Selezione o Inclusione

Selezione o Inclusione
Rocchi vs Mastrocola-Ricolfi

di Francesco Scoppetta

Il  libro “Il danno scolastico” (La Nave di Teseo) di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi provocherà il solito dibattito tra due vecchi partiti (PdS vs PdI): Selezione o Inclusione.

Se l’ascensore sociale si è bloccato, sostengono i coniugi e professori torinesi, è colpa del «grande inganno» della scuola progressista. L’istruzione nel nostro Paese si è appiattita e il corso di studi annacquato, come anche il livello di preparazione degli studenti. «Abbassare l’asticella penalizza il figlio dell’idraulico, non del notaio» La colpa è anche degli adulti «che piano piano hanno abdicato a educare. Per educare ci vuole fermezza, determinazione, fatica»

Se i risultati deludenti della scuola italiana sono sotto gli occhi di tutti, la loro causa sta forse in un errore ideologico, ecco la tesi del saggio.

Sia la Fondazione Giovanni Agnelli che l’Invalsi illustrano tutti gli anni le criticità della scuola. Così come una pubblicistica continua illustra gli altri guai, insegnanti sottopagati e mal selezionati, scuole cadenti, didattica ferma alla lezione frontale: il cosiddetto ascensore sociale è completamente bloccato.

Secondo Francesco Rocchi, docente del Gruppo Condorcet, “che la macchina non cammini è una constatazione che può fare anche il guidatore più distratto; trovare i guasti e ripararli è qualcosa di più difficile e richiede un meccanico esperto” (su Linkiesta). Per lui anche la scuola selettiva di 50 anni fa aveva conseguenze negative.

”La migliore qualità dei diplomati delle superiori di cinquanta anni fa dipendeva da una scuola fortemente selettiva: se qualcuno non era considerato adatto alla scuola, semplicemente ne usciva, col risultato che nelle classi rimanevano solo i più bravi”. Era considerato normale che una parte della popolazione rimanesse ignorante. Ancora nel 1984 si iscriveva alle scuole superiori soltanto il 55% degli studenti licenziati dalle medie (dati Istat). Il 45% degli studenti usciti dalla scuola secondaria di primo grado quell’anno, dunque, non è andato oltre la terza media, mentre un ulteriore 25% di quegli iscritti ha più tardi comunque abbandonato (15% del totale dei quattordicenni del 1984).

Di contro, oggi pressoché il 100% degli studenti esce dalle medie e si iscrive a una scuola superiore (dal liceo all’istruzione professionale).

Immaginiamo di dover valutare la bravura di un medico, e di interpellare quindi i suoi pazienti chiedendo loro come stanno. Se tutti rispondessero «Benissimo! Sano come un pesce!», potremmo ricavarne la sensazione che il nostro medico sia bravissimo. Peccato che in questo modo non avremmo tenuto conto di tutti coloro che non abbiamo potuto intervistare, ovvero quelli che il nostro medico ha bravamente spedito all’altro mondo per errori banali e superficialità.

La difficoltà della scuola attuale sta nel fatto che a un certo punto alcuni hanno ritenuto che non si potesse andare avanti con un Paese in cui il 60% dei cittadini aveva al massimo la terza media, e qualcosa dovesse cambiare”.

Rocchi conclude così: “La dispersione implicita, ovvero quel fenomeno per cui alcuni studenti completano la loro istruzione (e prendono un delegittimato pezzo di carta) ma le loro competenze rimangono insufficienti, è un problema reale che in alcune regioni italiane, in particolare al Sud, assume una particolare urgenza”.

Nell’eterno conflitto tra “selezione” e “inclusione” assumerei una posizione mediana perché a pochissimi interessa quel che importa a me, e cioè che ai pezzi di carta corrispondano competenze vere, accertate, e non finte. A qualcuno importa poco che un laureato non conosca la sintassi. Secondo una ricerca del Centro Europeo dell’Educazione l’otto per cento dei nostri laureati non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura. Anzi, peggio: 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo. Ancora: un laureato su cinque non riesce a dirimere un’ambiguità lessicale. E un laureato su tre ha meno di cento libri in casa, quasi sempre quelli che ha (più o meno) sfogliato per arrivare al pezzo di carta. Ma su quella carta, troppo spesso è come se fossero impressi geroglifici.

Anche la Mastrocola sa benissimo che il rimedio non può essere il bocciare tutti senza pietà invece di promuovere tutti a prescindere. La Mastrocola ha detto: «Penso al sistema anglosassone dei livelli di apprendimento: dalla A alla E. Uno studente può essere da A, cioè brillante, in italiano ma scadente in matematica e viceversa. L’importante è che alla fine dei cinque anni si possa avere una fotografia precisa delle inclinazioni e delle capacità di ciascuno. Sarebbe molto utile anche come orientamento all’università».

E’ questo il nostro problema valutativo, che tutti conosciamo bene. Se lo studente ha voti buoni in alcune materie e voti negativi in altre, per tutto il suo percorso magari andrà avanti lo stesso. Il mio favore è sempre andato al sistema scolastico inglese che, al contrario del nostro, è semplice da capire ed applicare. Loro hanno il National Curriculum che è formato da diverse fasi chiave (key stages) e 10 materie: 3 materie chiave (inglese, matematica e scienze) e 7 materie propedeutiche (informatica, storia, geografia, musica, arte, educazione motoria, lingua straniera). A 11 anni c’è il passaggio dalla scuola primaria inglese alla scuola secondaria, ma non si sostengono esami in questa occasione, perchè lo Standard Assessment Task (SAT) stabilito dal National Curriculum prevede che gli studenti vengano valutati nel corso del loro percorso scolastico. a 7,11 e 14 anni. I SAT sono esami nazionali che vogliono stabilire la preparazione degli studenti con parametri standard per tutta la nazione, e vengono stilate annualmente classifiche per confrontare voti, media, miglioramenti e variazioni tra le diverse scuole.

Ecco le due cose che occorrerebbe fare in Italia, stabilire un Curricolo Nazionale con alcune competenze chiave e alcune materie fondamentali; e poi far svolgere degli esami nazionali (tipo rilevazioni Invalsi). Mentre garantiamo la liberta di insegnamento, dobbiamo affidare la fase valutativa ad organismi indipendenti esterni.

In questo modo, soltanto così (come si fa per l’esame della patente o per ottenere l’Ecdl) superiamo la falsa alternativa tra bocciare di più o promuovere tutti. E’ chiaro che alla fine della scuola primaria (io farei un percorso unico di 8 anni) lo studente debba essere avviato alle superiori sulla base di risultati oggettivi ricavati da prove d’esame.

Il percorso superiore dovrebbe essere duale, ma con passerelle, vale a dire un segmento liceale potrebbe consentire di frequentare poi l’università, mentre un altro segmento condurrebbe al diploma e all’avviamento al lavoro. Un diploma dovrebbe consentire, come succede in Germania, nel giro di due mesi di trovare lavoro. Da noi  è invece il primo gradino di una scala lunghissima.

Il percorso (laurea o diploma) che in Germania stabiliscono i soli insegnanti quando il bambino ha dieci anni, io lo farei decidere in Italia alla fine dell’obbligo scolastico, sulla base di prove oggettive.

Soltanto in questo modo (molto vicino a quello che succede nei paesi europei) la scuola italiana tornerebbe ad essere una meccanismo efficace che consente a ciascuno di frequentare il percorso più adatto e i titoli (diplomi e lauree) avrebbero per le imprese un valore certificato. La decisione da prendere concerne quindi il voto. Se lo si lascia ancora nell’esclusiva disponibilità dell’insegnante esso non valuta per davvero le competenze dell’allievo. Se il sistema nazionale, non il solo insegnante, accerta che l’alunno Tizio è molto bravo in disegno e non in matematica, dovrà seguire un certo percorso, senza avere, come avviene tutt’oggi, la libertà di iscriversi in qualsiasi scuola o facoltà.

