Dimettersi a Natale

Dimettersi a Natale. Quasi un ossimoro o l’improbabile titolo di una fiction televisiva ambientata in un mondo irreale… Se non fosse, invece, un evento di una politica che appare – questo sì – oggi, molto  surreale.

Occorre, comunque, riconoscere che le dimissioni del Ministro dell’Istruzione per la mancata assegnazione nella manovra finanziaria dei fondi richiesti per la scuola e la ricerca, qualsiasi possano essere le altre ragioni non pubblicamente espresse, testimoniano una coerenza e una sensibilità oggi rara nel mondo politico, di cui va dato atto. 

Qualche considerazione appare, tuttavia, necessaria per provare ad analizzare i fatti e tentarne una lettura.

  “La scuola in questo Paese – aveva recentemente ricordato proprio Fioramonti – avrebbe bisogno di 24 miliardi: i 3 miliardi che io ho individuato non sono la sufficienza, ma rappresentano la linea di galleggiamento”. La stessa espressione utilizzata in tono rassegnato da  Carlo Cottarelli, ma riferita a tutta la manovra economica: “E’ una legge finanziaria di galleggiamento, ma a volte è meglio galleggiare che affondare. Tuttavia non è possibile galleggiare per sempre”.  

 Le dimissioni rendono certamente evidente l’isolamento del Ministro dell’Istruzione all’interno del partito di appartenenza, ma anche il fallimento di un modello di  governo che non è riuscito a tenere fede a quanto indicato nel punto 1 del proprio Programma di insediamento, in cui si afferma: “nella Legge di Bilancio 2020 (…) è prioritario l’incremento delle risorse per la scuola”. L’incoerenza non paga mai.

 Le dimissioni avvengono in un momento in cui sarebbero state necessarie e decisive invece, da parte del responsabile del Dicastero Istruzione, numerose azioni di gestione ed impulso. Per l’attesa applicazione delle nuove norme del Decreto scuola; per la nomina dei diversi responsabili di direzioni scolastiche ministeriali e regionali vacanti da tempo; per la predisposizione e la pubblicazione dei bandi di concorso per l’immissione di docenti e Ata; per l’implementazione del Piano triennale di formazione dei docenti che è pronto da settembre; per un autorevole coordinamento della formazione dei circa 2000 nuovi dirigenti scolastici; per le trattative dei rinnovi contrattuali per il personale ormai scaduti; per avviare la promessa semplificazione di norme che vincolano e snaturano il lavoro di presidi e di segreterie; per gli annunciati interventi in materia di edilizia scolastica e di responsabilità dei dirigenti scolastici sulla sicurezza.

Ambiti ed urgenze che in questi quattro mesi di governo avrebbero potuto essere coordinate da una politica ministeriale che è stata, invece, poco protagonista e poco incisiva. 

E che lascia scontenti e delusi coloro che la scuola la vivono e la realizzano quotidianamente. 

– C’è da chiedersi come un’azione ministeriale abbia potuto consistere solamente nel perseguire a tutti i costi l’obiettivo, seppur necessario, di un sostanzioso investimento finanziario per l’istruzione, senza  mai esprimere una visione  della scuola che ne indicasse miglioramenti strutturali, priorità e interventi, magari discussa e condivisa con i diversi suoi protagonisti e llp,e sue realtà associate e di rappresentanza. 

– Nell’anno del ventennale dell’autonomia scolastica, la matrice che ha ispirato la (debole) politica ministeriale è stata ancora quella centralista caratterizzata dalla rinuncia a sostenere  alcune positive innovazioni che erano state introdotte come la chiamata diretta, la riscrittura del modello degli Organi Collegiali, la traduzione operativa dei Decreti Delegati della L. 107, l’impulso ad un sistema nazionale di valutazione. Proprio nel ventennale dall’avvio in Italia di un sistema pubblico di istituzioni scolastiche autonome, esse si trovano più spaesate, povere di risorse e senza strumenti che ne sostengano, con certezza e chiarezza, l’azione di rinnovamento.

