F. Abate, Torpedone Trapiantati

Francesco Abate e della sua umanità “trapiantata”

di Antonio Stanca

Francesco Abate è un nome abbastanza noto nell’ambito dei programmi radiofonici, della televisione, del cinema, del giornalismo, della narrativa.

E’ nato a Cagliari nel 1964, ha cinquantaquattro anni e a quattordici ha esordito come disc jockey presso Radio Alter. Lavorerà, in seguito, presso altre Radio, gli impegni saranno di diverso genere anche se quello della musica sarà l’ambito nel quale tutti potranno rientrare. Verrà poi l’attività giornalistica ed infine, nel 1994, l’esordio nella narrativa con il racconto L’oratorio- Vietato ai minori di 14 anni. Altri racconti scriverà Abate ma anche e soprattutto romanzi che gli procureranno molti riconoscimenti e saranno tradotti in molte lingue straniere.

Scriverà alcuni romanzi in collaborazione con altri autori ma questo non ridurrà, non modificherà il tono, gli scopi che Abate scrittore si prefigge, quelli, cioè, di irrompere nella realtà, nella quotidianità e mettere in evidenza, in modo sempre diviso tra il serio e il faceto, le contraddizioni, i problemi, che ancora oggi sono rimasti senza soluzione. Fa ridere Abate e intanto fa vedere, fa sapere quanto ancora non funziona nella vita di ogni giorno. E’ la sua maniera di essere scrittore: attenta ai particolari trascurati, a quanto manca, a quanto viene omesso e capace di farne motivo d’ironia.

Così succede pure nell’ultimo romanzo Torpedone Trapiantati, pubblicato recentemente dalla Einaudi, nella serie Stile Libero Big. Non si capisce mai quanto, in ogni situazione, di ogni argomento presentato, l’autore vada in profondità o rimanga in superficie, quanto voglia far riflettere, pensare o far ridere, divertire.

Riesce, tuttavia, a costruire un ampio e vario quadro di vita attuale tramite l’idea di rappresentare la gita compiuta da due gruppi di persone che hanno avuto, ognuna a suo tempo, il trapianto di un organo. I gruppi sono abbastanza numerosi, vi partecipano anche i familiari dei “trapiantati” e due sono gli autobus necessari per trasportare tanta gente. La Sardegna, i suoi luoghi più rinomati, costituiranno le mete di una gita che non è destinata a durare molto ma che nel suo breve percorso farà sapere di stati dell’animo, di condizioni dello spirito completamente insolite perché vissute, sentite da chi insolitamente è destinato a vivere, a pensare, a fare. Chi ha accolto nel proprio corpo un organo diverso dal suo ha attraversato un’esperienza unica già dall’inizio, ha accettato di seguire regole diverse da quelle comuni, ha visto cambiati i rapporti con i familiari, è entrato in una dimensione diversa dalla normale, in un’altra vita e ognuno vive a proprio modo una simile situazione. Ci sono motivi, momenti che possono dirsi “comuni” a tutti i “trapiantati” ma sono di breve durata perché ogni “trapiantato” tende a rientrare quanto prima nei propri pensieri, nella propria vita, quella che si è fatta, si è costruita dopo il trapianto.

Che Abate sia riuscito a mostrare tante di queste persone, che le abbia messe insieme, le abbia confrontate ed abbia fatto risaltare i loro tanti modi di pensare e di fare, è da considerare un’operazione degna di merito perché ha mostrato come sia possibile vivere di sé anche quando questo sé è soltanto una malattia e poi perché ha ricavato da questi sé una varietà, un’ampiezza tale da poterli far costituire un’umanità alternativa a quella “normale”, un’umanità formata anch’essa da uomini e donne, giovani e vecchi anche se separati ognuno nel proprio mondo e tutti dal mondo degli altri.

Sono due problemi ancora senza soluzione: i “trapiantati” stanno divisi tra loro, e sono esclusi dall’esterno. Solo chi sta dall’altra parte potrebbe aiutarli a superare questi problemi. Basterebbe capire che lo scambio di un organo è simile a qualsiasi altro, che come ogni altro scambio non separa ma unisce.

Anche Abate è un “trapiantato” e non solo il suo libro ma anche la sua vita vuole essere un richiamo, un appello a non vedere, a non fare differenze tra chi è composto per intero e chi solo per parte.

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