Stop agli interventi standard, PEI su misura per ogni alunno

Il Sole 24 Ore del 18.11.2019

Stop agli interventi standard, PEI su misura per ogni alunno 

Più attenzione agli studenti con disabilità, con nuove regole per la composizione delle commissioni che rilasceranno le certificazioni mediche e la previsione del coinvolgimento dell’intera comunità scolastica nel processo di inclusione. Una partecipazione maggiore delle famiglie nei momenti-chiave delle decisioni che saranno prese attorno all’alunno, dall’assegnazione delle diverse misure di sostegno, all’abbattimento delle barriere architettoniche.
È l’obiettivo, ambizioso e giuridicamente molto avanzato, che si pongono le norme in materia di inclusione approvate in via definitiva la scorsa estate attraverso il Dlgs 96/2019 che è andato a limare, integrare e, secondo l’intenzione del legislatore, migliorare il precedente Dlgs 66 del 2017, “figlio” della legge 107 del 2015, la cosiddetta “Buona Scuola”.

Il nuovo pacchetto.
Per il nuovo pacchetto inclusione è tempo di andare a regime: le novità introdotte in agosto sono in vigore dal 12 settembre scorso. Si apre la sfida dell’attuazione (sono allo studio dieci decreti ministeriali) che vedrà protagonista il Miur, ma che coinvolgerà anche quello della Salute, per le certificazioni. Regioni ed Enti locali, coinvolti attraverso la Conferenza Unificata, dovranno garantire una corretta attuazione su tutto il territorio delle nuove regole e una maggiore omogeneità dei servizi.

Cambiamento culturale.
Le norme del 2017 e del 2019 gettano le basi per un cambiamento culturale. L’Italia, già all’avanguardia (dal 1977 sono state abolite le classi speciali per gli alunni diversamente abili), si allinea al principio, riconosciuto dalle Nazioni Unite, secondo cui la disabilità è «in relazione al contesto». È il principio dell’accomodamento ragionevole che indica «le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati (…) per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali».
Seguendo i principi indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla redazione del Profilo di funzionamento della persona con disabilità, la legge stabilisce che, per garantire qualità di vita più elevata ai ragazzi con disabilità, bisognerà offrire loro opportunità valutate caso per caso in termini di sussidi didattici e metodologie di studio. Che non dovranno più essere definiti in modo “standard”, solo in relazione diretta al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico davvero individualizzato. Su questo principio viene costruita l’architettura della nuova inclusione scolastica. Con diversi effetti pratici.

Si parte dalla certificazione.
Tutto parte dalla certificazione della condizione di disabilità. Questa andrà sempre richiesta all’Inps, secondo la legge 104 del 1992. La certificazione serve in diversi ambiti. Nella scuola è propedeutica per poter richiedere le misure di supporto e il docente di sostegno, l’assistenza specialistica.
Con il Dlgs 66 e le sue modificazioni, viene cambiata la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità per l’inclusione scolastica. Oltre al medico legale, dovranno essere presenti un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria infantile e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Una novità che guarda alla necessità di avere nel gruppo di lavoro una figura che sia in grado di comprendere a fondo le problematiche dello studente.

L’accertamento.
L’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva per l’inclusione scolastica (che deve essere esplicitamente richiesta dalla famiglia) è necessario per poter elaborare il Profilo di funzionamento predisposto «secondo i criteri del modello bio-psico-sociale della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (Icf) dell’Organizzazione mondiale della sanità». Considerando, cioè, la persona nella sua totalità, senza “tipizzare” le soluzioni proposte con riferimento solo agli aspetti medici.

Profilo di funzionamento.
Il Profilo di funzionamento è il documento che serve per la predisposizione del Piano educativo individualizzato (Pei). Al suo interno sono definite le misure utili (sostegno, ausili, tipi di assistenza) per l’alunno e la sua reale inclusione. È la base per poter avanzare le richieste (in ambito scolastico o anche ai fini dei servizi offerti dagli enti territoriali) che serviranno ad attuare il principio di accomodamento ragionevole sancito dall’Onu. Introducendo la prospettiva Icf dell’Organizzazione della sanità, non si guarda più alla disabilità come “menomazione”, ma all’intera persona e al suo “funzionamento” in termini positivi nel contesto.
Il Profilo viene redatto da specialisti del Sistema sanitario nazionale, con la collaborazione delle famiglie e, se possibile, insieme allo studente con disabilità, per garantirne il diritto all’autodeterminazione. È prevista la partecipazione del dirigente scolastico o di un docente specializzato sul sostegno didattico della scuola.
Una volta prodotto, il documento è trasmesso dalla famiglia alla scuola e all’Ente locale competente che predispongono, rispettivamente, il Pei (in ambito scolastico) e il Progetto individuale (per la dimensione legata ai servizi territoriali). I criteri per le nuove certificazioni e per il Profilo di funzionamento dovranno essere decisi dal ministero della Salute in raccordo con quelli dell’Istruzione, delle Politiche sociali, della Famiglia, degli Affari regionali. Per far partire a pieno regime il nuovo sistema serviranno lo sforzo di molti attori e una efficace rapidità di coordinamento.

