Il CSPI rilancia il legame tra patto educativo ed educazione civica

Il CSPI rilancia il legame tra patto educativo ed educazione civica

di Cinzia Olivieri

Il CSPI, esprimendo nel corso della seduta plenaria dell’11/09/2019 il proprio parere negativo all’avvio della sperimentazione dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, ha suggerito tra l’altro di utilizzare l’anno scolastico in corso per:

“preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento, anche in previsione delle opportune ridefinizioni dei patti di corresponsabilità che devono essere estesi alla scuola primaria e revisionati nella scuola secondaria di primo e secondo grado, come prevede l’art. 7 della legge n. 92 …”.

Sfuggono le modalità di realizzazione pratica di tale presupposto, anche considerando che, nonostante i continui enfatici richiami al patto educativo, questo nel quotidiano, trascorsi ormai oltre 10 anni dalla sua introduzione,  non appare influenzare efficacemente i rapporti scuola famiglia, sebbene sia individuato spesso come panacea della loro atavica crisi. Infatti nella scorsa legislatura un gruppo di lavoro aveva operato alacremente (quanto inutilmente) sulle modifiche al decreto che lo disciplina, in considerazione dei molteplici punti deboli manifestati ed opportunamente valutati, proprio per favorire una ridefinizione dei patti e dei regolamenti in maniera realmente condivisa e partecipata, precorrendo sotto questo aspetto i tempi.

Ebbene, dispone l’art. 7 della L 92/19 rubricato  “Scuola e famiglia”:

“1.   Al   fine   di    valorizzare    l’insegnamento    trasversale dell’educazione  civica  e  di  sensibilizzare  gli   studenti   alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforza la  collaborazione  con le   famiglie,   anche   integrando    il    Patto    educativo    di corresponsabilità di cui all’articolo 5-bis del regolamento  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno  1998,  n.  249, estendendolo alla scuola primaria. Gli articoli  da  412  a  414  del regolamento di cui al regio decreto 26 aprile  1928,  n.  1297,  sono abrogati”.

Dunque per valorizzare l’insegnamento dell’educazione civica, in quanto trasversale, la scuola è chiamata a rafforzare la collaborazione con le famiglie “anche” attraverso l’integrazione del patto di corresponsabilità, che viene esteso a tal fine pure alla scuola primaria per l’effetto abrogando gli articoli da 412 a 414 del RD 1297/1928.

L’integrazione del patto è quindi solo una delle modalità per potenziare la collaborazione con le famiglie (ma sostanzialmente la sola prevista), anche per realizzare la quale erano stati introdotti oltre quarant’anni fa quegli organi collegiali che ora si vogliono abolire e di cui si sono ridotte sempre più le competenze. Non vengono date altre indicazioni pratiche eccetto l’estensione alla primaria, con conseguente abrogazione degli articoli del regio decreto che normavano il procedimento disciplinare nella scuola “elementare”. Infatti l’art. 412 indicava i “mezzi disciplinari” applicabili, l’art. 413 i soggetti che potevano irrogare le sanzioni ed i mezzi di impugnazione e l’art. 414 la necessità di previa informativa alla famiglia prima dell’irrogazione della “pena”.

È palese quindi che queste disposizioni non sono sovrapponibili alla previsione del patto educativo di corresponsabilità, introdotto con l’art. 3 del dpr 235/07 – che ha aggiunto l’art. 5 bis al dpr 249/98 – “finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”.

Sono invece i singoli regolamenti di istituto che devono disciplinare “le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa” del patto oltre che l’intero  procedimento disciplinare (art. 1 del dpr 235/07 che ha sostituito l’art. 4 del Dpr 249/98). Insomma occorre prima lavorare sui regolamenti e poi sul patto. Dunque soprattutto questi avrebbero dovuto preliminarmente essere estesi alla primaria.

Già il gruppo di lavoro per la revisione del dpr 249/98 e ss mm ii aveva rappresentato l’inadeguatezza della predetta normativa anteguerra, suggerendo l’estensione (con opportuni adeguamenti) dell’intero “Statuto delle studentesse e degli studenti” alla scuola primaria (anche per la maggiore tutela procedurale). Ma per effetto della predetta abrogazione nella primaria sostanzialmente manca una normativa per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari.

