Incontro con il Ministro per la famiglia e le disabilità

La FISH incontra il Ministro Locatelli

Il neo insediato Ministro per la famiglia e le disabilità ha convocato ieri congiuntamente la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e la FAND.

L’incontro aveva l’intento di una mutua presentazione ma ha rappresentato l’utile occasione per evidenziare i temi di comune interesse che saranno verosimilmente prioritari nei successivi confronti ed elaborazioni.

Nell’incontro fortemente voluto dal Ministro, nel rispetto dei reciproci ruoli, si sono evidenziati alcuni interessi e visioni, facendo emergere, per ora, quelli che sono comuni e condivisibili. – riporta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Riteniamo sia evidente che questi non esauriscono certamente le istanze della nostra Federazione anche se apprezziamo la continuità con il lavoro sin qui svolto.”

I focus emersi riguardano certamente alcuni temi “caldi” come la necessità di costruire politiche solide sulla non autosufficienza, usando lo specifico Fondo di cui si caldeggia l’aumento e soprattutto definendo un Piano nazionale che renda omogenei, certi ed efficaci i servizi ed i sostegni alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

Un secondo elemento che attira la sensibilità del Ministero, oltre che della FISH, è quello del riconoscimento dei caregiver familiari, su cui una Commissione del Senato sta elaborando un testo unificato delle diverse proposte giacenti. “È una istanza che da anni è molto forte fra le famiglie e le persone con disabilità – commenta Vincenzo Falabella – che ha la necessità urgente di trovare risposte e diritti certi.”

Ci sono poi comuni aspettative sul ruolo e il supporto allo sviluppo di nuove politiche per l’inclusione che potrà essere offerto dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Esso potrebbe essere un luogo di elaborazione e sintesi, ma anche un utile referente per l’attività politica ed istituzionale del Ministero.

Tutto ciò anche considerando che resta negli intenti di questo Governo la redazione del Codice Unico sulla disabilità. Su tale aspetto la FISH ha ricordato come questo intento non possa rallentare o oscurare la concreta attuazione del Programma d’azione biennale sulla disabilità prodotto dall’Osservatorio e approvato con DPR a fine 2017.

Nei prossimi giorni – conclude Falabella – una delegazione della FISH incontrerà nuovamente il Ministro per entrare più nel merito delle istanze e delle proposte della nostra Federazione che investono, come noto, un ampio spettro di temi: dalla vita indipendente alla mobilità, dall’inclusione lavorativa all’accesso alla cultura e al tempo libero, dal contrasto all’impoverimento (inclusa una revisione dei trattamenti pensionistici) all’inclusione scolastica. Ambiti magari di non diretta competenza del Ministero ma sui quali certamente esso può svolgere quel ruolo di stimolo e coordinamento che lo dovrebbe contraddistinguere.”

Reddito e pensione di cittadinanza

da Superabile

Reddito e pensione di cittadinanza.
In tre mesi erogato più di un miliardo

È quanto si apprende dal report dell’Osservatorio statistico sulle misure contro la povertà dell’Inps pubblicato oggi. Tra i nuclei beneficiari anche famiglie con disabili: sono circa 192 mila
ROMA – In tre mesi, Reddito e Pensione di cittadinanza hanno erogato più di un miliardo di euro. È quanto si legge nel report dell’Osservatorio statistico Inps che nella data di oggi ha pubblicato maggiori dettagli sull’andamento della misura introdotta da questo governo e anche sul Reddito di inclusione (Rei), che nel mese di giugno presenta ancora oltre 92 mila nuclei beneficiari. Un Rei in uscita, quindi, anche nei numeri. Siamo ben lontani dal picco di beneficiari registrato dal Rei nel dicembre 2018, con 358 mila beneficiari, mentre continua a crescere il numero di quanti ricevono Reddito e pensione di cittadinanza.

