PIANO PER LA SCUOLA ESTATE 2021

PIANO PER LA SCUOLA ESTATE 2021

Il piano per la scuola-estate 2021, emanato con circolare del ministero, apre in buona parte alle proposte e alle richieste espresse dalle Associazioni Professionali.

In particolare, la consapevolezza che spetta alla scuola costruire percorsi di collaborazione con tutti i soggetti disponibili sul territorio, per dare vita ad esperienze educative piene di significato per l’infanzia e l’adolescenza, provate da mesi di esperienza inedita, sofferta, talvolta drammatica.

Una scuola aperta, con le porte aperte su tutti gli spazi disponibili per ricostruire socialità, relazione con il mondo, rimotivazione all’apprendimento anche attraverso una riconquista degli affetti, della vicinanza, dei luoghi.

Sarà fondamentale assicurare alle scuole il funzionamento del previsto supporto tecnico e operativo per l’utilizzo delle risorse disponibili e per garantire sostegno, indirizzo, collaborazione.

Tutto il piano per l’estate deve essere l’occasione per rilanciare la partecipazione e l’impegno delle associazioni professionali e delle OO.SS., che è mancato nella fase preliminare e va assicurato ora, nella fase di avvio e gestione del processo.

É essenziale che il piano estate non rappresenti una parentesi consolatoria, transitoria, concepita e realizzata solo come risposta illusoria alla emergenza Covid.

La scuola non ha bisogno di “ristori”, né di una sterile logica di recuperi scolastici, ma di interventi capaci di guardare al futuro, sperimentando – a partire da questa estate – il dialogo scuola- territorio.

Per queste ragioni occorrono misure strutturali, un ampio, coinvolgente e condiviso “patto per la scuola” che preveda risorse adeguate e costanti, e che sia capace di affermare la responsabilità pubblica dell’istruzione e dell’educazione.

Solo in tal modo il piano estate rappresenterà davvero un ponte verso un nuovo inizio, sempre che il nuovo inizio, a partire dal prossimo anno scolastico, sia assicurato per tempo con tutte le garanzie necessarie, in termini di organici, risorse e protocolli di sicurezza.

Scuola d’Estate: contraria la triade docenti, studenti, genitori

Scuola d’Estate: contraria la triade docenti, studenti, genitori

Bocciato: il Piano Scuola d’Estate 2021 non piace alla maggior parte dei docenti, degli studenti e anche dei genitori. Le attività da svolgere, introdotte dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi con la Nota 643 del 27 aprile e che potranno contare su un finanziamento di 510 milioni di euro, sembrano non interessare circa l’80% degli addetti ai lavori. Dai 4.447 lettori, suddivisi tra docenti (67.1%), genitori (22.9 %), studenti (7.8%) e personale Ata (1.5%), che hanno partecipato al sondaggio della Tecnica della Scuola, trapela un forte disinteresse verso il piano ministeriale. Più di tutti, ha detto di non volere essere coinvolta la categoria degli insegnanti: addirittura l’87,7% dei docenti ha detto di non volere partecipare alle attività, contro appena il 7.5% dei . Con un 5% che si è dichiarato incerto. Altrettanto disinteressati si sono detti gli studenti, per la maggior parte di scuola superiore di secondo grado, che hanno espresso il loro dissenso, facendo registrare una percentuale pari all’81.2% di posizioni contrarie. Anche tra i genitori non sembra esserci un interesse altissimo: solo il 23.3%, uno su quattro, sembrerebbe orientato a far frequentare le attività estive organizzate nelle scuole.

Il progetto Scuole d’Estate ha come obiettivo principale quello del potenziamento disciplinare, con un occhio di riguardo alla socializzazione: l’organizzazione della progettualità educativa scolastica si svolgerà nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre. Gli istituti resteranno aperti, subito dopo la fine delle lezioni, come da calendario, con attività laboratoriali, sportive, musicali, legate al territorio e all’ambiente. Alle iniziative potranno partecipare, in maniera volontaria, studenti e docenti.

SCIPERO 6 MAGGIO

DI FRONTE ALLE INADEMPIENZE DEL GOVERNO CHE RIAPRE LE SCUOLE NON IN SICUREZZA

GIOVEDI’ 6 MAGGIO
LA SCUOLA SCIOPERA E MANIFESTA

A LIVORNO IN PIAZZA GRANDE ORE 9,30

  • Contro il Protocollo di rientro sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione con Cgil, Cisl, Uil, Snals;
  • Contro l’approvazione delle Leggi n.° 27 del 24.4.2020 e n.° 41 del 6.6.2020, approvate inaudita altera parte senza tener conto dei vincoli contrattuali vigenti né del mansionario, nonché dello stato giuridico di Docenti ed Ata, ma neppure delle regole statuite sul telelavoro, sul rispetto della privacy di docenti e studenti, o su quanto attiene al funzionamento degli Organi Collegiali (Dprr 416 e 417/74);
  • Per la corresponsione di un’indennità di rischio pari ad euro 250 netti a tutto il personale della scuola ed onde richiedere maggiori investimenti per il contratto nazionale scaduto; nonché per una vera, qualificata e rapida campagna di assunzioni per il distanziamento fra alunni ed alunni e docenti e per la riduzione del numero di alunni per classe a massimo 10 unità, onde coprire tutti i vuoti in organico del personale Docente (240mila docenti) ed Ata (40mila unità di collaboratore scolastico e 10mila fra personale di segreteria e collaboratori tecnici), anche con riferimento a ciò che attiene agli ex Lsu-Lpu;
  • Per 500 milioni di investimento (come fatto dalla Germania) per la sanificazione continua dell’aria negli edifici scolastici;
  • Per un piano di investimenti pari a 13 miliardi per il risanamento dell’edilizia scolastica, nella misura dell’80% non a norma rispetto al DLgs 81/90 e per il 50% priva persino dell’agibilità;
  • Contro le prove Invalsi;
  • Contro il vincolo quinquennale di permanenza dopo l’assunzione nella prima sede scolastica;
  • Per significative modifiche relativamente al bando dei concorsi per l’assunzione del personale Docente;
  • Per lo stanziamento da parte del Governo di 100 milioni per il risarcimento e l’adeguamento di pensioni e stipendi per gli Ata ex Enti Locali che, come hanno riconosciuto ben 10 sentenze della Suprema Corte Europea, sono stati defraudati dell’anzianità pregressa;
  • Per uno stato giuridico ed un mansionario degno del personale educativo;
  • Per contrastare l’approvazione della legge sulla regionalizzazione (o “autonomia regionale differenziata”);
  • Contro qualsiasi irragionevole ed improponibile estensione del calendario scolastico. LA SCUOLA PUBBLICA E’ UN BENE COMUNE E NON RIGUARDA SOLO IL PERSONALE SCOLASTICO, GLI STUDENTI E LE LORO FAMIGLIE RIGUARDA TUTTI I CITTADINI PERCHE’ UN PAESE CON UNA SCUOLA COSI’ NON HA FUTURO
    DI FRONTE A QUESTO SFASCIO DELLA SCUOLA PUBBLICA L’UNICOBAS
    INSIEME AL SINDACALISMO DI BASE SCIOPERA E E MANIFESTA A LIVORNO E IN TUTTA ITALIA

Educazione&Scuola Newsletter n. 1124


Educazione&Scuola Newsletter n. 1124

Aprile 2021 – XXVI Anno

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Notizie
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Consiglio dei Ministri, 29 aprile 2021