In un Paese in cui le persone con al massimo la terza media sono più di 20 milioni, siamo il penultimo stato in Europa per quota di laureati (dati Eurostat): lo sono  il 29% dei cittadini italiani nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Peggio di noi fa solo la Romania, ferma al 25%. Stando ai dati, l’Italia è ancora ben distante dall’obiettivo che Bruxelles ha definito per il 2030, ovvero portare al 45% la percentuale dei giovani che ha completato l’istruzione universitaria. In testa alla classifica c’è il Lussemburgo, con il 61% dei giovani, la media europea è il 41%.

Si tratta solo di decidere, una volta per tutte, se possiamo ancora permetterci lo “studente analfabeta” magari con un diploma o una laurea.  Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani diceva: “I guasti iniziano nella scuola dell’obbligo”.

L’espressione molto usata nei libri e nei documenti ministeriali, «garantire il successo formativo» la modificherei così: “garantire ed accertare realmente il successo formativo”. Si tratta dell’uovo di Colombo. Il nostro sistema scolastico consente all’insegnante di mettere i voti a se stesso mentre questi tornerebbe ad avere un ruolo (e un fascino) se gli allievi andassero a scuola non per prendere un pezzo di carta ma come vanno nelle scuole di ballo. Se un ragazzo si iscrive ad una scuola di ballo o di calcio è ovvio che la frequenterà e non si distrarrà. L’insegnante insegni come vuole ma se alla fine gran parte dei suoi allievi non supera l’esame nazionale sarà valutato anche lui.

I problemi rimangono

Continua il ritornello del “faremo” mentre i problemi rimangono!

L’UGL Scuola, naturalmente attenta alle azioni messe in campo per risolvere i problemi e indirizzarsi verso quella svolta a cui il Ministro Bianchi fece cenno all’inizio del suo mandato, non può che trarre amare conclusioni a distanza di tempo e ad anno scolastico avviato.

“Doveva essere l’anno del cambiamento, sia per le problematiche derivanti dal Covid che per quelle messe drammaticamente in evidenza proprio dal Sars-Cov2 e invece ci troviamo al cospetto dell’ennesimo “bla bla bla” privo di sostanza e di fatti”.

Questa la considerazione espressa, senza mezzi termini, dal Segretario Nazionale dell’UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, che non lesina critiche ad un’azione governativa improntata su “ritornelli già conosciuti”.

“Certo, – continua il Segretario – si tratta proprio del solito ritornello che lascia immaginare imponenti interventi per poi perdersi nel nulla. In altre parole ci troviamo al cospetto della solita montagna che partorisce il topolino. Se analizziamo quanto sinora messo in cantiere ci accorgiamo come nessun problema strutturale della scuola è, non dico risolto, ma nemmeno in prospettiva di definizione. Invece di dilettarsi ad immaginare nuove didattiche in modo vago e approssimativo, il Ministro Bianchi non sfugga al confronto da noi più volte richiesto sui temi più scottanti: edilizia scolastica, urgenti misure per limitare il numero degli studenti per classe, interventi per migliorare la qualità dell’aria nei plessi, ricerca di soluzioni rapide per i problemi quotidiani e “Piano d’Interventi” per il futuro”.

In pratica, ancora una volta, l’UGL Scuola traccia con precisione le criticità presenti aggiungendo altri tasselli ad un puzzle che il Dicastero non riesce a definire.

“Sono tantissime – dice ancora Cuzzupi – le cattedre rimaste vuote a fronte di un bacino infinito di aspiranti preparati e specializzati in perenne attesa di essere inquadrati a tempo indeterminato. Gli stessi fondi che verranno stanziati nella legge di bilancio per prolungare i contratti del cosiddetto organico Covid, in un simile scenario, appaiono anacronistici e privi di prospettiva. Si ritarda, colpevolmente nell’individuazione dei posti vacanti relativi al personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario con grave pregiudizio verso la funzionalità dell’istituzione e la platea di studenti che vengono così privati delle necessarie risorse atte a rispondere alle normali esigenze”.

Sull’assenza di realismo, Ornella Cuzzupi è diretta “Non dimentichiamo che a fronte di un necessario ricambio generazionale, tra l’altro tanto sbandierato dal Governo, occorre prendere atto che si continua a penalizzare il comparto con leggi restrittive riguardanti i pensionamenti, in scadenza il prossimo 31 ottobre, limitando così l’uscita dal lavoro di tanti addetti che potrebbero dar vita ad un turn over utile e, aggiungerei, necessario. Tutto ciò mentre studi di settore evidenziano come i nostri docenti hanno le retribuzioni abbondantemente dietro la media europea, evidenziando come la stessa anzianità di servizio non corrisponde a un naturale adeguamento di stipendio. Il comparto è stanco e l’UGL Scuola sta valutando le azioni da intraprendere per smovere quest’assurdo e pericoloso immobilismo”. 

Federazione Nazionale UGL Scuola

Ecomondo

Dal 26 al 29 ottobre 2021, presso il Quartiere Fieristico di Rimini si svolge Ecomondo, l’evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica
e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa.

https://www.ecomondo.com


Il Ministero dell’Istruzione parteciperà alla XXIV edizione di Ecomondo, la manifestazione dedicata all’innovazione tecnologica e industriale nel settore della transizione ecologica e ai nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa. L’evento è in programma dal 26 al 29 ottobre 2021, a Rimini.

Il Ministero sarà presente, per la prima volta, con uno stand in cui studentesse e studenti di alcuni Istituti tecnici presenteranno progetti e proposte innovative su diversi temi: dall’efficienza energetica degli edifici e delle città alle nuove tecnologie nel campo agroalimentare passando per le opportunità occupazionali nel campo della sostenibilità.

Il 26 ottobre la Sottosegretaria Barbara Floridia sarà presente alla cerimonia di inaugurazione e nel pomeriggio interverrà a una sessione degli Stati Generali della Green Economy.

L’appuntamento si inserisce nell’ambito di RiGenerazione Scuola, il Piano del Ministero dell’Istruzione per la transizione ecologica e culturale delle scuole pensato nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu. Obiettivo del Piano è educare i più giovani a un nuovo modo di abitare il mondo, ponendo maggiore attenzione ai temi ambientali.

Epigenesys 

Epigenesys 

di Paolo Manzelli

LA EPIGENESYS tratta della codificazione degli elementi derivati dall’ ambiente

(Aria,Acqua, Cibo, Luce e Suono) che sono essenziali per la Vita.

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I sistemi viventi (eucarioti -Uomo Piante ed Animali) , per vivere estraggono la energia dal respiro dal bere dall’ alimentazione , illuminazione e dal suono, che sono necessari per rinnovare le cellule di ogni organismo nei loro cicli di vita.

Gli antichi saggi dicevano ” SI NASCE UNA VOLTA e SI MUORE CENTO VOLTE ” ,

Infatti durante il ciclo di vita le cellule muoiono cosi che si rigenerano per molte volte per “MITOSI”ovvero “Duplicazione Cellulare”

Quindi anche se manteniamo la nostra Individualita’ (del DNA) e della Memoria , nell’ arco di una vita innoviamo completamente tutte le cellule del corpo e del cervello cosi come quelle del Sistema Immunitario  , attraverso molteplici cicli di duplicazione –

Cio’ significa che da una cellula Madre di ogni organo vitale si duplicano due cellule Figlie, inizialmente Identiche, di cui una delle due deve Morire o per Necrosi ovvero per Apoptosi ( = Morte programmata dal particolare ciclo di vita di ogni organo vitale) .

Durante la Differenziazione delle Cellule Figlie la Morte Programmata (Apoptosi ) è una caratteristica che trova nella Duplicazione del DNA un preciso controllo della integrita’ della doppia elica del  DNA nei “Telomeri“(le sezioni terminali del DNA) , le quali si riducono progressivamente accorciandosi e tenendo il calcolo del numero delle duplicazioni effettuate senza errori di replicazione.

