Bonus e legge di bilancio 2020

Bonus e legge di bilancio 2020: cosa cambia veramente

Il comma 249 dell’articolo 1 del disegno di legge di Bilancio 2020, come approvato dal Senato, dispone che “Le risorse iscritte nel fondo di cui all’articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107, già confluite nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, sono utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione”.

Riteniamo opportuno formulare alcune considerazioni:

  • La modifica alla Legge 107 interviene nell’anno 2020 e, quindi, non ha alcun effetto retroattivo sulla contrattazione del presente anno scolastico; essa avrà rilievo a partire dall’atto di costituzione del fondo d’istituto 2020/2021. Prossimamente, l’ANP fornirà approfondimenti e indicazioni in vista della contrattazione del prossimo anno.
  • La disposizione in questione – e questo aspetto è di fondamentale importanza – non altera in alcun modo le competenze dei diversi organi coinvolti nella procedura di valorizzazione del merito dei docenti. La modifica, infatti, deve essere letta alla luce della legislazione vigente nonché del CCNL 2016-2018 e interviene solo su un aspetto specifico: la definizione della quantità di risorse di cui disporrà il dirigente per attribuire il bonus. Non risultano certo variate le competenze del dirigente, né tantomeno quelle del comitato di valutazione di cui, non a caso, non si fa menzione. Non cambiano nemmeno le materie di contrattazione previste dall’articolo 22 del CCNL 2016-2018.
  • Sotto il profilo politico-sindacale, con quelle poche righe si tenta un’operazione lesiva dell’interesse comune: cancellare la possibilità di apprezzare, anche con un riconoscimento economico, l’apporto qualitativo dei docenti alle attività della scuola. In sostanza, si cerca di eliminare una delle poche forme di riconoscimento della meritocrazia tra i docenti.
  • Tutto il fondo premiale confluisce nel MOF e tutto può essere utilizzato senza vincolo di destinazione. Chi plaude a questo intervento sembra ignorare che i docenti avranno meno risorse a disposizione: le risorse del bonus, già ampiamente decrementate, potranno ora essere destinate a tutto il personale scolastico. Ancora una volta, spetterà alla serietà e al senso di responsabilità dei dirigenti scolastici il compito di assicurare quote di risorse adeguate a riconoscere che le prestazioni dei docenti non sono tutte uguali.
  • Il Paese, oggi più che mai, ha bisogno di una scuola di qualità: i recenti esiti delle indagini internazionali e nazionali lo stanno a dimostrare e adottare una politica di segno opposto appare molto criticabile.

L’ANP ribadisce la necessità di dotare i dirigenti di strumenti adeguati per valorizzare e compensare l’impegno e l’abnegazione dei tanti docenti che credono ancora in una scuola di qualità.

L’ANP si batte per loro e per la loro dignità professionale.

Scuola: calano le risorse ma la fiducia resiste. Il lavoro dei prof rimane nel cuore degli italiani

da la Repubblica

Ilvo Diamanti

La scuola, in Italia, attraversa una fase complicata. E i cittadini lo percepiscono bene, come mostra il sondaggio dell’Osservatorio Demos-Coop, realizzato di recente. I problemi segnalati, però, non riguardano tanto la scuola e i soggetti che vi operano. Piuttosto: le risorse disponibili. Sempre scarse. In modo sempre più evidente. D’altronde nel nostro Paese si investe circa l’8% per cento della spesa pubblica per l’istruzione (Open Polis su dati Eurostat). Siamo, cioè, in fondo alla graduatoria europea. Ben al disotto della media Ue (10,2%). Non è una novità, ma non c’è motivo di consolarsi. Neppure di rassegnarsi, se possibile. Tanto più che i soggetti del sistema scolastico continuano ad essere apprezzati. Soprattutto gli insegnanti. I professori universitari, in particolare, nella graduatoria definita in base al prestigio sociale, sono secondi. Appena dopo i medici. Davanti (di poco) rispetto ai giudici e ai magistrati. Ma anche i docenti di scuola superiore, elementare e media sono percepiti in modo positivo da una componente elevata di cittadini. Fra 57% e 52%. Dunque, oltre la “media” generale.

Gli insegnanti vengono apprezzati perché ritenuti (molto o abbastanza) “preparati”. Tuttavia, in prospettiva “storica”, emerge, diffusa, la sensazione che sia in corso un certo declino. Non tanto nell’Università, che, nei giudizi, appare migliore o, comunque, “rimasta più o meno uguale”. Ma il sistema educativo, negli ultimi 10 anni, alla maggioranza dei cittadini appare “peggiorato”.

Insomma, la scuola e il sistema formativo, presso l’opinione pubblica italiana, suscitano sentimenti contrastanti. Se ne riconoscono il ruolo e l’importanza, ma anche i problemi. La preoccupazione maggiore riguarda, comprensibilmente, le prospettive professionali degli studenti. La critica più condivisa riguarda, infatti, “lo scarso collegamento con il mondo del lavoro”. Insieme alla carenza di “risorse per la didattica”. E alla mancanza di sostegno alle famiglie e agli studenti socialmente “svantaggiati”. Che vedono, in questo modo, il loro svantaggio crescere. D’altronde, molte ricerche (di)mostrano una relazione stretta fra “carriera” scolastica e professionale. Mentre è noto il rapporto fra il rendimento scolastico e la posizione sociale della famiglia. Così, continua a incombere il rischio di un futuro — almeno parzialmente — pre-definito. Pre-vedibile. In base al vantaggio (sociale e familiare) di partenza. Un problema che condiziona la “missione” stessa della scuola. Che dovrebbe offrire ai giovani “pari opportunità”. Un futuro. Nel lavoro. E non solo.

