«No al bonus cultura, i 18enni rinuncino a un paio di scarpe» Studenti contro il ministro Bonisoli

da Corriere della sera

«No al bonus cultura, i 18enni rinuncino a un paio di scarpe» Studenti contro il ministro Bonisoli

Dopo la bocciatura in Consiglio di Stato, il governo gialloverde vuole eliminare i 500 euro distribuiti a pioggia da Renzi a tutti i 18enni. Gli studenti, nonostante le critiche a questa misura poco democratica, definiscono inaccettabili le parole del ministro

Orsola Riva

«Con la cultura non si mangia». Per anni la battuta è stata attribuita all’ex ministro delle Finanze Giulio Tremonti che solo in una recente intervista ha smentito di averla mai pronunciata. Ma la frase con cui il nuovo ministro della Cultura Alberto Bonisoli ha spiegato l’intenzione del governo di non rinnovare il bonus cultura ai 18enni dopo la bocciatura in Consiglio di Stato – «Meglio far venire la fame di cultura ai giovani facendoli rinunciare ad un paio di scarpe» – ricorda semmai Maria Antonietta riveduta e corretta in chiave paternalistica: «Il popolo non mangia il pane? Togliamogli le brioche».

Il diritto (negletto) allo studio e alla cultura

Immediata la reazione degli studenti: «Abbiamo sempre criticato aspramente il Bonus Cultura, ribadendo che la misura in questione non contribuiva a ridurre le diseguaglianze tra gli studenti ma che anzi le aumentasse – spiega Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi -. Le parole del Ministro Bonisoli ci lasciano però profondamente amareggiati. Non viene presentata un’alternativa valida ad una misura sbagliata, non viene affermato che si debba investire nel diritto allo studio e nell’accessibilità gratuita alla cultura!». Continua Elisa Marchetti, Coordinatrice Nazionale dell’Unione degli Universitari: «Invece che criticare la modalità di promozione della cultura alla base del bonus, si passa a criticare l’idea generale di incrementare la fruizione della cultura da parte dei giovani. Dalle dichiarazioni del neo ministro traspare inoltre una lettura dello stile e delle condizioni di vita dei giovani del tutto infondata. Il Ministro allude di fatto ad una tendenza giovanile all’uso irresponsabile e allo sperpero delle risorse economiche. Questo è solo un luogo comune, e anzi, tutti i dati relativi alla situazione economica e reddituale delle giovani generazioni disegnano una situazione veramente tragica».

Non che i 500 euro dati a pioggia a ricchi e poveri fossero una misura democratica. Non sappiamo se ne abbia fatto richiesta (non pareva particolarmente interessato…), ma in teoria avrebbe potuto beneficiarne anche il buon Donnarumma, che l’anno scorso preferì andare in vacanza a Ibiza su un jet privato che perdere tempo a fare l’esame di maturità. Ma anche se il bonus elettorale voluto da Renzi per i ragazzi del ‘98 e del ‘99 è stato malconcepito all’origine, a partire dal fatto che non fosse tarato per fasce di reddito, non significa che non vi siano giovani meno fortunati del portiere del Milan per i quali quei 500 euro da spendere in beni di consumo culturali non siano stati e non potrebbero essere ancora una benedizione. Anche se sicuramente si poteva trovare un modo migliore di impiegare quei quasi trecento milioni di euro, per esempio in borse di studio universitarie, invece che in una mancia culturale una tantum. Ed è vero anche che nella società dei consumi vi sono legioni di giovani che dilapidano i soldi dei genitori in sneakers all’ultimo grido. Ma a volte, fra un paio di scarpe e un libro, a qualcuno tocca scegliere le scarpe, ministro!

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