Scuola: i ministri in pectore Lega, Fi e M5s. Tutti gli eletti e gli esclusi del mondo dell’Istruzione

da Repubblica

Scuola: i ministri in pectore Lega, Fi e M5s. Tutti gli eletti e gli esclusi del mondo dell’Istruzione

Giuliano, il preside scelto dai Cinque Stelle. Pittoni, il tecnico della Lega. E tre donne, Bernini, Carfagna, Centemero, sono in corsa per Forza Italia. Fedeli: “Se dura l’impasse, sul finanziamento universitario scelgo io”.

di CORRADO ZUNINO

ROMA – La minista dell’Istruzione Valeria Fedeli rientra dalla porta di servizio: battuta per duemila voti a Pisa, collegio considerato sicuro per il Pd, dalla veterinaria leghista Rosellina Sbrana, la ministra dell’Istruzione uscente mantiene il seggio da senatrice grazie al ripescaggio proporzionale nella circoscrizione Campania 1 (era candidata nel plurinominale anche in Lombardia e in Emilia Romagna). Su 32 seggi della città metropolitana di Napoli, uno soltanto è andato ai democratici. Appannaggio della ministra capolista. Fedeli, sempre da Pisa, dice: “Sull’esito elettorale ha pesato il pregresso della scuola, ma non credo che il mio ministero sia stato valutato negativamente. Continuo a fare la ministra sull’attività ordinaria. Vorrei passare la mano perché il Paese ha bisogno di un esecutivo in pieni poteri, ma alcune scadenze sono imminenti. Le scelte sul Fondo di finanziamento ordinario dell’università, per esempio. Di fronte a un dilatarsi dell’impasse politico, sarò io ad occuparmi dell’Ffo 2018. Sì, nel futuro lavorerò ancora sulla scuola, ma non sarò membro della Commissione Istruzione pubblica in Senato”.

TRE OPZIONI PER UN MINISTRO
La scuola è stato banco di prova importante per le elezioni del 4 maggio, un argomento che ha fatto la differenza. Alla fine delle conte le novità sono molte. Sulla scelta del possibile prossimo ministro, visto che ad oggi la questione governo non si è neppure aperta, le possibilità prevalenti sul campo sono due: quella del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, di fronte a un esecutivo a maggioranza Cinque Stelle, o del tecnico leghista Mario Pittoni, se Salvini sarà premier. Tre donne – Anna Maria Bernini, Mara Carfagna ed Elena Centemero – si contendono il dicastero se in un governo di centrodestra toccherà a Forza Italia guidare.

I SOPRAVVISSUTI DEL PD
Alla fine della tornata elettorale non ce l’ha fatta, a riprova dell’impatto della Legge 107 sul consenso, la prima responsabile scuola dell’era Renzi: Francesca Puglisi. La senatrice in uscita ha scritto pezzi importanti di “Buona scuola” e ne ha pilotato la faticosa approvazione inserendo, o facendo bocciare a maggioranza, emendamenti. Domenica scorsa Puglisi è arrivata quarta nel listino plurinominale in Emilia Romagna 1: è fuori dal Senato. Dice: “Continuo a fare politica, c’è un Pd da ricostruire”. E su Facebook scrive: “I caminetti mi pare siano stati aboliti da tempo, sostituiti dalla guida solitaria del segretario che più o meno da solo ha fatto le liste. I segretari regionali avevano presentato proposte ben più equilibrate tra esigenze nazionali e rappresentatività territoriale. Cestinate”.

Entra in Senato (era alla Camera) l’attuale responsabile scuola del Pd, Simona Malpezzi: ha perso il confronto uninominale a Cologno Monzese, ma passa grazie alla prima posizione nel listino proporzionale in Lombardia. Sul suo profilo gli insegnanti migrati al Nord per la cattedra scrivono infierendo: “I docenti deportati vi hanno dato una sonora lezione. Siete stati sordi alle nostre richieste”. La Malpezzi replica: “Mi aspetto che incominciate a scrivere sulle bacheche di chi vi ha detto che tornerete a casa per avere il vostro voto”.

Rientra alla Camera Anna Ascani, di Città di Castello, la deputata più giovane della precedente legislatura. Oggi, trent’anni, è rieletta grazie al 25 per cento conquistato nel proporzionale dal Pd in Umbria, dove era capolista. Tornerà a occuparsi di scuola e cultura.

L’altra sopravvissuta Pd della Commissione Cultura, di cui è stata presidente, è Flavia Piccoli Nardelli, figlia dell’ex segretario Dc Flaminio Piccoli. Terza nel listino proporzionale del collegio Lazio 1, grazie al passaggio all’uninominale del ministro Marianna Madia riesce a entrare tra i primi (e unici) due eletti. “Mi sono occupata per una vita di scuola e beni culturali, continuerò a farlo”, dice. Non si sono candidate due figure importanti del Pd, già in commissione: Manuela Ghizzoni e Maria Coscia. Non è stato candidato neppure il deputato senese Luigi Dallai, attivo sul fronte dell’università (scuole di specializzazione medica), né Walter Tocci, già vicesindaco di Roma e oppositore interno della “Buona scuola”.