È interessante osservare come le “responsabilità” di questi problemi non vengano attribuite solo agli attori del sistema scolastico “pubblico”. Infatti, solo una piccola minoranza invoca un maggiore peso del “privato”. Viene, invece, richiamato il ruolo della famiglia stessa. “Colpevole” di intromettersi spesso, e assai più del passato, nelle vicende scolastiche. Per difendere i figli di fronte ai professori. Mentre, in questo modo, li de-responsabilizza. E interferisce sul loro percorso. Non solo nella scuola. Si tratta di problemi noti, che l’indagine di Demos-Coop conferma. Ma è utile osservare e verificare come si ripropongano, nel tempo, nonostante le critiche e le autocritiche. L’indagine sottolinea, inoltre, come l’insoddisfazione risulti più acuta dove non vi sono studenti in famiglia. Dove la scuola è, dunque, percepita con maggiore distacco. Dis-incanto. Mentre chi fa i conti quotidianamente con il sistema formativo, attraverso l’esperienza dei figli studenti, è più indulgente. Anche se non meno critico. E preoccupato. Perché se il futuro dei giovani dipende dalla scuola: occorre investire nella scuola. Perché i giovani “sono” il futuro della società. Il nostro futuro. Per questo, anni fa, ho pubblicato una “Bussola” intitolata: “Non studiate!”. Per denunciare la scarsa attenzione dedicata dalle istituzioni e dai governi verso la scuola e i giovani.

Scrivevo, allora: «I professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. (…) Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene». Proprio per questo, invece, oggi “conviene” investire nella scuola. Soprattutto in Italia. Dove la maggioranza dei cittadini ritiene che “i giovani, per avere un futuro, se ne debbano andare altrove”. Come effettivamente avviene spesso. Visto che i nostri laureati sono richiesti. Perché, malgrado l’opinione rilevata in questo sondaggio, il nostro sistema formativo è di qualità elevata. Al tempo stesso, dobbiamo fornire ai giovani buone ragioni per rientrare. E ai giovani di altri Paesi: per venire qui. A studiare. Dobbiamo investire nella scuola. Nelle giovani generazioni. Per consentire loro di superare la condizione di “adulti con riserva”, come direbbe “quel gran genio del mio amico”. L’indimenticabile Eddy Berselli.
E per offrire alle Sardine, domani, non una piazza, ma un mare nel quale nuotare. Per non perdere la speranza. Per non perdere il futuro. Per non perderci.

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà


Pensioni: cosa devono fare docenti e ATA ed errori da evitare per domanda entro 30 dicembre

da Orizzontescuola

di redazione

Scade il 30 dicembre 2019 la possibilità di presentare la domanda di pensionamento dal 1° settembre 2020 per docenti e ATA.

Il Prof. Renzo Boninsegna ci illustra nella sua guida i passaggi importanti per la presentazione della domanda pensioni 2020.

Domanda pensioni 2020: ecco circolare, scadenza 30 dicembre 2019. Requisiti

Adempimenti pensionandi 2020

  1. controllare di aver raggiunto i requisiti pensionistici (basta un giorno in meno … e si perde il treno “pensione 2020”)
  2. controllare il proprio estratto conto INPS Gestione Pubblica (con colore arancione). In caso di errore inviare all’INPS la RVPA (Richiesta Variazione Posizione Assicurativa)
  3. E’ possibile anche chiedere alla scuola di titolarità la sistemazione della posizione contributiva mediante l’utilizzo della funzione “Nuova Passweb” (canale informatico diretto scuola – INPS) con la quale le scuole possono inserire i periodi mancanti e “certificarli”
  4. inviare con Istanze online la cessazione dal servizio (solo per le cessazioni a domanda NON  d’ufficio)
  5. inviare online all’INPS Cassa Stato sede competente la domanda per il pagamento della pensione dal 1° settembre 2020

ATTENZIONE: Nella domanda di cessazione gli interessati dovranno dichiarare espressamente la volontà di cessare comunque o di rimanere in servizio una volta che sia stata accertata l’eventuale mancanza di requisiti.

La segreteria scolastica o l’Ufficio Scolastico dovranno, dal canto loro, annullare la cessazione già inserita al SIDI.

  1. Le cessazioni dovranno essere convalidate al SIDI, con l’apposita funzione, successivamente all’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS.

Errori da evitare

Si ricorda che l’invio telematico è la condizione necessaria e sufficiente per la cessazione e il pagamento della pensione.