Emergenza epidemiologica da COVID-19

Disposizioni 2020-2021

Piano scuola estate 2021

510 milioni per attività rivolte a studentesse e studenti

Piano Scuola 2020-2021

Avviato il Piano scuola estate 2021

Graduatorie ATA terza fascia – Triennio 2021-2023

Le domande possono essere presentate sino al 26 aprile 2021

Festa della Liberazione

25 aprile 2021

Earth Day

22 aprile 2021

Decreto “Riaperture” in CdM

Consiglio dei Ministri, 21 aprile 2021

Notte europea della geografia
9 aprile 2021


Norme

Apprendimento e socialità – Manuale Operativo di Avviso (MOA)

Apprendimento e socialità – ANUALE OPERATIVO GESTIONE Abilitazione degli operatori addetti alla compilazione MANUALE OPERATIVO AVVISO FSE e FDR – Avviso Pubblico “Realizzazione di percorsi educativi …

Avviso pubblico Apprendimento e socialità

Prot. 9707 del 27 aprile 2021

Nota 28 aprile 2021, AOODGOSV 10027

Seminario online di presentazione del libro “Fare Laboratorio. Guida alla Didattica Esperienziale”

Nota 27 aprile 2021, AOODPIT 643

Piano scuola estate 2021. Un ponte per il nuovo inizio

Nota 27 aprile 2021, AOODGOSV 9941

XXVI Scuola Estiva di Astronomia – “Sulle Orme di Dante un percorso didattico di Astronomia, Astrofisica, Cosmologia”

Parere CSPI (27.4.2021)

Schema di “Ordinanza del Ministero dell’Istruzione concernente gli scrutini finali per l’anno scolastico 2020/2021”

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Senato, 26.4.2021)

Next Generation Italia

Nota 26 aprile 2021, AOODGOSV 9758

Cerimonia di premiazione “Il Trofeo Smart Project OMRON”

Circolare Ministero Interno 24 aprile 2021, Prot. n. 29851

Decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da …

Nota 23 aprile 2021, AOODPIT 624

Decreto-Legge n. 52 del 22 aprile 2021. Aspetti di particolare rilevanza per le Istituzioni scolastiche

Decreto-Legge 22 aprile 2021, n. 52

Misure urgenti per la graduale ripresa delle attivita’ economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19

Nota 21 aprile 2021, AOOGABMI 16933

Settantaseiesimo anniversario della Festa della Liberazione – 25 aprile 2021

Decreto Ministeriale 20 aprile 2021, AOOGABMI 138

Proroga termine di presentazione delle domande per l’inserimento nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA

Ordinanza Ministeriale 19 aprile 2021, AOOGABMI 132

Sospensione delle prove standardizzate per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado

Ipotesi CCNQ (15.4.2021)

Definizione dei comparti e delle aree per il periodo contrattuale (2019-2021)

Nota 13 aprile 2021, AOODGEFID 9068

Piano scuola per la banda ultra larga. Nota informativa

Nota 12 aprile 2021, AOODGOSV 7854

Progetto Agorà del Sapere – Progetto in collaborazione con il MI e con il patrocinio di INDIRE

Circolare Ministero Salute 12 aprile 221, Prot. 15127

Indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata

Nota 9 aprile 2021, AOODGSIP 908

Attività progettuali scolastiche a carattere nazionale e regionale promosse dagli Organismi Sportivi affiliati al CONI e al CIP- A.s. 2020/2021

Parere CSPI 8 aprile 2021

Parere sullo schema di ordinanza del Ministro dell’istruzione recante “Sospensione delle prove standardizzate per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado”

Circolare Ministero Salute 7 aprile 2021, Prot.n. 14358

Vaccino Vaxzevria (precedentemente denominato COVID-19 Vaccine AstraZeneca). Aggiornamento raccomandazioni

Nota 6 aprile 2021, AOODGPER 10643

Trasmissione Direttiva n. 112 del 30 Marzo 2021 – conferma degli incarichi di presidenza nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, nelle scuole secondarie di secondo grado e nelle istituzioni …

Nota 6 aprile 2021, AOODPIT 491

Decreto Legge 1 aprile 2021, n. 44 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici”. Quadro sintetico …

Nota 6 aprile 2021, AOODGOSV 7277

Premio delle Camere di Commercio “Storie di alternanza” – 4^ Edizione anno 2021

Nota 2 aprile 2021, AOODGCASIS 1095

Riscontro “richiesta di informazioni e diffida per l’utilizzo di strumentazione fuori legge nella didattica a distanza”

Nota 2 aprile 2021, AOODGOSV 7116

Esame di Stato a conclusione del secondo ciclo di istruzione – indicazioni operative per il rilascio del Curriculum dello studente

Decreto-Legge 1 aprile 2021, n. 44

Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici

Nota 1 aprile 2021, AOOGABMI 14014

Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo – 2 aprile 2021

Nota 1 aprile 2021, AOODGRUF 7863

Indicazioni per i contratti di supplenza breve e saltuaria a copertura di posti lasciati liberi da lavoratori “fragili” – Proroga al 30 giugno 2021 delle previsioni di cui all’art. 26, commi 2 …

Rubriche

in Esami

Ministero e Rai Cultura verso gli Esami di Stato

Le “lezioni” di Rai Scuola, Rai3, Rai Storia e del web per la #Maturità2021

Protocolli sicurezza Esami di Stato

Incontro Ministero – Sindacati

Il Curriculum dello studente

Ministero dell’Istruzione

Esame di Stato 2021: un’occasione per valutare il servizio scolastico

di Enrico Maranzana

Diario d’Esame 2020-2021

di Dario Cillo

Curriculum dello Studente

Dal 6 aprile attiva la piattaforma per la compilazione

in Europ@ Fondi Strutturali di Fabio Navanteri


in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

I nuovi modelli PEI

4 maggio 2021

FAQ Handicap e Scuola – 66

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

Riunione Osservatorio permanente Inclusione scolastica

7 aprile 2021

Giornata autismo

2 aprile 2021

in InformagiovaniLa Rete di Vincenzo Andraous

La cultura della disattenzione

di Vincenzo Andraous

Mi ricordo eccome di te

di Vincenzo Andraous

in LRE di Paolo Manzelli

Le varianti del virus pandemico

di Paolo Manzelli

Infettivita Individuale da virus Sars.Cov.2

di Paolo Manzelli

Lo “Screening Anticorpale”

di Paolo Manzelli

MANIPOLAZIONE MENTALE CONSERVATIVA

di Paolo Manzelli

Il Nuovo Ordine Mondiale

di Paolo Manzelli

Elementi di Bioquantica – Virale

di Paolo Manzelli

in Riforme On Line di Giancarlo Cerini

Ricordando Giancarlo Cerini

29 aprile 2021

Un grande uomo di scuola: Giancarlo Cerini

Ispettori USR Emilia-Romagna

Il Ministro Patrizio Bianchi: “Dolore per la scomparsa di Giancarlo Cerini”

Ministero dell’Istruzione

Una vita per la scuola

Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna

Ricordando Giancarlo

di Maurizio Tiriticco

Addio Giancarlo

di Bruno Lorenzo Castrovinci

in Software

Internet, Reti, Nuove tecnologie

Robot e Bambini

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Capire l’Informatica di Paolo Rocchi


in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Giorgia e la Resistenza

di Maurizio Tiriticco

Il mio 25 aprile!!!

di Maurizio Tiriticco

Ricordando Giancarlo

di Maurizio Tiriticco

Una gioventù allo sbando?

di Maurizio Tiriticco

Un cervello a due piazze

di Maurizio Tiriticco

Cultura e Natura

di Maurizio Tiriticco

Analogico e digitale

di Maurizio Tiriticco

Rassegne a cura di Fabio Navanteri

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale

Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza

Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza (LEaD) e un modo diverso per fare nido e scuola dell’infanzia

di Pietro Boccia

Introduzione

Il documento “Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza (LEaD) e un modo diverso per fare nido e scuola dell’infanzia” ha la presunzione di presentarsi come un sostegno non solo per gli operatori ma anche per il personale educativo, allo scopo di riannodare le relazioni e ripristinare, dopo la chiusura per il Covid-19, le interazioni relative alle complicità emotive con i bambini e le loro famiglie. Gli educatori e gli insegnanti hanno, in verità, ottenuto buoni risultati educativi attraverso i canali comunicativi basati su legami a distanza (LEaD).