Entra alla Camera anche la vicepresidente uscente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi: vince con il 43 per cento dei voti nel collegio uninominale di Firenze Scandicci (è la parlamentare Pd più votata in Italia). Ricercatrice del Cnr (Istituto di teorie e tecniche dell’informazione giuridica) e moglie di un professore di Chimica dell’Università di Firenze, è stata prima firmataria del disegno di legge per incentivare l’insediamento di università straniere in Italia. Esce dal Parlamento, invece, Camilla Sgambato, seconda nella lista proporzionale nel collegio di Salerno, dove il Pd ha di poco superato il 10 per cento. Insegnante delle materie giuridiche ed economiche nelle scuole superiori, era subentrata in Parlamento al posto di Pina Picierno. Per il Partito democratico fuori anche Elena Ferrara, senatrice, in commissione Pubblica istruzione. Insegnante di musica a Oleggio, è stata sconfitta nel collegio uninominale di Novara. Fuori Alfredo D’Attorre, ricercatore (storico della filosofia). Fuori la sassarese Caterina Pes, insegnante di liceo classico, membro della VII Commissione alla Camera.

Non è più in Parlamento il candidato della Lista Lorenzin, Guido Viceconte, già membro della Commissione Cultura del Senato e nel 2010 sottosegretario all’Istruzione della ministra Gelmini con deleghe sull’università.

Il presidente uscente della Commissione cultura del Senato, Andrea Marcucci, è rientrato come primo del listino proporzionale di Toscana 1 (si è spostata la ministra Roberta Pinotti). Sopportò affilate critiche dei docenti all’epoca del viaggio parlamentare della “Buona scuola” nonché un tallonamento cult da parte di una prof all’uscita di Palazzo Madama. Continuerà nel lavoro parlamentare Vanna Iori, che si sposta da Montecitorio a Palazzo Madama: la sua legge sugli educatori e pedagogisti è stata approvata lo scorso dicembre. Resta in Senato il Pd Michele Verducci, marchigiano, responsabile Pd dell’Università: in campagna elettorale ha proposto l’assunzione in cinque anni di diecimila ricercatori universitari.

È stato eletto il a Milano il renziano Tommaso Nannicini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per tutto il 2016, inventore delle Cattedre Natta per le università (cinquecento chiamate degli atenei per professori eccellenti) messe in un angolo dalla ministra Fedeli. Il sottosegretario (all’Istruzione) forte del governo Renzi, Davide Faraone, è stato eletto al Senato (proporzionale, Sicilia 1). Il sottosegretario forte del Governo Gentiloni, il cattolico Gabriele Toccafondi, è passato a Firenze, direttamente all’uninominale. E così l’altro sottosegretario della Fedeli, Vito De Filippo, Pd centrista: entra alla Camera eletto in Basilicata. Si è occupato di diritto allo studio e borse universitarie, ora dice: “Mi proporrò per la nuova Commissione istruzione”. È rimasto fuori dalle liste elettorali, subito, Roberto Reggi, che da sottosegretario della ministra Stefania Giannini propose l’aumento delle ore lavorate per i docenti di scuola e fu spostato da Renzi all’Agenzia del Demanio.

IL LEGHISTA IN POLE
Nel centrodestra è stato eletto in Friuli Venezia Giulia Mario Pittoni, senatore della Lega Nord nella precedente legislatura, per lungo tempo addetto stampa nel campo motociclistico e pubblicista per riviste di motori. Da sempre è l’uomo di Salvini nelle questioni di scuola. Attivo da anni sui social, ambisce all’incarico di ministro.

Nel centrodestra è in pole, vista l’affermazione di Salvini: “Il nuovo ministro non dovrà fare nuove riforma”, dice, “quelle stratificate hanno bloccato la macchina amministrativa. Il nuovo ministro dovrà parlare con la struttura burocratica per farla ripartire. La Lega vuole concorsi su base regionale, oggi 250mila docenti sono stati spostati sul territorio, un terzo del corpo insegnante. È un costo enorme per lo Stato e un costo umano per le famiglie”. Nel programma del centrodestra c’è la separazione tra la scuola e l’università-ricerca: difficile sarà rispettato.

Torna alla Camera la maestra di ferro Valentina Aprea (Forza Italia), già deputata dal 1994 al 2012, due volte sottosegretaria nei governi Berlusconi, ora eletta in Lombardia nel collegio uninominale 6. È stata una delle suggeritrici di Maria Stella Gelmini nel 2008 e ha sempre chiesto la chiamata diretta dei docenti – senza alcun filtro – da parte dei dirigenti scolastici: “Non è più possibile avere 900.000 insegnanti che vogliono solo garanzie”, diceva negli anni delle riforme in austerity.