di Alessandra Migliozzi

Autonomia differenziata in Emilia Romagna, la scuola dice no

da Orizzontescuola

di redazione

Le prossime elezioni amministrative in Emilia Romagna si giocheranno anche sul terreno dell’autonomia differenziata per la scuola.

I sindacati Cisl, Uil, Cobas, Gilda, Sgb e il comitato Scuola e Costituzione hanno lanciato un messaggio chiaro al governatore Stefano Bonaccini: “C’è un alto rischio di astensionismo tra il personale scolastico, se si andrà avanti con l’autonomia anche in ambito scolastico“.

Secondo quanto risulta al Corriere.it, è stata lanciata una petizione su change.org nelle scuole da parte dei sindacati che hanno chiamato a raccolta tutto il personale scolastico, dai docenti agli Ata. Già da mesi sono in corso di organizzazione assemblee e riunioni per informare il personale sugli effetti nelle scuole della autonomia differenziata.

Ora serve — dicono tutti i sindacati — un momento di confronto pubblico su un tema così delicato e importante che finora è passato completamente sotto silenzio. In vista delle Regionali, vogliamo mettere a un tavolo tutti i capolista e chiedere cosa ne pensano dell’autonomia regionale differenziata almeno nell’ambito scolastico“.

I sindacati mettono l’accento sul fatto che in molti casi non si conoscono fino in fondo tutti gli aspetti della regionalizzazione e ribadiscono il principio che la scuola debba rimanere un punto di unità nazionale.

Il processo di regionalizzazione della scuola era stato un punto all’ordine del giorno durante il governo gialloverde. A richiederlo fortemente erano Lombardia, Veneto e – appunto – Emilia Romagna. Il processo si era poi arrestato per il problema della scuola e delle risorse. Con il cambio di Governo, l’argomento sembrava uscito dall’agenda politica quotidiana, ma non dalle prospettive di vorrebbe vederlo realizzato.


Perché i docenti soffrono? La risposta nelle politiche degli ultimi 30 anni

da La Tecnica della Scuola

I cambiamenti che hanno investito la Scuola negli ultimi 30 anni sono avvenuti a caso? O fanno parte di una strategia complessiva? La “Buona Scuola” (Legge 107/2015) non fa forse il paio col Jobs Act (Legge 10 dicembre 2014, n. 183)? A voler esser maligni parrebbe, infatti, che l’una servisse a calare il sipario sulla Scuola come istituzione per trasformarla in azienda; mentre l’altro era finalizzato a cancellare le tutele che proteggevano i salariati dal licenziamento punitivo o ricattatorio

Come la finanza internazionale desidera

I risultati del Jobs Act arrivarono subito sotto gli occhi di tutti: più licenziamenti e meno assunzioni. Malgrado quella che fu la propaganda governativa, i dati parlavano chiaro: le assunzioni, rispetto ai primi otto mesi del 2015, erano subito diminuite nel 2016 (da gennaio ad agosto) dell’8,5%; per contro, i licenziamenti erano immediatamente aumentati del 31%. Un bel successo davvero: per la parte padronale, s’intende. I licenziamenti disciplinari (ora molto più facili) aumentavano del 28%.

Risultati talmente chiari da far sì che il Governo avesse a temere il voto dei giovani al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Difatti i contratti a tempo indeterminato erano diminuiti del 33%: di conseguenza anche un giovanissimo poco perspicace e poco informato, forse, a questo punto avrebbe potuto comprendere la differenza tra la propria condizione lavorativa e quella del proprio padre.

La situazione oggi appare stabilizzata, e l’occupazione sembra in ripresa, ma resta il fatto che 60 anni di conquiste sindacali sono stati cassati per legge.

Però il Governo (come abbiamo già visto) ha fatto quanto JP Morgan chiedeva: ha ridimensionato fortemente le garanzie costituzionali dei diritti dei salariati.

