Decreto-Legge 12 luglio 2018, n. 87

Decreto-Legge 12 luglio 2018, n. 87

Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.
(18G00112)

(GU n.161 del 13-7-2018)

Capo I
Misure per il contrasto al precariato

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di attivare con
immediatezza misure a tutela della dignita’ dei lavoratori e delle
imprese, introducendo disposizioni per contrastare fenomeni di
crescente precarizzazione in ambito lavorativo, mediante interventi
sulle tipologie contrattuali e sui processi di delocalizzazione, a
salvaguardia dei livelli occupazionali ed operando semplificazioni
fiscali per professionisti e imprese;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di introdurre
strumenti volti a consentire un efficace contrasto alla ludopatia;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare misure
ai fini del regolare inizio dell’anno scolastico 2018/2019;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 2 luglio 2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e dei
Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche
sociali e dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Modifiche alla disciplina
del contratto di lavoro a tempo determinato

  1. Al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 19:
    1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
    «1. Al contratto di lavoro subordinato puo’ essere apposto un
    termine di durata non superiore a dodici mesi. Il contratto puo’
    avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i ventiquattro
    mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
    a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria
    attivita’, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
    b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non
    programmabili, dell’attivita’ ordinaria.»;
    2) al comma 2, primo e terzo periodo, la parola «trentasei» e’
    sostituita dalla seguente: «ventiquattro»;
    3) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
    «4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore
    a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto e’ priva di
    effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve
    essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque
    giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. L’atto scritto
    contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui
    al comma 1 in base alle quali e’ stipulato; in caso di proroga dello
    stesso rapporto tale indicazione e’ necessaria solo quando il termine
    complessivo eccede i dodici mesi.»;
    b) all’articolo 21:
    1) prima del comma 1, e’ inserito il seguente:
    «01. Il contratto puo’ essere rinnovato solo a fronte delle
    condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. Il contratto puo’ essere
    prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente, solo
    in presenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. I
    contratti per attivita’ stagionali, di cui al comma 2, possono essere
    rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni di cui
    all’articolo 19, comma 1.»;
    2) al comma 1, la parola «trentasei», ovunque ricorra, e’
    sostituita dalla seguente: «ventiquattro», la parola «cinque» e’
    sostituita dalla seguente: «quattro» e la parola «sesta» e’
    sostituita dalla seguente: «quinta»;
    c) all’articolo 28, comma 1, le parole «centoventi giorni» sono
    sostituite dalle seguenti: «centottanta giorni».
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai contratti di
    lavoro a tempo determinato stipulati successivamente alla data di
    entrata in vigore del presente decreto, nonche’ ai rinnovi e alle
    proroghe dei contratti in corso alla medesima data.
  3. Le disposizioni di cui al presente articolo, nonche’ quelle di
    cui agli articoli 2 e 3, non si applicano ai contratti stipulati
    dalle pubbliche amministrazioni, ai quali continuano ad applicarsi le
    disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del
    presente decreto.

Art. 2

Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro

  1. All’articolo 34, comma 2, del decreto legislativo 15 giugno
    2015, n. 81, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: «In caso di
    assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra
    somministratore e lavoratore e’ soggetto alla disciplina di cui al
    capo III, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 23 e
    24.».

Art. 3

Indennita’ di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione
contratto a tempo determinato

  1. All’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015,
    n. 23, le parole «non inferiore a quattro e non superiore a
    ventiquattro mensilita’» sono sostituite dalle seguenti: «non
    inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilita’».
  2. Il contributo di cui all’articolo 2, comma 28, della legge 28
    giugno 2012, n. 92, e’ aumentato di 0,5 punti percentuali in
    occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche
    in somministrazione.

Art. 4

Differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti
giurisdizionali in tema di diplomati magistrali

  1. Al fine di assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico
    2018/2019 e di salvaguardare la continuita’ didattica nell’interesse
    degli alunni, all’esecuzione delle decisioni giurisdizionali che
    comportano la decadenza dei contratti, a tempo determinato o
    indeterminato, stipulati, fino alla data di entrata in vigore del
    presente decreto, presso le istituzioni scolastiche statali, con i
    docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro
    l’anno scolastico 2001-2002, si applica, anche a fronte dell’elevato
    numero dei destinatari delle predette decisioni, il termine di cui
    all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30;
    conseguentemente, le predette decisioni sono eseguite entro 120
    giorni decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento
    giurisdizionale al Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
    della ricerca.

