Scuola e disabilità: guida alle novità per il sostegno

Il Sole 24 Ore del 17.11.2019

Scuola e disabilita’: guida alle novita’ per il sostegno 

Una guida alle novità introdotte dal decreto 96/2019 sull’inclusione. Dal blocco degli interventi standard agli strumenti operativi per istituti scolastici e famiglie.

ROMA. «Nessuno resti indietro» esortava, con l’impeto del fare che lo caratterizzava, don Lorenzo Milani in Lettera a una professoressa. E questo vale ancora di più se si parla di alunni diversamente abili. Vuol dire che è tutta la filiera dell’istruzione – dal ministero alla singola scuola – che deve farsi carico dello studente disabile. E l’inclusione va intesa come vera materia trasversale che, dal piano organizzativo a quello didattico, investe tutte le componenti: presidi, insegnanti, famiglie, specialisti, personale Ata e – nei casi in cui è possibile – gli stessi alunni disabili. È lo spirito della legge, quello con il quale è stato elaborato il decreto 96/2019, emanato la scorsa estate.

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Proprio alle nuove regole per l’integrazione è dedicata la Guida rapida «Sostegno a scuola – Il nuovo decreto sull’inclusione» in uscita lunedì 18 novembre con l’Esperto risponde del Sole 24 Ore. La Guida rapida descrive i nuovi contenuti normativi. A cominciare dal blocco degli interventi standard, buoni per tutti: ogni alunno è un caso a sé e come tale trattato, con un Piano educativo personalizzato, si direbbe «su misura» per le proprie esigenze. Accettando il principio riconosciuto dalle Nazioni Unite, secondo cui la disabilità è «in relazione al contesto». E seguendo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

La Guida rapida passa in rassegna anche gli strumenti operativi per scuole e famiglie messi a disposizione dal MIUR. Dal portale web, all’Osservatorio permanente; dalla formazione e reclutamento degli insegnanti specializzati, fino ai gruppi di lavoro ad hoc che si occupano della tematica, passando dal livello nazionale a quello regionale e provinciale, per finire agli istituti.

di Claudio Tucci

Tempo pieno e asili nido al sud. Per qualcuno si tratta di una beffa, ma Castelli (M5S) replica

da La Tecnica della Scuola

Sul piano della scuola e degli asili nido per il sud c’è un po’ di confusione e, per il momento, non si riesce ancora a capire con precisione cosa succederà nell’immediato e nel medio termine.
Poco più di un mese fa il Ministro per il sud e per la coesione sociale Giuseppe Provenzano aveva annunciato il suo piano per il sud: 15 miliardi di fondi europei per garantire asili nido e scuole aperte tutto il giorno.
A sostenere il progetto del Ministro sono intervenuti nei giorni scorsi i Partigiani della scuola pubblica che hanno ribadito: “Per invertire la tendenza occorre investire al Sud ed evitare lo spopolamento e favorire la crescita occupazionale. A cominciare dagli asili nido e dal tempo pieno nelle scuole. Creando e favorendo quindi una doppio canale lavorativo, sia degli occupati direttamente nelle strutture scolastiche (quindi insegnanti, personale educativo e ausiliario, imprese di pulizia) sia delle famiglie in favore maggiormente dell’occupazione femminile”

L’intervento di Esposito: asili nido, una beffa per il sud

Ma un paio di giorni fa un articolo del giornalista Marco Esposito, autore del libro-dossier “Zero al Sud”, sul “Mattino” di Napoli ha creato un po’ di scompiglio fra le fila del Governo.
Il titolo dell’articolo è già significativo di per sé:  Piano asili, beffa per il Sud: solo il 24% dei fondi 2020”.
Spiegano i Partigiani della scuola pubblica: “Apprendiamo che il fondo destinato agli asili nido per il 2020 è composto da due porzioni. Una di 520 milioni proviene dalla manovra di bilancio, e una seconda di 249 milioni dal fondo della 107 per l’asse 0-6 [all’origine era di 209 milioni ai quali il ministro Fioramonti ha aggiunto altri 40]. Un totale di 769 milioni, insomma nemmeno il 34% che prevede la legge”.
Proseguono i PSP citando Esposito: “I 520 milioni per i nidi gratis saranno gestiti dal ministro della Famiglia Elena Bonetti [area PD] e inevitabilmente andranno di più al Nord perché lì sono i servizi e quindi lì devi concentrare i bonus. In base ai posti disponibili (tra pubblici e privati) si può stimare che il Sud si debba accontentare del 17%. L’altro tesoretto, da 249 milioni, dovrebbe essere destinato soprattutto al Sud, perché gli asili nido vanno costruiti dove mancano”.
A conti fatti al sud potrebbero così arrivare 92 milioni sui 520 per i nidi gratis e 92 milioni su 249 per costruire i nidi dove mancano.