La sfida è stata ed è il contatto a distanza; per una equilibrata crescita delle bambine e dei bambini, è, però, necessario ripristinare e riproporre legami educativi in presenza. La comunicazione a distanza è, infatti, molto dispersiva perché arriva a destinazione soltanto la modalità verbale (7%); il non verbale (55%) e il paraverbale (38%) non sono, nella didattica a distanza, utilizzati.

Gli ambienti di vita, di relazione e di apprendimento

La prima socializzazione per i legami secondari si ha per le bambine e i bambini negli ambienti dei nidi, dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia. Tali istituzioni sono spazi di relazioni multiple, nei quali le bambine e i bambini esplorano, fanno esperienza, conoscono e condividono una realtà diversa da quella vissuta in famiglia. In tal modo acquisiscono la capacità di muoversi autonomamente e di orientarsi. Sono spazi che permettono alle bambine e ai bambini non solo di relazionarsi con gli altri, di acquisire autonome iniziative, di vivere momenti di intimi legami, ma anche di condividere materiali, oggetti e esperienze, nonché di pensare ai vissuti quotidiani e di dare impulso al senso di appartenenza ad una comunità. Un altro elemento, capace di strutturare il contesto educativo, è il tempo, con le sue fasi di attività ed esperienze mediate dagli educatori e dagli adulti. Sono i tempi e gli spazi, che, infatti, intrecciandosi, offrono alle bambine e ai bambini la possibilità di giocare, fantasticare, narrare, sperimentare, svelare e sviluppare l’identità, l’autonomia e le competenze.

L’attività educativa nei nidi, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia, deve essere quotidianamente contrassegnata da:

– accoglienza;
– gioco;
– conquiste diverse;
– relazioni significative con gli adulti e i pari; – conversazioni;
– negoziazione dei significati;
– conflitti cognitivi;
– mediazione tra desideri e realtà;
– ricerca di nuove soluzioni;
– riconoscimento di limiti e regole;
– sperimentazione anche di insuccessi e di successi.

I legami educativi a distanza (LEaD)

L’emergenza Covid-19 ha privato le bambine e bambini con l’improvvisa e prolungata interruzione delle attività in presenza nei nidi, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia non solo di esperienze educative ma anche di relazioni familiari, giacché costretti a non avere contatto soprattutto con i nonni e gli zii. Per evitare tale rischio si propongono, per le bambine e bambini, al posto della didattica a distanza (DaD), i legami educativi a distanza (LEaD). Ciò perché l’aspetto educativo nella fascia di età “zerosei” si interconnette ampiamente a livello di legami affettivi e motivazionali. Diventa, pertanto, fondamentale, oggi, ripristinare e conservare un legame educativo tanto tra gli educatori/insegnanti e bambini, gli educatori/insegnanti e genitori, quanto tra gli educatori/insegnanti, tra i bambini e tra i genitori.

Le famiglie e il personale educativo, percependo il vissuto quotidiano delle bambine e dei bambini, sono consapevoli di dover interpretare in una luce diversa l’esperienza infantile per un “graduale ritorno alla normalità”, che deve essere prevista, comunque, diversa.

I legami educativi a distanza (LEaD) sono costruiti in un contesto virtuale, che, essendo intangibile e non avendo confini, non si può esplorare e non permette il contatto fisico e l’abbraccio, come gesti vitali per le bambine e bambini. Essi possiedono, tuttavia, altre potenzialità, come, ad esempio, quella di facilitare l’esplorazione dell’ambiente.

I legami educativi a distanza (LEaD), giacché hanno una valenza sia affettiva sia motivazionale, devono ricostruire tra il personale educativo e i genitori nuove relazioni, nuove possibilità organizzative e nuove forme di collaborazione e partecipazione. Il passaggio dalle relazioni in presenza a tali legami educativi a distanza comporta, dunque, che il rapporto tra il personale educativo e i genitori venga rinegoziato, perchè, mentre con la relazione in presenza sono i genitori, che, accompagnando i figli e partecipando alle attività educative, entrano negli spazi delle istituzioni scolastiche, con i legami educativi a distanza (LEaD) sono, invece, le scuole, che, attraverso gli schermi, entrano nel mondo domestico delle famiglie. Diventano indispensabili, in tal caso, la mediazione e l’assunzione di un ruolo attivo dei genitori.

Al personale educativo viene, perciò, richiesto un’elevata professionalità, un’equilibrata apertura al dialogo e una spiccata sensibilità. E’ sbagliato per gli educatori supporre che le famiglie siano tenute a ricreare un ambiente educativo del nido all’interno del contesto domestico; né che i genitori debbano immaginare di poter delegare ai nidi e al personale educativo il tempo del collegamento in video dei figli. È consigliabile, pertanto, rinegoziare gli spazi e i tempi, concordando i momenti dell’incontro e della separazione e, nello stesso tempo, individuando insieme gli strumenti per svolgere le attività.

Anche legami educativi a distanza (LEaD), come le attività didattiche in presenza, devono prefiggersi, come obiettivo, il coinvolgimento delle famiglie e la partecipazione attiva delle

bambine e dei bambini. I nidi, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia devono interconnettersi, in maniera permanente, utilizzando ogni forma di comunicazione disponibile, con le famiglie (telefono, posta elettronica, lettera, invito in presenza e mediatore linguistico per i soggetti stranieri) e con il territorio (Ente locale, Associazioni culturali e di volontariato, Chiesa, Protezione civile, Assistenza sociale e così via).

La relazione con le bambine e i bambini è, poi, di fondamentale importanza, considerando che durante tale età si ha il primo impatto con il mondo esterno alla famiglia. Il personale educativo e gli insegnanti devono, perciò, concordare con i genitori i tempi della frequenza, i mezzi e le attività. L’esperienza educativa va proposta e non imposta. Per quanto concerne i tempi della frequenza, le pratiche vissute ed emerse suggeriscono una scansione equilibrata sia rispettando gli impegni di lavoro dei genitori sia considerando l’età delle bambine e dei bambini.

Negli Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza (LEaD) si sostiene che i “collegamenti dal vivo in alcuni giorni della settimana, per qualche decina di minuti, accompagnati da suggerimenti di attività da svolgere in autonomia o con i genitori per scambiare prodotti o racconti di esperienze nell’incontro successivo, possono mantenere viva la relazione e il senso di comunità senza invadere troppo l’ambito domestico” e infrangere la privacy familiare.

I mezzi vanno, invece, “individuati in relazione alla disponibilità e allo scopo. Negli Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza (LEaD), si afferma, ad esempio, che:

– “Se la famiglia non possiede device o è priva di connettività, si può immaginare una scatola delle sorprese con libri, disegni, colori, pongo da far recapitare a casa periodicamente, con una restituzione da parte del bambino di disegni, piccoli oggetti, storie raccontate e trascritte dal genitore.

– Se la famiglia è disponibile alla relazione in presenza, la videochiamata è la soluzione più immediata: si possono concordare il momento, la durata, la frequenza, le modalità di presenza del genitore o di altri familiari all’incontro, in modo da rispettare le routine e le esigenze domestiche.