Capo II
Misure per il contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei
livelli occupazionali

Art. 5

Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti

  1. Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le
    imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che
    abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione
    di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio,
    decadono dal beneficio medesimo qualora l’attivita’ economica
    interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata in Stati
    non appartenenti all’Unione europea, ad eccezione degli Stati
    aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla data
    di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza,
    l’amministrazione titolare della misura di aiuto, anche se priva di
    articolazioni periferiche, accerta e irroga, secondo quanto previsto
    dalla legge 24 novembre 1981, n.689, una sanzione amministrativa
    pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a
    quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.
  2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 e fatti salvi i vincoli
    derivanti dalla normativa europea, le imprese italiane ed estere,
    operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un
    aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi
    specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio,
    decadono dal beneficio medesimo qualora l’attivita’ economica
    interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata dal sito
    incentivato in favore di unita’ produttiva situata al di fuori
    dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito nazionale,
    dell’Unione europea e degli Stati aderenti allo Spazio economico
    Eeropeo, entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa
    o del completamento dell’investimento agevolato.
  3. I tempi e le modalita’ per il controllo del rispetto del vincolo
    di cui ai commi 1 e 2, nonche’ per la restituzione dei benefici
    fruiti in caso di accertamento della decadenza, sono definiti da
    ciascuna amministrazione con propri provvedimenti volti a
    disciplinare i bandi e i contratti relativi alle misure di aiuto di
    propria competenza. L’importo del beneficio da restituire per effetto
    della decadenza e’, comunque, maggiorato di un tasso di interesse
    pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di
    erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti
    percentuali.
  4. Per i benefici gia’ concessi o banditi, nonche’ per gli
    investimenti agevolati gia’ avviati, anteriormente alla data di
    entrata in vigore del presente decreto, resta ferma l’applicazione
    della disciplina vigente anteriormente alla medesima data, inclusa,
    nei casi ivi previsti, quella di cui all’articolo 1, comma 60, della
    legge 27 dicembre 2013, n. 147.
  5. Si applica l’articolo 9, comma 5, del decreto legislativo 31
    marzo 1998, n. 123. Per gli aiuti di Stato concessi da
    Amministrazioni centrali dello Stato, gli importi restituiti ai sensi
    del presente articolo affluiscono all’entrata del bilancio dello
    Stato per essere riassegnati, nel medesimo importo,
    all’amministrazione titolare della misura e vanno a incrementare le
    disponibilita’ della misura stessa.
  6. Ai fini del presente decreto, per delocalizzazione si intende il
    trasferimento di attivita’ economica o di una sua parte dal sito
    produttivo incentivato ad altro sito, da parte della medesima impresa
    beneficiaria dell’aiuto o di altra impresa con la quale vi sia
    rapporto di controllo o collegamento ai sensi dell’articolo 2359 del
    codice civile.

Art. 6

Tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti

  1. Qualora una impresa italiana o estera, operante nel territorio
    nazionale, che beneficia di misure di aiuto di Stato che prevedono la
    valutazione dell’impatto occupazionale, fuori dei casi riconducibili
    a giustificato motivo oggettivo, riduca i livelli occupazionali degli
    addetti all’unita’ produttiva o all’attivita’ interessata dal
    beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento
    dell’investimento, decade dal beneficio in presenza di una riduzione
    di tali livelli superiore al 10 per cento; la decadenza dal beneficio
    e’ disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello
    occupazionale ed e’ comunque totale in caso di riduzione superiore al
    50 per cento.
  2. Per le restituzioni dei benefici si applicano le disposizioni di
    cui all’articolo 5, commi 3 e 5.
  3. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai benefici
    concessi o banditi, nonche’ agli investimenti agevolati avviati,
    successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 7

Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di cessione o
delocalizzazione degli investimenti

  1. L’iper ammortamento di cui all’articolo 1, comma 9, della legge
    11 dicembre 2016, n. 232, spetta a condizione che i beni agevolabili
    siano destinati a strutture produttive situate nel territorio
    nazionale di cui all’articolo 6, comma 1.
  2. Se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del
    costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati a
    strutture produttive situate all’estero, anche se appartenenti alla
    stessa impresa, si procede al recupero dell’iper ammortamento di cui
    al comma 1. Il recupero avviene attraverso una variazione in aumento
    del reddito imponibile del periodo d’imposta in cui si verifica la
    cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione degli investimenti
    agevolati per un importo pari alle maggiorazioni delle quote di
    ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi
    d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi.
  3. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli
    investimenti effettuati successivamente alla data di entrata in
    vigore del presente decreto.
  4. Le disposizioni del comma 2 non si applicano agli interventi
    sostitutivi effettuati ai sensi dell’articolo 1, commi 35 e 36, della
    legge 27 dicembre 2017, n. 205, le cui previsioni si applicano anche
    in caso di delocalizzazione dei beni agevolati.

Art. 8

Applicazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo ai costi di
acquisto da fonti esterne dei beni immateriali

  1. Agli effetti della disciplina del credito d’imposta per gli
    investimenti in attivita’ di ricerca e sviluppo, di cui all’articolo
    3, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, non si
    considerano ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto, anche in
    licenza d’uso, dei beni immateriali di cui al comma 6, lettera d),
    del predetto articolo 3, derivanti da operazioni intercorse con
    imprese appartenenti al medesimo gruppo. Si considerano appartenenti
    al medesimo gruppo le imprese controllate da un medesimo soggetto,
    controllanti o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice
    civile inclusi i soggetti diversi dalle societa’ di capitali; per le
    persone fisiche si tiene conto anche di partecipazioni, titoli o
    diritti posseduti dai familiari dell’imprenditore, individuati ai
    sensi dell’articolo 5, comma 5, del Testo unico delle imposte sui
    redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22
    dicembre 1986, n. 917.
  2. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la
    disposizione del comma 1 si applica a decorrere dal periodo d’imposta
    in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, anche
    in relazione al calcolo dei costi ammissibili imputabili ai periodi
    d’imposta rilevanti per la determinazione della media di raffronto.
    Per gli acquisti derivanti da operazioni infragruppo intervenute nel
    corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di
    entrata in vigore del presente decreto, resta comunque ferma
    l’esclusione dai costi ammissibili della parte del costo di acquisto
    corrispondente ai costi gia’ attributi in precedenza all’impresa
    italiana in ragione della partecipazione ai progetti di ricerca e
    sviluppo relativi ai beni oggetto di acquisto.
  3. Resta comunque ferma la condizione secondo cui, agli effetti
    della disciplina del credito d’imposta, i costi sostenuti per
    l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei suddetti beni immateriali,
    assumono rilevanza solo se i suddetti beni siano utilizzati
    direttamente ed esclusivamente nello svolgimento di attivita’ di
    ricerca e sviluppo considerate ammissibili al beneficio.

