Invalsi sì/no!

Invalsi sì/no!

di Maurizio Tiriticco

Condivido quanto ha scritto il collega GABRIELE BOSELLI. Ho pensato e scritto da sempre che non avrei nulla in contrario su una oggettiva valutazione su scala nazionale del “prodotto scolastico”, ma… e qui il discorso si farebbe lungo, per cui rinvio alle considerazioni di Boselli.

Per quanto mi riguarda, ho sempre segnalato il profondo scollamento che corre tra la “valutazione” degli alunni che si esercita da sempre e come sempre nelle nostre scuole, e la valutazione esercitata dall’Invalsi. I nostri insegnanti sanno tutto della loro personale “disciplina di insegnamento”, ma sanno poco di come si insegna – perché nessuno glielo ha insegnato – e non sanno nulla di come si valutano le prestazioni degli alunni, perché non sanno nulla di una disciplina che si chiama docimologia e che, invece, andrebbe studiata come si studia la matematica, il greco, l’inglese o qualunque altra disciplina.

So che molti collegi docenti, chiamati all’inizio dell’anno, per norma (dpr 275/99, art. 4, c. 4), a decidere in materia di valutazione, si limitano a decidere di non assegnare mai un voto inferiore al 4 o al 3! E ciò è assolutamente extra legem. La norma prescrive una scala decimale che non può essere alterata! Mentre di fatto viene alterata non solo con la cancellazione di alcuni voti, ma anche con lo stesso uso che se ne fa! Come sappiamo, nella pratica scolastica abbondano i PIU’, i MENO; i MENO MENO (!!!), i mezzi voti, ecc. Tutti CENSURABILI! Perché la norma prevede solo VOTI INTERI, da uno a dieci! E, forse, sono anche troppi! In altri Paesi vigono scale valutative di cinque punti! Che manderebbero in tilt tutti i nostri insegnanti!!!

Ribadisco: non esistono che VOTI INTERI! Un genitore che ricorresse contro un quattro e mezzo o contro un tre meno meno assegnati a suo figlio, avrebbe causa vinta. Ciò su cui i collegi dovrebbero decidere, in forza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, sono le “modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale” (copio dal dpr 275/99, art. 4, c. 4). Quindi, non possono decidere di cassare voti a piacimento! Ma SOLO quali criteri adottare nell’uso che ne faranno.

Una seconda questione riguarda le tipologie delle prove di verifica. La scelta adottata dall’Invalsi è quella di somministrare ai nostri alunni in un dato periodo dell’anno scolastico PROVE OGGETTIVE. Sono oggettive perché le risposte attese sono quelle e non altre. E non possono essere che oggettive, se si intende misurare e valutare correttamente ed oggettivamente, appunto, le risposte date. E compararle con altre! E per di più su scala nazionale. E’ una prova oggettiva chiedere ad un alunno di riferire sulle vicende della prima guerra punica o della seconda guerra mondiale. Le risposte sono “quelle e non altre”. Ma la prova è soggettiva se si chiede ad un alunno che cosa pensa della scelta di Napoleone a proposito della campagna di Russia o della scioà o della caduta del muro di Berlino. In effetti, si può riflettere – esprimere giudizi VALUTATIVI – opportunamente e con cognizione di causa solo su CIO’ CHE SI SONOSCE.

Ma torniamo alle prove Invalsi. Tale istituto è stato creato con l’articolo 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53, meglio nota come “legge Moratti”. Ed è stato istituito appunto perché attendesse – per la prima volta nella nostra scuola – alla “valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione”. Un passo in avanti importantissimo per la nostra scuola. Perché non è importante solo insegnare, ma anche conoscere la sua ricaduta, quindi la qualità degli apprendimenti! Pertanto allora, all’Invalsi non abbiamo dato che un benvenuto! Finalmente gli insegnanti sarebbero stati aiutati nella loro difficile azione della valutazione!

Però…questo atteso aiuto non si è verificato affatto! A mio vedere, l’’Invalsi avrebbe dovuto in primo luogo comunicare agli insegnanti quali criteri avrebbe utilizzato nelle sue operazioni! Nonché… insegnare agli insegnanti come si costruisce e come si valuta una prova! Ovviamente, se vogliamo restare nel campo delle prove oggettive! Ma voglio essere più preciso! Occorre conoscere quale differenza corre tra il MISURARE una prova e il VALUTARLA! Un esempio banale: voglio acquistare “quella camicia” che mi piace tantissimo – valutazione – ma non esiste la taglia che fa per me – misurazione. Ma oggi siamo andati oltre! Oggi siparla – e si pratica – di CERTIFICAZIONE delle competenze. Pertanto non occorre soltanto CONOSCERE correttamente, ma essere anche ABILI per saper utilizzare i dati e le informazioni apprese, ed infine anche COMPETENTI per saperle utilizzare con successo per affrontare e superare situazioni nuove. Un bambino è ABILE nel manovrare il volante di un’automobile da fermo, ma non è COMPETENTE se dovesse usarlo in un assetto completodi guida! Una competenza, infatti, richiede ed esige il concorso attivo, mirato e responsabile di operazioni pregresse: negli ambiti delle abilità e delle conoscenze.