E’ questo il galleggiamento che preoccupa e che la politica oggi sembra non voler considerare.

“Istruzione, no estinzione” titolava il banner voluto dal Ministro Fioramonti sulla facciata del  MIUR. 

Può succedere, ed è grave, che possa estinguersi una politica per la scuola, e, con essa, dimettersi un suo ministro, ma non che, proprio oggi, sia sottovalutata la responsabilità autentica e intelligente di docenti e dirigenti scolastici che generano e sostengono quotidianamente l’impresa educativa per il bene di tutti. 

Riconoscere, sostenere e liberare semplicemente queste energie, può consentire di ripartire, anche questa volta. 

La politica ne faccia ‘tesoro’.

Risorse poche ma direzione giusta

Governo – Fioramonti = Sottosegretario all’istruzione Peppe De Cristofaro (Leu): «Risorse poche ma direzione giusta. Doveva restare e combattere» Il sottosegretario all’Istruzione. Dopo trent’anni di controriforme, questo esecutivo ha cambiato strada. Certo, ancora troppo poco: è il motivo per continuare la battaglia


“Fioramonti ha ragione nel denunciare la scarsità delle risorse, ma ha sbagliato a dimettersi. Ma prima una premessa: continuo a sperare che nelle prossime ore ci ripensi, che quello che il governo non ha potuto fare in questa finanziaria diventi l’obiettivo principale della verifica fra le forze di maggioranza. Che il 2020 diventi l’anno del rilancio dell’istruzione pubblica.“

Lo afferma Peppe De Cristofaro, sottosegretario all’Istruzione in un’intervista che appare oggi sul quotidiano Il Manifesto. 

“Evito di commentare quello che dice il centrodestra, principale responsabile del disastro della scuola pubblica in questi anni – prosegue il sottosegretario di Leu –  Dalla riforma Gelmini in poi, sono quelli che hanno determinato il taglio di risorse dal quale la scuola italiana non si è più ripresa. Mi interessano invece le riflessioni di Fioramonti che sono serie e fondate: la scuola pubblica è la più grande infrastruttura civile e democratica del Paese , ma è in grande difficoltà e necessita di uno sforzo straordinario. I soldi in finanziaria sono insufficienti. Fioramonti ha posto questioni politiche. Ma sottovaluta il fatto che nonostante la difficoltà e i tre decenni di disastri che abbiamo alle spalle, oggi, anche se timidamente, un’inversione di tendenza è stata messa in atto. Poco, certo, ma non nulla.”

“Il mondo della scuola appare sconcertato e preoccupato da queste dimissioni e  questo succede in parte perché – insiste l’esponente della sinistra – viene riconosciuto a Fioramonti di essere una persona seria e competente, cosa che nei decenni scorsi non è stato sempre scontato. Ma soprattutto da parte dei sindacati c’è la legittima volontà di salvaguardare le intese firmate, il timore che un quadro politico terremotato rimetta in discussione il percorso positivo messo in piedi fin qui. Proprio per questo dico che le ragioni per restare e continuare la battaglia ci sono ancora. Ho fiducia in Conte, sono convinto che saprà affrontare la situazione nelle prossime ore anche se il rischio di ricominciare da capo c’è.“

“Infine io penso – conclude De Cristofaro – che queste dimissioni siano senz’altro la spia di una fatica a trovare una direzione condivisa in questo governo, che è il grande problema rispetto al quale servirebbe una svolta. Noi di Sinistra italiana siamo stati convintamente a favore di questo governo perché poteva diventare la risultante del meglio delle sue componenti, la cultura democratica del Pd e l’attenzione al sociale dei 5 stelle e della sinistra. Il rischio che oggi corriamo è che invece prevalgano i difetti di tutti.”