– Se più famiglie sono disponibili alla relazione dal vivo, qualche collegamento in piccolo gruppo grazie alle numerose piattaforme didattiche gratuite può aiutare a mantenere il contatto anche con i compagni, essenziale per lo sviluppo delle autonomie, delle competenze, degli apprendimenti, della socialità.

– Se la famiglia incontra difficoltà alla modalità sincrona ma ha la possibilità di connettersi a Internet, si possono creare ed inviare (o caricare sul registro elettronico, su Drive o su piattaforme didattiche) podcast o video, si può ideare un blog al quale i genitori accedono quando possono”.

La scelta del mezzo deve, logicamente, essere fatta anche in considerazione dell’età della bambina e del bambino.

Il personale educativo e gli insegnanti devono concordare anche la progettazione delle attività. Queste non devono essere proposte estemporanee per intrattenere le bambine e i bambini; devono, invece, tenendo conto dell’ambiente di apprendimento che le istituzioni offrono, essere pedagogicamente progettate e calate sui bisogni quotidiani di ognuno. Il personale educativo e gli/le insegnanti devono, dunque, valorizzare le conquiste e mettere al centro del processo educativo delle bambine e dei bambini l’esperienza e il gioco.

I legami educativi a distanza (LEaD) non devono, in quanto momentanei percorsi di attività, avere, come scopo, la prestazione, vale a dire l’esecuzione corretta di un compito, l’addestramento ad acquisire abilità, le sequenze di istruzioni raggiunte con precisione. Essi devono, invece, avere lo scopo di sviluppare nelle bambine e nei bambini l’identità, l’autonomia, la competenza e la cittadinanza, attraverso l’educazione e gli apprendimenti significativi. E’ importante, poi, la ricostruzione dei legami tra i pari, soprattutto attraverso la metodologia del Circle Time.

“La comunicazione deve essere – è scritto negli Orientamenti pedagogici sui Legami educativi a distanza (LEaD) – circolare, bidirezionale: il bambino si racconta, accoglie le proposte, si mette in gioco, entra nel legame a distanza, perciò è importante restituirgli un’immagine di persona che sta crescendo e sviluppa competenze, che sa affrontare compiti nuovi in una modalità inedita, che sa far fruttare questo tempo di distanza. Anche su questo punto la comunicazione deve essere a tre: i genitori vanno coinvolti sia nella raccolta di quanto realizzato in questo periodo (una scatola delle esperienze da riportare a settembre, un album fotografico digitale, la registrazione audio delle riflessioni…) sia nel riconoscimento delle conquiste effettuate (…). Ai bambini vanno comunicate gioia e serenità nella riscoperta del valore di quello che prima era scontato e che, nel frattempo, si è riconfigurato: è la postura pedagogica classica, quella che si fonda da sempre sulle risorse dei bambini, ancor prima della conferma che è venuta dalla pedagogia dell’emergenza e dalla ricerca sulla resilienza”.

L’attività ludica è, per le bambine e per i bambini anche nei progetti educativi in emergenza, fondamentale per l’apprendimento. E’, infatti, con il gioco che, nell’età infantile, si sperimenta, si riflette, si fa ricerca, si realizzano scoperte, si interiorizzano nuove conquiste e si diventa attivo, propositivo, autonomo e responsabile.

Si sa che la dimensione del tempo presente è, per l’infanzia, predominante. Si deve e si può, allora, parlare, con un linguaggio adeguato e con il rispetto dell’intimità personale, di qualsiasi tema con le bambine e con i bambini.

I legami educativi a distanza (LEaD) non riguardano soltanto le relazioni tra gli educatori e i bambini ma anche i rapporti, per instaurare un clima collaborativo nel contesto educativo, tra tutti gli adulti. Pertanto “deve essere ricostituito – come si sostiene negli Orientamenti pedagogici sui Legami educativi a distanza (LEaD) – il team di sezione, l’equipe pedagogica: tutte le proposte e i contatti con i bambini e le famiglie devono essere accuratamente progettati insieme affinché si possa intraprendere un percorso verso una direzione comune”.

Le figure del sistema integrato che sono presenti nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia possono essere di fondamentale importanza per il sostegno educativo. Esse possono essere:

  • il coordinamento pedagogico territoriale; il dirigente scolastico;
  • il coordinatore didattico;
  • le funzioni strumentali; il referente di plesso;
  • i docenti dell’organico potenziato.

E’, poi, necessario porre attenzione – recitano gli Orientamenti pedagogici sui legami educativi a distanza (LEaD) – “alla formazione (fruibile a distanza) per tutto il personale, a partire dai

dirigenti/coordinatori per arrivare al personale educativo e ausiliario. La formazione non dovrebbe riguardare solo l’utilizzo delle piattaforme digitali o dei device, ma anche e soprattutto la comunicazione e gli aspetti pedagogici della relazione educativa, in quanto una buona padronanza delle competenze digitali priva di una solida competenza pedagogica è come una scatola vuota. Dovrebbero poi essere affrontati in modo serio tutti i temi sanitari legati alla riapertura dei servizi.

In secondo luogo va posta attenzione al legame tra insegnanti e genitori, sia nelle direzioni di rinegoziazione delle forme di collaborazione, sia in una direzione di supporto e punto di riferimento, sostegno alla genitorialità: il personale educativo non deve trasformarsi in uno sportello di consulenza psicologica – non ne ha le competenze e non è la sua funzione – ma, nel far sentire alle famiglie che la scuola c’è, si ristruttura, rimane un punto fermo, si mette in gioco, può offrire un supporto e un riferimento in un momento in cui l’incertezza regna sovrana (e sappiamo che l’incertezza genera paura, diffidenza, rabbia).

I genitori, specialmente quelli al loro primo figlio, possono aver bisogno di affiancamento per affrontare le problematiche che incontrano nell’educazione, di conferme sul proprio operato o rassicurazioni sul comportamento del bambino”.

E’ indispensabile, per operare con i legami educativi a distanza (LEaD), una presenza discreta. L’incontro con i genitori si può organizzare individualmente o in modalità di gruppo “per comunicare le attività proposte, dare indicazioni di materiali utili, aprire canali di confronto periodico, consentire lo scambio di suggerimenti”, affrontare, con dibattiti e discussioni, temi di interesse comune, coordinati dall’istituzione scolastica, e, se necessario, coinvolgere anche esperti esterni.

E’ necessario, quando i legami educativi a distanza (LEaD) non sono un passatempo ma progetto pedagogico, prevedere forme elementari di documentazione e di valutazione degli apprendimenti, per formalizzare conquiste e miglioramenti che i bambini hanno acquisito durante il periodo delle attività a distanza. Per quanto concerne la documentazione è essenziale la sinergia tra gli operatori e i genitori. Bisogna “concordare la creazione di una sorta di portfolio (digitale, analogico o in versione mista) che tenga traccia di quanto condiviso tra bambino e insegnante, tra bambino e genitori, tra i bambini”.

Il documentare, attraverso il percorso valutativo, è, anzi, l’atto di condividere in gruppo qualsiasi esperienza educativa ed è uno strumento essenziale per le bambine e i bambini che si apprestano ad operare il passaggio agli studi del grado scolastico successivo. Anche l’autovalutazione è una significativa forma di valutazione, soprattutto quella formativa. L’autovalutazione degli interventi e delle attività in modalità legami educativi a distanza (LEaD) è un mettere in discussione ed è un ripensare la didattica tradizionale per trasformarla in condivisa, partecipata e inclusiva.

