T. Bernhard, Al limite boschivo

L’uomo e lo scrittore

 di Antonio Stanca

“E’ a chi ti dice le prime parole gentili che appartieni in mezzo agli estranei”
Thomas Bernhard

A Gennaio del 2012 per i tipi della casa editrice Guanda di Parma, con la traduzione di Enza Gini, è comparsa la breve raccolta di racconti  Al limite boschivo dello scrittore austriaco Thomas Bernhard. La versione originale risale al 1969 quando l’autore aveva trentotto anni ed aveva già scritto importanti opere narrative quali i romanzi Gelo e Perturbamento.

Nato nel 1931 e morto nel 1989 Bernhard è stato uno dei maggiori autori in lingua tedesca del secolo scorso. Oltre a romanzi e racconti ha scritto poesie e opere teatrali, ha fatto giornalismo. La madre Herta Bernhard, figlia dello scrittore Johannes Freumbichler, l’aveva concepito con un falegname di Salisburgo e partorito a Heerlen in Olanda dove si era recata per motivi di lavoro. Il padre non conobbe mai il figlio e la madre col bambino di pochi mesi tornò in Austria. Qui la donna ebbe una relazione con Emil Fabian, con questi si sposò e insieme al marito, al piccolo Thomas e al padre emigrò in Germania dove Emil avrebbe lavorato. Non sopporteranno l’ambiente tedesco che in quegli anni vedeva crescere il nazismo e torneranno in Austria a Salisburgo. Qui Thomas nel 1943, ormai adolescente, viene ammesso al Convitto e studia privatamente ma in maniera irregolare. Si ammala di pleurite, poi di tubercolosi e nel 1949, all’età di diciotto anni, è ricoverato in sanatorio dove conosce Edwige Stavianicek, la donna matura che gli rimarrà vicina per tutta la vita. Tra il 1950 e il 1951 moriranno la madre e il nonno.

Complicate erano state l’infanzia e l’adolescenza di Thomas, irrequieto si era mostrato egli fin da bambino, difficile era stato il rapporto con la madre e con gli ambienti esterni, isolato si era sempre sentito e a complicare la situazione era sopravvenuta la malattia che lo avrebbe portato ad una morte prematura. Saranno stati questi i motivi che gli hanno procurato quella visione sconsolata della vita, del mondo che segnerà tutte le sue opere. Bernhard comincia a scrivere quando ha appena venti anni, esordisce con racconti e interventi su giornali di Salisburgo e già dopo i primi lavori compare il pessimismo che caratterizzerà l’intera produzione. Il primo romanzo, Gelo, risale al 1963, la prima opera teatrale, Una festa per Boris, al 1970. Per questo genere di opere ampie si sentirà predisposto anche se le alternerà sempre con poesie e racconti. Ovunque, però, ricorreranno i suoi temi principali, l’accusa rivolta agli ambienti austriaci del suo tempo, alle loro condizioni sociali, economiche, culturali, la solitudine alla quale è esposto in essi l’individuo che pensa, sente diversamente dagli altri, la malattia che fa vedere la morte come soluzione. A volte in Austria le sue opere saranno premiate ma più spesso criticate poiché contrarie si mostreranno alla vita, alla società della nazione. In lunghi monologhi generalmente si risolveranno siano racconti, romanzi o testi teatrali, in discorsi solitari che durano molto ed esprimono i tormenti vissuti, sofferti da chi, come lui, è solo e malato in un luogo ostile. Niente, scopre Bernhard, al quale sia possibile appellarsi, ricorrere per partecipare della vita, nessuno lo aiuta a sollevarsi dalla grave condizione nella quale si vede precipitato. Tutto è perduto e non si può arrestare né rallentare il processo di fallimento, di rovina, di morte dal quale si sente travolto.

Anche i tre racconti della raccolta  Al limite boschivo dicono di tre persone che parlano da sole perché sole stanno, sole sono rimaste. Un carcerato non si adatta all’idea di tornare in libertà, un figlio assiste da lontano alla morte e ai funerali del padre che si è ucciso, un fidanzato non termina di scrivere una lettera alla compagna perché non è mai sicuro del matrimonio e intanto assiste alla morte di una ragazza uccisa dal fratello. Ognuno vive una situazione difficile, nessuno sa come risolvere il proprio problema e tra altri problemi si vede costretto a muoversi. Ai propri si aggiungono i drammi esterni e impossibile diventa ogni speranza di salvezza. Perso è l’uomo di Bernhard tra tanto male e non gli rimane che parlare per proprio conto. Un mondo finito è quello dello scrittore, senza vie d’uscita è la condizione dei suoi personaggi. Tanti sono i loro problemi e chi ne scrive li sta registrando, sta seguendo le inquietudini del loro spirito, i turbamenti della loro anima. Attento, profondo si mostra Bernhard in questi procedimenti, sicuro dei mezzi espressivi, capace di rimanere lucido, chiaro pur dicendo di situazioni complicate, di casi assurdi.

In Bernhard l’uomo è divenuto lo scrittore di sé stesso, dei propri problemi, lo scrittore che ha creato situazioni, figure che potessero rappresentarli, li facessero rientrare tra i tanti altri della vita, testimoniassero della loro verità.

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