Da quanto scritto fin qui consegue che occorre: 1) ISTRUIRE l’ALUNNO in ordine a conoscenze mono- e pluri-disciplinari; e siamo nell’ambito della MISURAZIONE; 2) FORMARE la PERSONA in ordine a date abilità; e siamo nell’ambito della VALUTAZIONE; 3) infine EDUCARE il cittadino in ordine a date competenze (civiche e lavorative); e siamo nell’ambito della CERTIFICAZIONE. Pertanto, un insegnante che pensasse di limitarsi ad insegnare la sua materia e valutarne i relativi apprendimenti, sarebbe un insegnante della scuola che ho frequentata io! Nei lontanianni trenta del secolo scorso!

Quale dovrebbe essere allora il compito primario dell’Invalsi? Non procedere anno dopo anno ad una vera e propria INVALSIONE delle nostre scuole, ma insegnare pazientemente ai nostri insegnanti – ed indirettamente ai loro alunni – come SI MISURA, come SI VALUTA, come si CERTIFICA!

Per la frequenza minima in classe non contano i giorni di assenza ma le ore

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

Si sente spesso parlare all’unisono di calendario scolastico e di frequenza minima obbligatoria per essere promossi. Ma le famiglie devono sapere che sono due questioni diverse, che possono anche avere punti di intreccio, ma che non vanno comunque confuse tra loro.

La prima riguarda il numero dei giorni di lezione previsto dai calendari scolastici regionali, in termini di offerta del servizio scolastico che deve essere assicurato alle famiglie. In questo rientrano le disposizioni dettate dalle regioni secondo l’art. 138, comma 1 lettera d) del Dlgs 112/1998.

La seconda concerne il limite minimo di frequenza richiesto dalla normativa, inerente alla regolarità didattica e alla valutabilità del percorso svolto dal singolo studente. La normativa di riferimento è quella relativa alla valutazione degli studenti (art. 14, comma 7 Dpr 122/2009, art. 5 Dlgs 62/2017 e Cm 20/2011). Ai fini della validità dell’anno scolastico, per procedere alla valutazione in sede di scrutinio finale di ciascuno studente delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale. L’impossibilita di accedere alla valutazione comporta la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale del ciclo. Tali circostanze sono oggetto di preliminare accertamento da parte del consiglio di classe e debitamente verbalizzate.

Monte ore annuale
Non contano i giorni di assenza, ma le ore. Le istituzioni scolastiche, in base all’ordinamento scolastico di appartenenza, pubblicano sul sito istituzionale il monte ore annuo curriculare obbligatorio di riferimento per ogni anno di corso da assumere per il calcolo dei tre quarti di presenza a scuola richiesti per la validità dell’anno scolastico.

L’orario annuale obbligatorio delle lezioni nella scuola secondaria di primo grado, comprensivo della quota riservata alle regioni e all’insegnamento della religione cattolica (dlgs n. 59/2004), è di 990 ore, corrispondente a 29 ore settimanali, più 33 ore annuali da destinare ad attività di approfondimento riferita agli insegnamenti di materie letterarie. Nel tempo prolungato il monte ore è di 1188 ore annuali, corrispondente a 36 ore settimanali (elevabili eccezionalmente a 40), comprensive del tempo dedicato alla mensa.
Per la scuola secondaria di secondo grado, il monte ore annuale varia in relazione alla specificità dei piani di studio (Regolamento istituti tecnici Dpr 88/2010, licei Dpr 89/2010 e professionali D.I. 92/2018). Ad esempio, per il liceo classico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 1023 al triennio. Per il liceo scientifico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio. Per il liceo linguistico, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio. Per il liceo artistico, il totale annuale è di 1122 ore e di 1155 al triennio. Per il liceo musicale e coreutico, il totale annuale è di 1056 ore. Per il liceo di scienze umane, il totale annuale è di 891 ore al biennio e di 990 al triennio.

Le deroghe standard
Le istituzioni scolastiche possono stabilire deroghe al limite minimo di presenza per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni medesimi. Spetta ai collegi dei docenti definire i criteri generali e le fattispecie che legittimano eventuali deroghe.
La circolare 20/2011 è intervenuta sulla competenza riconosciuta al collegio dei docenti proponendo a mero titolo indicativo, fatta salva l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, un elenco di casistiche apprezzabili ai fini della delibera delle deroghe previste, tra cui gravi motivi di salute adeguatamente documentati, terapie e/o cure programmate, donazioni di sangue, partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal Coni., adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che considerano il sabato come giorno di riposo.

Deroga per i figli di persone sottoposte alla privazione della libertà personale
Oltre a queste, con la nota n. 22190 del 29 ottobre 2019, il Miur ha invitato le scuole ad inserire, tra le possibili deroghe, anche la fattispecie qualificabile come “ricongiungimento temporaneo e documentato al genitore sottoposto a misure di privazione della libertà personale “. Questo per tutelare gli studenti figli di persone sottoposte a misure di privazione della libertà personale i quali, nelle circostanze in cui fanno visita ai propri familiari in carcere, sono assenti da scuola. La nota evidenzia che in molti istituti di pena del territorio nazionale il giorno del ricevimento risulta essere stabilito in modo rigido, ciò causando la reiterazione delle assenze da scuola sempre nello stesso giorno della settimana.


Sicurezza scuole, l’Upi: «Istituti superiori siano una priorità. Da Fioramonti condivisione e disponibilità»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Portare le scuole superiori italiane al centro del dibattito politico nazionale, per assicurare a chi vive, lavora, e cresce nelle oltre 7.400 scuole italiane la piena attenzione del Paese.
Questo l’obiettivo condiviso ieri con il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, dal presidente di Upi Michele de Pascale, e dalla responsabile Istruzione Upi Silvia Chiassai Martini, presidente della Provincia di Arezzo.