La replica di Laura Castelli

Ma i dati di Marco Esposito vengono contestati dal viceministro dell’Economia Laura Castelli.
In un video pubblicato sulla sua pagina FB, la Castelli snocciola una serie di cifre che parlano di investimenti importanti e comunque ripartiti in modo da garantire il 34% al Sud.
Per parte loro i Partigiani si dicono poco convinti della replica di Laura Castelli: “Nella tabella elaborata da Marco Esposito vengono evidenziati i fondi per gli asili gratis, concentrati in maggiore consistenza nelle regioni del Nord, perché il bonus si dà agli iscritti, quindi dove le strutture già ci sono e di questo la Castelli nel video non ha parlato”


Età pensionabile: resta fissata a 67 anni

da La Tecnica della Scuola

Un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla gazzetta Ufficiale, stabilisce che resta fissata a 67 anni l’età di accesso alla pensione di vecchiaia nel 2021: «A decorrere dal 1 gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati».

Rivalutare le pensioni.

Tuttavia  Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil scenderanno di nuovo in piazza a Roma, questa volta al Circo Massimo, per dire al governo: «Invisibili no, siamo 16 milioni».

Il motivo della protesta la mancata rivalutazione delle pensioni

«Nonostante gli incontri avvenuti nell’ultimo mese tra parti sociali e governo – è la protesta dei pensionati – quest’ultimo non è stato in grado di adottare quelle decisioni necessarie per rispondere alle richieste dei sindacati sulla rivalutazione delle pensioni, per una legge sulla non autosufficienza e per un fisco più equo per i pensionati».


Docenti di Religione, 15 mila supplenti sperano nell’assunzione ma manca l’accordo

da La Tecnica della Scuola

Per i docenti precari di religione forse qualcosa si muove. La categoria, composta da quasi 15 mila supplenti sparsi per l’Italia, dopo essere stata dimenticata nel decreto legge n. 126 approvato dal CdM per salvare migliaia di precari, ora sembra tornare a sperare, dopo che è stato fatto notare che l’ultimo concorso pubblico è datato 2003.

Le richieste

Sulla mancanza di volontà a stabilizzare è intervenuto Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega: “Un nostro emendamento al decreto Scuola – ha detto – si occupa della stabilizzazione degli insegnanti di religione”.

L’emendamento, che secondo Pittoni avrebbe il via libera di diversi sindacati, punta a risolvere la questione degli idonei del concorso del 2004, prevedendo la trasformazione della graduatoria del primo concorso in GAE (Graduatoria ad esaurimento), ma anche andare incontro agli altri precari, per i quali si chiede l’indizione di un concorso straordinario per gli insegnanti di religione che abbiano svolto 36 mesi di servizio negli ultimi dieci anni.

I contenuti dell’emendamento

“È infatti opportuno – spiega il senatore – prevedere per i prossimi concorsi a posti di IRC una quota di riserva di posti (in misura variabile dal 30 al 50%) da destinare ad un concorso riservato strutturato sulla falsariga del Fit transitorio per la scuola secondaria (D.Leg.vo 59) e del concorso straordinario di cui al recente decreto legge Dignità”.

“La norma punta anche a risolvere definitivamente la questione degli idonei del primo concorso che, per anni, hanno atteso di essere stabilizzati e per i quali si era trovata una soluzione basata sullo scorrimento delle graduatorie, saltata nel 2013 per un errore tecnico nella formulazione dell’articolato”.