Il dato complessivo dei beneficiari del Reddito di inclusione è stato già reso noto dall’Inps alcuni giorni fa, ma con il report diffuso oggi arrivano anche i dettagli. “Al 17 luglio 2019 risultano pervenute all’Inps 1,4 milioni di domande di cui 905 mila sono state accolte, 104 mila sono in lavorazione e 387 mila sono state respinte o cancellate”, si legge nel dossier. Delle 905 mila domande accolte, 793.547 sono beneficiari del Rdc (con 2.089.280 di persone coinvolte e un importo medio mensile di 525,65 euro), mentre 111.710 sono i beneficiari della Pensione di cittadinanza (127.639 persone coinvolte e un importo medio mensile di 206,92 euro). Complessivamente, quindi le persone interessate da Rdc e Pdc sono oltre 2,2 milioni per un importo medio complessivo di 488,54 euro. Se prendiamo soltanto il Reddito di cittadinanza, l’importo medio erogato è mediamente più elevato dell’80% rispetto all’importo medio del Reddito di Inclusione (293 euro).

Con 777 mila domande, le regioni del Sud e delle Isole, si piazzano al primo posto per richieste di accesso alla misura: sono il 56% per cento del totale delle domande. Seguono le regioni del Nord, con 388 mila domande (28%), e da quelle del Centro con 230 mila domande (16%). Per quanto riguarda le 905 mila domande accolte, invece, 793 mila riguardano nuclei percettori del Reddito di Cittadinanza, con 2,1 milioni di persone coinvolte, e le restanti 112 mila sono nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza, con 128 mila persone coinvolte. Tra le due prestazioni, al Sud e sulle Isole il Reddito di cittadinanza raggiunge il 90% dei casi, mentre scende di qualche punto percentuale al Centro e al Nord. La maggior parte delle domanda, ovvero il 78%, è stata trasmessa dai Caf e dai Patronati, mentre solo il 22% delle domande provengono da Poste Italiane; “quest’ultima percentuale sale al 33% se consideriamo le domande pervenute dalle regioni del Nord e scende al 16% per quelle pervenute dalle regioni del Sud e delle Isole”, specifica il report.

Come è facile intuire dall’entità della domanda, i nuclei beneficiari si concentrano nelle regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 61% del totale delle prestazioni erogate, seguono le regioni del Nord con il 24% ed infine quelle del Centro con il 15%. Su oltre 2 milioni di persone coinvolte, 1,4 milioni vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole, 480 mila nelle regioni del Nord e 308 mila in quelle del Centro. “La regione con il maggior numero di nuclei percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza è la Campania (19% delle prestazioni erogate), seguita dalla Sicilia (17%), dal Lazio e dalla Puglia (9%) – spiega il report statistico – ; nelle quattro regioni citate risiede il 54% dei nuclei beneficiari. Quanto alla cittadinanza del richiedente la prestazione, nel 90% dei casi risulta erogata ad un italiano, nel 6% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 3% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari dei casi precedenti”.

Andando più nel dettaglio tra i nuclei beneficiari, inoltre, si scopre che i nuclei con minori sono 329 mila: rappresentano il 36% dei nuclei beneficiari e coprono il 58% delle persone interessate. I nuclei con disabili sono 192 mila e rappresentano il 21% dei nuclei beneficiari, coprendo il 21% delle persone interessate. Delle oltre 2,2 milioni di persone coinvolte, infine, 580 mila sono minorenni.

Distribuiti alle Regioni 103 milioni di euro per i libri di testo gratuiti

da Il Sole 24 Ore

di Amedeo Di Filippo

Col decreto direttoriale 901 del 12 giugno il Miur ha impegnato in favore delle Regioni i 103 milioni di euro previsti dal Dl 95/2012 per fornire i libri di testo gratuiti agli studenti meno abbienti.

I riferimenti
L’articolo 27 della legge 448/1998 ha conferito ai Comuni l’obbligo di provvedere a garantire la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l’obbligo scolastico in possesso dei requisiti richiesti, nonché alla fornitura di libri di testo da dare anche in comodato agli studenti della scuola secondaria superiore in possesso dei requisiti richiesti.