«Non vorremmo mai arrivare a dovere chiudere le scuole – hanno detto i rappresentanti delle Province – ma vogliamo che tutti abbiano chiaro che se non si torna ad investire per la manutenzione e la sicurezza degli edifici scolastici delle superiori, che sono stati penalizzati per anni, c’è il rischio concreto che questo avvenga. Abbiamo due grandi emergenze che vanno risolte: da una parte, pochissime risorse, insufficienti a coprire il reale fabbisogno in termini di investimenti in messa in sicurezza e manutenzione. Basta guardare alla legge di Bilancio appena varata dal Governo, che riserva alle scuole superiori solo 450 milioni a fronte dei 2,5 miliardi di fabbisogno accertato. Dall’altra, procedure burocratiche talmente complesse che fanno passare anche 3 anni da quando i soldi sono stanziati a quando arrivano agli enti. Su questi fronti abbiamo ricevuto dal ministro Fioramonti piena condivisione e la disponibilità a lavorare insieme, anche attraverso la creazione di una Cabina di regia ristretta tra Miur, Upi e Anci. E per accendere un gande faro su questi temi, abbiamo proposto al Ministro di realizzare entro la fine dell’anno gli Stati Generali delle scuole superiori, una giornata in cui, in tutta Italia, istituzioni, studenti, docenti personale e famiglie si troveranno per raccontare insieme al Paese la scuola italiana, non solo nelle criticità ma anche in quelle poche ma significative eccellenze che con fatica sono state realizzare nelle Province italiane».


Risultati record per #ioleggoperché: raggiunto l’obiettivo di 1milione di libri donati alle scuole

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

#ioleggoperché si supera, ancora una volta. L’iniziativa lanciata nel 2015 dall’Associazione italiana editori (Aie) si conferma la più grande maratona nazionale di solidarietà a favore delle biblioteche scolastiche: i cittadini hanno infatti risposto con grande generosità alla chiamata, accorrendo a donare un libro per le oltre 15.000 scuole iscritte omogeneamente tra Nord, Centro, Sud Italia e isole (un’adesione superiore al 70% rispetto allo scorso anno, quando erano state circa 9.000 le scuole partecipanti), durante la campagna che si è svolta dal 19 al 27 ottobre scorsi nelle oltre 2.400 librerie aderenti.

In base ai primi dati parziali, provenienti dall’86% delle librerie, si è già superato l’ammontare complessivo dei libri donati lo scorso anno, toccando quota 273.676. Il testimone passa ora agli editori aderenti che contribuiranno con altri 100.000 libri da ripartire tra le scuole che ne avranno fatto richiesta entro e non oltre il 15 novembre prossimo attraverso il portale www.ioleggoperche.it.

La manifestazione – organizzata e promossa dall’Associazione italiana editori (Aie) in collaborazione con il Miur, con l’Associazione librai italiani (Ali) e il Sindacato librai e cartolibrai (Sil), l’Associazione italiana biblioteche (Aib), il Centro per il libro e la lettura, Confindustria – Gruppo tecnico Cultura e sviluppo, con il supporto di Siae – Società italiana degli autori ed editori, che vanta anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Mibact e della Banca d’Italia – ha battuto in questa edizione tutti i dati delle precedenti, confermando ancora una volta quanto sia urgente il “fabbisogno” di libri per gli istituti scolastici di tutti gli ordini e i gradi nel Paese.

«Questo è il risultato di un grande gioco di squadra – ha sottolineato il presidente di Aie, Ricardo Franco Levi –. Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato al progetto per raggiungere l’obiettivo. Ma un grazie particolare va ai testimonial Rudy Zerbi e Luciana Littizzetto, ai partner, agli autori – Paola Calvetti, Chiara Francini, Alessia Gazzola, Andrea Vitali – che ci hanno aiutato a lanciare questa edizione, fino ai testimonial spontanei del progetto: dal premier Giuseppe Conte al sottosegretario Martella, alla viceministra Ascani. Un gesto molto apprezzato da tutti noi perché d’esempio per tutti gli italiani. Il sogno di superare 1 milione di libri donati complessivamente da #ioleggoperché sin dalla sua nascita non solo è diventato realtà ma è stato anche superato».

«Sono contento del successo di questa iniziativa per almeno due motivi – ha commentato il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti -. Il primo, è perché ci ricorda la centralità del libro nella formazione e nella crescita dei ragazzi, ma direi di chiunque, perché un adulto che legge un libro è una persona che vuole continuare a crescere. Il secondo motivo è altrettanto importante. Questa è un’iniziativa collettiva, mi verrebbe da dire corale, dove più soggetti fanno la loro parte di passione e responsabilità per l’educazione dei nostri ragazzi. Senza retorica, un obiettivo meraviglioso».

#ioleggoperché e le 1000 iniziative in giro per lo Stivale
Per 9 giorni #ioleggoperché è stata un’ininterrotta festa di partecipazione civile su scala nazionale soprattutto per i bimbi e i ragazzi – quest’anno gli studenti coinvolti complessivamente sono stati oltre 3 milioni -, con circa un migliaio di eventi spontanei – tra letture ad alta voce, incontri con l’autore, flash mob letterari, lezioni, gare di abilità, spettacoli, installazioni in vetrina – organizzati e condivisi sulla piattaforma del progetto Agorà. Per le migliori iniziative, torna il contest #ioleggoperché a cui hanno aderito più di mille scuole in tutta Italia con la collaborazione delle librerie gemellate: alle 10 scuole che hanno organizzato le attività più efficaci e originali verranno consegnati entro dicembre 2019, grazie al supporto di Siae, altrettanti buoni del valore di 1.500 euro per l’acquisto di libri in libreria.