Nella società attuale, le bambine e i bambini si trovano collocati in sfere che non sono per niente isolate e indipendenti, ma che hanno fra loro un rapporto continuo di scambi e di interferenze; ciò avviene in un intreccio indeterminabile di azioni e di reazioni, di eventi e di riflessioni, che, partendo dalla sfera individuale, contribuisce non solo a far realizzare ognuno nella propria attività educativa, ma anche a far evolvere nuovi accadimenti. I servizi educativi, in particolare, e la scuola, in generale, devono diventare un concreto luogo di educazione permanente, affinché si possano acquisire conoscenze appropriate, per interpretare la società complessa, e competenze

adeguate, per governarne, in maniera autonoma e responsabile, i processi. In tal senso, i nidi, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia non devono essere pensati come un’articolazione circoscritta del sistema di educazione, istruzione e formazione ma proiettati ad una continuità verticale con gli altri ordini di scuola. Diventa necessario, perciò, immaginare un percorso articolato di studi, riorganizzando la pubblica istruzione in:

  • una scuola non obbligatoria (nidi, micronidi e servizi educativi da tre a ventiquattro mesi, sezione primavera da ventiquattro a trentasei mesi);
  • una scuola obbligatoria del primo ciclo (otto anni – scuola dell’infanzia e primaria);
  • una scuola obbligatoria del secondo ciclo (cinque anni – scuola secondaria di primo grado e primo biennio della scuola secondaria di secondo grado);
  • una scuola secondaria di diritto/dovere all’istruzione del terzo ciclo (tre anni – secondo biennio e quinto anno della scuola secondaria di secondo grado). In tal modo l’obbligatorietà e la certificazione delle competenze avrebbero un’intrinseca e coerente logica.

Scuola divisa sulle lezioni estive, i presidi: “Dateci più personale per gestire i progetti”

da la Repubblica

Ilaria Venturi

La scuola in estate? Chi è già partito, chi attende di capire come fare sino a chi si rifiuta. Sarà comunque una corsa contro il tempo per allestire programmi e partecipare ai bandi sui fondi Pon. Pochi i docenti che, a giudicare dai commenti nei social, si offriranno volontari (pagati) sebbene molti, giovani precari, chiedano: voglio lavorare a luglio e ad agosto, come si fa? Insomma il Piano presentato dal ministero all’Istruzione e finanziato con 510 milioni divide il mondo della scuola. Inquieta sui tempi e i modi di attivazione. Accende entusiami e critiche feroci.

I presidi, con Antonello Giannelli appena rieletto alla guida dell’Associazione nazionale presidi (Anp), ricordano: “Lavoriamo da oltre un anno senza aver fatto ferie, il personale della scuola arriva a questa fine anno stremato. Qualsiasi esercito ha bisogno di riposarsi tra una battaglia e l’altra e questo principio è valido anche per noi”. Dunque, bene il Piano estate, ma Giannelli reclama personale a sostegno degli istituti: “Ne condividiamo il significato politico e il valore sociale, specie con riferimento ai soggetti meno tutelati e, quindi, più colpiti dai nefasti effetti della pandemia. Ma non possiamo ignorare però che il problema è organizzativo. Per questo chiediamo più risorse in termini di personale, soprattutto nelle segreterie. L’attuazione del Piano richiede ai dirigenti un surplus di lavoro, mentre essi nutrono numerose ragioni di grave insoddisfazione”.

Sul piano politico i sottosegretari all’Istruzione di Lega e M5S concordano, con una ritrovata pace dopo lo scontro sul reclutamento degli insegnanti ancora acceso. “Si scongiura uno dei grandi timori di milioni di studenti e famiglie: essere lasciati soli dopo un anno tanto complicato. Non sarà così, evidentemente” dichiara Rossano Sasso, sottosegretario del ministero dell’Istruzione. E così la sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia, senatrice M5s:”Il Piano prescrive programmi concreti con l’obiettivo non solo di recuperare la socialità perduta a causa della pandemia, che già è importantissimo, ma soprattutto con la finalità di rafforzare gli apprendimenti”.

Per Manuela Ghizzoni, responsabile Istruzione nella segreteria del Pd, “dopo l’alternanza di lezioni in presenza o a distanza, è importante offrire, a tutte e tutti su base volontaria, un ampio ventaglio di opportunità che si svilupperanno dall’estate all’autunno”. Cisl e Flc-Cgil approvano. “Finalmente sul recupero educativo una proposta seria ben diversa dalle tante, banalizzanti e semplicistiche, sull’allungamento del calendario scolastico dice Maddalena Gissi. La progettazione delle attività estive, che condividiamo nelle sue finalità, in questo anno straordinario – osserva Francesco Sinopoli – può rappresentare una prima occasione per restituire centralità alla scuola. Ma dovrebbe avere uno sguardo di prospettiva che vada oltre i mesi estivi e oltre l’emergenza, per una complessiva riqualificazione del sistema scolastico”.

Più critico Pino Turi della Uil: “Il punto non è quello della definizione delle attivita di luglio-agosto che hanno una forte connotazione socio-assistenziale. Vorremmo che si parlasse della scuola di questo Paese”.

Salvo Amato, fondatore di “Professione insegnante”, raccoglie un sentire comune tra i docenti: “Ci sarebbero altre priorità come quella di rendere la scuola sicura per settembre. Per ora non c’è nulla sui provvedimenti necessari come la riduzione del numero di studenti nelle classi. Noi docenti non veniamo mai ascoltati. Credo proprio che i colleghi non aderiranno: partecipare in modo volontario non è compatibile con le ferie”.

Eugenio Tipaldi, preside dell’istituto comprensivo D’Aosta-Scura, nei quartieri Spagnoli di Napoli, annuncia in una lettera a Tecnica della Scuola, che rimanderà indietro i soldi: “Caro ministro, pensi piuttosto a spendere i soldi per far partire in sicurezza a settembre le scuole, dotandole di ventilatori d’aria in ogni aula, aumentando l’organico dell’autonomia che si basa ancora sui vecchi parametri di tagli, riducendo il numero di alunni per classe, dando i soldi per la piccola manutenzione direttamente alle scuole e non ai comuni o alle ex province che non ce la fanno a inseguire le emergenze. Spero che in questo gran rifiuto mi seguano i miei colleghi che lavorano nelle scuole di frontiera”.

Chi è avanti è partito già con i Patti educativi introdotti ad agosto 2020. Alfonso D’Ambrosio, preside dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in provincia di Padova che fu cluster della pandemia di marzo 2020, ha già organizzato l’estate per i suoi alunni della primaria e delle medie: dal 7 giugno sino al 25 agosto, con laboratori di ceramica e microscopia, Gamelab, street dance, tennis, cineforum. Ha usato i fondi già distribuiti alle scuole – 10 milioni a livello nazionale – per ampliare l’offerta formativa ed è partito con i Patti educativi già a settembre scorso. “Sono fondamentali, hanno creato maggiore coesione tra terzo settore e scuola e conoscenza del territorio. La perplessità ora è che non puoi organizzare in pochi mesi una scuola che va oltre le mura e si fa abitare dalla città. Ci vuole tempo”.

I fondi Pon, fanno notare molti dirigenti, hanno una gestione burocratica pesante e difficile da seguire per chi ha il personale amministrativo nelle scuole già ridotto all’osso. “Il rischio è che le scuole arrivino ad affidare tutto a società terze che non sanno nulla del territorio”. Il preside D’Ambrosio  è già comunque pronto: “Noi riusciamo a garantire anche corsi di recupero gratuiti grazie a un accordo coi gestori dei centri estivi: a loro diamo i locali con aria condizionata, le Lim e i tablet. I loro educatori per due ore al giorno, due volte alla settimana, si occupano del sostegno allo studio per 60 bambini. Tutte iniziative che non s’improvvisano”.

