La valutazione assurda di una dirigenza minorenne

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LA VALUTAZIONE ASSURDA DI UNA DIRIGENZA MINORENNE: PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE E RIPROPOSTA LA DISOBBEDIENZA CIVILE

Concordata in separata stanza con CGIL, CISL, UIL e SNALS, la Nota esplicativa n. 3 del 19 aprile 2018, emanata dal MIUR, replica l’iperconcettuoso dispositivo per la valutazione della dirigenza scolastica già rifiutato dal 33% della categoria nel decorso anno scolastico, in disparte ogni indagine sul restante 67% che abbia corrisposto all’adempimento per convinzione oppure per timore di subire azioni ritorsive e pregiudizi nella carriera.

Lo si vorrebbe adesso alleviato di qualche incombenza cartacea, ma di certo è appesantito dall’ancor più invasiva presenza tutoria di esperti – reali o presunti – chiamati a fungere da badanti a soggetti perennemente minorenni e, in definitiva, un po’ tonti: da assistere nell’infinito percorso di orientamento, riflessione e analisi della loro azione dirigenziale(?) e nel loro sviluppo professionale; con l’ulteriore supporto degli uffici scolastici regionali che già si sono peritati di organizzare azioni di informazione, formazione e accompagnamento dei dirigenti scolastici affinché possano conoscere, familiarizzare e sperimentare i nuovi(?) strumenti della valutazione, sempre con l’ausilio di esperti – reali o presunti – che, con accattivanti slide, e con una tempistica ammirevole, stanno battendo, in lungo e in largo, lo Stivale per diffondere il Verbo.

Innanzitutto, si contesta in radice lo sganciamento della valutazione dalla essenziale retribuzione di risultato: già motivato l’anno prima come intervento di pronto soccorso sulle unanimemente convenute criticità del modello e riproposto in attesa che il nuovo contratto, allineandosi alle norme imperative del D. Lgs. 165/01, e con i vincoli quivi statuiti, regoli gli aspetti economici.

Ma l’aspetto più grave è che una valutazione di tal fatta – priva di qualsivoglia conseguenza premiale o sanzionatoria – non ha alcun fondamento giuridico, pertanto traducendosi in una gratuita molestia burocratica.

Evidentemente, l’Amministrazione ha fatto affidamento sulla copertura di coloro che oggi non rappresentano più la maggioranza dei dirigenti scolastici; e che, dando mostra di un’illimitata richiesta di garanzie nella valutazione della propria controparte datoriale, in realtà puntano a farla fallire, perché un dirigente scolastico non valutato non è legittimato a valutare il dipendente personale docente e ATA, vale a dire il socio di schiacciante maggioranza.

DIRIGENTISCUOLA ha dunque deliberato lo stato di agitazione dei dirigenti scolastici, riproponendo la disobbedienza civile e il rifiuto alla compilazione del porfolio, e assicurando la copertura sindacale a chi, legittimamente, non intende più far da cavia per giustificare ruoli e funzioni altrui: da comunicare all’USR di appartenenza secondo il modello scaricabile dal sito www.dirigentiscuola.org

Al riguardo si apprezza la convergente linea dell’ANP, che conferma con forza lo stato di agitazione; dichiara che la compilazione del portfolio è inaccettabile, siccome cardine di una procedura insensata ed inefficace…un mero esercizio di stile e un ulteriore adempimento fine a se stesso…senza alcuna connessione con la retribuzione di risultato e che continua ad essere irragionevolmente complessa ed opaca.

E’ però necessario il compimento d’un passo successivo e decisivo, guadagnandosi la consapevolezza che nell’ordinamento giuridico non esiste una valutazione dirigenziale la cui funzione sia di affiancamento e supporto lungo l’intero percorso professionale, per il c.d. miglioramento continuo.

