AL MINISTRO BUSSETTI

DIRIGENTISCUOLA AL MINISTRO BUSSETTI

 

Egregio Ministro Bussetti,

non appena avvenuto il Suo insediamento, personalmente e a nome di DIRIGENTISCUOLA, sindacato rappresentativo nell’area dirigenziale Istruzione e Ricerca, Le ho partecipato la viva soddisfazione per essere stata attribuita ad una persona della scuola militante la responsabilità d’un Dicastero così complesso e cruciale per i destini della Nazione. E Le ho chiesto un incontro per prospettarLe i problemi della dirigenza scolastica, chiedendole, contestualmente, la riapertura dei diversi tavoli di confronto sospesi con lo scioglimento delle Camere.

Da allora sono trascorsi quarantacinque giorni, che L’hanno vista impegnata nel tentativo – commendevole, benché al momento interlocutorio – di trovare una soluzione al complicato problema delle maestre diplomate; e in quello, riuscito ma non condivisibile, di smantellare una legge votata dal Parlamento della Repubblica, cancellando tramite accordi con chi rappresenta i lavoratori, ma ambisce a farsi abusivo portatore dell’interesse generale del Paese, le parti qualificanti della legge 107/15: la mobilità triennale fondata sugli ambiti territoriali, la chiamata per competenze e il bonus premiale, tutti funzionali all’attuazione del PTOF: senza dar mostra di prefigurare i correlati correttivi che non siano la regressione delle istituzioni scolastiche al loro assetto pre-autonomistico e la derubricazione dei loro dirigenti a primi tra i pari di una fantomatica Comunità educante; che però restano – a mani nude – i soli intestatari di una responsabilità giuridicamente esigibile riguardo l’obbligo, per queste conviviali comunità, di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività e del raggiungimento degli obiettivi, costituenti parametri – e vincoli – della stessa libertà d’insegnamento (art. 21, comma 9, legge 59/97).

DIRIGENTISCUOLA vorrebbe sapere se anzitutto Lei condivide il giudizio di qualche gongolante sigla sindacale che ha accompagnato la firma dei summenzionati accordi con soddisfatte dichiarazioni per essere stati neutralizzati i poteri dei dirigenti scolastici inemendabili nepotisti (la chiamata per conoscenza) e corrotti.

E vorrebbe poi conoscere le Sue determinazioni:

  • sul silenzio dell’ARAN riguardo il nuovo contratto d’area, che tra l’altro scadrebbe tra cinque mesi, le cui trattative sono state inopinatamente interrotte dopo il pur promettente primo, ed unico, incontro del 14 maggio;

  • sulla necessità o meno di dover promuovere interventi legislativi, certamente selettivi ma soprattutto coraggiosi, per focalizzare l’azione della dirigenza scolastica sull’organizzazione dei processi d’insegnamento e dei luoghi dell’apprendimento, sgravandola di una congerie crescente di compiti impropri, nella rincorsa parossistica e stressante delle tante emergenze per le quali non ha il tempo materiale per corrispondervi, non possiede – non può umanamente possedere – le dovute capacità tecniche e, men che mai, può disporre delle risorse finanziarie e professionali – in termini di un middle management istituzionalizzato – per farvi adeguatamente fronte, in primis su problema scottante della sicurezza;

  • e, ancor prima e in ragione della Sua specifica esperienza, sull’oggettiva urgenza d’un efficace coordinamento delle strutture ministeriali, centrali e territoriali, spesso procedenti in modo erratico e tra di loro scollegate; che, in luogo di supportare le istituzioni scolastiche nel perseguimento del proprio scopo istituzionale, le trattano come uffici terminali meramente adempitivi e sulle quali scaricare le inefficienze del sistema.

Sia riguardo i predetti auspicati provvedimenti normativi che gli occorrenti interventi di razionalizzazione, DIRIGENTISCUOLA ha elaborato non episodiche riflessioni e consequenziali proposte, pienamente disponibile a illustrarglieLe in uno spirito di massima collaborazione.

Nel reiterarLe la richiesta d’incontro, porgo i miei deferenti ossequi.

Attilio Fratta, segretario nazionale DIRIGENTISCUOLA.

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