  1. chi si vanta di aver tutto per la pensione già a settembre 2019, perchè ha presentato in cartaceo la domanda di dimissioni e la richiesta di pensione con i moduli solo cartacei deve rifare tutto seguendo le indicazioni Miur… altrimenti resta in servizio
  2. chi presenterà solo domanda online all’inps cassa stato ma non effettuerà la cessazione dal servizio con la procedura POLIS entro le 23.59 del 30 dicembre 2019 rimarrà ancora in servizio
  3. chi effettua la cessazione dal servizio tramite POLIS entro il 30 dicembre ma non presenta la domanda on line INPS cassa stato cesserà dal servizio il 1° settembre 2020, ma …. non avrà il pagamento della pensione fino a quando non utilizzerà la forma telematica per l’invio della domanda di pensione.


Pensione scuola 2020: tutti i requisiti per la domanda. Scadenza 30 dicembre 2019

da Orizzontescuola

di Patrizia Del Pidio

Ecco tutti i requisiti di accesso alla pensione 2020 per i dipendenti del comparto scuola.

Con la pubblicazione della circolare MIUR che identifica la data di scadenza entro la quale presentare la domanda di cessazione dal servizio per il personale del comparto scuola al 30 dicembre 2019, proponiamo una panoramica dei requisiti di accesso alla pensione 2020 per capire chi deve presentare tale domanda.

Requisiti pensionamento 2020

Si ricorda che la scadenza del 30 dicembre 2019 è valida non solo per la richiesta di cessazione dal servizio ma anche per la richiesta di trattenimento in servizio (sempre entro la stessa data è possibile revocare domanda presentate in precedenza).

Si ricorda, inoltre,  che in vista della proroga dell’Ape sociale per il 2020, chi deve accedere a questo tipo di pensionamento dovrà attendere successiva circolare del MIUR (così come chi dovrà accedere all’opzione donna grazie alla proroga che dovrebbe essere inserita nella Legge di Bilancio 2020).

Pensione di vecchiaia: per chi è in possesso di almeno 20 anni di contributi e raggiunge l’età dei 67 anni entro il 31 agosto 2020 il pensionamento è d’ufficio, per chi, invece, compie gli anni tra il 1 settembre e il 31 dicembre 2020 va presentata domanda.

Pensione di vecchiaia gravosi e usuranti: per i lavoratori che svolgono mansioni gravose (come gli insegnanti della scuola dell’infanzia, ad esempio) per accedere alla pensione di vecchiaia sono richiesti 66 anni e 7 mesi. Per chi li compie (in presenza di almeno 30 anni di contributi) entro il 31 agosto agosto il pensionamento è d’ufficio, per chi li compie tra il 1 settembre e il 31 dicembre il pensionamento è a domanda. (Ricordiamo che per vedersi riconoscere il blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita è necessario presentare domanda di riconoscimento del beneficio con un certo anticipo sulla data del pensionamento).

Per accedere alla pensione anticipata sono necessari 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. I requisiti possono essere raggiungi entro il 31 dicembre 2020 (anche in via prospettica).

Per accedere all’Opzione donna con pensionamento dal 1 settembre 2020 (tralasciando la possibile proroga contenuta nella Legge di Bilancio 2020 che aprirebbe soltanto le porte a nuove beneficiarie della misura e per le quali sarà emanata apposita circolare con il nuovo anno) sono necessari 35 anni di contributi e 58 anni di età (per le lavoratrici autonome 59 anni); entrambi i requisiti devono essere stati raggiunti entro il 31 dicembre 2018.

Per chi accede alla pensione con 64 anni di età ed almeno 20 anni di contributi versati dopo il 1 gennaio 1996 (o in alternativa per chi opta per il computo nella gestione separata) i requisiti anagrafici e contributivii vanno raggiunti entro il 31 dicembre 2020.

Meno di 80 euro di aumento stipendio a docenti e ATA, presidio sindacati al Miur mercoledì 18 dicembre

da Orizzontescuola

di redazione

Comunicato FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola Rua, SNALS Confsal e GILDA Unams – Mercoledì 18 dicembre presidio e flash mob davanti al Miur dalle ore 17 alle 19.

Un presidio con flash mob davanti al MIUR mercoledì 18 dicembre dalle ore 17 alle ore 19. Questa l’iniziativa con cui FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola Rua, SNALS Confsal e GILDA Unams danno avvio allo stato di agitazione proclamato ufficialmente dalle segreterie unitarie a causa dei troppi nodi che restano ancora irrisolti nel momento in cui la legge di Bilancio 2020 giunge alle battute finali in Parlamento.

Dopo la riunione degli organismi nazionali al teatro Quirino di Roma, le cinque organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca chiamano ancora alla mobilitazione gruppi dirigenti, quadri e RSU per ribadire con forza gli obiettivi del documento unitario redatto dopo l’evento del 20 novembre.

In testa alle rivendicazioni, l’aumento delle risorse per il rinnovo contrattuale, visto che quelle stanziate nella legge di Bilancio consentono, a regime, un incremento delle retribuzioni di poco superiore all’inflazione: meno di 80 euro medi mensili, ben lontano dall’aumento a “tre cifre” promesso a più riprese.

