La lettura: processi coinvolti e difficoltà specifiche

La lettura: processi coinvolti e difficoltà specifiche

di Immacolata Lagreca

Nel 1975, il linguista e semiologo francese Roland Barthes (1915-1980), durante un incontro al Congresso dell’Association Francaise des Enseignants de Francais, osservava: «Leggere può essere eseguito da mille complementi oggetto: io leggo dei testi, delle immagini, delle città, dei visi, dei gesti, delle scene, ecc». Questo ci suggerisce che l’atto di leggere è molto più complesso di quanto crediamo. L’etimologia del termine ci introdurrà alla comprensione di termine e alle implicazioni che esso comporta. Leggere è da ricondursi al latinolegere, con il significato di raccogliere. Leggeresignifica fondamentalmente raccogliere, ma il termine ci suggerisce un significato che va oltre la semplice ripetizione meccanica di suoni. Infatti, la radice leg- è alla base del termine lògos, che racchiude in sé svariati significati (parola, discorso, causa, ragione), per cui la lettura può essere considerata come un’azione che coinvolge la totalità della persona che “raccoglie” e “cogliere”il significato profondo di quello che legge.

L’atto di leggere, sia che si tratti di un testo scritto, di una fotografia, di un’illustrazione o di un di volto, si compone di tre azioni tra esse integrate:

    • raccogliere i dati delle parole ,delle immagini, della realtà;
    • dare loro un senso, un significato, capire;
    • reagire, rispondere, attivare una reazione cognitiva, emotiva e comportamentale. Senza la reazione, qualsiasi lettura rimane un atto puramente meccanico, di semplice registrazione.

Facciamo alcuni esempi di lettura:

1) lettura della realtà: un bambino vede una figura di donna entrare in casa (raccoglie i dati della realtà che gli sta attorno), riconosce la sua mamma al rientro a casa (da un senso a quell’immagine, capisce), si agita, sorride o piange perché vuole essere coccolato da sua madre che non vede da un po’ (reagire, rispondere, attivare una reazione cognitiva, emotiva e comportamentale).

  1. lettura di parole (ascolto): il bambino ascolta la frase detta dal papà “Fuori è buio” (raccoglie le parole), capisce che fuori è successo qualcosa (da un senso alle parole, un significato), corre a guardare dalla finestra per curiosità (ha reazione cognitiva, comportamentale).

  2. lettura di un libro illustrato: il bambino vede una foto in cui è ritratto un cane (raccoglie le immagini del libro), coglie che è l’immagine di un cane (da un senso all’immagine), emette il suono “bau” (reagisce, attivare una reazione cognitiva).

Dopo questi esempi, possiamo affermare che l’atto della lettura è di pertinenza innanzitutto della psicologia, poiché riguarda il nostro apparato percettivo. Infatti, la lettura è un processo cognitivo complesso che per svilupparsi in modo adeguato necessita sia di buone abilità uditive-fonologiche sia di adeguate abilità visuo-percettive, che sembrerebbero mediate dall’attenzione spaziale.

La lettura è un processo il cui scopo è quello della comprensione di un testo scritto, di un’immagine, della realtà. Tralasciando gli ultimi due, concentriamo la nostra attenzione sul testo scritto.

Nei processi di lettura di un testo scritto intervengono più fattori: la messa a fuoco dell’occhio idonea a rilevare i tratti segnici da leggere; la rappresentazione dei segni grafici e la sua trasmissione, affinché la sensazione si traduca in percezione; l’intelligenza e la memoria che comprende l’idea espressa e la ricorda (comprensione del testo); il processo motorio della parola (oralizzazione); il sentimento che sottolinea l’interesse per il contenuto (reazione). La comprensione del testo si realizza quando il soggetto riesce a ricostruire una rappresentazione mentale dello scritto; il processo psicolinguistico si ha quando il soggetto che legge costruisce una rappresentazione mentale (la parte psico) che ricava da una serie di elementi linguistici scritti (la parte linguistica); l’oralizzazione si ha quando si trasforma il testo scritto (segni) in enunciato verbale (suoni). L’analisi sperimentale di questi processi (ottico, acustico-motorio e mentale) ha permesso di strutturare vari metodi per l’insegnamento della lettura.

La lettura ha un ruolo di primaria importanza che ha delle sensibili ricadute su tutti i settori dell’apprendimento, si può affermare che il successo scolastico è strettamente connesso alla capacità di decifrare correttamente un messaggio verbale e/o scritto, sia sul piano fonologico sia su quello semantico.

Il processo di acquisizione della lettura di un testo scritto avviene per passaggi successivi e graduali. Concentriamo brevemente la nostra attenzione sui i meccanismi del processo di lettura. La lettura come processo psicolinguistico si realizza attraverso almeno due meccanismi:

  • il meccanismo di anticipazione (meccanismo cognitivo che assolve la parte psico);

  • il meccanismo di decifrazione (meccanismo linguistico che assolve alla parte linguistica).