Lo rende noto l’ufficio stampa di SI-LEU

Il ministro dell’Istruzione Fioramonti ha dato le dimissioni

da Corriere della sera

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha dato le dimissioni con una lettera al premier Conte. Secondo le indiscrezioni nella lettera Fioramonti avrebbe spiegato che secondo lui bisognava rivedere l’IVA, anche lasciando l’aumento, per incassare i 2-3 miliardi che chiedeva per il suo ministero e che di fronte al blocco dell’aumento ha capito che non c’era volontà di fare maggiore gettito e dunque non ci sono più le condizioni per andare avanti. In serata fonti di Palazzo Chigi hanno confermato l’arrivo della lettera di dimissioni. L’uscita di scena del responsabile della scuola non è un fulmine a ciel sereno: nei giorni precedenti il Natale si erano rincorse ripetute voci su un possibile abbandono di Fioramonti.

A metà dicembre a Trieste, il ministro, esponente del M5S, aveva manifestato apertamente il suo malcontento: «La scuola in questo Paese avrebbe bisogno di 24 miliardi. I 3 miliardi che io ho individuato, non sono la sufficienza» ma rappresentano «la linea di galleggiamento». Tredici giorni dopo quella affermazione, e 48 ore dopo la definitiva approvazione della legge di Bilancio con voto di fiducia, Fioramonti ha tirato le sue conclusioni.


Governo, pochi fondi per l’istruzione: il ministro Fioramonti si dimette con una lettera a Conte

da la Repubblica

Neppure il giorno di Natale si fermano le fibrillazioni nel governo. Stavolta addirittura le dimissioni di un ministro, quello dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, rimaste nell’aria per tutta la sera del 25 e confermate da Palazzo Chigi poco dopo le 23. Fioramonti ha già consegnato la lettera al premier Conte. I rumor delle dimissioni del responsabile dell’Istruzione duravano da giorni ed erano legati all’approvazione della manovra, con il mancato stanziamento dei fondi attesi per l’Istruzione. D’altra parte il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato da Repubblica, aveva ammesso: “Abbiamo inserito circa due miliardi aggiuntivi per scuola, università e ricerca. Avrei voluto destinare ancora più risorse a questi settori fondamentali. L’impegno è per la prossima manovra”. Lo stesso Fioramonti era stato esplicito sulla volontà di un passo indietro in caso di fondi insufficienti per scuola, università e ricerca.

La prima a parlarme nel pomeriggio era stata l’agenzia Agi. Le dimissioni non avrebbero però un sapore antigovernativo. Fioramonti andrebbe a costituire un gruppo alla Camera a sostegno del premier come embrione di un nuovo soggetto politico. Nei giorni scorsi si sono fatti i nomi di alcuni deputati che potrebbero seguirlo, tra cui Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, ma anche l’ex M5s Andrea Cecconi. Insomma, si moltiplicano le voci su possibili gruppi contiani nei due rami del Parlamento. Per la successione al ministero dell’Istruzione il nome in pole è quello di Nicola Morra, attuale presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Dimissioni Fioramonti, concorsi sia secondaria che infanzia e primaria vanno avanti. Le date

da Orizzontescuola

di redazione

L’annuncio delle dimissioni del Ministro Fioramonti rischia di creare confusione tra i docenti in attesa dei concorsi, sia per la secondaria che per infanzia e primaria.

Va detto che il percorso dei concorsi è ormai indipendente dal destino del Ministro Fioramonti, in quanto il Decreto Scuola è stato approvato definitivamente in Parlamento.

Concorso straordinario e ordinario secondaria

Il Decreto Scuola dovrebbe diventare Legge dal 28 dicembre.

E’ invece previsto per subito dopo l’Epifania un incontro con i sindacati per la stesura del bando, che il Miur conta di emanare entro il primi di febbraio 2020.

Al concorso straordinario possono partecipare i docenti con tre annualità di servizio tra l’a.s. 2008/09 e l’a.s. 2019/20 Qui i dettagli

I requisiti per il concorso ordinario sono invece

laurea + 24 CFU o abilitazione per la classe di concorso richiesta. Gli Itp accedono con il solo diploma.