Le richieste delle sigle sindacali riguardano anche la valorizzazione professionale e la perequazione retributiva rispetto al resto del personale della PA. “Il fatto che oltre il 40% dei lavoratori del comparto beneficia dell’elemento perequativo – affermano Sinopoli, Gissi, Turi, Serafini e Di Meglio – dimostra che le retribuzioni del comparto istruzione e ricerca sono significativamente inferiori a quelle delle altre pubbliche amministrazioni. Se le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale sono comprensive della quota necessaria a finanziare il perequativo, l’aumento medio mensile reale si riduce a circa 70 euro: queste – spiegano i leader dei cinque sindacati – devono pertanto essere considerate aggiuntive rispetto a quelle occorrenti per il rinnovo contrattuale. Al fine di conseguire un reale avvicinamento alla media delle retribuzioni europee, è dunque necessario un ulteriore significativo stanziamento”.

Il presidio di mercoledì 18 dicembre punterà i riflettori anche sulle problematiche relative ai punti delle intese del 24 aprile e 1° ottobre rimasti inattuati, a partire dalla questione degli assistenti amministrativi facenti funzioni di DSGA e dal mancato avvio del tavolo di confronto sui percorsi di formazione e abilitazione. I sindacati contestano inoltre le invasioni di campo su materie contrattuali che si stanno compiendo in sede di conversione del decreto scuola, che interviene sulla mobilità del personale docente; insistono inoltre sulla necessità di rivedere la normativa generale sul pubblico impiego e di rifinanziare e rendere più flessibile la composizione e l’utilizzo dei fondi del salario accessorio. Il presidio rilancerà anche le motivazioni delle manifestazioni unitarie del 3 dicembre sulla ricerca e del 16 dicembre sull’università.

Indire, l’ambiente online neoassunti aprirà a breve: le novità

da Orizzontescuola

di redazione

E’ online il nuovo sito Indire: ambiente di supporto all’anno di formazione e prova per i docenti neoassunti e con passaggio di ruolo e per docenti in percorso annuale FIT.

A breve aprirà l’ambiente online neoassunti: si accederà tramite il sistema “SPID” (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Se si è in possesso delle credenziali, basterà cliccare sul pulsante “Accedi con SPID”. Se invece non si hanno le credenziali, si possono seguire le indicazioni fornite sul sito apposito.

All’apertura dell’ambiente sarà disponibile anche una sezione ospite dedicata ai referenti territoriali della formazione. Mentre a partire dalla primavera 2020 sarà disponibile anche l’ambiente per i tutor.

Sono diverse le novità funzionali principali di quest’anno volte principalmente alla semplificazione:

  • l’accesso all’ambiente avviene tramite credenziali di tipo SPID per tutti i docenti (neoassunti, FIT, tutor) e per gli utenti di tipo ospite;
  • il percorso di documentazione dell’Attività Didattica viene semplificato. Diversamente dagli anni precedenti quest’anno non è previsto il caricamento nel portfolio di materiale multimediale. La sezione relativa dell’ambiente online fornisce informazioni utili alla raccolta di materiale multimediale, che rimane facoltativa, e può essere utile ai fini della preparazione della documentazione da utilizzare, insieme all’esportazione del Dossier Finale, in sede di comitato di valutazione;
  • l’attività sul bilancio delle competenze rimane nella sua forma consueta ma solo come tappa iniziale e viene eliminata al termine del percorso. Non c’è più quindi il “bilancio finale delle competenze”.

Sono inoltre già disponibili i documenti utili per ai docenti per la compilazione del dossier professionale nella sezione Toolkit.

Anno prova neoassunti 2019/20, attività da svolgere e ore dedicate. Il percorso.

Aggiornamento docenti: il Contratto nazionale potrebbe essere illegittimo

da La Tecnica della Scuola

Sul recente contratto integrativo sulla formazione si stanno addensando alcune nubi: sono ormai molti gli esperti del settore che stanno intervenendo per criticare nettamente la scelta contrattuale di definire l’aggiornamento come un diritto del docente e non come un suo preciso dovere professionale.
Sul tema si stanno pronunciati dirigenti tecnici e docenti universitari che valutano negativamente la decisione del Ministero e dei sindacati.
Al di là delle opinioni, è però necessario fare qualche riflessione anche di carattere normativo.
Preliminarmente va detto che quello firmato nei giorni scorsi è solamente una ipotesi di contratto che dovrà essere vagliato e autorizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica.
E non è da escludere che il Dipartimento individui elementi di illegittimità.
La prima incongruenza sta nel fatto che la legge 107 definisce l’aggiornamento professionale dei docenti obbligatoria, permanente e strutturale mentre ora con il contratto verrebbe derubricata ad un diritto che il docente può esigere o meno: una vera e propria inversione che il Dipartimento potrebbe considerare illegittima.
Va poi considerato che nella maggior parte dei Paesi europei l’aggiornamento dei docenti è assolutamente obbligatorio ed è anzi condizione necessaria per conseguire gli aumenti stipendiali legati all’anzianità (si può consultare sull’argomento anche un dossier di Cisl Scuola non recentissimo ma ancora attuale).
Peraltro in Italia, l’aggiornamento è obbligatorio per molte categorie professionali (giornalisti, medici, geometri e in genere per tutti coloro per i quali è previsto un albo nazionale).
Il Dipartimento della Funzione Pubblica potrebbe quindi avere parecchio da ridire sulla nuova definizione di aggiornamento introdotta dall’ipotesi di Contratto siglata nei giorni scorsi.