Le cellule tumorali sono cellule che si oppongono al programma di “Apoptosi” alterando la regolarita della Meiosi  e creando neoplasie delle varie forme di cancro .

Infine la Necrosi puo’ essere Traumatica o Patologica , ed in entrambi i casi conducono alla Morte e alla sostituzione delle cellule alterate nelle loro funzioni vitali.

In conclusione crescere e vivere trovano nella ereditarieta’ del DNA soltanto  un controllo Genetico interiore della codificazione Epigenetica della “Energia Vitale” estratta dalla Aria,Acqua,Cibo,Luce e

Suono dell’ ambiente esterno ivi compreso quello ecologico ,sociale e culturale-

Per evidenziare il ruolo  della “Energia Vitale ovvero Sottile” ,EGOCREANET- CLUSTER , ha realizzato e dato sviluppo a partire dal 2017 ad una revisione e rilancio della <ENERGIA SOTTILE>  come elemento fonda dativo della antica Medicina Ayurveda e successivamente della Alchimia in Medicina –

La “Energia Sottile” < denominata anche <Prana> è l’energia vitale che governa la energia mentale e corporea proprio  per tramite respirazione, l’ossigenazione, in quanto  fornisce  un “Flusso di Informazione” a tutte le attivita cerebrali e fisiologiche attivando  tutte le funzioni biologiche ,motorie e sensoriali sia del pensiero che delle emozioni.

Il “Prana Quantico” e oggi ridefinito in termini di “Flusso Biofotonico” dalla ricerca e sviluppo di EGOCREANET-Cluster , il quale agisce nella Coerenza della Salute ed il Benessere fisiologica e mentale  del corpo umano ed in particolare del Cuore regolando   le attività cerebrali più elevate e controllando le funzioni biologiche della memoria, del pensiero e delle emozioni.

Biblio on line :

Moderna Scienza delle Energie Sottili : https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=146122

Biologia della Vita: https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=144816———————-

Manifesto Epigenetica : https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=149208

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Incontro EGOCREANET 2021 su “CREATIVITA EPIGENETICA” c/o la Accademia della Fiorentina in via del Ginori 16 . Firenze-Centro ,verra rilanciata la concezione del <PRANA-QUANTICO> nel quadro di una innovativa comprensione alternativa della Pandemia Virale contemporanea. Paolo Manzelli -331.3638024 -à https://www.facebook.com/Creativita-epigenetica-112716657858740

Manifesto della creatività epigenetica

Manifesto della creatività epigenetica

In data 23 ottobre 2021 a Firenze nell’ Incontro EGOCREANET 2021 è avviata la startup della Conferenza di Epigenetica la cui Mission è di creare ed organizzare una rete permanentesolidale Europea transnazionale sulla Epigenetica tra liberi pensatori interessati a promuovere una cultura emergente, un paradigma scientifico innovativo e una riforma tecnologica e clinica.

La Conferenza Europea di Epigenetica viene fondata dai sottoscritti con l’obiettivo di promuovere un nuovo umanesimo ecologico per tutelare la salute valorizzando il ruolo dell’Ambiente e dell’Alimentazione e aggregare, interpretare e sviluppare le molteplici espressioni della Informazione Biologica e andare oltre la tradizionale rigidità della sequenza genetica ereditaria.

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1) –Mirco Bindi nato a Firenze (FI), il 05/01/1950, residente a Montalcino (SI) in via Podere il Cocco n.54, C.F. BNDMRC50A05612P; Medico Oncologo, Presidente del “Club Prevenzione e Salute” C.F. 92060000527 registrato a Siena il 07/11/2017.   https://www.oncologia.cloud

2) –Paolo Manzelli nato a Terni (TR), il 25/06/1937 residente a San Vincenzo (Li) in via Di Vittorio,10, C.F. MNZPLA37H25L117S, Chimico-fisico, Presidente della Associazione “Egocreanet” C.F. registrata a Firenze il 15 dicembre 2008.   https://www.egocrea.net

MISSION: la Conferenza intende sviluppare un Paradigma innovativo centrato sulla “Epigenetica come Informazione Biologica”, attraverso le seguenti finalità etico-morali:

  • -Superare la Visione materialistica della scienza. L’Epigenetica è la rivoluzionaria “Scienza della informazione biologica”, in quanto supera la Genetica molecolare alla scoperta delle innumerevoli espressioni della “Informazione Biologica” che agiscono nella evoluzione della biodiversità della vita.
  • Tutelare la Proprietà intellettuale condivisa. La condivisione etica della creatività individuale accelera lo sviluppo, il benessere e il progresso sociale.
  • Realizzare una Blockchain di microimprese. Una rete di Innovazione Epigenetica è creata tra gli attori aderenti per realizzare un archivio di Informazione Biologica condiviso e tutelato nella privacy.
  • Puntare ad un approccio decentralizzato della protezione della Innovazione Epigenetica senza limitazioni dei rapporti personali e sociali. Trasparenza, sicurezza, immutabilità e tracciabilità sono i pilastri della blockchain.
  • Sviluppare Progetti ad elevato valore aggiunto. I settori di interesse sono infiniti in quanto comprendono tutte le interazioni sia esteriori, interne e mentali con l’ambiente in cui abitano gli organismi viventi.

3) La Conferenza ha sede legale presso il Segretario Coordinatore. In prima costituzione la sede è in Siena presso l’associazione Club Prevenzione e Salute in via Cocco 54 Montalcino (SI) (Il cambio di sede non modifica lo statuto). Sito web www.epigenetica.cloud . e su Facebook alla pagina : https://www.facebook.com/events/564984351228481

Le attività si sviluppano in presenza e/o con piattaforme digitali.

4) Gli Aderenti della Conferenza sono divisi in categorie funzionali: 1) Attori Fondatori e 2) Attori Nominati sia Aggegati che Onorari e Sostenitori previa motivata domanda di Adesione.

5) Gli incarichi della gestione della Conferenza di Epigenetica sono affidati ai Fondatori con la funzione di :

a) Segretario Coordinatore e b) Direttore Scientifico.

6) La funzione di gestione e promozione sociale è retta da: c) l’Assemblea, d) il Consiglio direttivo.

7) La Conferenza inizialmente è una Istituzione “non-profit” senza patrimonio. Le attività svolte sono sostenute con fondi propri dai singoli Attori.

8) Il Logo è una nuvola bio-energetica di Acqua ,Luce e Suono che avvolge ed integra il DNA.

9) Come Fondatori Mirco Bindi ha l’incarico di Segretario e Paolo Manzelli di Direttore Scientifico.

10) Le specifiche su ordinamento, amministrazione, diritti e obblighi degli Aderenti, norme di ammissione nonché patrimonio intellettuale, sono descritte nel successivo statuto presentato per la prima discussione nell’Incontro EGOCREANET 2021 del 23 Ott. c/o La Accademia della Fiorentina in via De Ginori 16.