Naturalmente i decreti relativi devono ancora essere scritti e in questa fase sarà molto importante l’apporto che potranno fornire i sindacati.

Concorso straordinario secondaria 2020, cosa conterrà il bando. Dai posti divisi per regione alla tassa da pagare

Concorso infanzia e primaria

I posti sono già stati autorizzati dal MEF, manca solo il bando.

Dimissioni Fioramonti, sindacati apprezzano coerenza ma temono per il futuro

da La Tecnica della Scuola

Nei commenti sindacali sulle dimissioni del ministro Fioramonti si oscilla fra l’apprezzamento per la coerenza della decisione e la preoccupazione per il futuro.
“Bisogna dare atto a Fioramonti che è stato coerente con quanto affermato – sostiene per esempio il presidente nazionale dell’ANP Antonello Giannelli – ma le sue dimissioni rendono più evidente che la politica italiana non ha un grande interesse per la scuola, per la quale non si trovano mai le risorse necessarie, mentre lo si fa per altri settori”.

Flc-Cgil (leggi le dichiarazioni di Sinopoli) e Cisl-Scuola (leggi il commento) temono che l’uscita di Fioramonti possa mettere in discussione le intese già siglate fra il Ministro e i sindacati.
E che questo sia un rischio è ben noto a chi conosce un po’ le vicende attraversate dalla scuola nel corso degli ultimi vent’anni: ad ogni cambio di Governo o di Ministro si è quasi sempre ripartiti daccapo senza pensare che la scuola ha bisogno soprattutto di continuità.

“Le dimissioni del Ministro – sostiene in proposito Mario Rusconi, presidente ANP Lazio – acuiscono il senso di precarietà e di episodicità degli interventi sulla scuola da parte degli esecutivi che si sono avvicendati negli ultimi decenni”.
“Impostare riforme quasi sempre annullate o svilite da governi subentranti –
spiega Rusconi – ha avuto l’effetto di creare sconcerto nei docenti, nei dirigenti, negli studenti e nelle famiglie, senza apportare spesso quelle giuste correzioni richieste da chi vive la scuola”.

Molto asciutto e tagliente il commento di Rino Di Meglio (Gilda): “Le dimissioni del Ministro dell’Istruzione confermano che in Italia i Governi non ritengono strategiche istruzione e ricerca. Le banche sono un settore in difficoltà, ma il loro contratto prevede per i dipendenti 190 euro a regime, contro gli 80 disponibili per quelli della scuola”.

Anche Pino Turi, segretario nazionale UilScuola, manifesta il proprio apprezzament: “Trovare le risorse necessarie per il futuro del paese, anche dai profitti delle imprese che inquinano, era la richiesta del Ministro la cui visione, magari un po’ utopica, ma che manca all’attuale politica, non ha trovato risposte.  Chapeau al ministro per coerenza e visione”.
Ma anche per il leader di UilScuola “restano da portare a conclusione le partite aperte al Miur che sono state oggetto di specifici accordi con il sindacato, con la fase attuativa del decreto legge approvato di recente”.

Ironico il commento di Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas che parla di “fine ingloriosa”, boccia senza appello Fioramonti & C. (“per i 5S due governi, due figure di infimo livello”) e afferma: “Adesso per coerenza aspettiamo per prime le dimissioni della sottosegretaria Lucia Azzolina, ‘pentapromettente’ anch’essa”.
“Non ci aspettiamo invece – conclude d’Errico – le dimissioni del vice-ministro Anna Ascani, grazie anche all’inedia del circo parlamentare dei ‘penta&millanta’, ha centrato in pieno l’obiettivo di mantenere intonsa la ‘cattiva scuola’ renziana”.

Dimissioni Fioramonti, Giannelli: “Ex ministro persona sensibile e preparata”

da La Tecnica della Scuola

Le dimissioni di Lorenzo Fioramonti da titolare di Viale Trastevere registrano in queste ore diverse reazioni e commenti, soprattutto da parte del mondo della scuola.