http://www.cislscuola.it/uploads/media/PROFILO-DOC-EUROPA.pdf

Stipendi, la vice-ministra Ascani (Pd): a docenti e Ata aumenti maggiori rispetto agli altri statali

da La Tecnica della Scuola

Assegnare al personale scolastico più soldi per il rinnovo del contratto, rispetto agli altri dipendenti pubblici: la richiesta arriva dalla vice-ministra della Scuola, Anna Ascani (Pd), a seguito della scarsità di risorse stanziate nella legge di bilancio per il contratto scuola che ad oggi non prevedono arretrati per il 2019 ed incrementi a regime in media di non oltre 65-70 euro lordi, quindi in linea con gli altri dipendenti pubblici.

“I fondi per il rinnovo del contratto ci sono”

A colloquio con l’Ansa, a margine di un convegno al Miur sull’edilizia scolastica, la vice-ministra Ascani ha prima detto che a gennaio “si apre la fase di nuova di dialogo con i sindacati: c’è il tavolo per la contrattazione, i fondi per il rinnovo del contratto ci sono, ovviamente bisognerà capire come vengono distribuiti all’interno della Funzione Pubblica”.

Quindi Ascani ha rimarcato che il settore scolastico dovrà essere trattato con un occhio di riguardo: “Bisognerà lavorare con i sindacati della scuola – ha detto la democratica – affinchè non valga solo il criterio del passato per cui si va a un incremento in percentuale (l’ultimo fu del 3,48% n.d.r.) rispetto agli stipendi che esistono ma si ha maggiore attenzione per il comparto scuola, perchè è quello che è stato finora più penalizzato. Se fosse così sarebbe un bene per il sistema Paese”.

La vice-ministra si è impegnata in tale direzione: “lavoreremo per questo e all’interno di questo dialogo si discuterà anche di altri temi come, per esempio, della nuova abilitazione (preannunciata dal sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina del M5S n.d.r.) e di tutto quello che era stato oggetto dell’accordo firmato qui al Miur e che deve essere implementato”, ha concluso Ascani.

I precedenti non sono di buon auspicio

Le esternazioni della vice-ministra Ascani, in particolare sull’auspicio di prevedere un incremento stipendiare maggiorato solo per il personale docente e Ata della scuola, diciamo subito che non saranno di facile realizzazione: basta ricordare che nella stessa giornata in cui i sindacati della scuola lo scorso aprile brindavano trionfanti per aver strappato al premier Giuseppe Conte anche un accordo con incrementi stipendiali a tre cifre, le altre organizzazioni sindacali del comparto pubblico non ci pensarono due volte a produrre comunicati di fuoco per rivendicare lo stesso trattamento a tutela dei lavoratori del loro settore.

Un atteggiamento di protesta, ne siamo certi, che si ripeterebbe anche in questa occasione. A meno che le Confederazioni sindacali dovessero decidere di intervenire preventivamente per motivare i differenziati incrementi e risollevare in questo modo le sorti stipendiali dei dipendenti pubblici meno pagati in Italia (gli Ata) e dei docenti tra i meno pagati dell’area Ocse e del vecchio Continente.

Riparte l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri

da La Tecnica della Scuola

Riparte l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura.

Oggi, 16 dicembre, la prima riunione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a cui ha partecipato anche il Ministro Lorenzo Fioramonti. Ad aprire i lavori sono stati i Sottosegretari Lucia Azzolina e Giuseppe De Cristofaro. L’Osservatorio torna a riunirsi dopo due anni. È stato ricostituito con il Decreto del Ministro Fioramonti dello scorso 4 dicembre.

“Il compito centrale della scuola è quello di formare i futuri cittadini – ha spiegato il Ministro Lorenzo Fioramonti -. Se il ruolo della scuola viene meno, si pregiudica il futuro di un intero Paese. Per generazioni e generazioni. Per questo è necessario garantire a tutti i giovani un percorso di studio ed educativo e formare nuovi cittadini istruiti, responsabili, consapevoli. L’integrazione diventa allora determinante. Dobbiamo assicurare equità a tutti i ragazzi. La scuola ha il dovere di saper individuare e valorizzare talenti che, per mancanza di opportunità, rischiano di passare inosservati. Occorre tirare fuori le potenzialità, le capacità, le intelligenze. Perché è di queste intelligenze che ha bisogno la nostra società per crescere”.

L’Osservatorio è un organo di consultazione. Tra i suoi compiti, quello di trovare soluzioni per un adeguamento delle politiche di integrazione alle reali esigenze di una scuola sempre più multiculturale e in costante trasformazione.

“Dopo due anni è tornato a riunirsi al MIUR l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura. Con un messaggio chiaro: la scuola è aperta a tutti e inclusiva. Come Governo e come Ministero dobbiamo e vogliamo perciò dare attenzione anche a tutti gli alunni con cittadinanza non italiana, attuando pienamente il principio dell’inclusione”, ha dichiarato la Sottosegretaria Lucia Azzolina.