Medicina scolastica

Medicina scolastica, ambiti di indagine e ricerca nella prevenzione e gestione delle patologie in età scolare. Stato dell’Arte e ricognizione normativa.

di Dario Angelo Tumminelli, Leon Zingales, Federica Maria Pagano

Il servizio di Medicina scolastica è rivolto a tutta la comunità scolastica per la tutela della salute psicofisica degli alunni in età scolare, della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, pubblica e privata e del personale docente e non docente (amministrativo, tecnico e ausiliario). L’attività di Medicina scolastica si esplica prevalentemente all’interno degli edifici scolastici e/o nei poliambulatori e consiste in una serie di attività di screening dei quali si elencano i principali:

  • Auxologico per il controllo della crescita statuto-ponderale del bambino e dello sviluppo puberale e sessuale dell’adolescente
  • Deficit oculo-visivo e controllo del visus
  • Ortopedico, nella ricerca, prevenzione e identificazione precoce di scoliosi, cifosi e malattie dell’appartato scheletrico
  • Paramorfismi/dismorfismi della colonna vertebrale
  • Odontoiatrico, igiene orale e prevenzione delle carie
  • Otorinolaringoiatrica – O.R.L. (adenoidismo e patologie tonsillari)
  • Cardiologica
  • Parassitosi cutanee (pediculosi, scabbia),

come stabilito dal Decreto Assessoriale Regione Sicilia n. 2306 del 22.11.2002 e dalla Circolare dell’Assessorato Regionale Sanità n. 1110 del 09.04.2003. In linea con la circolare n. 583 del 05.03.1991, l’attenzione degli operatori di Medicina scolastica si rivolge principalmente agli alunni in obbligo scolastico che frequentano gli Istituti che ricadono nel territorio di competenza dell’Azienda e verso i quali vanno espletate tutta una serie di attività di prevenzione per il precoce riconoscimento di patologie in grado di interferire con la normale crescita dei soggetti in età scolare.

È bene ricordare che la Sanità rientra tra le materie di legislazione concorrente, di competenza regionale, caposaldo principio contenuto nella Costituzione Italiana. Pertanto, parimenti allo Stato, titolare della facoltà di legiferare o adottare atti giuridicamente vincolanti in determinate materie, anche le Regioni hanno per loro conto, autonoma potestà legislativa, ovvero possono adottare atti propri giuridicamente vincolanti, come da ripartizione per materie previsto nell’art. 117 della Costituzione. Ai fini di questa trattazione esamineremo nello specifico la Regione Siciliana, regione che rientra, tra l’altro, nel novero delle regioni a “Statuto speciale”.

Art. 117 Costituzione Italiana << La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali […] Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.>>

Gli screening di ruotine vengono eseguiti sugli alunni del primo grado di istruzione, nelle cosiddette “classi filtro” ossia, primo, terzo e quinto anno della scuola primaria/elementare e, per quanto riguarda la scuola media inferiore, primo e terzo anno, previo preventivo consenso informato firmato da parte dei genitori, e/o gli esercenti la responsabilità genitoriale.

Gli alunni risultati positivi agli screening, possono accedere, gratuitamente e su richiesta del medico scolastico, ai poliambulatori aziendali per effettuare tutti gli approfondimenti medici necessari “clinico- diagnostici”, in regime di esenzione dal ticket sanitario, ai sensi dell’ex art. 1 comma 4 lett. a) del Decreto Legislativo 29 aprile 1998, n. 124, “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449” pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 99 del 30 aprile 1998, con il seguente codice di esenzione “D01”.

Oltre alla attività di screening di controllo come sopra enucleati, il servizio di Medicina scolastica si occupa anche di:

  • sorveglianza sanitaria malattie infettive e parassitarie (Circolare n. 4 del 13.03.98, prot. 400.3/26/1189 – Dipartimento Prevenzione del Ministero Sanità “Misure di Profilassi per esigenze di sanità pubblica”).
  • Ispezione delle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti scolastici, ovvero controllo dei locali su istanza e segnalazione di parte.
  • Interventi di Educazione sanitaria e alimentare, Educazione alla salute rivolti agli alunni, genitori ed insegnanti per promuovere comportamenti e stili di vita idonei al mantenimento della salute, con programmazione e realizzazione di specifici corsi di formazione rivolti in base al target ad alunni, insegnanti e genitori.
  • Compilazione tabelle dietetiche in que istituti in cui sono previsti i servizi di “refezione scolastica” nel cosiddetto “tempo pieno”.
  • Sensibilizzazione alla vaccinazione.
  • Prestazioni di primo soccorso quando il medico è presente a scuola.

Inoltre il Servizio è promotore della creazione di un ambiente scolastico favorevole alla salute promuovendo legami fra scuola e sanità. Le attività ambulatoriali sono prevalentemente rivolte:

  • Ai controlli sanitari per casi accertati di pediculosi del capo, scabbia etc.
  • Visite mediche finalizzate al rilascio della certificazione esonero dall’attività di educazione fisica* (lezioni pratiche), generalmente su appuntamento (con eventuale richiesta di ulteriori accertamenti).
  • Visita globale sugli alunni;
  • Colloqui individuali con genitori, docenti e alunni su appuntamento;

Su richiesta del Dirigente scolastico vengono svolti interventi sanitari di controllo sulla popolazione studentesca per la sorveglianza della pediculosi del capo, della scabbia o di altre malattie infettive. Il servizio, di concerto con i medici curanti, le scuole e/o le famiglie, fornisce informazioni, consigli sulle misure di profilassi da adottare nei confronti dei conviventi e/o dei contatti.

* Approfondimento sul certificato di esonero dall’attività di educazione fisica <<Per quanto riguarda il certificato esonero dall’attività di educazione fisica viene richiesto dal Dirigente scolastico, quando il periodo di esonero supera i 30 giorni, come previsto dall’art. 3 del Disegno di Legge approvato dal Senato della Repubblica il 12 Dicembre del 2007. Il certificato di esenzione, viene rilasciato previo pagamento del ticket da parte dell’interessato. Entrando maggiormente nello specifico la Circolare ministeriale 17 luglio 1987, n. 216, prot. n. 1771/A, “Esonero dalle lezioni di educazione fisica” ai sensi dell’art. 3 Legge 7 febbraio 1958, n. 88, “Provvedimenti per l’educazione fisica” pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 57 del 6 marzo 1958, prevede che i genitori degli alunni possano richiedere l’esonero dalle esercitazioni pratiche di educazione fisica, qualora i figli presentino problemi tali da impedirne la frequenza. Si possono concedere esoneri temporanei o permanenti, parziali o totali, per comprovati motivi di salute, vista l’adeguata certificazione medica prodotta. Per quanto riguarda l’esonero parziale, è richiesto certificato medico da parte del medico curante. Per quanto riguarda l’esonero totale, è richiesto il certificato medico rilasciato dall’A.U.S.L. di competenza. L’esonero può essere richiesto anche nel corso dell’anno scolastico per impreviste cause sopraggiunte. La relativa domanda, nella quale deve essere indicato il motivo che determina la richiesta, va presentata al Dirigente scolastico a firma del genitore dell’alunno o da chi ne fa le veci. L’esonero concesso può essere totale o parziale: l’esonero totale esclude l’alunno dalle esercitazioni pratiche, mentre quello parziale lo esclude solo da quelle che potrebbero nuocere nel caso specifico alla sua salute. Tale istanza, qualora accolta, non esimerà l’alunno dal partecipare alle lezioni di educazione fisica, limitatamente a quegli aspetti non ostativi e incompatibili con le sue particolari condizioni soggettive; l’esonero sarà concesso per la sola parte esercitativa, fermo restando il fatto che per l’alunno rimane l’obbligo di studiare la parte teorica, rispetto alla quale ci sarà regolare valutazione in sede di scrutinio. La successiva Circolare Ministeriale 6 giugno 1995, prot. n. 1702/A2 “Valutazione dell’insegnamento dell’Educazione fisica” prevede che: “…il docente può far ricorso, oltre che alla pratica delle attività sportive individuali e di squadra, a prove di valutazioni ormai note, anche orali, e/o a prove multiple per la valutazione di qualità e funzioni diverse. Da ciò si evince che la scelta delle prove, ai fini della valutazione stessa è lasciata alla discrezionalità del docente, la quale potrà utilmente esplicarsi in relazione, alla concreta situazione degli alunni e alla valorizzazione peculiare di uno o di altro aspetto dei contenuti dei nuovi programmi. Non vi è alcun dubbio a questo proposito che, ove il docente sia in presenza di alunni non valutabili sotto un profilo pratico-operativo, perché esonerati.”>>

Fatta questa necessaria premessa,

ci addentriamo nel merito dell’impiego e sull’utilizzo, oggi, del servizio di Medicina scolastica. Inaspettatamente, e si consenta l’espressione “non tutti i mali vengono per nuocere” il perdurare dell’epidemia da “SARS-CoV-2” ha risvegliato un certo interesse per la branca di “Medicina scolastica”, dopo oltre 40 anni di velata assenza. Il Medico scolastico è stato, in passato, una figura molto presente soprattutto negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio in carico alle Unità Sanitarie Locali – ASL, poi dimenticata sia per ragioni economiche di bilancio, ma anche per una ridistribuzione delle competenze tra le varie figure previste nella prevenzione territoriale.