L’ANP – associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, il cui Presidente è Antonello Giannelli dopo avere appreso la notizia dalla Stampa delle dimissioni del Ministro ed evidenziato come essa circolasse da qualche giorno, dopo avere manifestato preoccupazione per “l’inevitabile incertezza che si abbatte sul mondo della scuola e, soprattutto, per le ragioni delle dimissioni legate al mancato reperimento dei fondi necessari all’istruzione ed alla ricerca”, ha affidato al Presidente Giannelli una dichiarazione in merito.

Afferma Giannelli: “il Ministro Fioramonti, che ringrazio per l’impegno profuso durante il mandato, è stato un interlocutore sensibile e partecipe; questo suo gesto dimostra coerenza ma rende evidente la scarsa considerazione della politica per la scuola; nei nostri incontri, Fioramonti si è dimostrato consapevole delle difficoltà vissute dai dirigenti scolastici, dai docenti e dal personale ATA. Attendiamo ora di conoscere il nome del nuovo ministro e, conclude Giannelli, “Siamo pronti a incontrarlo per presentare il punto di vista del sindacato più rappresentativo dei dirigenti e che raccoglie i docenti desiderosi di migliorare il proprio livello professionale. L’istruzione deve essere riconosciuta dalla politica quale settore fondamentale del nostro Paese e, pertanto, ha bisogno di una visione chiara e di ingenti investimenti. In particolare, devono essere assicurate la sicurezza degli edifici, la formazione iniziale e continua del personale, la stabilizzazione degli organici e la loro adeguata remunerazione. Dobbiamo avviare al più presto un piano strutturale di innovazioni per innalzare la qualità degli apprendimenti che, come dimostrano tutti gli esiti delle rilevazioni nazionali e internazionali, non è ad oggi soddisfacente. Tutto questo non può prescindere da una seria riflessione sulle prerogative dei dirigenti, chiamati a garantire la complessa gestione delle istituzioni scolastiche autonome”.

Per quanto riguarda la categoria dei dirigenti sono diverse le questioni che occuperanno il nuovo ministro, fra queste dopo le immissioni  di 2000 dirigenti nell’a.s. 2019/20  lo scorrimento della graduatoria che consentirà nel prossimo anno scolastico 2020/21 di occupare i posti rimasti vacanti per pensionamenti e i posti disponibili per incarico dirigenziale, attualmente affidati in reggenza.

La graduatoria dell’ultimo concorso DS conta 2900 vincitori e  altri 500 circa concorrenti risultati idonei, un numero sufficiente che assicurerebbe un prossimo avvio dell’a.s. evitando le reggenze.

Dimissioni Fioramonti: la scuola Cenerentola finisce nel caos

da Tuttoscuola

Le dimissioni del ministro dell’istruzione, università e ricerca Lorenzo Fioramonti sono un fatto pressoché inedito per il palazzo della Minerva: ricordiamo un solo precedente, peraltro illustre, quello dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel luglio 1990 si dimise da ministro della Pubblica Istruzione insieme ad altri quattro ministri della sinistra DC non condividendo la linea assunta dal Governo (presieduto da Giulio Andreotti) favorevole alla legge Mammì sul sistema radiotelevisivo. Altri tempi.

Le dimissioni del grillino Fioramonti sono la conseguenza di questioni di principio sulle scelte del paese – come il diretto interessato ha evidenziato – o anche di meno “alti” riposizionamenti nello scacchiere politico, in particolare all’interno del partito a cui appartiene il ministro (o ex ministro, se le dimissioni verranno accettate dal premier Conte)? Al momento non è chiaro. Quel che è certo è che dal punto di vista operativo e organizzativo creano forti criticità per il sistema di istruzione. Inoltre dal gesto di Fioramonti risuonano in maniera assordante alcune verità, peraltro ben note.

