle 127.939 unità dell’anno scolastico 2018/2019 (+18.691 unità) – rappresenta, invece, il saldo tra la flessione delle supplenze conferite su posti comuni (effetto delle politiche di riassorbimento del precariato) e la crescita di quelle conferite sui posti di sostegno (in relazione alla nomina dei posti in deroga per effetto della citata Sentenza n. 80/2010 della Corte Costituzionale).

Graduatorie ad esaurimento

Con rifermento alle graduatorie ad esaurimento, a conclusione delle operazioni del piano straordinario e delle nomine effettuate annualmente, la loro consistenza si era ridotta di circa i due terzi passando da 122.314 soggetti nell’anno scolastico 2014/2015 ai 44.892 soggetti dell’anno scolastico 2015/2016 quasi interamente concentrati nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Successivamente alla conclusione del piano straordinario, per effetto di provvedimenti giurisdizionali afferenti alla questione dei diplomati magistrali (e quindi alle graduatorie delle scuole dell’infanzia e primaria) è fortemente cresciuto il numero degli aspiranti iscritti con riserva, riportando le graduatorie ad esaurimento ad una consistenza pari a 72.115 iscritti nell’anno scolastico 2018/2019 (di cui circa il 90 per cento nell’ambito della scuola dell’infanzia e primaria).

ANP al Senato: no a impronte digitali. I dirigenti personale senza orario di lavoro

da Orizzontescuola

di redazione

Il Presidente Nazionale dell’ANP ha inviato al Presidente del Senato, Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati, un appello per la soppressione dell’art. 2 del Decreto Concretezza.

L’ANP mette in evidenza che l’introduzione dei controlli biometrici nei confronti dei DS causerebbe molte spese e causerebbe demotivazione e inefficienza.

Per i dirigenti “la misura appare del tutto insensata perché si tratta di personale senza orario di lavoro e la cui valutazione dipende solo dai risultati ottenuti”. Inoltre si sovverte il principio di gerarchia, “sottoponendo il capostruttura ad un controllo da cui è esclusa la maggior parte del personale in servizio presso la stessa”.

Infine acquistare e installare i dispositivi di controllo biometrico nelle sole scuole costerà circa cento milioni di euro, cifra che costringerà i capi d’istituto a chiedere alle famiglie altri contributi volontari.

L’ANP conclude che i DS “si dividono ogni giorno tra vari plessi, dislocati spesso a molti chilometri di distanza, per risolvere i problemi di studenti e famiglie, per incontrare i rappresentanti degli enti locali, per ottimizzare l’uso di risorse inadeguate rispetto ai bisogni di un’utenza che chiede sempre più qualità e tutela, per prevenire le insidie di contesti degradati che richiedono una dedizione coraggiosa e costante”.

I presidi dell’ANP fanno “dunque appello affinché la proposta di verifiche biometriche venga espunta dal testo durante l’imminente passaggio nell’Aula”.

Lettera

Esame terza media, docenti di religione partecipano all’esame ma materia non è oggetto di prova e valutazione

da Orizzontescuola

di redazione

A rispondere ai dubbi espressi in una interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle sul ruolo dei docenti di religione cattolica durante le prove di esame di terza media è stato il Sottosegretario Giuliano.

Ecco il testo della risposta

I docenti che svolgono l’insegnamento di religione cattolica, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo n. 62 del 2017, partecipano, per gli alunni che si avvalgono di detto insegnamento, alle attività di valutazione periodica e finale nei consigli di classe e, in sede di scrutinio finale, alla deliberazione sull’ammissione ovvero sulla non ammissione di tali alunni alla classe successiva o all’esame di Stato. In tale deliberazione, la manifestazione di volontà del docente di religione cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale.

In tal senso, nulla è stato innovato dal citato decreto legislativo; difatti tale procedura è stata prevista già dal punto 2.7 dell’intesa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 751 del 16 dicembre 1985.