“La politica, quando si occupa di pubblica istruzione, di scuola e quindi di bambini, di ragazzi,  deve avere più coraggio e non limitarsi a seguire il senso comune formale – ha aggiunto il Sottosegretario Giuseppe De Cristofaro -. La crisi economica ha prodotto povertà e disuguaglianza, i dati della povertà educativa ci dicono che è necessaria una grande operazione di ricostruzione culturale e si deve partire dalla scuola pubblica, dal sistema dell’istruzione pubblico e statale in primis. La scuola italiana è una gigantesca infrastruttura civile, un enorme pilastro di democrazia e ha bisogno di essere sostenuta con risorse economiche e umane per formare non solo bravi studenti ma cittadini consapevoli”.

L’Osservatorio è tornato a riunirsi in una data non casuale, perché fa seguito al Terzo Summit Nazionale delle Diaspore (il 14 dicembre).

I lavori sono stati animati da una tavola rotonda sulle tematiche legate alla migrazione, moderata dal conduttore televisivo Massimo Bernardini. Il dibattito è stato aperto dalla giornalista Marta Nicoletti. Ha partecipato all’incontro anche lo scrittore Eraldo Affinati. Nel corso del confronto, è stato presentato il dossier “L’Africa Mediata – Come fiction, tv, stampa e social raccontano il continente in Italia”, realizzato da Amref Italia insieme all’Osservatorio di Pavia.

Una raccolta di dati, qualitativi e quantitativi, sui media italiani e su come questi abbiano rappresentato l’Africa e gli africani nel primo semestre di quest’anno.

Pensioni scuola 2020, confermata la scadenza del 30 dicembre 2019

da La Tecnica della Scuola

Qualche giorno fa il Miur ha pubblicato la circolare 50487 dell’11 dicembre, concernente le cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020.

La circolare riportava la scadenza dal 30 dicembre per la presentazione delle istanze, mentre il decreto di riferimento (D.M. 1124 del 6 dicembre 2019) recava come termine il 23 dicembre.

Ora, a distanza di qualche giorno, il Miur ha pubblicato il decreto di proroga della scadenza.

Infatti, nel D.M. 1137 del 12 dicembre 2019 leggiamo che:

  • è prorogato al 30 dicembre 2019 il termine finale per la presentazione, da parte del personale a tempo indeterminato docente, educativo e ATA della scuola, delle domande di cessazione per raggiungimento del massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo, con effetti dal 1° settembre 2020;
  • entro il medesimo termine, i soggetti che hanno già presentato le domande di cessazione per raggiungimento del limite massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo ovvero ai sensi dell’art.1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e s.m.i. possono presentare la relativa domanda di revoca;
  • entro il medesimo termine del 30 dicembre 2019, sono presentate le domande di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale da parte del personale docente, educativo e ATA della scuola che non ha raggiunto il limite di età ma di servizio, con contestuale riconoscimento del trattamento di pensione, ai sensi del decreto del Ministro per la funzione pubblica 29 luglio 1997, n. 31.

Edilizia scolastica, piano d’investimenti per 5,4 miliardi

da La Tecnica della Scuola

Scuole sicure. Ma anche scuole nuove e all’avanguardia. Sono stati presentati questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca i progetti-pilota del primo piano per l’edilizia scolastica realizzati dal MIUR grazie al contributo della BEI (la Banca Europea per gli Investimenti) e di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che stipula i mutui con le regioni.

Una sinergia di eccellenza e modello anche per altri Paesi. Alla presentazione sono intervenuti il Ministro Lorenzo Fioramonti e la Vice Ministra all’Istruzione Anna Ascani.

Quasi 9.000 gli interventi in tutta Italia, per un investimento complessivo di circa 5,4 miliardiCinquemila circa i cantieri già chiusi o in via di chiusura. I progetti presentati riguardano l’adeguamento sismico, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici. Ma anche scuole nuove su tutto il territorio nazionale con aule all’avanguardia, laboratori innovativi, istituti ad efficientamento energetico.

Ad oggi, oltre il 70% dei progetti risulta concluso per il primo piano avviato dal MIUR. La BEI, con l’ausilio di un team tecnicoappositamente nominato, ha proceduto ad effettuare sopralluoghi su un campione di 32 interventi. Quasi 2,5 i miliardi finanziati per un totale di oltre 5.570 interventi. In corso di attuazione il secondo piano che prevede quasi uno stanziamento di 2.979 milioni e più di 3.000 interventi.

Il sistema di monitoraggio nazionale realizzato dal MIUR, grazie a un investimento con i fondi PON “Per la Scuola “ 2014-2020 – Asse Governance –, si basa su un piano informativo che segue costantemente l’andamento dei cantieri per erogare così le risorse. È stato possibile, in questo modo, velocizzare i controlli e rendere possibili i pagamenti, ma anche fotografare per tempo le necessità, intervenendo anche con l’ausilio delle task force territoriali alla risoluzione delle criticità individuate.