Appare una forzatura giuridica semplicemente adeguare i patti educativi senza passare da una modifica dell’impianto normativo, vuoi perché i fatti dimostrano che è necessario fornire maggiori indicazioni sulle modalità di condivisione ed elaborazione del patto (ampiamente e dettagliatamente esposte dal gruppo di lavoro), vuoi perché attualmente esso prevede la sottoscrizione anche dello studente, in considerazione delle sue finalità, improponibile alla scuola primaria. Bisognerebbe invece lavorare su come condividere realmente la corresponsabilità educativa, senza invadere le rispettive sfere di competenza ed evitando le ormai tristemente note conflittualità.

Esempio classico e recente il pasto da casa, le cui concrete modalità di esercizio sono state rimesse dalle Sezioni Unite della Cassazione all’autonomia scolastica mentre la decisione è stata nei fatti tradotta prevalentemente in un divieto, con il solo effetto di inasprire il contenzioso. Lo risolveremo con il nuovo patto?

EDUCAZIONE CIVICA: BENE RINVIO

EDUCAZIONE CIVICA, GILDA: BENE RINVIO, ORA CORREGGERE LE CRITICITÀ

“Apprezziamo la decisione del ministro Fioramonti di accogliere il parere negativo del CSPI sul decreto istitutivo della sperimentazione per l’insegnamento dell’Educazione civica e di posticiparne l’introduzione al prossimo anno scolastico”. È quanto dichiara la Gilda degli Insegnanti, che sull’argomento era già intervenuta chiedendo all’ex ministro Bussetti di rimandare il provvedimento all’anno scolastico 2020/2021. 

“Ci auguriamo che questo rinvio serva concretamente per apportare le dovute modifiche al testo legislativo”.

Tra le criticità evidenziate dal sindacato in sede di audizione presso le Commissioni parlamentari, la totale mancanza di risorse per attuare l’insegnamento dell’Educazione civica: “Se si considera davvero importante questa disciplina e la si vuole trattare con il rispetto che merita, – afferma la Gilda – non è possibile prevederne 33 ore senza un aumento orario ma ‘riciclando’ ore delle altre materie. Il decreto, inoltre, non chiarisce a quali altre discipline dovrebbero essere tolte queste ore. Manca anche ogni indicazione sull’organo che dovrebbe individuare e deliberare queste decurtazioni: il Collegio dei docenti? Il Dirigente scolastico? Il Consiglio d’istituto?”.

Un altro aspetto negativo sottolineato dalla Gilda riguarda l’aggravio dei carichi di lavoro per i docenti ai quali non verrebbe corrisposta alcun compenso aggiuntivo: “Il decreto istituisce la figura del Coordinatore dell’Educazione civica (uno per ogni classe), specificando che tutta l’attività professionale da lui svolta non deve essere retribuita. Al massimo è concesso, se il Dirigente scolastico e le RSU lo ritengono opportuno, prevedere un compenso forfettario in sede di contrattazione integrativa d’istituto a carico del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Le solite nozze con i fichi secchi, insomma, alle quali ci siamo opposti sin dal primo momento”.

Educazione civica

Educazione civica: accogliamo favorevolmente la decisione del ministro Fioramonti di recepire il parere negativo del CSPI

Accogliamo favorevolmente la decisione del ministro Fioramonti di recepire il parere negativo del CSPI sul decreto che avrebbe anticipato l’avvio sperimentale dell’insegnamentodell’educazione civica a partire dall’anno scolastico appena avviato.

Siamo stati i primi a denunciare il tentativo del precedente ministro di accelerare i tempi, ritenendo indispensabile concedere alle scuole il tempo necessario per una progettazione organica e coerente e consentire di migliorare e arricchire il provvedimento, con risposte concrete alle difficoltà di applicazione e ai tanti nodi irrisolti rilevati nel testo di legge.

Il parere negativo e pressoché unanime del CSPI, massimo organo di rappresentanza nel sistema di istruzione, ha confermato la preoccupazione che un avvio prematuro potesse compromettere la qualità e il significato del provvedimento.