Dal dettato normativo si evince, peraltro, che fanno parte del consiglio di classe tutti i docenti cui è affidato l’insegnamento delle discipline indicate nel decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009, all’articolo 5 (commi 5 e 8), ove è specificamente indicata, come disciplina di insegnamento, anche la religione cattolica.

Ne deriva che, con riferimento alla presenza del docente di religione cattolica nelle commissioni d’esame, come precisato ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del menzionato decreto legislativo, presso ciascuna istituzione scolastica è costituita una commissione per lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Di tale commissione fanno parte tutti i docenti del consiglio di classe, ovverosia tutti i docenti delle classi terze che svolgono insegnamenti curricolari, ivi compresi, pertanto, i docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica e di attività alternative a tale insegnamento, eventuali insegnanti di sostegno e insegnanti di strumento musicale. Al contrario, non fanno parte della commissione d’esame i docenti che svolgono attività nell’ambito del potenziamento e dell’arricchimento dell’offerta formativa.

Per completezza, preciso che commi 1, 2, 3 e 4 dell’articolo 185 del testo unico in materia di istruzione, che individuavano specificatamente i docenti componenti delle commissioni di esame, nonché le materie oggetto di esame, sono stati abrogati in due momenti successivi. Il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 ha abrogato i primi due commi, relativi alle materie di esame, mentre il decreto legislativo n. 62 del 2017 ha abrogato esplicitamente anche il successivo comma 3, riguardante la composizione della commissione.

Quanto all’inserimento della religione cattolica tra le materie d’esame, si rappresenta che tale disciplina non rientra tra le prove scritte, previste all’articolo 8, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 62 del 2017, e non costituisce oggetto del colloquio, atteso che lo stesso, ai sensi dell’articolo 8, comma 5, del citato decreto, è diretto a valutare le conoscenze descritte nel profilo finale dello studente, secondo le vigenti indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, emanate con decreto ministeriale n. 254 del 2012. Al profilo finale dello studente definito nelle citate indicazioni, difatti, non afferisce l’insegnamento della religione cattolica.

In tal senso, si colloca la previsione dell’articolo 309 del testo unico in materia di istruzione, in base alla quale «in luogo di voti e di esami» la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica non è espressa in voti e non è oggetto di specifica prova e valutazione in sede di esame.

Si rappresenta infine che, proprio nell’ottica indicata dalla senatrice interrogante, il decreto legislativo n. 62 del 2017 ha equiparato il ruolo del docente di attività alternative a quello del docente di religione cattolica, sia nell’ambito delle competenze valutative all’interno del consiglio di classe, sia nelle modalità di partecipazione alle commissioni dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Esami di Stato I grado, come si calcola voto finale e si attribuisce lode

da Orizzontescuola

di redazione

Il decreto legislativo 62/2017, dallo scorso anno scolastico, ha novellato la valutazione nel primo ciclo di istruzione e gli esami di Stato sia di primo che di secondo grado.

Relativamente all’esame di Stato di primo grado, tra le principali novità, ricordiamo la determinazione del voto finale.

Voto finale

La valutazione finale è deliberata dalla Commissione d’esame, su proposta della Sottocommissione.

La valutazione finale, espressa con votazione in decimi, deriva dalla media, arrotondata all’unità superiore per frazioni pari o superiori a 0,5 tra: voto di ammissione e media dei voti delle prove scritte e del colloquio.

Nello specifico:

  1. la prima media servirà preliminarmente alla commissione per arrivare alla media tra i voti delle singole prove e del colloquio, senza applicare però, in questa fase, arrotondamenti all’unità superiore o inferiore;
  2. la seconda media, quella che determinerà il voto finale, si calcolerà tra il voto di ammissione e il risultato ottenuto dalla prima media cioè la media dei voti delle prove scritte e del colloquio. In questo caso il voto è eventualmente arrotondato all’unità superiore per frazioni pari o superiori a 0,5 e proposto alla Commissione in seduta.

In definitiva media tra voto di ammissione e media voti ( senza arrotondamento) conseguiti nella prove.