Ricordiamo al lettore che la Medicina scolastica fu istituita con Decreto del Presidente della Repubblica n. 264 dell’11 febbraio 1961; il successivo regolamento attuativo Decreto Presidente Repubblica del 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 143 del 06 giugno 1968, disciplinava concretamente tale servizio. Si riporta un estratto dei primi due articoli:

* Approfondimento << art.1) A tutti i servizi di vigilanza igienica e di assistenza sanitaria scolastica, nell’ambito della provincia, sovraintende il medico provinciale, che li coordina d’intesa con il provveditore agli studi con il quale è prescritto almeno un incontro annuale nel mese di settembre. Ai sensi dell’art. 15 del DPR 11/02/1961 n. 264, nell’ambito del territorio comunale o consorziale il servizio di medicina scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, dipende dall’ufficiale sanitario che ne promuove e coordina l’organizzazione e il funzionamento, previa intesa con i dirigenti degli istituti scolastici. Art.2) Il servizio di medicina scolastica comprende la profilassi, la medicina preventiva, la vigilanza igienica, il controllo dello stato di salute di ogni scolaro e si avvale della collaborazione della scuola nell’educazione igienico-sanitaria. Le prestazioni sanitarie di medicina e d’urgenza, nell’ambito dei servizi della medicina scolastica agli alunni e al personale della scuola sono gratuite. Le amministrazioni comunali … provvedono a stipulare convenzioni con enti pubblici e privati per i servizi specialistici necessari, allorché non siano realizzabili nella sfera operativa della medicina scolastica.>>

La Medicina scolastica fu confermata con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale” pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 360 del 28 dicembre 1978 – Supplemento Ordinario. La sopracitata Legge ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) prevedendo all’interno il servizio di “Medicina scolastica”, da allora quest’ultimo non è mai stato abrogato. È espressamente citato fra le competenze delle Unità Sanitarie Locali – ASL (art. 14, lett. e) della Legge 23 dicembre 1978, n. 833). Le Regioni, avendo le prerogative di legiferazione in materia concorrente, hanno tuttavia ritenuto di non avvalersene pienamente, e il servizio lentamente ha rallentato di funzionare fino a quasi scomparire del tutto.

Corre l’obbligo di menzionare un esplicito richiamo al servizio di “Medicina scolastica” inserito nel “Piano Scuola 2020-2021”, pubblicato il 26 Giugno 2020, dove si è affermata la necessità di: “Raccordi tra gli Istituti scolastici e i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali, anche tramite la previsione di uno specifico referente medico per le attività scolastiche

Recentemente, il 20 febbraio 2020, a Palermo,  è stato siglato il protocollo d’Intesa dal titolo “Progetto medicina scolastica” tra l’Ufficio Scolastico Regionale – USR Sicilia, a firma del Direttore generale dott. Stefano Suraniti, l’Assessorato Regionale dell’Istruzione e Formazione professionale, a firma dell’On. Prof. Roberto La Galla, l’Assessorato Regionale alla Salute a firma dell’Avv. Ruggero Razza e il presidente dell’Ordine professionale dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Palermo. Per la lettura integrale si rimanda al seguente link:

La pandemia da “SARS-CoV-2” e le varie problematiche connesse ai rischi legati alla riapertura e alla frequenza in presenza degli alunni nelle scuole, ha riportato, in questi ultimi tempi, un vivo interesse su questo servizio, sebbene non siano mancati pareri contrastanti. Va certamente citata, innanzitutto, la dichiarazione dell’attuale Ministro della Sanità, On. Roberto Speranza, il quale, in un’intervista al giornale “Repubblica” del 04 luglio 2020, ha affermato che bisogna: “ricostruire un rapporto organico tra scuola e sanità, recuperando il senso di una norma del 1961 che introduceva la medicina scolastica, superata negli anni ’90. Una relazione organica costante della prevenzione sanitaria con le scuole. Ho proposto alle Regioni che questo modello venga ripristinato.

Sempre il Ministro della Sanità, On. Roberto Speranza, in un’altra intervista ha dichiarato: “Da ministro della Salute ho molto a cuore la ricostruzione di un rapporto strutturale tra scuola e sanità. Nel 1961 è stata approvata una norma sulla medicina scolastica, poi sparita negli anni 90 nella fase dei tagli. Ora va recuperato, non possiamo lasciare soli presidi e insegnanti. Il rapporto tra dipartimenti di prevenzione e istituti, il radicamento e la forza dei medici di medicina generale sarà il primo passo in questa direzione”.

Anche con una nota, il viceministro alla Salute On. Pierpaolo Sileri, medico chirurgo e accademico italiano, è dello stesso orientamento: “Può essere utile ragionare per i mesi a venire sulla presenza di un medico o figura dedicata ad occuparsi della salute degli studenti negli istituti”, per “attrezzarci al meglio e per rendere sistema un presidio che sarà utile a prescindere dal Covid”.

Lodevole risulta l’iniziativa legislativa promossa dal CIU e dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – CNEL, in materia di Medicina scolastica, volta a reintrodurre la figura del medico scolastico. Nel corso dell’ultima Assemblea, presieduta dal Presidente On. Tiziano Treu, è stata approvata la presa in considerazione la proposta legislativa. La calendarizzazione della proposta è stata fortemente voluta da Francesco Riva che, oltre ad essere Consigliere del CNEL, rappresenta anche la CIU-Unionquadri. Nella sua dichiarazione ha affermato: “L’istituzione di un’apposita medicina scolastica nasce dall’esigenza, ormai da tutti avvertita – e in particolar modo dopo i recenti fatti sanitari legati alla diffusione del Covid-19, di migliorare la qualità della vita operando un controllo della salute ed una generale prevenzione delle malattie su tutta la popolazione, partendo proprio dai ragazzi e dalle scuole, così da raggiungere l’intera cittadinanza futura”. “La reintroduzione di questa figura consentirà di effettuare diagnosi preventive sugli alunni nonché promuovere uno stile di vita corretto, oltre che incoraggiare percorsi di educazione sanitaria e valutare prontamente, da un punto di vista medico-sportivo, le capacità agonistiche dei ragazzi”. “La presenza di personale medico nelle scuole appare molto importante, soprattutto per il fatto che si pone come primo punto di osservazione fuori dalle famiglie anche su altri tipi di problematiche, quali disturbi alimentari, dipendenze, bullismo. La costante presenza del CNEL proprio su questi temi, grazie alla sensibilità del presidente Treu, dimostra ancora una volta come la salute e il benessere devono tornare al centro del dibattito politico

Notevole in sé, per la sua memoria storica, risulta la lettura riportata sull’articolo pubblicato su “Adnkronos Salute” di una pediatra, Laura Bertolotti, ex medico scolastico, che racconta l’esperienza maturata in una decina d’anni di attività svolta dal 1986 al 1996, nelle scuole del comprensorio milanese. Per una lettura integrale si invita alla consultazione del link: https://www.adnkronos.com/lex-medico-scolastico-sara-un-anno difficile_OYFOdd0Wc0RdpIBKsSwgp