Nell’accogliere le osservazioni del Consiglio, il ministro ha annunciato l’intenzione di intraprendere da subito un confronto con il mondo della scuola per avviare una seria programmazione e preparare in modo efficace le istituzioni scolastiche all’introduzione dell’educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge, stanziando fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio  

È un buon inizio, che va nella giusta direzione, che è quella di dare ruolo e voce alla scuola italiana contro coloro che vorrebbero tagliarla fuori da ogni decisione che la riguarda e che richiede investimenti in termini di progettazione, professionalità, carichi di lavoro.

Digital Education at School in Europe

Pubblicato il nuovo rapporto Eurydice sull’educazione digitale a scuola in Europa

Nello studio una panoramica sull’uso delle tecnologie a fini pedagogici

Firenze, 12 settembre 2019 – I sistemi educativi europei riescono davvero a preparare gli studenti agli attuali ambienti digitali d’avanguardia? Con quanto successo riescono a perseguire tale obiettivo? A questi interrogativi risponde il nuovo rapporto della rete Eurydice “Digital Education at School in Europe, che rivela la necessità di un’attenzione sempre maggiore nei confronti dell’educazione digitale. Infatti, sebbene ad oggi i sistemi educativi europei abbiano incluso l’educazione digitale nei curricoli scolastici e promuovano l’uso delle tecnologie a fini pedagogici, è possibile spingersi ancora oltre.

La ricerca copre i livelli primario e secondario di istruzione (inferiore e superiore), relativamente all’anno scolastico 2018/19 nei 38 paesi europei (43 sistemi educativi), che partecipano al programma dell’Unione europea Erasmus+: i 28 Stati membri dell’UE, oltre ad Albania, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia.

Lo studio affronta diversi aspetti dell’educazione digitale quali: curricoli scolastici e risultati dell’apprendimento; sviluppo delle competenze digitali degli insegnanti; valutazione delle competenze digitali degli studenti e uso delle tecnologie digitali per valutare gli studenti e, infine; strategie e politiche nazionali sull’educazione digitale a scuola.

In quasi tutti i sistemi educativi, le autorità di livello superiore sono coinvolte nell’offerta di attività di sviluppo professionale continuo nell’area dell’educazione digitale, destinate agli insegnanti. In alcuni paesi, tra cui l’Italia, lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti rientra fra le iniziative che affrontano l’argomento della digitalizzazione della società.

In particolare, in Italia, al completamento della formazione professionale iniziale, i futuri insegnanti di scuola secondaria devono superare un esame per ottenere la qualifica di insegnante e accedere alla professione docente. Le competenze digitali specifiche degli insegnanti vengono valutate proprio nell’ambito di tale esame. I futuri insegnanti di scuola primaria vengono, invece, valutati nel corso della loro formazione iniziale.

La gran parte dei paesi europei ha piani di investimento ben definiti nelle infrastrutture digitali a scuola. Ad esempio, in Italia, gli investimenti nelle infrastrutture digitali sono considerati fondamentali in rapporto all’educazione digitale e, pertanto, costituiscono un aspetto chiave della strategia nazionale.

Il rapporto completo, Digital Education at School in Europe, è disponibile a questa pagina del sito di Eurydice Italia.

Inoltre, è online anche una sintesi che ripropone i risultati principali del rapporto, dal titolo Eurydice Brief Digital Education at School in Europe.

Il Nuovo Paradigma della “VITA -CIRCOLARE”

Il Nuovo Paradigma della “VITA -CIRCOLARE”

Metamorfosi del Paradigma Meccanico Lineare della scienza nel Nuovo Paradigma Circolare dellle Scieze della Vita . Paolo Manzelli –  Cluster Egocreaet. <egocreanet2016@gmail.com>

–> Egocreanet, (NGO-Firenze) ha come obiettivo essenziale il superamento del paradigma Meccanicista che ha dato forma alla societa industriale e al suo modello di produzione e consumo lineare,definito dalla costante crescita competitiva del PIL mercantile , parametro che con ogni evidenza è indifferente alla qualita’ della vita e che pertanto e’ divenuto insostenibile dal punto di vista sociale ed ecologico e della salute umana .