L’esame è superato con una votazione complessiva di almeno sei decimi.

Il voto finale dei candidati privatisti scaturisce dalla sola media dei voti attribuiti alle tre prove scritte ed al colloquio. Il voto, così determinato, è arrotondato all’unità superiore in caso di frazioni pari o superiori a 0,5.

Attribuzione della lode

La lode può essere attribuita all’alunno che consegue una valutazione finale pari a 10/10.

La Commissione delibera all’unanimità la lode su proposta della  Sottocommissione, tenuto conto delle valutazioni conseguite dal candidato nel percorso scolastico e degli esiti delle prove d’esame.

Stop appalti pulizie dal 1° gennaio 2020, posti accantonati settembre-dicembre 2019

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministero, come riferito, ha emanato la nota n. 26350 del 3 giugno 2019 e il decreto con le tabelle sulle dotazioni organiche complessive del personale ATA per il triennio 2019/2022, con le ripartizioni per ciascun profilo valide per l’a.s. 2019/2020.

Organici ATA, 203.434 posti disponibili per il 2019/22. Tutti i numeri per profilo e Regione

Posti accantonati assunzioni lavoratori ditte pulizie

Tra le tabelle di ripartizione quella relativa ai posti accantonati e che saranno destinati ai lavoratori delle ditte di pulizia, in seguito all’internalizzazione di tale servizio:

I lavoratori saranno assunti come collaboratori scolastici, a partire dal 1° gennaio 2020, secondo quanto disposto dalla legge di bilancio 2019.

Stop appalti pulizia. Concorso ATA per titoli e colloquio: posti per regione, requisiti d’accesso e assunzioni

Accantonamento posti

La nota citata all’inizio dedica un apposito paragrafo all’accantonamento dei posti per i succitati lavoratori, ai fini della loro assunzione dal 1° gennaio 2020.

A livello provinciale, leggiamo nella nota, va reso indisponibile un numero di posti non inferiore a quello accantonato nell’anno scolastico 2018-19.

I posti accantonati non possono essere resi disponibili per la Mobilità e per le utilizzazioni e assegnazioni provvisorie.

I succitati posti saranno disaccantonati con decorrenza 1° gennaio 2020 per
procedere all’espletamento delle procedure di stabilizzazione previste dalla legge di bilancio 2019.

Periodo settembre – dicembre 2019

Per il periodo settembre- dicembre 2019, ai fini di una corretta determinazione del personale delle ditte di pulizia, sono attivate apposite funzioni che consentono al Dirigente Scolastico di procedere all’accantonamento in base all’eventuale percentuale decimale (25%) dei posti da rendere indisponibili.

In caso di dimensionamento della rete scolastica, il personale esterno all’amministrazione (i lavoratori delle ditte di pulizia) non può essere utilizzato in punti di erogazione del servizio che in precedenza non fruivano di servizi esternalizzati; l’accantonamento, comunque, non può superare quello previsto nelle sedi in cui era stato operato.

Spetta poi all’Ambito Territoriale Provinciale, su delega del Direttore regionale e previa verifica di eventuali compensazioni ovvero di operazioni connesse alla salvaguardia delle titolarità del personale di ruolo, la convalida ovvero la modifica del dato suddetto.

Il Dirigente Scolastico, a sua volta, può  nominare personale supplente sull’eventuale spezzone orario conseguente ad accantonamento maggiore di quello dovuto.

Impiego del personale delle ditte di pulizia

E’ possibile ricorrere a modalità diversificate di impiego del personale, sulla base di accordi da definire con i titolari delle imprese di terziarizzazione dei servizi del personale ausiliario.

L’utilizzo del personale estraneo all’Amministrazione, si evidenzia nella nota, deve comunque essere limitato alle scuole che usufruiscono della esternalizzazione dei medesimi servizi ausiliari.