* Approfondimento << “Facevamo molti screening. Avevo l’attività di consultorio e andavo nelle scuole materne come medico scolastico. È stata un’esperienza molto positiva per quei tempi. Misuravamo periodicamente altezza e peso dei bambini, li sottoponevamo al test della vista e potevamo cogliere alcune patologie al loro esordio. Intercettavamo la tendenza al sovrappeso o all’obesità. Problematiche che venivano segnalate ai genitori, ai quali poi si chiedeva anche conto del fatto che avessero portato effettivamente i figli dal medico o dall’oculista per un riscontro”. “L’infestazione era più controllata di adesso. Quando ero nelle scuole, avevo al mio fianco una figura che non era proprio un’infermiera: la vigilatrice d’infanzia, che non esiste più come in passato. Andava ciclicamente nelle scuole a controllare i bimbi e comunicava a casa ad esempio l’eventuale presenza di pidocchi. La mamma, il giorno dopo, doveva passare dal consultorio alle 8 prima di portare il bambino a scuola, e lì la vigilatrice verificava che il trattamento avesse avuto successo”. “La vigilatrice d’infanzia mi accompagnava in entrambi, sia nelle ore di consultorio che quando andavo fisicamente nelle scuole, alcune delle quali avevano un mini ambulatorio. Nel nostro piccolo si aveva il controllo della situazione, seguivamo i bambini anche da un punto di vista nutrizionale e della crescita, in un periodo in cui c’era bisogno di una figura per questo tipo di prevenzione. Anche nei consultori adesso l’attività è diversa“. “Abbiamo fatto anche campagne vaccinali anti morbillo. E contro l’epatite quando è diventata obbligatoria, perché c’era la necessità di fare un raccordo e vaccinare i bambini fino a una certa età, prima di partire con i nuovi nati.”>>

Conclusioni

Ripristinare la figura del “Medico scolastico” non solo è auspicabile, ma oggi, con l’emergenza pandemica da “SARS-CoV-2”, diventa una esigenza fondamentale, se non prioritaria. Il recupero della medicina scolastica significherebbe migliorare un servizio che in passato ha dato pieno supporto alla crescita di intere generazioni. Si ritiene augurabile, dunque, un intervento congiunto del Ministero della Salute, in sinergia con il Ministero dell’Istruzione, dando così impulso e spinta propulsiva alle Regioni, affinché riattivino, adeguino e diano effettiva dignità al servizio di medicina scolastica e al Medico scolastico, nel più breve tempo possibile, secondo quanto previsto dalla Legge dello Stato l’art. 14, lett. E) n. 833 del 23 dicembre 1978, in materia di igiene e medicina scolastica.

Bibliografia

  • COSTITUZIONE ITALIANA articoli 32 e 117
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA n. 264 dell’11 febbraio 1961 “Disciplina dei servizi e degli organi che esercitano la loro attività nel campo dell’igiene e della sanità pubblica
  • DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA del 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica
  • LEGGE 7 febbraio 1958, n. 88 “Provvedimenti per l’educazione fisica
  • LEGGE 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale
  • DECRETO LEGISLATIVO 29 aprile 1998, n. 124, “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449
  • DECRETO ASSESSORIALE REGIONE SICILIA n. 2306 del 22.11.2002
  • CIRCOLARE Assessoriale n. 1110 del 09.04.2003
  • CIRCOLARE MINISTERIALE 17 luglio 1987, n. 216, prot. n. 1771/A “Esonero dalle lezioni di educazione fisica ex art. 3 Legge 7 febbraio 1958, n. 88
  • CIRCOLARE MINISTERIALE 6 giugno 1995, prot. n. 1702/A2 “Valutazione dell’insegnamento dell’Educazione fisica
  • CIRCOLARE n. 4 del 13.03.98 prot. 400.3/26/1189 – Dipartimento Prevenzione del Ministero Sanità “Misure di Profilassi per esigenze di sanità pubblica
  • CIRCOLARE n. 583 del 05.03.91
  • CIRCOLARE n. 4 del 13.03.98

Stipendi dei prof fermi da 5 anni, Italia nei bassifondi della classifica Ue

da Il Sole 24 Ore

La conferma nell’ultimo rapporto di Eurydice sulle retribuzioni degli insegnanti: nel nostro Paese a pesare è la carriera inesesistente per i docenti

di Eu.B.

Chi sceglie di insegnare in Italia sicuramente non lo fa per arricchirsi. Un po’ per gli stipendi fermi da 5 anni, un po’ per la carriera che a scuola continua a non esistere, fatto sta che il nostro Paese continua a posizionarsi nei bassifondi della classifica Ue per le retribuzioni dei docenti. Come conferma l’ultimo rapporto di Eurydice “Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2019/20” che mette a confronto i dati di 38 sistemi educativi del Vecchio continente. Da noi, come in Francia, Portogallo e Malta, la paga d’ingresso si colloca tra i 22 e i 29mila euro annui.

Il rapporto Eurydice

La fotografia dei 38 sistemi educativi europei mostra significative differenze da Paese a Paese già a inizio carriera. Quando le paghe di un docente possono variare da 5.000 a 80.000 euro lordi. Il livello salariale è correlato allo standard di vita misurato in termini di prodotto interno lordo (Pil) pro capite di un Paese: più alto è il Pil pro capite, maggiore è lo stipendio medio annuo. Gli stipendi iniziali degli insegnanti italiani si collocano – insieme a quelli dei colleghi francesi, portoghesi e maltesi – nel range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui.
Ancora più alti, tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli dei loro colleghi in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Laddove retribuzioni superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein, accomunati dall’avere un alto Pil pro capite.

La carriera che non c’è

Per quanto riguarda l’importo e il tempo necessario per gli aumenti di stipendio legati alla progressione di carriera, si registrano sostanziali differenze tra i paesi europei. Ci sono Paesi come l’Italia in cui gli insegnanti anche con una significativa anzianità di servizio raggiungono modesti aumenti di stipendio. Da noi le retribuzioni iniziali dei prof possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio.

Stipendi fermi da 5 anni

Per quanto riguarda i cambiamenti negli stipendi tabellari durante gli ultimi anni, dal rapporto risulta che nel 2018/19 e 2019/20, gli insegnanti hanno visto aumentare i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi, anche se gli aumenti sono stati generalmente modesti o indicizzati all’inflazione.
Tra il 2014/15 e il 2019/20, in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni.

Sciopero scuola a oltranza dal 21 al 31 ottobre. Nota

da OrizzonteScuola

Di redazione

Con nota del 18 ottobre 2021, l’Associazione Sindacale F.I.S.I. – Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali – ha proclamato “lo sciopero generale a oltranza dalle ore 00.01 del 21 ottobre 2021 fino alle 23.59 del 31 di ottobre 2021”. Lo comunica il ministero dell’Istruzione con la nota 45316 del 20 ottobre 2021.

Con delibera del 6 ottobre, confermata nei contenuti del provvedimento con nota dell’11 ottobre 2021, entrambe adottate in merito allo sciopero proclamato dal medesimo sindacato dalle 00.00 del 15 ottobre alle 00.00 del 20 ottobre, la Commissione di Garanzia ha evidenziato il mancato rispetto della rarefazione oggettiva “invitando l’organizzazione sindacale a revocare lo
sciopero proclamato” affermando inoltre “che trattandosi di sciopero riguardante una pluralità di settori lo stesso è soggetto alle disposizioni in materia dei limiti di durata previsti dalle singole discipline di settore” e concludendo che “nel caso di specie la proclamazione dello sciopero in oggetto non appare conforme alle richiamate disposizioni”.

La Commissione ha aperto il procedimento, ai fini della valutazione del comportamento, di cui agli articoli 4, comma 4-quater e 13, comma 1, lettera i), della legge n. 146 del 1990, nei confronti della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali.

Ciò premesso, poiché l’azione di sciopero interessa il servizio pubblico essenziale “istruzione”, il diritto di sciopero va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure fissate dalla citata normativa.

