Se l’alternanza si rivela strumento di apprendimento efficace anche per i diversamente abili

da Il Sole 24 Ore 

Se l’alternanza si rivela strumento di apprendimento efficace anche per i diversamente abili

di Alessandro Artini*

A. è un giovane uomo di origine straniera, un bel ragazzo, alto e robusto. Ha frequentato l’Itis “Galilei” di Arezzo e si è diplomato, l’anno scorso, con un buon voto. Purtroppo è sordo profondo e non ha potuto seguire il tradizionale programma. Ciò nonostante, egli ha apprezzato molto alcune materie, come l’elettrotecnica, dove l’esperienza pratica e professionalizzante appariva centrale, soprattutto nei laboratori. Ho potuto vederlo insieme ai compagni di classe durante un viaggio d’istruzione. La sua presenza, anche se silenziosa, non è mai stata indifferente: faceva parte della classe a pieno titolo. Scherzava con i compagni ed era ricambiato. L’ho osservato mentre giocava a calcio: dominava il campo con degli sguardi repentini che compensavano l’assenza di udito e controllava la disposizione degli avversari, per prevenire o intessere il gioco. Parla in vari modi, A., nel senso che “legge le labbra” e usa i simboli della comunicazione aumentativa alternativa (Caa), grazie a un tablet.

Certamente l’organizzazione dell’alternanza scuola lavoro non è stata facile: non sono molte le aziende disponibili a coinvolgere ragazzi disabili. Poi, un professore della scuola, un ingegnere, si è rivolto a un’azienda che conosceva. È stata la fiducia dei proprietari verso il docente ad aprire le porte ad A., che così è “andato in alternanza”. A scuola aveva imparato a disegnare con Autocad gli schemi elettrici, ma in azienda gli hanno dato compiti più semplici, come inserire dei capicorda ai fili. Lui eseguiva diligentemente. Quindi gli hanno chiesto di montare dei quadri elettrici e cablarli. C’è riuscito senza tante esitazioni.
A. ha motivazioni particolari per il lavoro, prima di tutto quella di superare la disabilità, dimostrando che la volontà personale è più forte del destino. Poi quella di guadagnare, all’interno di una famiglia in cui c’è necessità di entrate. Fatto è che, finita la scuola, i proprietari l’hanno nuovamente chiamato e oggi è in atto un percorso di tirocinio che potrebbe portare all’assunzione.

Non tutte le storie finiscono così, ma, se l’alternanza scuola lavoro è ben organizzata, come all’Itis “Galilei”, diventa un’esperienza arricchente per i giovani e proficua per i datori di lavoro, che hanno modo di conoscere dei potenziali lavoratori e di valutare future assunzioni. Essa deve essere perfezionata, ma non trascurata, perché il mondo del lavoro può integrare compiutamente quello scolastico. La storia di A. è unica per le caratteristiche personali del protagonista, ma contiene insegnamenti che vanno ben oltre i fatti narrati.

*Presidente Anp Toscana

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