Tentarono pure di cambiare la Costituzione

Altro cavallo di battaglia del simpatico “rottamatore” cresciuto a Rignano sull’Arno: la riforma costituzionale. Già l’8 aprile 2014 (45 giorni soltanto dopo l’inizio del mandato governativo) Renzi presentava il disegno di legge che avrebbe poi portato al referendum del 4 dicembre 2016, e che prevedeva «il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». Se avessero vinto i ““, JP Morgan sarebbe stata accontentata: si sarebbe rafforzato l’esecutivo nei confronti del Parlamento; si sarebbe irrobustita  l’autorità centrale nei confronti delle Regioni; si sarebbe portato a 800.000 il numero di firme necessarie per richiedere referendum abrogativi (mentre prima ne bastavano 500.000), rendendo quasi impossibile opporsi alle leggi varate da un Parlamento controllato dal Governo, a fronte di una legge elettorale (legge 6 maggio 2015, n. 52, nota come Italicum) che conferiva la maggioranza parlamentare assoluta al partito vincitore delle elezioni (ancorché eletto da una minoranza di elettori).

Tutti pronti per festeggiare il “

I problemi del Paese erano ben altri, ma si cercava di far credere agli Italiani che cambiare la Costituzione fosse più importante che dar lavoro ai giovani, tutelare l’ambiente, ricostruire le infrastrutture fatiscenti e tutelare il salario. Con un’abilità propagandistica da far impallidire la fantasia di Orwell, le TV raccontarono agli elettori che tutto sarebbe avvenuto per il loro bene, per farli risparmiare e per consentire ad una classe governativa benefattrice di aver finalmente le mani libere dalla “burocrazia” (leggasi democrazia) per renderli tutti felici, prosperi e facoltosi. Vennero trasmessi in prima serata improbabili dibattiti in cui all’enfant prodige Matteo Renzi si contrapponevano personaggi dell’estrema Destra berlusconiana o leghista, oppure politici del bel tempo andato, onde trasmettere il seguente messaggio: chi vota “No” è fascista, berlusconiano, leghista, rimbambito o conservatore, oppure “invidioso” del successo del nuovo e rampante Partito “Democratico” giovanilistico e renzimorfo. L’ultima parola era sempre per quelli del “”, che guardavano sorridenti le telecamere, rassicuranti come venditori di saponette profumate. Per completare l’opera, i segugi del “Grande Twittatore” (così lo definì Marco Travaglio) impazzavano sul web per controbattere le argomentazioni degli internauti che sostenevano il “No.

Gli andò male, perché gli Italiani votarono comunque “No”.

Tagliare la Scuola, aiutare le banche

Ma già un altro committente era stato accontentato: le banche. Dal primo gennaio 2016, difatti, il soccorso alle banche in difficoltà deve aver luogo anche con il sostegno dei creditori della banca stessa. Ovvero dei correntisti, i quali, in caso di fallimento della banca, possono vedersi requisiti i risparmi. È il cosiddetto bail-in, “salvataggio interno”. Lo prescrive un decreto legislativo (D.Lgs 180 del 16 novembre 2015), che recepisce la Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), mirante a comporre un «quadro armonizzato a livello europeo» in caso di risanamento delle banche in crisi. Così, tutti contenti i banchieri (non solo italiani). Quando si dice “unire l’utile al dilettevole”. Lo Stato non deve essere “assistenziale”, secondo i neoliberisti italiani; ma qualche eccezione per gli amici si può sempre fare.

Al neoliberismo una Scuola libera (e liberatrice) non serve

Amica del neoliberismo la Scuola, per definizione, non può essere: infatti il termine greco “scholé”, di cui il vocabolo italiano è figlio legittimo, indica il tempo libero dalle logiche del lavoro e dell’economia; il momento in cui ci si può dedicare ad apprendere, a ragionare, a contemplare il bello, il giusto, il vero. Argomenti incompatibili con la visione economicistica, mercatista, socialmente darwiniana del neoliberismo. Sarà per questo che la scure neoliberista si è accanita proprio sulla Scuola (pubblica, giacché quella privata è stata finanziata in barba alla Costituzione)?


Docenti precari di religione senza futuro, Pittoni: il concorso straordinario li salverà

da La Tecnica della Scuola

Si riapre il contraddittorio a distanza sul concorso dei docenti di religione cattolica. Ad innescarlo è stato un emendamento specifico presentato dal senatore leghista Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega: una richiesta che punta a risolvere la questione degli idonei del concorso del 2004, prevedendo sia la trasformazione della graduatoria del primo concorso in GaE, sia l’indizione di un concorso straordinario per i tanti insegnanti di religione precari che abbiano svolto 36 mesi di servizio negli ultimi dieci anni.