Capo III
Misure per il contrasto alla ludopatia

Art. 9

Divieto di pubblicita’ giochi e scommesse

  1. Ai fini del rafforzamento della tutela del consumatore e per un
    piu’ efficace contrasto alla ludopatia, fermo restando quanto
    previsto dall’articolo 7, commi 4 e 5, del decreto-legge 13 settembre
    2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre
    2012, n. 189, e dall’articolo 1, commi da 937 a 940, della legge 28
    dicembre 2015, n. 208, a decorrere dalla data di entrata in vigore
    del presente decreto e’ vietata qualsiasi forma di pubblicita’, anche
    indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro,
    comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni
    sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o
    radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in
    genere, le affissioni e internet. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di
    cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di
    eventi, attivita’, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a
    tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale,
    comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del
    nome, marchio, simboli, attivita’ o prodotti la cui pubblicita’, ai
    sensi del presente articolo, e’ vietata. Sono esclusi dal divieto di
    cui al presente comma le lotterie nazionali a estrazione differita di
    cui all’articolo 21, comma 6, del decreto-legge 1º luglio 2009, n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102,
    le manifestazioni di sorte locali di cui all’articolo 13 del decreto
    del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 430, e i loghi
    sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle dogane e dei
    monopoli.
  2. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 7, comma 6, del
    decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, l’inosservanza
    delle disposizioni di cui al comma 1, comporta a carico del
    committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di
    destinazione e dell’organizzatore della manifestazione, evento o
    attivita’, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689,
    l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata
    nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione o della
    pubblicita’ e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro
    50.000.
  3. L’Autorita’ competente alla contestazione e all’irrogazione
    delle sanzioni di cui al presente articolo e’ l’Autorita’ per le
    garanzie nelle comunicazioni, che vi provvede ai sensi della legge 24
    novembre 1981, n. 689.
  4. I proventi delle sanzioni amministrative per le violazioni di
    cui al comma 1, compresi quelli derivanti da pagamento in misura
    ridotta ai sensi dell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n.
    689, sono versati ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio
    statale e riassegnati allo stato di previsione della spesa del
    Ministero della salute per essere destinati al fondo per il contrasto
    al gioco d’azzardo patologico di cui all’articolo 1, comma 946, della
    legge 28 dicembre 2015, n. 208.
  5. Ai contratti di pubblicita’ in corso di esecuzione alla data di
    entrata in vigore del presente decreto resta applicabile, fino alla
    loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di entrata
    in vigore del presente decreto, la normativa vigente anteriormente
    alla medesima data di entrata in vigore.
  6. La misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui
    all’articolo 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del testo unico
    di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’ fissata,
    rispettivamente, nel 19,25 per cento e nel 6,25 per cento
    dell’ammontare delle somme giocate a decorrere dal 1° settembre 2018
    e nel 19,5 per cento e nel 6,5 per cento a decorrere dal 1° maggio
  7. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 147 milioni di euro per
    l’anno 2019 e a 198 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020, si
    provvede mediante quota parte delle maggiori entrate di cui al comma

Capo IV
Misure in materia di semplificazione fiscale

Art. 10

Disposizioni in materia di redditometro

  1. All’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29
    settembre 1973, n. 600, al quinto comma, dopo la parola «biennale»
    sono inserite le seguenti: «, sentiti l’Istituto nazionale di
    statistica (ISTAT) e le associazioni maggiormente rappresentative dei
    consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione
    induttiva del reddito complessivo in base alla capacita’ di spesa e
    alla propensione al risparmio dei contribuenti».
  2. E’ abrogato il decreto del Ministro dell’economia e delle
    finanze 16 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 223
    del 25 settembre 2015, con effetto dall’anno di imposta in corso al
    31 dicembre 2016.
  3. Il presente articolo non si applica agli inviti per fornire dati
    e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e agli altri atti
    previsti dall’articolo 38, settimo comma, del decreto del Presidente
    della Repubblica n. 600 del 1973, per gli anni di imposta fino al 31
    dicembre 2015. In ogni caso non si applica agli atti gia’ notificati
    e non si fa luogo al rimborso delle somme gia’ pagate.

Art. 11

Disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e
ricevute

  1. Con riferimento all’adempimento comunicativo di cui all’articolo
    21, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, i dati relativi al
    terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi entro il 28
    febbraio 2019.
  2. All’articolo 1-ter, comma 2, lettera a), del decreto-legge 16
    ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
    dicembre 2017, n. 172, dopo le parole «cadenza semestrale» sono
    aggiunte le seguenti: «, entro il 30 settembre per il primo semestre
    ed entro il 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo
    semestre,».

