Medie decisive per il futuro

da ItaliaOggi

Medie decisive per il futuro

Chi va male rischia di arrivare tardi o mai al diploma. Il Censis mette sotto accusa anche l’orientamento: i giovani non sono indirizzati negli studi

Emanuela Micucci

Servizi di orientamento formativo che aiutino i giovani a scegliere i percorsi scolastici e lavorativi che ne valorizzino al meglio i talenti e le competenze fuori dai rigidi schemi prefissati. È la via indicata recentemente dal Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare, che fotografa i giovani italiani in trappola tra una scuola e una società bloccate. L’ipoteca sul loro futuro inizia dal percorso scolastico.

Già alle medie. Il voto ottenuto all’esame di III media seleziona rigidamente le scelte future dei ragazzi. Dati alla mano, la sintesi del Censis è impietosa: se sei bravo alle medie, sei bravo alla maturità; al contrario, se sei scarso alle medie, sarai scarso alla maturità, alla quale arriverai con ritardo o forse mai.

Nell’ultimo anno scolastico, infatti, solo il 22% di chi ha preso 6 alla licenza media è andato al liceo, gli altri si sono iscritti agli istituti tecnici o professionali. La quota dei liceali però raddoppia tra chi consegue 7 (40,4%) e cresce con l’aumentare del voto: il 62,9% di chi prende 8, l’81% di chi ottiene 9, il 90,9% di chi merita 10 e il 94,2% dei 10 con lode. Considerati gli studenti che hanno conseguito la licenza media nell’anno scolastico 2010/2011, dopo 5 anni, il 69% di quelli che hanno preso 6 come voto all’esame finale non è ancora arrivato al diploma di maturità, come il 37,4% di chi ha preso 7, contro solo il 16,9% di chi ha preso 8, appena il 6,5% di chi ha meritato 9 e il 2,8% di chi ha conseguito 10 o 10 con lode.

Passando all’università la situazione non cambia: la selezione sociale è rigida e predeterminata in base al percorso di formazione iniziale. Anzi, dal voto scolastico che annuncia precocemente i successi o i fallimenti dei giovani. Così, nell’anno accademico 2016/17 si è immatricolato all’università il 21,8% degli diplomati che alla maturità hanno preso 60, il 33,4% di quelli che hanno ottenuto un voto tra 61 e 70, il 47% di quelli che ne hanno conseguito uno tra 71 e 80, il 61,9% di quelli che ne hanno meritato uno tra 81 e 90, il 72,2% degli studenti che si sono diplomati con un voto tra 91 e 99, l’83,4% se hanno preso 100 e il 91,3% se hanno ottenuto anche la lode.

Di fatto, il sistema scolastico riflette e conferma le performance iniziali dei giovani. «È per questo che possono rivelarsi molto utili servizi di orientamento in grado di informare i giovani per favorire le scelte migliori», sottolinea il Censis. «Quello dell’orientamento è un tema chiave. Non se ne parla abbastanza», ricorda il ministro dell’istruzione Marco Bussetti. «Troppi abbandoni o perdite di tempo sono il frutto di scelte fatte senza avere le idee chiare».

La conferma arriva anche nella ricerca del lavoro. Basti vedere le azioni messe in campo per trovarlo nel 2017 dai 15-34enni: ben l’84,9% si è rivolto ad amici e conoscenti, l’80,7% ha inviato curriculum e fatto colloqui, il 75,4% ha consultato offerte sui giornali o sul web, solo il 26,4% è entrato in contattato con un centro per l’impiego, il 16,5% si è rivolto a un’agenzia interinale. Non solo.

Un milione e mezzo di giovani svolge un lavoro inadeguato rispetto al proprio titolo di studio. Demansionata è l’occupazione che trovano quasi 4 giovani diplomati e laureati di 15-34 anni su 10. In particolare, lo scorso anno ha riguardato il 41,2% dei diplomati e il 32,4% dei laureati. Al top del sottoinquadramento i liceali diplomati che non sono andati all’università: uno su due, il 50,1%. «Serve», aggiunge Bussetti, «un raccordo maggiore fra scuola, università, istituti tecnici superiori, mondo delle professioni».

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