Il meccanismo di anticipazione è un dispositivo di previsione attraverso il quale chi legge immagina ciò che è scritto in un testo prima di decifrarlo interamente. Può essere effettuato sia su tutto il testo che sulle singole parole e consente di economizzare nel meccanismo di decifrazione. L’anticipazione si basa sugli indici selezionati dal soggetto. Gli indici possono essere: linguistici (sono quelli che si ricavano dal test) ed extra linguistici (sono quelli che non si ricavano dal testo scritto e che tuttavia vi si riferiscono, come le immagini, alle conoscenze preesistenti sull’argomento. È importante tener presente che l’anticipazione è un meccanismo cognitivo, che non riguarda solo la lettura, ma anche altri processi di comprensione non linguistici. Inoltre, all’interno del processo di lettura, non riguarda una singola fase, ma le investe tutte.

Il meccanismo di decifrazione è l’attività con cui il soggetto analizza il segmento scritto nelle unità che lo compongono. È un meccanismo percettivo, quindi un elemento molto importante che influenza l’apprendimento del meccanismo di decifrazione è dato dalla natura del carattere utilizzato. Il sistema più semplice da decifrare, e che il bambino sceglie spontaneamente prima dell’inizio del processo di oralizzazione, è lo “stampato maiuscolo”.

L’accesso al significato delle parole, dunque, avviene sia direttamente, sulla base di un codice visivo (via visiva), sia sulla base di un codice fonologico (via fonologica). Questo modello, chiamato “modello standard “a due vie” di Coltheart.

Una difficoltà in uno di questi processi o vie di lettura determina particolari errori di lettura che possono far parte di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, quale la Dislessia.

La principale caratteristica di questa categoria di DSA è la sua specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. La Dislessia è un disturbo settoriale della lettura che si manifesta in un bambino privo di deficit neurologici, sensoriali, cognitivi, relazionali. La Dislessia, spesso, si accompagna a difficoltà nella scrittura, nei processi di letto-scrittura del numero e del calcolo. Questo tipo di deficit, che è abbastanza frequente, è dunque caratterizzato dall’incapacità di imparare a decifrare e comprendere testi scritti, anche in assenza di danni sensoriali e/o neurologici o di ritardo nello sviluppo intellettivo. In particolare, la lettura è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni, omissioni, lentezza ed errori di comprensione.

La dislessia può essere di due tipi: acquisita, quando fa riferimento a quei disturbi di lettura che insorgono come conseguenza di un danno cerebrale; o evolutiva, quando c’è un disturbo specifico che inibisce il normale processo di acquisizione della lettura. Se nel primo caso la dislessia sopraggiunge a causa di un infortunio, nel secondo caso non è dovuta a incidenti e si manifesta nonostante il bambino abbia avuto (ed ha) normali e adeguate opportunità scolastiche.

Durante il processo di lettura, si possono distinguere due sottotipi di dislessia: dislessia superficiale, quando i soggetti sono in grado di leggere parole regolari attraverso la conversione grafema-fonema, ma incontrano difficoltà a leggere parole non regolari; dislessia fonologica, che consiste nella marcata difficoltà a leggere parole che sono già state immagazzinate come lessico visivo, ma rimane integra la capacità di leggere parole ad alta frequenza d’uso.

La diagnosi è posta alla fine del secondo anno della scuola primaria. Tuttavia, già alla fine del primo anno della scuola primaria profili funzionali compromessi e presenza di altri specifici indicatori diagnostici (ritardo del linguaggio e anamnesi familiare positiva per DSA) possono anticipare i termini della formulazione diagnostica.

Quando qualcuno (genitore o insegnante) sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino dislessico è importante che venga fatta, al più presto una valutazione diagnostica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. La diagnosi permette di capire che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino (ad esempio rimproverarlo perché non impara perché non si impegna) e l’attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni. Ottenuta la diagnosi si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti della modifica della didattica a favore dei ragazzi dislessici e contenute nelle direttive Ministeriali (Prot. n. 4099/A/4).

È importante sapere che i bambini/ragazzi dislessici possono imparare ad apprendere anche se in maniera un po’ diversa dagli altri.

Bibliografia

Biancardi A., Milano G., Le difficoltà di apprendimento a scuola.Vincere la dislessia e i disturbi dell’apprendimento, Rizzoli, Milano, 2001.

Chauveau G., Come il bambino diviene lettore. Per una psicologia cognitiva e culturale della lettura, trad. it. ,Armando, Roma 2000.

Crowder R.G., Wagner R., Psicologia della lettura, il Mulino, Bologna 1998.

Flores d’Arcais G.B., Introduzione alla psicologia della lettura, Cleup, Padova 2008.

Porta M., Pellegrini L., L’apprendimento della lettura. Processi, problemi, prevenzione,Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 1996.

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