( 1) : Crollo del Meccanicismo in:

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/il-crollo-del-vecchio-paradigma-meccanico-della-scienza.

 La trasformazione del paradigma Meccanico -mercantile nel nuovo paradigma CIRCOLARE DELLA VITA , (fondato sulla qualita ed il benessere e la felicita anziche sulla mera quantita del profitto),  comporta una revisione profonda del modello mentale acquisito durante tutta l’ epoca industriale .

A tale scopo trasformativo nella riunione del Cluster Egocreanet Ngo Firenze del 10 Sett.2019 abbiamo delineato  le modalita di  realizzazione del “Progetto FORMA-MENTE”  del quale e prevista a organizzazione una prima sezione/prototipo del Corso di Formazione in Firenze nei giorni 23//24 Novembre 2019 in collaborazione con la Associazione della Fiorentina che fornira  la antica sede in via dei Ginori 16, 50100 Fireze-Centro.

Superando il riduzionismo concezioni meccaniche si prende coscienza della evidenza della Circolarita della Vita . Sapiamo infatti che la respirazione e a circolazione del sangue sono fenomeni

circolari e che la Energia Biologica che ci tiene in vita corrisponde ad un sistema di reazioni metaboliche che si riassume nel CICLO di KREBS ,dove l’ ATP ,rompendo un triplo legame cede ciclicamente un elettrone trasformandosi in ADP , senza provocare un alto consumo di Fosforo che viene costantemente riciclato ..

Piu in generale la “Ciclicita della Vita corrisponde a un sistema di relazioni circolari di informazione tra “epigenetica e genetica “coordinate dal DNA, che si comporta come una “antenna rice-trasmittente”, capace di armonizzare l’ informazione genetica ed ambientale regolando il complesso processo circolare di rinnovamento e di apoptosi cellulare.

(2)- https://dabpensiero.wordpress.com/2017/10/15/morfogenesi-e-quantum-dna-laser-antenna/

Certamente la “Ciclicita della Vita “, esprimibile tramite relazioni circolari tra <Materia, Energia ed Infomazione >, viene a dipendere espressamente dal ciclo di illuminazione solare (notte giorno) , cosi come dalla ciclicita delle relazioni eletromagnetiche tra pianeti e sistema solare, inserite nell’ evoluzione a spirale dell’ universo nel suo insieme.

(3)-Energia di Inormazione : http://www.caosmanagement.it/n62/art62_04.html

Pertanto dobbiamo rinnovare il “Paradigma Meccanico “, che riduce la interpretazione della vita a una somma lineare di eventi isolati ,e quindi diventa necessario riconsiderare la “ Ciclicita dei Sistema Vivente “ , rivisitata in termini di un nuovo paradigma scientifico/sociale , capace di rinnovare la duplice concezione del tempo nota fino dalla cultura della antica Grecia, la’ dove, al Tempo come sequenza “quantitativa” CRONOS,( considerato valido esclusivamente per la misura del movimento ), veniva associata simutaneamente la concezione “qualitativa” del Tempo (KAIROS) cosi che che nella civilta’ contadina si poneva attenzione alla ciclicita del tempo, (quello opportuno per seminare o per raccogliere), visto in relazione alla ciclicita’ del sistema naturale della Vita nell’ Universo.

Il paradigma meccanico, che è stato proprio della societa industriale , ha limitato la concezione del tempo a quella quantitativa indicata come <CRONOS> creando una profonda incomprensione sulla Realta’ Circolare della Vita e della sua riproduzione evolutiva correlata alle interazioni tra informazione epigenetica e genetica.

(4)- https://dabpensiero.wordpress.com/2018/08/24/epigenetica-e-crono-biologia-il-rilancio-bioquantico-del-programma-mac-lean/ 

Pertanto il Cluster Egocreanet si propone di iniziare a realizzare il progetto FORMA-MENTE di formazione per la “innovazione del cambiamento”, che sara’ .orientato dalla ridefinizione del nuovo paradigma Scientifico//Olistico basato sulla CIRCOLARITA DELLA VITA in quanto tale cambiamento paradigmatico consapevolmente lo riteniamo piu’ adeguato allo sviluppo culturale della societa contemporanea della conoscenza.