Le opportunità del programma Eramsus + per le scuole e gli insegnanti

da Orizzontescuola

di Giuseppe Montalbano

Anche questo autunno il nuovo bando Erasmus+ 2020 offre a scuole e docenti opportunità di formazione, insegnamento all’estero e sviluppo di partnership strategiche per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche.

Il programma europeo mira così a incentivare la mobilità, lo scambio culturale e la cooperazione fra scuole e sistemi scolastici fra i Paesi aderenti, guardando non solo alla crescita professionale degli insegnanti, ma anche al pieno coinvolgimento di tutta la comunità scolastica.

Come emerge da uno studio del 2017, secondo i docenti partecipanti il programma Eramsus+ contribuisce a rafforzare la comprensione e uso delle lingue straniere, a condividere e acquisire metodi didattici innovativi, a conoscere il funzionamento dei sistemi educativi di altri Paesi e ad aprirsi al cambiamento e all’innovazione.

Tre le principali opportunità di finanziamento offerte dal bando Eramsus+ 2020.

La prima, compresa nell’azione chiave “mobilità per l’apprendimento” (mobility learning), permette agli insegnanti beneficiari di svolgere un periodo di insegnamento nelle istituzioni scolastiche dei Paesi membri dell’Unione europea e partner dell’Erasmus+. L’incarico di insegnamento deve durare da un minimo di due giorni fino a un massimo di due mesi, escluso il tempo necessario al viaggio. La richiesta di partecipazione non può essere inoltrata dal singolo aspirante, ma dall’istituzione scolastica in cui questi lavora. La scuola deve quindi fare domanda per l’attivazione di un progetto di mobilità per l’insegnamento nelle scuole, all’interno del quale includere l’esperienza di mobilità internazionale del docente interessato. Il progetto di mobilità deve risultare inquadrato all’interno del piano di sviluppo europeo della scuola e rispondere ai suoi obiettivi, così da assicurare il pieno riconoscimento dell’esperienza svolta all’estero per l’istituzione scolastica. Il supporto finanziario è così versato all’istituzione che coordina il progetto, la quale provvede a rimborsare al docente beneficiario sia i costi per gli spostamenti, che il vitto e l’alloggio durante il periodo di permanenza all’estero.

Il programma Erasmus+ finanzia anche periodi di formazione all’estero per i docenti, attraverso corsi intensivi e l’osservazione diretta in situazioni di lavoro (job shadowing), in istituti universitari e di alta formazione, enti pubblici e istituti di ricerca. Anche in questo caso il periodo minimo richiesto è di due giorni, fino a un massimo di due mesi, mentre le condizioni di partecipazioni sono identiche a quelle per il programma di mobilità. Erasmus+, attraverso l’istituzione coordinatrice, rimborsa le spese di viaggio, vitto, alloggio e gli eventuali costi sostenuti per la frequenza ai corsi di formazione.

Gli istituti scolastici possono inoltre fare domanda per l’attivazione delle partnership strategiche promosse da Erasmus+ per l’internazionalizzazione e lo scambio di strumenti, metodi e pratiche di innovazione fra sistemi scolastici dei Paesi aderenti. Si va così da progetti di scambio brevi o lunghi per gruppi di studenti (da tre giorni fino a dodici mesi) a corsi e momenti formativi per insegnanti per lo scambio di esperienze e know-how. Una partnership strategica deve avere carattere transnazionale e coinvolgere un minimo di due istituti scolastici da almeno due Paesi diversi. La partnership scolastica deve durare da un minimo di 1 a un massimo di 3 anni e le attività previste (corsi di formazione, mobilità, progetti culturali comuni ecc…) devono distribuirsi fra gli istituti coinvolti. Informazioni dettagliate sulle caratteristiche delle partnership strategiche, sulle condizioni di partecipazione e sulle deadline sono disponibili sul programma completo di Erasmus+.

Scuole superiori a rischio chiusura, strutture fatiscenti: investire in manutenzione

da Orizzontescuola

di redazione

“Gli edifici scolastici superiori sono stati trascurati per anni” ad affermarlo presidente di Upi Michele de Pascale, e dalla responsabile istruzione Upi Silvia Chiassai Martini, presidente della Provincia di Arezzo.

“Non vorremmo mai arrivare a dovere chiudere le scuole”, hanno detto i rappresentanti delle Province c’è il rischio concreto che questo avvenga. Abbiamo due grandi emergenze che vanno risolte: da una parte, pochissime risorse, insufficienti a coprire il reale fabbisogno in termini di investimenti in messa in sicurezza e manutenzione. Basta guardare alla Legge di bilancio appena varata dal Governo, che riserva alle scuole superiori solo 450 milioni a fronte dei 2,5 miliardi di fabbisogno accertato. Dall’altra, procedure burocratiche talmente complesse che fanno passare anche 3 anni da quando i soldi sono stanziati a quando arrivano agli enti. Su questi fronti abbiamo ricevuto dal ministro Fioramonti piena condivisione e la disponibilità a lavorare insieme, anche attraverso la creazione di una Cabina di regia ristretta tra Miur, Upi e Anci. E per accendere un grande faro su questi temi, abbiamo proposto al Ministro – affermano ancora gli esponenti delle Province – di realizzare entro la fine dell’anno gli Stati Generali delle scuole superiori, una giornata in cui, in tutta Italia, istituzioni, studenti, docenti personale e famiglie si troveranno per raccontare insieme al Paese la scuola italiana, non solo nelle criticità ma anche in quelle poche ma significative eccellenze che con fatica sono state realizzare nelle Province italiane”.

