Maestre e diplomate, ecco quante diranno addio al posto fisso

da Repubblica

Maestre e diplomate, ecco quante diranno addio al posto fisso

Il ministero dell’Istruzione ha i numeri: 5.655 perderanno la cattedra, 43.500 torneranno alle supplenze. La ministra Fedeli: nessun decreto, deciderà il Parlamento. La laureate (24 mila) contrattaccano: “Per avere la cattedra devono passare per un concorso”

di CORRADO ZUNINO

ROMA – Ora, sulla dilaniante questione delle diplomate magistrali, e delle storiche maestre dell’infanzia in fila nelle Graduatorie a esaurimento, ci sono i numeri. I ragionamenti, e gli scontri tra precari, possono poggiare su una base di dati offerta dal ministero dell’Istruzione. Oggi nelle Graduatorie Gae, quelle che consentono l’accesso al ruolo di docenza, ci sono 67.312 maestre (la predominanza delle donne in questo settore è assoluta) che possono insegnare alla scuola dell’infanzia e alla primaria. Rappresentano il numero più consistente degli iscritti in Gae: per loro, e solo per loro, la Legge 107 detta “La buona scuola” non ha previsto arruolamento speciale. È proprio la presenza delle aspiranti maestre che non consente alle storiche Graduatorie a esaurimento di esaurirsi, come più volte vaticinato da Matteo Renzi quando era al governo. Per le cattedre della scuola media e delle superiori, infatti, sono rimasti in Graduatoria solo 9.823 docenti: 1481 sul primo grado e 8.342 sul secondo.
 
Bene, in questo blocco – una sala d’attesa per il posto fisso – le maestre magistrali sono la maggior parte: 43.534, il 65 per cento. Sono entrate nelle ultime tre stagioni grazie a decine di sentenze dei Tribunali amministrativi regionali e otto decisioni del Consiglio di Stato che parificavano la laurea al diploma. Va ricordato che ci sono migliaia di diplomate sistemate in Seconda e Terza fascia che non si sono rivolte ai Tar per avere il posto: si affidano ai concorsi pubblici.
 
Le diplomate magistrali sono state iscritte alle Gae “con riserva”, dopo ricorso appunto. E oggi questa “riserva” – che è sempre stata ricordata anche nei contratti di assunzione – pesa. La sentenza del Consiglio di Stato a sezioni riunite depositata il 20 dicembre scorso – “il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale” – ha attivato un meccanismo per cui con l’arrivo delle sentenze di merito gradualmente le diplomate in Gae (luogo di accesso a una cattedra) saranno spostate in seconda fascia (luogo di accesso solo alle supplenze).
 
Di più, c’è un numero di maestre che dovranno tornare al precariato nonostante abbia già ottenuto il ruolo. Sono 5.665, assunte, appunto, “con clausola risolutoria”. Molte sono entrate nell’anno scolastico 2016-2017, l’ottanta per cento di queste al Nord. “Il licenziamento di massa”, definizione coniata dall’avvocato Michele Bonetti, in verità si può applicare solo a queste cinquemila maestre retrocesse: perderanno certezze e le tredici mensilità. Ci sono, ancora, 1.814 “diplomate” che hanno mantenuto la cattedra poiché avevano firmato un contratto “senza clausole”: continueranno a insegnare a stipendio fisso.
 
In generale 49.199 maestre dell’infanzia e delle scuole elementari resteranno o torneranno al ruolo di precarie. “Se vogliono prendere il posto devono fare un concorso”, è il mantra delle Gae infanzia storiche rilanciato nelle chat di settore. Alcune attendono il ruolo da 15-20 anni e non fanno sconti alle colleghe diplomate. La replica è: “Per insegnare conta anche l’esperienza”. Cosa vera per le diplomate che sono rimaste nel tempo nel mondo della scuola e in diversi casi, poi, si sono laureate, ma le “immissioni a pettine” avvenute per volontà dei Tar e di otto sentenze del Consiglio di Stato nelle stagioni 2015-2017 hanno tirato dentro precari che si erano dedicati ad altre professioni: tassisti, assicuratori, free lance vari. Diversi di questi avevano partecipato al concorso pubblico del 2015, senza superarlo. Ora chiedono l’assunzione via ricorso. Un problema, questo, per la qualità dell’insegnamento.
 
Nella Graduatoria ad esaurimento ci sono ancora 23.778 precari che hanno vinto un concorso o hanno fatto il passaggio post-diploma delle Scienze della formazione primaria (quattro anni, vecchio ordinamento): aveva valore concorsuale. Ecco, si è formata una terza categoria di aspiranti maestre (intorno a quattromila) oggi alloggiate nelle Gae: hanno passato Scienze della formazione primaria, corso di livello universitario, ma non hanno partecipato a un concorso pubblico. Radunate in un coordinamento rappresentativo, non chiedono l’assunzione come fanno le diplomate magistrali, solo concorsi regolari. Ogni due anni.
 
Che succederà adesso? La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha detto a tutti – i sindacati sono molto attivi in questi giorni – che non farà sanatorie né decreti d’urgenza e che una soluzione può essere trovata solo in Parlamento. Non sarà cosa breve, neppure questa. La Cisl ha proposto la creazione di una quarta fascia alla quale attingere per le assunzioni seguendo sempre criteri di ordine per punteggi. Chi è in prima fascia da anni – le Gae storiche – fa però notare che prima bisognerebbe occuparsi di loro. Forza Italia, con una proposta del senatore Lucio Malan, chiede di aprire le Graduatorie ad esaurimento a tutti i diplomati magistrali. Parla di una nuova fase transitoria, invece, Simona Malpezzi, senatrice del Pd: “Dobbiamo regolare in modo ordinato le prossime fasi del reclutamento garantendo il più possibile la continuità didattica e tenendo conto delle legittime aspettative di tutti gli insegnanti, i diplomati, i precari, i laureati in Scienze della formazione”.

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