La legge 296/2006 ha esteso la gratuità parziale dei libri di testo agli studenti del primo e del secondo anno dell’istruzione secondaria superiore. Le disposizioni di attuazione sono state approvate col Dpr 320/1999. Compete alle Regioni l’onere di disciplinare le modalità di ripartizione ai comuni dei finanziamenti.

L’articolo 23, comma 5, del Dl 95/2012 ha rifinanziato la misura con 103 milioni di euro a decorrere dal 2013. Il comma 258 della legge 208/2015 ha inoltre istituito presso il Miur un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, destinato a concorrere alle spese sostenute e non coperte da contributi o sostegni pubblici di altra natura per l’acquisto di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, relativi ai corsi d’istruzione scolastica fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione scolastica.

Il decreto
Col decreto direttoriale 901 dello scorso 12 giugno, pubblicato sul sito del Miur che provvede ad impegnare in favore delle Regioni la somma dell’esercizio finanziario 2019 per la fornitura dei libri di testo in favore degli alunni meno abbienti delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori, per l’anno scolastico 2019/2020.

Al decreto sono allegate tre tabelle:
– la prima (A/1) mostra il piano di riparto dei fondi relativi agli alunni che adempiono all’obbligo scolastico secondo la distribuzione degli alunni meno abbienti stimata dall’Istat sulla base della percentuale delle famiglie con reddito disponibile netto (inclusi i fitti figurativi) inferiore a 15.493,71 euro per Regione;
– la seconda (A/2) contiene il piano di riparto dei fondi relativi agli alunni della scuola secondaria superiore secondo la distribuzione degli alunni meno abbienti stimata sulla base della percentuale delle famiglie con lo stesso reddito disponibile di cui sopra;
– la terza è data dalla confluenza, per regione, delle cifre indicate nelle precedenti tabelle, per un totale di 103 milioni di euro finanziati dalla legge del 2012.

Il ruolo delle Regioni
Le singole Regioni devono ora provvedere, con deliberazione di giunta, ad approvare i criteri per la concessione dei contributi per l’acquisto dei libri di testo, individuando nel Comune di residenza degli aventi diritto l’ente titolare dell’erogazione dei benefici. Comune che viene altresì incaricato di accogliere le domande prodotte dai propri residenti, sia per gli alunni frequentanti scuole ricadenti sullo stesso territorio comunale e in Comuni vicini, sia per quelli frequentanti scuole fuori regione.

I singoli Comuni valutano l’ammissibilità delle domande, in base ai requisiti previsti dalla legge, con verifica, per i casi di frequenza extra-regionale, della non sovrapposizione del beneficio. Ai fini dell’acquisizione delle domande può eventualmente avvalersi della collaborazione delle scuole.

La misura massima del beneficio erogabile è determinata dal costo della dotazione dei testi della classe frequentata, così come previsto da specifica nota del Miur. L’erogazione dei contributi ai beneficiari è subordinata alla presentazione della documentazione a supporto della spesa sostenuta per l’acquisto dei libri di testo. Le somme assegnate e non utilizzate in genere rimangono ai comuni per essere riutilizzate per lo stesso beneficio nell’anno successivo, previa verifica delle eventuali economie da parte della Regione.


Precari, la Commissione Ue apre una procedura contro l’Italia

da Corriere della sera

La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per abuso di ricorso ai contratti termine nella pubblica amministrazione e per discriminazione dei lavoratori a tempo. La direttiva europea sui contratti a tempo determinato prevede che i lavoratori abbiano le stesse condizioni dei colleghi a tempo indeterminato comparabili. Attualmente, spiega Bruxelles, la legislazione italiana «esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico»: insegnanti, personale sanitario, lavoratori del settore dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, personale di alcune fondazioni di produzione musicale, personale accademico, lavoratori agricoli e personale volontario dei vigili del fuoco nazionali. Inoltre, «l’Italia non ha predisposto garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità». L’Italia ha ora 2 mesi per rispondere alle argomentazioni della Commissione, oppure la procedura passerà alla seconda fase.