Le scuole in questione sono 7.400, alle quali il Ministro Fioramonti ieri ha promesso centralità nel dibattito politico nazionale.

“Vogliamo – ha commentato Silvia Chiassi Martitni – che tutti abbiano chiaro che se non si torna ad investire per la manutenzione e la sicurezza degli edifici scolastici delle superiori, che sono stati penalizzati per anni, si rischia la chiusura”

Assenze studenti: riepilogo deroghe. Valida visita a familiari in carcere, nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Nota Miur 30625 del 6 novembre 2019 su assenze scolastiche dei figli delle persone sottoposte a misure di privazione della libertà personale.

La nota Miur  22190 del 29 ottobre 2019 stabilisce che le istituzioni scolastiche, in merito alla validità dell’anno scolastico ai fini della valutazione in sede di scrutinio, possono stabilire una serie di deroghe per assenze documentate e continuative, facendo eccezione alla frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni medesimi.

La stessa nota richiama la circolare ministeriale numero 20 del 4 marzo 2011, che propone a mero titolo indicativo, fatta salva l’autonomia delle singole Istituzioni scolastiche, un elenco di casistiche apprezzabili ai fini della delibera delle deroghe previste:

  • gravi motivi di salute adeguatamente documentati;
  • terapie e/o cure programmate;
  •  donazioni di sangue;
  •  partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal C.O.N.I.;
  • adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che considerano il sabato come giorno di riposo.

Oltre a queste, la nota 30625 all’attenzione degli interessati la condizione che concerne gli studenti assenti da scuola quando fanno visita ai propri familiari in carcere.

Si potrà inserire tra le possibili deroghe al limite minimo di presenza anche la fattispecie qualificabile come “ricongiungimento temporaneo e documentato al genitore sottoposto a misure di privazione della libertà personale“.

Compito del Collegio dei docenti sarà integrare la relativa delibera con tale ulteriore casistica, mentre il consiglio di classe dovrà verificare in concreto l’applicabilità o meno della deroga.

nota Miur assenze studenti

Scioperi, ARAN vuole introdurre il “contingente minimo” per la scuola e obbligo di comunicare adesione

da Orizzontescuola

di redazione

Scioperi: ieri incontro all’ARAN per definire le nuove regole. Il settore scuola – sottolineano i sindacati – va considerato unico nel suo genere e non può essere assimilato agli altri.

UIL: proponiamo sciopero virtuale

“La Uil rilancia la proposta dello sciopero virtuale dove l’equivalente delle retribuzioni versate dai lavoratori andrebbero a confluire in un fondo di solidarietà dedicato agli investimenti per il settore.

Secondo la Commissione di garanzia sullo sciopero – scrive la UIL – per ritenere tutelato il diritto all’istruzione è sufficiente la sola presenza degli studenti all’interno delle mura scolastiche di ogni ordine e grado.

A garantire l’incolumità  fisica degli allievi (perché di questo si tratterà) non saranno solo i collaboratori scolastici ma anche i docenti, la cui funzione a questo punto, di ‘minimo’, non ha proprio nulla.

Abbiamo già visto tanti tentativi di ridurre la funzione dell’istruire e formare le giovani generazioni, che la scuola svolge ogni giorno, a mero servizio  – commenta Noemi Ranieri, segretario organizzativo Uil Scuola – misurandone l’efficienza su parametri di gradimento di cittadini, visti come clienti.

L’ultimo in ordine di tempo vede protagonista la Commissione di Garanzia sullo sciopero con la proposta presentata ieri all’Aran alle organizzazioni sindacali del comparto istruzione e ricerca.

Impegnare gli insegnanti  per garantire i minimi essenziali, riduce la funzione educativa a servizio che svilisce valore ed impegno didattico, e dunque indebolisce la scuola. Pensare alla scuola come un ‘contenitore di tempo’ – sottolinea Ranieri –  significa alimentare un processo di graduale disgregazione del rapporto di fiducia tra scuola e famiglia. Rapporto che, invece, va protetto con la cultura di appartenenza alla comunità educante.

La proposta presentata all’Aran è irricevibile – rilancia Ranieri.”

SNALS: non accetteremo che servizi di vigilanza comprimano diritto di sciopero

“In particolare . si legge in un comunicato SNALS – abbiamo dichiarato non ammissibile l’estensione dei contingenti obbligatori di lavoratori in caso di sciopero al personale docente, ritenendo illegittima la definizione dell’Istruzione scolastica come servizio essenziale senza il riferimento alle particolari prestazioni quali scrutini, ecc. già previste dalla legge 146/90.

Netta poi la nostra opposizione ai nuovi obblighi previsti in capo alle scuole, cioè ai dirigenti scolastici e alle segreterie, circa le comunicazioni da rendere agli utenti su carattere dello sciopero, motivazione, voti raccolti nelle elezioni e adesioni registrate in passate azioni di sciopero.

Per non parlare dell’obbligo del personale di dichiarare la propria adesione o non adesione o addirittura la condizione di non aver maturato la scelta di aderire allo sciopero.”

Donne a scuola: l’82% dei docenti, il 69% dirigenti e Ata. Dati Censis

da Orizzontescuola

di redazione

Le donne sono l’82% dei docenti, il 69% dei presidi e il 69% del personale Ata. Tutti i dati Censis.