Paolo Manzelli

→ Modalita di adesione al Cluster Egocreanet : https://www.egocrea.net/2019/01/15/adesione-al-cluster-egocreanet/

Leggere Pinocchio nelle scuole italiane

Pinocchio di Carlo Lorenzini/Collodi è un romanzo di formazione senza tempo, in cui l’autore amalgamò genialità, narrativa, sapienza stilistica, e una molteplicità di temi sociali che gli stavano a cuore e che tutt’oggi sono attualissimi: la denuncia della miseria, dell’ignoranza, delle violenza sociale, degli abusi sui bambini, ma anche la fiducia nel lavoro come mezzo per ottenere delle trasformazioni positive, la necessità di capire dove stia il bene, di comprendere l’importanza della scuola nella formazione dell’individuo e del cittadino, di acquisire senso di responsabilità nel proprio percorso di vita.

L’opera, che conta ad oggi 136 anni e oltre 260 traduzioni in lingue, idiomi e dialetti diversi, è universalmente considerata una dei capisaldi della letteratura proprio per la sua valenza didattica e formativa e come espressione della giovinezza. Il valore dell’autore di Pinocchio è stato inoltre riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha istituito l’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini – Collodi promossa dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Ente no-profit riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica n. 1313 del 1962, la Fondazione tutela e valorizza l’opera di Carlo Lorenzini/Collodi ed in particolare Pinocchio nel Mondo, è inserita nella Tabella delle Istituzioni Culturali d’interesse Nazionale ed opera sotto il controllo diretto del MIBAC, collaborando attivamente con il MIUR e con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero per la diffusione dei valori e dei principi del personaggio nato dalla penna di Collodi.

Tuttavia, a differenza di altri Paesi che ne prevedono l’obbligo di lettura in classe, Pinocchio risulta sorprendentemente assente dalle letture adottate nelle Scuole italiane, nonostante la sua estrema valenza didattica e formativa come espressione della giovinezza e metafora della crescita. Una mancanza che vuole essere colmata attraverso una petizione online sul sito Change.org che sta raccogliendo firme per includere il romanzo di Collodi nella programmazione didattica di tutt’Italia.

https://www.change.org/p/ministero-dell-istruzione-dell-università-e-della-ricerca-leggere-pinocchio-nelle-scuole-italiane/exp/cl_/bandit-starter_cl_share_content_it-it/v2/1002415946?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&recruited_by_id=895a1ec0-d095-11e9-bdb8-d17693a550ed&recruiter=1002415946&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

Slitta l’avvio dell’educazione civica

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

L’educazione civica non partirà ora, neppure nella veste di sperimentazione nazionale. Forse, ma risorse permettendo, da gennaio 2020 si avvierà una seria programmazione. In ogni caso, l’introduzione ufficiale dell’educazione civica scatterà da settembre 2020, come previsto dalla legge.

Il parere del Cspi
Ieri il Cspi, l’organo tecnico consultivo del Miur, ha espresso parere negativo sul decreto firmato in fretta e furia dal precedente ministro dell’Istruzione per avviare, già a settembre, in via sperimentale a livello nazionale, il nuovo “insegnamento”. Il disco rosso acceso dal Cspi all’unanimità è spiegato dalla difficoltà a partire già quest’anno, visto che «la programmazione della didattica è già in corso e introdurre ad anno scolastico iniziato una nuova materia, per ben 33 ore, metterebbe in difficoltà le scuole».

Il commento di Fioramonti
«Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge», sono le parole del neo titolare del Miur, Lorenzo Fioramonti.