La scuola perduta dai ragazzi del Sud

da Corriere della sera

di Goffredo Buccini

Sono «le voci di fuori» della Dad. I derubati da un altro anno di esclusione nelle città del nostro Sud, dove bambini e ragazzi non hanno potuto frequentare in classe nemmeno la metà del tempo rispetto ai loro coetanei di Roma, Firenze o Milano: alle superiori di Napoli 31 giorni sui 134 da calendario, tagliati dai Dpcm e dalle ulteriori restrizioni regionali, 58 su 144 alle medie di Bari, 45 su 134 alle secondarie di Reggio Calabria.

Sono voci che raccontano la storia di un divario formativo sempre più grave per studenti come Lorenzo, 13 anni, che «faceva finta», si metteva davanti al computer e subito la testa gli viaggiava altrove: i professori della sua scuola media, eternamente in didattica a distanza nella periferia problematica di Napoli Est, l’avevano dato per «quasi disperso»; o come Michela, sua coetanea, che ci avrebbe messo testa e pure cuore, nelle lezioni in video, se solo non avesse dovuto combattere col fratellino disabile e i genitori disoccupati per un angolino tranquillo davanti all’unico tablet nel solo buco di stanza del loro basso, la cucina.

Sono storie di mamme e papà che non possono aiutare i figli perché avrebbero bisogno di essere aiutati a loro volta: come Rosanna, dello Zen di Palermo, incapace di scaricare sul telefonino le app per permettere al suo Massimo, 8 anni, di seguire le lezioni online e alla fine assistita dai volontari di Save the Children perché il bambino non perdesse un altro anno di elementari. Secondo i dati della Svimez (l’associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno), vive al Sud il 34% dei ragazzi con famiglie prive di dispositivi informatici e coi titoli di studio più bassi: «Il rischio è che un terzo dei ragazzi italiani venga escluso dal percorso formativo a distanza, con conseguenze rilevanti nei prossimi anni sui tassi di dispersione scolastica».

Questione meridionale

Questione meridionale e questione scolastica al tempo della pandemia coincidono fino a sovrapporsi. E non ci consola granché sapere che la tendenza del Covid-19 a impoverire i più poveri sia planetaria: i minori di America latina, Caraibi e Asia meridionale hanno perso il triplo dell’istruzione rispetto ai coetanei dell’Europa occidentale.

Dai ragazzini del nostro Meridione, riacciuffati a fatica grazie al lavoro di recupero negli Spazi Dad creati in raccordo con le scuole, sale un grido di dolore che racconta ciò che i numeri ci dicono persino con più crudezza: su otto grandi città censite da Save the Children elaborando dati del Miur dall’inizio dell’anno scolastico al 25 aprile, Napoli, Bari e Reggio Calabria sono costantemente in coda alle classifiche della scuola in presenza.

«Vogliamo solo evidenziare la fotografia di un’Italia molto diseguale, non certo attribuire meriti o demeriti, tenendo presente peraltro che tra amministratori cittadini e dirigenti scolastici abbiamo trovato grande sensibilità anche nelle realtà più critiche», precisa diplomaticamente Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa della onlus, attenta a evitare uno scontro ideologico con le Regioni, perché la faccenda rimanda a polemiche politiche sanguinose che hanno coinvolto pesantemente la Campania di Vincenzo De Luca, primatista di chiusure scolastiche, e la Puglia di Michele Emiliano, dove la Dad è stata lasciata alla libera scelta delle famiglie, insomma à la carte .

E tuttavia le città capoluogo spiegano molto («non tutto, le realtà più piccole possono essere ben peggiori»). Per fare qualche esempio, da settembre 2020 alla Festa della Liberazione 2021, i bambini baresi delle scuole d’infanzia hanno potuto frequentare in presenza 66 giorni sui 144 previsti, contro i 135 dei loro coetanei milanesi, per il carico ulteriore delle chiusure regionali aggiunto a quelle nazionali; gli studenti delle medie napoletane 49 giorni su 134 contro i 134 su 145 dei romani; i 45 giorni concessi ai ragazzi reggini delle secondarie di secondo grado cozzano per iniquità contro i 98 di cui hanno usufruito i fiorentini e i 97 dei romani. È l’Italia sbilenca del nostro regionalismo, già immortalata da una sanità tanto diseguale da dividere malamente per venti il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione.

Così è per lo studio. E non dalla pandemia, che ha solo enfatizzato disastri pregressi. I dati sul tempo pieno dell’anno scolastico 2018/19 scolpiscono la disunità d’Italia: partendo dall’ultimo posto troviamo il Molise con il 7,78% di alunni che ne usufruiscono, poi Sicilia (7,97%), Puglia (15,58%), Campania (16,3%), Abruzzo (18,15), Calabria (col 22,8%), quando la media nazionale è del 36% e Regioni come Lazio e Lombardia superano il 50%. E la classifica delle Regioni sulla disponibilità di asili è assai simile: Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, sempre partendo dal fondo. «È in corso un furto ai danni dei nostri bambini», ha detto due anni fa Gaetano Pagano, responsabile dell’associazione presidi di Palermo, commentando il livello di tempo pieno nelle scuole primarie e dell’infanzia in Sicilia rispetto al Centro-Nord. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede ora un miliardo proprio per il tempo pieno. «Ma il tempo pieno è la vera grande opera per il Sud e un miliardo è solo un primo passo», sostiene Raffaela Milano: «Noi stimiamo che servano cinque miliardi in dieci anni per avere il tempo pieno in tutte le scuole elementari d’Italia. Dopo di che, al Sud ho visto investimenti in asili nido poi rimasti deserti: se non c’è spesa corrente, se non paghi gli educatori, crei soltanto un guscio vuoto».

Distanze da colmare

La sgradevole sensazione è che per trarsi d’impaccio, dal Garigliano in giù, la prima cosa che sembra sacrificabile è la scuola. Luca Bianchi è direttore di Svimez e ha scritto con Antonio Fraschilla un saggio dal titolo assai esplicito, Divario di cittadinanza . «In termini di immediato ritorno elettorale a un amministratore locale paga più far costruire una rotonda stradale piuttosto che mettere risorse nel tempo pieno», sostiene: «Ma non è un problema culturale dei meridionali, dipende dalle scelte amministrative. Rispetto ai grandi problemi, la scuola non è percepita come tanto importante. Inoltre, l’amministratore meridionale pensa che, siccome tante donne stanno a casa, la Dad sia più accettabile». Si ragiona sul bisogno del breve periodo, ma si torna sempre al vecchio nodo strutturale dell’economia: «Se in Lombardia chiudo le scuole, c’è la rivolta, perché le donne devono andare a lavorare. Al Sud il sottosviluppo economico determina i criteri di priorità». La ricetta, insomma, parrebbe l’esatto contrario della Dad: tutti in classe, per correre verso un futuro migliore. Chissà se anche a questo pensava Mario Draghi, dicendo in Parlamento che «se cresce il Sud, cresce l’Italia».

Puglia, la Dad di Emiliano e lo scontro tra scuole e genitori. Il dossier arriva al ministero

da Corriere della sera

L’anno scolastico in Puglia rischia di finire, come era del resto prevedibile, in rissa. La regione guidata da Michele Emiliano è l’unica che non ha applicato le nuove regole previste dall’ultimo decreto che prevedono il ritorno in presenza per tutte le scuole, lasciando soltanto alle superiori la possibilità di un rientro graduale dal 70 al 100 per cento da qui alla fine dell’anno scolastico.