I sindacati scuola all’attacco: “Stato di agitazione e astensione da attività aggiuntive”

da La Tecnica della Scuola

I sindacati proclamano lo stato di agitazione nel Comparto Istruzione e Ricerca, con
l’astensione da ogni attività aggiuntiva di tutto il personale della scuola, docente e ATA (in
particolare, per gli assistenti amministrativi facenti funzioni di DSGA, sarà consegnata ai rispettivi dirigenti scolastici la rinuncia all’incarico superiore), del personale delle università, degli Enti di ricerca e dell’AFAM, con i seguenti obiettivi rivendicativi:

Rinnovo del CCNL sotto il profilo normativo e retributivo con stanziamento di risorse aggiuntive

per:

– stabilizzare l’elemento perequativo
– valorizzare tutte le professionalità operanti nel comparto
– modificare il quadro normativo per rendere il Ccnl lo strumento principale di regolazione
del rapporto di lavoro Settore Scuola

Organici e stabilizzazione precari

– superamento della distinzione tra organico di diritto e organico di fatto sia per il
personale docente ( a partire dalle dotazioni dei posti di sostegno che oggi vedono più
di 70.000 posti in deroga) sia per il personale ata.
– istituzione in via strutturale e permanente di un sistema delle abilitazioni nella scuola ai
fini della stabilizzazione del precariato in favore dei precari con almeno 3 anni di servizio,
docenti già di ruolo, dottori di ricerca.

Personale ATA

– partecipazione degli assistenti amministrativi facenti funzione DSGA senza titolo specifico alle procedure riservate per accedere al profilo di DSGA anche al fine di scongiurare le possibili dimissioni di massa dalla carica di DSGA degli attuali facenti funzione, incrementare l’organico, riattivare la mobilità professionale e le posizioni economiche, sostituire gli assenti fin dal primo giorno.

Personale docente

– Sburocratizzazione del lavoro e semplificazione del lavoro

Obbligo a 18 anni e classi per materia

da La Tecnica della Scuola

La scuola dell’obbligo? Dovrebbe durare 10 anni: 5 alla primaria + 3 alla secondaria di secondo grado + 2 alla secondaria di secondo grado in modo che i ragazzi abbiano più consapevolezza di scelta, riducendo “le asimmetrie informative che la caratterizzano: al termine di un percorso comune che definisce più organicamente cosa si “deve” sapere, la scelta di cosa si “vuole” imparare verrebbe attuata in modo più responsabile e informato”.

Le indagini Ocse-Pisa

La Voce.info fa una interessante analisi dei motivi per i quali i nostri ragazzi, così come descritto dalle indagine Ocse-Pisa, non hanno sufficienti conoscenze nella comprensione di un testo.

Infatti, secondo i due esperti che firmano l’articolo, “un ciclo 5+5 aiuterebbe a ridurrebbe gli stereotipi di genere verso le materie scientifiche e matematiche.. Spostarla più avanti aiuterebbe a non imporre precocemente come suo punto di riferimento (cioè come status quo) la segmentazione tra materie umanistiche e scientifiche, un male culturale profondo della scuola italiana”.

Tre anni anziché cinque

Inoltre, “i corsi di completamento dell’istruzione secondaria, di tre anziché cinque anni, potrebbero essere più focalizzati sugli obiettivi che intendono raggiungere. Vale per i licei, ma ancor più per la formazione tecnica e professionale”.

Il nodo della valutazione

Ma il punto nodale, secondo La Voce.info, è quello legato alla “valutazione e conseguente selezione degli studenti, che va  coraggiosamente riformata introducendo le classi per materia”.

Cosa sono le classi per materia? In altri termini, viene spiegato, con le classi per materia “si passerebbe da n a n+1 separatamente per materia. In tal modo si eviterebbe di mettere insieme alunni con livelli di preparazione troppo diversa. Le “bocciature” lungo il percorso sarebbero meno traumatiche (per esempio, se si è insufficiente nel secondo livello di italiano, lo si deve ripetere); e alla fine di un ciclo varrebbe l’ultimo voto ottenuto superiore alla sufficienza, di nuovo per materia. Per fare un esempio: se alla fine del percorso di istruzione secondaria sono previsti cinque livelli, uno studente può diplomarsi con 7/10 del quinto livello di scienze e 6/10 del terzo livello di inglese; e potrà essere ammesso ai corsi universitari o di altro tipo compatibili con quei livelli. L’essenziale è che le valutazioni siano “cieche” (come è per le prove Invalsi), perché sono le uniche eque e non manipolabili”.

“Full-immersion” per materia?

Ma si potrebbe pure, pensiamo noi, organizzare le materie secondo il principio della “Full- Immersion” praticata nei corsi di lingue all’estero. In altre parole, le ore complessive che ogni disciplina ha spalmate nel corso dell’anno, verrebbero condensate in un trimestre o un bimestre o in un mese o in settimane, cosicché gli alunni studierebbero e si concentrerebbero solo in quella disciplina. Chi non supera, alla conclusione del ciclo, una determinata materia o più materie, potrebbe ripetere una nuova “full-immersion” là dove è risultato carente, ma continuando però a seguire quelle del corso superiore.