Il problema, ha ribattuto Orazio Ruscica, leader dello Snadir, il sindacato dei docenti di religione con maggiori iscritti, è che l’emendamento “purtroppo risponde solo in parte alle legittime aspettative degli insegnanti di religione”: secondo il sindacalista, infatti, “la suddivisione dei posti da mettere a concorso nella misura del 25% alle GAE e del 25% al concorso straordinario ridurrebbe i posti nelle Regioni del centro sud a poche decine”. Inoltre, sostiene ancora Ruscica, “la graduatoria del concorso straordinario non diventerebbe ad esaurimento, così come è stato fatto per l’analogo concorso per la scuola secondaria e per i diplomati magistrale”.

A stretto giro di posta, arriva la controreplica del senatore Mario Pittoni, secondo il quale “non è vero che la graduatoria del concorso straordinario di religione non sarà ad esaurimento”, quindi tutti coloro che parteciperanno alla procedura concorsuale avranno, nel tempo, il loro posto in ruolo.

Pittoni, ma è proprio sicuro che le graduatorie dei vincitori del concorso di religione rimarranno in vita fino a quando non entreranno tutti di ruolo?

Certamente, le graduatorie di merito del concorso 2004, come tutte le graduatorie di merito concorsuali, sono soggette a scadenza e, infatti, sono scadute. Per renderle di nuovo attive, occorre necessariamente una legge: questo prevede uno dei commi dell’emendamento presentato dalla Lage e, per evitare che scadano di nuovo, è specificamente esplicitato che le graduatorie di merito “resuscitate” divengano “ad esaurimento”.

Sarebbe un’eccezione, o no?

Il concorso straordinario nasce oggi e, non essendo bandito per un numero di posti predeterminato, prevede infatti a regime, cioè per sempre, che il 50% dei posti disponibili vada alle graduatorie del concorso straordinario, è logicamente e giuridicamente deducibile che le sue graduatorie di merito non abbiano scadenza.

Perché ritiene che superare il vincolo delle immissioni in ruolo solo sul 70%, attualmente in vigore, non sia determinante?

Perché anche aumentando la percentuale al 90%, una condizione peraltro considerata inaccettabile per la Conferenza episcopale, non cambierebbe praticamente nulla: dove i posti da dare alle assunzioni, oggi al 70%, sono 4 diventerebbero non più di 5. E allora?

Quindi, non ritiene necessario allargare la platea dei beneficiari delle assunzioni dei docenti di religione?

Ritengo fondamentale portare in porto un concorso che non si svolge da 16 anni: un concorso che, di sicuro, permetterà a tanti docenti precari di religione, anche da un lungo periodo, di essere finalmente immessi in ruolo su posti liberi. È una posizione, tra l’altro, condivisa dalla maggior parte dei sindacati.

Nota 18 novembre 2019, AOODGSIP 5107

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

Ai Dirigenti scolastici di ogni ordine e grado
LORO SEDI

Oggetto: Atlante – Italian Teacher Award – proroga scadenza al 30 novembre p.v.

Nota 18 novembre 2019, AOODGOSV 23280

Ai Direttori Generali e ai Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
AI Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta
AOSTA
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provìncia Autonoma di TRENTO
All’Intendente Scolastico per le scuole delle località ladine di BOLZANO
All’intendente Scolastico per la scuola in linqua tedesca di BOLZANO
AI Sovrintendente Scolastico della Provincia di BOLZANO
Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di istruzione secondaria di Il grado, statali e paritari
LORO SEDI
AI Ministero degli Affari Esteri-DGSP – Uff V
ROMA
e p.c. AI Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
AI Capo di Gabinetto
SEDE
AI Capo Ufficio Stampa
SEDE

OGGETTO: Olimpiadi di Italiano – Edizione 2019-20.


Nota 18 novembre 2019, AOODGRUF 26158

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali
Direzione generale per le Risorse Umane e Finanziarie – Ufficio IX

A tutte le Istituzioni scolastiche ed Educative Statali
E p.c. Ai revisori dei conti per il tramite dell’Istituzione scolastica
Agli Uffici Scolastici Regionali

Oggetto: Predisposizione e approvazione del Programma Annuale 2020 ai sensi dell’art. 5 del D.I. 28/08/2018, n. 129 “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo- contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107” (di seguito, anche “DI n. 129/2018”).