La scuola a scelta

Emiliano, almeno fino al 15 maggio, ha deciso che sono le famiglie a decidere se mandare i figli in presenza o se chiedere la Dad. Nella maggior parte delle scuole pugliesi i presidi hanno pubblicato circolari in cui chiedono alle famiglie, nel caso non vogliano far rientrare i figli, di compilare un modulo e consegnarlo al preside che provvederà ad attivare le lezioni online. Una scelta che i presidi permettono di fare una sola volta, perché altrimenti l’organizzazione scolastica rischierebbe di finire in tilt. Ma ci sono anche scuole nelle quali è il dirigente scolastico a invitare i genitori a considerare prioritaria la situazione sanitaria, insomma a tenere a casa i figli. Ma non basta. Secondo quanto riporta il Quotidiano di Puglia nel faldone che è sul tavolo del ministro Patrizio Bianchi ci sono anche vocali di insegnanti, anche di maestre elementari, che insisterebbero con genitori e anche alunni per farli restare a casa. Addirittura ci sarebbero casi di bambini strigliati dalla maestra che teme per la propria incolumità andando in classe.

La dottrina Emiliano

La «dottrina Emiliano» ha riscosso un certo successo in regione, se è vero che 9 famiglie su 10 hanno accettato di continuare con la Dad anche per i bambini più piccoli che frequentano le scuole elementari. Il governo invece ha cercato di fare pressione per indurre il governatore a seguire le regole nazionali. Ma finora né i ricorsi al Tar né l’impugnativa dell’ordinanza sembrano poter mettere fine «all’insubordinazione» del governatore. Questione di cavilli, si potrebbe dire, perché le scuole in Puglia sono formalmente aperte, come prevede la legge, e l’ordinanza lascia la scelta alle famiglie. Neppure l’ultimo decreto con una formulazione più rigida per costringere tutte le Regioni ad allinearsi non è servito a far cambiare idea a Emiliano. Ora però si avvicina la scadenza del 15 maggio (quando scade l’ordinanza) e entro quella data il ministro Bianchi e la ministra per le Regioni Maria Stella Gelmini dovranno tentare una mediazione.

Organici 2021/22. Emanata la circolare ministeriale. Ci saranno margini d’azione per gli organici di fatto

da La Tecnica della Scuola

E’ stata diramata poche ore fa la circolare ministeriale sugli organici per l’anno scolastico 2021/22.

“Rispetto alla bozza iniziale – sottolinea Maddalena Gissi di Cisl Scuola – ci sono novità significative, il Ministero ha recepito le richieste di modifica che il nostro sindacato aveva proposto in fase di confronto. Una novità importante riguarda la possibilità che in occasione della predisposizione dell’organico di fatto e dell’avvio dell’anno scolastico, vengano ulteriormente ampliati i margini di flessibilità anche sulla base delle ulteriori risorse che verranno rese disponibili.

Nel paragrafo “Organico triennale dell’autonomia 2021/22” si dispone poi che “i direttori degli Uffici scolastici regionali, previe interlocuzioni con le Regioni e dopo l’informativa alle Organizzazioni sindacali, secondo quanto indicato negli articoli 5 e ss. del CCNL di riferimento 2016-18, ridetermineranno la distribuzione della dotazione organica tra i vari gradi di istruzione, compresa la scuola dell’infanzia, assicurando flessibilità nella costituzione delle classi, prioritariamente a quelle iniziali di tutti gli ordini di scuola, nel rispetto del contingente assegnato a ciascun Ufficio scolastico regionale”.

Ma soprattutto – aggiunge ancora Gissi – nel testo definitivo sono state espunte dal testo le disposizioni che non consentivano sdoppiamenti, né istituzione di nuove classi dopo l’inizio dell’anno scolastico, salvo in caso di incrementi di alunni conseguenti al mancato recupero dei debiti formativi, la cui verifica sia stata programmata dopo il 31 agosto.

Tornano le bocciature a scuola, ma gli studenti contestano

da La Tecnica della Scuola

E’ partita, ormai, la fase, su cui a lungo si è dibattuto, di non fare cioè più sconti agli scrutini per gli studenti neghittosi e chi merita la bocciatura, anche se i mesi in Dad sono stati lunghi e difficoltosi, se la deve accollare.

Fra l’altro i ragazzi si sono pure accorti che col rientro in classe le interrogazioni e le verifiche hanno preso una piega diversa dal previsto e dunque qualche timore incomincia a serpeggiare.

Da qui una sorta di intervista da parte di Fanpage.it agli studenti e in modo particolare ai loro rappresentati, quali la Rete degli studenti: “È sbagliato parlare di sconti, nessuno li vuole e nessuno li ha chiesti. I criteri di valutazione devono essere adattati al contesto in cui viviamo e alla singolarità degli studenti.

“Torniamo sempre al tema che il nostro è un sistema scolastico basato sulla meritocrazia. Il migliore viene premiato e il meno bravo è lasciato indietro. In un periodo così difficile, non si può pretendere l’efficienza“, così invece un componente dell’Unione degli studenti.

La Dad non è scuola – ribadisce la Rete – accentua le disuguaglianze all’interno del sistema scolastico”.

“All’inizio gli studenti venivano capiti di più, adesso i professori dicono che non faranno sconti durante questi lunghi mesi passati a casa dove non tutti disponevano di pc o di una connessione internet. Per non parlare di quanto sia difficile apprendere alcune materie attraverso lo schermo di un computer”.

Nel dibattito sulla scuola, un altro punto critico sarebbe rappresentato dal cosiddetto “Piano estate”: “Questa storia di aprire le scuole in estate è come dire a studenti e docenti: vi siete riposati fino ad ora, adesso dovete recuperare.C’è questa retorica tremenda delle scuole che sono state chiuse tutto l’anno. Non è vero. Tutti hanno lavorato al massimo”, cosi La rete degli Studenti.

Rinnovo contratti pubblici: forse entro l’estate

da La Tecnica della Scuola

L’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale pubbliche amministrazioni,  ha aperto la trattativa per il rinnovo del contratto che riguarda in prima battuta 270 mila statali delle amministrazioni centrali, dai ministeri alle Agenzie fiscali agli enti pubblici come l’Inps, l’Inail, l’Inpdap, l’Ice ed altri.

Ed è un buon segnale, perché questo dovrebbe essere il primo passo per poi raggiungere tutti i 3,2 milioni di dipendenti pubblici della Sanità, Funzioni locali e scuola.

In ogni caso, mentre si attende l’apertura della trattative per il comparto scuola, si sa che questa prima trance del rinnovo del contratto dovrebbe portare ad un aumento medio a regime di 107 euro medio in busta paga sulla base delle risorse stanziate che ammontano a 1,1 miliardi per il 2019, 1,750 miliardi per il 2020 e 3,775 miliardi per il 2021.

“Il clima è positivo grazie anche alla firma del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale firmato dal Premier Draghi, dal ministro Renato Brunetta e dai leader di Cgil Cisl e Uil e, successivamente da Confsal, Cisal e Confedir, e crea un buon presupposto per dialogare, poi certo, le trattative sono sempre complicate”, si dice dalle parti dell’Aran.

Ma si sottolinea pure dall’Aran che si vuole chiudere la partita dei contratti in tempi brevi, forse addirittura “entro luglio la firma del ccnl Funzioni centrali e l’apertura a breve del contratto Sanità per 600 mila dipendenti tra medici, infermieri e personale amministrativo”, mentre “non è escluso che entro l’estate possano partire anche gli altri comparti: Scuola e Funzioni locali, anche per loro infatti si stanno predisponendo gli atti di indirizzo”.