In primo luogo il ruolo di Cenerentola assegnato all’istruzione e alla formazione nel nostro paese. Come aveva scritto Tuttoscuola nel reportIl dibattito sulla crisi e sul futuro del Paese: la grande assente è la scuola. Eppure c’è un grande opportunità”, pubblicato nei giorni in cui si stava costituendo la nuova maggioranza giallorossa. Facevamo un appello alla politica: la scuola sia posta al centro dell’agenda del Paese, andando oltre l’ottica di breve periodo. Le dimissioni di Fioramonti certificano che, ancora una volta, l’appello è caduto nel vuoto.

Ha scritto Fioramonti nel post con il quale ha reso pubbliche le dimissioni: “L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana”.

Su questo non si può non essere d’accordo. La domanda diventa: se si arriva sulla plancia di comando del sistema di istruzione con questa giusta priorità in testa e si è pronti a lottare con tutte le forze, è il caso di mollare dopo pochi mesi, mettendo ancora più in difficoltà un settore che ha bisogno di continuità di azione?

E veniamo al secondo punto: l’assenza di una visione strategica sul modello educativo che vogliamo, se non oggi, tra 10 o 20 anni. Qual è il progetto? Dove sono le idee e il dibattito? Perché non si esce dalle logiche di emergenza e di corto respiro, dalla tutela degli interessi delle singole sottocategorie, e non si pensa a come costruire un percorso che porti tra qualche lustro (perché questa è la tempistica per effettuare cambiamenti sostanziali del sistema di istruzione) a realizzare la scuola che sogniamo, di cui il paese ha un estremo bisogno?

Negli ultimi 6 anni si sono avvicendati a Viale Trastevere ben cinque ministri. Qual è stata la continuità della loro azione? Quale disegno strategico hanno concorso a realizzare? Nelle due legislature in cui hanno operato, quale idea di scuola è stata discussa in Parlamento?

Di questo passo non ci si può lamentare se il 30 per cento degli italiani è analfabeta funzionale (addirittura il doppio della media europea) o se il 35% degli alunni di terza media non è in grado di comprendere un testo in italiano. Andrà ancora peggio, mentre la deriva in cui si trova il paese continuerà inesorabilmente, perché l’inversione di rotta passa (anche) da un sistema formativo forte e competitivo. Che è ben lontano non solo dall’essere realizzato, ma prima ancora dall’essere immaginato, progettato, discusso e condiviso. E poi realizzato da chi di volta in volta si troverà a governare, senza continuamente disfare e ritessere la tela mentre le esigenze e le aspettative della società che corre sempre più veloce e le caratteristiche quasi immobili del sistema di istruzione divergono sempre di più.

L’uscita di scena di Fioramonti crea notevoli problemi operativi per il funzionamento della scuola. Passiamo in rassegna i principali.

Oltre a diverse questioni che riguardano la scuola (dispersione scolastica, formazione dei docenti, stabilizzazione del sistema, procedure di avvio del prossimo anno scolastico, ecc.) ce ne sono alcune nuove conseguenti al recente decreto legge 126 sul salva precari e alla legge di stabilità (entrambi attesi alla pubblicazione in GU nei prossimi giorni). Tra questi:

– Regolamenti dei concorsi per nuovi dirigenti tecnici e per insegnanti di religione cattolica (il primo e unico concorso si è tenuto ben 15 anni fa).
– Eventuale integrazione degli attuali regolamenti dei concorsi (ordinario per docenti infanzia, primaria e secondaria, per 48 mila posti complessivi, e concorsi straordinari per scuola secondaria di primo e secondo grado) a seguito delle modifiche introdotte dal DL 126/19 (es. candidati in corso di specializzazione per il sostegno)
– Decreto per definire l’attuazione della nuova legge sull’educazione civica
– Decreto per individuare i settori universitari preposti alla formazione della didattica digitale e alla programmazione informatica (coding).
– Decreto per nuova regolamentazione sulla sicurezza (molta attesa dai dirigenti scolastici)
– Utilizzo delle nuove risorse per la sicurezza degli edifici scolastici
– Regolamentazione dell’impiego del bonus docenti a favore di tutto il personale
– Stabilizzazione di una quota di posti per il sostegno pari ad oltre mille unità (un pannicello caldo per coprire gli oltre 73 mila posti in deroga, cioè assegnati ai precari)
– Decreto per la distribuzione di 390 posti dell’organico potenziato a favore della scuola dell’infanzia.
– Indicazioni per la formazione dei docenti per l’inclusione e la prevenzione del bullismo.
– Modalità di incremento del piano nazionale della scuola digitale (sul quale si scontano crescenti ritardi)
– Accordo per l’impiego di fondi di edilizia scolastica per asili nido e scuole dell’infanzia.
– Concertazione interministeriale per la definizione degli obiettivi per il rinnovo del CCNL