Lo scorso anno le insegnanti occupate nelle scuole pubbliche italiane, tra titolari, supplenti e insegnanti di sostegno, erano 712.527, pari all’81,7% del totale. Nella scuola dell’infanzia, il 99,3% dei docenti è donna, nella primaria, le donne sono il 96,1%, il 77,2% nella scuola secondaria di primo grado e il 65% nella secondaria di secondo grado.

Sono questi i dati emersi dal Censis nello studio Respect-Stop Violence Against Women, riportati da Ansa. Alle docenti vanno aggiunte le 144.128 donne impiegate in qualità di collaboratrici scolastiche o con funzioni amministrative, che rappresentano il 68,9% del totale del personale Ata. Prevalgono le quote rosa anche tra i dirigenti scolastici, nel 69% dei casi donne. Situazione diversa all’università, dove le donne docenti e ricercatrici sono 27.677, ovvero il 40,5% del totale.

Respect-Stop Violence Against Women, realizzato dal Censis con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si propone di stimolare una riflessione sul valore e ruolo sociale della donna.

Cittadinanza e Costituzione: da quando è obbligatoria per Esame di Stato si studia di più

da Orizzontescuola

di redazione

Esame di Stato secondaria II grado: uno dei quattro pilastri della prova orale è Cittadinanza e Costituzione. Di conseguenza nell’a.s. 2018/1) gli studenti hanno studiato di più queste tematiche.

Almadiploma ha inserito nell’annuale questionario sulla valutazione del percorso scolastico proposto agli studenti diplomati nell’a.s. concluso sei indicatori:

  • Costituzione italiana
  • Cittadinanza europea
  • Diritti umani
  • Dialogo interculturale
  • Educazione alla legalità
  • Educazione ambientale

Dal questionario è emerso che le tematiche maggiormente affrontate sono state : Costituzione italiana e Diritti umani, mentre Dialogo interculturale quella meno proposta dagli insegnanti.

Diritti umani è anche la tematica maggiormente apprezzata dagli studenti, giudicata utile e per questo disposti anche ad ulteriori approfondimenti.

Tra gli indicatori, spicca l’aumento significativo della richiesta di approfondimento della tematica Educazione ambientale, probabilmente sotto la spinta dell’attenzione catalizzata in questi ultimi mesi intorno all’argomento.

Il progetto ha coinvolto 46.000 studenti delle classi quinte.

I risultati possono essere utili alle scuole per autovalutare il proprio PTOF e per predisporre il PDM (Piano di Miglioramento).

Vai ai risultati

Assunzioni lavoratori pulizie, cosa rischiano ATA delle graduatorie

da Orizzontescuola

di redazione

Assunzioni lavoratori pulizie dal 1° gennaio 2020 nel profilo di collaboratore scolastico ATA. Procedura per soli titoli, ma il passaggio comporta delle difficoltà.

Requisiti di accesso

Sono ammessi a partecipare coloro che sono in possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado, conseguito entro la data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla procedura selettiva, e hanno svolto, per almeno 10 anni, anche non continuativi, nei quali devono essere inclusi gli anni 2018 e il 2019, servizi di pulizia e ausiliari presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, in qualità di dipendente a tempo indeterminato di imprese titolari di contratti per lo svolgimento di tali servizi.

Bisogna comunque essere in possesso dei requisiti di accesso all’impiego nelle pubbliche amministrazioni.

Assunzioni dal 1° gennaio 2020

Diversamente dalle usuali tempistiche della scuola le assunzioni verranno effettuate dal 1° gennaio 2020, in concomitanza con il  licenziamento da parte delle imprese.

Durante un recente incontro al Miur il sindacato SNALS ha espresso la propria preoccupazione, sottolineando la ricaduta che l’assunzione di questi lavoratori avrà sull’organico ATA dei collaboratori scolastici e sulle immissioni in ruolo degli stessi nel prossimo anno scolastico.

Infatti, anche se i posti loro destinati sono già accantonati, potrebbero sorgere problemi al momento dell’individuazione dei perdenti posto e del successivo accantonamento del contingente per il ruolo 2020/21, soprattutto in considerazione che i molti posti che saranno assegnati a part time, nell’organico ATA sono considerati comunque posti interi.

La Dott.ssa Palumbo – scrive lo SNALS – ha chiarito che il problema è ben presente e che si cercherà di trovare una soluzione, anche se difficile, per avere meno ripercussioni possibile sul personale ATA in servizio e, soprattutto per il personale inserito nelle graduatorie provinciali di prima  fascia.

Vi è dunque ammissione di difficoltà di gestione della procedura, con possibili ricadute sulle assunzioni del personale ATA in graduatoria.

ATA assunzioni lavoratori pulizie. Contratti anche part time, alcuni esclusi

Domanda di partecipazione

La domanda di partecipazione al concorso potrà poi essere presentata tramite Istanze online, previo accreditamento su Polis.

Guida alla registrazione e alla navigazione su Istanze Online

Gae, gli abilitati Pas possono essere inseriti. Sentenza

da La Tecnica della Scuola

In attesa di capire quali rivolti riserverà il Parlamento per la nuova tornata di Pas, ovvero i percorsi di abilitazione speciali, arriva una sentenza di merito dal Tribunale di Cassino molto interessante sul tema dell’inserimento abilitati Pas nelle graduatorie ad esaurimento (GaE).