È rimasta fuori dal Parlamento la deputata Elena Centemero, responsabile scuola e università di Forza Italia, solo terza nel listino proporzionale del collegio di Cologno. Dirigente scolastica a Vimercate, è la vera portatrice della politica scolastica dei forzisti dalla caduta del Berlusconi IV (novembre 2011). Spesso il suo punto di vista (inizialmente favorevole alla Buona scuola, per esempio) è stato messo in sordina da big del partito come Renato Brunetta. La Centemero ha alcune chance per essere proposta da un premier forzista come ministro dell’Istruzione. Al pari di altre due donne. Anna Maria Bernini, già ministro per le Politiche europee nel Berlusconi IV, professore associato (in aspettativa) di Istituzioni di diritto pubblico comparato presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna (sede di Forlì), eletta al Senato. E Mara Carfagna, già ministro delle Pari opportunità, eletta alla Camera.

Anche Milena Santerini è una parlamentare uscente: tra le più attive nella legislatura che si sta archiviando, è stata penalizzata dal cattivo risultato della formazione Civica popolare. Non ce l’ha fatta Pietro Liuzzi, Udc, collocato solo in quarta posizione nel listino plurinominale del partito in Puglia. Si era occupato delle borse di studio dei medici specializzandi e della Costituzione a scuola. È fuori anche Rosa Sigillò, riferimento del movimento dei docenti precari Mida, candidata con Fratelli d’Italia.

Prima delle elezioni era circolata la notizia che un centrodestra a trazione forzista avrebbe indicato nuovamente Maria Stella Gelmini, autrice di tagli per 8 miliardi sulla scuola e di 1,4 miliardi sull’università, come responsabile del dicastero di Viale Trastevere. La Gelmini, che è stata eletta in Lombardia (3), alla Camera, è invece la candidata per il ministero del Lavoro.

NIENTE CONOSCENZA PER LIBERI E UGUALI
La deludente performance del partito di Grasso non lascia spazio ai candidati con spessore scolastico-universitario (e interessi a questi temi). Sono fuori: Giancarlo Giordano, vicepresidente uscente della Commissione Cultura di Montecitorio, Annalisa Pannarale, capolista in Puglia nel proporzionale. Poi Arturo Scotto, capolista in Campania 1 al proporzionale, lo storico Miguel Gotor (ex Pd), in terza posizione nel listino plurinominale in Lazio 1. Ancora, la senatrice Alessia Petraglia, sconfitta nel maggioritario a Firenze da Matteo Renzi, e il senatore uscente Fabrizio Bocchino, astrofisico e cervello di rientro, terzo nel proporzionale del suo partito in Sicilia (preceduto da Pietro Grasso e Maria Leonarda Maggio). Non eletta, infine, Eleonora Cimbro, insegnante, candidata in Lombardia.

GLI OTTO DEI CINQUE STELLE
Luigi Gallo, ingegnere informatico e professore di elettronica, docente in un istituto professionale di Portici, ha ottenuto il miglior risultato elettorale tra tutti i deputati uscenti della Commissione Cultura della Camera: il 54 per cento a Torre del Greco. Ricandidato con i 5 Stelle. Con il professore della Bicocca Paolo Mottana ha scritto “Educazione diffusa”, documento che vuole far emergere le pratiche virtuose di pezzi poco conosciuti della scuola italiana. L’altro riferimento del movimento, in ordine alla scuola, è Gianluca Vacca, deputato romano uscente: come capolista in Abruzzo (dove il M5s ha preso il 41,68 per cento dei voti) torna alla Camera. Si conferma Maria Marzana (52 per cento nel collegio uninominale di Avola, Sicilia): si è occupata dei diplomati magistrali e della disabilità. Così Francesco D’Uva (44 per cento nel collegio uninominale di Messina), università e ricerca. Ha scritto la riforma dell’accesso all’università, entrata nel programma del movimento, caldeggiando il sistema alla francese che prevede lo sbarramento per gli studenti al secondo anno. Torna alla Camera in quota proporzionale Giuseppe Brescia, in convergenza con il Pd sulla legge per educatori e pedagogisti.

Si conferma al Senato Michela Montevecchi (prima posizione nel listino proporzionale a Milano): è vicina al mondo dell’università. Entra in questo ramo del Parlamento Marco Bella, professore della Sapienza di chimica organica, da tempo interlocutore dei Cinque Stelle: è candidato alla Settima commissione. Ed entra il chirurgo di Tor Vergata Pierpaolo Sileri, uno dei due accusatori del rettore Giuseppe Novelli, mandato a processo per istigazione alla corruzione e tentata concussione. Si era parlato di Sileri come potenziale ministro della Salute in un governo pentastellato, è probabile che – visto il procedimento di Novelli ancora in fase iniziale – sia destinato alla Commissione Igiene e Sanità.

Non si è ricandidata Silvia Chimienti, che si era esposta contro l’approvazione della “Buona scuola” e nelle battaglie per superare la docenza precaria. Non ha passato il filtro delle Parlamentarie Marco Merafina, fisico della Sapienza, uno degli autori del programma sull’università del Movimento 5 Stelle.

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