Nota

Docenti precari, obbligo di formazione (25 ore) sull’inclusione, ma niente carta docente

da La Tecnica della Scuola

Intervenuto nel corso dell’appuntamento della Tecnica della Scuola live del 20 ottobre, con protagonisti i docenti precari, l’esperto di diritto scolastico avvocato Dino Caudullo ha affrontato il tema della formazione obbligatoria sull’inclusione anche per i docenti precari:

“Si parla tanto di diritti dei precari che non vengono riconosciuti però nel momento in cui si devono imporre degli obblighi, devono essere rispettati in pieno. La legge di bilancio 2021 ha introdotto un periodo di formazione obbligatoria per tutti i docenti impegnati nelle classi frequentate da alunni con disabilità, in particolare un periodo di formazione di 25 ore. È stato specificato che questa formazione obbligatoria spetti pure ai docenti precari che prestano servizio in quelle classi quindi ai docenti assunti con incarico annuale, con incarico al termine delle attività didattiche. Si rivendicano diritti in capo ai precari, poi di contro è molto sbrigativo imporre degli obblighi anche abbastanza onerosi. Questo ha una finalità condivisibile, cioè formare al meglio i docenti delle classi frequentati dagli alunni con disabilità per venire incontro alla formazione di questi alunni, favorire l’inclusione scolastica e garantire il principio di contitolarità di questi docenti nella presa in carico dell’alunno”.

“Proprio per queste finalità il legislatore ha ritenuto di dover estendere l’obbligo di formazione anche nei confronti dei docenti precari che però di contro non vedono applicato in maniera pari il beneficio della carta docente. Quindi hanno un obbligo di formazione per quanto riguarda le 25 ore per favorire l’inclusione degli alunni disabili, di contro non possono usufruire di questo bonus per la formazione per aggiornarsi. È una evidente contraddizione del sistema che usa due pesi e due misure. Su questo obbligo di formazione peraltro c’è stato anche un dibattito che ha coinvolto le organizzazioni sindacali, soprattutto sulle modalità di svolgimento di questa formazione, se dovesse essere svolta durante l’ora di servizio o al di fuori. Sembra prevalere la prima ipotesi, trattandosi di un’attività obbligatoria non si può pretendere che si svolga al di fuori dell’orario di servizio. Doveva, sulla carta, partire a novembre però sembra che proprio per questi confronti tra ministero e parti sindacali, slitti il momento di partenza”.

Stipendi insegnanti, il rapporto Eurydice conferma: Italia indietro rispetto al resto d’Europa

da La Tecnica della Scuola

L’Italia si conferma ancora una volta indietro rispetto alla media europea per quanto riguarda le retribuzioni degli insegnanti. A svelarlo il nuovo rapporto della rete Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa che pone la lente di ingrandimento su composizione e differenze nelle retribuzioni degli insegnanti e dei capi di istituto di 38 sistemi educativi europei.

Nel rapporto si analizzano gli stipendi di base degli insegnanti a inizio carriera, le loro prospettive di progressione di stipendio, le differenze tra i livelli di istruzione. Secondo i dati raccolti dalle reti Eurydice e OCSE emergono differenze nei vari Paesi tra le retribuzioni degli insegnanti a inizio carriera che possono variare da 5.000 a 80.000 euro lordi. Più alto è il PIL pro capite, maggiore è lo stipendio medio annuo.

Il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei vede uno squilibrio evidente. Nel nostro Paese un insegnante a inizio carriera oscilla tra i 22.000 e i 29.000 lordi annui (come Francia, Portogallo e Malta), ben lontani dai 50.000 e più che si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Lichtenstein, ma inferiori anche a quelli di Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia (tra i 30.000 e i 49.000).

L’Italia risulta indietro anche nel corso della carrieraL’anzianità di servizio non corrisponde infatti ad aumenti di stipendio consistenti. Dopo 35 anni di servizio le retribuzioni possono aumentare di circa il 50%. Altro dato che non va a favore del nostro Paese riguarda gli aumenti degli ultimi anni, generalmente modesti, infatti, così come in Francia, il potere d’acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni.

L’ultimo dato riguarda i capi di istituto, in Italia lo stipendio minimo di base è il doppio dello stipendio di un insegnante con 15 anni di servizio, al contrario di molti altri Paesi del resto d’Europa.

CONSULTA IL RAPPORTO

Sinopoli sulle prove Invalsi: si passi a un modello a campione. Così come sono, mia figlia non le farà

da La Tecnica della Scuola

Le prove Invalsi? “Noi abbiamo bisogno di alcuni dati, forse anche più di quelli che abbiamo, ma per pensare a delle politiche sull’Istruzione. Perché non passare da prove standardizzate a prove campionarie?” Questa la proposta di Francesco Sinopoli, segretario di Flc Cgil, al convegno sulla valutazione cui ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Mia figlia? Non le farò fare le prove Invalsi

Un intervento, quello del segretario, in chiave fortemente polemica contro i teorici delle prove Invalsi: “Io a mia figlia non farò fare le prove Invalsi, perché secondo me, così come sono, sono impostate male, perché hanno un effetto sbagliato e non c’è nessun’ideologia in quello che sto dicendo”.

“Penso che sia il momento di andare in un’altra direzione – continua – tornando a ragionare più sulla valutazione degli apprendimenti che sulla valutazione del sistema, alleggerendo le scuole di una pressione. Noi non abbiamo bisogno di più competizione ma di più cooperazione”.

Insomma, sottesa al modello di valutazione c’è non solo un’idea di scuola ma un’idea di società, secondo il segretario, e dunque “fare una battaglia sulla scuola significa collegare all’idea di scuola un preciso sistema di valutazione”.

Usare le risorse del Pnrr ma a partire da un dibattito sulla scuola

Quindi tira in ballo il Pnrr, con il quale ci si apre un’opportunità – afferma il segretario Sinopoli – “ma il Pnrr non è neutro. Non è stato scritto da noi, non del tutto, ma sulla base di una cultura a cavallo tra Roma e Bruxelles che pensa di avere un’idea di scuola ma questa idea non è stata confrontata con nessuno che si occupa di scuola”. E avverte: “Se noi ora pensiamo di intervenire sulla scuola facendo riforme senza aprire un dibattito pubblico sulla scuola, sbagliamo. Se si interviene sul sistema scolastico nazionale a partire dagli istituti tecnici e professionali dove si valutano le competenze attraverso le prove Invalsi, si sbaglia. Alcuni refrain si ripetono. In chi governa l’Istruzione e in chi opera nell’Invalsi. Dobbiamo capire dove sta il problema, perché da qualche parte un problema c’è”.

“Dobbiamo utilizzare le risorse del Pnrr ma sulla base di un dibattito pubblico. Non dobbiamo assecondare una tendenza che ha portato solo fallimenti. La discussione più importante dovrebbe riguardare la didattica, il recupero di una dimensione pedagogica e motivare chi nelle scuole ha la responsabilità di insegnare e valutare. Questa è la sfida. Da qualche parte c’è un nodo irrisolto e non vorrei trovare questo nodo dentro il Pnrr.

No alle school choice

Infine fa riferimento al modello delle school choice, intendendo quelle classifiche tra le scuole nell’ambito delle quali si consentirebbe alle famiglie (socialmente, culturalmente o economicamente avvantaggiate) di scegliere le scuole migliori per i propri figli. “Noi non abbiamo bisogno di classifiche – osserva Francesco Sinopoli – . Noi ai genitori dobbiamo dire che le classifiche sono sbagliate. Dobbiamo impedire che ciò accada. Non possiamo affidarci all’etica individuale. E anche allo studente dobbiamo spiegare che la funzione della scuola è quella di formare cittadini critici e produttori critici e consapevoli”.

E conclude: “Noi non dobbiamo adeguare la formazione dei nostri alunni al mondo del lavoro così com’è, noi dobbiamo cambiare il mondo del lavoro, dobbiamo cambiare la specializzazione produttiva del nostro Paese e soprattutto dobbiamo affermare un’idea di scuola ripartendo da Morin e Freire, individuando anche chi sono i nostri interlocutori che la pensano diversamente, come i sostenitori della school choice, per spiegare loro che la school choice è sbagliata”.