Pas dentro le GaE: per il Tribunale di Cassino è legittimo

Infatti,  il Tribunale del Lavoro di Cassino ha pronunciato sentenza di merito ed ha accolto il ricorso per ciò che concerne l’inserimento degli abilitati PAS nelle Graduatorie ad Esaurimento.
Come si legge sul testo della sentenza, il Tribunale “dichiara il diritto del ricorrente di essere inserito nelle GAE”. Secondo il Giudice, quindi, i docenti abilitati PAS o TFA devono essere inseriti nelle GAE della provincia desiderata.

La sentenza può rappresentare un precedente

La sentenza del Tribunale del Lavoro di Cassino si aggiunge ad altre pronunce sul tema, ricorda lo studio legale Solidoro che ha seguito la vicenda, e crea un altro importante precedente. Tale risultato potrà, perciò, essere fatto valere come precedente in altri ricorsi per chiedere la parità di trattamento e l’uniformità degli orientamenti giurisprudenziali, nel rispetto del principio di uguaglianza, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato.

Sempre sul tema Pas nelle graduatorie ad esaurimento, vale la pena ricordare il verdetto del Consiglio di Stato nel 2015, che inserì con riserva ben 73 docenti abilitati a seguito di percorsi formativi PAS o TFA nelle graduatorie ad esaurimento delle rispettive classi di concorso.

Sempre sullo stesso tema, abbiamo anche riportato che il Miur non ha proposto appello e le sentenze del Giudice del Lavoro sono diventano effettive, ovvero vengono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento precari abilitati all’estero, ITP, TFA e PAS.

Tali sentenze passate in giudicato potrebbero anche essere sfruttate da tutte le categorie in questione, a prescindere dal ricorso, ovvero potrebbe essere chiesto al MIUR che questi
provvedimenti definitivi e favorevoli, per evitare disparità di trattamento, valgano anche per i docenti che versano nella stessa situazione ed inoltre, presentino il medesimo titolo professionale dei ricorrenti con sentenza favorevole e definitiva.

Si tratta certamente di una ipotesi, ma fare leva su queste sentenze per chiedere l’inserimento in GaE non è certamente utopistico come pensiero.

Boom della campagna #ioleggoperché: un milione di libri donati

da La Tecnica della Scuola

#ioleggoperché si supera, ancora una volta. L’iniziativa lanciata nel 2015 dall’Associazione Italiana Editori (AIE) si conferma “a furor di popolo” la più grande maratona nazionale di solidarietà a favore delle biblioteche scolastiche: i cittadini hanno infatti risposto con grande generosità alla chiamata, accorrendo a donare un libro per le oltre 15.000 scuole iscritte omogeneamente tra Nord, Centro, Sud Italia e isole (un’adesione superiore al 70% rispetto allo scorso anno, quando erano state circa 9.000 le scuole partecipanti), durante la campagna che si è svolta dal 19 al 27 ottobre scorsi nelle oltre 2.400 librerie aderenti. In base ai primi dati parziali, provenienti dall’86% delle librerie, si è già superato l’ammontare complessivo dei libri donati lo scorso anno, toccando quota 273.676. Il testimone passa ora agli editori aderenti che contribuiranno con altri 100.000 libri da ripartire tra le scuole che ne avranno fatto richiesta entro e non oltre il 15 novembre prossimo attraverso il portalewww.ioleggoperche.it.

La manifestazione – organizzata e promossa dall’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca(MIUR), con l’Associazione Librai Italiani (ALI) e il Sindacato Librai e Cartolibrai (SIL), l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB), il Centro per il Libro e la Lettura,Confindustria – Gruppo Tecnico Cultura e Sviluppo, con il supporto di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, che vanta anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e per le Attività culturali e per il Turismo (MIBACT) e della Banca d’Italia – ha battuto in questa edizione tutti i dati delle precedenti, confermando ancora una volta quanto sia urgente il “fabbisogno” di libri per gli istituti scolastici di tutti gli ordini e i gradi nel Paese.

“Questo è il risultato di un grande gioco di squadra – ha sottolineato il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –. Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato al progetto per raggiungere l’obiettivo. Ma un grazie particolare va ai testimonial Rudy Zerbi e Luciana Littizzetto, ai partner, agli autori – Paola Calvetti, Chiara Francini, Alessia Gazzola, Andrea Vitali – che ci hanno aiutato a lanciare questa edizione, fino ai testimonial spontanei del progetto: dal Premier Giuseppe Conte al Sottosegretario Martella, alla Viceministra Ascani. Un gesto molto apprezzato da tutti noi perché d’esempio per tutti gli italiani. Il sogno di superare 1 milione di libri donati complessivamente da #ioleggoperché sin dalla sua nascita non solo è diventato realtà ma è stato anche superato”.

“Sono contento del successo di questa iniziativa per almeno due motivi – ha commentato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti -. Il primo, è perché ci ricorda la centralità del libro nella formazione e nella crescita dei ragazzi, ma direi di chiunque, perché un adulto che legge un libro è una persona che vuole continuare a crescere. Il secondo motivo è altrettanto importante. Questa è un’iniziativa collettiva, mi verrebbe da dire ‘corale’, dove più soggetti fanno la loro parte di passione e responsabilità per l’educazione dei nostri ragazzi. Senza retorica, un obiettivo meraviglioso”.