Art. 12

Split payment

  1. All’articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica
    26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma 1-quinquies e’ aggiunto il
    seguente: «1-sexies. Le disposizioni del presente articolo non si
    applicano alle prestazioni di servizi rese ai soggetti di cui ai
    commi 1, 1-bis e 1-quinquies, i cui compensi sono assoggettati a
    ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta
    a titolo di acconto di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente
    della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.».
  2. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle operazioni per le
    quali e’ emessa fattura successivamente alla data di entrata in
    vigore del presente decreto.
  3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 35 milioni di
    euro per l’anno 2018, a 70 milioni di euro per l’anno 2019, a 35
    milioni di euro per l’anno 2020, si provvede:
    a) quanto a 41 milioni di euro per l’anno 2019 e a 1 milione di
    euro per l’anno 2020, mediante corrispondente riduzione delle
    proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente
    iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell’ambito del
    programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da
    ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e
    delle finanze per l’anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando
    l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno per 4 milioni di
    euro per l’anno 2019, l’accantonamento relativo al Ministero
    dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per 1 milione
    di euro per l’anno 2019, l’accantonamento relativo al Ministero
    dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca per 5 milioni di
    euro per l’anno 2019, l’accantonamento relativo al Ministero
    dell’economia e delle finanze per 24 milioni di euro per l’anno 2019,
    l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche
    sociali per 2 milioni di euro per l’anno 2019, l’accantonamento
    relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione
    internazionale per 5 milioni di euro per l’anno 2019 e
    l’accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico per 1
    milione di euro per l’anno 2020;
    b) quanto a 15 milioni di euro per l’anno 2019, mediante
    corrispondente utilizzo del fondo di parte corrente iscritto nello
    stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico ai sensi
    dell’articolo 49, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge 24
    aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
    giugno 2014, n. 89;
    c) quanto a 8 milioni di euro per l’anno 2019, mediante
    corrispondente riduzione del fondo per interventi strutturali di
    politica economica di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge
    29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge
    27 dicembre 2004, n. 307;
    d) quanto a 35 milioni per l’anno 2018, a 6 milioni di euro per
    l’anno 2019 e a 34 milioni di euro per l’anno 2020, mediante quota
    parte delle maggiori entrate di cui all’articolo 9, comma 6.

Capo V
Disposizioni finali e di coordinamento

Art. 13

Societa’ sportive dilettantistiche

  1. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, i commi
    353, 354, 355, 358, 359 e 360, sono abrogati. In deroga all’articolo
    3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l’abrogazione del
    comma 355 ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla
    data di entrata in vigore del presente decreto.
  2. All’articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15
    giugno 2015, n. 81, le parole «, nonche’ delle societa’ sportive
    dilettantistiche lucrative» sono soppresse.
  3. Alla tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente
    della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il numero 123-quater) e’
    soppresso.
  4. All’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono
    apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 24, le parole «in via preferenziale alle associazioni
    sportive dilettantistiche e alle societa’ sportive dilettantistiche
    senza scopo di lucro», sono sostituite dalle seguenti: «a tutte le
    societa’ e associazioni sportive»;
    b) al comma 25, dopo la parola «societa’» sono soppresse le
    seguenti: «sportive dilettantistiche senza scopo di lucro»;
    c) al comma 26, le parole «in via preferenziale a disposizione di
    societa’ sportive dilettantistiche senza scopo di lucro e
    associazioni sportive dilettantistiche» sono sostituite dalle
    seguenti: « a disposizione di societa’ e associazioni sportive
    dilettantistiche».
  5. Nello stato di previsione della spesa del Ministero
    dell’economia e delle finanze e’ istituito, ai fini del trasferimento
    al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un
    fondo da destinare a interventi in favore delle societa’ sportive
    dilettantistiche, con una dotazione di 3,4 milioni di euro nell’anno
    2018, di 11,5 milioni di euro nell’anno 2019, di 9,8 milioni di euro
    nell’anno 2020, di 10,2 milioni di euro nell’anno 2021, di 10,3
    milioni di euro nell’anno 2022, di 5,6 milioni di euro per l’anno
    2023 e di 5,2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024. Le suddette
    risorse sono assegnate all’Ufficio per lo sport presso la Presidenza
    del Consiglio dei ministri. Ai relativi oneri si provvede mediante le
    maggiori entrate e le minori spese derivanti dalle disposizioni di
    cui ai commi 1 e 3.