La vicenda
La legge sull’introduzione dell’educazione civica era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 21 agosto scorso ed è entrata in vigore il 5 settembre. Il nuovo insegnamento doveva essere attivato a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore del provvedimento, ovvero non prima del 2020/2021. Ma Marco Bussetti aveva disposto con un decreto una partenza in fase sperimentale già da quest’anno. Partenza che però il Cspi ieri ha oggi bocciato. «È evidente – si legge ancora nell’articolato parere del Cspi – che si tratta di un provvedimento che risponde ad una esigenza molto sentita nella opinione pubblica, anche se la legge, nell’intento di seguire queste attese, presenta non poche difficoltà tecniche di applicazione. Questa sperimentazione, sia pure ad adesione volontaria – si legge in un altro passaggio – non è praticabile (in questo anno scolastico) in quanto comporta una serie di adempimenti sul piano organizzativo e didattico di difficile attuazione e tale da compromettere la qualità ed il significato della sperimentazione stessa. Risulterebbe sicuramente sconvolto il curricolo e il piano di attività, già predisposto per l’anno scolastico 2019/20. È necessaria poi una riflessione aggiuntiva sulla compatibilità temporale fra la permanenza della legge che ha introdotto “Cittadinanza e Costituzione” e l’introduzione della sperimentazione».

Le reazioni
Concordano con la decisione del Cspi i sindacati. Per Maddalena Gissi (Cisl Scuola), non ci sono «i tempi, né le risorse umane ed economiche per introdurre già da quest’anno l’educazione civica». La vicepresidente del Cspi, Annamaria Santoro, esponente della Fp Cgil, giudica “un pò surreale il fatto che le sperimentazioni sono volontarie, partono dal basso; questa sarebbe diventata una introduzione forzata per legge, una forzatura per anticipare i tempi di una legge che ne ha previsti altri». Ma il deputato della Lega, Massimiliano Capitanio, primo firmatario della legge, dice: «Il parere del Cspi era prevedibile ma sono certo che il nuovo ministro dell’Istruzione non tradirà la volontà del Parlamento».

«Back to school stress», ne soffrono 4 ragazzi su 10

da Il Sole 24 Ore

Seguire un regime alimentare sano ed equilibrato, non saltare mai la colazione, prediligere frutta e verdura e praticare tanta attività fisica. Sono questi alcuni dei consigli alimentari degli esperti per combattere la spossatezza e lo stress derivati dal ritorno sui banchi di scuola: un problema che secondo ricerche internazionali affligge il 36% dei ragazzi e che si ripercuote anche sull’umore dei genitori.

Il rientro a scuola
Il mese di settembre segna il fatidico passaggio dal relax estivo all’inizio dell’anno scolastico per milioni di bambini e ragazzi in tutto il mondo. Un momento traumatico che può scatenare forti condizioni di stress e ansia, miste a un calo di concentrazione, soprattutto se non vengono osservati degli accorgimenti alimentari. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata da NBCNews, il 36% dei ragazzi ha dichiarato di avere livelli elevati di stress durante il mese di settembre. Condizione negativa che colpisce anche i genitori, spesso impotenti nell’aiutare i figli: da un’indagine britannica pubblicata su The Sun è emerso che il 65% ha ammesso che i loro bambini saltano completamente la colazione e il 74% ha ritenuto difficoltoso sensibilizzarli a un regime alimentare sano ed equilibrato.

I consigli
Ma quali sono i consigli alimentari degli esperti per consentire ai ragazzi di affrontare al meglio il ritorno sui banchi di scuola, evitando stress e spossatezza? La regola fondamentale per affrontare la giornata scolastica con la giusta energia è quella di non saltare mai la colazione. Gli spuntini di metà mattinata permettono invece di combattere cali di attenzione e la costante attività fisica previene il rischio di obesità. È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Vitavigor, storico marchio dei Grissini di Milano, su oltre 50 testate internazionali coinvolgendo inoltre un panel di esperti nutrizionisti per scoprire le migliori abitudini alimentari per i ragazzi. L’importanza di un regime alimentare sano ed equilibrato per i ragazzi è condivisa anche dalla dottoressa Valentina Schirò, biologa nutrizionista e specialista in Scienza dell’Alimentazione: «La regola fondamentale è quella di non saltare i pasti, dando soprattutto il giusto valore alla colazione e agli spuntini. La prima, perché consente al bambino di iniziare la giornata con l’energia necessaria. Latte, yogurt, biscotti secchi, cereali integrali e marmellata sono tra i cibi da preferite». Dello stesso pensiero è il dott. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l’Università Campus Biomedico di Roma: «Il rientro a scuola può risultare un momento traumatico non solo per la necessità di dover recuperare orari regolari e abitudini ma anche perché i ragazzi si trovano a dover affrontare lo stress delle preoccupazioni e delle responsabilità dell’inizio scolastico».

