Droga ricreativa

Droga ricreativa

di Vincenzo Andraous

Ci risiamo, è ripartito il convoglio dei ricchi premi e cotillon per il divertimento assicurato di giovanissimi e meno giovani, ma tutti insieme a sballarsi  appassionatamente. Non  costituirà più reato coltivare in minima quantità e per uso personale, la cannabis in casa propria. Questa pietra tombale erroneamente definita epocale è delle sezioni unite penali della Cassazione, il massimo organo della Corte. Così è stato deliberato, tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, la farà franca nuovamente il detto-luogo comune: tranquillo popolo genitoriale-professorale, in fin dei conti sono solo ragazzate. Saranno solo poche piantine, poca roba per strafarsi comodamente in casa propria, il principio attivo passa in secondo piano, come il chi assume, perché sulla carta certamente saranno esclusi i minori dalla grande abbuffata, dopodichè quei giovanissimi saranno ospiti privilegiati di cortigiani furbacchioni e commensali delle grandi occasioni. Insomma nuovamente a pagare il dazio più pesante risulteranno i più giovani, proprio quelli che ipocritamente uno Stato dovrebbe maggiormente tutelare. Con tono roboante è stabilito che la salute pubblica non verrà inficiata, come collettività non pagheremo alcun che, se non gli inciampi, le cadute, le tragedie che ne scaturiranno, perché dietro questa apertura-ariete travestita di bene giuridico, c’è  la malattia, la sofferenza, infine anche le assenze che diverranno presenze costanti per chi alla propria coscienza non fa buona manutenzione. Insomma siamo il paese di un passo avanti e due indietro, del decido io, anche se non mi compete, in fin dei conti il legislatore è diventato poco più di un assente ingiustificato, ed anche se la scienza ci dice che è un suicidio autorizzare la roba, noi dobbiamo stare sereni, perché all’arrivo eventuale dei controlli, ogni cosa, ogni seme, ogni foglia, sarà al suo posto, come giusto e legale che sia, e se magari qualcosa di altro sarà fuori posto, sarà fuori quadro, addirittura mancherà all’appello, ah beh allora ce ne faremo una ragione, in fin dei conti è con questo metro di misura che anche la vita umana perde il suo valore. Siamo all’impatto e al ribaltamento di ogni principio fino a ieri sancito ed  erogato senza se e senza ma, come a voler significare che intuizione e creatività in ambito “ricreativo”adesso potranno esprimersi ai più alti livelli, sempre che l’artificio sia partorito in quantità abbordabili, in spazi del nucleo famigliare preferito o meglio apprezzato per il proprio divertimento. Ah dimenticavo, questa revolution giuridico sociale sarebbe l’antidoto per evitare  eventuali inserimenti nel mercato illegale degli stupefacenti, una difesa ben pensata per proteggere chi ne fa uso personale e non venderà né favorirà alcuno con la propria mercanzia. Mi chiedo se il rispetto sia ancora la prima forma d’amore tra gli esseri umani,  è importante dare risposta a questo quesito, perché in base all’interlocuzione, obbligatoriamente dovrà trasformarsi in una relazione educativa.  L’impressione è che questa nuova impostazione giuridico culturale sulle sostanze altro non sia che una ferita che mina profondamente il formarsi di una struttura psicologica tendenzialmente sana. Quando un adolescente si sentirà legittimato a farne uso ( anche rimanendone escluso per la minore età ma introdotto nelle quiete stanze dal gruppo dei pari e soprattutto dalle orde di adulti infantilizzati )  difficilmente potrà orientarsi verso la scelta consapevole che sta a libertà, e quindi nel rispetto per se stessi, per l’ambiente, per le cose, per gli altri. Non si può insegnare il valore del rispetto ferendo la dignità  altrui, perché avere dignità sottende la consapevolezza di ognuno e di ciascuno di valere qualcosa e soprattutto di non giungere mai a usare gli altri. Non si tratta di esprimere un’obiezione ideologica sulla droga, ma una opposizione basata sulla non accettazione che esistano droghe buone e droghe cattive, bensì esiste la droga e fa  male. Su questo solco invalicabile, la scelta di non andare a ingrossare le fila di una indifferenza sociale. Perché l’approccio alla salute pubblica ha un impatto positivo  recuperando buona parte dei giovani  e non certamente  affascinandoli con la roba non più agli angoli della strada ma addirittura dentro casa.

Rinnovo contratto scuola in Manovra: ad oggi aumento stipendi docenti di 80 euro lordi

da Blasting News Italia

Per i sindacati aumenti stipendi del nuovo contratto scuola 2019-2021 inferiori a 80 euro: da affrontare anche i nodi dei concorsi e della mobilità. 