#ioleggoperché e le 1000 iniziative in giro per lo Stivale

Per 9 giorni #ioleggoperché è stata un’ininterrotta festa di partecipazione civile su scala nazionale soprattutto per i bimbi e i ragazzi – quest’anno gli studenti coinvolti complessivamente sono stati oltre 3 milioni -, con circa un migliaio di eventi spontanei – tra letture ad alta voce, incontri con l’autore, flash mob letterari, lezioni, gare di abilità, spettacoli, installazioni in vetrina – organizzati e condivisi sulla piattaforma del progetto Agorà. Per le migliori iniziative, torna il contest #ioleggoperché a cui hanno aderito più di mille scuole in tutta Italia con la collaborazione delle librerie gemellate: alle 10 scuole che hanno organizzato le attività più efficaci e originali verranno consegnati entro dicembre 2019, grazie al supporto di SIAE, altrettanti buoni del valore di 1.500 euro per l’acquisto di libri in libreria.

Orientamento: la classifica delle migliori scuole italiane

da Tuttoscuola

A Milano e Torino rinvicita dei licei paritari, mentre a Roma e Napoli il primato resta in mano agli istituti statali. Nella Capitale il miglior liceo classico è il Tasso, mentre il Righi primeggia nella categoria licei scientifici. A raccontarlo è l’edizione 2019 del portale Eduscopio della Fondazione Agnelli, che da 5 anni analizza i dati di circa 1.255.000 diplomati italiani in tre successivi anni scolastici (a.s. 2013/14, 2014/15 e 2015/16) in circa 7.300 indirizzi di studio nelle scuole secondarie di II grado statali e paritarie. Classificandole in base a due parametri, quale prepara meglio all’università e quale apre le porte del lavoro. Spoiler: nell’occupazione sono favoriti i diplomati degli istituti tecnici e professionali.

Nel dettaglio, secondo quanto riporta Ansa.it, per i tecnici tecnologici (industriale e geometra) nel Nord-Ovest l’indice sale dal 57% dei ragazzi diplomati nel 2014 al 60,3% di quelli che hanno finito la scuola nel 2016, nel Nord-Est dal 65 a 67,5%, nel Centro dal 46 al 53%, al Sud dal 33 a 35%. Per i professionali la crescita è nel Nord-Ovest dal 60 al 68%, nel Nord-Est dal 70 a 76%, nel Centro dal 52 al 61% e nel Sud dal 34 al 38%.

Ma in che modo i licei italiani preparano agli studi universitari? Eduscopio.it si occupa anche di questo: a Roma il Torquato Tasso è nuovamente il miglior Classico, ma l’Ennio Quirino Visconti è secondo (risalendo numerose posizioni), più indietro il Mamiani.

Tra i licei Scientifici capitolini l’Augusto Righi resta in testa davanti al Virgilio. A Milano, invece, tra i Classici sempre prima la paritaria Alexis Carrel della Fondazione Grossman, ma lo statale Berchet torna al secondo posto. Si conferma in testa, tra gli Scientifici, l’Alessandro Volta. A Napoli sempre primo fra i Classici il Sannazaro, ma fra gli Scientifici ora primeggia il Convitto Vittorio Emanuele II, testa a testa con il Mercalli, entrambi di gran lunga i migliori della città. Così come sempre primo a Torino rimane il Cavour fra i Classici e il Galileo Ferraris fra gli Scientifici.

Dispersione scolastica: un problema che riguarda 1 cittadino su 5

da Tuttoscuola

Dispersione scolastica, un vero e proprio problema sociale. Dal 1995 a oggi 3 milioni e mezzo di studenti hanno abbandonato la scuola statale, su oltre 11 milioni iscritti alle superiori (-30,6%). Ragazzi e ragazze spariti dai radar della scuola, che sotto questo aspetto ricorda le famigerate performance della rete idrica italiana, che perde nel nulla il 35% dell’acqua. Un colabrodo, come racconta una fotografia del fenomeno illustrata dal dossier di Tuttoscuola, La scuola colabrodo (2018). Il costo è enorme: 55 miliardi di euro. Un problema che diventa un’emergenza se ai dati della dispersione scolastica esplicita, quella determinata misurando la quota degli ELETEarly Leavers from Education and Training, cioè di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che conseguono al più il titolo di scuola secondaria di primo grado o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni, si aggiungono quella della dispersione scolastica implicita portati alla luce da un editoriale di Roberto Ricci, responsabile prove Invalsi, e di cui si discute da diverse settimane.

Stabilire la quota di dispersi impliciti non è semplice: dagli ELET sfuggono infatti quegli studenti che conseguono un titolo di scuola secondaria di secondo grado, ma senza aver raggiunto i traguardi minimi di competenze previsti per il loro percorso di studio. Sono loro i dispersi impliciti. Dal 2019 le Prove INVALSI possono comunque dare una prima rappresentazione del fenomeno, fin dal suo insorgere nella scuola primaria. Questo perché i risultati delle rilevazioni nazionali permettono di determinare la preparazione raggiunta al termine della cosiddetta scuola superiore.

I dati sono allarmanti: coloro che, anche ottenendo il diploma, non arrivano al livello 3 nelle prove di Italiano e Matematica e che non raggiungono nemmeno il livello B1 nella lettura e nell’ascolto in Inglese hanno livelli di competenze che corrispondono agli obiettivi formativi previsti per gli studenti di terza media, ovvero molto al di sotto di quelli che avrebbero dovuto raggiungere. Sommando il numero di studenti dispersi espliciti ed impliciti, l’Invalsi stima che la dispersione totale in Italia sia superiore al 20%, un problema quindi che riguarda 1 persona su 5.