Educazione civica rimandata al 2020, Bussetti furioso: erano tutti entusiasti, così l’anno scolastico è a rischio caos

da La Tecnica della Scuola

“Sarebbe un errore ritardare l’introduzione in via sperimentale dell’educazione civica nelle scuole”: a dirlo è stato l’ex ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, nello stesso giorno in cui il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo sul decreto da lui firmato il 27 agosto scorso.

In Parlamento tutti d’accordo (o quasi)

Secondo Marco Bussetti, l’iter che ha portato alla realizzazione della norma approdata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 agosto, “è stato un lavoro lungo e faticoso che ha fin da subito raccolto intorno a sé l’entusiasmo di docenti, studenti e famiglie. Un percorso che si é concluso con il voto favorevole all’unanimità del Parlamento (in realtà il Pd ha deciso di astenersi ndr). Segno, anche questo, della bontà di un provvedimento atteso da molti anni”.

Il Governo non butti via l’opportunità

Ora, sempre secondo il ministro dell’Istruzione uscente, “far slittare la sua introduzione perché rischierebbe di mettere in crisi l’anno scolastico è fuorviante. Semmai è vero il contrario”.

“Evidentemente qualcuno ritiene che lo studio della Costituzione, delle istituzioni dello Stato italiano come dell’Unione europea o la tutela ambientale e lo sviluppo eco-sostenibile o il contrasto al bullismo e cyberbullismo, possano pure aspettare. Mi auguro che il nuovo Governo non butti via quanto di buono è stato fatto per il bene dei nostri ragazzi”, ha chiosato Bussetti.

Ma il nuovo ministro darà retta al Cspi

Intanto, però, il nuovo ministro dell’Istruzione ha già fatto intendere che si darà seguito al parere del Cspi: “Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti – ha dichiarato Fioramonti a seguito del giudizio negativo – per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente Ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge”.

Educazione Civica: CSPI boccia la sperimentazione. Il testo del parere

da Tuttoscuola

Nella seduta prevista per oggi, mercoledì 11 settembre, il CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) ha espresso il parere sullo schema di decreto per l’avvio in forma sperimentale dell’insegnamento trasversale di educazione civica. Secondo voci non ancora ufficiali, pare che il CSPI abbia bocciati la sperimentazione che si sarebbe dovuta  avviare in quanto la legge che introduce tale insegnamento entrerà in vigore nell’anno scolastico 2020/2021. Proviamo a fare il punto della situazione e a fornire alcune indicazioni alle scuole con l’aiuto del documento “Novità e questioni emergenti: cosa sapere prima della ripartenza”, realizzato da FLC CGIL.

Leggi il testo del parere del CSPI sull’educazione civica

Educazione Civica: la situazione attuale

La legge 92/19 sull’introduzione dell’educazione civica è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale mercoledì, 21 agosto 2019, ed è entrata in vigore il 5 settembre scorso. Il nuovo insegnamento dovrebbe essere attivato a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore del provvedimento, ovvero non prima del 2020/2021.

Per l’anno scolastico in corso dovrebbe partire una fase sperimentale, come dispone un decreto firmato dal Ministro Bussetti il 27 agosto 2019. Su tale decreto si è espresso invece il CSPI in maniera negativa.
All’educazione civica saranno riservate non meno di 33 ore annue, da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio già previsto dagli ordinamenti vigenti, secondo il criterio della trasversalità.

Iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile saranno avviate dalla scuola dell’infanzia.
Tra i contenuti: lo studio della Costituzione, delle istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali; la storia della bandiera e dell’inno nazionale. Ma anche lo sviluppo sostenibile; l’educazione alla cittadinanza digitale; elementi fondamentali di diritto; educazione e tutela ambientale e sviluppo eco- sostenibile; educazione alla legalità.