In ogni caso due sarebbero le novità normative di rilievo dei nuovi contratti: la regolamentazione del lavoro agile e dell’ordinamento professionale.

PON scuola d’estate, di che cosa si tratta?

da La Tecnica della Scuola

Le risorse finanziarie stanziate con il Piano scuola estate 2021 ammontano a 510 milioni, di cui 320 milioni provengono dai Fondi PON.

Con l’avviso “Apprendimento e socialità” prot. 9707 del 27/4/2021, il Ministero ha fornito tutte le indicazioni alle scuole per presentare le proposte progettuali al fine di ottenere i finanziamenti per realizzare attività nell’ambito del Piano scuola estate 2021.

Nel video riepiloghiamo gli aspetti principali dell’avviso: destinatari, finalità, attività finanziabili, scadenze.

Prove Invalsi, sospese nelle classi seconde delle superiori

da La Tecnica della Scuola

L’8 aprile scorso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) aveva espresso parere positivo sullo schema di ordinanza del Ministro dell’Istruzione relativo alla “Sospensione delle prove standardizzate per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado”.

Facendo seguito al prescritto parere, in data 19 aprile il Ministero dell’Istruzione ha emanato l’Ordinanza.

ORDINANZA N. 132 DEL 19 APRILE 2021

Il provvedimento ministeriale, tenuto conto della concomitanza delle prove della scuola secondaria di secondo grado (grado 10) con le prove dell’ultimo anno (grado 13) e considerato che le prove dei due gradi dovrebbero essere somministrate attraverso i medesimi laboratori, trattandosi di due gradi scolastici entrambi appartenenti al secondo ciclo d’istruzione, ordina che, limitatamente all’anno scolastico 2020/2021, in considerazione della perdurante, grave emergenza epidemiologica che interessa l’intero Paese, si sospenda lo svolgimento delle prove standardizzate per le classi seconde delle scuperiori.

L’ordinanza tiene anche conto del fatto che le prove di grado 13 interessano una coorte di studenti in uscita dal sistema scolastico e che quindi non sarebbe possibile ripeterle in futuro.

Corso di primo soccorso a scuola obbligatorio?

da La Tecnica della Scuola

Il corso di primo soccorso dovrebbe essere obbligatorio a scuola? Così raccomandano le nuove linee guida europee redatte in relazione alla pandemia, che ha reso necessario adeguare le procedure di rianimazione cardiopolmonare alle criticità dettate dal Covid e all’esigenza che gli operatori del primo soccorso si proteggano dai rischi di un eventuale contagio.

A pubblicare il documento, aggiornato ogni 5 anni sulla base delle evidenze scientifiche, l’Italian resuscitation coucil, IRC, il Gruppo Italiano per la Rianimazione Cardiopolmonare.

Perché il suggerimento di rendere obbligatorio il primo soccorso nelle scuole? Lo spiega Niccolò B.Grieco, membro di Irc e direttore di corsi avanzati presso il centro di formazione Critical Care Niguarda, che da anni si occupa di formare ed aggiornare personale medico e infermieristico del Dipartimento cardiotoracovascolare dell’Ospedale Niguarda di Milano.

“Sono più di 65.000 i casi di arresto cardiaco che avvengono ogni anno in Italia e solo una minima parte avviene in reparti attrezzati per affrontare prontamente il problema. È pertanto fondamentale che vengano coinvolti nel soccorso tutti i soggetti della catena della sopravvivenza, dal testimone occasionale di un malore fino al rianimatore più esperto nel trattamento della sindrome post-arresto cardiaco”.

Lo riporta il Corriere della Sera. Obiettivo, dunque, formare quanti più cittadini possibile, per rendere riconoscibile un arresto cardiaco e istruire il soccorritore.

Primo soccorso e pandemia

Le linee guida introducono solo pochi cambiamenti delle attuali raccomandazioni dei protocolli di primo soccorso, la maggior parte dei quali sono collegati alla prevenzione o alla riduzione del rischio di trasmissione del virus.

Si legge nel documento dell’IRC:

Durante la pandemia COVID-19:

  • Presumere che ogni paziente abbia il COVID-19 e trattarlo in modo appropriato. Il paziente potrebbe essere asintomatico ma essere comunque un portatore del virus.
  • Se chi sta prestando soccorso ad una vittima infetta col COVID-19 è un suo familiare o un convivente, è stato probabilmente già esposto al contagio e può essere disponibile a fornire direttamente il primo soccorso. Se, invece, il paziente non è un familiare o convivente bisogna seguire le direttive nazionali in merito al distanziamento sociale e all’uso dei dispositivi di protezione (DPI) ogni volta che sia possibile.
  • L’uso di DPI (guanti, mascherina, protezione per gli occhi, ecc.) potrebbe non essere applicabile in tutti i casi di primo soccorso, ma si deve sempre prestare attenzione a proteggere sia il paziente che chi sta prestando il primo soccorso.
  • Se il paziente è responsivo e in grado di seguire delle indicazioni per l’automedicazione, il soccorritore deve fornire le indicazioni da una distanza di sicurezza (2m).
  • Altre indicazioni a questo LINK.

Maturità 2021: in cosa consiste il colloquio. Sessanta minuti per conquistare il diploma

da Tuttoscuola

Dispongono di 60 minuti di colloquio per conquistare il diploma i 500mila candidati all’esame di maturità 2021. Eliminate anche quest’anno le prove scritte maturità a causa dell’emergenza pandemica, i candidati, mediamente cinque al giorno per ogni sottocommissione a cominciare dal 16 giugno prossimo, cercheranno di ottenere il massimo di valutazione possibile dai commissari dalla trattazione dei quattro punti su cui, in base a quanto disposto esplicitamente dall’art. 18 dell’OM n.53 del 3 marzo 2021, si dovrà strutturare il colloquio.

Due parti del colloquio maturità 2021 sono nelle prerogative dei commissari:

– una prima riguarda la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana, o della lingua e letteratura nella quale si svolge l’insegnamento, durante il quinto anno e ricompreso nel documento del consiglio di classe (presentato il 15 maggio 2021); l’altra richiede al candidato di svolgere l’analisi del materiale scelto preventivamente dalla sottocommissione – materiale costituito da un testo, o da un documento, un’esperienza, un progetto, un problema –  e finalizzato a favorire la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline e del loro rapporto interdisciplinare.

– Due altre parti in cui si struttura il colloquio maturità 2021 fanno riferimento a elaborati o relazioni predisposti dal candidato.

Il candidato sarà impegnato a presentare e discutere l’argomento maturità 2021 assegnato dal consiglio di classe entro il 30 aprile, da lui elaborato nel mese successivo e trasmesso entro il 31 maggio al docente di riferimento interno alla commissione.

L’elaborato maturità 2021, oggetto di discussione con commissari, è concernente le discipline caratterizzanti e in una tipologia e forma ad esse coerente, integrato, in una prospettiva multidisciplinare, dagli apporti di altre discipline o competenze individuali.

Un altro elaborato o relazione, anch’esso oggetto di discussione all’interno del colloquio, prevede l’esposizione da parte del candidato, eventualmente mediante una breve relazione ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza di PCTO svolta durante il percorso di studi.

Ovviamente si soprassiede a questa discussione nel caso in cui tale esperienza sia già stata trattata all’interno del primo elaborato sulle discipline caratterizzanti.

Alla fine della giornata la sottocommissione assegna ad ogni candidato il punteggio maturità 2021 valutato sulla base della discussione dei quattro punti sopra evidenziati, oggetto del colloquio. Il punteggio massimo attribuibile è di 40 punti (non è previsto il minimo) che alla fine andranno a sommarsi ai punti (60 al massimo) dei crediti scolastici.