Il precedente

Per quel che riguarda la scuola, l’Italia è già stata condannata nel 2014 dalla Corte di Giustizia europea per abuso di contratti a termine, una policy durata decenni per ragioni di bieco risparmio contabile. ai supplenti , anche a quelli annuali, non si pagano le ferie. La cosiddetta legge della Buona Scuola di Renzi nasceva proprio dall’esigenza di stabilizzare in blocco quanti più precari storici possibile (circa 55 mila) per ottemperare alla sentenza dei giudici di Strasburgo. Quasi cinque anni dopo però il problema del precariato è tutt’altro che risolto, tanto che i sindacati hanno lanciato l’allarme prevedendo per il prossimo settembre un autentico boom con 150-170 mila cattedre coperte dal valzer dei supplenti.

Precari, Commissione europea denuncia Italia per abuso contratti a tempo determinato. 60 giorni per adeguarsi

da Orizzontescuola

di redazione

Precariato: Commissione europea apre una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il ricorso reiterato ai contratto a tempo determinato nella Pubblica Amministrazione.

La direttiva Ue sui contratti a tempo determinato prevede che i lavoratori abbiano le stesse condizioni dei colleghi a tempo indeterminato comparabili.

Attualmente, spiega Bruxelles, la legislazione italiana “esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico” fra cui la scuola e la sanità.

Su questo fronte è sempre aperta la battaglia dal sindacato Anief, che ha sempre denunciato l’assoluta inadeguatezza delle norme italiane contro l’abuso dei contatti a termine.

Ora l’Europa, su denuncia del giovane sindacato, bacchetta l’Italia e ricorda che la Direttiva 1999/70/CE deve essere applicata a tutti i comparti, anche a quello della scuola pubblica.

L’Italia – spiega il presidente Pacifico – non ha predisposto garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato o in costanza di contratti a termine: i precari non hanno le progressioni di carriera; anche questa è una delle storiche battaglie portate avanti dal nostro sindacato e la Commissione ci ha dato ragione anche su questo punto“.

La Commissione UE, quindi, “invita le autorità italiane a conformarsi pienamente alle pertinenti norme dell’UE. L’Italia dispone ora di due soli mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato”. 

Normativa antincendio, scuole possono mettersi in regola sino al 31 dicembre 2019. Proroga

da Orizzontescuola

di redazione

Le scuole e gli asili nido dovevano mettersi in regola relativamente alla normativa antincendio entro il 31 dicembre 2018.

Il succitato termine, come ci comunicano i senatori del M5S, è stato prorogato al 31 dicembre 2019.

Queste le parole dei Senatori pentastellati Francesco D’Uva, Barbara Floridia, Grazia D’Angelo, Antonella Papiro ed Alessio Villarosa:

Da ultimo, proprio ieri si è intervenuti sul termine per adeguare le scuole e gli asili nido alla normativa antincendio, precedentemente fissato al 31 dicembre 2018, non risultato utile per molte scuole. Con l’unico obiettivo di permettere a tutti gli istituti di mettersi in sicurezza ed evitare che i presidi siano costretti a chiuderli impedendo l’avvio delle attività curriculari a settembre, con un emendamento a firma del MoVimento 5 stelle Senato, inserito nel Decreto-legge n. 59 contenente Misure urgenti nei settori di competenza del ministero per i Beni e le attività culturali, è stato prorogato tale termine al 31 dicembre 2019.

La misura, spiegano i Senatori, è stata posta in essere per un regolare avvio dell’anno scolastico, considerato che sono ancore numerosissime le scuole non in regola con la succitata normativa. Cosi’ la senatrice Floridia:

A settembre vogliamo che l’anno scolastico inizi senza difficoltà. Visto che, nonostante le già molte azioni messe in atto da questo Governo per permettere la messa in sicurezza degli edifici scolastici, molte scuole non sono ancora a norma – dichiara la Senatrice Floridia – ho ritenuto necessario, insieme al Capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, presentare un emendamento per prorogare al 31 dicembre 2019 i termini per l’adeguamento delle norme antincendio degli edifici scolastici perché siamo consapevoli delle difficoltà che affrontano molte scuole. Speriamo adesso, però, viste le numerose azioni poste in essere dal nostro Governo che tutte le Scuole e gli Enti locali possano mettersi in regola al più presto. La sicurezza dei nostri ragazzi prima di tutto“.