Per attivare l’insegnamento dell’educazione civica, le scuole potranno avvalersi della quota dell’autonomia.
Nel I ciclo sarà affidato, in contitolarità, a docenti dell’organico dell’autonomia delle stesse istituzioni scolastiche, nel II ciclo ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia.

Per ciascuna classe, tra i docenti cui è affidato il “nuovo” insegnamento, è individuato un coordinatore che avrà, tra gli altri, il compito di formulare la proposta di voto in decimi, acquisendo elementi conoscitivi dagli altri docenti interessati dall’insegnamento.

La legge prevede, inoltre, l’abolizione delle sanzioni previste dal Regio Decreto 26 aprile 1928, dall’ammonizione all’espulsione dalla scuola, e l’estensione alla scuola primaria del Patto Educativo di Corresponsabilità, già previsto per la secondaria di I e II grado.

Educazione Civica: indicazioni alle scuole

Lo slittamento al 2020 è stato auspicato e sollecitato dai sindacati per consentire alle scuole di inserire l’educazione civica all’interno del Ptof e farne un elemento fondante e caratterizzante della propria azione formativa, coerentemente con le specificità, i bisogni, le potenzialità del contesto in cui operano.

Per superare, da un lato, una sterile impostazione disciplinare e nozionistica, dall’altro l’approccio generico e riduzionistico, occorrono modelli organizzativi centrati su una reale ed efficace corresponsabilità della comunità professionale, l’elaborazione di curricoli verticali che individuino contenuti prioritari e legami di senso con le diverse discipline, senza disperdere le numerose e ricche esperienze già realizzate e le buone pratiche di collaborazione con le realtà extrascolastiche territoriali.

Global Climate Strike

27 settembre, FLC CGIL aderisce al terzo
Global Climate Strike
e indice lo sciopero di tutti i settori della Conoscenza

Il 27 settembre, la Climate Action Week, settimana di mobilitazione sul tema della crisi climatica culminerà nel terzo Global Climate Strike, lo sciopero per il clima. La FLC CGIL, che già lo scorso marzo ha sostenuto le mobilitazioni degli studenti legate al Friday for Future, indice per il 27 settembre lo sciopero di tutti i settori della Conoscenza e partecipa a tutte le iniziative organizzate in occasione di questo terzo Climate Strike.

Il mondo della conoscenza può dare un apporto insostituibile per affrontare la crisi climatica ed ecologica: la ricerca, la formazione delle giovani generazioni sui temi ambientali, l’apprendimento di stili di vita rispettosi dei limiti imposti dalla natura, sono tutte direttrici da seguire, da un lato, per evitare il collasso del nostro ecosistema e dall’altro per spingere i governi a fare grandi investimenti finalizzati alla transizione ecologica, rispettosa dei principi di giustizia sociale, ambientale e climatica.

Come organizzazione sindacale riteniamo inoltre di dover raccogliere l’invito di Fridays For Future, rivolto alle organizzazioni sindacali, a essere soggetto attivo nella giornata del terzo sciopero globale per il clima, poiché la lotta per un pianeta vivibile e quella per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sono intimamente connesse, così come lo è la lotta contro le diseguaglianze sociali che comporta che anche il fardello dei costi ambientali si scarichi sugli ultimi anelli della piramide: i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i migranti, i pensionati.

Durante l’ottavo congresso mondiale dell’Internazionale dell’educazione i 1.400 delegati che rappresentano oltre 32 milioni di educatori provenienti da più di 150 paesi hanno adottato una risoluzione che evidenzia il ruolo dell’educazione nei cambiamenti climatici come una delle priorità di Education International per i prossimi quattro anni. La FLC CGIL ha assunto, tale risoluzione, consapevole che gli educatori sono determinati a fornire ai loro studenti tutti gli elementi di conoscenza, in modo che possano comprendere e siano in grado di affrontare una crisi di vasta portata che influenzerà inevitabilmente la loro vita.

Per tutte queste ragioni, la FLC CGIL aderisce allo sciopero del 27 settembre e sostiene tutte le iniziative legate alla Climate action week promuovendo, per il 25 settembre, un grande evento pubblico al CNR di Roma nel quale si discuterà del tema crisi climatica ed ecologica e del ruolo del mondo della conoscenza per combatterla.