Le dimissioni del ministro impattano su tutti questi fronti, ai quali si aggiunge una situazione critica delle Direzioni generali del Ministero, che erano già in attesa di nuovi vertici. Le domande vanno presentate entro il 27 dicembre, ma senza un Ministro che scelga e sottoscriva le nomine, la macchina ministeriale resta bloccata. Chi firmerà i vari decreti direttoriali, salvo quelli più urgenti, per i quali subentrano i Capi dipartimento del Miur?

Nota 27 dicembre 2019, AOOUFGAB 39754

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Alle Università
Agli Enti Pubblici di Ricerca
Alle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado

OGGETTO: Lancio della XXIX Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica.

Nota 27 dicembre 2019, AOODGSIP 5926

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione

Agli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di TRENTO
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana BOLZANO
All’Intendente Scolastico
per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta AOSTA

Oggetto: “Settimana di azione contro il razzismo” e Concorso nazionale – Premio Mauro Valeri “In campo contro il razzismo” promosso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con il MIUR.


Legge 27 dicembre 2019, n. 160

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022. (19G00165)
(GU Serie Generale n.304 del 30-12-2019 – Suppl. Ordinario n. 45)


Ripubblicazione del testo della legge 27 dicembre 2019, n. 160, recante: «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022», corredato delle relative note. (Legge pubblicata nel Supplemento ordinario n. 45/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 304 del 30 dicembre 2019). (20A00227)
(GU Serie Generale n.13 del 17-01-2020 – Suppl. Ordinario n. 3)

Decreto Ministeriale 27 dicembre 2019, AOOUFGAB 1176

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori degli Uffici scolastici regionali LORO SEDI
Al Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di TRENTO
Alla Sovrintendenza Scolastica della Provincia Autonoma di BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per la Scuola in Lingua Tedesca BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per le Scuole delle Località Ladine BOLZANO
Alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta Ass. Istruzione e Cultura
Direzione Personale Scolastico
AOSTA

Oggetto: Decreto Ministeriale 1176 del 27/12/2019 – Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Proroga del termine per la presentazione delle domande di cessazione

Facendo seguito alla nota prot. 2346 del 27/12/2019, si trasmette il Decreto Ministeriale n° 1176 del 27/12/2019 indicato in oggetto.

Il Capo Dipartimento
Carmela Palumbo


Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Proroga del termine per la presentazione delle domande di cessazione

Nota 27 dicembre 2019, AOODPIT 2346

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Agli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
Al Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di TRENTO
Alla Sovrintendenza Scolastica della Provincia Autonoma di BOLZANO
All’Intendenza Scolastica perla Scuola in Lingua Tedesca BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per le Scuole delle Località Ladine BOLZANO
Alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta Ass. Istruzione e Cultura Direzione Personale Scolastico AOSTA

Oggetto: Decreto Ministeriale in corso di emanazione in materia di cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Proroga del termine per la presentazione delle domande di cessazione

Si comunica che il termine per la presentazione delle domande di cessazione da parte del personale a tempo indeterminato docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola con effetti dal 1° settembre 2020 – già fissato al 30 dicembre 2019 con Decreto Ministeriale n. 1137 del 12 dicembre 2019 – è prorogato, con decreto in corso di emanazione, al 10 gennaio p.v.

Si ringrazia per la collaborazione.

IL CAPO DIPARTIMENTO
Carmela Palumbo