Riscatto di laurea, quanto costa: ecco il simulatore INPS. Come funziona

da Orizzontescuola

di redazione

Il Portale INPS è dotato già da qualche mese di un simulatore per il riscatto di laurea, attraverso il quale è possibile calcolare l’ammontare della somma da versare al fondo pensionistico di appartenenza per riscattare gli anni universitari.

Possono simulare l’onere di riscatto, per i periodi che si collocano nel sistema contributivo, sia gli iscritti alla gestione privata che a quella pubblica.

Come funziona il simulatore del riscatto di laurea. Indicazioni INPS

Per utilizzare il simulatore bisogna accedere al servizio “Riscatto di laurea”, tramite codice PIN, SPID o CNS, e cliccare su “Simulazione calcolo” nel menu a sinistra.

Una volta selezionata la gestione previdenziale per cui si desidera simulare il calcolo, occorre inserire alcuni dati: anno di iscrizione all’università, numero di rate in cui frazionare il pagamento, periodo o periodi da riscattare afferenti lo stesso anno solare.

All’utente viene inoltre richiesto di dichiarare l’esistenza di eventuali periodi di anzianità estera o anteriore al 1° gennaio 1996.

Dopo aver inserito tutti i dati, non resta che cliccare sul pulsante “Calcola l’onere del tuo riscatto di laurea”. Ricordiamo che l’importo è orientativo e potrebbe discostarsi da quello effettivo, comunicato a seguito della presentazione della domanda di riscatto.

In aumento le simulazioni dei riscatti di laurea

Da marzo, come emerge dalla seguente tabella, sono aumentate le simulazioni dei riscatti di laurea da parte degli utenti. Secondo le statistiche (riferite alla sola gestione privata) il picco si è registrato ad aprile. A maggio si è verificato un calo rispetto al mese precedente, ma i valori sono rimasti superiori rispetto a quelli di marzo e soprattutto di febbraio. Le simulazioni più numerose riguardano il regime contributivo.

Accedi al simulatore

Bilancio Stato: tagli anche all’istruzione

da La Tecnica della Scuola

Il taglio al bilancio dell’istruzione è modesto (550mila euro) ma è il segnale di  una tendenza: secondo il Governo tutti quanti devono fornire il proprio contributo per il contenimento delle spese.
E’ quanto prevede il disegno di legge in materia di “misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica” all’esame del Parlamento proprio in questi giorni.
Per la verità il ddl non è altro che la conversione in legge del decreto n. 61 già approvato dal Governo ed entrato in vigore il 2 luglio scorso.
Il provvedimento “blocca” circa un miliardo e 300 milioni derivanti dalle leggi su quota 100 e reddito di cittadinanza che si sono rivela meno “costose” delle previsioni.
Altri 200 milioni il decreto li recupera da diversi capitoli di spesa: 47 milioni arrivano dal Ministero della Difesa e 18 dal Ministero dell’Agricoltura.
Come abbiamo detto anche il Miur dovrà versare il suo “obolo” e cancellare spese per 550mila euro. La somma è poco più che simbolica, ma forse proprio per questo si poteva evitare di intervenire su un bilancio che è sofferente già per conto suo.