Agli esami di Stato, infine, una commissione tutta esterna valuterebbe i risultati raggiunti dall’alunno, rilasciando una “certificazione” di punti di forza e debolezza del candidato il quale può decidere, se va male di ripetere l’anno, oppure di cercare un lavoro oppure di iscriversi all’università ma non certamente di frequentare quelle facoltà dove è già stato giudicato carente.

Edilizia scolastica, piano d’investimenti per 5,4 miliardi

da Tuttoscuola

Scuole sicure. Ma anche scuole nuove e all’avanguardia. Sono stati presentati questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca i progetti-pilota del primo piano per l’edilizia scolastica realizzati dal MIUR grazie al contributo della BEI (la Banca Europea per gli Investimenti) e di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che stipula i mutui con le regioni.  Una sinergia di eccellenza e modello anche per altri Paesi. Alla presentazione sono intervenuti il Ministro Lorenzo Fioramonti e la Vice Ministra all’Istruzione Anna Ascani. Ne dà notizia un comunicato del MIUR che riportiamo di seguito.

Quasi 9.000 gli interventi in tutta Italia, per un investimento complessivo di circa 5,4 miliardiCinquemila circa i cantieri già chiusi o in via di chiusura. I progetti presentati riguardano l’adeguamento sismico, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici. Ma anche scuole nuove su tutto il territorio nazionale con aule all’avanguardia, laboratori innovativi, istituti ad efficientamento energetico.

Ad oggi, oltre il 70% dei progetti risulta concluso per il primo piano avviato dal MIUR. La BEI, con l’ausilio di un team tecnico appositamente nominato, ha proceduto ad effettuare sopralluoghi su un campione di 32 interventi. Quasi 2,5 i miliardi finanziati per un totale di oltre 5.570 interventi. In corso di attuazione il secondo piano che prevede quasi uno stanziamento di 2.979 milioni e più di 3.000 interventi.

Il sistema di monitoraggio nazionale realizzato dal MIUR, grazie a un investimento con i fondi PON “Per la Scuola “ 2014-2020 – Asse Governance –, si basa su un piano informativo che segue costantemente l’andamento dei cantieri per erogare così le risorse. È stato possibile, in questo modo, velocizzare i controlli e rendere possibili i pagamenti, ma anche fotografare per tempo le necessità, intervenendo anche con l’ausilio delle task force territoriali alla risoluzione delle criticità individuate.

Servizi minimi per sciopero: in arrivo accordo che ignora i diritti degli alunni?

da Tuttoscuola

Nuovo incontro oggi all’Aran per discutere le proposte che la stessa Agenzia per conto della Commissione di Garanzia ha presentato ai sindacati per ridefinire l’accordo sui servizi minimi in caso di sciopero di quasi vent’anni fa.

Dai resoconti delle delegazioni sindacali presenti al precedente incontro del 25 novembre sembra emergere una netta opposizione alle proposte principali presentate dall’Aran, con una timida apertura per l’informativa ai genitori sui dati dei sindacati proclamanti lo sciopero.

Se, come sembra, verrà confermata sostanzialmente la facoltà dei docenti (anziché l’obbligo) di comunicare preventivamente l’eventuale adesione allo sciopero, ne saranno soddisfatti soprattutto i sindacati minori alla ricerca di una gratuita visibilità.

Grazie proprio a quel meccanismo comunicativo (che costringe molti dirigenti scolastici ad avvisare le famiglie che nel giorno dello sciopero “non si garantisce la regolarità del servizio scolastico”…), la sospensione delle attività per non sciopero (i genitori tengono a casa i figli per sicurezza) supera spesso di gran lunga l’effetto dello sciopero stesso.

È stimabile infatti che, in presenza di un’effettiva adesione allo sciopero tra lo 0,50% e l’1% con proporzionale ricaduta sul numero delle classi interessate, il non sciopero interessi non meno del 10% delle classi (se non di più). Tutte le implicazioni sono sviscerate nel report di Tuttoscuola “Scioperi con pochissimi scioperanti e…tante scuole ferme” (scaricabile gratuitamente a questo link ).

Siamo in presenza di un effetto collaterale dello sciopero che incide sul servizio molto di più dello sciopero stesso, con disagio non indifferente per le famiglie, in particolare per quelle degli alunni più piccoli.

Quando a proclamare lo sciopero è una sigla sindacale minore o sconosciuta, una parte dei dirigenti scolastici (anche sulla base dell’adesione nei precedenti scioperi) non ne danno nemmeno comunicazione alle famiglie.

Con lo strano meccanismo informativo proposto dall’Aran (comunicazione alle famiglie della forza di iscritti del sindacato proponente) su cui i sindacati presenti alla trattativa sembrano d’accordo (senza preoccuparsi del nuovo onere burocratico per i DS e le segreterie) tutti i DS non potranno sfuggire alla comunicazione preventiva alle famiglie, con la conseguenza di un possibile effetto ancora più amplificato.

Siamo convinti che equiparare il diritto di sciopero al diritto di non comunicarne preventivamente l’eventuale adesione sia una forzatura che contrasta con l’impegno di contemperare i diritti del personale scolastico con il diritto allo studio degli alunni.