Piano triennale, ecco le priorità

da ItaliaOggi

Piano triennale, ecco le priorità

Le indicazioni di viale Trastevere alle scuole. Richiamo all’autonomia anche didattica

di Emanuela Micucci

«Fare scuola di qualità per tutti», utilizzando l’autonomia scolastica per personalizzare i percorsi e progettare nuovi modi di fare scuola. Il capo dipartimento del Miur, Rosa De Pasquale, traccia il solco nel quale le scuole dovranno muoversi in vista del rinnovo del Piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) in un’apposita nota prot.0001143. Sollecitandole ad avviare nei collegi docenti, nei dipartimenti disciplinari, nei consigli di classe e di interclasse «una riflessione sull’evoluzione del contesto normativo ed organizzativo della scuola italiana, anche dando impulso a momenti di scambio professionale per la valorizzazione delle competenze e la promozione di attività di ricerca/sperimentazione didattica».

Semplificare, ottimizzare le procedure e valorizzare la professionalità docente. Obiettivo: «elaborare curricoli verticali e assicurare la predisposizione di ambienti di apprendimento coinvolgenti e partecipati oltre che scelte didattiche efficaci ed ineludibili». Perché «la dispersione non va recuperata, ma evitata». Due le dimensioni di cui oggi la scuola deve tenere conto: riconoscere l’unicità delle persone, progettare percorsi educativi e di istruzione personalizzati nel contesto classe.

Prioritaria la flessibilità dell’autonomia scolastica che la legge 107/2015 e successivi decreti legislativi rilanciano «con nuove risorse e modalità organizzative». Tuttavia, sottolinea De Pasquale, documentazioni, condivisione e valutazione delle scelte dell’autonomia, come il Ptof, il Rav (rapporto di autovalutazione) e il Piano di miglioramento, e personalizzazione dei percorsi «devono essere coerenti ed essenziali, senza sovrapposizioni che facciano perdere di vista il fine ultimo della progettazione: il successo formativo di tutti».

Il rischio è una scuola che tende a categorizzare e modellizzare, senza attribuire «il giusto spazio alla riflessione professionale, collegiale e ai percorsi di ricerca azione nel contesto di riferimento». Determinante il ruolo del dirigente scolastico nel «riavviare un confronto professionale» che eviti il rischio di «attuare la personalizzazione prevalentemente mediante l’utilizzo di strumenti burocratici e di mero adempimento per sviluppare, invece, proposte che tengano conto della complessità, della eterogeneità e delle opportunità formative delle classi».

Personalizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento, infatti, non significa parcellizzare gli interventi e progettare percorsi differenti per ognuno degli alunni delle classi, «quanto pensare alla classe, come una realtà composita in cui mettere in atto molteplici modalità metodologiche di insegnamento-apprendimento, funzionali al successo formativo di tutti». L’invito è considerare ogni singola realtà scolastica «come un laboratorio permanente di ricerca educativa e didattica». Con un’attenzione: si tratta «non ridurre i traguardi da raggiungere, nell’ambito degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e formazione», ma di «favorire, progettare ed accompagnare percorsi diversi, affinché ne sia garantito il loro conseguimento».

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