Graduatorie istituto docenti I fascia, entro il 29 luglio la scelta delle sedi. Le istruzioni

da La Tecnica della Scuola

Fabrizio De Angelis

Si avvia alla conclusione la finestra relativa alla scelta delle sedi per le graduatorie di istituto di prima fascia: il termine scade infatti il 29 luglio. Riepiloghiamo le istruzioni:

Graduatorie istituto I fascia: le istruzioni sulla scelta delle sedi

Le istituzioni scolastiche a cui inviare i modelli di domanda e/o il modello B di scelta delle istituzioni scolastiche possono essere:

– circoli didattici (terzo e quarto carattere uguali a EE);
– istituti comprensivi (terzo e quarto carattere uguali a IC);
– istituti d’istruzione secondaria di primo grado (terzo e quarto carattere uguali a MM);
– istituti d’istruzione secondaria superiore (terzo e quarto carattere uguali a IS);
– istituzioni educative (terzo e quarto carattere uguali a VC per i convitti e VE per gli educandati);
– istituti d’istruzione secondaria di secondo grado (terzo e quarto carattere diversi dai precedenti).

E’ bene precisare che non possono essere espresse succursali, sedi coordinate, sezioni associate. I codici esprimibili sono rappresentati dalle sedi principali (ottavo e nono carattere uguali a ’00’).

Tutte le sedi esprimibili sono comunque fornite in risposta dall’applicazione “sedi esprimibili”. I codici non presenti non possono essere espressi.

Inoltre, l’applicazione per la scelta delle sedi consente anche di visualizzare il dettaglio degli istituti superiori, al solo fine di conoscere la natura di ciascuna scuola componente l’istituto principale. Pertanto, le suddette scuole di dettaglio rimangono comunque non esprimibili in quanto non sono sede di segreteria.

Graduatorie istituto I fascia: quante scuole posso scegliere?

Gli aspiranti possono richiedere un massimo di 20 scuole, appartenenti alla stessa provincia, con il limite, per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e primaria, di 10 istituzioni di cui, al massimo, 2 circoli didattici.

Nell’ambito del numero delle scuole prescelte per l’inclusione nelle graduatorie di scuola dell’infanzia e primaria, gli aspiranti possono richiedere, secondo le apposite modalità previste nel Modello B, un massimo di 7 istituzioni scolastiche, col limite di 2 circoli didattici, in cui essere chiamati con priorità, con le particolari e celeri modalità d’interpello nei casi di supplenze brevi sino a 10 giorni.

Secondo quanto previsto dall’art. 6 comma 2 del presente DM, l’aspirante può derogare al limite dei 2 circoli didattici nei casi in cui la provincia interessata figuri fra quelle che hanno disposto in tal senso, consultando, a tal fine, l’apposito elenco.

Bisogna, inoltre, precisare quanto segue:

  • Per la scuola dell’infanzia devono essere indicati circoli didattici e istituti comprensivi.
  • Per la scuola primaria devono essere indicati circoli didattici e istituti comprensivi.
  • Per la scuola secondaria di primo grado devono essere indicati istituti d’istruzione secondaria di primo grado e istituti comprensivi, sempre utilizzando i codici previsti per la figura del dirigente scolastico. Non si possono pertanto indicare le sezioni associate.
  • Per la scuola secondaria di secondo grado devono essere indicati istituti d’istruzione secondaria di secondo grado e istituti d’istruzione superiore, anche in questo caso utilizzando i codici previsti per la figura del dirigente scolastico. Pertanto, anche in questo caso, non si possono indicare le sezioni associate.
  • Per il personale educativo devono essere indicate le istituzioni educative (convitti ed educandati).
  • Per le scuole carcerarie occorre indicare la sede amministrativa del centro territoriale e non il centro territoriale.

I codici delle istituzioni scolastiche, evidenziamo, sono esprimibili ai fini delle supplenze anche nel caso in cui compaia, nei Bollettini Ufficiali delle scuole statali, la dicitura “non esprimibile dal personale docente” o “esprimibile dal personale A.T.A. e dal personale dirigente scolastico”.

Si precisa, infine, che gli istituti omnicomprensivi, sono costituiti di due codici meccanografici: uno relativo ad insegnamenti di scuola dell’infanzia e/o primaria e/o secondaria di primo grado e l’altro relativo ad insegnamenti di scuola secondaria di secondo grado.

