Come ti picchio il prof!

Come ti picchio il prof!

di Maurizio Tiriticco

Chiara Saraceno interviene (vedi “la Repubblica” di oggi) con un articolo intitolato “I prof umiliati e il rispetto da insegnare”, sulla recente vicenda dell’alunno dell’Itc “Carrarà” di Lucca, che ingiunge all’insegnante di assegnargli un sei, di inginocchiarsi e non so di che cos’altro! L’analisi è attenta e puntuale – l’autrice è una nota sociologa – e non ho altro da aggiungere, se non da segnalare un passaggio che mi sembra particolarmente significativo. L’accaduto “appare un esempio eclatante di quella zona di guerra che troppo spesso sembrano diventati la scuola e il rapporto tra insegnanti, alunni e genitori, dove gli insegnanti appaiono sempre più delegittimati, privati da qualsiasi autorevolezza”.

Zona di guerra, appunto! Ma perché? Perché siamo giunti a tanto? Certamente si tratta di un episodio particolare, reso noto grazie a un cellulare e al web, ma, mi chiedo: quanti episodi di intolleranza, di mancanza di rispetto per l’“altro”, per un professionista che attende al suo lavoro, si verificano nelle nostre scuole e che non fanno notizia? Per non dire poi dell’insegnante picchiato dal genitore! E di chissà quanti altri episodi simili che non giungono all’attenzione del cronista.

La Saraceno conclude il suo intervento così: “Punire gli atteggiamenti violenti  e non consentire la mancanza di rispetto è doveroso e necessario. Ma non elimina la questione del come educare al rispetto, all’attenzione, anche alla passione per l’apprendimento e al superamento dei fallimenti, a scuola e in famiglia”. La passione per l’apprendimento! In effetti, non penso che sia una divisa che connota un alunno, di ieri, di oggi e di domani! La passione per l’apprendimento – parlo di quello scolastico – è cosa rara! A volte riguarda il secchione! Altre volte un alunno che è veramente curioso, interessato, appassionato. Ma in effetti la “voglia di studiare” non è e non è mai stata una merce molto diffusa.

Il che significa che occorre andare oltre l’episodio, anzi oltre la frequenza di episodi simili, che spesso non giungono all’attenzione della cronaca, ma… c’è da chiedersi: la scuola, oggi, la nostra scuola in particolare, è un valore? Una volta lo era certamente! E, quando insegnavo, quanti genitori, nei rituali colloqui con le famiglie, mi esortavano a dare uno scappellotto al figlio, quando mostravo loro la sequenza delle insufficienze annotate sul registro cartaceo di allora! “Studia – era un’esortazione frequente ai figli – perché senza quel ‘pezzo di carta’ – il diploma – che farai nella vita?

Altri tempi, ovviamente! Oggi il pezzo di carta non è più ambìto! Anche perché, più o meno, ce l’hanno tutti! E anche le lauree! Quelle triennali, poi, non sono così faticose da conseguire, ma… Ecco le ragioni del “ma”! Da una lato l’inflazione dei titoli di studio, dall’altro la concreta difficoltà di – come si suol dire – trovare lavoro! E penso anche al lavoro qualificato che sembra una merce sempre più rara! Quanti giovani laureati oggi corrono in bicicletta per la città a portar pizze per pochi spiccioli!? E il sindacato dov’è? Chiederà qualcuno! Sono ormai passati gli anni dei grandi scioperi di braccianti e operai! I tempi di Di Vittorio, grande dirigente di una Cgil, che ancora non si era frammentata nei tre spezzoni attuali, Cgil, Cisl e Uil!

Sono tempi diversi! Non ci sono più i partiti, quelli che una volta rappresentavano, ciascuno, gli interessi di una parte, appunto, della popolazione. Ormai i voti degli italiani affluiscono ai “non partiti” di oggi non più sulla base di interessi economici, ma di “simpatie”, se si può usare questo vocabolo! Per cui l’operaio può votare indifferentemente per l’una o per l’atra parte sulla base di motivazioni “altre” rispetto a quelle del secolo che ci ha lasciati!

In questo rimescolamento di funzioni e di ruoli, ci chiediamo: chi è l’alunno oggi? Chi è l’insegnante oggi? Persone forse senza etichetta, senza un riconoscimento sociale! Io scrivo, ma in questo preciso momento lo studente di turno starà beffeggiando il prof altrettanto di turno! Mah! E’ il gran pentolone di una scuola che meriterebbe altre Indicazioni, altre Sollecitazioni, altri Governi, altri Ministri in primo luogo! Però, la scuola può attendere! Speriamo che non faccia la fine del Titanic!

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