Per il rinnovo del contratto nella Scuola riguardante circa 800 mila docenti, nella Manovra 2020 la dote si è fermata a 812,63 milioni di euro, ai quali vanno aggiunte risorse per 1.670,12 milioni sia per il 2021 che per il 2022 (a regime). Sono questi i numeri iscritti a bilancio per il triennio 2020-2022 che hanno indotto alle dimissioni il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti. Con le risorse a disposizione, dunque, gli aumenti degli stipendi degli insegnanti non saranno “a tre cifre” come promesso dallo stesso ministro e, prima di lui, da Marco Bussetti ma ci si fermerà a qualche decina di euro in meno. 

Intanto, il nuovo Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, dovrà far fronte ad altri nodi nella scuola con scadenze pressoché a breve: l’uscita dei bandi dei concorsi dei docenti, l’iscrizione delle prime classi all’anno scolastico 2020-2021 e la mobilità degli insegnanti neoimmessi in ruolo.

Nuovo contratto scuola 2019-2021, ultime novità: ad oggi aumenti stipendi di 80 euro

Secondo i primi calcoli dei tecnici del Ministero dell’Istruzione, con le somme iscritte nella Manovra 2020 gli aumenti degli stipendi dei docenti, derivanti dal rinnovo del contratto della scuola i cui tavoli si apriranno nel prossimo anno, si fermeranno a circa 80 euro lordi.

Si è ben distanti dagli aumenti a tre cifre, quindi di almeno cento euro mensili, promessi dal Ministro uscente Lorenzo Fioramonti. Per garantire aumenti minimi di 100 euro mensili con il nuovo contratto della scuola 2019-2021 saranno necessarie risorse per circa 2,2 miliardi di euro. Ad oggi sono state reperiti nella Manovra di fine anno 1,7 miliardi: dunque mancano all’appello 500 milioni di euro, insufficienza che preoccupa i sindacati alla vigilia della riapertura dei tavoli, previsti già a partire da gennaio, per il rinnovo del contratto dei docenti. Cifre piuttosto diverse sono state diramate dai sindacati per i quali, con le risorse stanziate finora, il rinnovo del contratto scolastico produrrebbe un aumento lordo tra i 70 e gli 80 euro mensili se non venissero reperiti ulteriori stanziamenti per 900 milioni di euro. 

Ciò significa che, in mancanza di questi fondi, a fine triennio il rinnovo contrattuale produrrà un aumento mensile degli stipendi di circa 30 euro inferiore a quello promesso.

Non solo rinnovo contratto e aumento stipendi: nella scuola da risolvere i nodi dei concorsi docenti

Tuttavia, la questione degli stipendi dei docenti non è la sola a preoccupare l’Esecutivo per il nuovo anno: nella scuola, infatti, dovranno essere affrontate anche altre priorità riguardanti i due concorsi per l’immissione in ruolo di circa 48 mila docenti, i cui bandi sono previsti in uscita per febbraio, e le operazioni di iscrizione alle scuole le cui operazioni sono previste già a partire dal 7 gennaio 2020. Rinnovo dei contratti nella scuola, aumento degli stipendi, Concorsi Pubblici per l’immissione in ruolo di nuovi docenti rischiano di creare, in ogni modo, una situazione di paralisi all’interno del Palazzo di Viale Trastevere guidato dal neoministro Lucia Azzolina.

Infatti, già all’inizio del nuovo anno dovranno essere affrontati i nodi lasciati in sospeso e sui quali Miur e sindacati stavano lavorando nelle scorse settimane, con le storiche questioni riguardanti anche la programmazione degli organici e l’assunzione dei precari storici della scuola. Proprio recentemente, il Ministero era arrivato a definire la mobilità dei nuovi docenti determinando il vincolo di permanenza di cinque anni (contestato dai sindacati) presso la sede di prima assunzione per gli insegnanti che usciranno vincitori dei prossimi concorsi nella scuola o comunque neoimmessi in ruolo.