“Infine, viene rappresentata l’opportunità di esonerare i candidati di età più avanzata e quasi sempre sprovvisti della conoscenza di lingue straniere, non essendone previsto l’insegnamento nei vecchi percorsi accademici pontifici e non essendo, peraltro, previsto negli ordinamenti vigenti l’insegnamento della religione cattolica in lingua straniera”.

Le disposizioni di Pittoni

Il senatore ritiene, pertanto, opportuno integrare la legge 186/2003 con l’introduzione di disposizioni ad hoc che prevedano:

– per tutti i concorsi successivi al primo, (che a norma di legge era esclusivamente riservato a coloro che possedevano almeno quattro anni di servizio alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) una quota di posti determinata nella misura del 50% da destinare ad un concorso riservato a coloro che abbiano svolto 3 anni di servizio alla data della indizione del concorso;

– un riferimento specifico al programma del primo concorso bandito che non prevedeva l’espletamento della prova in lingua;

– lo scorrimento integrale delle graduatorie degli idonei del primo concorso, cui, si sottolinea, non sono succeduti, come la legge stessa prevede, altri concorsi con cadenza triennale.

Ruscica (Snadir): passo importante ma non basta

Subito dopo avere visionato l’emendamento, immediata è giunta la replica di Orazio Ruscica, segretario nazionale del sindacato Snadir, per il quale la richiesta Pittoni “è soddisfacente sotto diversi aspetti, e rappresenta certamente un passo importante per un’intera categoria di docenti, ma purtroppo risponde solo in parte alle legittime aspettative degli insegnanti di religione, in quanto non offre la certezza di risolvere in modo efficace e definitivo il problema dei docenti precari che insegnano religione”.

Al Centro-Sud pochi posti

“Difatti – continua Ruscica – la suddivisione dei posti da mettere a concorso nella misura del 25% alle GAE e del 25% al concorso straordinario ridurrebbe i posti nelle Regioni del centro sud a poche decine; ad esempio in Campania i posti per le GAE e il concorso straordinario sarebbero 3 nella scuola dell’infanzia e primaria e 192 nella scuola secondaria di I e II grado; in Calabria sarebbero rispettivamente 10 e 44; in Sardegna sarebbero 35 e 44.

Inoltre, la graduatoria del concorso straordinario non diventerebbe ad esaurimento, così come è stato fatto per l’analogo concorso per la scuola secondaria e per i diplomati magistrale”.

Per lo Snadir, quindi, è molto importante superare il vincolo posto dalla legge n. 186/2003 che fissa l’organico dei docenti di religione di ruolo al 70% del numero complessivo delle cattedre costituite: sempre lo Snadir ha chiesto in più occasioni di elevare quella soglia al 90%, permettendo tal modo di sbloccare molti più posti per le eventuali immissioni in ruolo successive al concorso.

Come si sta configurando il concorso

I posti da mettere a concorso (70%) saranno nella misura del 50% per le graduatorie ad esaurimento e per il Concorso straordinario e di un altro 50% per i concorsi ordinari (che saranno svolti successivamente).

Il concorso straordinario è riservato ai docenti che alla data di pubblicazione del bando di concorso siano in possesso della prescritta idoneità diocesana e abbiano prestato servizio per almeno 3 anni anche non consecutivi nell’arco dell’ultimo decennio.

Tale concorso consisterà in una prova orale non selettiva a cui sarà attribuito un massimo di 30 punti. Il servizio sarà valutato nella misura di massimo 50 punti, mentre i titoli saranno valutati nella misura di 20 punti al massimo. L’idoneità rilasciata dall’Ordinario diocesano sarà riconosciuta quale abilitazione, ai sensi del parere del Consiglio di Stato del 1958.

Il contenuto della prova orale verterà soltanto sulle tematiche previste dalla legge 186/2003; quindi non ci sarà alcuna prova di inglese.

Il contenuto del bando, i termini e le modalità di presentazione delle domande, di espletamento della prova orale e di valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonché la composizione della commissione di valutazione sono regolamentati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dovranno essere pubblicati entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.