Pas, verso la chiusura della trattativa: tavolo al Miur domani 11 giugno

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Sarà la svolta per il Pas il tavolo tematico al Miur in programma domani 11 giugno? A detta dei sindacati e dalle dichiarazioni del Ministro Bussetti rilasciate negli ultimi giorni, pare di si, nel senso che il tavolo dell’11 giugno possa mettere nero su bianco la fase transitoria per i docenti precari di terza fascia con 36 mesi di servizio e il conseguente rapporto che c’è con il concorso scuola 2019 per la scuola secondaria.

L’ultimo incontro ha messo però già tanta carne al fuoco: abbiamo già riferito come i 36 mesi di servizio debbano essere validi se prestati nella scuola statale. In subordine, al PAS, dovrebbero partecipare anche i docenti che hanno tre anni di servizio nelle scuole paritarie.
Tale limitazione, tuttavia, ancora non è definitiva: infatti, il senatore leghista Pittoni, si sta muovendo per concedere ai docenti precari con servizio nelle paritarie lo stesso diritto dei colleghi con supplenze nella scuola statale.
Si tratta, in questo caso, di un problema politico, date le posizioni differenti già note dei due schieramenti politici che compongono il Governo, ovvero Lega e M5S.

Infatti, si pensa che la proposta dei sindacati possa essere modificata: si fa strada un iter che sia abilitativo per tutti i precari e che solo per chi ha già 36 mesi di servizio alle spalle sia invece anche utile all’assunzione già da settembre di questo anno. Ancora da chiarire se il Pas-concorso unificato avrà una selezione in ingresso oppure al termine.

I tempi, però, stringono e per essere subito operativi è necessario che rapidamente la proposta, sotto forma di emendamento, sia presentata al decreto legge Crescita in discussione alla Camera.

Pas 2019: come funziona la stabilizzazione

Ad ogni modo, ad aggi, sappiamo che per i candidati che affronteranno il PAS e dovrebbero essere immessi in ruolo, tuttavia non si prospettano proprio tempi veloci, o quantomeno non sarà per tutti facile: infatti, bisogna ricordare che tali graduatorie PAS saranno in subordine alle GaE e alle graduatorie dei concorsi del 2016 e 2018. Ciò non toglie che in alcune regioni italiane alcune classi di concorso hanno le “vecchie graduatorie” già esaurite e queste potrebbe rivelarsi un vantaggio per alcuni candidati del PAS, ma l’esito dipende dalla singola disponibilità territoriale.

Pas 2019: come partecipare alla fase transitoria

Gli aspiranti, sempre in base alla proposta dei sindacati, parteciperanno alla fase transitoria con la seguente modalità:

– Presentazione della domanda in una sola regione;

– Accesso selettivo per soli titoli (laurea) e servizi finalizzato alla copertura di tutti i posti disponibili all’interno della regione;

– I candidati che rientrano nel contingente accedono al PAS in quella regione e contestualmente lavoreranno su un posto disponibile fino al 31 agosto.
Se la valutazione di merito finale del percorso abilitante è positiva, si procede all’immissione in ruolo con anno di prova;

– Coloro che non rientrano nel contingente svolgeranno il PAS nella regione/provincia nella quale sono inseriti nelle graduatorie di istituto.

Il Pas 2019 sarà organizzato dalle Università in collaborazione con le scuole.

Per essere efficace, la fase transitoria deve partire dal 1°settembre 2019 e le graduatorie devono pertanto essere pronte entro il 31 luglio 2019. Su questa tempistica però, pesa senza dubbio l’iter politico dell’emendamento, che potrebbe condizionare le scadenze proposte.

Requisiti di accesso del Pas 2019

Ma chi partecipa ai PAS 2019? Ecco quali sono i requisiti

– Il servizio deve essere stato prestato per almeno 180 gg. per anno scolastico; vale anche il servizio prestato nell’anno scolastico 2018/19.

– Si può partecipare se almeno una delle annualità è stata svolta sulla classe di concorso per la quale si intende concorrere.

– La procedura si svolge anche per il sostegno e vi può accedere chi ha prestato almeno un anno di servizio su tale tipologia di posto.