Preside in politica con 127 preferenze ha sbloccato il dl da 70.000 assunzioni

da Il Messaggero
Diodato Pirone

Arriva una preside alla guida del Ministero dell’Istruzione (privato dell’Università e della Ricerca). Lucia Azzolina, 37 anni, deputato M5S al primo mandato, dal 13 settembre e fino a ieri era sottosegretario del Miur. In questi quattro mesi ha seguito da vicino, come le è stato riconosciuto anche dalle opposizioni, uno dei pochissimi provvedimenti del comparto andati in porto negli ultimi tempi, ovvero il Decreto Scuola. Questa legge prevede una maxi-sanatoria per 24.000 precari ai quali si accompagna un concorso per 24.000 nuovi prof. Il provvedimento poi assicura l’assunzione di oltre 11.000 addetti alle pulizie; di altri 9.000 insegnanti per coprire i posti lasciati vacanti dalla fuga verso la pensione consentita da Quota 100; di 1.000 capi-segreteria; di 146 ispettori e di 45 collaboratori scolastici a Palermo. In tutto fanno 70.000 posti. Dai 5Stelle trapela la notizia che l’ex ministro Fioramonti (che l’ha sostenuta) ieri le ha telefonato per un «grosso in bocca al lupo».
Anche su imput della neoministra, nel Decreto sono stati introdotti due indicatori che hanno fatto mugugnare i sindacati. Primo: tutti i docenti neoassunti dovranno rinunciare a chiedere trasferimento per 5 anni restando ad insegnare nello stesso istituto dove hanno iniziato a lavorare. Secondo: si ricorrerà a una call con cui assegnare a candidati residenti fuori Regione eventuali cattedre rimaste scoperte.
Azzolina è di origini siciliane e vanta due lauree, in filosofia (Catania) e diritto (Pavia). Quando ha ottenuto l’abilitazione da insegnante di storia e filosofia (oltre quella per l’insegnamento ai disabili) come tanti si è dovuta spostare al Nord, in Liguria, dove nel 2008 ha iniziato a insegnare. Successivamente ha svolto anche attività da avvocato.

NORME COMPLESSE

In Piemonte e Lombardia per alcuni anni è stata una sindacalista molto attiva per conto di una organizzazione degli insegnanti che ha base a Palermo, l’Anief. Nel 2014 è passata di ruolo all’Istituto Quintino Sella di Biella. Poi nel 2016 l’incontro con i 5Stelle della cittadina piemontese, nel 2017 sospende l’attività sindacale per tornare all’insegnamento e nel 2018 l’elezione in Parlamento nel listino proporzionale bloccato dei grillini piemontesi. E’ stata eletta poiché, essendo stata la donna più votata delle primarie M5S sia pure con sole 127 preferenze, fu collocata per legge dopo un candidato maschio al secondo posto della lista garantita.
Il 2019 è stato un anno davvero senza pari per la Azzolina che è risultata anche vincitrice del concorso da preside conclusosi la scorsa estate.
Un evento che suscitò molte polemiche nello stesso Movimento perché all’epoca la neo-ministra faceva parte della commissione Istruzione della Camera. Del conflitto d’interessi scrisse l’Espresso alla quale l’Azzolina rispose così: «la verità è che dovrò studiare il doppio». Ma, come ha ricordato due giorni fa Il Messagero, l’allora parlamentare grillina Gelsomina Vono, ora passata a Italia Viva di Renzi, presentò un ricorso.
Il concorso da preside è stato superato dalla neoministra ma su Repubblica il presidente della Commissione che la giudicò, Massimo Arcangeli, ne ha fatto un ritratto spigoloso ricordando che all’orale «dimostrò di conoscere la normativa» ma in informatica prse zero mentre in inglese si fermò a uno stentato punteggio di 5 su 12.
Di che cosa si è occupata come parlamentare? Sul piano politico si sa che è molto attenta alle Sardine e sul dossier migranti non ha nascosto d’essere favorevole allo ius-culturae. All’attivo ha una proposta di legge contro le classi pollaio, cioè quelle con molti studenti. Poi ci sono altre due idee solo abbozzate: l’aumento degli insegnanti di sostegno e la laurea apposita per docenti.
Secondo la neo-ministra chi vuole insegnare alle superiori dovrebbe prendere un indirizzo apposito all’Università sul modello della laurea per le maestre. L’obiettivo della Azzolina è quello di motivare gli insegnanti che già da universitari dovrebbero scegliere la missione del docente e non trasmarsi in prof. per ripiego.
Infine una curiosità: con la Azzolina torna al governo un politico biellese dopo il notissimo Quintino Sella che risanò il bilancio dello Stato dopo l’unificazione dell’Italia e il democristiano Giuseppe Pella che fu premier per alcuni mesi nel 1954.


La preside Azzolina “Al centro i ragazzi C’è molto da fare ma non sarò sola”

da la Repubblica

 In attesa del giuramento, la ministra in pectore dell’Istruzione Lucia Azzolina lascia su Facebook un post decisamente istituzionale: «Guidare il ministero dell’Istruzione sarà per me un grande onore. Non nascondo l’emozione che provo in questo momento. Nella scuola ho passato gli anni più belli della mia vita, prima come studentessa e poi come insegnante. Alla scuola voglio restituire ciò che mi ha dato». Quindi: «C’è tanto lavoro da fare. E lo faremo. Mi aspetta un compito grande, ma non sarò sola. Lavorerò a testa bassa, con umiltà, attraverso l’ascolto, il confronto e continuando ad andare nelle scuole, come ho fatto in questi mesi da sottosegretaria. Metterò tutto il mio impegno per riportare i ragazzi e il loro futuro al centro del sistema di istruzione e del Paese».