Ai fini delle supplenze, se si desiderano insegnamenti presenti su entrambi gli istituti, devono essere indicati entrambi e non solo quello “sede di dirigente scolastico”.

Documenti graduatorie istituto I fascia

Il decreto Miur (CLICCA QUI)

LA PAGINA DEDICATA DEL MINISTERO

Trasferimenti. I furbetti delle dichiarazioni fasulle per la 104

da Tuttoscuola

Furbetti dei trasferimenti, veri e presunti. Due quotidiani dedicano ampio spazio a iniziative giudiziarie e amministrative relative a docenti che hanno (o avrebbero) presentato documentazioni false per ottenere il trasferimento nella provincia di residenza provenendo da regioni o province lontane.

L’edizione di Palermo di Repubblica riporta il caso di quattro professori licenziati per attestazioni false relative alla 104 per assistenza a familiari, grazie alle quali avevano ottenuto cinque anni fa il trasferimento ad Agrigento. Il caso ‘Agrigento’ era esploso a seguito della denuncia di docenti contro interessati, mettendo allo scoperto un giro di falsi che aveva coinvolto 101 persone tra docenti, personale Ata e medici compiacenti.

La condanna dei quattro professori licenziati è soltanto l’inizio di un procedimento che dovrebbe prevedere tra breve tempo un secondo giudizio riguardante altri 48 docenti.

Il secondo caso dei furbetti dei trasferimenti è riportato dall’edizione di Salerno de Il Mattino che riferisce come l’Ufficio scolastico provinciale, a seguito di segnalazioni di docenti ‘penalizzati’, ha avviato accertamenti per verificare l’attendibilità della documentazione prodotta da sette professori, grazie alla quale avevano ottenuto il trasferimento in provincia, provenendo da regioni del centro-nord.

Se il falso sarà accertato, non sarà necessario attendere la sentenza dell’autorità giudiziaria. L’Ufficio scolastico potrà procedere al licenziamento in tronco sulla base di una recente norma contrattuale voluta dal ministro Fedeli.

L’articolo 29 del CCNL 2016-18 prevede infatti che il licenziamento, oltre ai casi già previsti, può essere disposto per due tipologie di reato:

  1. a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;
  2. b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.

Concorso DS: quale sorte per gli idonei non vincitori?

da Tuttoscuola

Ancor prima che venisse pubblicato l’elenco dei candidati concorso DS con i titoli assegnati, Tuttoscuola aveva evidenziato il problema degli idonei non vincenti, cioè di coloro che, pur superando tutte le prove, non rientreranno tra i 2900 vincitori del concorso DSAvevamo stimato intorno alle 400-450 unità il numero di quegli idonei. A elenco pubblicato con 3.424 candidati, comprensivo di 74 ammessi con riserva che potrebbero essere espunti successivamente con sentenze definitive, sono 450 i candidati che nel prossimo triennio non potranno accedere ai 2.900 posti da assegnare. Quale sarà la loro sorte?

Per gli idonei non vincenti potrà esserci soltanto una soluzione di recupero: un intervento legislativo ad hoc. Lo pensano in diversi, compresa la FLC CGIL che in una nota scrive: “Qualunque decisione in merito al problema non può essere assunta dal MIUR ma deve seguire la via legislativa (anche su proposta del Ministro dell’Istruzione) perché è necessaria una modifica di legge che estenda la validità della graduatoria rendendola permanente, per consentire, una volta assunti tutti i 2900 vincitori, di assumere anche tutti gli idonei, anche negli anni scolastici successivi al 2021/22 , via via che se ne presenti la necessità”.

“Ciò è accaduto in tutti i concorsi precedenti – continua la CGIL – in conseguenza dell’esaurimento della graduatoria dei vincitori e della estrema lunghezza delle procedure concorsuali che hanno sempre impiegato almeno 6/7 anni per concludersi. Riteniamo che l’iter di un provvedimento legislativo possa essere agevolato per il fatto che l’interesse personale di ciascuno dei circa 520 idonei (450 + 74 ammessi con riserva) ad avere il riconoscimento dell’impegno profuso nella procedura concorsuale coincida con l’interesse pubblico prioritario ad assicurare il buon funzionamento del sistema scolastico, assegnando a ciascuna scuola un dirigente titolare reclutato con un selettivo concorso pubblico”.