Diversamente, si permane in una paralizzante ambiguità e, nella sostanza, si sposa la linea dei sindacati generalisti: di un modello valutativo (re)inventato di sana pianta dall’Amministrazione e palesemente contra legem, ennesimo clone di una serie di astruse sperimentazioni tutte puntualmente naufragate. Che va bene purché si migliori, con un incessante lavorio intellettuale a spaccare la virgola per fornire le massime garanzie ai soggetti valutati, ovviamente senza mai arrivare al dunque, mancando sempre qualcosa per fare cento: un copione che si recita da tre lustri e senza particolari sforzi di originalità.

DIRIGENTISCUOLA, e si augura anche l’ANP, vuole invece una valutazione autenticamente dirigenziale, cioè adulta, perché elemento consustanziale, perciò indefettibile, di ogni dirigenza che voglia essere tale al di là del nudo nomen iuris.

Semplicemente, pretende per i dirigenti delle istituzioni scolastiche una valutazione conforme a legge, idonea a rilevare sia i comportamenti organizzativo-gestionali che il grado di raggiungimento degli obiettivi formalizzati nel provvedimento d’incarico e nella diretta disponibilità del soggetto valutato: come per tutti i dirigenti pubblici, inclusi i pari livello dirigenti amministrativi e tecnici; che non ricevono visite di Nuclei, né colloquiano ora in presenza e non più via skype, né sono sottoposti ad assistenze tutoriali, né sono infastiditi da portfolii e consimili amenità a corredo.

Si resta ostinatamente convinti che la – supposta – specificità della dirigenza scolastica può ben essere rilevata, valutata e rendicontata da quell’essenziale dispositivo messo a punto dal decreto del MIUR n. 971 del 23.11.2013, con cui il medesimo datore di lavoro valuta i suoi normali dirigenti amministrativi di analoga seconda fascia e gli ultraspecifici dirigenti tecnici (correttamente, titolari di posizioni dirigenziali).

Esso si compone di una scheda SOR (scheda degli obiettivi e dei risultati), che consente di valutare sia il conseguimento degli obiettivi assegnati e il contributo dato alla performance complessiva dell’amministrazione, che il comportamento organizzativo, ivi compresa la capacità di valutazione dei propri collaboratori. E predispone una sorta di paracadute a compensare gli eventuali elementi di difficoltà riscontrati nell’attività gestionale e indicati dal valutato nell’apposita scheda EDE (elementi di difficoltà evidenziati). Ai singoli interessati è poi lasciata la libertà di allegare l’essenziale documentazione ritenuta significativa, a comprova di quella che è una procedura gentile, non invasiva: fondamentalmente un’autovalutazione, con il punteggio che ognuno si attribuisce e che il valutatore potrà poi confermare o correggere.

Nella sua applicazione non risulta che siano mai stati posti problemi di una maggiore garanzia di oggettività per i valutati, impossibile per definizione; né si è a conoscenza di ricorsi seriali. Perché – evidentemente – l’unico suo difetto è che funziona!

DIRIGENTISCUOLA ne ha più volte illustrato la fattibilità: alla presidente e al direttore generale dell’INVALSI in data oramai risalente, in sede dell’apposito Osservatorio, da ultimo nella memoria predisposta per l’incontro del 16 u.s. con l’Amministrazione. E, ovviamente, ha indicato i necessari adattamenti in ragione del consistente numero dei valutandi e per il fatto che gli stessi sono sparsi sul territorio ed esercitano la funzione non già in un omogeneo ufficio amministrativo strutturato su livelli gerarchici, bensì – e con ampia libertà – in più complessi enti-organi dotati di soggettività giuridica nell’agire doverosamente la propria autonomia funzionale; e in cui sono incardinati soggetti – individuali e collettivi – attributari di facoltà decisionali addirittura garantite dalla Costituzione.

Nondimeno, si possono comprendere le ragioni dell’Amministrazione, laddove stima di non poter prescindere dal vincolo della Direttiva 36/16, emanata da una ministra di cui si è persa la memoria e fatta propria da quella uscente.

Prenda però atto della ragionata opposizione dei due sindacati d’area, che oggi rappresentano insieme circa il 50% dei dirigenti scolastici, e dia una degna sepoltura ad un ectoplasma oramai putrefatto. In attesa del nuovo ministro che voglia rispettare le leggi votate dal Parlamento della Repubblica.