La breve replica del Ministro

“I diritti si coniugano nella nostra Costituzione con la solidarietà. Io non sono smanioso delle classifiche, ma il problema non sono le classifiche – risponde a tono il Ministro dell’Istruzione – il problema è riuscire a garantire a tutti nel nostro Paese eguali opportunità e laddove non si può garantire a tutti eguali opportunità, dobbiamo accompagnare le persone”.

Sciopero senza fine

da Tuttoscuola

Un nuovo trend sembra affacciarsi nel campo delle azioni sindacali nella scuola: lo sciopero plurigiornaliero. Dopo il clamoroso insuccesso dello sciopero generale di sei giorni continuativi dal 15 al 20 ottobre che ha registrato l’adesione (cfr. Cruscotto Scioperi della Funzione Pubblica) soltanto di 4.362 persone di Istruzione e Ricerca, pari allo 0,89%, la FISI (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali) ha deciso di proseguire ad oltranza per altri undici giorni (dal 21 al 31 ottobre).

Per lo sciopero dal 15 al 20 ottobre – che ha mobilitato una quota infinitesimale del vastissimo mondo della scuola e della ricerca – questo sindacato, finora sconosciuto (risulta ufficialmente presente soltanto nel comparto Sanità con 67 iscritti e senza voti per l’elezione delle RSU), aveva respinto la decisione della Commissione di Garanzia che aveva dichiarato illegittimo quello sciopero ad oltranza, rivendicando il diritto di derogare da qualsiasi limitazione, in forza del comma 7, art. 2 della legge 146/90 che recita “Le disposizioni in tema di preavviso e di indicazione della durata non si applicano nelle vertenze relative alla difesa dei valori e dell’ordine costituzionale o per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.

Poiché quello sciopero era contro il green pass, probabilmente si è capito che non poteva essere motivato da eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori (la certificazione verde ha infatti una finalità opposta) e, visto che sia la Funzione Pubblica sia il Ministero dell’Istruzione hanno taciuto, non confutando di fatto il riferimento a quel comma 7, la FISI, probabilmente sempre più convinta delle proprie ragioni, nel motivare la nuova proroga di sciopero ad oltranza, ha dichiarato che si tratta di “uno sciopero economico politico, essenzialmente diretto ad ottenere un intervento su materie di immediato interesse dei lavoratori, e anziché essere contro il proprio datore di lavoro, esso è contro gli organi politici, il Governo”.

Nel suo comunicato precisa inoltre che il DL 76/2021 sul green pass lede i diritti dei lavoratori, violando la Costituzione.

È facile prevedere che nella scuola l’adesione non andrà oltre quello 0,89% della prima tornata (vi immaginate le trattenute in busta paga per 11 giorni di sciopero?), ma gli effetti potenziali sono ben noti: come descritto approfonditamente nel report di Tuttoscuola “Scioperi con pochissimi scioperanti e… tante scuole ferme”, scaricabile gratuitamente a questo link, le famiglie che ricevono la notizia dello sciopero restano interdette, e in taluni casi lasciano per precauzione i figli a casa e spesso c’è un impatto sull’organizzazione delle attività del personale che non aderisce allo sciopero, cioè la quasi totalità (a cavallo tra il 2019 e il 2020 sono stati proclamati 12 scioperi nella scuola, quasi sempre per iniziativa di piccole sigle sindacali, e ai quali non hanno mai aderito i sindacati più rappresentativi: l’adesione è stata tra lo 0,50% e l’1,62%).

Ma un effetto concreto ci sarà certamente: costringerà i dirigenti scolastici e gli uffici di segreteria a una serie di adempimenti, dopo aver ricevuto l’informativa ministeriale del nuovo sciopero:

  • chiedere al personale l’eventuale adesione allo sciopero,
  • informare le famiglie della proclamazione dello sciopero, fornendo ogni utile riferimento per consentire ai genitori di decidere in merito,
  • accertare le situazioni di svolgimento delle attività didattiche per tutta la durate dello sciopero per fronteggiare eventuali momenti di emergenza per assicurare il servizio,
  • dare riscontro, anche se negativo, al ministero circa l’adesione allo sciopero.

Attività a fronte di uno sciopero che verosimilmente avrà un’adesione di uno “zero virgola” del personale (le famiglie devono saperlo: tutte le scuole saranno perfettamente in grado di gestire il limitato numero di adesioni, pertanto possono tranquillamente mandare a scuola i figli), che però hanno un costo a carico della collettività, perché il tempo che dovranno dedicare a questa pratica è sottratto ad altro, ed è comunque retribuito.

Sia ben chiaro: non parliamo del sacrosanto e inviolabile diritto di sciopero, ma di alcuni meccanismi che si riverberano sul servizio, con il risultato che troppe volte tante famiglie tengono a casa i figli (con disagi vari) e saltano le lezioni in tantissime classi, a fronte di adesioni effettive che al termine dello sciopero risultano essere bassissime.

Siamo sorpresi del silenzio delle istituzioni: se questo sciopero dichiaratamente politico non è legittimo, perché lasciare famiglie, studenti, docenti, Ata e DS nel dubbio? Cosa intende fare il Ministero della Funzione pubblica? E il Ministero dell’istruzione intende rimanere passivo?

Se il silenzio è anche tacito assenso alla legittimità di questo tipo di sciopero, ci si potrebbe trovare davanti ad una svolta destinata a rivoluzionare il mondo del lavoro, le relazioni sindacali e la garanzia dei servizi minimi, perché potrebbe costituire un precedente destinato a fare scuola.

Invalsi, Bianchi: ‘I dati sono un supporto. Vanno usati come strumenti’

da Tuttoscuola

“Gli Invalsi o i dati Pisa vanno usati per quello che sono: strumenti. È giunto il momento di andare da una scuola più ispettiva ad una più affettuosa” e “di fare un grande dibattito nazionale sulla valutazione riguardo alla didattica. Cominciamo a ragionare su come organizzarlo per coinvolgere tutte le voci”. E’ quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, nel corso del convegno realizzato dalla Flc Cgil. “Anche il Pnrr è uno strumento che possiamo usare per andare verso quella scuola nuova”, ha aggiunto Bianchi.

“Il valore e il valutare devono partire da una idea di scuola: la mia è quella della Costituzione in cui i diritti della persona si coniugano con i doveri della solidarietà. I dati non devono governare le scelte, sono un supporto. Da una parte, per chi porta avanti il delicatissimo ruolo dell’educazione il perno valoriale è l’autonomia. Dall’altra – ha detto ancora il Ministro – il sistema nazionale, che deve dare a tutti stesse opportunità di crescita”.

La valutazione andrebbe interpretata “da un lato come strumento per migliorare le possibilità e le opportunità che ogni persona deve avere nel proprio percorso educativo. Dall’altro come necessità di strumenti che ci diano la percezione complessiva di come funziona il sistema nel suo insieme e di dove sono le diverse condizioni che dobbiamo cogliere come spie di un malessere”.

PTOF, RAV, PdM

Con Nota 14 settembre 2021, AOODGOSV 21627, vengono fornite indicazioni indicazioni operative in merito ai documenti strategici delle istituzioni scolastiche (Rapporto di autovalutazione, Piano di miglioramento, Piano triennale dell’offerta formativa) ed alla tempistica del loro aggiornamento

ATTIVITÀTEMPISTICA
apertura funzioni per eventuale aggiornamento RAV e PTOF 2019-202222 settembre 2021
apertura funzioni per la predisposizione del PTOF 2022- 202522 settembre 2021
aggiornamento nelle piattaforme dei dati provenienti dal sistema informativo del Ministeroentro metà ottobre
pubblicazione eventuale aggiornamento RAV, PTOF 2019-2022 e pubblicazione PTOF 2022-2025entro la data di inizio della fase delle iscrizioni