Ballerini i costi dei prof assunti

da ItaliaOggi

Ballerini i costi dei prof assunti

E così l’Istruzione quasi dimezza le cattedre da stabilizzare

Alessandra Ricciardi e MArco Nobilio

I soldi, 150 milioni di euro, bastano appena per disporre 3.530 assunzioni a tempo indeterminato, frutto della trasformazione di posti di organico di fatto in diritto. Costo quasi 42 mila euro a regime per contratto. Lo scorso anno con 400 milioni di euro di stabilizzazioni in diritto se ne fecero 15mila. Costo meno di 27 mila euro a contratto. Per il ministero dell’istruzione, nel vertice con i sindacati sull’organico 2018/2019, i conti sono diversi ma tornano. Per i sindacati no, si tratta sempre di assumere docenti che già lavorano con contratti di supplenza e per i quali dunque uno stipendio, anche se non per 12 mensilità e senza scatti, viene già pagato. E per i quali la ricostruzione di carriera va fatta come del resto accaduto in passato. Eppure tant’è. In una nota tecnica, che ItaliaOggi ha letto, il dicastero guidato da Valeria Fedeli ha argomentato la differenza dei conti. Sostenendo che di stabilizzazioni da organico di fatto in diritto se ne possono fare non 6mila, come si attendevano le sigle sindacali, ma 3. 350.

L’incongruenza tra fondi stanziati e posti previsti deriva dal fatto che, è la tesi del Miur, il legislatore, legge n. 205/2017 non ha considerato i costi delle ricostruzioni di carriera. Vale a dire il riconoscimento, ai fini retributivi, degli anni di servizio prestati dai docenti neoimmessi in ruolo prima dell’assunzione a tempo indeterminato. A differenza dei docenti di ruolo, il cui stipendio viene incrementato automaticamente al crescere dell’anzianità (cosiddetta progressione di carriera), i docenti precari, infatti, vengono retribuiti sempre con l’importo minimo dello stipendio anche se insegnano da molti anni (cosiddetta classe 0).

Dopo la conferma in ruolo, che si ottiene a seguito dell’esito positivo dell’anno di prova, gli insegnanti maturano il diritto a vedersi riconoscere anche gli anni di insegnamento prestati quando erano supplenti. Tale diritto, al quale si accede a domanda dell’interessato, dà luogo ad un procedimento che termina con il cosiddetto decreto di ricostruzione di carriera: un provvedimento con il quale l’amministrazione adegua lo stipendio del docente all’anzianità di servizio maturata, riconoscendogli anche gli anni di preruolo. In prima battuta il riconoscimento avviene parzialmente: i primi 4 anni per intero e gli ulteriori anni per i 2/3. Dopo un certo periodo di anni, però, l’amministrazione procede alla formazione di un ulteriore decreto di ricostruzione con il quale riconosce per intero tutti gli anni di precariato.

Il riconoscimento dell’anzianità di servizio comporta aumenti delle retribuzioni di circa 100 euro a seconda del gradone maturato. La progressione di carriera, infatti si articola in periodo corrispondenti ai cosiddetti scatti di anzianità che, nella scuola, vengono denominati gradoni. Il primo si matura dopo otto anni di servizio, il secondo dopo 15, il terzo dopo 21, il quarto dopo 28 e l’ultimo dopo 35 anni di servizio. Le scadenze dei gradoni vanno però ritardate di un anno, perché il governo Monti cancellò l’utilità del 2013 ai fini della carriera.

L’omessa considerazione dei maggiori costi retributivi a carico dell’erario è stata individuata dal ministero dell’istruzione come elemento distorsivo. Abbracciando dunque la tesi da tempo sostenuta dal ministero dell’economia. L’Istruzione ha evidenziato anche la necessità di garantire ai docenti neoimmessi i 500 euro per l’aggiornamento ed ha formulato due ipotesi. La prima è calcolata su 3.950 posti e la seconda su 3.530. Ma l’unica effettivamente sostenibile, dice il Miur, è la seconda.

I fondi necessari a sostenere il peso retributivo di 3950 posti in più, secondo le stime ministeriali, potrebbero essere coperti dai 150 milioni l’anno previsti dalla legge solo fino al 2021. Dal 2022 si sforerebbe il budget perché gli oneri sarebbero pari a 151, 795 euro l’anno. E i costi sarebbero destinati a crescere al ritmo di 3 milioni di euro in più l’anno sforando i vincoli di bilancio.

L’ipotesi sostenibile, dunque, è quella delle 3530 immissioni in ruolo. Perché i fondi basterebbero a garantire stipendi ed incrementi fino al 2028. Resta il fatto, però, che questa seconda ipotesi raggiunge il limite di spesa proprio nel 2028. In ciò determinando il mancato impegno di diversi milioni di euro che non verrebbero spesi negli anni precedenti. Ecco un esempio. La legge dice che dal 2019 in poi l’amministrazione scolastica dovrebbe spendere 150 milioni l’anno in più per retribuire i docenti immessi in ruolo per effetto dell’incremento di spesa. Nel 2019, però, se venissero effettuate solo 3.530 immissioni in ruolo, il maggior costo per le retribuzioni ammonterebbe al 132,87 milioni di euro. L’amministrazione, dunque, applicando il proprio metro, ometterebbe di utilizzare circa 11 milioni di euro e così progressivamente fino al raggiungimento del regime di piena spesa che si verificherebbe solo nel 2028.

Le nuove assunzioni, frutto del fatto portato in diritto, andranno ad incrementare quelle che saranno disposte all’esito del turnover. E avverranno per metà scorrendo le graduatorie dei concorsi a cattedra e, per il restante 50%, scorrendo le graduatorie a esaurimento. Per i posti e le classi di concorso le cui graduatorie risulteranno esaurite, le immissioni avverranno utilizzando solo le graduatorie dei concorsi.

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