Dopo i ringraziamenti a Conte, Di Maio e al Movimento 5 Stelle, Azzolina ha rivolto «un pensiero deferente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della Costituzione e dell’unità nazionale». Solo ad aprile 2018, già “deputata portavoce” dei Cinque Stelle, postava i discorsi di Sandro Pertini commentando: «L’ultimo vero presidente che abbiamo avuto».

Siciliana di Florinda (Siracusa), una laurea in Filosofia e una in Giurisprudenza (ha anche esercitato), Lucia Azzolina è dovuta emigrare presto al Nord, dieci anni fa, come succede a quasi tutti i docenti umanistici del Mezzogiorno. Si è abilitata attraverso la specializzazione della Ssis, ha insegnato da precaria in istituti liguri, Sarzana e La Spezia, e ha preso la cattedra a Biella, dove ha iniziato a fare attività sindacale per l’Anief. Ne è diventata responsabile per la Lombardia attaccando con determinazione la Legge 107 per poi chiudere ogni rapporto con l’associazione siciliana in modo brusco.

Da attivista, via via sempre più vicina ai Cinque Stelle, si è battuta contro discariche in Piemonte e per sensibilizzare i consumatori — nel periodo pasquale — a non sacrificare agnelli.

Vicina ad Alessandro Di Battista per vedute e toni, a gennaio 2018 Azzolina si è candidata alle parlamentarie nel Piemonte orientale risultando, alla fine, la donna più votata. Dopo alcune incertezze nel conteggio, il 19 marzo 2018 è stata proclamata deputata. In commissione Cultura prosegue nella sua opera di demolizione, a colpi di interrogazioni, della Buona scuola concentrandosi su una proposta di legge per superare le classi pollaio. Con la nascita del Conte due sostenuto dal Pd, il 16 settembre scorso viene nominata sottosegretaria del ministero guidato da Lorenzo Fioramonti.

Prende in mano il Decreto Salva- precari, contribuisce a togliergli quell’alone di sanatoria che aveva preso con Bussetti e si costruisce una fama da amministratrice che pretende docenti qualificati in aula. Questo, visto che i Cinque Stelle a lungo hanno accarezzato la vastissima platea precaria, le aliena le simpatie di molti supplenti, Terza fascia compresa.

Nel frattempo — maggio scorso — vince il concorso da dirigente scolastica. Con un voto sufficiente e “0” in Informatica.

A scuola ho passato gli anni più belli, da studentessa e da prof Voglio restituire ciò che mi ha dato.

Nota 30 dicembre 2019, AOODGOSV 25265

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana della Provincia Autonoma di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca della Provincia Autonoma di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine della Provincia Autonoma di BOLZANO
Al Dirigente Generale del Dipartimento della Conoscenza della Provincia Autonoma di TRENTO
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Autonoma VALLE D’AOSTA
LORO SEDI

Oggetto: XVIII Premio annuale delle professioni Turistiche-Alberghiere “Pandolfo-Roscioli”. Bando di concorso per l’edizione dell’anno scolastico 2019-2020


Decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2019

Accettazione delle dimissioni rassegnate dall’on. prof. Lorenzo FIORAMONTI dalla carica di Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e conferimento dell’incarico di reggere, ad interim, il medesimo dicastero al Presidente del Consiglio dei ministri prof. Giuseppe CONTE. (19A08143)
(GU Serie Generale n.305 del 31-12-2019)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’art. 92 della Costituzione;
Visto l’art. 9, comma 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il proprio decreto in data 4 settembre 2019, recante nomina dei Ministri;
Viste le dimissioni rassegnate dall’on. prof. Lorenzo FIORAMONTI dalla carica di Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri;

Decreta:

Art. 1
Sono accettate le dimissioni rassegnate dall’on. prof. Lorenzo FIORAMONTI dalla carica di Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Art. 2
Il prof. Giuseppe CONTE, Presidente del Consiglio dei ministri, e’ incaricato di reggere, ad interim, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Il presente decreto sarà comunicato alla Corte dei conti per la registrazione.

Dato a Roma, addi’ 30 dicembre 2019

MATTARELLA
Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Registrato alla Corte dei conti il 31 dicembre 2019
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri e della cooperazione internazionale, reg.ne succ. n. 2463