Abbandoni e Neet, i ritardi italiani

da Il Sole 24 Ore

Abbandoni e Neet, i ritardi italiani

di Fr. Ba.

Vorrebbero dipendere di meno dalla famiglia di origine. Una scuola più incisiva per rafforzare tutte quelle competenze utili alla vita e al lavoro. Strumenti più avanzati per costruire il proprio percorso professionale. Restringendo l’obiettivo su scuola e orientamento al lavoro sono queste le aspirazioni dei giovani che emergono dall’edizione 2018 del Rapporto dell’Istituto Toniolo . «Rispetto agli altri paesi – spiega Alessandro Rosina, tra i coordinatori della pubblicazione – troppi under 35 italiani sono nella condizione di Neet ». I ragazzi not (engaged) in education, employment or training rappresentano in Italia il 26% della popolazione tra i 15 e i 34 anni, rispetto a una media Ue del 15,6%. Senza contare che gli abbandoni scolastici – nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni – è ancora oltre la media europea, al 13,8% rispetto al 10,7 %.

«Se i giovani trovano lavoro – commenta Rosina – è soprattutto grazie a canali informali e all’aiuto dei genitori. Più alto, inoltre, è il rischio di scarso allineamento tra livello di formazione e lavoro svolto». Non a caso la percentuale di chi afferma di avere un’aspirazione professionale ma non sa se riuscirà a realizzarla – in base ai risultati del Rapporto – è pari al 40,7%, rispetto al 35,3% dei coetanei spagnoli, al 33,6% dei francesi e a valori sotto il 30% di inglesi e tedeschi.

«Nonostante i numerosi problemi che caratterizzano la scuola italiana, proseguire gli studi fino all’istruzione terziaria può fare ancora la differenza – sottolinea Rosina -. La sfida, però, è tutt’altro che vinta. C’è ancora molta strada da compiere nella direzione di un sistema di istruzione e formazione capace di intrecciare i propri programmi con i progetti dei giovani, che offra loro adeguati strumenti per leggere e intervenire nella realtà».

I giovani assegnano all’orientamento una rilevanza strategica, abbinato allo sviluppo di competenze “abilitanti” sul versante professionale e lavorativo. Sullo scacchiere europeo in Italia, dove i raccordi tra scuola e lavoro sono meno strutturati, i giovani cercano di compensare il gap attivandosi di più, sia nella forma di una più ampia partecipazione alle attività organizzate da istituzioni pubbliche, sia documentandosi e interagendo maggiormente attraverso la Rete (è così per oltre il 71% dei giovani rispetto al 62% della Spagna, al 68% della Francia, al 54% della Germania e al 52% della Gran Bretagna). «Dai dati esce la conferma dell’importanza – conclude Rosina – di sostenere in modo più solido la transizione scuola-lavoro anche attraverso maggiori azioni integrate di orientamento sulle scelte formative e su come muoversi nel mercato del lavoro realizzate in collaborazione sistemica tra istituzioni locali, imprese e scuola».

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