In 17mila studi professionali l’alternanza è già realtà

da Il Sole 24 Ore

In 17mila studi professionali l’alternanza è già realtà

di Claudio Tucci

«In estate c’è il picco di attività legato alle dichiarazioni dei redditi, la presentazione del modello Unico. Gli studenti in alternanza ci aiutano: noi prepariamo la check-list con tutta la documentazione, e i ragazzi verificano che sia completa. Durante l’anno li impieghiamo anche nelle pratiche relative alla fatturazione Iva: qui i ragionieri entrano in contatto con istituti come la partita doppia, che a scuola fanno a mano, da noi con il programma gestionale».

Maria Pia Nucera è una commercialista, con studio a Roma e Milano, e da oltre 10 anni accoglie alunni in formazione “on the job”. «Un’esperienza valida – commenta -. Attraverso l’Associazione dottori commercialisti, Adc, abbiamo siglato accordi con istituti tecnici di tutt’Italia. Alcuni ragazzi sono tornati nei nostri studi professionali dopo la maturità: li retribuiamo, e i più validi rimangono a collaborare con noi».

Dai commercialisti agli architetti, il passo è breve. Salvatore Perez ha il suo studio professionale a Latina e lì, per tre settimane, ospita due studenti in alternanza. Cosa fanno? «Un po’ di tutto, ci affiancano, per esempio, nelle attività di progettazioni e nei giri presso gli uffici pubblici – risponde l’architetto Perez -. Un’intera classe quarta, 16 alunni in tutto, poi, entra anche in cantiere. Lo facciamo fare il sabato, assieme all’impresa edile, la Costruzioni Rinaldi, di Latina. Il cantiere è chiuso, pulito e messo in sicurezza. È presente anche la Asl e ci aiuta pure il sindacato Inarsind. In questo modo, gli studenti si cimentano, in assoluta sicurezza, su come si lega il ferro, su piccoli lavori di carpenteria e sul gettito del cemento. Abbiamo organizzato, inoltre, un’uscita studio in un sito vicino Perugia per approfondire con i ragazzi la genesi dei materiali, dall’argilla al prodotto finito. Un’esperienza faticosa? Tutt’altro. I giovani hanno idee nuove ed è utile il confronto con loro».

L’alternanza negli studi professionali è una realtà dai numeri ancora piccoli. Ma i percorsi che hanno interessato gli alunni mostrano una elevata coerenza con lo studio svolto in classe. A confermarlo sono i dati che ci fornisce il ministero dell’Istruzione, relativi ai primi due anni di applicazione della legge 107. Ebbene, i professionisti che hanno accolto studenti “on the job” sono stati, in tutto, 17.066. La fetta più consistente si trova in Lombardia (3.969 studi), a seguire Veneto (1.699), Piemonte (1.516), Toscana (1.475). Complessivamente, il 2,7% dei ragazzi di terzo e quarto anno hanno svolto alternanza negli studi di professionisti; la percentuale è un po’ più elevata per i tecnici (4,2%), dietro i licei (2,1%) e i professionali (1,6 per cento). «La caratteristica che accomuna le esperienze negli studi professionali è la stretta correlazione con il percorso scolastico – evidenzia Fabrizio Proietti, dirigente del Miur che si occupa di alternanza -. Anche per questo, gli studenti sono particolarmente soddisfatti. In queste strutture, infatti, i ragazzi hanno la possibilità di acquisire non solo competenze trasversali, ma anche disciplinari. Segnalazioni di abusi? No, al momento, non ne abbiamo ricevute».

Insomma, si fanno così poche fotocopie? «In realtà, si fanno anche fotocopie, così come si utilizza lo scanner, si inviano fax, si fanno pratiche – dichiara Mario Annaro, consulente del lavoro, con studio in Roma -. Ho iniziato ad accogliere una studentessa in alternanza da pochi giorni. Archivia documenti, e mi sta aiutando con le certificazioni uniche dei pensionati, che non vengono più inviate a casa. Le estrae lei dal sito Inps».

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