Alternanza nel mirino a partire dal nome e dall’obbligo Verso una riforma con più peso all’orientamento per il lavoro

da ItaliaOggi

Alternanza nel mirino a partire dal nome e dall’obbligo Verso una riforma con più peso all’orientamento per il lavoro

Intanto l’anpal assume 250 tutor per seguire i percorsi degli studenti di 1200 scuole

Angela Iuliano

«È un’alternanza che sarà più mirata all’orientamento e alla possibilità di avere un effetto sociale importante nei confronti dei nostri studenti». Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti pensa a percorsi di alternanza scuola-lavoro che puntino sempre di più all’orientamento e ad avvicinare i giovani al lavoro. Una strada su cui incontrerà il cammino intrapreso dall’Anpal, l’agenzia nazionale politiche attive del lavoro, che non solo ha già lanciato da mesi un programma per l’assunzione di 250 tutor con competenze specifiche di formazione e orientamento da destinare a circa 1.200 scuole superiori per facilitare e consolidare i percorsi di alternanza e favorire il contatto tra scuola e impresa.

Ma negli ultimi giorni ha anche siglato una serie di convenzione e protocolli proprio per rendere l’alternanza e i percorsi di transizione scuola-lavoro sempre più connessi ai cambiamenti in atto nel mercato del lavoro. Dai Consulenti del lavoro alla Confprofessisoni, passando per Federturismo, partnership che rappresentano «un importante passo avanti per la realizzazione della rete indispensabile per il lancio e la riuscita nel nostro paese delle politiche attive», spiega il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte.

Nate nell’ambito dell’azione di rafforzamento della Rete degli attori del sistema della domanda prevista dal Piano operativo Anpal-Anpal Servizi 2017-2020 per potenziare le politiche di transizione e fronteggiare lo skill mismatch tra domanda e offerta di lavoro, queste tre nuove intese prevedono azioni per la diffusione della cultura dell’alternanza e di altri strumenti della transizione, tra cui tirocini ed apprendistato.

Adottando e diffondendo modelli e buone pratiche, organizzando eventi di sensibilizzazione, coinvolgendo testimoni privilegiati e costruendo, grazie al supporto dei tutor e facilitatori di Anpal Servizi, un raccordo strutturato tra gli studi professionali e le istituzioni scolastiche, le università, gli Its (istituti tecnici superiori post diploma), i Cfp (centri di formazione professionale) e attivando percorsi diversificati di transizione. «Attraverso l’alternanza scuola-lavoro, gli studenti avranno la possibilità di respirare l’aria del lavoro e cogliere quelle sensazioni che permetteranno di maturare una scelta consapevole nel loro percorso di formazione universitaria», commenta il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella.

Obiettivo comune, quindi, migliorare l’alternanza scuola-lavoro che «ha sicuramente dei lati positivi, come anche altri da rivedere», sottolinea Bussetti. Tra questi, M5S e Lega hanno indicato l’obbligatorietà, che in alcuni casi «ha fatto venire meno la qualità», nota il ministro. Al contrario l’alternanza deve essere «un’opportunità per le scuole» e non essere «percepita come un dovere». Appunto, «percorsi che servono per orientare e avvicinare al lavoro». Obiettivi che il nome stesso, alternanza, «non rende chiari», osserva Bussetti lasciando intendere un possibile intervento lessicale.

«Dobbiamo considerare che per i ragazzi è un importante primo contatto con il mondo del lavoro, hanno la possibilità di conoscere da dentro le imprese e le realtà professionali nelle quali, domani, si potranno collocare. È una forma di orientamento che fa bene ai giovani e al Paese».

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