Tra i sindacati c’è anche chi pensa alla strada del ricorso per fare includere gli idonei esclusi tra i vincitori concorso DS.

Come si possa fare è tutto da vedere, perché, visti i termini del bando, non sarà facile convincere i giudici amministrativi. Ma, come si sa, la storia delle ordinanze cautelari ci ha insegnato che un fumus boni iuris non lo si nega a nessuno, prima che le sentenze di merito azzerino tutto.

È presto per avviare soluzioni legislative, ma, se c’è volontà politica per dare soluzione alla questione, è bene che il problema resti vivo.

Concorso DS, Uil Scuola: ‘Il MIUR rischia di immobilizzare tutto’

da Tuttoscuola

Il concorso DS non finisce di riservare sorprese: stavolta il fatto è quasi sbalorditivo. Si fa l’elenco delle ammissioni con riserve delle riserve, quando ufficialmente, pur non entrando nel merito, il Consiglio di Stato ha già stabilito che l’interesse prevalente è quello pubblico, anche in presenza di legittimi diritti soggettivi“. A dichiararlo è Pino Turi, segretario Uil Scuola, in un comunicato stampa che riportiamo di seguito.

Pensare di accantonare centinaia di posti rischia di rendere vana l’intera organizzazione del dopo concorso, mettendo l’intero procedimento in mano a ricorsi.  Un risultato che immobilizza tutto, con il rischio di un successivo effetto domino disastroso,  con risultati inimmaginabili in termini di ricorsi e controricorsi. Non si possono creare gerarchie tra le riserve. Tutti i candidati che si trovano in posizione utile per essere nominati devono prendere servizio il primo settembre. La burocrazia e le procedure non possono andare contro il buon senso – chiarisce il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi –. Se le procedure amministrative giudiziarie non fossero superabili dalla prassi – mette in evidenza il sindacalista –  il Ministro e il governo sono invitati ad agire legislativamente anche in virtù dell’annunciato decreto legge che dovrebbe essere presentato a breve“.

Si potranno così anticipare i tempi di un film già visto: giocare d’anticipo per trovare i rimedi per legittimare le posizioni dei canditati, sia vincitori con riserva ‘uno’, sia quelli con riserva ‘due’, sia coloro che ancora hanno in piedi un ricorso. Si dovrebbero evitare strade percorse negativamente nei concorsi precedenti, insieme agli effetti che ancora oggi influiscono pesantemente sul sistema. Nel dettaglio – mette in evidenza la responsabile del Dipartimento Dirigenti della Uil Scuola, Rosa Cirillo –  l’inserimento in graduatoria di merito per tutti, riserverà per alcuni un asterisco, il che significa scegliere la regione in cui il posto viene ‘congelato’, in attesa che il giudice si pronunci“.

Il concorso DS ha già subito difficoltà e ricorsi tali da mettere in pericolo la nomina stessa dei candidati  – continua Cirillo – e l’amministrazione ha utilizzato, in difesa del concorso, la motivazione di ‘urgenza’ e di ‘utilità pubblica’ che non può essere dimenticata per chi ha comunque dimostrato di aver superato tutte le prove del concorso con competenza e conoscenza e che non possono essere disperse in questo momento, tanto da inserirli nella graduatoria di merito con il proprio punteggio delle prove e dei titoli”.

“Procedendo all’accantonamento dei posti spettanti si lasciano altrettante scuole, ancora senza dirigente. In pratica, mettere in riserva e dunque bloccare di fatto la situazione di malcapitate scuole  – sottolinea Rosa Cirillo – significa iniziare l’anno scolastico con ulteriori reggenze la cui durata non è prevedibile. Il risultato è ancora una volta quello di far pagare alle scuole il costo di disservizi, che il buon senso può  prevenire”.

Educazione&Scuola©

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