Anno scolastico troppo breve si rischia un’ondata di ricorsi

da Il Messaggero

Anno scolastico troppo breve si rischia un’ondata di ricorsi

Un anno scolastico decisamente breve, quello del 2017-2018, in cui i giorni di lezione rischiano di essere troppo pochi: meno dei 200 previsti dalla legge

Pochi giorni di lezione, a scuola è sempre festa. Un anno scolastico decisamente breve, quello del 2017-2018, in cui i giorni di lezione rischiano di essere troppo pochi: meno dei 200 previsti dalla legge. E allora per le scuole potrebbe esserci il rischio di vedersi recapitare ricorsi in caso di bocciature contestate. Mai come quest’anno, infatti, gli istituti hanno dovuto fare i conti con continue interruzioni delle lezioni in classe: dall’allerta neve alle elezioni, dagli scioperi e le occupazioni fino ai maxi-ponti di primavera in arrivo. Per non contare poi il caso romano delle scuole che, dallo scorso settembre, sono state invase dai topi: almeno quattro sono le strutture della Capitale che hanno sospeso la didattica per diversi giorni, permettendo all’amministrazione comunale di svolgere le disinfestazioni. Risultato? Da qualche mese gli studenti trascorrono più mattinate a casa che tra i banchi.
Per legge la scuola deve garantire almeno 200 giorni di lezione, per questo motivo le singole regioni al momento di stilare i calendari scolastici stabiliscono un tetto minimo di giorni superiore a 200. La Regione Lazio, ad esempio, ne ha previsti 206 con un calendario pluriennale che va dal 15 settembre all’8 giugno, considerando le feste nazionali come quelle del 1 novembre, 8 dicembre, 25 Aprile, 1 maggio, 2 giugno e Festa del Santo Patrono, oltre alla pausa natalizia dal 23 dicembre al 6 gennaio e a quella pasquale per i 3 giorni precedenti la domenica di Pasqua e il martedì successivo al Lunedì dell’Angelo. Tutto il resto è a discrezione della scuola per arrivare a 200 giorni.

SALTO DEI PROGRAMMI

C’è chi programma rientri pomeridiani (ma sono decisamente pochi gli istituti che ci riescono tanto che a Roma non superano il 10%) e chi, invece, fa spallucce difendendosi poi nei collegi d’istituto con questo comune leitmotiv: «L’importante è finire il programma didattico entro l’anno». Ma anche qui, due volte su tre e sono soprattutto i maturandi a confermarlo dopo le prove dell’esame di Stato il programma anche a causa dei pochi giorni, subisce delle accelerazioni (spiegazioni veloci e approssimative su autori e periodi) o delle decurtazioni. Tra le vittime più note c’è la Letteratura italiana nei licei.

NEVE ED ELEZIONI

Quest’anno poi ci sono state le elezioni e la scuola ha perso due giorni, ma prima della tornata elettorale gli istituti hanno dovuto chiudere i battenti anche per l’arrivo della neve che ha fatto perdere altri due giorni di didattica, come avvenuto ad esempio a Roma e in altre regioni. Si tratta delle cosiddette cause di forza maggiore ma di fatto i giorni di lezione, con gli studenti in classe, non si sono svolti e dai 206 giorni (previsti nel Lazio ad esempio), il calendario ha dovuto spuntarne 4. Non solo. Ci sono stati gli scioperi autunnali, come quelli del 13 e del 27 ottobre, quelli 10 e del 27 novembre, del 15 dicembre e quelli invernali come accaduto il 23 febbraio e l’8 marzo scorsi. Nelle scuole in cui i docenti hanno aderito ad almeno due di queste proteste il calendario scolastico è sceso al di sotto della quota 200. Senza contare le proteste locali come accaduto a Roma per l’agitazione della Multiservizi che, occupandosi di mensa, pulizia e controllo degli istituti, ha provocato interruzioni della didattica e lezioni a singhiozzo.

L’ONDA LUNGA DEI PONTI

A cui su tutte si aggiungono le proteste studentesche delle scuole superiori tra settimane di autogestione o di occupazione. Calendario alla mano, quindi, i conti non tornano. Anche perché, subito dopo la pausa per la Pasqua, arriveranno i ponti del 25 aprile e del 1 maggio. Praticamente la scuola è quasi finita. Che cosa significa? Un taglio delle lezioni concentrato soprattutto nel secondo quadrimestre, potrebbe provocare non pochi problemi alla didattica nella sua continuità e quindi alla preparazione degli studenti. Compreso quel milione di ragazzi circa che a giugno dovranno sostenere il nuovo esame di terza media o la prova di maturità. I ragazzi rischiano quindi di arrivare impreparati, senza aver terminato i programmi. Così come si presenteranno impreparati ai test di ingresso delle facoltà che già in questo periodo stanno selezionando le future matricole con test di orientamento, che aiutano i ragazzi a capire le loro attitudini e possono anche essere ripetuti, come accade al Politecnico di Milano e al politecnico di Bari con il Tai, per l’accesso alla facoltà di ingegneria. Anche alla Sapienza ci sono i test di orientamento per ingegneria e poi ci sono, in tutta Italia, i test del Cisia per facoltà come ingegneria ed economia, ma anche scienze e farmacia. Difficile sottoporsi ad una prova, per testare la propria preparazione, se di fatto non si è preparati semplicemente per mancanza di tempo.
Lorena Loiacono
Camilla Mozzetti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.