Art. 14

Copertura finanziaria

  1. Il fondo di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29
    novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27
    dicembre 2004, n. 307, e’ incrementato di 4,5 milioni per l’anno
    2018, 28,1 milioni di euro per l’anno 2020, di 68,9 milioni di euro
    per l’anno 2021, di 69,2 milioni di euro per l’anno 2022, di 69,5
    milioni di euro per l’anno 2023, di 69,9 milioni di euro per l’anno
    2024, di 70,3 milioni di euro per l’anno 2025, di 70,7 milioni di
    euro per l’anno 2026, di 71 milioni di euro per l’anno 2027 e 71,3
    milioni di euro a decorrere dall’anno 2028.
  2. Agli oneri derivanti dagli articoli 1 e 3, valutati in 17,2
    milioni di euro per l’anno 2018, in 136,2 milioni di euro per l’anno
    2019, in 67,10 milioni di euro per l’anno 2020, in 67,80 milioni di
    euro per l’anno 2021, in 68,5 milioni di euro per l’anno 2022, in
    69,2 milioni di euro per l’anno 2023, in 69,8 milioni di euro per
    l’anno 2024, in 70,5 milioni di euro per l’anno 2025, in 71,2 milioni
    di euro per l’anno 2026, in 72 milioni di euro per l’anno 2027 e in
    72,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2028, e dal comma 1 del
    presente articolo pari a 4,5 milioni per l’anno 2018, a 28,1 milioni
    di euro per l’anno 2020, di 68,9 milioni di euro per l’anno 2021, di
    69,2 milioni di euro per l’anno 2022, di 69,5 milioni di euro per
    l’anno 2023, di 69,9 milioni di euro per l’anno 2024, di 70,3 milioni
    di euro per l’anno 2025, di 70,7 milioni di euro per l’anno 2026, di
    71 milioni di euro per l’anno 2027 e 71,3 milioni di euro a decorrere
    dall’anno 2028, si provvede:
    a) quanto a 5,9 milioni di euro per anno 2018 e a 7,4 milioni di
    euro per l’anno 2019, mediante corrispondente riduzione
    dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 107, della
    legge 23 dicembre 2014, n. 190;
    b) quanto a 10,8 milioni di euro per l’anno 2019, mediante
    corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di
    politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del
    decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
    c) quanto a 4,5 milioni per l’anno 2018, a 42,5 milioni di euro
    per l’anno 2019, a 2 milioni di euro per l’anno 2020 e a 36 milioni
    di euro a decorrere dall’anno 2021, mediante quota parte delle
    maggiori entrate di cui all’articolo 9, comma 6;
    d) quanto a 11,3 milioni di euro per l’anno 2018, a 75,5 milioni
    di euro per l’anno 2019, in 104,1 milioni di euro per l’anno 2020, a
    120 milioni di euro per l’anno 2021, a 121,2 milioni di euro per
    l’anno 2022, a 122,4 milioni di euro per l’anno 2023, a 123,6 milioni
    di euro per l’anno 2024, a 124,9 milioni di euro per l’anno 2025, a
    126,2 milioni di euro per l’anno 2026, a 127,5 milioni di euro per
    l’anno 2027 e 128,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2028,
    mediante le maggiori entrate e le minori spese di cui agli articoli
    1, 2 e 3.
  3. Al fine di garantire la neutralita’ sui saldi di finanza
    pubblica, l’Istituto nazionale di previdenza sociale provvede al
    monitoraggio trimestrale delle maggiori spese e minori entrate di cui
    agli articoli 1 e 2 e 3 e comunica le relative risultanze al
    Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero
    dell’economia e delle finanze entro il mese successivo al trimestre
    di riferimento, anche ai fini dell’adozione delle eventuali
    iniziative da intraprendere ai sensi dell’articolo 17, della legge 31
    dicembre 2009, n. 196.
  4. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
    apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio per
    l’attuazione del presente decreto.

Art. 15

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
    quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
    Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
    in legge.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

Dato a Roma, addi’ 12 luglio 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri

Di Maio, Ministro dello sviluppo
economico e del lavoro e delle
politiche sociali

Bussetti, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Tria, Ministro dell’economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

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